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Diego Ulissi
#1
 
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#2
Ulissi: sto arrivando
Sta disputando la prima stagione tra i professionisti ed è in­dubbiamente uno dei giovani più attesi del nostro ciclismo. Diego Ulissi non è ancora riuscito ad ottenere successi nel mondo dei big, ma nella categoria Juniores si è laureato per due volte Campione del Mondo e possiede tutte le carte in re­gola per diventare uno dei corridori più interessanti della nuova generazione. Il ventunenne toscano (è nato a Cecina il 15 luglio del 1989) sogna in grande, ma sa di dovere crescere ancora un po’ an­che se si dice soddisfatto di quanto ha raccolto finora. Diego si è messo in mo­­stra soprattutto al Giro di Svizzera e al Brixia Tour dove è riuscito a mettere il naso fuori dal gruppo, facendo intravedere quello che potrebbe fare in un immediato futuro.

Come valuti il tuo impatto nel mondo del professionismo?
«Positivo perché in linea con le attese. Ero reduce da una stagione difficile tra gli Under 23 e sapevo di apprestarmi ad un salto importante. In questi mesi ho cercato soprattutto di capire come funziona il professionismo e di am­bientarmi nella nuova realtà. Spero di crescere e di ritagliarmi sempre più spazio, ma sono felice per i piazzamenti ottenuti e per il modo in cui ho interpretato ogni corsa».

Quali sono le differenze principali tra il mondo giovanile e quello dei grandi?
«Tra i professionisti l’andatura è molto più elevata e le distanze sono decisamente più lunghe. Devi correre sempre a tutta e abituarti a cambi di ritmo re­pentini. Non è facile, ma sto imparando».

Hai trovato difficoltà particolari a livello personale?
«Chiaramente all’inizio ho fatto parecchia fatica, ma con il passare delle gare sono migliorato tanto e ora spero di raccogliere i primi frutti. Non ho mai pensato di arrivare tra i professionisti e di fare subito sfracelli e ancora non credo di essere competitivo ai massimi livelli, ma sto crescendo e sono sicuro di poter andare sempre più forte. Le difficoltà che ho incontrato sono quelle con cui devono misurarsi tutti i giovani e per questo non sono minimamente preoccupato».

Hai cambiato modo di allenarti?
«Ho aumentato i carichi e le sedute giornaliere sono molto più lunghe. È un lavoro diverso rispetto a quello che svolgevo in passato, ma questo dipende anche da un fisico che deve ancora maturare».

Come ti trovi nella Lampre?
«Mi sono inserito bene fin da subito e ho instaurato un ottimo rapporto sia con i componenti dello staff che con i com­pagni. Mi sono sentito a mio agio e ho trovato le condizioni ideali per lavorare al meglio. Sono fortunato perché la Lampre Farnese è il massimo per un giovane».

Chi tra i compagni di squadra ti ha aiutato di più?
«Sono stati tutti molto disponibili, ma un grazie particolare lo devo ai toscani Mori, Righi e Petacchi che mi hanno dato moltissimi consigli».

Il tuo primo piazzamento rilevante è stato il quinto posto ottenuto al Giro di Svizzera nella tappa vinta da Burghardt. Cosa ha significato per te?
«È stato importante perché mi ha dato fiducia. Freddo e pioggia hanno reso difficili le condizioni di gara e hanno permesso alla fuga di guadagnare un margine decisivo. Burghardt ha battuto in volata Maaskant e Oss, mentre io ho mi sono buttato nello sprint di gruppo e ho perso solo da un campione come McEwen. Ho provato una bella emozione perché sono riuscito a farmi vedere e ad ottenere un bel piazzamento in una delle gare più prestigiose del mondo».

Meglio ancora hai fatto al Brixia Tour con il quarto posto di Passo Maniva e nella classifica finale.
«Ho lavorato due settimane in altura con alcuni compagni di squadra e mi so­no presentato al via con la giusta condizione. Il terzo posto della cronosquadre di Palazzolo mi ha dato coraggio, il decimo raccolto nell’arrivo di Cima Poffe è stato una bella conferma e così nella tappa di Passo Maniva ho provato a restare con i più forti. Poz­zovivo ha fatto un gran numero, ma dagli altri ho perso pochissimo. Quel piazzamento mi ha permesso di salire al quarto posto in graduatoria e di primeggiare nella classifica dei giovani. È stato un bel risultato e in questo finale di 2010 voglio fare ancora meglio. Vincere una gara sarebbe il top, ma l’im­portante è mettersi in mostra e proseguire nella strada intrapresa».

Qual è stata finora la corsa nella quale hai sofferto di più?
«La Montepaschi Strade Bianche. Sono caduto in un tratto sterrato di salita e non sono più partito».

I due titoli iridati conquistati tra gli Juniores ti hanno dato visibilità e responsabilità tanto che molti si aspettavano risultati importanti anche nei professionisti. Avverti questa pressione?
«Non ci penso più di tanto. L’aver vinto molto tra i giovani è un punto a favore perché mi consente di affrontare meglio determinate situazioni. Vivo il ciclismo con serenità e il mio obiettivo è dare il massimo per crescere sia nel fisico che nell’esperienza».

Quali sono le tue doti principali a livello tecnico?
«Sono uno scalatore, ma mi difendo bene anche a cronometro. Credo di essere un ciclista completo e di avere ancora margini di miglioramento».

Ti reputi più adatto per le corse a tappe o per le gare di un giorno?
«Dipende da come il mio fisico maturerà negli anni. Mi piacerebbe diventare un corridore da corse a tappe, ma se riuscissi a vincere qualche classica sarei contento lo stesso».

Qual è la corsa dei tuoi sogni?
«La Liegi-Bastogne-Liegi».

Chi erano i tuoi idoli quando eri ragazzo?
«Indurain quando ero piccolo, Bettini negli anni recenti. Sono di Cecina come Paolo ed ho sempre visto in lui un importante punto di riferimento».

Sei diventato due volte iridato tra gli Juniores. Quale trionfo ricordi con più piacere?
«Sono stati entrambi davvero emozionanti, ma il titolo conquistato nel 2006 a Spa Francorchamps è un gradino sopra rispetto a quello ottenuto l’anno dopo in Messico. Il primo è stato inaspettato e per questo più bello, ma pure il secondo non è stato male perché vincere da favorito è sempre difficile».

Quali sono stati i momenti più significativi delle due affermazioni?
«In entrambe le occasioni ho capito quanto avevo fatto solo il giorno dopo. In gara non c’è infatti il tempo per pensare e sul podio l’adrenalina è così elevata che non riesci a capire nulla».

Quali sono state le persone più importanti nella tua crescita sportiva?
«I miei genitori, la mia ragazza Arianna e Fabrizio Vangi, presidente del team che mi ha lanciato e soprattutto amico».

Quando hai cominciato ad andare in bici?
«Mio padre Mauro è stato campione italiano di mountain bike e mi ha trasmesso la sua passione per il ciclismo. All’età di 6 anni mi ha portato all’Uc Donoratico dove mi hanno messo a disposizione una piccola bici e dato la possibilità di iniziare a pedalare. All’inizio era solo per divertimento, poi con le prime vittorie e con la fine della scuola la cosa è diventata sempre più seria. Il ciclismo mi è entrato subito nel cuore e per me è lo sport più bello del mondo».

Al di fuori del ciclismo com’è la tua vita?
«Sono un tipo molto tranquillo che ama trascorrere a casa il tempo libero. Convivo da un circa un anno con la mia fidanzata Arianna e insieme a lei sto davvero molto bene».

Quali sono i tuoi hobby preferiti?
«Mi piace andare al cinema o a cena fuori con gli amici e non amo la vita notturna. Adoro i film di Pieraccioni e ascolto musica italiana. Tra gli altri sport seguo soprattutto il calcio e tifo Juventus».

Ultima domanda riferita al ciclismo. Il prossimo anno ti vedremo al via del Giro d’Italia?
«Devo ancora parlarne con la squadra, ma sicuramente farò o il Giro o il Tour. Per fare esperienza e per togliermi ma­gari qualche soddisfazione».

di Daniele Gigli, da tuttoBICI del Settembre 2010
 
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#3
Diego Ulissi: un inverno dopo, il mio sogno è diventato realtà
Costretto a rimanere in casa per colpa della pioggia che in questi giorni cade senza sosta sull’Italia, Diego Ulissi si inserisce nel Giardino d’Inverno blu-fucsia parlando della sua prima pausa post-stagione da professionista.

Niente bici a causa del maltempo o scelta da inserire in un contesto di programmazione degli allenamenti?
“Purtroppo è colpa della pioggia: è da più di dieci giorni che le strade qui attorno a Donoratico sono battute dalle precipitazioni. Avrei voluto riprendere gli allenamenti all’inizio di questa settimana ma fino a oggi ho potuto pedalare solo qualche ora, ovvero quando il maltempo ha concesso un po’ di tregua”.

Almeno in vacanza hai trovato il sole?
“Per fortuna sì! Sono stato a Fuerteventura con la mia compagna e ho potuto trascorrere qualche giorno in completa quiete, rilassandomi a temperature molto piacevoli”.

Costretto a rimanere chiuso in casa: come trascorre il tempo un ciclista?
“Mi tocca occuparmi della casa! Per il resto, quando non sono impegnato in faccende domestiche, mi svago giocando alla playstation e, ricordandomi di essere un ciclista, pedalo un po’ sui rulli”.

Questa è la tua prima pausa invernale vissuta da ciclista professionista: ci sono differenze da quelle trascorse nelle stagioni passate?
“Le differenze principali sono due: una riguardante l’aspetto mentale, l’altra relativa alla pianificazione della annata successiva.
Ho notato che sono giunto al termine della stagione, protrattasi per me fino al Giro di Lombardia, con una certa stanchezza mentale: l’impegno in termini di concentrazione profuso in ogni corsa è enorme rispetto a quello richiesto nelle categorie giovanili e così si arriva ad accumulare un grande affaticamento mentale. Non ho quindi più guardato la bicicletta per una ventina di giorni, proprio per scaricare questo sovraccarico da ciclismo e per ripartire con rinnovata voglia di pedalare.
L’altra differenza che ha contraddistinto la mia pausa invernale coincide con la bellissima opportunità di poter contare su una struttura come il Centro Mapei per pianificare i programmi del prossimo anno.

Prova a tornare col pensiero indietro di un anno: con quali sentimenti ti apprestavi a vivere il tuo passaggio al professionismo?
“Questi giorni, un anno fa, erano per me pieni di grandissime emozioni. Contavo le ore che mi separavano dal primo raduno della squadra vivendo un misto di positiva impazienza e di piccoli timori: stavo per diventare compagno di squadra di corridori come Cunego e Petacchi, giganti del pedale da me ammirati fino ad allora, potete quindi facilmente immaginare le mie aspettative e le mie preoccupazioni derivate dal voler essere adeguato alla situazione. Ho vissuto in questo stato d’animo di piacevole apprensione fino al mio debutto in corsa, avvenuto proprio sulle strade di casa nel Gp Donoratico, durante il quale l’affetto mostrato dai miei tifosi mi è servito per sciogliermi definitivamente e calarmi così a tutti gli effetti nella mia nuova dimensione di ciclista professionista.

Tra i tuoi propositi per il primo anno nel grande ciclismo, c’era l’idea di assaporare già il gusto della vittoria?
“Pensavo a un mio successo tra i professionisti come a un sogno e, in occasione del Gp di Prato, ho avuto l’enorme soddisfazione di vedere tale mia fantasia diventare realtà: che emozione ho vissuto quel giorno!”

In questo inverno, visto che un sogno l’hai già realizzato, su quali altre fantasie stai lavorando?
“Voglio presentarmi al meglio al via della prossima annata per provare a rivivere le fantastiche sensazioni che una vittoria ti dona”.





 
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#4
Le Stelle di domani. Diego Ulissi
Nato il 15 luglio 1989. Segno zodiacale Cancro.

AMORE
«Sono fidanzato da tre anni con Arianna Bindi e da un anno conviviamo a Donoratico. L’ho conosciuta ad una festa di amici comuni a Gambassi Terme. Due parole, due sguardi, poi ci siamo frequentati una settimana su Facebook e quindi ci siamo rivisti: da quel momento in poi non ci siamo più persi di vista. È stato amore vero. Lei è di Empoli, insegnante d’asilo. Do­vrem­mo sposarci alla fine di quest’anno. Di lei mi è subito piaciuta la sua semplicità, il suo modo di intendere la vita: l’ho immediatamente sentita adatta a me. Per non parlare poi dei suoi occhi: sono incantevoli, di color “oro”. Ha un carattere forte e in certi momenti è anche fumina, come si dice dalle mie parti. A me però dà tanta tranquillità. Ho anche un grande amore per i buoni vi­ni, sono un’autentica passione. Ado­ro il Sassicaia Guidoalberto e l’Or­nel­laia Le Volte».

LAVORO
«Il mio ingresso nella massima serie è stato molto soddisfacente. I primi mesi sono stati un po’ difficili, perché il sal­to c’è e si fa sentire, però in definitiva credo di essermi difeso discretamente. Vittoria a Prato, buoni risultati al Giro di Svizzera, Polonia e Brixia Tour. Co­sa mi attendo dal 2011? Voglio crescere, salire ancora qualche gradino. Vo­glio soprattutto capire che tipo di corridore sono o posso essere. Io un’idea ce l’ho: le corse a tappe possono essere affar mio. Ad ogni modo questa stagione per me sarà importantissima per comprendere e ascoltare meglio il mio fisico. Mi do due-tre stagioni per capire bene chi sono e dove posso andare. Una meta io ce l’ho già: si chiama Lie­gi-Bastogne-Liegi, la corsa per eccellenza».

SALUTE
«La mia carriera, seppur giovane, è stata costellata da diversi incidenti. Mai fratture, ma di acciacchi piuttosto importanti ne ho avuti. Da juniores ho dovuto far fronte ad una bruttissima forma di broncopolmonite. Fermo per due mesi e la ripresa non è stata delle più semplici e facili. Da dilettante sono stato bloccato dalla mononucleosi: quattro mesi fermo ai box. Lo scorso anno è andato tutto bene e spero che anche il 2011 non mi dia problemi. Cadute? Poche. Sono uno che quando vede il rischio tira i freni. Non sono uno che osa tanto, almeno per adesso».

SOLDI
«Poche storie: sono importanti. Da ragazzino avevo la paghetta, dieci euro a settimana. Mamma Donatella e papà Mauro me li davano per responsabilizzarmi, per farmi capire l’importanza dei soldi, il loro valore: ci sono pie­namente riusciti. Oggi mi considero una formichina, sono piuttosto risparmioso, anche se quando c’è da comprare non mi tiro indietro. Mi piace spendere, ma bene, per cose di valore. Arianna, la mia fidanzata, ogni tanto mi prende in giro, ma io non ci posso fare niente: sono fatto così. Ho sempre guadagnato qualcosa, soprattutto da juniores. Guadagnavo in base alle vittorie e visto che ho vinto tan­to, compreso due mondiali, ho guadagnato piuttosto bene. Sono passato professionista alla Lampre e, nonostante sia un neo-pro, guadagno qualcosa più del minimo. Insomma, sono molto con­tento».

da tuttoBICI di gennaio a firma di Pier Augusto Stagi
 
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#5
Diego Ulissi si lega alla Granfondo del Castello
Sarà il giovane ciclista livornese di Donoratico, Diego Ulissi a legare il proprio nome alla Granfondo del Castello. Diego Ulissi, classe 1989, è un giovane e promettente ciclista della provincia di Livorno, attualmente in forza alla Lampre-ISD, che ha tutti i numeri per potere crescere e diventare un grande campione.
Due volte vincitore del titolo Mondiale nella categoria Juniores negli anni 2006 e 2007, dal 2010 è alle dipendenze del team diretto da Giuseppe Saronni, al quale ha già regalato una vittoria al GP Industria & Commercio di Prato.
Due giovani realtà, quindi; da una parte un ragazzo con grandi potenzialità di crescere tra i professionisti, dall'altra una
manifestazione alla sua seconda edizione, con tanta voglia di continuare a crescere per diventare un punto di riferimento nello sport rosignanino e una granfondo di elite nel panorama toscano e, perchè no, anche in quello nazionale.
La manifestazione assumerà quindi il nome di 2a Gran Fondo del Castello "Diego Ulissi".

tuttobiciweb.it
 
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#6
L'intervista: Ulissi e il viaggio più affascinante - «Al Giro non potremo distrarci un attimo»
Se c'è un nome che non manca mai quando si fanno elenchi più o meno sommari dei giovani più promettenti del movimento italiano, è quello di Diego Ulissi. Nato a Cecina nel 1989, a luglio compirà 22 anni e si accinge a prendere parte al suo primo Giro d'Italia, in una delle squadre che saranno maggiormente impegnate nelle dinamiche della corsa rosa, la Lampre-ISD.

Quando lo sentiamo telefonicamente, è già totalmente calato nella grande esperienza che sta per vivere: «Sto finendo di preparare la valigia, domani partiamo alla volta di Torino, dove nei prossimi giorni proveremo ripetutamente la cronosquadre, e finalizzeremo tutto il lavoro di preparazione che abbiamo svolto fin qui».

Inutile chiederti con quali sentimenti ti accosti al Giro...
«È una grande emozione, lo guardavo in tv e adesso sarò al via, stento ancora a crederci».

Quale sarà il tuo ruolo nella corsa rosa?
«Parto per fare esperienza, sono ancora molto giovane e ho tutto da imparare. Sarò al fianco dei capitani, lavorerò quando sarò chiamato a farlo, spero di essere utile alla causa comune, comunque vivrò la corsa con grande tranquillità, visto che non ci si aspetta da me il risultato».

E magari ti capiterà di andare in fuga: hai pensato a una tappa in particolare, per farti vedere?
«A dire la verità, non ci penso, poi se verrà il mio turno di muovermi, cercherò di essermi, e magari sfruttare nel finale ogni occasione che mi si dovesse presentare. Certo, so già che non sarà per niente facile».

Come il Giro in sé, peraltro: guardando le altimetrie, avrai pensato "ma proprio su un percorso così duro dovevo esordire?".
«Esatto, mi son detto proprio questo. Ma già nelle classiche in cui ho esordito quest'anno è capitato: qua una salita nuova da affrontare, là 20 km in più... Aspettano tutti me! Scherzi a parte, già nelle prime tappe, quelle all'apparenza più semplici, dovremo tenere gli occhi aperti forse più che sulle grandi montagne, visto che c'è sempre uno strappetto su cui può succedere qualcosa di imprevisto. Per dire, nella tappa di Livorno, a 10 km dal traguardo si farà una rampa di un chilometro e mezzo al 19-20% di pendenza: non ci si potrà mai distrarre, insomma. Poi le salite, già nella prima settimana Montevergine e l'Etna (che noi conosciamo a memoria, visto che ci siamo stati in ritiro), poi quel finale che non darà fiato».

Quindi conti di finire il Giro, contrariamente a quanto fanno molti esordienti, che programmano un ritiro "tattico" a metà gara.
«Sì, ci proverò, è comunque nelle mie previsioni di finirlo. Penso che, se affrontato in maniera intelligente, non sia impossibile da portare a termine. Poi farò un bel periodo di riposo per preparare il finale di stagione».

Come vedi Scarponi? Può veramente impensierire Contador?
«Sin dall'inverno Michele sta preparando al meglio questo Giro. L'ho visto veramente forte, al Trentino era appena reduce da un periodo di allenamenti in altura, e quindi non era certo al top, eppure è riuscito lo stesso a chiudere al primo posto. Perciò sono fiducioso, mi auguro che possa realmente mettere in difficoltà Contador, e penso che almeno un posto sul podio sia ampiamente alla sua portata».

Sarà una responsabilità in più, quella di dover supportare un capitano che lotta per la classifica generale.
«Io lo vedo come un punto a favore per me, per un giovane che ha la possibilità di correre vicino a un campione e di imparare tanto, di capire certe cose della corsa. Sì, è una responsabilità, ma in squadra siamo in 4-5 a poter aiutare Scarponi in salita, ciò mi tranquillizza tanto, perché se un giorno non avrò la gamba per stare vicino al capitano, ci saranno i miei compagni a poter lavorare».

E tra l'altro non ci sarà solo Scarponi da aiutare, visto che anche Petacchi avrà bisogno di voi: come reggerete?
«Ale ha deciso di fare il Giro, e sicuramente nelle tappe più facili vorrà far bene ed essere protagonista. Siamo pronti a dare una mano, è un grande compagno e capitano, e merita tutto il nostro rispetto. Certo, dovremo essere bravi a non abbassare mai la guardia, sia nella lotta per i successi di giornata che in quella per la classifica».

Com'è la situazione interna alla Lampre? C'è ancora tensione per l'inchiesta antidoping che ha coinvolto la squadra?
«No, nessuna tensione, sia gli atleti che i dirigenti sono concentrati sull'appuntamento più importante della stagione. Siamo tranquilli, figurarsi, certe cose ora neanche ci toccano».

Poi ora è arrivato anche Roberto Damiani, nuovo direttore sportivo del team: avete già notato qualche novità?
«A me fa molto piacere che sia arrivato, l'ho conosciuto e ho subito capito che tipo di persona è. Sarà una grande pedina per la squadra, sono molto felice per il suo arrivo».

Dicevamo della cronosquadre: alla Coppi e Bartali avete portato a casa un secondo posto in questa specialità, da allora l'avete più provata o avete demandato tutto a questi giorni di vigilia?
«Proveremo in questi giorni tutti i meccanismi. Ci mancherà uno specialista come Malori, che purtroppo non farà il Giro, ma devo dire che io, Hondo, Petacchi, lo stesso Scarponi, ci difendiamo bene a cronometro, quindi sono fiducioso che possa venir fuori una buona cronosquadre. Il nostro obiettivo sarà perdere il meno possibile dalle squadre dei più forti, come Saxo Bank o Liquigas».

Lì alla Coppi e Bartali che Ulissi abbiamo visto? Il secondo posto finale è un anticipo di quello che potrà essere magari in corse a tappe più importanti?
«Quando sono passato professionista mi son dato 2-3 anni per capire che corridore sono e che dimensione potrò avere. Già nel 2010 ho ottenuto discreti risultati, e sì, devo dire che mi piacciono di più le corse a tappe rispetto alle gare di un giorno. Sono anche cosciente che per far bene nei GT ci vuol tempo e pazienza, una grande e necessaria maturazione prima di poter essere efficaci in un Giro. Nel frattempo, nulla impedisce di ottenere buoni risultati in giri più corti, ed è quello che penso di fare in questi primi anni da pro'».

Alla Parigi-Nizza intanto hai anche fatto una bella esperienza confrontandoti con una startlist più internazionale di quelle che solitamente ci sono nelle corse italiane.
«Anche quella è stata una prima esperienza, i ritmi erano altissimi e ci ho messo un po' di giorni prima di capire dov'ero finito... Poi però nell'ultima tappa sono andato molto forte, anche se ho trovato un Thomas Voeckler in stato di grazia, che ha fatto valere la sua maggiore esperienza nei miei confronti, e mi ha attaccato in un momento in cui mi ero distratto. Ma magari avrei perso lo stesso in volata, visto che in quel periodo Voeckler era al massimo. Comunque quel secondo posto è un risultato che mi ha dato grande soddisfazione».

I due Mondiali che hai vinto da juniores hanno ancora un peso, ora che sei pro', oppure una volta fatto il salto di categoria non sono più così importanti?
«Per quanto mi riguarda, quei due titoli li ho già scordati. Certo, sono bellissime emozioni che mi porto dentro, ma devo guardare avanti, quello del professionismo è un mondo diverso in cui io non sono quello che ha vinto due Mondiali juniores, ma un giovane che - come tanti altri in gruppo - sta facendo esperienza».

Tu sei quasi una figura paradigmatica della grande professionalizzazione che ha investito in questi ultimi anni le categorie giovanili, a partire dagli juniores.
«Sì, adesso si tende in effetti a professionalizzare maggiormente la categoria juniores, le squadre più grosse si avvicinano al professionismo, poi dipende sempre dal corridore: se resta umile non avrà problemi al passaggio, altrimenti i ciclisti più esperti te le fanno scontare tutte».

Ma trovi giusto che ci sia questa tendenza, che potremmo anche definire esasperazione? Non si rischia di spremere - se non altro mentalmente - i corridori sin da prima del professionismo?
«No, non è giusto, e il rischio c'è davvero. Specialmente tra i dilettanti le corse sono tantissime, ce ne sono ogni sabato e domenica, e poi il martedì, e poi la stagione delle corse a tappe... Troppo stressante come categoria, poi naturalmente le squadre vogliono risultati, sì, mentalmente è un po' stressante. Tra gli juniores molto meno, il peggio è davvero il mondo dei dilettanti. Da parte mia ho avuto la fortuna - chiamiamola così - di essere quasi sempre malato nei due anni da Under 23, quindi in pratica sono arrivato al professionismo fresco e pieno di stimoli e di voglia di far bene».

Vieni da una zona calda per il ciclismo, basti il nome di Paolo Bettini per capire di cosa parliamo: quanto ha pesato ciò in termini di pressioni?
«Zero, no, veramente nessuna pressione. Bettini lo considero per quello che è, un grande campione e un punto di riferimento a cui ispirarsi. Se poi diventerò un buon gregario, o un corridore vincente, non lo so ancora. Di sicuro però tutto si sta svolgendo con grande serenità da parte mia e dell'ambiente che mi circonda».

Che differenze hai notato tra il primo e il secondo anno da professionista?
«Mi sento più... più... beh, un anno sembra niente, eppure già impari e capisci tante cose. Nel 2010 fino a giugno, al Giro di Svizzera, non riuscii a mettere mai la testa davanti in gruppo, poi nella seconda parte di stagione le cose sono nettamente migliorate. E quest'anno va ancora meglio, sin da subito sono riuscito a esprimermi con una buona continuità, un risultato dovuto proprio anche a un primo anno fatto con tranquillità».

Hai fatto qualche allenamento specifico per la discesa, che è un tuo punto debole?
«Quando abbiamo fatto il ritiro in altura, Petacchi mi ha dato qualche dritta. Dovrò essere bravo a mettere in pratica i consigli, invece all'Amstel, per dire, sono arrivato troppo forte in una curva e sono scivolato. Ma comunque l'ho già detto prima, devo ancora fare tanta esperienza su molti fronti, e alla fine spero che unendo tutti i puntini venga fuori un corridore vero».

Un messaggio, in chiusura, per i tanti tifosi e appassionati che ti seguono con curiosità.
«Seguitemi al Giro, la mia prima esperienza in una grande gara a tappe e una grossa emozione per me. Cercherò di regalare qualche momento bello, almeno fin dove arriverò, poi ci penserà Scarponi... Avrò comunque modo di imparare tanto, e se son rose, fioriranno!».

Marco Grassi - www.cicloweb.it
 
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#7
Diego Ulissi: sta crescendo l’erede di Bettini
Tirano (Sondrio) - mercoledì 25 maggio 2011 - Splende a Tirano il talento di Diego Ulissi, vincitore della 17. tappa del Giro d'Italia del Centenario dopo il declassamento del tricolore Giovanni Visconti per scorrettezze. Per Ulissi, 22 anni il prossimo 15 luglio, professionista dallo scorso anno, si tratta della seconda vittoria da professionista. Lo scorso anno il livornese s’impose nel Gp Industria e Commercio di Prato battendo Michele Scarponi. Diego Ulissi è stato campione del mondo Juniores nel 2006 a Spa Francorchamps (Belgio) e nel 2007 a Aguascalientes (Messico).
Per la Lampre-Isd è il secondo successo al Giro d'Italia 2011 dopo lo sprint vincente messo a segno da Alessandro Petacchi nella 2^ tappa Alba-Parma su Mark Cavendish.

“È stata una tappa combattutissima. Le consegne erano di entrare nella fuga e ce l'ho fatta. Sono un po' stanco, è il mio primo Giro e sto subendo un po' una corsa così dura lunga tre settimane. Oggi ho sofferto sia in salita sia in discesa: dall'ammiraglia mi incitavano a bere, alimentarmi regolarmente e a usare rapporti agili. Solo così sono riuscito a rimanere davanti: era importante dato che la fuga oggi sarebbe arrivata”.

Raccantaci com’è andata la volata.
“Ho provato a sorprendere Visconti partendo lungo perché lui è più veloce in volata. Era anche in leggera salita, quindi si addiceva alle mie caratteristiche. Magari mi sono pure spostato ma ho visto molto di peggio in carriera. E poi i giudici ci sono per questo”.

Visconti ti ha accusato di averlo chiuso sulle transenne per non farlo passare e per il tuo comportamento in fuga.
“Si vedono cento volate del genere. La reazione di Visconti è stata scomposta, rispetto a quello che è successo. Non c'è stato qualcosa prima, in gruppo. Alcuni parlano di alzate di voci...
Il mio compito, una volta in fuga, era di fare il furbetto. Centellinare, saltare qualche cambio, cercare di nascondermi. Come hanno fatto altri. Ad esempio la Saxo Bank non ha mai fatto nulla in fuga. Io dovevo, a tutti i costi, rimanere con i migliori per giocarmi la tappa in volata. Il mio sguardo era fisso sullo striscione, speravo di arrivare il prima possibile. Tutto qui”.

Raccontaci qualche caratteristica di Diego Ulissi?
“In questi finali riesco a essere molto lucido e, come detto, anche furbo. Però ai meno 15 mi sono staccato quindi la furbizia non sempre serve se non tieni”.

Davanti c’era pure Lastras, sempre un brutto cliente, arrivato però terzo.
“Sapevo fosse fortissimo in discesa ma per me era troppo seguirlo, non sono così coraggioso. Sono stato a ruota un po' indietro, più tranquillo”.

C’era stato qualche precedente con Visconti?
“Mai avuto nulla con Giovanni in passato”.

Sei il vero erede di Bettini?
“Che devo dire? Sono un corridore giovanissimo. Sono solo da un anno e mezzo professionista e mi sto trovando bene grazie alla squadra, la Lampre Isd, che mi sta lasciando spazio e opportunità di crescita. Sinceramente non ho ancora capito che razza di corridore sono. Nelle tappe impegnative però riesco a essere competitivo e arrivare in fondo. Lavorerò su questo”.

Conseguenze dell'inchiesta di Mantova, è cambiato in corsa il direttore sportivo.
“Posso dire che sicuramente la vicenda non ha toccato né me né i miei compagni. Noi ci siamo concentrati sugli appuntamenti al nord e al Giro. Damiani è una persona speciale: mi piace molto e mi sta insegnando tante cose. Non posso che essere contento del suo arrivo”.

Il Giro è ormai di Contador.
“Riguardo questo Giro d'Italia, Contador sta facendo cose incredibili, nonostante i nostri stiano facendo del loro meglio. Da parte mia sono stupito per la tenuta in questa terza settimana, vediamo che tipo di corridore diventerò in futuro”.

Fai riferimento al centro Mapei: ti ha cambiato qualcosa?
“Per un giovane ti aiuta a capire che tipo di corridore sei. I test sono molto importanti e portano effettivi risultati. Sono molto contento di questa esperienza”.

Gregario o campione?
“Andando così potrei fare il gregario anche tutta la vita. Io adesso provo a crescere, però non sarebbe un dramma se non diventassi un campione. Sto maturando nel modo giusto, secondo tempi umani. Questa è la cosa più importante”.

ciclonews.it
 
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#8
Diego Ulissi ha rinnovato con la Lampre-ISD fino al 2013. “Passato professionista, ho capito subito che in Lampre avevo trovato l’ambiente giusto per poter lavorare al meglio e ambire a diventare un buon corridore – ha commentato Ulissi – Il rapporto instauratosi con i compagni, i dirigenti, lo staff e gli sponsor è ottimo, quindi non potevo chiedere di meglio che avere la possibilità di continuare a vestire i colori blu-fucsia. Mi impegnerò al massimo per ripagare la fiducia accordatami per i prossimi due anni: sarebbe bello diventare un bandiera della squadra”.
 
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#9
Ulissi e Lampre-ISD assieme anche nel 2013
Con la stagione giunta all’apice dell’intensità e dell’importanza degli appuntamenti agonistici, la Lampre-ISD è impegnata a seguire la linea di rinnovamento e valorizzazione delle risorse indicata dal general manager Saronni a inizio anno.

In quest’ottica, assume grande rilevanza il rinnovo contrattuale di uno dei giovani gioielli blu-fucsia, ovvero Diego Ulissi. Con piena soddisfazione della parti, infatti, il corridore toscano ha siglato l’accordo per correre nella squadra dei patron Galbusera anche nella stagione 2013.
Prosegue quindi la tradizionale propensione della Lampre-ISD alla valorizzazione dei giovani atleti di punta del panorama ciclistico italiano: Diego Ulissi, come tanti altri corridori in passato e così come per il suo attuale compagno di squadra Adriano Malori, è passato al professionismo proprio nel team di Giuseppe Saronni, trovando una dimensione adatta all’ambientamento nel mondo dei pro e riuscendo a cogliere importanti successi già in queste prime tre stagioni di militanza nella squadra blu-fucsia.

Ulissi è ben contento di prolungare la sua esperienza nella Lampre-ISD: “Ho vissuto in blu-fucsia tre anni molto soddisfacenti dal punto di vista professionale e, elemento ancora più importante, sotto l’aspetto umano. Non sempre è facile per un neo-professionista trovare le giuste misure al passaggio di categoria, soprattutto se ci sono alte aspettative, ma devo dire che, nel mio caso, ho potuto muovermi in una dimensione ottimale: dirigenti, tecnici, compagni e personale, tutti sono stati importanti per inserirmi in maniera perfetta e per raggiungere validi risultati agonistici.

Alla luce di queste considerazioni, sono certo che il proseguimento dell’esperienza in Lampre-ISD sia la scelta migliore per il mio futuro. E’ davvero il massimo poter continuare a lavorare con Giuseppe Saronni e i componenti della famiglia Galbusera, tutte persone con grande passione e capaci di fornire i necessari stimoli: non mancheranno quindi le motivazioni per ripagare la loro fiducia e per continuare a migliorare come corridore, seguendo le forti ambizioni che mi spingono a lavorare sempre con intensità.

Ora mi concentrerò sul finale di stagione con l’intento di cogliere qualche vittoria e di arrivare in grande forma al Mondiale. Per il prossimo anno, se devo scegliere degli obiettivi ambiziosi, devo confidare che mi piacerebbe regalare alla mia squadra un’ottima prestazione nella Freccia Vallone e dimostrare di poter essere competitivo nei Grandi Giri conquistando la maglia bianca al Giro d’Italia.

Diego Ulissi è nato a Cecina il 15/07/1989. Due volte Campione del Mondo della categoria Juniores (2006 e 2007), è passato al professionismo con la Lampre-Farnese Vini nel 2010. Da pro, ha ottenuto 6 vittorie (Gp Industria e Commercio di Prato 2010; tappa di Tirano al Giro d’Italia 2011; tappa di Golte e classifica finale del Giro di Slovenia 2011; tappe di Levizzano e Pavullo alla Coppi e Bartali 2012).

comunicato stampa Lampre-ISD
 
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#10
Benvenuta Lia Ulissi
Il Team Lampre-ISD festeggia un grande traguardo raggiunto da un corridore blu-fucsia: oggi Diego Ulissi (foto Bettini) è diventato padre.
Arianna, moglie di Diego, ha infatti dato alla luce Lia, una bella bimba di 3,2 kg.
La famiglia Galbusera, Giuseppe Saronni e tutto il Team Lampre-ISD si complimentano con la famiglia Ulissi.

comunicato stampa Lampre-ISD
 
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