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Artisti al margine
#1
Alcuni grandi artisti dei secoli passati, ma anche più recenti, sono purtroppo quasi sconosciuti al grande pubblico generalista.

Apro questa rubrica per parlare proprio di loro, del loro genio dimenticato, delle loro vite spesso al margine rispetto ai grandi centri della produzione artistica mondiale, del loro essere eccentrici e bizzarri.

Siccome il lavoro è lungo le puntate non hanno scadenza regolare.
 
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[+] A 3 utenti piace il post di Giugurta
#2
Puntata numero 1: L’allucinato Bramantino (1460/65 - 1530)


Si è alle volte abituati a immaginare l’arte dei secoli passati come puro ideale di raggiungimento di armonia e bellezza: sia essa una bellezza devota o profana. Ebbene, la gradevolezza della contemplazione estetica subisce indubbiamente un arresto nella pittura del lombardo Bramantino, nei suoi volti, che vanno dallo scheletrico-esangue all’alienato mentale, nelle sue Madonne tristissime, con le occhiaie arrossate, gli occhi tondi e distanziati e senza sopracciglia. Figure quasi aliene, deformate, mostruose.


Bartolomeo Suardi nasce a Bergamo tra il 1460 e il 1465, ma già nel 1480 lo troviamo a Milano, orfano di padre e sotto la tutela di una madre che lo avvia alla bottega dell’orafo Francesco de Caseris. Ma il giovane Bartolomeo è probabile che esca presto da lì per inserirsi nella schiera di seguaci dell’urbinate Donato Bramante (Fermignano, Urbino 1444 – Roma 1514), che negli anni ottanta del Quattrocento lavorava al rifacimento della chiesa meneghina di Santa Maria presso San Satiro, ideandone il finto presbiterio: un capolavoro di illusionismo prospettico che non aveva eguali in Lombardia e che ebbe subito un’eco clamorosa.
Il rapporto tra Bartolomeo, l’allievo, e il suo nuovo maestro divenne talmente stretto che un documento ufficiale del 1489 ricorda il Suardi come “Bartholomeo Brabantino”, soprannome con cui ancora oggi lo conosciamo.


Tuttavia, i dipinti giovanili del bergamasco non hanno la compostezza di quelli di Bramante, sembrano infatti guardare più che altro ad un oscuro pittore lombardo di nome Bernardino Butinone (Treviglio, BG 1450 circa – 1510 circa), che aveva portato alle estreme conseguenze il linguaggio tragico ed espressionista conosciuto a Ferrara durante un suo soggiorno. (In immagini la principale opera del principale pittore ferrarese: Cosmé Tura).


Si prenda ad esempio l’Adorazione del Bambino (1485 circa) di provenienza sconosciuta, ma ora alla Pinacoteca Ambrosiana, in cui una schiera di santi scarnificati, non tutti ben identificabili si accalca a pregare attorno al Bambino, in una giornata di gelida foschia mattutina.


Uno stile drammatico, tragico e di successo visto che nel 1490 Bramantino è chiamato a lavorare nella sala del Tesoro del Castello Sforzesco, dove realizza un classicissimo Argo, dai cento occhi, perduti, pronto a sorvegliare sui beni dei signori di Milano. Nell’affresco Bramantino mette in campo tutta la sua sapienza prospettica mutuata dal maestro Bramante.


Nel corso degli anni Novanta lo stile del Bramantino va consolidandosi e si viaggia verso una metafisica ante litteram. Opere come l’Adorazione dei Magi (1495?), ora a Londra, con un corteo di personaggi enorme – che viene da chiedersi, dopo una prima occhiata, quali siano i Magi e quali le comparse – è in grado di trasmetterci un senso di sospensione e di mistero che ritroveremo oltre quattro secoli dopo solo nel giovane De Chirico.
Ma quella nebbiolina di fondo, quelle montagne azzurre che piano piano prendono piede nell’arte del bergamasco non possono che essere debitrici di Leonardo, che col suo primo soggiorno milanese (1482-1499) stava cambiando il corso dell’arte occidentale.


Santi coi volti imbronciati e caricati, come piacevano al Leonardo disegnatore, compaiono poi nella pala (ex trittico) di San Michele (dipinto nel 1505 per la chiesa milanese di San Michele alle Chiuse ed ora all’Ambrosiana), l’opera probabilmente più clamorosa di Bramantino, che non si fa scrupoli nel mettere in scorcio, su quel pavimento di città post-apocalittica, il corpo nudo del vescovo eretico Ario (sconfitto simbolicamente da Sant’Ambrogio) e di un magnifico rospone umanizzato simboleggiante Satana (ricacciato negli inferi da San Michele). Non si commentano neanche i volti arrossati e sgraziati della Madonna e degli angeli che le stanno a fianco: Bramantino lo si ama, lo si accetta e non lo si discute.


E non lo amo solo io, lo amavano particolarmente anche i francesi, dominatori di Milano dal 1500 al 1513, che nella persona del loro vassallo Gian Giacomo Trivulzio, marchese di Vigevano, gli commissionano un ciclo di arazzi raffiguranti le allegorie dei mesi. Antoine Turpin, signore feudale di Voghera, invece gli fa realizzare un ciclo di affreschi per il castello della sua città.


In un’epoca imprecisata del primo decennio del Cinquecento Bramantino esegue un altro dei suoi più clamorosi capolavori: la Crocifissione, ora a Brera, ma proveniente da una chiesa ignota. Il clima straniante, da film fantasy-cupo penso non abbia bisogno di tante descrizioni. Angeli e demoni sembrano contendersi – e ciò è assurdo – l’anima di Cristo, due lune dal volto umano fanno da giudici.


Nel 1508 Bartolomeo Suardi detto Bramantino è probabilmente il più grande artista lombardo vivente e in tal guisa viene chiamato da Papa Giulio II per decorare le Stanze Vaticane, insieme a Raffaello Sanzio (Urbino, 1483 – Roma, 1520), Lorenzo Lotto (Venezia, 1480 – Loreto, 1557) e Giovanni Antonio Bazzi detto il Sodoma (Vercelli, 1477 – Siena, 1549). L’apprezzamento del papa per il più giovane dei quattro, Raffaello, porterà al rapidissimo licenziamento degli altri.


Tornato in patria è difficile ricostruire la sua attività, le tele iniziano a diradarsi ed egli si impegna anche nell’attività di architetto per realizzare il mausoleo in onore dei Trivulzio. La restaurazione sforzesca del 1513 non sembra causargli problemi, e Bramantino cambia padrone senza difficoltà.
Nel 1525 è nominato da Francesco II Sforza “architetto e pittore ufficiale e curiale”.


Muore a Milano nel 1530, circondato dagli onori, ma presto un nuovo stile classicista, uniformato sul linguaggio romano, porterà a dimenticarsi presto di un’anima così tanto bizzarra ed eccentrica.


IMMAGINI

[Immagine: PIC179O.jpg]
Donato Bramante, finto coro di Santa Maria presso San Satiro, 1482-1490 circa, Milano


[Immagine: 713px-Bernardino_Jacobi_Butinone_-_The_D...hicago.jpg]
Bernardino Butinone, Deposizione, Chicago, Art Institute, 1480 circa

[Immagine: 220px-Cosm%C3%A8_Tura_029.jpg]
Cosmé Tura, Pala Rovrerella, 1472 circa, Londra, National Gallery

[Immagine: Bramantino%2C_adorazione_del_bambino.jpg]
[Immagine: Ambrosiana-Bartolomeo-Suardi-detto-il-Br...85x215.jpg]
Bramantino, Adorazione del Bambino, 1485 circa, Milano, Pinacoteca Ambrosiana


[Immagine: Bramante_e_bramantino%2C_Argo%2C_Sala_del_Tesoro_02.JPG]
Bramantino, Argo, 1490, Milano, Castello Sforzesco


[Immagine: 1200px-Bram0.5.jpg]
Bramantino, Adorazione dei Magi, 1490-1495, Londra, National Gallery


[Immagine: Giorgio-De-Chirico-Gare-Montparnasse-The...rture-.JPG]
Giorgio de Chirico, La malinconia della partenza, 1914.


[Immagine: 800px-Bramantino%2C_madonna_delle_torri.jpg]
Bramantino, Pala (ex trittico) di San Michele, 1505, Milano, Pinacoteca Ambrosiana



[Immagine: 800px-Bramantino%2C_crocifissione.jpg]
Bramantino, Crocifissione, 1505 circa, Milano, Pinacoteca di Brera



[Immagine: cacciata-di-eliodoro-dal-tempio-e1500223340252.jpg]
Raffaello, La cacciata di Eliodoro dal Tempio, Città del Vaticano, Stanze Vaticane, 1511-1512. L'opera di Raffaello copre probabilmente un precedente lavoro iniziato da Bramantino


[Immagine: 2869MilanoSNazaro.jpg]
Bramantino, Mausoleo Trivulzio, presso san Nazaro in Brolo, Milano, dal 1512
 
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[+] A 6 utenti piace il post di Giugurta
#3
E io che volevo il premio...
 
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[+] A 2 utenti piace il post di Paruzzo
#4
Il mio voto lo hai avuto
 
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