Login Registrati Connettiti via Facebook



Non sei registrato o connesso al forum.
Effettua la registrazione gratuita o il login per poter sfruttare tutte le funzionalità del forum e rimuovere ogni forma di pubblicità invasiva.

Condividi:
Bradley Wiggins
#1
in arrivo
 
Rispondi
#2
Bradley Wiggins "Roubaix e Tour lanciano la volata per Londra 2012"
Il team Sky, ad inizio 2010 quando è stato presentato, è stato annunciato come una corazzata, e questo ha fatto si che l'arrivo degli inglesi in gruppo non sia stato visto di buon grado da tutti gli osservatori. Alla fine della prima stagione il bilancio della squadra dalla maglia nera, è stato sotto le aspettative. Errori di giovinezza? In alcuni casi si. Errori causati dalla voglia di vincere? In altri casi certamente si.

SKY, L'ANNO DELLA RIVINCITA - Per il 2011, gli uomini di Dave Brailsford hanno imparato dai loro errori. A darne la prova sono le parole di Bradley Wiggins, l'atleta più rappresentativo del gruppo britannico. Il leader del Team Sky, che si è fatto notare con un quarto posto al Tour de France, segno di una metamorfosi fisica ormai completa per un uomo arrivato della pista, giocherà tutte le sue carte al Tour 2011. “Conosco le ragioni del mio piazzamento. Ho sbagliato a correre il Giro d’Italia a tutta perché alla fine, l’ho pagato sulle strade del Tour. È vero che ho vinto il prologo d’apertura, preso la maglia rosa e quella fuga di 56 corridori che mi ha consentito di conquistare il settimo posto per un pò di giorni. Ho provato a giocare le mie carte. Però in salita ho preferito salire con il gruppetto. Non avevo la condizione necessaria per puntare alla classifica”.

PARIGI ROUBAIX E TOUR DE FRANCE - Per Bradley Wiggins, la stagione 2011 è iniziata al Tour de Quatar. Le strade del Golfo Persico hanno dato l’opportunità al leader di ritrovare il ritmo gara, ma sono anche l’occasione per stilare il programma della sua stagione. “La Parigi-Nizza che ho iniziato ieri sarà uno dei miei grandi obbiettivi con quella cronometro di 29 chilometri. Poi ci sarà il Criterium Internazionale e il Delfinato nella mia preparazione del Tour. Per prepararmi, andrò anche alle Canarie per un ritiro in altura.”

Ma c’è una sorpresa nel programma di Wiggins. “Amo molto le gare organizzate dall'ASO. Il mio sogno è la Parigi-Roubaix perché amo il pavé. Nel 2009, sono arrivato 20° e poi al Tour sono andato forte. La farò anche quest'anno e speriamo sia di buon auspicio.”

Bradley Wiggins scommetterà dunque tutta la sua stagione sul Tour de France. Una preparazione mirata dopo un 2010 in chiaroscuro. Lui, non ha dubbi, si vede lottare per la maglia gialla. “Studierò il percorso nel mese di maggio. Adesso so solo che il percorso è difficile. Nello staff tecnico del Team Sky, ci sono dei tecnici che lavorano sui percorsi, studiandoli e preparando delle cartine con le indicazioni necessarie per facilitare il lavoro dei corridori. E' grazie al loro lavoro che so ad esempio che la seconda tappa, un cronometro a squadre molto impegnativa, sarà uno degli obbiettivi per la squadra. Qui avremmo l'opportunità di prendere la maglia gialla. Personalmente, non vedo perché non potrei lottare di nuovo per il podio sul Campi Elisi.”

Ma una lotta contro chi? "Ora che sappiamo che ci sarà anche Alberto Contador tutti si aspettano che sia lui l'uomo da battere. Proprio per questo, però, io vedo favoriti i giovani come Andy Schleck, Jurgen Van den Broeck o Robert Gesink.”

OBIETTIVO LONDRA 2012 - Arrivato alla strada grazie al lavoro su pista, Bradley Wiggins ama tornare all'interno dei velodromi. E, da buon britannico, attende con impazienza l'arrivo del 2012, per fare bene alle olimpiadi di Londra. “Ci ho già pensato. Dopo la mia prima gara in Quatar, ho gareggiato in Coppa del Mondo a Manchester per un test nell'inseguimento a squadre. Una prova che rilancia la rincorsa del mio paese agli ori olimpici. Anche questo inverno, infatti, mi sono allenato su pista. A Pechino abbiamo vinto tutto ma a Londra non ci sarà l’inseguimento individuale. Io però ci sarò ugualmente e, centrare un titolo nell'inseguimento a squadre mi riempierebbe di gioia” conclude Wiggins.

Jérome Christiaens - ciclismoweb.net
 
Rispondi
#3
Credo molto poco in Wiggins,in ottica Tour.
A mio avviso,se dovesse fallire,dovrebbe rinunciare del tutto a pensare di fare classifica nelle 3 settimane,magari specializzandosi nelle corse brevi;
Il lavoro continuo con la nazionale della pista,se da un lato lo tiene sempre "sveglio" e pronto,dall'altro,non so quanto possa aiutarlo a migliorare in salita,il suo vero punto debole.
Compensare il tutto con un pò d'altura,non basta.
Vedremo a luglio.
Per non parlare delle sue intenzioni di fare una gran Roubaix...
 
Rispondi
#4
WIGGINS. La Vuelta per preparare il mondiale crono

Dopo aver subito un intervento chirurgico per la riduszione della frattura della cavicola, Bradley Wiggins sta già pensando al futuro: nei piani del campione britannico infatti c’è ora la Vuelta a España per preparare il grande obiettivo del campionato mondiale a cronometro. A confermarlo è stato lo stesso corridore del Team Sky con un messaggio su twitter.

tuttobiciweb.it
 
Rispondi
#5
Wiggins, nulla è impossibile
"Il ciclismo ora è cambiato"


Bradley Wiggins è tra i corridori pià attesi nella stagione appena iniziata. Siamo andati a trovarlo nel ritiro della Sky a Maiorca

L’Inghilterra è sempre stata terra di rugbisti e canottieri, mezzofondisti e ranisti. Oggi di ciclisti: uomini e donne, stradisti e pistard. Tant’è che, allo stesso tempo, la bicicletta si è sublimata a strumento campagnolo, cittadino e soprattutto metropolitano, a proposta e risposta economica, a stile di vita. Brad Wiggins sta alle corse di tre settimane come il campione del mondo Mark Cavendish a quelle di un giorno. Siamo venuti a trovare "Wiggo" a Maiorca, a un raduno del Team Sky. E abbiamo scoperto che...

Wiggins, se lei fosse una rock band?
"The Jam".

Se fosse un animale?
"Un labrador".

Se fosse un libro?
"Non la mia autobiografia, quella non vale niente. Semmai la biografia di Keith Richards, il Rolling Stone".

Se fosse un film?
"’Platoon’".

Se fosse una bici?
"La mia prima bici non aveva marca. Poi ho avuto una Lapierre, francese. Poi bici da pista e ora da strada".

E senza bici?

"Calcio. E’ quello che avrei voluto fare da piccolo. E che poi, per un po’, ho fatto: centrocampista. Tengo al Liverpool".

Se lei fosse Pat McQuaid?
"Andrei avanti così. Mi sembra che stia facendo un buon lavoro".

Se fosse il Tour de France?

"Tornerei ai Tour degli anni Ottanta, magari a quello del 1986, quando vinse Greg LeMond. Cronoprologo, cronosquadre di 56 km e due crono individuali di 61,5 e 58 km".

Se lei fosse il Giro d’Italia?
"Amo il Giro. Ma è troppo duro. Forse è solo questione di tempo. Comunque lo renderei più dolce".

Se lei fosse l’Onu?
"No, grazie. E’ spazzatura".

Altri sport?

"Da fare, non posso. Da imparare, neanche. Mi godo la bici, mi dà tutto, continuo così. Da vedere, calcio".

Beckham o Wilkinson?
"Chi è Wilkinson?".

Il più lungo periodo senza bici?

"Quest’anno, cinque settimane dopo il Mondiale. Ma è andata bene, sono stato attento, ho bevuto poco, peso ok".

Ma lei, com’è?

"Tra birra e vino, prima molta birra, adesso un po’ di vino. Tra alba e tramonto, alba: mi sveglio presto. Tra acqua e fuoco, acqua. Tra doccia e bagno, doccia. Tra palcoscenico e natura, palcoscenico. Tra libro e e-book, libro: mi piace la carta. Infatti, tra giornale e Internet, giornale. Tra sterlina e euro, sterlina: è l’unica cosa veramente inglese che ci è rimasta".

Tra Oxford e Cambridge?

"Né l’uno né l’altro".

Tra destra e sinistra?

"Sulla strada: forse la destra. Politicamente: né l’una né l’altra".

God save the Queen?
"No. Meglio God save Cavendish".

Corse?

"Algarve, Parigi-Nizza, Catalogna, Romandia, Delfinato, Tour de France, Olimpiade a Londra. Poi vacanza".

Come pensa di poter battere Contador, Evans e gli Schleck?
"Nessuno è imbattibile. Non esistono supermen. Un giorno storto capita a tutti. Il ciclismo è cambiato, c’è più gente che può salire sul podio di un Tour".

Dove pensa di dover migliorare?
"In salita, senza perdere a crono. Fisicamente mi sento più forte, e non solo in bici".

Wiggins, che cosa farà da grande?
"Non ci ho ancora pensato".

Quindi tutto è possibile?
"O magari niente".

Marco Pastonesi, gazzetta.it

 
Rispondi
#6
(26-01-2012, 04:37 PM)BidoneJack Ha scritto: Beckham o Wilkinson?
"Chi è Wilkinson?".

God save the Queen?
"No. Meglio God save Cavendish".

Come pensa di poter battere Contador, Evans e gli Schleck?
"Nessuno è imbattibile. Non esistono supermen. Un giorno storto capita a tutti. Il ciclismo è cambiato, c’è più gente che può salire sul podio di un Tour".

Quindi tutto è possibile?
"O magari niente".

Grandissimo :D
Mi è sempre piaciuto, cmq anche pensabile l'idea dell'86. Il fascino di lunghe cronometro, ma rigorosamente con tante salite (non si può sbilanciare tutto a favore dei cronomen, ma con salite dure e cronolunghe ci sta Sisi ) ogni 5-6 anni ci sta.... IMHO
 
Rispondi
#7
WIGGINS. Se mi dopassi, distruggerei la mia vita
Da una settimana indossa la maglia gialla e ha firmato alcune conferenze stampa piuttosto burrascose, spesso sollecitato a rispondere a dubbi e perplessità che lo riguardano: Bradley Wiggins ha deciso così di rispondere per iscritto sulle colonne del Guardian, spiegando le sue ragioni, il suo pensiero, le sue ossessioni ed anche i suoi eccessi. Ecco l'articolo di Bradley Wiggins:

Mi sono state fatte delle domande sul doping in questi giorni e io non mi sento di avere dato una risposta tanto esauriente quanto avrei voluto. Capisco che, vista la storia recente di questo sport, mi vengano fatte, ma in ogni caso mi danno fastidio. E' difficile sapere cosa dire, mezz'ora dopo aver terminato una delle corse più difficile che hai mai corso, quando sei a pezzi. Le insinuazioni mi fanno arrabbiare, perchè pensavo che le persone avrebbero ripercorso la mia storia, le cose che ho detto quando è scoppiata l'Operacion Puerto alla vigilia del Tour 2006, quelle che ho detto quando Landis è stato trovato positivo e quelle che ho detto quando sono stato allontanato dal Tour con la Cofidis dopo che Cristian Moreni è stato beccato nel 2007.

Ritornando a casa, ho gettato il mio kit Cofidis in un cestino dell'aeroporto di Pau perchè non volevo essere visto con nulla di loro addosso, e ho giurato che non avrei più corso con quei colori perchè ero troppo arrabbiato per quello che era successo. Ciò che ho detto allora, resta vero oggi. Nulla è cambiato. Sento le stesse emozioni e rimango sulle frasi dette.

Per capirmi, credo che la gente debba guardare al contesto da cui provengo, al modo in cui questo sport è cambiato ed io sono migliorato. Mi vedono andare forte in una crono come ho fatto domenica: posso farlo perchè ho lavorato duro per colmare il gap che c'era fra me, Cancellara e Tony Martin. Cosa viene dimenticato è che la differenza fra me e questi ragazzi non era enorme in passato, anche se prima non mi impegnavo neanche lontanamente quanto sto facendo in questi due anni.

Credo che negli anni di aver dimostrato quello che posso fare. Sono stato quinto nella cronometro di Albi del 2007, dietro Alexandr Vinokourov, Andrey Kashechkin, Cadel Evans e Andreas Klöden.
I primi due sono stati testati positivi e quindi sarei stato terzo, a due settimane dal via di un Tour che non era in cima ai miei obiettivi.

Avevo già il motore, e lo ho mostrato quell'anno vincendo vincendo il prologo al Delfonato e la Quattro giorni di Dunquerque. Come nel 2005 quando sono stato settimo ai mondiali a cronometro: due corridori arrivati davanti a me, Vino e Kashechkin, sono stati più avanti squalificati per doping; un terzo, Ruben Plaza, è stato implicato nell'Operacion Puerto. Quell'anno ho vinto una tappa di montagna al Tour de l'Avenir.



Quando mi guardo indietro, ricordo quello che succedeva allora in questo sport, e trovo che fosse un'altra epoca. Personalmente la trovavo difficile. Dovevo provare a negoziare un contratto - poniamo di 50.000 sterline - Avevo due figli di cui preoccuparmi, una sussistenza da guadagnare con tutto quel che stava succedendo, e la gente mi insultava perchè altri erano dopati. Ero risentito, e non ero affatto timido nel dire quel che pensavo del doping perchè danneggiava direttamente la mia vita e quella della mia famiglia.

Da allora, i controlli hanno iniziato a funzionare meglio, è stato introdotto il passaporto biologico, e quindi è più difficile doparsi. Le possibilità di essere beccati sono molto più alte di prima. Credo che questo sport stia cambiando, se guardo a quel che hanno fatto Ryder Hesjedal al Giro d'Italia e Chris Froome alla Vuelta. Da quando il cambiamento è iniziato, le mie performance sono migliorate, conseguentemente all'aumentare del mio impegno.

Non sto dicendo che il nostro sport sia uscito dalle palude, ma che per me il doping è un problema meno preoccupante, non è più un chiodo fisso nella mente, perchè non sono più battuto da atleti che poi vengono trovati positivi. Se c'è una differenza in me rispetto al passato, è che oggi sono più concentrato su quello che sto facendo. Presto meno attenzione a quel che succede fuori dalla mia bolla perchè non finisco più secondo dietro a gente che si dopa.

Mi tocca di meno, in termini di preoccupazioni, ma la cosa importante è che nulla è cambiato in quello che provo. Nulla è cambiato delle ragioni per cui mai mi doperei. Infatti, le ragioni per cui non userei mia droghe sono più importanti. Ho una famiglia, una vita che ho costruito e che avrei troppa paura di perdere se mai venissi beccato. Ho scritto tutto ciò nella mia autobiografia nel 2008 e sento le stesse cose oggi. E' solo che lo dico meno. C'è più attenzione su di me, e questo mi rende più chiuso. Non mi trovo a mio agio nel ruolo di leader, come è stato scritto nel mio libro.

La domanda cui bisogna rispondere non è “perchè non prenderei mai droghe?”, ma “perchè dovrei farlo?” So esattamente perchè non mi doperei mai. Sono arrivato al ciclismo professionistico con un background differente rispetto a quello di molti altri ragazzi. C'è una differenza culturale nel ciclismo britannico. La Gran Bretagna è una nazione in cui il doping non è moralmente accettabile. Sono nato in Belgio, ma cresciuto in Gran Bretagna, in me il valori olimpici sono tanto importanti quanto quelli del Tour. Non mi interesso di cosa dice la gente, l'atteggiamento nei confronti del doping in Gran Bretagna è diverso rispetto a quello che c'è in Italia o in Francia forse, dove un corridore come Richard Virenque può doparsi, essere beccato, squalificato, tornare e diventare un eroe nazionale.

Se mi dopassi potrei potenzialmente perdere tutto quello che ho. La mia reputazione, la mia tranquillità, il mio matrimonio, la mia famiglia, la mia casa. Tutto.
Ho raggiunto le mie medaglie olimpiche, i miei titoli mondiali, il titolo di Baronetto.
Andrei a prendere i miei figli in una scuola sperduta del Lancashire con tutti gli sguardi addosso, tutti saprebbero che ho imbrogliato, che ho vinto il Tour de France, ma che poi sono stato beccato. Mi ricordo che nel 2007 ho gettato il kit della Cofidis in un cestino dell'aeroporto di Pau, dove nessuno mi conosceva, perchè non volevo essere associato in alcun modo al doping.
Poi immagino come sarebbe la mia vita in una piccola comunità come la mia in cui tutti sanno tutto di tutti.

La faccenda non riguarda solo me. Ho sempre vissuto in Gran Bretagna. Tutti i miei amici sono nel ciclismo, e così la mia famiglia allargata. Il ciclismo per me non è solo il Tour de France. Mia moglie organizza gare in Lancashire. Ho il mio centro dove la gente viene e paga 40 sterline per andare in bici. Se tutto questo fosse costruito sulla sabbia, se stessi imbrogliando tutte quelle persone, dovrei vivere con la consapevolezza che tutto potrebbe scomparire da un momento all'altro. Mio suocero lavora nel ciclismo e non sarebbe più capace di farsi vedere ancora in giro. La sua famiglia è nel ciclismo da 50 anni, e io li farei sprofondare nell'imbarazzo e nella vergogna. La faccenda non riguarda solo me: se io mi dopassi Sky, che sponsorizza tutto gli sport in Gran Bretagna, rischierebbe di finire in rovina e con essa Dave Brailsford e tutto ciò che ha fatto, e il mio allenatore Tim Kerrison.

Semplicemente non voglio vivere in una situazione così. Doparsi non varrebbe la pena. Stiamo parlando solo di sport. Lo sport per me non significa più di tante altre cose che ho, vincere il Tour de France ad ogni costo non varrebbe la pena di perdere tutto quello che ho.


Non voglio rischiare di perdere tutto quello che ho avuto dalla vita. Non voglio perchè amo quello che ho. Non rischierò per una “pozione magica”: alla fine della giornata sono un ragazzo che non vede l'ora di portare suo figlio al campo estivo di rugby dopo il Tour, dove forse incontrerà il suo eroe, Sam Tomkins. E' questo che mi sta facendo rimanere qui. Quello che mi piace è dare il massimo e lavorare duro. Se sentissi di avere bisogno di doparmi, smetterei domani stesso, mi metterei a correre cronometro di dieci chilometri, andrei in bici al bar la domenica, e mi metterei a mettere a posto le mensole alla Tesco.
Tuttobiciweb.it
 
Rispondi
#8
Ma per me queste dichiarazioni sono inutili.. semplicemente finché non viene trovato positivo è pulito e quando viene trovato è dopato. Ho fiducia nel sistema. Certo, quello che ha detto Wiggo è bello, ma è irrilevante nell'economia del: è dopato o no?
(No.)
 
Rispondi
#9
Mah insomma, bisogna avere "Do baeotti cussì!"[cit. zio Dino] per fare dichiarazioni del genere, perchè se un giorno dovesse venire trovato positivo gli toccherebbe andare in giro con un sacchetto del pane in testa per coprirsi la faccia. Io dopo aver letto questo articolo non dico che ci metto la mano sul fuoco, ma poco ci manca, rimarrei davvero sorpreso se un giorno dovesse risultare positivo ad un controllo. E comunque così facendo ha zittito tutti gli ignoranti che lo additavano come dopato...
 
Rispondi


[+] A 1 utente piace il post di Luciano Pagliarini
#10
Grande Wiggo!
 
Rispondi
  


Vai al forum:


Utente(i) che stanno guardando questa discussione: 1 Ospite(i)