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Andrea Tafi
#1
[Immagine: in_costruzione.png]
 
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#2
Il Kwaremont e Santa Liberata
Ne ha corsi 12: il primo nel 1994, l’ultimo nel 2005. Un po’ lui che si sentiva come a casa, un po’ i belgi che lo consideravano come un atleta di casa, insomma, invece di Tafi si sarebbe potuto chiamare Van Tafen.

Andrea, il primo Fiandre?
"Non si scorda mai. Lo desideravo, ma non me lo aspettavo. Siccome stavo bene, ero in forma, la condizione era buona, mi catapultarono in Belgio solo alla vigilia della corsa".

Emozionato?
"Un po’ preoccupato. Quando chiesi informazioni sul tempo, si misero a ridere. Poi mi risposero: sole e neve, freddo e pioggia, vento e nuvole, insomma variabile. Un tempo belga. È stato il primo insegnamento: mai chiedere che tempo farà in Belgio".

Come andò?
"Bene. Arrivai in fondo. E capii che l’inferno del Nord non era solo la Parigi-Roubaix".

Ce lo dica subito: meglio il Fiandre o la Roubaix?
"La Roubaix era il mio amore, fin da piccolo. Il Fiandre la mia passione, da grande. E mi conquistò ancora prima di partire: a Bruges, sulla piazza Sint Niklaas, dove tutti i corridori, a uno a uno, vengono chiamati e presentati. La piazza, immensa, è stracolma di gente fin dall’alba. Anche sotto la pioggia battente. E la gente ti chiama per nome, anche se non sei fiammingo ma di Lamporecchio. In quel momento senti già di aver vinto una tua personale corsa nel ciclismo, anzi, nella storia del ciclismo".

Primo nel 2002.
"Venivo dalla Tre Giorni di La Panne. Ideale per prepararsi come si deve. Sapevo di poter fare bene. E sapevo che, correndo in uno squadrone come la Mapei, paradossalmente avrei avuto meno possibilità. Perché la Mapei aveva già le sue carte: Bartoli, che aveva vinto nel 1996, e Nardello".

E?
"Cominciò male. Forai in uno dei primi settori di pavè. E per rientrare in testa, ce ne volle, anzi, ce la misi tutta. Però proprio quel contrattempo mi costrinse a reagire e mi dimostrò che ero in giornata".

Poi?
"Quando davanti rimase un gruppettino, e io dentro, sinceramente pensai che fosse già un grande onore essere lì. Più tardi, quando in quel gruppettino di attaccanti rientrarono Museeuw e Van Petegem, cioè i due favoriti, i due uomini da battere — Museeuw già tre vittorie, Van Petegem una — , mi sentii come se la corsa fosse finita. Almeno la mia corsa".

Invece?
"Quattro uomini al comando: Museeuw, Van Petegem, Nardello e io. Sul Muro di Grammont mi difesi da tutti gli attacchi. E quando scollinai in cima alla chiesetta, mi dissi che avrei potuto farcela. I due belgi si erano alleati e correvano a uomo: Van Petegem su di me, Museeuw su Nardello. Ebbi un’intuizione".

Quale?
"Appena Van Petegem venne a prendermi dopo un allungo, invece di aspettare che si muovessero gli altri, scattai ancora io. Li sorpresi. Conquistai quei 3 o 4 secondi che riuscii a mantenere fino all’ultimo. Se la vittoria nella Roubaix era stata sognata, voluta, inseguita e infine ottenuta, quella nel Fiandre giunse quasi inaspettatamente. E in questo senso è stata anche più bella".

Fiandre significa resistenza?
"Oltre i limiti che si possono immaginare. A volte te ne accorgi da solo, a volte sono gli altri a fartelo capire. Lì successe che Rolf Sorensen, in fuga con me, mi consigliò di prendere i muri regolari e poi di dare tutto in cima: era la maniera migliore per guadagnare. E così feci. Solo che, sul secondo muro, Sorensen mi urlò: ’Ti ho detto di prenderli tranquillo’. Furbo, il danese: capì tutto. Tanto che, appena rientrarono gli altri, disse subito: ’Occhio a Tafi, va come una moto’".

Più duro il Paterberg o il Koppenberg, più decisivo il Grammont o il Bosberg?
"Il primo muro non si scorda mai. Per me fu l’Oude-Kwaremont, il vecchio Kwaremont. Perché fu il primo muro che andai a esplorare, in allenamento, anzi, in ricognizione, la vigilia del mio primo Fiandre. E ne rimasi folgorato. Gli altri li scoprii in corsa".

Tafi, un segreto?
"Ma sì, adesso lo posso anche confessare: Santa Liberata. È la santa protettrice di Cerreto Guidi. Nei momenti di difficoltà, l’ho sempre invocata. E lei mi ha sempre aiutato".

Solo in corsa?
"L’ultima volta l’ho invocata ai Mondiali 2010 di Melbourne, 5 minuti prima che assegnassero i Mondiali 2013. E santa Liberata è stata ancora una volta generosa. E ha vinto Firenze".

gazzetta.it
 
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#3
VERSO IL FIANDRE. Tafi e un'emozione indimenticabile

A dieci anni di distanza dalla conquista del Giro delle Fiandre, Andrea Tafi ha ripercorso quel giorno così importante della propria carriera ai microfoni del programma di Radio Manà Manà Sport “Ultimo Chilometro”, affermando: «tra le tante vittorie che ho avuto in carriera, senza nulla togliere alle altre, le più importanti sono quelle ottenute al Fiandre, alla Roubaix e al Giro di Lombardia: ho sempre sognato di vincere la Roubaix fin da quando ero bambino, ma per la suspance che si era venuta a creare quel giorno la vittoria al Giro delle Fiandre del 2002 è stata la più sofferta e quella che ricordo con maggiore affetto. Quella vittoria è stata particolare perché al mattino noi della Mapei avevamo fatto la riunione con il direttore sportivo Serge Parsani e io non figuravo tra i capitani: durante la corsa, però, ho attaccato per fare selezione e il gruppo non mi riprendeva più, allora Parsani mi ha dato il via libera per proseguire la mia azione, e così ho vinto. E’ stato un successo che non speravo di raggiungere per il fatto che non partivo da capitano, ma alla fine sono riuscito a conquistare questa vittoria che ricorderò sempre».
Tafi ha anche commentato il nuovo percorso del Fiandre, orfano del Grammont: «il Giro delle Fiandre senza il Grammont è come la Sanremo senza il Poggio, viene privato di uno dei punti più importanti, però è anche vero che una corsa come il Fiandre non perderà comunque il fascino e resterà sempre durissima. Per il 17 Giugno, però, in accordo con il sindaco della località, ho organizzato una gara ciclistica dove gli amici potranno venire a pedalare proprio su questo storico muro del Giro delle Fiandre».
Infine, l’ex corridore ha espresso un parere su chi potrà essere il vincitore di domenica: «giustamente tutti prevedono un duello tra Boonen e Cancellara, ma io voglio mettere tra di loro anche Alessandro Ballan, perchè è un ragazzo che merita fiducia».

tuttobiciweb.it
 
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