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Alessandro Vanotti
#1
 
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#2
Vanotti, professione gregario
Alcuni dicono che sia un’arte, che il me­stiere del gregario lo si impara fin da ragazzi, ben più di quello del campione.
Alcuni dicono che se un capitano rimane senza gregari significa che non se li merita; mentre se è il gregario a rimanere senza capitano allora vuol di­re che è andato a cercarsene uno migliore, perché di meglio si meritava lui.
Alessandro Vanotti è un gregario-campione, ha vinto due Giri d’Italia e mezza Vuelta perché «una maledetta caduta alle Tre Valli mi ha fatto saltare all’ultimo quella vinta da Vin­cen­zo», ed è, addirittura, nipote d’arte. «Mio zio Ennio Vanotti è stato professionista, e gregario, per dodici anni fra il 1978 e il 1990».
Bergamasco doc, nato a Almenno San Salvatore e residente a Brembate So­pra, dal 2004 Vanotti è professionista e gre­gario. Ha corso tre anni con Gian­­lui­gi Stanga (sponsor De Nardi, Do­­mi­na Vacanze e Milram), e dal 2007 ha trovato la sua America nella Liqui­gas. «Un gruppo di professionisti fantastici, praticamente una famiglia che ti permette di crescere sia co­me corridore che come uomo».
Alla Liquigas il bergamasco ha trovato anche ciò che, più di ogni cosa, qualsiasi gregario che si rispetti cerca: un campione da proteggere e lanciare, accudire ed allevare. «Fin dal primo ri­tiro ho legato moltissimo con Vin­cen­zo Nibali, da allora posso permettermi di dire che sono il suo angelo custode, il suo primo aiutante e, nei momenti difficili, il suo confessore».

Nibali che arriva da un Giro soddisfacente a metà. Per quali motivi?
«È stato un Giro anomalo, che io sono riuscito a correre per miracolo, dopo es­sermi fatto mol­to male ca­den­do alla Cop­pi&Bar­­tali. Fin dalle pri­missime ram­pe ab­bia­mo ca­pito che con­tro Con­­ta­dor ci sa­reb­be sta­to poco da fare, in ogni caso Vin­cen­zo ci ha provato in tut­ti i modi, ha lottato e alla fine, se qualche squadra in meno ci avesse corso contro, sarebbe riuscito an­che ad arrivare secondo. Però da quando sono professionista non ricordo nessuno, Contador escluso, che sia stato in grado in un anno e mezzo di salire su tre podi in grandi corse a tappe. Vincenzo ha il futuro dalla sua parte, ed è lui stesso il futuro dell’Italia nei grandi giri».

Nibali, Nibali… Ma al Tour Vanotti va per aiutare l’altro leader della Liquigas, quell’Ivan Basso che cerca di coronare il sogno di una vita, il trionfo sui Campi Elisi di Parigi. Che possibilità ha?
«Andiamo al Tour, e Ivan per primo, convintissimi di fare una grande corsa. Gli avversari, da Contador ai fratelli Schleck, da Van Den Broeck a Gesink agli altri spagnoli, saranno forti e ambiziosi, ma Ivan è un guerriero e con una squadra come la nostra al suo fianco può puntare a qualsiasi risultato».

Facciamo un salto nel tempo e atterriamo al momento in cui Vanotti ha capito che sarebbe diventato un ciclista professionista.
«Non c’è un momento particolare, piut­tosto una consapevolezza che negli anni da under è cresciuta costantemente dentro di me, fino a quando Stanga mi ha aggregato alla Colpack pri­ma come stagista e poi come professionista. Fin da quando ero bambino, zio Ennio mi ha messo in bici, da allora non ci sono più sceso e sono sempre stato costante nel fare fatica e nel raccogliere quello che seminavo. Anche da under, quando ogni due mesi salta fuori un ragazzo che vince quattro gare in fila e poi scompare, io non vincevo molto, ma ero sempre nei primi dieci. Così per uno due tre anni, fin quando non è arrivato il momento del grande salto».

E se volessimo cogliere l’attimo in cui ha capito che sarebbe diventato un gregario?
«Era il mio destino, credo. Nei primi due anni da prof ho avuto le mie op­portunità, al primo Giro ho portato qualche giorno la maglia azzurra del­l’Inter­giro, al secondo ho fatto terzo in una tap­pa. Poi ho capito che si può es­sere più felici e appagati aiutando una bra­va persona con più talento di te a vincere, piuttosto che arrivando tredicesimo o sedicesimo».

Il mestiere di chi corre per aiutare altri è in via di estinzione?
«Grazie al cielo non potrà mai scomparire, figure come la mia sono utili tutto l’anno, dai ritiri invernali ai giorni delle corse più importanti, e non se ne può fare a meno. Vero è che i ragazzi di og­gi hanno più difficoltà a pensare di fare una gran fatica senza averne un ritorno personale. Tutti da giovani so­gna­no di diventare un big, di vincere tante belle corse».

E il ciclismo, inteso come movimento sportivo, è cambiato tanto negli ultimi anni?
«Il ciclismo quello è: una bici, due gam­be forti e un cuore enorme. Poi è lo­gico che la tecnologia stia diventando sempre più importante. Ma se devo di­re una differenza che noto con di­spia­cere è l’at­teg­giamento dei ragazzini alle pri­me armi. Quando, da junior o un­der, in allenamento mi capitava di incontrare un professionista ne ero onorato e gli facevo grandi feste, adesso nessuno guarda più in faccia nessuno. E questo non è un buon segno per il futuro…».

Quasi dieci anni da prof, sempre in squadroni. Chi è il ciclista più forte con cui ha corso?
«Il talento più grande è senza dubbio Vincenzo Nibali. Lo vedo anche quando ci alleniamo assieme, sbirciando i dati del suo computerino. Vincenzo è già uno dei primi al mondo nelle corse a tappe, e ha davvero tutto per migliorarsi ancora. Tanti parlano dei tre podi delle ultime due stagioni, personalmente ritengo che il risultato più importante lo abbia raggiunto al Tour del 2009: era una corsa massacrante e l’ha chiusa settimo, primo dei non fuoriclasse».

Liquigas di anno in anno abbassa l’età me­dia dei suoi tesserati. Al Tour de Suisse il più vecchio era del 1985. Chi sono i ra­gazzi più promettenti?
«Il primo nome sono obbligato a farlo: Peter Sagan. Ha un talento incredibile, deve maturare ancora un paio d’anni e non lo ferma più nessuno. In casi come il suo è importante non avere fretta, e sono fiero di far parte di un team che ha capito che de­ve crescere gradualmente e non va buttato subito allo sbaraglio contro i big nelle grandi classiche o al Tour».

Fra gli italiano invece?
«Abbiamo Daniel Oss, ragazzo umile e serio che se lavora bene può diventare il faro del ciclismo italiano nelle corse di un giorno; Damiano Caruso che già oggi è un signor corridore; Cristiano Salerno, che è venuto al Giro ed è an­dato meglio di quanto mi aspettassi, e ha anche imparato molto; Eros Ca­pec­chi, che corre da talmente tanto tem­po da non sembrare giovane. Per ragazzi ai primi anni è fondamentale avere, anche in corse minori, la possibilità di giocarsi la vittoria: essere messo alla prova nel mi­gliore dei casi ti fa vincere, nel peggiore ti fa maturare, imparare dagli errori e prendere coscienza dei tuoi limiti».

E Vanotti non pensa mai che se da giovane avesse avuto qualche possibilità, adesso sarebbe più di un gregario?
«Ormai non più. Io sono felice della mia carriera: partecipo alle corse più im­portanti al mondo in una delle squadre più forti del mondo. Qual­che rimpianto lo avrei potuto avere se non fossi arrivato, prima o poi, in un gruppo come questo. Anzi, se devo proprio dirla tutta, mi sarebbe piaciuto vedere cosa sarebbe stato di me se fossi passato, poco più che ventenne, in una squadra come la Liquigas di oggi. Tutti i direttori della mia carriera mi hanno seguito più che bene, però l’ambiente che c’è in questa squadra ha qualcosa in più».

Quindi nessun rimpianto da ciclista. Da uomo, invece?
«La mia vita è sempre stata in salita, in un anno terribile ho perso in sequenza mia mamma e la mamma di mia mo­glie, Romina. Il segreto è stato separare le tristezze della vita dal mio lavoro. Grazie alla mia tenacia e a quella di Ro­mina abbiamo superato il momento difficile e da quando c’è nostra figlia An­gelica, di tre anni, ho ancora più for­za da scaricare sui pedali».

Qual è la corsa che sogna di vincere?
«Una tappa al Tour».

E cinque anni fa?
«Avrei raddoppiato, una al Tour e una al Giro».

E quando è passato professionista?
«Allora volavo più basso, una tappa in una corsa anche minore mi sarebbe bastata e avanzata. La mia vittoria da prof, un paio d’anni fa alla Lombarda, l’ho centrata. Adesso spero di avere un’occasione buona al Tour e nel frattempo tiro e sono felice se vince un mio capitano».

Basta, è tempo di fermarsi: Vanotti va di fretta, perché c’è il padre, caduto in bici proprio mentre Ales­san­dro era al Giro, che lo aspetta in ospedale. «Anche il papà ha bisogno di un aiuto, di un gregario…». E chi può far­lo meglio di Vanotti, meglio di un fi­glio?

www.tuttobiciweb.it
da tuttoBICI di luglio
a firma di Francesco Cerruti
 
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#3
VANOTTI. «Prepareremo un grande Tour»

Martedì 14 Gennaio | 08:56
Nove Giri d’Italia, 4 Tour de France, 3 Giri di Spagna, 3 accoppiate Giro-Tour. Questo il curriculum di Alessandro Vanotti, bergamasco classe 1980, “uomo ombra” di Vincenzo Nibali. Passista scalatore in grado di sacrificarsi fino all’ultima stilla di sudore per il capitano, Vanotti è qualcosa in più di un gregario fidato per il siciliano dell’Astana che dopo il Giro punta nel 2014 alla Grande Boucle.Professionista dal 2004 Vanotti si accinge all’undicesima stagione da passare con il coltello tra i denti…«Il bello e il brutto del ciclismo è che bisogna ogni anno ripartire da zero. Quando finisce la stagione il fisico si ferma e quando si riparte bisogna riaccendere un po’ tutto il meccanismo e quindi si lavora intensamente con i preparatori atletici che sono preparatissimi, la differenza poi la fa la testa. Io sono al fianco di Nibali e di conseguenza l’Astana per il 2014 mi ha chiesto come grande obiettivo il Tour de France. E per prepararlo bene deve andare tutto al meglio in questa fase. Farò l’esordio in Argentina, mentre a febbraio non è ancora chiaro quale programma seguiremo, in quanto Vincenzo diventerà papà in quel mese e quindi si deciderà all’ultimo momento se andare al Dubai Tour o al Tour di Oman. Di sicuro poi faremo il calendario francese: Criterium e Parigi-Nizza, per abituarci alle strade transalpine».Dove deve fare il salto di qualità Nibali per portare la maglia gialla a Parigi?«Non ci sono dubbi: in salita per prenderla, a cronometro per difenderla. Non si scappa purtroppo da questo. Vincenzo ha già dimostrato di essere un numero uno, di saper stare con i migliori in salita: quelle del Tour gli si addicono bene. Bisognerà anche lavorare sui cambiamenti di ritmo perché quelli di Froome sono micidiali».Valerio Zeccato

©TBW
 
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#4
Astana, rinnovo biennale per Alessandro Vanotti
Alessandro Vanotti continuerà a correre anche nelle prossime due stagioni al fianco di Vincenzo Nibali. «Sono davvero contento di poter dare questa notizia - confida il bergamasco a tuttobiciweb - e ringrazio i miei procuratori, i fratelli Carera, per aver trovato l'accordo con la Astana. E un grazie va anche allo staff del team, da Dargan a Vinokourov, da Martinelli a Shefer, che hanno voluto confermarmi la loro fiducia. Insieme al grande staff della Astana siamo stati protagonisti di una grande stagione ed è bello pensare che continueremo insieme su questa strada».

tuttobiciweb.it
 
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#5
Non si è mai nascosto Vincenzo Nibali e non l’ha fatto neanche in questi giorni, dove ha fatto trapelare la sua rabbia, il suo disappunto per la mancata partecipazione di Alessandro Vanotti ai campionati italiani. «Sapete quanto tengo ai miei corridori, sapete quanto tenga ad Alessandro, che da anni non è solo un compagno di squadra, ma di stanza, visto che quando sono in ritiro o alle corse divido sempre con lui la mia camera, ma la decisione di non venire a correre il tricolore di Superga non mi è piaciuta neanche un po’ e io sono uno che non riesce a fare finta di nulla. Io lascio intravvedere quello che sento, quello che provo, e ora ve lo dico anche a chiare lettere: ci sono rimasto male, non mi è proprio piaciuta la decisione di non correre il tricolore. Sa bene Alessandro quanto ci tenessi a questa gara ma ha preferito non venire a correre. Ha detto che è stanco e che non era in condizione. La cosa a me ha dato parecchio fastidio», dice tutto d’un fiato il siciliano, nella conferenza stampa riservata ai primi tre classificati, su in cima alla Basilica di Superga.

È probabile che il gregarione bergamasco sia anche fuori dai giochi per quanto riguarda il Tour. La decisione sarà presa solo domani, quando l’Astana annuncerà gli otto che affiancheranno dal 4 luglio Vincenzo alla Grande Boucle. «La decisione spetta alla squadra – ripete Vincenzo -, io a questo punto ho poco da dire, o meglio, quello che avevo da dire l’ho già detto».

http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...&cod=80958
 
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#6
Vanotti: «Con Vincenzo mi chiarirò, davanti ad una pizza»
Il corridore bergamasco era il Olanda e ieri sera è tornato

Alla fine al Tour ci è andato, ma è stata davvero una toccata e fuga. Giusto il tempo di abbracciare i compagni, di fare le visite mediche di rito nel caso l’Uci avesse dato il proprio benestare a sostiture lo “stressato” Lars Boom. Alessandro Vanotti, il primo delle riserve, in Olanda ci è andato, come avrebbe anche desiderato, ma alla fine il bergamasco, già ierisera con il volo delle 20.15 era di ritorno a casa. Ciro Scognamiglio, su «La Gazzetta dello Sport» in edicola oggi, parla chiaramente di «grande freddo» tra l’esperto gregario bergamasco e Vincenzo Nibali, il quale alla vigilia del campionato italiano non aveva assolutamente nascosto il proprio disappunto per non avere avuto al proprio fianco il fido Vanotti. «C’è chi dice tra l’altro che non sia qualcosa venuta fuori all’improvviso solo negli ultimi giorni di giugno», aggiunge Scognamiglio. «Con Vincenzo ci siamo sentiti, c’è volontà di confrontarsi – ha raccontato il corridore orobico che ha un contratto con l’Astana per tutto il 2016 -. Ma non è il momento. Non voglio disturbarlo, ha l’obiettivo della maglia gialla e deve pensare solo a quello. Andremo a farci una pizza insieme. Dopo il Tour».

a cura della redazione di tuttobiciweb.it
 
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#7
Alessandro Vanotti pedala da Bergamo a Roma per EOS Onlus
Dopo 680 km il portacolori dell'Astana incontrerà Papa Francesco

[Immagine: showimg.php?cod=11374&tp=fgn&&pos=]

Alessandro Vanotti è un gregarione tosto e sempre pronto a sacrificarsi per i propri compagni. Ha un cuore d'oro e lo dimostra anche quando non ci sono gare da vincere, o almeno non gare tradizionali come in questo caso. Tra pochi giorni pedalerà per sostenere un’iniziativa promossa da Don Andrea Pedretti, Parroco di Roncola (BG) con la Associazione Onlus EOS.

EOS è una onlus bergamasca che nasce con l’obbiettivo di aiutare le famiglie dei bambini costretti a lunghi e/o frequenti ricoveri ospedalieri, che sta lavorando alla costruzione di una casa di accoglienza per questi genitori, convinti che la serenità dei genitori nell’assistere i propri figli sia un modo prezioso perché i bambini possano guarire.

L’iniziativa, a cui "Vano" ha subito dato la sua generosa adesione, consiste in una pedalata da Soncino a Roma, con partenza sabato 17 ottobre presso la Rocca di Soncino (ore 8.30) e arrivo nella capitale il 20 ottobre, per essere ricevuti dopo 680 km in sella in udienza da Papa Francesco nella mattinata di mercoledì 21.

Durante il viaggio Alessandro e i 10 amici che pedaleranno con lui si fermeranno ad incontrare alcune strutture caratterizzate da una realtà di “fatica” esistenziale, per portare una testimonianza di presenza e di fede a loro ed anche a Sua Santità Papa Francesco durante il successivo incontro.

"Pedala, Pedala" consisterà in quattro tappe, quattro fatiche da affrontare e da portare al Papa per dire con forza a chi soffre: «Pedala, pedala senza stancarti e puoi superare ogni non senso! Non lasciarti rubare la speranza».

Giulia De Maio per tuttobiciweb.it
 
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#8
Pedala con Vanotti, emozioni con Papa Francesco
Da Soncino a Roma, tra chi soffre e chi fa del bene

Si è conclusa Mercoledì mattina in Vaticano con l’udienza di Papa Francesco l’iniziativa Pedala, pedala con Alessandro Vanotti; quasi 700 km di pedalata da Bergamo a Roma, attraverso l’impegno sportivo ma soprattutto attraverso l’incontro con alcune realtà di sofferenza ed anche di riscatto esistenziale, che hanno reso questa esperienza viva e toccante per tutti i partecipanti.

Com’è andata? Scopriamolo attraverso alcune immagini:

Si parte
Sabato 17 Ottobre, Soncino ore 8,30


La Rocca di Soncino guarda coi suoi quasi mille anni di storia il gruppo di ciclisti e il team di supporto che si appresta ad iniziare questa avventura; prima tappa 180 Km fino a Pontremoli. Il passo della CISA con freddo e pioggia è stato devastante.
A Pontremoli ci aspettavano le ragazze del carcere minorile che con molta semplicità ci hanno accolto, hanno preparato un murales per noi ed hanno condiviso con noi le loro storie di vita.
Niente foto (naturalmente vietate), ma tanto calore umano… Passiamo la notte in un ex convento di cappuccini.

[Immagine: 1.jpg]

A Siena
Domenica 18 Ottobre


Secondo giorno: ci aspettano 230 Km, davvero impegnativi, anche per Alessandro. Arriviamo a Siena verso le 18,00 ma ci aspetta una serata davvero unica! Siamo stati presso una casa di riposo con l'associazione NASI vip di Siena che ci ha atteso e coinvolto in tutto e per tutto!!! Ci siamo sentiti molto “Patch Adams” e la sera abbiamo dormito, con estrema umiltà, in una mensa per poveri in centro città, ospitati dalle suore di san Vincenzo De Paoli...

[Immagine: Siena_copia.jpg]

Verso Roma
Lunedì 19 Ottobre


Terzo giorno: “solo” 130 Km ed il paesaggio straordinario delle colline toscane ci accompagna fino a Acquapendente (VT), dove siamo stati accolti da suor Amelia, bergamasca DOC, che ha fondato la CASA DI LAZZARO, casa di accoglienza di famiglie in difficoltà. Incontro davvero molto toccante!!!
La sera andiamo a riposare dopo esserci rifocillati  e rallegrati con una cena bergamasca a base di polenta e salsiccia !!

[Immagine: suora.jpg]

Arriviamo
Martedì 20 Ottobre


Ultimo sforzo: 150 Km fino a Roma. Finalmente Piazza San Pietro... un'emozione strepitosa!!! Poi a Montecitorio ed infine nella parrocchia dell'EUR e alla Garbatella, dove fratel Francesco ci ha presentato la realtà faticosa della periferia...
Tutti a letto presto, domattina incontro col Santo Padre!!

[Immagine: San_Pietro_copia.jpg]

In udienza
Mercoledì 21 Ottobre


Ecco, a Papa Francesco abbiamo portato tutte le situazioni di fatica e di emarginazione ed il nostro sacrificio di fatica sui pedali … ma il sorriso di Alessandro è l’inconfondibile segno di quanto abbia significato per tutto il gruppo questa incredibile esperienza!!

[Immagine: showimg.php?cod=84392&resize=10&tp=n]

tuttobiciweb.it
 
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#9
Astana, frattura del piatto tibiale per Vanotti
Banale caduta in allenamento a Calpe

Il primo oscar della nuova stagione, quello della sfortuna, lo vince Alessandro Vanotti. Il 35enne bergamasco dell’Astana ha riportato la frattura del piatto tibiale sinistro in una banale caduta mentre si allenava con i compagni di squadra a Calpe.
È accaduto che Fabio Aru ha urtato un birillo di gomma che segnalava dei lavori in corso ed il birillo è finito sulla ruota di Vanotti, che è finito a terra. La parte colpita della su agamia sinistra si è immediatamente gonfiata, così Vanotti ha preso l'aereo per rientrare ieri a Bergamo e farsi visitare all’Ospedale Papa Giovanni di Bergamo dove è stata confermata la diagnosi. Lunedì, nuovi esami - in particolare una risonanza magnetica - per decidere se sarà necessario un intervento chirurgico o meno.

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#10
Vanotti: «Niente panettone e antidorifici per pensare al Giro»
Il bergamasco alle prese con un infortunio delicato

Niente dolci, niente bibite, niente alcool e nemmeno carboidrati o carne rossa, ma se è per questo neanche antidolorifici. Alessandro Vanotti (nella foto con il dottor Sergio Veneziani) stringe i denti e sta a dieta. «Non è facile sotto Natale, dove tutti si sbizzarriscono con panettone, pandoro e mascarpone – dice a tuttobiciweb.it il 35 enne atleta bergamasco alle prese con il recupero da un brutto infortunio -. Ora la parola d’ordine è pazienza e rigore. Devo recuperare ma soprattutto devo stare attento al peso, all’alimentazione. Non voglio mettere su niente, perché meno massa grassa avrò accumulato quando sarò chiamato a tornare in bici e più facile sarà il recupero».

Tosto, tostissimo, e questa non è certamente una novità. Ma cosa centrano gli antidolorifici con tutto questo?... «L’infortunio me lo sono procurato mercoledì scorso a Calpe – racconta l’esperto gregario di Nibali -. Frattura del piatto tibiale proprio quando eravamo ormai vicino all’albergo. C’era un cartello con i lavori in corso, un camion e un birillo. La gomma del birillo è stata urtata da Fabio (Aru, ndr) e la gomma è finita contro la mia ruota, causando la caduta. Mi sono rialzato e ho capito subito che c’era qualcosa che non andava: la zona sinistra mi si è gonfiata subito come un’anguria. Bene, dopo una settimana sento ancora dolore, ma non voglio prendere neanche un antidolorifico, io ho sempre fatto così: se posso, evito. Preferisco stringere i denti ma far fare al mio fisico il proprio corso. Sono convinto che con gli antidolorifici ti muovi di più, ma sono altrettanto convinto che muoversi in questa fase non è un bene. Ci si deve muovere quando il fisico ti dice: vai, muoviti. Solo in quel momento puoi azzardare, perché significa che di danni non puoi più farne».

Tosto, tenace e saggio il bergamasco di Brembate Sopra, che rifugge i dolci e gli antidolorifici ma non le dolcezze di sua moglie Romina e della sua bimba (a marzo 8 anni, ndr) Angelica. «Quando sono tornato a casa, la mia bimba mi ha detto: “Papà, mi spiace tantissimo che tu non possa andare in bicicletta, ma sono felice che starai di più con noi…”».

Dolcezze e attenzioni da parte anche di tutta la squadra, che lo ricoprono da giorni di messaggi e telefonate. «Sono tutti estremamente carini e io non posso che ringraziarli – dice -. Io devo solo stare tranquillo, in questa fase devo solo pensare a fare meglio che posso il buon paziente e guardare al futuro con ottimismo: voglio essere al via del Giro e questo per me è l’obiettivo principale. E poi mi è andata bene. La risonanza ha escluso complicazioni e soprattutto l’operazione. Per dirla con le parole del dottor Claudio Carlo Castelli, primario del reparto di ortopedia dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ho una frattura bella. Quindi mi consente una cura conservativa: esercizi isometrici e anche qualche seduta di elettrostimolazione grazie ad un tutore molto lungo».

La velocità e la disponibilità sono state le chiavi che hanno fatto virare questa brutta storia in tutta un’altra storia…
«La squadra è stata eccezionale, il dottor Antonino Cassisi, Sergio Veneziani e il primario di Ortopedia Castelli che mi hanno permesso di fare degli accertamenti subito, appena atterrato ad Orio al Serio, sono stati fondamentali. E poi che dire di Umberto Inselvini, il nostro massaggiatore (in particolare di Aru, ndr), che è sempre pronto e disponibile a darmi una mano. E lo stesso devo dirlo per Maurizio Mazzoleni, uno dei nostri allenatori, che è tornato da Calpe per starmi vicino e darmi una mano nei primi movimenti di riabilitazione».

Parla di futuro Alessandro Vanotti, perché per lui questo è solo un fastidioso contrattempo, al quale si può porre rimedio solo pensando ad altro. «Sto facendo tutto in funzione del Giro – dice -. Anche in altre circostanze, dopo un infortunio, non solo ho recuperato bene, ma le cose per me e i miei capitani sono andate benissimo. Spero che anche questa volta sia così. Al momento, come ti ho detto, devo solo pensare a non metter su peso, quindi alimentazione corretta: carne bianca, pesce azzurro, niente zucchero, niente carboidrati, niente dolci. Se devo mangiare il riso allora mi faccio preparare quello nero che è molto meno calorico. Tra le persone che devo ringraziare c’è anche Andrea Andreazzoli, uno dei nostri cinque medici, il mio referente che mi sta vicino come pochi».

Insomma, Vanotti è più che motivato e mentalizzato che mai. Non c’è spazio per distrazioni o una fetta di panettone… «Guarda, tutt’al più una fetta di colomba: ma a Pasqua».

tuttobiciweb.it
 
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