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Davide Cimolai
#1
 
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#2
2015 e 2016: ancora Lampre-Merida per Cimolai
Velocità e resistenza, classe e determinazione: queste le qualità distintive di Davide Cimolai, corridore di talento giunto alla quasi completa maturazione sul quale la Lampre-Merida ha deciso di investire anche per le prossime due stagioni

Il venticinquenne friulano ha siglato l’accordo per correre anche nel 2015 e nel 2016 con la maglia blu-fucsia-verde, garantendosi un biennio agonistico durante il quale consolidare le proprie capacità e dare seguito ai buoni risultati ottenuti: pur non avendo ancora trovato la via del successo, Cimolai nelle ultime due stagioni è andato vicino al risultato pieno in corse World Tour come il Tour de France (4° nella 2^tappa del 2013 e 9° nella 4^frazione del 2014), la Tirreno-Adriatico (6° nella 3^tappa del 2013), il Criterium del Delfinato (5° nella 3^tappa), l’Eneco Tour (3° nella 1^tappa) e nella Classica di Amburgo (7°).

Il ruolo di Cimolai in squadra sarà particolarmente importante, dato che potrà confrontarsi con le Classiche del Nord e avere buona libertà nel cercare il risultato personale in corse che possono favorire il suo spunto veloce, oltre a essere all’occorrenza spalla degli sprinter del team nelle volate di gruppo.

“Sono ovviamente molto felice per il prolungamento del contratto per altre due stagioni: è bello vedere concretizzata la fiducia da parte della dirigenza della squadra, della famiglia Galbusera di Lampre e dello sponsor Merida – ha spiegato Cimolai – In questi tre anni trascorsi in squadra sono maturato molto, credo che la prossima sarà una stagione importante e decisiva per compiere il definitivo salto di qualità“.

comunicato stampa Lampre-Merida
 
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#3
Cimolai: «La Sanremo è il mio obiettivo primario»
«Tre volte l'ho corsa e sono sempre arrivato davanti»

Davide Cimolai, il 25enne friulano della Lampre Merida che è esploso negli ultimi mesi vincendo il Trofeo Laigueglia e la tappa di Rasteau della Parigi-Nizza, ora punta forte alla sua corsa dei sogni, la Milano-Sanremo.

Sia a Laigueglia che alla Parigi Nizza hai festeggiato urlando di gioia.
«Sì, la prima vittoria è stata una liberazione perchè si trattava della prima della carriera, la seconda una gioia immensa per l'importanza del palcoscenico e i rivali che ho battutto (alle sue spalle si sono piazzati nell’ordine Coquard, Matthews, Bouhanni, Rojas e Kristoff, ndr). Ho esultato come un matto, anche se ancora adesso non mi rendo effettivamente conto di cosa ho fatto».

Per chi sono queste vittorie?
«In primis per me e la mia testardaggine, che non mi ha fatto mollare anche quando le cose non andavano così bene. Ho trascorso i primi 5 anni nella massima carriera dedicandomi al 100% ai miei capitani. Sono riuscito a ritagliarmi pochissime occasioni, in quei casi ho raccolto piazzamenti importanti ma la vittoria mi ci voleva proprio. Dà morale e fiducia. La dedica è per la squadra che mi ha dato la possibilità di crescere e maturare, ai miei tifosi e last but not least a Greta, la mia ragazza. Va a lei il merito maggiore perchè non è un caso che ho iniziato a ingranare da quando stiamo assieme. Lei che non sapeva neanche come funzionasse una bici ora mi fa fare dietro macchina come se masticasse ciclismo da quando è nata».

Prossimo obiettivo: Sanremo.
«La Classicissima è l'obiettivo primario della mia stagione insieme alle Classiche del Nord. È la corsa dei miei sogni, l'ho disputata 3 volte e per 3 volte sono sempre arrivato davanti. Un pregio o un difetto del mio carattere è che sono troppo buono, così anche l'anno scorso sono scollinato ottavo sul Poggio e poi ho tirato la volata a Modolo (8°, ndr). Non ci ho pensato due volte a sacrificarmi per lui (finii 22°, dr). Quest'anno ci arrivo in maniera diversa, sarei ipocrita a dire che voglio solo far bene... Punto al massimo».

La Lampre Merida ha molti uomini da giocarsi (Pozzato, Modolo, Rui Costa, Bonifazio...): su chi punterà?
«Abbiamo un team molto forte. Sono consapevole che siamo in tanti a poter far bene e a nutrire ambizioni importanti per domenica. Benvenga se nel finale siamo in tre, essere in superiorità numerica sarà senz'altro un punto di forza. Starà a noi essere onesti, io lo sono sempre stato con i miei compagni e lo sarò anche quest'anno. Correremo per chi di noi sta meglio e arriverà con più energie negli ultimi chilometri. Ad essere corretti e a non mollare mai il risultato prima o poi arriva e premia sempre».

Giulia De Maio per tuttobiciweb.it
 
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#4
Davide Cimolai: «Scusate il ritardo»
«Una crescita lenta, la mia, ma adesso...»

Con lo stesso fragore delle onde che si infrangono sugli scogli, ha messo tutti in fila sul rettilineo di arrivo, adiacente al mare, del 52° Trofeo Laigueglia. Davide Cimolai, friuliano classe 1989, portacolori della Lampre-Merida, ha gettato sulla strada tutta la potenza che aveva dentro per regolare il gruppetto dei migliori sul lungomare della Riviera di Ponente, dove c’è stato l’epilogo della magnifica gara (grande l’afflusso del pubblico nonostante la giornata feriale) organizzata dal Gs Emilia. Il gruppo di Adriano Amici in soli due anni ha saputo riportarla ai vertici e l’ha portata ad entrare nelle corse hors categorie. Un lampo, quello di Davide che ci ha ricordato quello che nel 2009, tra i dilettanti, gli aveva permesso di vincere la classica di apertura, la difficile e blasonata Coppa San Geo.
Evidentemente Cimolai adora le classiche di inizio stagione: ci ha messo cinque anni (è tra i prof dal 2010) ma adesso ha preso le misure e dopo la classica d’ouverture dei puri ha messo in bacheca anche quella dei “grandi”.

«Ho provato tantissima gioia - ha detto subito dopo il traguardo il friuliano, che nel cassetto ha il diploma di geometra -. La aspettavo proprio questa vittoria, puntavo molto al Trofeo Laigueglia che è una corsa che mi sta da sempre a cuore. Vincere qui è anche un modo per premiare il lavoro della squadra e dei compagni. Io so di essere veloce e dopo anni nei quali ho aiutato i miei capitani, finalmente ho dato prova del mio valore. Ho davanti a me un programma molto intenso, ma quest’anno finalmente potrò guardare le prossime corse con il morale già alto, voglio esere protagonista fino alla Parigi-Roubaix».

Cimolai ha vissuto per anni a Fontanafredda (Pn) con papà Lindo, operaio in una ditta di verniciatura del legno, mamma Rossana, maestra d’asilo e il fratello minore Edoardo che gioca a calcetto, ma da novembre dello scorso anno però ha deciso di lasciare l’Italia e andare a vivere in Croazia, a Novigrad («Ho fatto questa scelta per gli allenamenti, lì il clima è più mite»).

La storia dell’amore per il ciclismo di Davide Cimolai è alquanto intricata.
«Da piccolo ho avuto la fortuna di avere il papà che mi ha avvicinato allo sport in generale, lui è sempre stato un praticante e mi ha fatto provare tante discipline. Facevo calcio, sci e nuoto all’inizio; nel calcio me la cavavo bene come attaccante, ero una seconda punta e segnavo parecchio. A otto anni mi sono avvicinato al ciclismo grazie a mio nonno Rico, purtroppo scomparso diversi anni fa: lui abitava a Pordenone e noi a Vigonovo frazione di Fontanafredda, ci sono 15 chilometri di distanza e ci veniva a trovare sempre in bicicletta. A me sembrava un’impresa eroica la sua e così, un po’ per ripetere le sue gesta, ho deciso di provare anche il ciclismo quando avevo otto anni. Ho iniziato nella Sc Fontanafredda tra i Giovanissimi, ero G3, e nel frattempo sono andato avanti a giocare anche a calcio, però facendo il portiere per sprecare meno energie, visto che dovevo anche pedalare. Tra i G4 ho vinto 9 gare, nei G5 17 su 23 e via dicendo. Così ho scelto di dedicarmi solo al ci­clismo perché la soddisfazione della vittoria in bici è unica e non me la dava nessun altro sport. La Sc Fontanafredda ha sempre privilegiato molto la pista e così anch’io ho cominciato a frequentare i velodromi dove mi sono preso belle soddisfazioni».

In bacheca Cimolai ha diversi titoli italiani su pista e anche il titolo Europeo dello scratch conquistato al velodromo di Anadia, in Portogallo, nel 2011. Ma anche su strada tra i puri era un vincente, come nel 2009 dove firmò la non facile accoppiata San Geo-Trofeo Balestra.
«Alla fine arrivi davanti al bivio e devi decidere - racconta Davide -: avevo la possibilità di entrare a far parte delle Fiamme Azzurre per curare l’attività su pista; era una bella offerta, il posto fisso e tanto altro, ma sinceramente nella testa avevo l’obiettivo di provare a fare il professionista e quindi ho rischiato - contro il parere di tutti - e sono contento di aver fatto allora quella scelta. Dopo Laigueglia ne sono ancora più convinto...».

Ma come si fa a passare da tante vittorie a cinque anni con la bocca asciutta?
«Innanzitutto sono passato tra i prof molto presto, dopo solo due anni tra i dilettanti. A vent’anni trovarti fianco a fianco con i grossi campioni che vedevo prima solo in televisione non è una cosa tanto facile da gestire. Ci ho messo qualche anno ad abituarmi a tutto, dal ritmo al modo di correre dei prof; mi pesava tantissimo fare tanta fatica e trovare la mia “vittoria” nel portare al termine le corse, quando prima ero abituato spesso a vincerle. Il segreto per non mollare è prima di tutto capire il tuo ruolo nella squadra. I giovani che passano vogliono più o meno tutti vincere subito, ma bisogna essere sinceri e onesti con se stessi e con i compagni e capire che non è così facile. A mio modo di vedere, rimani tra i professionisti naturalmente se sei in vincente, oppure se capisci che il tuo ruolo è aiutare chi può vincere, altrimenti non sei buono per nessuno e sei costretto a smettere. La mia fortuna è stata quella di essermi messo subito a servizio dei capitani, così ho evitato di fare la fine di tanti che non l’hanno capito e ora non corrono più. E poi sono convinto che se hai qualità prima o dopo emergi. Io ho il pregio e difetto di essere un po’ troppo buono e a volte questo nel ciclismo, e nello sport in generale, non ti agevola: forse se sono emerso un po’ tardi è anche per questo».

Cimolai non ha grandi passioni al di fuori del ciclismo, ma gli occhi sorridono quando si parla di motori.
«Sono un grande appassionato di auto sportive, mi piace tantissimo guidare, se potessi andrei spesso a girare in pista e provare il brivido della velocità, ma è chiaro che la mia professione me lo impedisce. Mi piacerebbe anche avere un cane, li adoro, ne vorrei uno di media-grande stazza ma in appartamento non posso tenerlo e poi sono via troppo da casa per poterlo curare. Per il resto al cinema ci vado qualche volta ma non sono un grande appassionato, invece la musica è indispensabile, è la mia compagna di vita, mi alleno sempre ascoltando musica, in genere commerciale, techno, dance».

E a proposito di compagne di vita Davide convive da un anno e mezzo con Greta, ragazza di Sacile che lavora a Pordenone nell’ambito delle assicurazioni.
«Ci abbiamo pensato al matrimonio e anche ad avere dei bambini - confessa Cimolai - ma adesso è un po’ prematuro visti i nostri impegni».

Valerio Zeccato, da tuttoBICI di marzo
http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...&cod=77962
 
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#5
 
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#6
Cimolai: «Stagione con vista sull'azzurro»
«Mi sono posto tre obiettivi: un bel marzo, Giro100 e nazionale»

Un altro atleta italiano che emigrato in Francia per affrontare la stagione 2017 è Davide Cimolai che, dopo la lunga esperienza in maglia Lampre, da quest'anno difende i colori della FDJ insieme a un altro azzurro veloce come Jacopo Guarnieri.

Come è stato l'impatto con la nuova squadra?
«Super positivo, ho trovato tanta professionalità. In ritiro abbiamo svolto lavori specifici per costruire un treno altamente competitivo e, visti i risultati, direi che siamo sulla strada giusta. All'Etoile de Bessèges abbiamo conquistato due vittorie con Arnaud Demare, la squadra è felice del lavoro che abbiamo svolto finora e io sono davvero molto contento per le sensazioni avvertite e il clima che si respira».

Quali corse prevede il tuo calendario?
«Dovevo correre il Giro del Mediterraneo ma è stato annullato, perciò ho chiesto al team di poter correre questo week end il Trofeo Laigueglia. A seguire mi aspettano due corse in Francia che non ho mai disputato, Sud Ardèche e Drome Classic, a marzo come un anno fa correrò Parigi-Nizza, Milano-Sanremo e Vuelta Catalunya. Poi staccherò una settimana prima di iniziare a preparare il Giro d'Italia, nel quale salvo imprevisti farò finalmente il mio debutto. Demare è molto contento del mio lavoro inserimento nel treno e mi vorrebbe con sé al Tour, ma mi auguro il mio programma non cambi. Ci terrei a disputare il Giro100, visto che passa anche da casa...».

Alla fine del 2017 sarai soddisfatto se...?
«Mi sono posto tre obiettivi: voglio farmi trovare pronto a marzo per la Parigi-Nizza e la Sanremo, a maggio per il Giro e poi, se la squadra me lo consentirà, vorrei fare un bel finale di stagione andando alla Vuelta. A fine anno c'è un bel mondiale che ci aspetta, con un percorso adatto alle mie caratteristiche, sogno di essere convocato per la sfida iridata e di vestire la maglia azzurra».

Giulia De Maio per tuttobiciweb.it
 
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#7
Pensavo che in FDJ sarebbe stato parecchio ostacolato da Demare, invece potrebbe avere tanta libertà di azione. Certo, alla Sanremo difficilmente potrà fare come ai tempi della Lampre, quando sprintava in parallelo con Bonifazio. Però almeno nei GT dovrebbe potersi giocare le sue possibilità: dura emergere al Giro visti i velocisti attesi, alla Vuelta qualcosina dovrebbe portarsi a casa...
 
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