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Emanuele Sella
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#2
Sella: scusate, ci sono anch'io
La sua storia ci ha commosso, ci ha indignato, ci ha lasciato perplessi e ci ha fatto sorgere mille dubbi. Ora è caduta nel silenzio. È la storia di Emanuele Sella, vicentino classe ’81, professionista dal 2004, oggi portacolori della Carmiooro NGC. El Salbaneo (il folletto), così è soprannominato dalle sue parti, è uno dei tanti che ha sbagliato, ma uno dei pochi che è tornato in gruppo a voce bassa, senza inutili polemiche e discussioni. Ha scontato dodici mesi di squalifica per aver fatto uso di doping e ha collaborato con la giustizia. Da un an­no è tornato alle gare con la speranza di riconquistare la fiducia degli appassionati di ciclismo.
La sua storia è simile a quella dello scatena-dibattiti Riccardo Riccò, ma l’atteggiamento è tutt’altro: Emanuele ha sofferto per non essere stato invitato al Giro 2010, ma non si è lamentato. Finora ha aspettato in silenzio la sua rivincita, cercando il riscatto in corsa. Continuerà a comportarsi così, ma per una volta lasciateglielo dire: «Scusate, esisto anch’io».
Torniamo al 2008, quando Emanuele indossava la maglia della CSF Group Navigare. È stato il suo anno, nel bene e nel male. Ci ha emozionato. Ha vinto le tre tappe dolomitiche del Giro: Alpe di Pampeago, Passo Fedaia e Triano. Un sogno.
«Ho un bellissimo ricordo di quelle tre splendide vittorie frutto di tanti sacrifici. Non le dimenticherò facilmente e spero rimarranno come un bel ricordo anche per chi all’epoca mi applaudiva. In tanti mi hanno dimostrato che le emozioni di quei giorni non sono state offuscate da quanto accaduto dopo e per me questa è un’altra vittoria».

Ci ha deluso. Il 23 luglio di quel 2008 è stato sottoposto a un controllo antidoping a sorpresa, il 5 agosto è stata resa ufficiale la sua positività al Cera, l’Epo di ter­za generazione. Due anni di squalifica (pena successivamente ridotta a un an­no per collaborazione alle indagini, ndr). Un in­cubo.
«Mi è caduto il mondo addosso. Quello che ho provato lo sappiamo solo io e chi mi è stato vicino in quel momento difficile, quindi mia mo­glie Lara, la mia famiglia e i veri amici che si contano sulle dita di una ma­no. Del mondo del ci­clismo pochi, veramente po­chi. Il comportamento della maggior parte dei miei colleghi mi ha fatto soffrire parecchio, ma oggi non ce l’ho con nessuno. L’errore è stato mio, quindi ero io a dover rimediare. È stata davvero dura, ma sono riuscito a girare pagina».

Di quei giorni cosa ti resta?
«Vorrei dimenticare tutto, ma non ac­cadrà mai e forse è meglio così. Quan­do si cade e ci si rialza, si acquisisce una forza in più. Per natura, poi, sono un ottimista perciò pen­so che anche da un periodo così nero qualcosa di buo­no ne uscirà. Sicu­ra­mente sono cresciuto, ho imparato molto».

Ha sbagliato. Ha pagato e collaborato. L’inchiesta penale della Procura di Pa­do­va scattata dalle sue confessioni ha svelato una vasta rete di fornitura e distribuzione di prodotti dopanti e ha portato alla de­nuncia di trenta persone, tra cui dodici ciclisti pro­fessionisti. È stata sicuramente una scelta difficile da prendere in un am­biente omertoso come quello ciclistico.

Co­sa ti ha spinto a dare una mano al procuratore Ettore Torri? Qualcuno sospetta che tu abbia scelto di collaborare solo per ottenere una riduzione di pena…
«Ho semplicemente fatto quello che ritenevo giusto. C’è chi mi crede e chi no, ma ora non voglio parlarne più. Posso rispondere solo coi fatti, coi miei comportamenti in corsa».

È tornato alle gare il 18 agosto 2009.
«Un nuovo inizio. Le braccia aperte non sono state tante, ma me lo aspettavo. C’è chi mi ha dimostrato vera amicizia, chi ha capito la situazione in cui mi sono trovato e chi no».

Vuole riconquistarci. Come accaduto per Riccardo Ric­cò, quest’anno non è stato invitato al Giro d’Italia. Se per il mancato invito del Co­bra si sono accese mille discussioni, per Emanuele non è stata spesa neanche una parola. Vicende simili, la tua e quella di Riccò, ma modi di fare totalmente diversi.
«Sì, abbiamo passato entrambi un periodo difficile per aver commesso lo stesso grave er­rore, ma siamo due persone di­verse. Credo sia dovuto a un fatto di carattere: per lui è normale polemizzare, esprimere il suo disappunto in tutti i modi possibili, mentre io preferisco dimostrare quello che valgo in gara, senza parlare troppo. Una volta che ci sarò riuscito le porte si apriranno au­tomaticamente, o al­meno lo spero. Ma­gari oltre al periodo della squalifica dovrò scontare uno, due anni di purgatorio prima di poter tornare a di­sputare un grande Giro. Ho tanta pa­zienza, sono pronto ad aspettare, anche perché sono consapevole che ciò che ho fatto è molto grave, ma in cuor mio mi auguro accada il prima possibile».

Giù dal sellino Emanuele è di poche pa­role, ma in corsa non si risparmia. Dal suo ritorno non ha potuto disputare le corse più importanti, ma in tutte quelle a cui ha preso parte si è messo in luce. È l’orgoglio che ti spinge ad attaccare?
«Sì, ma non sto facendo niente di più di quello che un corridore deve fare. Do il massimo, lavoro tanto e cerco il risultato. Devo riscattarmi. Quest’an­no mi aspettavo qualcosa di più, ma sono fiducioso. Se in questa stagione non è arrivata neanche una vittoria, ne arriveranno almeno due l’anno prossimo!».

Per finire facciamo un salto nel futuro ormai prossimo. Nel 2011 cambierai squa­dra e correrai con la maglia della Androni.
«Sì, Gianni Savio mi ha proposto di correre nella sua squadra e io non ci ho pensato due volte. Ha aiutato tanti corridori a tornare grandi e io spero di essere il prossimo».

Guardando ancora oltre come si immagina Lele da grande?
«Vicino a Lara, magari con un bimbo».

E l’atleta Sella?
«Spero sia riuscito a tornare a correre ad alti livelli e sia soddisfatto dei suoi risultati. Soprattutto mi auguro abbia raggiunto il suo sogno».

E qual è?
«Tornare a vincere al Gi­ro, la corsa che amo. Non è da me gridarlo ad alta vo­ce, ma sarei felice di poterlo correre già l’anno prossimo».

di Giulia De Maio, tuttoBICI del Settembre 2010
 
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#3
L'inverno di Sella "La mia opportunità"
Emanuele Sella è passato all'Androni. E racconta come sta preparando la stagione del riscatto

Come se un saltatore si chiamasse Pedana, un motociclista Carburatore, un rugbista Mischia, un pallanotista Palombella, un calciatore Pallone. Emanuele Sella ha un cognome che non solo sa di bici ma anche di montagna, e la forza del cognome ne ha fatto non solo un corridore, ma anche uno scalatore.

Sella, tornato in sella?
"Ricominciato a metà novembre perché la mia stagione comincia presto, anzi, subito, al Giro di Malesia, dal 23 gennaio all’1 febbraio. E allora, le prime due settimane bici e palestra, poi bici. Il 31 dicembre una bella uscita di cinque ore, il primo gennaio due orette di scarico. Per dire che non mi fermo mai. E poi a piedi".

Dove?
"Il Monte Grappa è a cinque chilometri da casa. Ne conosco tutti i sentieri e i camminamenti, le trincee e le gallerie".

Inverno rigido.
"Finora di sole ne abbiamo visto poco. Così sto sempre allerta. Guardo il cielo dalla finestra e, appena promette una tregua, mi vesto ed esco. Qualche volta con Ongarato, specialmente se facciamo fondo. Se no, anche da solo".

Cambiato qualcosa?
"Andavo a sensazioni, mi fidavo del mio termometro e del mio barometro interni. Con la nuova squadra, l’Androni, c’è anche un nuovo preparatore, Fabrizio Tacchino con il suo centro studi. Mi è stato chiesto di allenarmi con un misuratore di potenza".

Di che cosa si tratta?
"Mentre il cardiofrequenzimetro segna i battiti del cuore e avverte se si sta lavorando in una certa fascia o in una certa soglia, il misuratore di potenza indica i watt entro i quali dobbiamo pedalare. E’ un modo forse più preciso per non andare fuori giri. E mi ci sto trovando bene".

Sella, il suo 2010?
"Un anno di transizione, particolare, ma tutto serve. Ho corso a singhiozzo, ho fatto fatica a trovare gli obiettivi, in certi momenti mi sono anche lasciato andare, tutto sommato è stato difficile. Non ho vinto, quando mi ero allenato bene e le circostanze delle corse erano favorevoli ho sfiorato le vittorie. Peccato che sia stato un periodo breve".

E il 2011?
"Gianni Savio mi ha notato, visto e seguito. Io mi sono spiegato, lui mi ha capito e dato questa possibilità. Una grande opportunità. Savio mi chiama, m’incoraggia, mi stimola. E questo mi dà la fiducia che forse non sentivo più".

Dopo il Malesia?
"Il calendario italiano, ma intanto aspettiamo gli inviti alle corse che per noi contano di più. Dalla Tirreno-Adriatico alla Milano-Sanremo fino al Giro d’Italia".

Un Giro adatto anche a lei.
"Un Giro da scalatori. Il Giro mi piace comunque, mi andrebbe bene farlo anche al contrario, partenza da Milano e arrivo a Torino. E’ la corsa del mio cuore, quella che mi è entrata nella pelle, quella che sognavo fin da bambino. Esserci è un sogno".

E avrebbe anche la squadra adatta.
"Una squadra di attaccanti, di arrampicatori, di avventurosi. C’è Rujano, che al Giro 2005 è arrivato terzo, ci sono Santoro e Monsalve, due neoprofessionisti di grandi speranze, e c’è Serpa, che ha dimostrato il suo valore. Ci sarebbe da divertirsi".

E lei, in bici, si diverte ancora?
"Sempre. E’ la mia passione. E più si sale, più mi diverto. Il divertimento della fatica, dei paesaggi, della solitudine".

Dopo la squalifica per doping, è rientrato in punta di piedi.
"Ho sbagliato e ho pagato. Amen, voltato pagina, ricominciato a vivere. Con la dovuta umiltà. Da quel giorno ho guardato avanti, con fiducia e serenità. E piano piano vorrei ritrovare i miei spazi".

Il gruppo?
"Chi mi ha capito, e chi no. Come sempre. Come dovunque".

Sella, il bello del ciclismo?
"La bici. Mi piace, la sento, la vivo. E’ da una vita che mi accompagna. La bici non mi pesa, mai. Mi diverte. E ci andrò sempre".

Anche a fare la spesa?
"Quello no".

E a spasso?
"Quello capita".

E in vacanza?
"Quello capiterà".

Quante bici ha?
"Una da corsa, la nuova, una Bianchi. Un muletto. Una da passeggio. E anche una mountain bike, che però tengo a casa dei miei genitori. Quest’inverno non l’ho mai presa, ma ci tornerò. E’ che a forza di andare su quella da strada, non so se sono adatto alla mountain bike. Fisicamente sì, spiritualmente no. In ciclocross e mountain bike si parte troppo a tutta. E poi a vederli, nel freddo, i bikers mi fanno quasi pena. Al solo pensiero di respirare quel gelo, mi viene da tossire".

Strada, fuoristrada... e pista?
"Quand’ero piccolo, da esordiente e da allievo, mi portavano in pista. Ma ero negato. Avevo paura. Stavo a tre metri da chi mi precedeva".

Sella, non avrà mica una fissazione per la sella.
"No. Penso alla bici come un’orchestra per il suo direttore: tanti strumenti uniti e coordinati, in modo armonico. La bici devo sentirmela cucita addosso".

E per qualche sella intesa come passo o salita?
"Il Sella e tutti i passi dolomitici".

Una salita per il prossimo Giro?
"Lo Zoncolan. Ma so di non essere originale".

Zoncolan, Mortirolo, Giau, Croce Domini... Perché le salite hanno nomi così inquietanti?
"Sarà, ma a me suonano dolcissimi".

Che cosa rappresenta una salita?
"Una conquista. La conquista di una meta, come il K2 per un alpinista. E la conquista di uno stato, uno stato di grazia e di benessere, magico: la leggerezza".

gazzetta.it
 
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#4
Lele Sella ha appena rinnovato con Savio e anche il prossimo anno farà parte della rosa della Androni-C.I.P.I.
 
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#5
Festa in casa Sella: è arrivato Mattia
È nato oggi il figlio di Lele e Lara

È festa grande in casa Sella. È lo stesso Emanuele a lanciare un messaggio che trasuda felicità: «È arrivato Mattia! Dopo una lunga attesa è nato il nostro piccolo "sellino"(2,420 kg). Mamma Lara è stata bravissima e papà è super felice!!!».
A Lara ed Emanuele e al loro piccolo Mattia, gli auguri più sentiri da parte della redazione di tuttoBICI e tuttobiciweb.

tuttobiciweb.it
 
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#6
Immagino lo shock quando ha visto la faccia del padre per la prima volta, povero bimbo...
 
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#7
Androni-Venezuela: Sella, frattura al femore
Pochi chilometri di corsa, una caduta banale, un corridore che sbanda affrontando una rotonda e urta chi gli sta vicino, un fortissimo dolore e poi la diagnosi impietosa: frattura del femore. È la sintesi drammatica e dolorosa del Trofeo Laigueglia per Emanuele Sella. Il vicentino della Androni Venezuela è stato sfortunato protagonista della classica ligure: gli esami radiografici svolti presso l'ospedale Santa Corona hanno confermato la presenza di una frattura.
Il referto parla di frattura scomposta della testa del femore destro: domani Sella verrà operato proprio al Santa Corona. È presto per conoscere i tempi di recupero, ma chiaramente tutta la prima parte di stagione è persa. Forza Emanuele, buon recupero.

tuttobiciweb.it
 
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#8
Cavolo, alla partenza l'avevo visto con sua madre :O
 
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#9
Sella: «Intervento difficile, ho usato oggi le stampelle»
Il vicentino ancora in ospedale dopo la frattura del femore

Emanuele Sella, caduto durante il Trofeo Laigueglia, è stato trasferito sabato scorso all’ospedale San Bortolo di Vicenza. In precedenza era stato ricoverato al Santa Corona di Pietra Ligure. Per lui una degenza difficile, dopo l’intervento al femore, in cui aveva registrato un importante abbassamento dei valori ematici. Una volta ristabilito è stato trasferito nella città veneta e preso in cura dall’ortopedico Gianluigi Moras.

La sua voce è più pimpante rispetto a qualche giorno fa. “Ho preso in mano oggi le stampelle per la prima volta – racconta il vincitore di 4 tappe al Giro – e domani conto di fare qualche metro in più. Ormai il recupero è partito ed il ritorno a casa è imminente”.

I tempi di recupero prevedono che solo tra un mese sarà possibile appoggiare il piede a terra e dare carico all’articolazione. Prima di poter camminare dovranno passare circa 50-60 giorni e poi altri 40 per rivederlo in gruppo. “Tutto dipende da come il fisico reagirà – continua El Salbaneo – l’intervento è stato impegnativo con 3 punti di taglio. Inciderà anche la motivazione”.

Nitido il ricordo della caduta. “Ero tranquillo in gruppo, stavamo passando in rotonda. All’interno si sono urtati e chi era all’esterno come me è stato spinto. Ho sbattuto su un marciapiede alto e lì mi sono fatturato. Ho capito subito che era una cosa seria, la gamba era storta e più corta”.

Per lui un grande rammarico ma anche una motivazione. “Il prossimo sarebbe stato il mio 10° Giro d’Italia, un traguardo non da tutti. Pazienza, voglio tornarci nel 2016”.

Infine un ringraziamento di cuore. “Il pensiero più sentito è per mia moglie Lara che per 9 giorni è rimasta al fianco in ospedale, dormendo su una poltrona, pur di starmi vicino”.

Pietro Illarietti per tuttobiciweb.it
 
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#10
Giro d'Italia, Androni: in albergo si rivede Lele Sella
Ospiti d'eccezione, questa sera, nell'hotel che ospita la Androni Sidermec: a cena con i ragazzi del team sono arrivatti Lino Diquigiovanni, per anni a fianco di Gianni Savio con la sua azienda, e soprattutto Emanuele Sella. Il corridore vicentino, vittima di una brutta frattura durante i primi chilometri del Troeo Liagueglia, sta molro meglio e lavora in vista del ritorno che avverrà presumibilmente nel giro di un paio di mesi.

tuttobiciweb.it
 
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