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Belluno - Moena, Giro d'Italia 1962 e 1963
#1
La cavalcata dei Monti Pallidi

   

Le Dolomiti vengono chiamate anche Monti Pallidi e a questo nome è legata una leggenda, con variazioni nelle versioni. Eccone due:
http://www.alto-adige.com/cultura-natura...ti-pallidi
https://www.saliinvetta.com/culture-e-tr...ti-pallidi
 
Questa la ricostruzione della tappa su La Flamme Rouge:
https://www.la-flamme-rouge.eu/maps/viewtrack/hd/130576
Nota: ho registrato la tappa con il “Giro d’Italia ASO style” ma si può visualizzarla con altri stili scegliendo dall’elenco disponibile accanto alla scritta Race. E’ anche possibile visualizzare le pendenze cliccando, accanto alla scritta Slopes, su Salite.ch style (il giallo indica le pendenze dal 7,1 al 10%, il rosso oltre il 10%) o su ASO style (il nero indica pendenze superiori al 9%). Un piccolo difetto è che google maps non “legge” le gallerie, basandosi sull’altitudine; alcuni piccoli “picchi” improvvisi vanno ignorati.

[Immagine: 1963_19MoenaM_zpsgmzahsze.jpg]


Vincenzo Torriani credeva molto nella capacità del Giro d’Italia di promuovere il turismo e per il Giro 1962 inventò nomi fantasiosi per avvalorare tappe e località. Ci furono così la “Baia delle Favole” a Sestri Levante, la “Valle Santa” a Rieti, le “Balconate Valdostane” per le montagne della Valle d’Aosta, e “La cavalcata dei Monti Pallidi” per la tappa dolomitica. 
Il giorno della Belluno – Moena il freddo intenso e la neve resero le condizioni di corsa sempre più difficili, finché Torriani non decise di interrompere la corsa sul passo Rolle. Era una tappa molto attesa, con il fascino degli otto GPM e di quel nome da leggenda, tanto da indurre il "patron" a riproporla nel 1963. Fu di nuovo una giornata di maltempo ma meno rigida e tremenda dell’anno prima, e questa volta fu possibile completare “la cavalcata” fino a Moena.
Siamo già alle offerte speciali quindi, due tappe al prezzo di una!

Nel 1962 la tappa si disputò il 2 giugno, dopo un giorno di riposo. Nell’arrivo a Belluno di due giorni prima aveva vinto Carlesi, battendo allo sprint lo spagnolo Soler e la maglia rosa Armand Desmet.
La mattina della tappa si presenta con freddo e nuvole scure, poco dopo la partenza inizia a nevicare. Angelino Soler, che aveva vinto la Vuelta l’anno prima, parte subito all’attacco, passando per primo sul Duran e sulla Forcella Staulanza, andando però in crisi nelle salite successive. Il primo a raggiungerlo e superarlo è Vincenzo Meco, 21enne scalatore abbruzzese nella sua stagione di esordio, che dopo la sesta tappa, a Fiuggi, aveva anche indossato per un giorno la maglia rosa. Meco transita per primo sul Passo Cereda e arriva per primo anche sul Rolle, dove Torriani interrompe la tappa dichiarandolo vincitore. La neve si è accumulata già in abbondanza e la strada è quasi impraticabile, si scivola anche in salita. A tre minuti e mezzo si classifica un gruppetto comprendente tra gli altri Baldini, Massignan, Taccone e Battistini, che conquista così la maglia rosa.
Dei 130 partenti se ne ritirarono ben 57. Si arrese anche l’Angelo della montagna Charly Gaul, protagonista sei anni prima dell’impresa sul Bondone, in una analoga giornata da tregenda. 

Graziano Battistini mantiene la maglia anche nelle due impegnative tappe successive, all’Aprica e a Pian dei Resinelli, ma resta attardato nella Lecco – Casale Monferrato, tappa pianeggiante, e vede scivolar via la grande occasione, finendo soltanto ottavo in quel Giro. Vantava anche un secondo posto al Tour 1960, vinto dal “Leone del Mugello” Gastone Nencini. Autore del colpo di mano fu Franco Balmamion, che vinse così a 22 anni il suo primo Giro d’Italia, precedendo sul podio Massignan e Defilippis, quarto posto per un altro 22enne, Vito Taccone.


Nel 1963, come l’anno prima, la tappa precedente arrivava sui tornanti del Nevegal, dove vinse Pambianco. Arrivo alla spicciolata, con Zilioli secondo e Balmamion terzo. Al quarto posto un 25enne Adorni, che strappò la maglia rosa a Ronchini. Adorni aveva vinto due giorni prima la cronometro di Treviso (56 km.), tappa in cui Ronchini si era ripreso la rosa da Balmamion.

La mattina del 7 giugno piove e fa freddo ma non ci sono minacce di neve. Era un ciclismo che stava transitando dall’era Bartali – Coppi a quella Gimondi – Merckx, le squadre erano in grado solo in parte di “tenere” la corsa e una tappa con tanti colli diventava terreno di battaglia sin dalle prime salite. Altra fuga vincente per il camoscio d’Abbruzzo Vito Taccone, alla sua quinta sinfonia in quel Giro dopo le quattro vittorie consecutive ad Asti, Oropa, Leukerbad e Saint Vincent. Secondo arriva Enzo Moser, terzo è Balmamion, che attaccando sul Valles riesce a staccare Adorni, al quale darà tre minuti sul traguardo di Moena. A Milano, due giorni dopo, Balmamion conquisterà il suo secondo Giro d’Italia, precedendo proprio Adorni e Zancanaro.

E’ l’anno in cui il Giro comincia a entrare maggiormente nelle case attraverso la televisione. La RAI aveva migliorato la qualità delle riprese in diretta (la voce era già quella di Adriano De Zan) e Sergio Zavoli inizia l’innovativo Processo alla tappa, in cui personaggi come Taccone e Adorni, a proprio agio davanti alle telecamere, saranno da subito protagonisti.
Ho vaghi ricordi televisivi di una tappa di quel Giro, avevo 8 anni, ma non so se fosse questa Belluno – Moena. Taccone era in testa, con circa tre minuti su Balmamion, a sei minuti gli inseguitori, non ricordo immagini di Enzo Moser. Erano riprese da una telecamera fissa, su uno dei passi.

Divenni tifoso di Taccone, del quale cercavo sempre le figurine, scegliendo non benissimo il mio idolo dato che quell’anno fu l’ultimo in cui l’abruzzese primeggiò a questo livello. Ricordo una tappa appenninica di fine anni sessanta in cui Taccone, dispiaciutissimo per essere arrivato solo secondo, stupì De Zan dicendo che aveva chiesto il permesso a Gimondi e a Merckx per attaccare! De Zan chiese se quindi servisse il permesso e Taccone rispose che se i grandi non volevano lasciarti andare non avevi chance (c’è da dire che era un arrivo in salita).

Coetanei, 22 anni nel 1962 e 23 anni nel 1963, Balmamion e Taccone non tornarono più a quei livelli, pur proseguendo con una onorevolissima carriera. Balmamion nel 1967 fu comunque secondo al Giro (alle spalle di Gimondi e precedendo Anquetil e Adorni) e terzo al Tour (a 7 minuti da Pingeon), stesso anno in cui fu anche campione italiano vincendo il Giro di Toscana. L’anno dopo vinse solo la Cronostaffetta degli Abbruzzi (in team con Schutz e Motta); non ricordavo questa gara, idea curiosa!
 
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[+] A 1 utente piace il post di OldGiBi
#2
Torriani, De Zan, Zavoli. Tre fenomeni, ognuno nel suo campo. Che epoca stupenda che deve essere stata.

Avercelo oggi un Torriani che ti disegna queste tappe.

Taccone uno dei miei preferiti del sua epoca, uno tra i corridori più particolari di sempre.
 
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#3
Torriani che fu quello che inserì nel percorso della Milano-Sanremo il Poggio e poi la Cipressa, portandola così al suo percorso TRADIZIONALE.
 
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#4
Siamo ai minimo storici per la qualità di personaggi. Vegni Pancani De Stefano...
 
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[+] A 1 utente piace il post di Danilo M.
#5
(27-07-2017, 08:43 PM)Danilo Ha scritto: Siamo ai minimo storici per la qualità di personaggi. Vegni Pancani De Stefano...

Straquoto! Con Zomegnan, Bulbarelli e Cassani non si andava male. 

Passi, nonostante tutto, per l'attuale mediocrità RAI, ma Vegni che teorizza il collegamento tv solo per l'ultima mezz'ora... Brrrr...
 
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