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Continental 2014, ecco le regole del gioco
#1
ESCLUSIVO: Continental, ecco la bozza della FCI
"Si tratta ancora di una bozza, dovremo confrontarci, parlare con i team. In questo fine settimana abbiamo solo avviato il dibattito e le prime impressioni sono state positive anche se, come è ovvio le difficoltà da affrontare sono ancora molte" voce pacata, idee chiare e l'intenzione di cambiare le regole per migliorare il sistema, per potenziare il panorama dilettantistico italiano e permettere ai nostri atleti di avere tutte le armi necessarie per lottare alla pari anche in campo internazionale.

[Immagine: doc1.jpg]

Dall'altra parte della cornetta c'è Renato Di Rocco, il presidente della FCI: "L'unico motivo per cui vale la pena sviluppare le Continental anche in Italia è quello di dare una opportunità ai nostri giovani. In questi anni abbiamo combattuto i team continental stranieri che corrono spesso con regole finanziarie e antidoping praticamente inesistenti e l'opinione della federazione in questo campo non è certo cambiata. Ciò non significa che non siamo attenti e sensibili a ciò che accade anche fuori dai confini italiani ed è per questo che qualche mese fa ho chiesto alla struttura tecnica di elaborare uno studio sul mondo delle continental, valutandone i pregi e i difetti ed il grado di fattibilità anche in Italia. Ne è uscita una bozza molto interessante (che oggi ciclismoweb è lieto di proporre in assoluta esclusiva ed anteprima: CLICCA QUI per scaricare il file, ndr) che ha evidenziato la possibilità di utilizzare le Continental per sviluppare tutte le potenzialità del nostro movimento dilettantistico".

Nasce da qui la proposta di abbassare a 30.000 euro la garanzia fideiussoria necessaria per costituire il team continental con licenza italiana "Qui bisogna essere chiari, si tratta di garanzia non di una tassa intascata dalla FCI" ci tiene a precisare Di Rocco "Non abbiamo messo alcuna tassa sugli atleti o sulle squadre. Se questa bozza un giorno dovesse entrare in vigore non ci sarà alcuna tassa ulteriore sulle spalle delle squadre. Il costo della affiliazione alla FCI rimarrà equivalente a quello di una normale formazione dilettantistica." Una garanzia, peraltro, indispensabile per entrare a far parte del mondo professionistico: così come il bilancio, i contratti registrati e l'assicurazione integrativa.

Le agevolazioni, però, saranno dirette ai team dilettantistici "storici" e non aperte agli avventurieri dell'ultim'ora "Nei dilettanti abbiamo delle squadre che rappresentano il patrimonio del nostro movimento: ci sono molti team che per struttura, personale e atleti non hanno nulla da invidiare ai team professionistici. Da questa constatazione nasce l'idea di permettere alle stesse squadre di sfruttare appieno tutto il proprio potenziale aprendosi al calendario mondiale e ottenendo il massimo della visibilità anche attraverso la partecipazione alle gare professionistiche. Non vogliamo estirpare o cancellare i dilettanti" aggiunge e sottolinea Di Rocco "Anzi. L'obiettivo è permettere ai migliori atleti di accumulare esperienza in campo internazionale e, allo stesso tempo, lasciare spazio ai ragazzi più giovani e ai team minori per crescere ed affermarsi nelle gare italiane."

Il documento parla chiaro, offre una possibilità, tende una mano ad un movimento che nel 2013 dovrà fare i conti con un passivo che si annuncia pesantissimo: meno 14 squadre al via e oltre 20 gare in meno in calendario, questi saranno i dati con cui bisognerà fare i conti tra 12 mesi se le tristi proiezioni dovessero essere confermate. Aprire i confini, alzare il mirino verso gare di qualità, puntare sulla crescita graduale dell'atleta e non sul risultato immediato potrà costare caro in termini di numero di successi ma potrebbe pure essere l'unica strada percorribile per garantire un futuro ad una categoria altrimenti destinata ad implodere.

CLICCA QUI PER SCARICARE LA BOZZA SULLE CONTINENTAL ELABORATA DALLA FCI

Andrea Fin - ciclismoweb.net
 
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#2
Mi sembra una buona idea. E' un progetto difficile da attuare, perchè comunque le squadre dilettantische si dovrebbero sdoppiare e in questo periodo non è facile dal punto di vista economico. Però magari con l'aiuto di qualche team maggiore (anche se ne rimangono sempre meno...) si può fare.
E' all'incirca quello che ha fatto il Team Idea, con ottimi risultati tra l'altro.
 
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#3
Il problema però é il solito: il Santoni che chiede affiliazione ungherese, Fanini che va in Ucraina o Usa. L'idea é ottima, ma dev'essere pensata a livello internazionale e non solo nazionale. Speriamo che l'UCI sappia coglierla...
 
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#4
Continental in Italia: uno sguardo da ampliare
Il toponimo "Europa" è di origine incerta. La teoria più accreditata è che derivi dal greco antico εὐρύς (eurus), che significa "ampio" e ὤψ/ὠπ-/ὀπτ- (ōps/ōp-/opt-), che significa "occhio, viso", quindiEurṓpē, significherebbe di "largo sguardo", “ampio d'aspetto". Ma nella mitologia greca Europa era la figlia di Agenore, re di Tiro. Zeus la vide e se ne innamorò e per possederla si trasformò in un toro bianco. La condusse fino a Creta cavalcando il mare e lì ebbero tre figli, tra i quali Minosse. Creta diventò la culla della civiltà europea. Il nome Europa, da quel momento, indicò le terre poste a nord del Mar Mediterraneo. Un termine geografico indefinito, che comprendeva due continenti divisi dal Mediterraneo, centro del mondo: da una parte l'Europa confinata a nord dalle sconosciute regioni iperboree; dall'altra l'Asia, nella quale erano compresi anche l'Egitto e la Libia.

VISIONE DA AMPLIARE - Quindi non stupiamoci se andando a curiosare nel sito dell'Uci, alla voce team continental troviamo almeno quattro squadre algerine, una ethiope, francesi, croate, danesi, inglesi. Insomma squadre da tutto il mondo anticamente conosciuto come Europa. Ma Europa ha la radice di “vedere” e di “ampio spazio” tanto che la visione dell'antico continente si è ampliata a tutto il mondo ora conosciuto. Quindi continental in America, Colombia, Brasile, Australia e tutto il globo.

Ampie visioni, ampio spazio. Quello che la federazione Ciclistica e il presidente Di Rocco hanno anticipato, anzi, hanno cercato di adattare al passo con i tempi. Eh si perchè se censite nel sito dell'Uci ci sono quasi 160 squadre continental in tutto il mondo in italia ne abbiamo solo una e le altre tre con residenza straniera ma a tutti gli effetti italiane sono state cancellate per insolvenze o addirittura mai partite. La Federazione italiana a fine mondiali olandesi ha tirato una riga definitiva sui risultati battendo i pugni sul tavolo. Da qui si cambia. Linea giovane, corridori puliti, innesto di professionisti tra i dilettanti.

E ha stilato una bozza condivisibile per la gran parte, certamente perfettibile in senso filosofico, comunque da definire e comunque una strada da percorrere. Ma per quella che era solo una bozza, di contro si è registrata una alzata di scudi da parte dei tecnici dei team che ha fatto capire ancora una volta che forse da cambiare generazionalmente è proprio la categoria dei tecnici dei team. Nonostante ce ne siano di giovani, ma la testa e la mentalità forse non è al passo con i tempi. Il mondo cambia, si globalizza, anche il ciclismo tricolore lo deve fare. Una delusione per la federazione soprattutto da parte di quei team che hanno avuto in questi ultimi anni fior di convocati illustri con risultati però non pari all'onore della convocazione e che per primi avrebbero dovuto fare un passo avanti nella svolta sulle continental: preferiscono il circuito del campanile alla grande competizione internazionale.

CONTINENTAL QUANTO MI COSTI? - L'eterna domanda, è meglio essere primi nelle Gallie o ultimi a Roma? Meglio primi nei circuitini del campanile o piazzati in competizioni di livello internazionale? Perchè le continental falliscono da noi, perchè non decollano? Forse i costi troppo alti degli stipendi dei corridori che in base alla legge 91 devono essere equiparati a quelli dei corridori di un team professional. Si può fare davvero una continental a zero o minimo di stipendio? La legge italiana lo permetterebbe pur essendo un team continental equiparato a una squadra para–professionistica o para-dilettantistica?. Un corridore italiano in una continental dovrebbe essere pagato venticinquemila euro, in Polonia ad esempio tremila euro all'anno. Parliamo di altri costi. Aumentano sicuramente perchè i team continental italiani, almeno così dicono, si devono pagare alberghi, materiale tecnico e quanto altro serve per mettere in piedi una squadra. Di conseguenza per mantenerla in piedi il numero degli atleti si deve abbassare a 12 – 14. E poi rimane la fascia d'età da proteggere. I team continental investirebbero solo su ad esempio qualche juniores al passaggio di categoria e con all'attivo un gran numero di vittorie salvaguardando solo un numero risicato di under al primo anno. Il resto, i corridori dai 19, 20 anni ai 21-22 chi li seguirebbe? Molti hanno la maturità, la scuola il desiderio di iscriversi all'università. Il nostro sistema scolastico è completamente differente rispetto a quello degli altri stati stranieri. Negli stati Uniti ad esempio non c'è l'esame di maturità. Anche questo si deve valutare in una eventuale bozza perfettibile. In Italia esiste un sistema di ciclismo dilettantistico che è completamente differente rispetto agli altri stati stranieri.

In media, ogni domenica ci sono almeno quattro corse con un tetto massimo di duecento partenti. Almeno ottocento i dilettanti che ogni domenica corrono sulle strade italiane. In Germania ad esempio pare ci siano solo duecento tra corridori professionisti e corridori di continental. I dilettanti non esistono. E corrono in molte gare insieme, para-dilettanti e professionisti. Si rischia così di ridurre il numero di corridori e squadre in Italia? La bozza federale, ripetiamo perfettibile, è da vedere, discutere, analizzare. Prevede che se un corridore partecipa ad una gara continental non può correre in una gara regionale.

IPOTESI CONTRARIA - Ma facciamo l'ipotesi di ribaltare la prospettiva delle continental. Non si fanno continental ma la FCI fa una deroga in base alla quale, ad alcune gare di livello inferiore, gare professionistiche intendiamo, si possono far partecipare gli elite. Nel 2013, salvo sorprese dell'ultim'ora, ci saranno in Italia solo 5 squadre professionistiche, due world tour e tre professional: da una parte Lampre e Cannondale, dall'altra Bardiani, Androni e Fantini. Al via di corse come Coppa Sabatini, Peccioli, Matteotti, Bernocchi, Coppa Placci e qualche altra potrebbero ritrovarsi appena in 50, ma se queste fossero aperte alla partecipazione dei team dilettantistici? A quante gare potrebbero partecipare? E all'estero, i team dilettantisti italiani potrebbero correre? Altra ipotesi da studiare.

E se non si potesse derogare al regolamento continental, perche non creare una nazionale italiana con licenza continental che funga da approdo per i migliori talenti del movimento nazionale da far crescere e maturare nelle gare professionistiche? Almeno quelle italiane, per scongiurare il rischio di vedere al via meno di una centuria di atleti o di dover aprire le frontiere ai team, spesso poco competitivi o poco affidabili, provenienti dall'Est Europa.

Ecco Di Rocco per guidare la federazione per altri quattro anni dovrà valutare anche queste nuove opportunità. Il mondo si globalizza, cresce, aumenta, si amplifica, mica vorremmo rimanere ancora dietro all'Etiopia come accaduto per i nostri corridori under ai mondiali di Valkenburg?

Tina Ruggeri - ciclismoweb.net
 
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#5
CONTINENTAL 2014: ecco le regole del gioco
Il Progetto Continental è pronto. Da oggi si conoscono le regole del gioco e si potrà iniziare a progettare il 2014 con un pò di concretezza in più.

PRONTI... VIA! - La FCI, infatti, ha ufficializzato in questi giorni il regolamento per i team continental italiani invista della prossima stagione. Un testo unico che ricalca le caratteristiche di cui si discuteva ormai da un anno, un insieme di norme che in qualche punto si fa cervellotico ma che delinea un sistema teso alla valorizzazione dei giovani italiani.

Per allestire un team continental, oltre a tutti i documenti richiesti, basterà aprire una ASD o una SRLD e avere 4.500 euro da versare per la licenza a cui sommare i 30.000 euro di fideiussione bancaria: fatto questo si potrà girare l'Europa per correre tutte le gare del calendario Uci ad esclusione delle gare World Tour e di quelle HC estere.

Non avrebbe senso, infatti, creare un Team Continental per continuare a correre le gare dilettantistiche italiane nonostante il regolamento italiano preveda la possibilità di prendere parte alle gare nazionali e, con gli atleti del 1° e 2° anno fino al raggiungimento di 20 punti, anche alle gare regionali.

La regola che piace di più è quella che impone di avere la metà degli atleti under 23; anche se l'età massima rimane 26 anni, sarà possibile ingaggiare uno o due "fuoriquota" (uno se organico di 8 atleti, 2 se almeno 12 atleti). Spazio anche agli ex-professionisti che potranno essere al massimo 2 per squadra, così come gli atleti del primo anno con più di 35 punti.

Infine le plurime affiliazioni: sarà possibile "associare" ad un team continental una formazione dilettantistica con cui "scambiare" gli atleti ma solo nelle gare nazionali e regionali.

VALUTAZIONE - Nel complesso il nuovo sistema creato dalla FCI accoglie tutte o quasi le istanze presentate dai team dilettantistici italiani nel corso delle riunioni che si sono susseguite negli ultimi 12 mesi. La volontà sembra quella di creare un "dilettantismo d'eccellenza" in grado di fare da cuscinetto tra il dilettantismo esasperato e il professionismo.

Rimane da verificare il calendario gare che resterà a disposizione dei team continental: attualmente, infatti, si potrebbero contare sulle dita di una mano le gare professionistiche italiane disposte ad accettare in massa i team continental tricolori e, se anche i manager dei team con licenza professional o world tour dovessero iniziare a porre dei veti, tutto si potrebbe complicare terribilmente.

Per sfruttare a pieno le possibilità offerte dalla licenza continental bisognerà mettere in programma trasferte in Francia, Spagna, Germania ed Europa dell'Est, dove le gare 1.2 e 2.2 sono interamente dedicate alle continental: ma chi avrà il coraggio, le conoscenze e le risorse necessarie per farlo?

CLICCA QUI PER SCARICARE IL REGOLAMENTO CONTINENTAL 2014>>>

Scritto da Andrea Fin
http://www.ciclismoweb.net/index.php?opt...Itemid=107
 
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#6
Vedremo cosa accadrà in pratica, intanto aver reso possibile la formazione di queste squadre Continental è un passo avanti
 
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#7
Roberto Reverberi: "Continental come camere d'aria"
Continental è la più antica casa produttrice di pneumatici, nata nel 1871 in Germania. E a questo punto vi domanderete? Pneumatici? Perchè? Cosa quagliano con il ciclismo?

Pneuma deriva dal greco antico πνεύμα, ovvero "respiro", "aria", "soffio vitale" ma anche “vuoto”. E nei filosofi presocratici indica l'anima, il principio originario, ovvero l'arché sempre dal greco ἀρχή, connesso alla vita, impalpabile e invisibile, dunque immateriale. Ma anche materiale come dimostra un otre vuoto che soffiandovi dentro si gonfia riempiendosi di materia. Con gli stoici il termine viene accostato a quello di spirito, anche anima. Quindi pneumatici altro non sono che un involucro nel quale soffiare aria, il vuoto all'interno insomma. E non a caso la Continental ha chiamato così i propri prodotti, le proprie gomme, i copertoni, usati anche nel ciclismo. In gergo italiano camere d'aria. Beh camere d'aria continental...Per carità nessuna assonanza con il progetto continental anche se il divertissement, il gioco di parole ci sta. Insomma un progetto che, come ha già affermato più di qualcuno appare un bell'involucro con lo pneuma dentro, una camera d'aria. Un regolamento lacunoso e non lacunoso, a fisarmonica insomma. Nè carne nè pesce. Da quel pero e da quel fico...direbbe il bracciante agricolo... Non professionisti ma professionisti, non pagati ma pagati, un trampolino per i giovani ma anche un angolino dove l'elite attende mesto e laconico la fine della sua carriera.

Un po' come negli anni Ottanta il campione dopo aver dato il meglio di se nelle sudatissime stagioni in bicicletta si ritrovava a correre in quelle squadre considerate un po' garibaldine... Come un pensionato che va a finire i propri giorni in riviera...Insomma il regolamento c'è, ora avanti all'assalto delle Asd, squadre dilettantistiche ma con carta d'identità professioniistica. Che però a chi fa le cose fatte bene nel gran mondo del ciclismo proprio non vanno giù.

“Eh non mi dispiace io non ci sto – parla irritato Roberto Reverberi, una dinastia nel ciclismo e una squadra che sa farsi sempre onore tra le professional -. Noi paghiamo fior di quattrini, dobbiamo dare la reperibilità dei corridori, tasse, stipendi certificati degli atleti e poi ci ritroviamo a gareggiare con gente senza regole. Corridori, poveri loro, che non hanno passaporto biologico nè sono obbligati a dare la propria reperibilità”.

E si infiamma l'emiliano “Noi paghiamo ben 80 mila euro per il passaporto biologico. Le Protour 120, abbiamo norme rigide da rispettare e mò arriva un gruppo di continental assieme a noi? Che mettano almeno la reperibilità. Mi dispiace ma così non ci sto”.

Tra team manager e direttori sportivi ne state parlando? “Certo che si. E le dirò di più. Alcuni direttori sportivi dei dilettanti mi hanno chiesto consiglio. Alcuni parevano quasi sicuri di farla poi hanno cambiato idea. Troppe spese, meglio rimanere tra i dilettanti mi hanno detto. Certo. Viaggi, trasferte, alberghi. Tutto è a carico della continental. A volte a mala pena fanno fatica a pagare noi squadre professional, pensate voi se gli organizzatori si mettono a pagare le continental. Che poi molte delle continental estere altro non sono che squadre di dilettanti. E non è che si vincano gare o titoli solo perchè si fanno le continental”.

E affonda la lama Reverberi. “Mi è successo in più situazioni, in corse in Francia, Belgio, Olanda dove ci sono numerose continental, che quei paesi favoriscono la presenza delle loro squadre semi - professionistiche non di quelle straniere, per difendersi tra loro e fare numero. Non serve fare quel tipo di squadra per andare a correre all'estero. Basta rimanere tra i dilettanti e chiedere i permessi per uscire a correre fuori”.

Camere d'aria? “Si ha ragione. Un involucro con dentro boh, un regolamento che pur avendolo riletto non l'ho compreso fino in fondo. Vi racconto un episodio. Mi sono interessato a un corridore di una squadra continental. Per prenderlo avrei dovuto pagare una penale di diverse migliaia di euro. E forse solo allora il corridore avrebbe visto un minimo di stipendio. Ho lasciato perdere. Preferisco prendere un under fatto crescere in una buona squadra e poi passarlo al professionismo ed essendo sicuro che ha fatto tutti i controlli, I corridori continental purtroppo non sono sottoposti a un regime di controlli sanitari adeguati. No fatte così così non ci siamo proprio. Inoltre il nostro sistema fiscale è diverso da quello straniero. Per carità ci hanno provato, vedremo a fine mese in quanti aderiranno. Sono curioso”....

Ci saluta Reverberi. Sta preparando con i suoi corridori il Trittico Lombardo e alcune e corse in Francia. E i suoi meccanici hanno molte camere d'aria da gonfiare adesso...

Scritto da Tina Ruggeri
http://www.ciclismoweb.net/index.php?opt...Itemid=111
 
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#8
Il problema del passaporto biologico non sapevo ci fosse ed è sensato. Comunque il cambiamento che deve esserci non è formale, ma di mentalità, l'introduzione delle Continental poteva essere un assist per questo. Il dilettantismo non può già essere il traguardo, poi quando passi professionista cosa ti rimane?
 
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#9
La Trevigiani sarà Continental nel 2014 (invece la Zalf dovrebbe rimanere così com'è)
 
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#10
Tanti corridori scarsi nelle Continental italiane: il progetto è fallito ancora prima di iniziare
Ce l’hanno presentata come una riforma epica che cambierà in meglio il ciclismo italiano. Oggi, ad un mese dall’effettiva entrata in vigore delle squadre Continental italiane è giunto il momento di tracciare un primo bilancio.

Sono sei le formazioni dilettantistiche che hanno optato per questa categoria e si tratta di Area Zero, Marchiol, MG K Vis, Nankang, Team Idea e Vega.

Ricordiamo che, almeno nelle intenzioni dichiarate, le Continental sarebbero servite per dare modo ai migliori giovani italiani di fare attività internazionale e collezionare così esperienza utile. A dire il vero le prime norme sul punteggio erano mirate proprio a salvaguardare la qualità dei giovani corridori, poi, come spesso accade in Federazione, interpretazioni bizzarre hanno consentito a chiunque volesse allestire una Continental di farlo.

Per vedere se l’aspettativa è stata mantenuta è sufficiente prendere i migliori 50 Under 23 italiani del 2013 e capire quanti di loro militino in squadre Contiental.

Citazione:6 CORRIDORI UNDER23 in WORLD TEAM: Davide Villella, Davide Formolo, Alberto Bettiol, Luca Wackermann, Niccolò Bonifazio, Valerio Conti,

4 CORRIDORI UNDER 23 in TEAM PROFESSIONAL: Andrea Zordan, Andrea Fedi, Andrea Manfredi, Gianni Bellini,

5 CORRIDORI UNDER 23 in CONTINENTAL ITALIANE: Luca Chirico, Liam Bertazzo (MG K Vis), Alfonso Fiorenza (Nankang), Francesco Sedaboni, Paolo Lunardon (Marchiol)

2 CORRIDORI UNDER 23 in CONTINENTAL STRANIERE: Michele Scartezzini (Astana), Riccardo Stacchiotti (Vini Fantini)

32 CORRIDORI UNDER 23 in SQUADRE DILETTANTISTICHE

1 CORRIDORE UNDER 23 RITIRATO

Non a caso, squadre di primo piano quale Zalf e Colpack hanno deciso di non fare questo passo, benchè avessero atleti tra i migliori d’Italia, mentre troviamo tra le Continental squadre che non hanno mai fatto la differenza tra i dilettanti come ad esempio la Vega.

Guardando gli organici delle Continental italiane crediamo che non ci vada un talent scout per comprendere che su 75 corridori nessuno diventerà mai un campione, una decina potranno diventare dei buoni corridori e tutti gli altri smetteranno presto di correre senza lasciare traccia nel mondo del ciclismo professionistico.

Se l’obiettivo della Federazione era quello di far fare attività internazionale ai giovani la strada intrapresa è sbagliata: oggi abbiamo squadre dilettantistiche (Cygling Team Friuli, Monviso – Venezia, Generali, ecc) che fanno attività all’estero e Continental che, escluso il Gp di Lugano, non varcano i confini nazionali.

Non solo, queste squadre Continental non creano posti di lavoro, i corridori non hanno un contratto professionistico e non hanno neppure la necessaria dignità, spesso non ricevono rimborsi spese e si pagano gli hotel.

L’unico obiettivo che la FCI sembra aver raggiunto è quello di garantire agli organizzatori italiani 6 squadre a costo zero, ovviamente svalutando il prodotto ciclismo a salvaguardia dell’orticello di pochi.

Insomma, più che una riforma epocale per il ciclismo, ci pare più simile alla corazzata potemkin: una ca**ta pazzesca.

ciclismo-online.it
 
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