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Davide Rebellin
#1
La scheda del corridore italiano Davide Rebellin: la biografia della sua carriera, le squadre di cui ha fatto parte; il suo palmares completo, con tutte le vittorie ed i piazzamenti ottenuti fino ad oggi; i suoi riferimenti ufficiali sul web, a partire dal sito internet per finire con i contatti twitter e facebook. Per finire, foto, video ed ultime notizie.

Davide Rebellin
Italia


Davide Rebellin

Nome completoDavide Rebellin
SoprannomeTintin
Data di nascita9 agosto 1971
Luogo di nascitaSan Bonifacio (Italia)
Altezza e Peso171 cm x 63 kg
CaratteristicheScattista
Professionista dal1992

SquadraCCC-Sprandi
Stipendio- €
Scadenza contratto2016




Hanno partecipato alla realizzazione di questa scheda: SarriTheBest
 
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#2
Davide Rebellin "Sono pronto a tornare: sarò più forte di prima"
Lo scorso primo ottobre, la Federazione monegasca di ciclismo, per la quale è tesserato, ha squalificato per due anni l'italiano Davide Rebellin. Una squalifica che fa slittare il rientro alle gare per il campione classe 1971 al prossimo 27 aprile 2011. In attesa che giunga quel sospirato momento Davide Rebellin continua ad allenarsi sulle strade di Monaco: lo prepara così il suo ritorno in gruppo, lui che è uno dei cacciatori di classiche più forti al mondo.

Sta faticando, sudando, stringendo i denti: tutto in silenzio, tutto per mantenere il ritmo da prof. "Ho tanta rabbia da sfogare. Non ho mai smesso di pedalare e questo mi ha aiutato molto. Ho simulato le gare, sono andato in altura. Sono stato meticoloso come se non fossi mai sceso dalla bici. Questi allenamenti mi sono serviti per preparare i miei obbiettivi. Mi sono fissato un calendario intenso e preciso per non lasciare scorrere il tempo inutilmente.”

Una situazione molto difficile da gestire per l'argento olimpico di Pechino “Il ciclismo è la mia vità. Non conoscere il mio destino perchè non giungeva alcuna decisione sul mio caso è stato terribile. Ero come un leone in gabbia. Senza l’opportunità di sfogarmi o di esprimere le mie idee. Il tutto sapendo che sono innocente...”

In questo senso, l’appoggio della famiglia è stato un apporto fondamentale. “Mi hanno dato la forza di continuare a guardare in avanti anche se vivevo una situazione impossibile. Solo grazie alla mia famiglia sono riuscito a trovare la serenità e la forza.”

Anche se emarginato dal mondo delle due ruote, lui che ha conquistato tutte le più belle classiche del calendario internazionale, non ha mai smesso di seguire le gare “Ho sempre mantenuto la passione e il mio interesse per il ciclismo. Però vedendo certe gare, ho sentito forte la rabbia per non poter essere là. Il 2009 è stato l'anno più duro, la squalifica mi appariva ancora lunga e senza fine e in più sentivo forte l'umiliazione di questa squalifica. In quel periodo ho sofferto di più nel vedere le classiche sapendo bene di non poter essere presente.”

Una situazione che gli permette di capire ora la situazione di Alberto Contador “So quello che sta vivendo. È difficile. Però sono convinto che non gli impedirà di continuare ad amare il ciclismo e di essere applaudito dallo straordinario pubblico del ciclismo. Tutti questi casi però impongono ai dirigenti della federazione internazionale l'obbligo di fare più chiarezza soprattutto su alcune regole e procedure perchè i veri colpevoli vengano puniti e chi è innocente non venga infangato in questo modo. Alla fine la gente dimostra di essere più intelligente: è per questo che il ciclismo e i corridori continuano ad essere amati e lungo le strade si vede tutto quel pubblico."

Dal 2011, Davide Rebellin potrà dunque ricominciare a correre, riattacare il numero sulla schiena e farsi notare sui palcoscenici più prestigiosi del panorama internazionale: là sfogherà a sua rabbia cercando la participazione al Giro d'Italia. “Questa corsa potrebbe segnare il mio ritorno. Però prima devo trovare una squadra. Ho già avuto alcuni conttatti e qualcosa si sta muovendo in queste settimane... vedremo, comunque sono fiducioso.”

La voce più insistente parla kazako, vedremo Rebellin vestire la maglia dell'Astana? “Vinokourov è un compagno di allenamento. Fra di noi, c’è un legame di amicizia. Però non c’è niente di concreto.”

Riccò è ripartito dalla Flaminia, Rebellin conosce bene Bordonali, potrebbe essere questa una realtà in grado di rilanciarti? “C’è stata una telefonata con Marrone in estate. Però tutto si è chiuso lì."

Allora quale sarà la squadra ideale per il ritorno di Davide Rebellin? “Devo pensarci bene. Però voglio una squadra che mi dà l’opportunità di gareggiare nelle principali gare internazionali e nei Grandi Giri. Ho ancora tanto da dare e non voglio avere problemi con gli inviti. Io sono pronto per tornare più forte di prima.”

Il messaggio è chiaro, così come lo spirito del vicentino “C’è tanta voglia di ripartire, di correre. La grinta e l’entusiasmo sono quelli di un neo-professionista. Sono sicuro che posso competere per gli stessi obiettivi dei primi anni perchè le sensazioni sono quelle di prima. Voglio ritornare ad alto livello per lasciare ancora il segno.”

Quella che si concluderà solo il prossimo 11 aprile, però, è una vicenda che ha segnato a fondo il Davide Rebellin che tutti conoscevano che infatti ci confida “La mia visione della vità è diversa rispetto a prima del 2009. Apprezzo molto di più i momenti belli e cerco di gustarne la gioia. Quello che è certo è che mi trovo come un neopro e voglio tornare a lottare per la vittoria sin dalla prima corsa”.

Jérome Christiaens - ciclismoweb.net
 
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#3
Rebellin, in un'intervista concessa a biciciclismo, dichiara di aver ricevuto diverse offerte per la prossima stagione, ma solo due sono di suo interesse: vuole infatti una squadra che possa permettergli di correre le corse principali del calendario internazionale, di partecipare alle classiche e di aver la possibilità di ambire ad una maglia azzurra per i mondiali di Copenhagen. La sua decisione dovrebbe arrivare entro la metà di Dicembre.

Ha parlato inoltre dei suoi allenamenti durante l'inattività, svolti sempre come se dovesse ritornare a correre la settimana successiva e simulando delle gare per non perdere il ritmo della corsa. A Monaco si allenava spesso con Gilbert e Vinokourov, oltre ai tanti australiani che vi si trovano. Quando invece tornava in Italia era solito fare uscite con Gatto, Tosatto e Ballan.

Ha infine aggiunto di vler correre per almeno altre due stagioni, cioè fino al 2012.
 
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#4
Io non ho mai creduto alla sua positività a Pechino, nonostante sia fortemente convinto che l'antidoping stia facendo passi da gigante e stia beccando veramente i dopati, ma purtroppo sembra che sia veramente così. Però una seconda chance si deve dare a tutti, quindi ben venga il suo ritorno in gruppo e ben venga se ritornasse il paladino dell'Antidoping.
 
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#5
Il popolo di Facebook spinge Rebellin
Antonio non ha dubbi: «Il prossimo anno farai vedere ancora chi è Davide Rebellin: un grande del ciclismo, altro che storie!». Martino prende slancio dai ricordi: «Se a Varese abbiamo vinto il mondiale è grazie a te, dopo la straordinaria trainata che hai fatto sui Ronchi, ti rivoglio così al rientro, grandioso Davide». Giovanni è succinto ma efficace: «Non ti arrendere mai, Davide, sei un mito!».
Sono alcuni dei cinquemila "amici" che hanno contattato Davide Rebellin su Facebook. Se ne aggiungono cento ogni giorno, gran parte di loro sono stranieri, quasi tutti ciclisti, e si rivolgono a lui in adorazione. Fra loro molti sono professionisti tuttora in attività. 
Nella sua "profile picture" Rebellin ha sempre tenuto la foto del podio alle Olimpiadi di Pechino, che lo ritrae con al collo la medaglia d'argento. È la sua risposta agli organi della giustizia sportiva, che gliel'hanno fatta restituire accusandolo di essersi dopato per salire sul podio dei Giochi.
La squalifica di due anni stabilita dalla Federciclo del Principato di Monaco ha effetto retroattivo e terminerà il prossimo 27 aprile. Dal giorno dopo Rebellin potrà tornare nel gruppo. 
Due stagioni senza gare si faranno sentire, anche perché la primavera del rientro sarà la quarantesima della sua vita. Ma Rebellin non è mi stato così motivato e fisicamente integro.
«Mi sono sempre allenato come se avessi dovuto correre la settimana dopo - conferma il leoniceno -. Ho rimpiazzato le gare con allenamenti specifici che simulano la competizione. Solo nei giorni dell'alluvione mi sono fermato per due giorni di fila».
I suoi ompagni di allenamento?
«A Montecarlo mi trovo spesso con Vinokourov e con Gilbert. Là ci sono anche molti australiani, ma fanno troppe soste ai bar per i miei gusti. Quando torno in Italia di solito mi alleno con Gatto e con il gruppetto di Ballan e Tosatto».
Con quanti km chiuderà il 2010?
«Saranno 33 mila. Di solito ne percorrevo 35 mila».
Tutti si chiedono con che maglia tornerà alle corse…
«Per ora me lo chiedo anch'io. Ho vari contatti, ma le proposte che mi interessano maggiormente sono due. Deciderò entro la metà di dicembre. Voglio rientrare con una squadra che mi permetta di partecipare alle gare più importanti, le classiche innanzitutto, e di meritarmi una maglia azzurra ai prossimi campionati mondiali».
Il giorno in cui appenderà la bici al chiodo sembra ancora lontano…
«Voglio correre ancora due anni, poi vedrò il da farsi».
E intanto Rebellin diventa maestro di ciclismo…
«Ho avviato un progetto, si chiama Axis-Mundi. Assieme a Luca Solari della Androni porterò dei cicloamatori a Marbella, in Spagna, per fare degli stage in cui si impara a prepararsi, a nutrirsi e a trovare la posizione adatta in bicicletta. Naturalmente io pedalerò assieme a loro e darò tutti i consigli che mi chiederanno. Inizieremo il 10 gennaio con il primo stage».
Sarà il suo futuro lavoro?
«Adesso posso farlo solo nel periodo che precede le competizioni, ma un giorno potrebbe anche diventare un'attività stabile. Di sicuro, seduto in un ufficio non mi ci vedo. Quando sarà ora di smettere valuterò. Ma intanto penso a pedalare».
Per i suoi supporter su Facebook lei è un mito vivente…
«Facebook è uno strumento che mi permette di rimanere in contatto con la gente. I miei tifosi mi hanno dimostrato moltissimo affetto. In questi ultimi due anni per me è stato molto importante sapere di avere così tanta gente che mi voleva bene e credeva in me».
Che cosa le chiedono?
«La curiosità più frequente adesso è sapere con che squadra correrò, ma soprattutto come mi alleno, com'è la mia vita di atleta. Molti mi chiedono di far loro da preparatore, addirittura di passare loro le mie tabelle di allenamento. Io cerco di soddisfarli fin dove posso, ma stare dietro a tutti non è facile. Le mie tabelle, beh, quelle è il caso che le tenga per me, con tutti quei carichi di lavoro qualcuno potrebbe farsi del male…».

di Eros Maccioni
da Il Giornale di Vicenza
 
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#6
LA STAMPA. Parla Rebellin: «Torno perché so di essere pulito»
Davide Rebellin, il prossimo 27 aprile finirà la sua squalifica per doping ai Giochi di Pechino 2008. Il 9 agosto, poi, lei compirà 40 anni. Ma pensa davvero di tornare a correre in bici?
«Eccome, e non solo per far numero: voglio dimostrare di poter vincere una grande classica anche a 40 anni».

Basso, Scarponi, Riccò, Sella e Di Luca hanno confessato le proprie colpe. Perché lei non l’ha fatto? «Perché non ho nulla da confessare, anzi».

Come? Continua a dichiararsi innocente?
«Non ho mai preso Cera, non ho colpe né peccati da espiare. Se fossi stato dopato, alle Olimpiadi non ci sarei andato. Non sono stupido, sapevo che certe sostanze già allora le trovavano con facilità».

Però è risultato positivo...
«E non so perché, davvero. Penso a un errore, uno scambio di provetta, un’analisi di laboratorio sbagliata, una cattiva conservazione dei campioni prelevati. Ci sono state troppe anomalie».

Per esempio?
«A Pechino subii tre prelievi: quattro giorni prima della corsa, alla vigilia e dopo la gara. In tutto dovevano essere 6 provette, 2 per ogni prelievo, invece mi dissero che ce n’erano 7 e che un solo campione era positivo. E gli altri? Ma non basta».

Continui?
«Durante i prelievi c’era solo personale cinese, che non parlava altre lingue. Nessuno sa dove siano state conservate le provette, non c’è nemmeno una data ufficiale sul campione positivo che mi è stato attribuito. E poi il metodo anti-Cera non era ancora stato avallato dalla Wada e lo sarebbe stato solo quasi
un anno più tardi».

Ma se aveva la coscienza pulita, perché non si è ribellato? Le hanno tolto un argento olimpico, e anche i 75 mila euro di premio...
«Ho provato di tutto e speso un sacco di soldi in azioni giudiziarie. Il Cio ci ha messo 7 mesi per comunicarmi la positività. Ho fatto ricorso al Tas, che ha impiegato più di un anno prima di respingerlo. E il tempo è volato via».

Lei non si arrabbiò neanche quando Valverde le strappò la Liegi 2008, Schumacher l’Amstel 2007 o Bartoli il Lombardia 2002: stavolta però, se davvero non ha nulla da nascondere, forse serviva un po’ più di carattere...
«Io volevo più di qualsiasi altra cosa tornare a correre: se avessi fatto polemiche o creato un caso, ne sarei stato solo danneggiato. E’ stata una storia terribile, ma l’ho presa come una grande corsa persa ingiustamente».

Ma non c’è nulla di cui si è pentito? Che non rifarebbe?
«No, non credo. E il fatto che ci siano stati dopo di me i casi Pellizotti e Contador aumenta le mie riserve sull’attendibilità di certi metodi antidoping».

Vuole dire che pure Pellizotti e Contador sono puliti?
«Questo non lo so, ma mi sento comunque vicino a loro».

Non teme la reazione del gruppo, quando tornerà a correre?
«Per niente, anzi. Alcuni colleghi, come Pozzato, Ballan o Tosatto, si sono anche fatti vivi. Con altri, come Hushovd, Gilbert, Vinokourov, mi sono allenato spesso a Montecarlo».

Molti italiani si sono sentiti traditi da lei, hanno parlato di disonore, di vergogna...
«Mi spiace, non posso impedire alla gente di provare rancore o sentimenti del genere. Ma io posso andare a testa alta. E oltre 6 mila persone su Facebook mi hanno espresso solidarietà e incoraggiamento».

Torna in bici anche per loro?
«Sì. A quasi 40 anni devo ricostruirmi tutto, una credibilità, un’immagine. Sarà dura, ma volevo essere io a decidere quando smettere di correre. E ci tengo che la gente conservi di me un ricordo degno».

Ci crede davvero o bluffa?
«Sono sicuro di quello che faccio. In questi due anni di stop mi sono allenato quasi tutti i giorni e presto firmerò per una nuova squadra. Sono ancora due i team in ballo: uno fa parte del Pro Tour».

Con quali realistici obiettivi?
«Voglio dimostrare che non vincevo con il doping. Sogno ancora Liegi o Freccia, che ho già vinto, ma anche un Fiandre, che non ho mai corso, e finalmente il Lombardia».
E se qualche organizzatore non la vorrà al via? «Non importa, farò le gare in cui mi sentirò gradito».

Remissivo, come sempre...
«Sono così, e non mi dispiace».

Da «La Stampa» del 4 febbraio 2011 a firma Giorgio Viberti
 
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#7
Che fosse pulito o meno a quell'età dopo due anni di stop sarà dura competere a certi livelli
 
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#8
Dall'FB di Rebellin: "Tra qualche giorno riprenderò con le mie gare e vi assicuro che la voglia è tanta! nelle prossime ore vi dirò con che squadra e quale sarà il mio programma.
Nel frattempo vi abbraccio tutti e vi auguro una buona Pasqua!!!
"
 
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#9
Pare ufficiale,Rebellin un anno con l'Andalucia - Caja Granada.
 
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#10
Rebellin ha firmato con la Andalucia Caja Granada
Davide Rebellin correrà fin da questo giovedì, 28 aprile, per la squadra spagnola dell'Andalucia-Caja Granada, schierandosi al via del giro delle Asturie.
Lo ha annunciato il manager del team andaluso Antonio Cabello, che non ha voluto precisare la durata del contratto sottoscritto dal ciclista veneto (la stampa spagnola parla di un anno).
Mercoledi' Rebellin finira' di scontare la squalifica di due anni inflittagli per essere risultato positivo per Epo Cera ad un controllo antidoping, fatto per il quale gli era anche stata tolta la medaglia d'argento vinta nella prova individuale su strada delle Olimpiadi di Pechino 2008.
«Rebellin aveva varie offerte da squadre italiane e spagnole - ha rivelato Cabello -, ma ha scelto noi per i suoi legami con Marbella (dove il veneto vorrebbe trasferirsi definitivamente n.d.r.) e per la liberta' che avra' nella nostra squadra».

tuttobiciweb.it
 
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