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Adriano Malori
#1
 
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#2
Le Stelle di domani. Adriano Malori
Nato il 28 gennaio 1988. Segno zodiacale Acquario.

AMORE
«Sono felicemente single. Da un anno e mezzo sono solo e la cosa non mi pesa neanche un po’, anzi. L’ultima storia è stata molto difficile, diciamo che ne sono uscito tritato e adesso ho voglia solo di pensare a me stesso e alla mia professione. Non mi sento ancora pronto per una nuova storia, per una nuova avventura. Come deve essere la mia donna ideale? Bionda e con due belle gambe. Alta, bassa… non importa. Deve però prendermi e adesso come adesso non mi prende nessuna. Passioni oltre alla bicicletta? Mi piace correre a piedi e fare ginnastica. Per me l’importante è stare in movimento, non oziare».

LAVORO
«I primi mesi sono stati per me difficilissimi. Passare dalla categoria dilettanti al professionismo è una cosa folle. Però, alla fine, come primo anno non mi posso lamentare. Ho fatto le mie esperienze, qualche buon piazzamento l’ho ottenuto, ho disputato un Tour de France e, soprattutto, confido nel futuro, nel 2011. Sono arrivati tecnici come Roberto Damiani e Orlando Maini, lo staff della Lampre ISD è di primissimo livello, siamo una grande squadra, con grandi campioni e giovani promesse. Sono convinto che faremo grandi cose. Se ci sono rimasto male di non essere stato convocato in azzurro per la crono mondiale? Assolutamente no, anche se spero che non sia stata l’ultima occasione, ma tutto dipende da me. Che corridore penso di essere? Oltre ad un buon cronoman - quest’anno vorrei far bene al tricolore - penso di poter fare cose buone nelle brevi corse a tappe».

SALUTE
«Mai avuto grossi problemi, solo cadute e abrasioni, come quelle rimediate al Tour de France. A proposito, aver corso la Grande Boucle al primo anno da professionista è stata una lezione incredibile. Fin quando non lo corri, non puoi renderti conto di cosa sia. C’è una tensione agonistica che non trovi in nessun altra corsa. Cosa mi attendo? Capire i miei limiti».

SOLDI
«Sono importantissimi. Oggi servono più di ieri, perché in pratica tutti la pensano così. Non ho mai avuto la paghetta, papà Gino e mamma Alessandra non mi hanno mai fatto mancare niente, nonostante non avessi un contributo fisso settimanale. Poi, dalla categoria juniores in poi, mi sono sempre arrangiato con i premi vinti nelle corse. Se sono spendaccione? No, assolutamente. Io spendo poco ma bene. Mi piace mettere da parte, per regalarmi cose di pregio».

da tuttoBICI di gennaio a firma di Pier Augusto Stagi
già pubblicati: Daniel Oss
 
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#3
Il lungo cammino di Malori - «Non ho idoli, e non paragonatemi a Cancellara»

Mancano ormai poche ore al via della Grande Boucle, come sempre la corsa a tappe più attesa e chiacchierata del calendario. Tra i coraggiosi che l'animeranno, anche un giovane davvero promettente, Adriano Malori, laureatosi Campione d'Italia a cronometro pochi giorni fa, con cui abbiamo scambiato qualche parola e qualche riflessione…

Adriano, che atmosfera si respira in Francia?
«Di emozione, quella che si può respirare ad ogni vigilia di un evento importante come può essere il Tour de France, la corsa più importante del mondo».

Questo è il tuo secondo Tour. Hai modificato la tua preparazione rispetto all'anno scorso?
«Non ho fatto nulla di speciale per preparami quest'anno. Mi sono concentrato principalmente sul Campionato italiano a cronometro».

In quale tappa dobbiamo aspettarci un grande Adriano Malori?
«Non saprei… Sono qui più che altro per aiutare la squadra».

Ormai è più di un anno che sei tra i professionisti, che differenze hai notato rispetto ai dilettanti?
«Il livello qui è molto più alto, devi cercare di dosare bene le energie perché i margini di errore sono molto più ridotti».

Dopo aver vinto il Campionato italiano a cronometro tra gli Under 23, ora ti sei ripetuto anche tra i professionisti. Che effetto fa correre con la maglia con il tricolore e rappresentare un nazione?
«È un grande onore, soprattutto correrci in una gara importante come il Tour. È sicuramente un'emozione».

A chi già ti definisce il Cancellara italiano cosa rispondi?
«No assolutamente, il suo è un nome troppo grande. Mi accontenterei in futuro di raggiungere anche solo metà di quello che ha ottenuto lui».

Negli ultimi anni l'Italia sta soffrendo della mancanza di corridori davvero competitivi a cronometro, eccetto te e Marco Pinotti. Cosa può fare il ciclismo italiano per migliorare?
«Sicuramente aumentare il numero di prove a cronometro già a partire dagli Juniores per poi arrivare fino agli Under 23».

Sei in squadra con un campione delle volate come Alessandro Petacchi e con due leader per corse a tappe e classiche come Damiano Cunego e Michele Scarponi. Cosa hai imparato da loro?
«Da Scarponi ho imparato lo spirito di gruppo, da Petacchi la freddezza nell'affrontare la corsa, Cunego invece lo conosco ancora troppo poco…».

Vieni da una terra, l'Emilia-Romagna che è sempre stata florida di campioni del pedale, tra cui non si può non citare Marco Pantani. Anche per te il Pirata ha rappresentato un punto di riferimento?
«Ho iniziato a seguire il ciclismo solo a 12 anni, per questo stimo Pantani ma non potrei dire di considerarlo un riferimento».

Chi è il ciclista che ti ha fatto appassionare tanto da farti scegliere questa professione?
«Non ho mai avuto idoli».

Quando ti vedremo importi in una crono in un grande giro?
«Mi auguro presto».

Se chiudi gli occhi e ti guardi indietro, avresti mai immaginato di arrivare dove sei ora e fra dieci anni dove ti immagini?
«Probabilmente no, non mi sarei mai immaginato di arrivare a questo livello. Fra dieci anni invece mi auguro di aver fatto una bella carriera, lasciato un bel ricordo di me e aver trovato qualcos'altro da fare, ad esempio gestire un bar o un locale nella mia terra».

Cosa può fare la Lampre in questo Tour?
«Può sicuramente puntare alle tappe più dure con Cunego e agli arrivi in volata con Petacchi».

Chi è il favorito per te?
«Alberto Contador».

Al Giro di Svizzera Damiano ha detto che sarebbe partito per il Tour con l'idea di far bene, forse anche in classifica. Credi che potrebbe essere in grado di insidiare il Contador scattante e pronto a rischiare sempre come quello visto al Giro di quest'anno?
«Me lo auguro, ma con un Alberto così in condizione mi pare dura».

Non ci saranno possibilità neppure per i fratelli Schleck?
«No, assolutamente».

Ultima domanda. Tu sei un giovane che ce l'ha fatta, cosa diresti ai tuoi coetanei che vorrebbero fare qualcosa di grande, ma dato il momento di crisi si vedono tarpate le ali?
«Non perdetevi d'animo e non ponetevi troppi problemi…».

cicloweb.it
 
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#4
Secondo voi qual'è il futuro di questo grande corridore? Corse a tappe? Classiche? O niente di tutto questo?
 
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#5
Adriano è un corridore ancora troppo acerbo per capire cosa farà da grande. Visto così può diventare un grande passista, ma visto che le corse per passisti puri sono pochissime (Roubaix e poche altre), credo che specializzandosi nelle cronometro diventerà uno dei più forti al mondo della specialità, cercando anche qualche vittoria nelle tappe fugaiole dei GT.
 
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#6
(07-07-2011, 06:57 PM)Gershwin Ha scritto: Secondo voi qual'è il futuro di questo grande corridore? Corse a tappe? Classiche? O niente di tutto questo?

Difficile fare previsioni, per me può diventare un grande cronoman competitivo anche in alcune brevi corse a tappe...
 
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#7
Quindi niente grandi giri? (io la penso esattamente come voi)
 
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#8
Al giorno d'oggi dico no, vedremo in futuro, magari potrebbe arrivare in top-10 in qualche GT se si preparasse solo ed esclusivamente per quello, un po' come fece Pinotti l'anno scorso...
 
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#9
Esatto, se si prepare bene, ma penso quando avrà 29-30 anni se c'è la possibilità in qualche GT può arrivare nei 10, però non devono esserci molti rivali, altrimenti diventerà un buon cronoman se non uno dei migliori visto che ha 23 anni
 
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#10
Beh sai, me lo chiedo perchè bene o male le corse adatte ad un corridore con le sue caratteristiche attuali non sono molte, tra l'altro non mi sembra neanche un finisseur. Purtroppo non mi sembra ci sia la tendenza a rendere più facili i grandi giri, anzi, ogni anno sono sempre più impegnativi. Beh, in ogni caso ha la grinta e la determinazione necessarie per raggiungere grandi risultati
 
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