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Alessandro Bertolini
#1
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#2
Bertolini, graznde festa e pensiero già al Calabria...
Grande entusiasmo per Alessandro Bertolini, alla festa del Fans Club, nella cittadina di Mori. Oltre trecento tifosi hanno festeggiato “ Alessandro il Grande “ ripercorrendo le tappe della sua carriera ed evidenziando le due vittorie di quest’anno, entrambe ottenute nella sua terra: a Trento, in occasione del Giro del Trentino e nel Velodromo di Mori, con la conquista del titolo di Campione Italiano Derny che è andato ad aggiungersi allo scudetto tricolore ottenuto dalla Androni-Diquigiovanni, vincitore del Campionato Italiano a Squadre.

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Nella foto Alessandro Bertolini è ritratto con Gianni Marangoni, Gianni Savio, Tiziano Mellarini, Thomas Bertolini e Renato Travaglia. Bertolini esordirà nella nuova stagione agonistica, con l’Androni Giocattoli, nel Giro della Provincia di Reggio Calabria in programma a fine gennaio.

tuttobiciweb.it
 
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#3
Bertolini: i miei quarant'anni
Compirà 40 anni il prossimo 27 luglio, ma ha ancora la determinazione e la grinta di un esordiente. Alessandro Ber­tolini è uno dei punti di forza dell’Androni - Cipi e nonostante sia tra i corridori più esperti del gruppo ha ancora tanta voglia di pedalare e di mettersi al servizio della squadra. Non ha partecipato al recente Giro d’Italia, ma si candida per un ruolo da protagonista nelle più importanti classiche estive. Bertolini ha raggiunto l’apice della sua carriera vincendo la tappa di Ce­se­na al Giro d’Italia 2008 e ha saputo conquistare affermazioni rilevanti pur dedicandosi anima e corpo ai vari capitani. Il ciclista dell’Androni Giocattoli ripercorre i suoi primi 40 anni ed illustra le sue ambizioni in prospettiva futura.

Iniziamo dal presente. Come stai e quali sono i tuoi obiettivi per la seconda parte del 2011?
«Sono davvero motivato e spero di po­termi togliere ancora delle soddisfazioni. Le corse del calendario italiano si adattano alle mie caratteristiche e darò il massimo per esser sempre competitivo. Ho tanta voglia di aiutare la squadra nelle gare di Coppa Italia e mi au­gu­ro che i problemi alla cervicale non mi penalizzino troppo. Dalla brutta caduta del 2008 devo convivere con questo problema».

C’è una corsa da qui a fine stagione che ti piace più delle altre?
«Non posso permettermi di scegliere e cercherò di sfruttare al meglio ogni chance che si presenterà. Gli anni passano ed essendo alla soglia dei 40 anni non posso perdere tempo».

Cosa pensi invece della prima parte della tua stagione?
«Sono abbastanza contento anche se purtroppo ho dovuto saltare la corsa rosa. Al Giro del Trentino ho sofferto molto e in comune accordo con lo staff tecnico ho deciso di non partecipare. Non ero in grado di aiutare la squadra nelle tre settimane ed è stato meglio così. Spero di rifarmi d’ora in poi».

L’Androni Giocattoli ha comunque ottenuto grandi risultati. Qual è il segreto del team?
«La passione, la competenza e l’uma­ni­tà che contraddistinguono tutte le persone che compongono la squadra. Dai tecnici Savio, Bellini ed Ellena, ai vari corridori passando naturalmente per i componenti dello staff. Siamo una fa­miglia e il gruppo è davvero molto af­fiatato. In queste condizioni è più semplice esprimersi al meglio sia per i giovani che per noi più esperti».

Gianni Savio è uno dei grandi personaggi del nostro ciclismo. Com’è il tuo rapporto con lui?
«Eccellente. Nel 1994 dovevo passare professionista con la sua squadra, ma alla fine anche grazie al consiglio di Egidio Fior sono andato alla Carrera. Con Savio ci siamo ritrovati nel 2006 e tra noi c’è stato subito feeling. È un grande intenditore di ciclismo e soprattutto capisce le esigenze degli atleti an­che sotto il profilo umano. La saggezza è la sua qualità più importante ed uno dei segreti del team è il suo rapporto con Bellini. Si completano a vicenda e formano una straordinaria coppia».

Come vedi i giovani italiani dell’Androni in prospettiva futuro?
«De Marchi e Bertazzo hanno già di­mostrato di avere doti rilevanti, San­toro va molto forte in salita e in futuro potrà diventare un corridore di alto livello».

Qual è il tuo rapporto con loro?
«Faccio da chioccia e loro sanno ascoltare i miei consigli. Li sprono a dare il massimo e dico loro di sfruttare bene le occasioni perché stanno vivendo gli anni più belli della loro carriera».

Cosa puoi dirci invece di Francesco Gi­nan­ni?
«Mi sembra di rivedere me quando ero giovane e faticavo a far vita da atleta. Ha grandi numeri, ma deve trovare la sua dimensione, altrimenti rischia di sprecare il suo talento. Sono legato a Francesco, assieme a Savio e Bellini sto cercando di aiutarlo: è una scommessa che vogliamo vincere».

Quali sono state le tue difficoltà in passato e come hai fatto a superarle?
«Sono passato professionista dopo una bella carriera da dilettante e intorno a me sentivo pressione e attese. Essere approdato in una squadra forte come la Carrera non mi ha aiutato e ho fatto molta più fatica del previsto. La molla è scattata quando ho capito cos’era il professionismo. Ho trovato la mia di­mensione e tutto è cambiato. Il salto è enorme e ai giovani consiglio di passare in una squadra più piccola, ma che possa seguirli anche sotto l’aspetto umano».

Come valuti la tua carriera fino ad oggi?
«In modo molto positivo. Ho sempre dato il massimo, mi sono tolto soddisfazioni enormi e non ho nessun tipo di rammarico. Ho vinto quello che po­tevo vincere e ho dato il mio contributo in tutte le squadre nelle quali ho militato».

Dal 1994 ad oggi hai conquistato 23 successi. Qual è stato il più bello?
«Indubbiamente quello raccolto a Ce­se­na nel Giro d’Italia del 2008. Sono en­trato nella fuga giusta e nel finale ho avuto anche un po’ di fortuna quando Baliani è caduto a 500 metri dall’arrivo. Quando ho tagliato la linea del traguardo ho provato una gioia immensa e mi sono sentito davvero realizzato perché meritavo una vittoria del genere. In quel Giro ho aiutato Simoni e sono an­dato molto forte».

Altri momenti emozionanti?
«Il successo al Giro del Trentino 2010 con mio figlio che mi aspettava sul traguardo, il Campionato Italiano sulla pista di casa nel derny (pilotato da Fa­bio Perego, ndr) e la maglia della na­zionale vestita al Mondiali di Stoccarda nel giorno del trionfo di Paolo Bet­tini».

Raccontaci un po’ le sensazioni che hai provato in quel Mondiale del 2007.
«Intanto è stata la prima ed unica ma­glia azzurra della mia carriera ed era già di per sé un sogno che si realizzava. Sono arrivato al giorno della corsa in gran condizione e volevo ripagare la fi­ducia che aveva riposto in me Ballerini. Rappresentare l’Italia è il massimo e ho dato tutto per Bettini. La sua vittoria è stata il premio più bello che potevo immaginare».

Qual è stato invece il momento più difficile della tua avventura tra i professionisti?
«Certamente la caduta al Gran Premio di Camaiore del 2008. Da quel giorno non sono più riuscito a tornare sui miei livelli, ma mi considero fortunato perché poteva andare molto peggio. Ho battuto la testa sulle transenne e ho riportato gravi problemi alle vertebre e alla cervicale. Devo convivere tutti i giorni con il dolore, ma non mollo di un centimetro perché ho ancora voglia di mettermi in gioco».

Chi sono stati i corridori più forti di questi anni?
«Miguel Indurain per umiltà, generosità ed eleganza. Gianni Bugno per la sua grande classe immensa. E Marco Pantani per la spettacolarità e la capacità di fare la differenza in salita».

Tra le squadre in cui hai militato, a quali ti senti più legato?
«Alla Alessio ho trascorso cinque anni stupendi, ma da quando sono con Gian­ni Savio ho veramente trovato l’am­biente ideale nel quale esprimermi».

Quali sono state le persone più importanti nella tua crescita sportiva?
«I miei familiari. Prima i miei genitori Francesco e Elisabetta poi mio fratello Fabrizio e mia moglie Debora. Ci sia­mo conosciuti nel 1994 e sposati nel 2003. Grazie a lei ho superato i periodi difficili e alla soglia dei 40 anni posso ancora praticare lo sport che più amo».

Come valuti il momento attuale del ciclismo?
«È lo sport più bello ed è sempre ama­to come una volta. Purtroppo a causa di interessi economici ci sono delle difficoltà, ma sono convinto che riusciremo a superarle. Noi ciclisti stiamo fa­cendo tutto quello che è nelle nostre possibilità per dare credibilità a questo sport e siamo disponibili a ogni tipo di sacrificio anche in merito alla questione doping».

Cosa rappresenta il ciclismo per te?
«È una passione infinita e anche una scuola di vita. Per rimanere ad alti li­vel­li servono sacrifici, ma se lo fai con il giusto spirito non sono un peso. Io voglio gustarmi ogni momento e sono contento di tutto quello che ho fatto nella mia carriera. L’affetto che mi vie­ne dimostrato ad ogni corsa vale ben più di tante vittorie perché significa che ho fatto cose buone».

Cosa vuol dire essere ancora in sella all’età di 40 anni?
«È un’emozione forte e un motivo d’or­goglio. Dopo il ritiro di Noè sono diventato il veterano del gruppo, ma mi consolo perché Voigt, Horner e Cue­sta, giusto per citarne alcuni, sono miei coetanei. Se sono ancora in sella è perché ho motivazioni e grinta. Non è facile competere con i giovani, ma il mio dna è quello di un lottatore e dalla mia ho una famiglia che mi supporta sempre al meglio».

Hai già deciso quando smettere?
«Sono consapevole che quel giorno si sta avvicinando, ma onestamente non ho ancora deciso la data del mio ritiro. Al momento penso soltanto a finire be­ne la stagione e solo fra qualche mese deciderò se andare avanti anche nel 2012».

Dopo cosa farai?
«Ho preso la licenza da direttore sportivo e spero vivamente di restare nel mondo del ciclismo. Mi piacerebbe mol­to lavorare con i giovani o aiutare il settore pista del Trentino. La mia vita è sempre stata legata a questo sport e spero che sia così anche in futuro. Pri­ma di tutto però voglio chiudere in bellezza la carriera da corridore e raccogliere ancora qualche bel risultato. D’altra parte ho ancora tanti sogni da realizzare, e un grande futuro davanti a me».

www.tuttobiciweb.it
di Daniele Gigli, da tuttoBICI di Luglio
 
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#4
Settimana Tricolore, per Bertolini l'ultima gara della carriera
Per Alessandro Bertiolini, il campionato italiano sarà l'ultima gara della carriera: «È rrivato il momento di scendere di sella per intraprendere un'altra avventura. Il tricolore di Borgo Valsugana, nel mio Trentino, sarà per me l'occasione di dare il mio saluto ad un ambiente che amo e al quale sono grato in maniera eccezionale».
E ancora: «Il sogno è chiudere in bellezza. Io ci credo e il tricolore è più di un sogno. Anche perché a Borgo Valsugana vinsi la Coppa d'Oro da allievo e quindi chiudere qui la mia carriera è davvero un sogno».

da Levico Terme, Pier Augusto Stagi per tuttobiciweb.it
 
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#5
Bertolini, che festa nella sua Mori
Alessandro Bertolini oggi viene premiato dalla città di Mori, la sua città, e nella sua festa ricorda Pietro Ferrero, suo grande amico, scomparso un anno fa. In questa intervista realizzata da Giulia De Maio, il "vecchio" Bertolini fa il bilancio della sua carriera e parla del suo futuro. Ascoltiamolo.

ASCOLTA IL FILE AUDIO

tuttobiciweb.it
 
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#6
Bertolini e quell'addio che si strozza in gola...
Avrebbe voluto dare l'addio alle corse sabato prossimo, sulle strade di casa, in quella Settimana Tricolore che sente un po' sua. L'addio alle corse dopo 20 anni di professinsmo (l'esordio in maglia Carraera-Tassoni, nel 1993, ndr), a 41 anni da compiere il prossimo 27 luglio, invece «il destino beffardo mi ha privato di quest'ultimo sogno», dice Alessandro Bertolini a tuttobiciweb.it. «Stavo bene, molto bene. Anche sabato, alla Route du Sud, mi ero lanciato per rientrare su una fuga di una quindicina di corridori - racconta con la voce spezzata dall'emozione Alessandro -. Rientro sui primi proprio all'inizio di una salita. Si procede a venti all'ora, sono un po' in riserva d'ossigeno, tocco la ruota di quello davanti a me e cado pesante sulla spalla sinistra procurandomi la doppia frattura della testa della clavicola (Acromion). Ho subito capito che mi ero fatto qualcosa di importante. Sentivo molto dolore e soprattutto sentivo con la mano che c'era uan scheggia. Oggi mi sono recato subito al Santa Chiara di Trento, dove i dottori Giorgio Benigni e Roberto Zeni, che in questi anni mi hanno seguito come pochi, mi hanno consigliato di non farmi operare. Dovrò portare un tutore per 30 giorni. Intanto, però, niente italiano. Niente festa finale sulle strade di casa. Ho un magone che nemmeno potete immaginare: non volevo un addio così». Alessandro parla e racconta. Non si da pace. Aveva in mente ben altro commiato. «Certo che nella vita c'è di peggio, questo lo so anch'io, ma io mi sento ancora molto competitivo, avevo voglia di dimostrare a tutti quello che sono ancora in grado di fare in sella ad un bicicletta. E soprattutto avevo pensato e sognato un'addio molto diverso. Ora dovrò pensare a qualcosa per sabato...». Tipo? «Magari presentarmi al via ugalmente, con tanto di numero sulla schiena e manubrio della bicicletta sistemato per poter almeno percorrere un chilometro in gruppo e in mezzo ai miei tifosi. Pensate nella mia carriera mi sono spesso e volentieri fatto male, ma non mi sono mai rotto una clavicola, mi è capitato proprio ad un chilometro dal traguardo...».

tuttobiciweb.it
 
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#7
Alla Tricolore l’ultimo chilometro (?) di Alessandro Bertolini
Ci teneva Alessandro Bertolini, ci teneva da matti. A 41 primavere suonate, e nonostante l’entusiasmo che continua ad accompagnarlo in ogni singolo allenamento, Alessandro aveva deciso di dire basta, e non in un giorno qualsiasi. Il campionato italiano in casa, nel suo Trentino, era l’occasione perfetta: un appuntamento preparato con lo scrupolo di sempre, con la mezza idea inconfessabile di metterseli dietro tutti, ancora una volta.

E invece, a una settimana dall’appuntamento di Borgo Valsugana, una caduta in discesa in Francia, alla Route du Sud, gli spezza la clavicola – e il sogno tricolore. Alessandro non si è perso d’animo: è rientrato in Italia al volo per operarsi d’urgenza con la pazza idea di prendere il via almeno alla prova a cronometro. Ma niente da fare.

Ma anche di fronte alla sfortuna, Alessandro non ha voluto deludere i tifosi che lo aspettavano in Valsugana. E così, sì è presentato comunque al via di Pergine, affiancato da quello che lui stesso ha definito su Twitter, “un grande gregario, il migliore della mia vita”: Rebecca, la sua bimba.

E così, Alessandro ha pedalato davanti a tutti l’ultimo chilometro della sua lunga e brillante carriera di professionista, iniziata nel 1993 con la maglia della Carrera. O forse no: “Ho voluto esserci quest’oggi per dire grazie ai miei tifosi e a tutti coloro che mi vogliono bene. In questi giorni ho ricevuto tanti messaggi e segnali di incoraggiamento, tante persone che mi dicono di non mollare, di andare avanti. In questo momento è difficile dire addio: forse questo incidente è il modo per farmi capire che non è ancora arrivata l’ora del passo d’addio.”

[Immagine: bertobimba-400x268.jpg]
L’ultimo chilometro (forse) di Alessandro Bertolini, affiancato dalla sua Rebecca

comunicato stampa
settimanatricolore2012.it

 
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#8
Dai dai che un altro annetto lo puoi sempre fare..!!
 
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#9
CHIODO DI CRISTALLO. L'ACCPI premia Alessandro Bertolini
È in arrivo un altro grande riconoscimento per Alessandro Bertolini: il Consiglio Direttivo dell'ACCPI, infatti, ha deciso di assegnare al corridore trentino il «Chiodo di Cristallo». Il riconoscimento sarà consegnato a Bertolini il prossimo 29 settembre a Lecco, poco prima dell’arrivo de Il Lombardia).

tuttobiciweb.it
 
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#10
Lombardia, Bertolini saluta il gruppo e ringrazia l'ACCPI
«Sono davvero molto onorato di ricevere questo prestigioso riconoscimento. Provo orgoglio ma, credo sia normale, anche un po' di tristezza e già avverto un po' di nostalgia perchè questo momento segna la fine di una lunga carriera, che mi ha dato e insegnato moltissimo, soprattutto sotto il profilo umano e culturale. Il ciclismo sino ad oggi è stato la mia vita, per il futuro mi auguro possa darmi ancora tanto e spero ugualmente che il sottoscritto possa dare ancora qualcosa a questo meraviglioso sport. Ringrazio l'Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani per la sua vicinanza in questi 19 anni, ci tengo a rivolgere un grazie particolare al presidente Amedeo Colombo e alla moglie Caterina, come al presidente dell'Associazione Internazionale Corridori (CPA) Gianni Bugno che in questo lunghissimo percorso hanno saputo superare grandi battaglie e forti critiche a tutela del ciclismo e per il solo bene dei ciclisti. Oggi si chiude un capitolo della mia vita nel mondo delle due ruote, ma il ciclismo vi assicuro farà sempre parte della mia esistenza e sarò sempre disponibile a mettere il mio bagaglio di esperienza a servizio e per il bene di questo sport. Conservo sempre con me la tesserina dell'ACCPI che ricevetti nel lontano anno 1995 con il numero 033, sollecitando i giovani professionisti a capire l'importanza che la nostra associazione ha per la finalità di migliorare una professione stupenda ma che continua a vivere grandi difficoltà. Un grazie sincero infine a tutti coloro che supportano il ciclismo in ogni sua categoria».
Con queste parole Alessandro Bertolini ha salutato il mondo del ciclismo e ringraziato l'Associazione Corridori Ciclisti Professionisti Italiani (ACCPI), che quest'oggi in occasione de Il Lombardia, gli ha consegnato il premio alla carriera chiodo di cristallo.
A Lecco, prima dell'arrivo del gruppo, i rappresentanti dell'Assocorridori hanno salutato lo stimato atleta trentino che con il 2012 ha chiuso la sua attività agonistica ventennale, conquistando il riconoscimento che finora aveva ricevuto solo Andrea Noè.
Applaudito dal folto pubblico presente ad assistere alla classica delle foglie morte il Berto, con lo splendido chiodo di cristallo realizzato dal maestro trevigiano Marco Varisco in mano, ha così detto arrivederci al mondo delle due ruote, che tante soddisfazioni gli ha regalato in questi anni, e ricordato soprattutto ai giovani l'importanza dell'operato dell'ACCPI.

[Immagine: showimg.php?cod=53176&tp=n]
Nella foto da sinistra nell'ordine: il segretario generale ACCPI Federico Scaglia, il presidente ACCPI Amedeo Colombo, Alessandro Bertolini premiato con il "chiodo di cristallo" e il vicepresidente ACCPI Cristian Salvato a Il Lombardia 2012.

comunicato stampa
 
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