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16^ tappa: Limone sul Garda - Falzes/Pfalzen
#1
Martedì 22 Maggio 2012

16a Tappa
Limone sul Garda - Falzes/Pfalzen
(174 km)



Presentazione

Può apparire come un improvviso paradiso Limone sul Garda, per il suo sorgere come un’oasi nella rocciosa costa bresciana del Lago di Garda, per il clima mite che consente la coltivazione degli ulivi e dei gialli agrumi che gli attribuiscono il nome, per aver dato i natali a un santo (Daniele Comboni, il missionario in terra d’Africa fondatore dei comboniani) e anche per la presenza nel sangue dei suoi abitanti dell’Apo A-1 Milano, una proteina modificata che previene da infarti e ictus e che costituisce una sorta di “elisir di lunga vita”.
Anche l’altoatesino paesino di Falzes è una sorta di eden naturale, collocato com’è nel cuore del più soleggiato altopiano della Val Pusteria, e pure la tappa che collegherà questi due centri costituirà una sorta di “polmone” che darà a tutti la possibilità di rifiatare ulteriormente, dopo la giornata di riposo vissuta proprio sulle rive del Garda nelle ventiquattrore precedenti. Domani si riapriranno le danze in salita con il tappone dolomitico e, anche in previsione delle future e più immani fatiche dei giorni a venire (un’Alpe di Pampeago in parte inedita e più dura del solito, l’accoppiata Mortirolo-Stelvio e poi la crono conclusiva di Milano), giusto proporre ora una frazione digeribile e priva di grandi pretese, classica giornata di trasferimento. Non per velocisti, però, perché il quotidiano tributo alla salita avverrà oggi nei chilometri conclusivi, caratterizzati da una rampa breve ma secca che si concluderà a circa 2 Km dall’arrivo e che, fatte le debite proporzioni (l’ascesa francese è più ripida e di poche centinaia di metri più lunga, ma come questa è seguita da un tratto in piano), ricorderà l’epilogo delle tappe del Tour terminate a Mende. Estromessi gli sprinter, i naturali favoriti al successo saranno i finisseur, sempre che non vada in porto un tentativo di fuga, eventualità da non escludere anche perché sicuramente oggi il gruppo lascerà fare, mancando la voglia di sprecare energie inutili e il lavoro di ricucitura normalmente svolto dalle formazioni dei velocisti. Addirittura, il vantaggio degli attaccanti potrebbe assumere anche minutaggi particolarmente consistenti, se a muoversi saranno quei corridori pesantemente ricacciati indietro in classifica dalle prime montagne alpine e che, dunque, non faranno paura a nessuno. I “big”, invece, non si scalderanno più di tanto, almeno fino alle fasi finali, perché quella salitella potrebbe far registrare qualche sorpresa inattesa e, se qualcuno perderà le ruote del gruppo, difficilmente riuscirà a recuperarle, perdendo un piccolo gruzzoletto di secondi che, però, potrebbe voler dire l’uscita dalla top ten della classifica finale o, ancor peggio, un posto giù dal podio finale, mentre la maglia rosa non dovrebbe essere in pericolo poiché si prevede che sarà decisa a suon di minuti.
La sedicesima giornata di Giro sboccerà dunque in uno degli angoli più incantevoli della Lombardia ma, a parte i primissimi chilometri di gara, si snoderà quasi interamente sulle strade del Trentino-Alto Adige, percorrendo inizialmente quella che, spettacolarmente tagliata nella roccia, condurrà il gruppo a Riva del Garda, località turistica situata al vertice nord-occidentale del lago, posizione un tempo strategica come ci rammenta la presenza di un castello cinto dalle acque, innalzato nel XII secolo, potenziato dagli Scaligeri e infine declassato a caserma negli anni dell’impero austro-ungarico.
Lasciate le acque del Benaco, il tracciato raggiungerà Arco, centro di villeggiatura scoperto nell’ottocento dalla nobiltà della Mitteleuropa, richiamata dal gradevole clima della zona e dalle locali terme e per la quale fu aperto un casinò, trasformato in location per manifestazioni e congressi dopo la chiusura della sala da gioco che, si racconta, fu visitata anche dalla celebre principessa Sissi.
Nel tratto successivo si respirerà l’aria del Bondone, ma solo quella. Il mitico monte, indissolubilmente rimasto legato alla storia del Giro per la tremenda tappa che vi si concluse l’8 giugno del 1956, sarà aggirato da ovest verso est, inizialmente risalendo con pendenze lievissime la valle del Sarca, che in questo tratto offre lo spettacolo delle Marocche di Dro, accumulo di detriti calcarei originatosi durante le glaciazioni. Si cambierà poi direzione e, dopo un interludio pianeggiante tracciato tra gli incantevoli laghi di Santa Massenza e di Toblino (con un raro esempio di castello lacustre), la salita riprenderà vigore, pur rimanendo facilissima, procedendo in direzione di Trento e scollinando il piccolo ma importante Passo di Cadine, spartiacque tra la valle di due dei più importanti fiumi della regione, l’Adige e quel Sarca che, una volta uscito dal bacino gardesano, prenderà il nome di Mincio. Aspetto diametralmente opposto ha la successiva discesa che, tozza e ripida, si infila nella dirupata gola detta “Buco di Vela” precipitando letteralmente sul capoluogo regionale, famoso nella storia per aver ospitato la maggior parte delle sessioni del concilio che, tra il 1545 e il 1563, riformò la chiesa cattolica e che si tennero inizialmente nella cattedrale di San Vigilio, per poi “traslocare” nella chiesa di Santa Maria Maggiore, recentemente riaperta al culto dopo lavori di restauro durante cinque anni e che hanno portato al rinvenimento d’importanti reperti archeologici, essendo stata costruita sul luogo dove si trovava il foro di “Tridentum”, probabilmente trasformando in chiesa un tempio pagano.
Attraversata Trento si riguadagnerà la pianura che, miscelata a sparuti tratti in lievissimo falsopiano, sarà protagonista dei successivi 100 Km, quelli che traghetteranno il gruppo dal Trentino all’Alto Adige. La prima parte si snoderà nella Valle dell’Adige, in un contesto ambientale che non avrà ancora del tutto assunto caratteristiche montane, con le pendici “a distanza” a far da quinta assieme ai vigneti della zona, conosciuti tra gli appassionati di enologia per vitigni come il Traminer aromatico e il Teroldego, il cui toponimo significherebbe, “Oro del Tirolo” . Sull’altro lato dell’Adige, parallela alla statale del Brennero (l’asse stradale sul quale sfileranno i “girini”) scorre, infatti, la “Südtiroler Weinstraße” (strada del Vino in Alto Adige), uno dei più antichi itinerari enologici d’Italia, concepito negli anni ’60 attraversando per circa 70 Km un’area che comprende l’84% dei vigneti esistenti nella provincia di Bolzano e che consente di abbinare le gioie del palato a quelle della vista, ammirandone i panorami che offre, il lago di Caldaro, i resti dei due castelli della stessa Caldaro (nella quale ha sede anche un museo dedicato al vino) e la spettacolare gola Rastenbachklamm.
Al capolinea settentrionale di questo itinerario si trova la città di Bolzano, che non è soltanto il capoluogo e il centro principale del “Sud Tirolo”, ma anche un’interessante città d’arte, in particolar modo per il Duomo gotico e le chiese dei Domenicani e di Nostra Signora, situata quest’ultima nel quartiere di Gries e nella quale è conservata una preziosa pala di Michael Pacher, uno dei più importanti maestri del ‘400 austriaco, nativo proprio di Falzes, la meta di questa frazione. Il gruppo non avrà la possibilità di godersi queste “mirabilia” anche perché non entrerà in centro ma, tagliando in galleria il Colle del Virgolo (spettacolare balcone panoramico che permette di abbracciare, con un’incantevole vista, la sottostante città), “salterà” Bolzano portandosi direttamente nella Valle dell’Isarco, nel frattempo cambiando completamente prospettiva. La strada comincerà lentamente a prender quota, il fondovalle si farà nettamente più stretto e montano mentre la presenza umana si farà più diradata e bisognerà lasciar scorrere una buona fetta di strada sotto le ruote prima di incontrare, tolte piccole frazioni, il primo centro importante della valle, Chiusa. È uno dei sette centri altoatesini che può fregiarsi del titolo di “città”, grazie alla sua storia che ne ha fatto per duecento anni, tra il IX e l’XI secolo, un’importante sede vescovile, prima del trasferimento di questa nella vicina Bressanone. Iscritta nel club dei “borghi più belli d’Italia”, offre al turista l’importante monastero di Sabiona, fondato nel ‘600 nel luogo dove si trovava l’antico Palazzo Vescovile, distrutto da un incendio, e considerato la “culla spirituale” del Tirolo.
La citata Bressanone sarà la successiva meta dei “girini” che anche stavolta e come al solito non avranno il tempo di ammirare – anche perché siamo alle porte dei momenti più impegnativi di questa frazione – i monumenti più prestigiosi dell’antica “Pressena” (toponimo al quale si è arrivato all’attuale passando per il teutonico “Brixen”) come il romanico Duomo dell’Assunta e il vicino battistero. Il richiamo artistico più interessante si trova, però, nel vicino centro di Varna ed è rappresentato dalla storica abbazia di Novacella, fondata 870 anni fa dal beato Hartmann e conosciuta non soltanto ai cultori dell’arte o a chi cerca un’oasi di pace. Oggi costituisce, infatti, una meta irrinunciabile per gli estimatori del buon vino, poiché i monaci agostiniani che vi abitano non sono dediti solo all’”ora” ma anche al “labora”, producendo e commercializzando in loco vini bianchi tra i migliori dell’Alto Adige (in particolare il Sylvaner).
Quando mancherà qualcosa meno di 30 Km all’arrivo, proprio accanto al complesso monastico inizierà il primo dei due tratti di salita che caratterizzeranno il finale. Lungo circa duemila metri e inclinato al 6,8% permetterà di vincere il salto che separa il fondovalle dell’Isarco dalla Val Pusteria, nella quale il gruppo entrerà passando dalla “Chiusa di Rio Pusteria”, stretta gola fortificata fin dal XII secolo e più volte attaccata dai nemici. Gli ultimi furono i soldati di Napoleone che nel 1809, durante la Guerra della quinta coalizione, la ridussero all’attuale cumolo di rovine, recentemente restaurate in vista di un’apertura al pubblico.
Tornati sul piano, alternando questo a modesti “mangia e bevi” ci si porterà quindi nel centro di Chienes, dal quale si tornerà ad alzarsi con decisione per portarsi sulla soprastante Valle del Sole, l’incantevole altopiano sul quale si adagiano Falzes e le sue frazioni. Tra queste c’è la piccola Issengo, presso la quale si trovano un piccolo laghetto e il castello di Schöneck, nel quale nacque il famoso menestrello Oswald von Wolkenstein, che non fu solo letterato ma anche un diplomatico al soldo dell’imperatore Sigismondo del Lussemburgo. Proprio alle porte di Issengo si concluderà la breve salita, lunga 2 Km e 250 metri e inclinata all’8,6% medio, con un picco del 12% e, nell’attraversamento di Chienes, brevi segmenti di strada pavimentati in porfido. Lasciatisi alle spalle questo tratto, per andare al traguardo bisognerà “trangugiare” un’eguale porzione di strada in quota, da percorrere a tutta e con il cuore in gola, con la speranza per chi sarà davanti che i danni provocati dalla salita non siano sanabili.
Il paradiso non è così bello come lo si dipinge.

I VALICHI DELLA TAPPA

Sella del Gaidos (495m). Vi transita la SS 45 bis “Gardesana Occidentale”, tra Vezzano e Vigolo Baselga.

Passo di Cadine (494m). Spartiacque tra i bacini dell’Adige e del Sarca, vi transita la SS 45 bis, tra l’omonima località ed il bivio per il versante classico del Bondone (Trento – Sardagna).

Mauro Facoltosi - ilciclismo.it


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Dichiarazioni
Le dichiarazioni del dopogara
 
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#2
altro arrivo per Rodriguez?!
 
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#3
JRO è il grande favorito, però bisogna vedere come esce dal giorno di riposo, per uno come lui che è dai Paesi Baschi che va forte, il riposo può essere più un male che un bene, dato gli spezzerà il ritmo...
Alle ultime due Vuelte l'ha sofferto e non poco il giorno di riposo...
Secondo Moreno Moser il favorito invece è Gatto...
 
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#4
ma la salita che pendenze ha? e poi sicuri che la katusha si metta a tirare il gruppo se c'è una fuga, chi gli darà una mano se poi rischiano di prendersi 20" da Rodriguez?
 
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#5
Ci sono gli abbuoni?
 
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#6
penso di si, la 19 e 20 dovrebbero essere quelle di alta montagna in cui non ci saranno
 
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#7
Si ci sono gli abbuoni, le tappe senza sono: Cortina, Pampeago e Stelvio...
 
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#8
Falzes Heart
 
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#9
Tappa dalla difficile interpretazione,per chi,come me,si sta giocando un'importantissimo concorso pronostici,su un altro sito.:D
Al momento sono in testa,la classifica però è cortissima quindi devo far punti soprattutto in una tappa come questa.

La fuga mi sembra una soluzione molto probabile,vuoi perchè c'è diversa gente che non potrà dir nulla nelle tappe a venire,vuoi perchè la Katusha,dovrebbe spremere la squadra,presumibilmente da sola,visto che ci son gli abbuoni e non credo che gli altri siano cosi stronzi da portare la maglia rosa sotto lo strappo finale.
Di contro,il disegno della tappa,non si presta univocamente,ai fuggitivi,sia perchè è tutto in leggera ascesa,sia perchè questi,mi dicono,siano territori con tanto vento,soprattutto contrario nel pomeriggio.
Riassumendo,la fuga arriva,se ben assortita.Ne servono almeno una decina in partenza,sperando chiaramente che nessuno insegua fin dai primi chilometri.
Veniamo ai nomi.
Gatto,Ballan e Felline,sono quelli sulla bocca di tutti.Non sarà facile per tutti e tre,prendere la fuga buona,comunque almeno uno di questi,io lo vedo bene.
Le squadre dei big che possono inserire un uomo,almeno da quel che abbiamo visto in queste settimane,sono Astana e Lampre.
Io poi ho un paio di nomi,che vedo benissimo nei fuggitivi:Pauwels e soprattutto Huzarski.
Che ne dite?
Corridori che han segnato la tappa,che passano da casa...chi ne sa qualcosa?
 
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#10
Mah...oggi andrà la fuga ma non ho nomi in mente. Di sicuro è adatta a Gatto...
 
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