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Alfredo Martini
#31
CIAO ALFREDO
Il ciclismo italiano piange un grande uomo di ciclismo

Pochi minuti fa il grande Alfredo Martini ha terminato la sua bellissima corsa terrena. Una delle più belle e imporatnti figure del ciclismo italiano ci ha lasciato. Ci mancherà il suo garbo, ci mancherà la sua saggezza, ci mancherà tutto di un uomo che ha fatto del buonsenso il proprio segno distintivo. Lo piangiamo e lo ricordiamo con profonda commozione. E con un magone grande così.

Nato a Firenze il 18 febbraio 1921, aveva compiuto 93 anni. Ha lottato fino alla fine e si è spento lentamente come una candela all’Ospedale di Firenze. Con lui se ne va il testimone più profondo e poetico che il ciclismo potesse trovare. Ha dato tutto se stesso fino alla fine. Ha lasciato a tutti noi una grandissima e preziosa eredità, ma da oggi il ciclismo italiano è certamente molto più povero.

«C’è chi mi ha eletto ambasciatore di ciclismo, chi mi ha visto come un profeta o un guru o un missionario - ha scritto con il collega Marco Pastonesi nel suo recente “La vita è una ruota” (edizione Ediciclo) -. Invece io ho sempre pensato che avrei potuto fare di più. Se guardo indietro, penso che la bicicletta e il ciclismo mi abbiano dato più di quello che io ho dato loro. Avrei voluto dare il doppio, ma bisogna saper accettare i propri limiti, con onestà».


CHI È STATO ALFREDO MARTINI

Martini fu corridore professionista dal 1941 al 1957.Vinse il Giro dell'Appennino nel 1947, il Giro del Piemonte nel 1950, una tappa al Giro d'Italia 1950 (quella di Firenze) che concluse al terzo posto dietro Koblet e Bartali vestendo la maglia rosa per una tappa, e una tappa al Tour de Suisse 1951, concluso al terzo posto dietro Kubler e Koblet.

Come direttore sportivo fu alla Ferretti e alla Sammontana dal 1969 al 1974 e vinse il Giro d'Italia 1971 con lo svedese Gösta Pettersson.

Da commissario tecnico della nazionale dal 1975 al 1997 ha condotto a conquistare la maglia iridata Francesco Moser nel 1977 a San Cristóbal (Venezuela), Giuseppe Saronni nel 1982 a Goodwood (Gran Bretagna), Moreno Argentin nel 1986 a Colorado Springs (Stati Uniti), Maurizio Fondriest nel 1988 a Renaix (Belgio), Gianni Bugno nel 1991 a Stoccarda (Germania) e nel 1992 a Benidorm (Spagna) più altri sette argenti e sette bronzi.

Dal 1998 è supervisore di tutte le squadre nazionali di ciclismo e Presidente Onorario della Federazione Ciclistica Italiana; contemporaneamente abbandona il suo pluridecennale incarico di CT della nazionale, lasciando il posto ad Antonio Fusi.

Nel 2007, con la collaborazione del giornalista sportivo Francesco Caremani, Martini ha raccontato la propria eccezionale carriera di atleta e di commissario tecnico in un libro di grande impatto emotivo per la passione per le due ruote che trasuda da ogni pagina. "Ciclismo, brava gente. Un secolo di pedali e passioni raccontato in presa diretta". Nel 2008 è uscito un altro libro importante, "Alfredo Martini, memorie di un grande saggio del ciclismo" di Franco Calamai, che ripercorre la vita, i ricordi e gli aneddoti di una vita passata nel mondo dei pedali. Ultimo suo lavoro: La vita è una ruota, scritto con Marco Pastonesi Edilciclo editore, Si parla di ciclismo e di tanta saggezza.

Da marzo 2013 era presidente onorario dell'"Associazione Fausto e Serse Coppi" a Castellania.

tuttobiciweb.it
 
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#32
Boia, che brutto colpo... Triste Triste Triste
 
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#33
Ciao Alfredo, le leggende non muoiono mai...
 
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#34
Tra i successi di Martini ricordiamo la sua capacità di cavalcare il doping per oltre vent'anni portando i corridori italiani a grandi successi internazionali, riuscendo comunque, inspiegabilmente, a diventare un simbolo di etica e sport pulito. Grande Alfred
 
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#35
Gershwin non si astiene dalle puntualizzazioni eh :P
 
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#36
E' stato il simbolo del ciclismo italiano per tantissimi anni e, anche se ormai non era più "operativo", la sua mancanza si sentirà di certo...
 
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#37
Non politicamente corretto, ma trovo sempre difficile contestare quello che scrive Gersh.

In ogni caso è un personaggio che mancherà, anche a 93 anni non era mai banale nei suoi interventi.
 
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#38
Gli anni della svolta doping sono stati il 93/94, quanto detto da Gershwin è incorretto
 
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#39
(26-08-2014, 09:49 AM)Gershwin Ha scritto: Tra i successi di Martini ricordiamo la sua capacità di cavalcare il doping per oltre vent'anni portando i corridori italiani a grandi successi internazionali, riuscendo comunque, inspiegabilmente, a diventare un simbolo di etica e sport pulito. Grande Alfred
premesso che non mi sembra il momento adatto ma sei così sicuro di ciò che dici?!?!

perché l'impressione che ho io è che Martini sia stato davvero un simbolo di etica e sport pulito, davvero.
uno come noi... con una passione innata per il ciclismo tanto da cercare sempre il buono nelle cose, secondo me al doping non c'ha mai creduto nel senso che con tanta illusione nel cuore non ha mai creduto a tante voci e ha sempre pensato allo sport come pulito salvo poi doversi ricredere su uno o un altro beccato rimanendone amaramente deluso.. il giorno dopo di nuovo a credere in sto sport con la stessa passione e illusione del giorno prima
questa è l'impressione che mi ha sempre dato Martini, e se non era lui così fate conto che sono io

poi a prescidere dal lato sportivo, in cui comunque probabilmente eccelleva per via di ciò che segue, dal lato umano uno come pochi.

un Grande che se ne va
 
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#40
A parte che era ct anche in quegli anni, ma poi con Saronni, Moser il doping era già al massimo splendore. Immagino che a Città del Messico nell'84 ci fosse anche lui insieme a Moser e Conconi. Negli anni novanta sono arrivate le regole contro il doping ma ce n'è stato bisogno perché fino a quel punto era il delirio totale. Per carità non è che era peggio degli altri ma questa mania di volerlo distinguere non la capisco (sulla Gazzetta oggi Bergonzi l'ha scritto pure esplicitamente, una roba tipo "negli anni più bui (doping) è sempre stato una guida")


Mentre lui era commissario tecnico, i suoi corridori erano dopati. Delle due l'una: o non se ne rendeva conto e quindi era totalmente incapace, o lo sapeva e contribuiva direttamente. Noi l'abbiamo visto da "commentatore" ma prima era coinvolto direttamente
 
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