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Auro Bulbarelli
Auro Bulbarelli: "La mia vita tra salite e discese"
Lo storico telecronista del ciclismo in tv si racconta: dai pedali al suo biliardo. "Pantani resterà nel mio cuore". Amicizia vera con Bettini e con il "fratello" Cassani

MANTOVA.C'è una sottile (ma evidente) differenza tra chi descrive una storia e chi la racconta. Auro Bulbarelli è sicuramente un giornalista che sa raccontare. Lo ha fatto per anni a bordo di una moto, inseguendo corridori al Giro d’Italia, oppure dalla cabina cronaca sulla linea del traguardo. Lo fa ancora oggi da dietro la scrivania come giornalista di Rai Sport.

La passione per lo sport, per il suo biliardo, per il ciclismo: Bulbarelli è stato un punto di riferimento per un’intera generazione di appassionati attraverso le cronache di Mamma Rai. È stato anche la “causa” di una serie infinita di 4 in pagella per chi vi scrive. Aprile, maggio, giugno e luglio incollato alla tv con nonno e papà per grandi giri e classiche, e la matematica da ripassare che finiva inesorabilmente nel dimenticatoio. La storia professionale di Bulbarelli parte da lontano: «Avevo 18 anni – racconta – e nel 1989 grazie a mio padre Rino riuscii ad entrare nel mondo del Giro d’Italia. L’allora patron della corsa Torriani mi mise su un’auto al seguito della gara. Mi occupavo di spedire i fax con tutti i risultati ai giornali». Da lì il passaggio al giornalismo fu breve: «Nel 1991 la redazione regionale lombarda della Rai assunse 8 persone. Io ero professionista ed entrai nello staff. Non mi occupavo di sport, facevo un po’ di tutto. Ricordo gli inizi con l’inchiesta di Mani Pulite, poi nel 1995 passai ad occuparmi principalmente di sport. La motonautica, lo sci, il pugilato, la Formula 1 con il mitico Zermiani. Ricordo che facevo una rubrica su Rai 3 che parlava di tamburello».

Nel 1998 la svolta. La Rai riprese i diritti di trasmissione del Giro dopo la parentesi Fininvest. Adriano De Zan in cronaca, Bulbarelli sulla moto per raccontare da vicino le gesta dei campioni. Uno su tutti: Marco Pantani: «Gli ho voluto bene – confida Auro – ma non mi elevo al grado di suo amico come molti fanno. Ne aveva pochi di amici, li selezionava con cura. Era una persona unica, pensare di essere qui a distanza di anni a raccontare la sua morte mi provoca ancora un senso di tristezza incredibile». La famosa tappa di Campiglio del 1999, quella in cui la corsa partì senza la maglia rosa del Pirata squalificato in mattinata, fu davvero strana. E Bulbarelli divenne eroe involontario: nella discesa del Mortirolo ci fu la rovinosa caduta di Massimo Codol che finì contro un muretto. Fermo disteso in mezzo alla strada con ciclisti e ammiraglie a sfrecciargli a pochi centimetri. Bulbarelli in diretta tv scese dalla motocronaca e si mise in mezzo alla carreggiata per segnalare il pericolo. Dopo la scomparsa del grande Adriano De Zan Bulbarelli diventò la voce delle due ruote.

Peccato che il suo periodo fu segnato da numerosi scandali doping: «Non provo rammarico ad aver raccontato quegli anni perché credo che ogni periodo storico porti con sé pregi e difetti. Facciamo l’esempio di Armstrong e di tutti i Tour che gli sono stati tolti. Per me è una scelta ipocrita. Il doping e in generale gli aiuti farmacologici sono dei tentativi di spingere il proprio fisico a superare il limite. Ben più grave è chi utilizza motorini per far viaggiare la bici. Con questo non voglio giustificare chi ha usato sostanze illecite, per carità. Però nella valutazione generale credo ci voglia più equilibrio». Un campione ha segnato la vita professionale di Bulbarelli: Paolo Bettini. Due volte campione del mondo su strada, medaglia d’oro olimpica ad Atene, una serie infinita di classiche nel cassetto: «L’ho visto nascere sportivamente – sottolinea Bulbarelli –. Ho un ricordo simpatico di Bettini: nel 1997 era da poco passato professionista, io ero in Toscana per le interviste alle varie squadre in preparazione prima della stagione. Ero in un albergo a Donoratico e il titolare mi disse che c’era un ragazzo del posto molto promettente da sentire. Gli diedi appuntamento l’indomani alle 10, ma feci tardi e mi presentai alle 11.30, con circa un’ora e mezza di ritardo. Nella hall dell’hotel trovai Bettini in divisa che mi stava aspettando nonostante mi fossi addormentato. Tra noi poi si è instaurata un’amicizia che va oltre il rapporto tra giornalista e sportivo».

Per gli appassionati non c’è Auro Bulbarelli senza Davide Cassani. L’attuale ct della Nazionale è stato a lungo commentatore Rai: «Ci vediamo regolarmente, nonostante la vita professionale ci ha allontanato quando capita di trovarci è come quando si incontrano due fratelli». Ma Bulbarelli non è solo ciclismo. È (soprattutto) biliardo. Una passione nata da ragazzo che lo ha portato a conquistare premi su premi: «Sicuramente sono più ferrato sul biliardo rispetto al ciclismo – scherza –, devo dire che quello della stecca è un mondo che mi ha sempre appassionato». E non è solo questione di passione: Bulbarelli è stato vice campione d’Europa e ha vinto l’argento ai campionati italiani a coppie nel 2016. Un vero mago, con la stecca e con il microfono.

di Andrea Gabbi per La Gazzetta di Mantova
http://gazzettadimantova.gelocal.it/mant...hfmamabs-1
 
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Auro  Heart
 
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E' riuscito a farmi piacere anche il biliardo quando lo commentava 2 anni fa. :) Ave
 
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Per non dimenticare....memorabile Tchimil Cool

 
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[+] A 3 utenti piace il post di Italbici
Visto che siamo in zona Gialappi, un giovane Bulbarelli alle prese con un quiz sportivo



 
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[+] A 1 utente piace il post di Hobbes
Auro è il nuovo direttore di Rai Sport  Ave
 
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[+] A 5 utenti piace il post di Lambohbk
Nel 2011, da vicedirettore, aveva fatto ottime cose, speriamo bene.

Magari, dall'anno prossimo, più cross e soprattutto in diretta, grazie.
 
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