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Fabio Aru
#1

Fabio Aru




Nome completoFabio Aru
SoprannomeIl cavaliere dei Quattro Mori
Data di nascita3 luglio 1990
Luogo di nascitaSan Gavino Monreale (Italia)
Altezza e Peso183 cm x 66 kg
CaratteristicheScalatore
Professionista dal2013

SquadraAstana Pro Team
Stipendio- €
Scadenza contratto2017


Biografia
Fabio Aru (San Gavino Monreale, 3 luglio 1990) è un ciclista su strada italiano che corre per il team professionistico kazako Astana Pro Team. Ha caratteristiche da scalatore, e in carriera ha vinto due Giri della Valle d'Aosta.

Nato nel piccolo ospedale di San Gavino Monreale, in provincia di Cagliari (ora Medio Campidano), ma cresciuto nella limitrofa Villacidro, Fabio fin da bambino pratica molti sport, soprattutto calcio e tennis che inizialmente sembravano appassionarlo maggiormente, ma non disdegnando di andare in bici più che altro per puro divertimento.
Secondo quanto da lui stesso dichiarato, a 15 anni abbandona il calcio e il tennis per dedicarsi più seriamente alla bicicletta spinto anche dai consigli di alcuni amici che avevano individuato le sue potenzialità. Dopo aver iniziato con la Mountain Bike, dove è stato riserva ai mondiali di Val di Sole, si è in seguito dedicato al Ciclocross (partecipando ai campionati nazionali, mondiali e gli europei da Juniores).
Conseguita la maturità classica, Aru si trasferisce a Bergamo per meglio praticare la disciplina sportiva, partecipando al Lunigiana e a qualche altra gara da juniores, prima di finire tra gli Under 23.

Dilettante Under-23 dal 2009 nella file del team Palazzago diretto dal ds Olivano Locatelli, Aru si mise in luce nel 2010 con piazzamenti in alcune gare del circuito europeo dedicate a dilettanti Elite/Under-23: fu quinto al Giro del Belvedere, secondo nel Trofeo Gianfranco Bianchin e terminò al quarto posto il Giro della Valle d'Aosta.

Nel 2011 ottenne i primi successi nella categoria, aggiudicandosi nell'arco della stagione sette vittorie, tra le quali la Bassano-Montegrappa, il Giro delle Valli Cuneesi e il Giro della Valle d'Aosta, evento del calendario europeo. Oltre ai successi, ottenne piazzamenti al Girobio, in cui chiuse quarto, e ai campionati italiani, dove fu secondo nella gara in linea Under-23 vinta da Matteo Trentin. A fine anno firmò un contratto con il team kazako Astana, così da poter gareggiare da professionista a partire dal 1º agosto 2012.

Nel 2012, all'ultimo anno da dilettante, il ciclista di Villacidro si impone nella Toscana-Terra di ciclismo, gara della Coppa delle Nazioni U23. Conclude inoltre al terzo posto la Piccola Sanremo e al quarto il Gran Premio Palio del Recioto. Partecipa quindi al Girobio e si classifica al secondo posto finale, con un distacco di 25 secondi dallo statunitense Joseph Dombrowski. Tra giugno e luglio si piazza al quinto posto nella prova in linea Under-23 del campionato italiano, bissando poi il successo al Giro della Valle d'Aosta (vince anche la terza tappa).

Fa il suo debutto da professionista con la maglia dell'Astana il 20 agosto 2012 nel USA Pro Cycling Challenge in Colorado, ottenendo un secondo posto nella sesta tappa dietro a Rory Sutherland. Nel 2013 conclude quarto al Giro del Trentino, e si aggiudica la classifica dei giovani. Nella stessa stagione partecipa per la prima volta al Giro d'Italia in qualità di gregario di Vincenzo Nibali. In quella gara, dopo aver inizialmente sofferto di gastroenterite, contribuisce al successo finale del suo capitano. Nella penultima tappa, la più dura e selettiva, vinta proprio da Nibali in mezzo a una bufera di neve, riesce anche a centrare il quinto posto sul traguardo delle Tre Cime di Lavaredo, riprendendo e staccando nel finale atleti del calibro di Michele Scarponi e Cadel Evans.

Nel 2014 partecipa a 23 anni al Giro d'Italia come gregario del più esperto Michele Scarponi, passato alla formazione kazaka. In seguito all'infortunio di quest'ultimo nella caduta di Montecassino, che lo costringe al ritiro dopo la sedicesima tappa, diventa capitano unico dell'Astana. In salita tiene sempre il passo dei migliori e vince la sua prima tappa al Giro d'Italia, la quindicesima, staccando il gruppo dei big a 3 km dall'arrivo ed arrivando così da solo sul traguardo di Montecampione. Al termine della diciannovesima frazione, la cronoscalata del Monte Grappa, si classifica secondo a 17 secondi dalla maglia rosa, il suo coetaneo Nairo Quintana, salendo alla terza posizione in classifica generale a soli 41" da Rigoberto Uran Uran. Nella tappa successiva, con l'arrivo in salita sulle durissime pendenze del Monte Zoncolan, non riesce ad attaccare il colombiano, e, rimasto indietro, riesce a contenere il distacco, confermando così la terza posizione sul podio del Giro, a Trieste.

(tratto da it.wikipedia.org)



Squadre


Palmares
  • 2011
    • Bassano-Monte Grappa
    • 4ª tappa Giro delle Valli Cuneesi
    • Classifica generale Giro delle Valli Cuneesi
    • 6ª tappa Giro della Valle d'Aosta
    • Classifica generale Giro della Valle d'Aosta
    • Trofeo Salvatore Morucci
    • Memorial Thomas Casarotto


  • 2012
    • Classifica generale Toscana-Terra di ciclismo
    • 3ª tappa Giro della Valle d'Aosta
    • Classifica generale Giro della Valle d'Aosta


  • 2014




Hanno partecipato alla realizzazione di questa scheda: lordkelvin
 
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#2
Astana, in gruppo arriva anche Fabio Aru
Il Pro Team Astana è lieto di annunciare l’ingaggio di Fabio Aru tra le fila della squadra per le stagioni 2013 e 2014 e il suo debutto con la maglia Astana il 1° agosto 2012 sulle strade del Colorado. Fra i più talentuosi giovani del panorama ciclistico italiano, Fabio Aru, classe 1990, corre da dilettante dal 2007 e già vanta un palmares da campione!

Tanti, infatti, i successi ottenuti da quando ha iniziato l’attività su strada: solo negli ultimi due anni, il giovane ciclista sardo può vantare 2 vittorie consecutive al Giro della Valle d’Aosta, una vittoria al Giro delle Valli Cuneesi e al Trofeo Toscana Terra di Ciclismo e un secondo posto al GiroBio 2012.

“E’ stato un anno pieno di soddisfazioni – ha dichiarato Fabio – che ora sono state coronate dall’ufficializzazione dell’ingresso nel Pro Team Astana. Qui, oltre a corridori mitici come Vinokurov, troverò tanti ciclisti di successo e ora – è ufficiale – anche Vincenzo Nibali: campioni indiscussi da cui cercherò di imparare il massimo! Se già ce l’ho messa tutta in questi anni, farò ancora meglio per dare sempre di più alla squadra e ripagarla della fiducia che ha riposto in me”.

Il Team manager Giuseppe Martinelli commenta: “E’ un giovane dalle grandi potenzialità che credo e spero soddisferà appieno le nostre aspettative: se davvero ce la metterà tutta, potremo finalmente vedere un buon scalatore in azione come non si vedeva da qualche anno. Fabio potrebbe giocare un ruolo fondamentale già l’anno prossimo al fianco di Nibali. E sono anche certo che sia da Vincenzo sia dagli altri nostri corridori più d’esperienza non solo potrà imparare a lavorare bene ma anche carpirne qualche segreto fondamentale”.

comunicato stampa team Astana
 
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#3
Aru: «Dall'Oscar al Giro»
Chissà quanti piatti di pasta si cucinerà Fabio Aru con la sua nuova cucina Euromo­bil... «Questo premio arriva proprio al momento giusto! Se la cucina vinta un anno fa la stanno sfruttando i miei genitori in Sardegna, quella che riceverò quest’anno la terrò per me. Ho da poco comprato casa a Ber­gamo, mi stanno montando i mobili proprio in questi giorni. Ai fornelli me la cavo bene. Vivendo lontano da mam­ma ormai da qualche anno, ho dovuto imparare a sbrigare le faccende domestiche: pulire, fare la lavatrice, lavare i piatti e tutto il resto. E per vivere bene, anche a cucinare. Il mio piatto preferito? I primi, forse perchè sono anche facili da preparare (sorride, ndr). Vado pazzo per la pasta e la pizza».

Nonostante dall’estate scorsa sia a tutti gli effetti un corridore professionista, il ventiduenne ca­gliaritano che pri­ma del grande sal­to con l’Astana ha indossato la ma­glia della Palazza­go Elledent per il secondo anno di fila si è aggiudicato il Gran Premio Euromobil Oscar tuttoBICI come mi­glior Under 23 della stagione.
«Ho sempre am­mi­rato questa classifica e sono felicissimo di averla fat­ta mia anche que­st’anno. L’O­scar tuttoBICI è un riconoscimento prestigioso».

Hai vinto il titolo di miglior Under 23, an­che se ormai appartieni a pieno titolo alla massima categoria.
«Esatto. L’ultima prova a cui ho partecipato è stata il Giro della Val d’Aosta (di cui ha vinto una tappa e la classifica finale, ndr) per cui ho perso più di un appuntamento che dava punti importanti per la classifica e non mi aspettavo di arrivare a fine settembre ancora in testa. Leggendo sempre tuttoBICI, per forza di cose, l’occhio cadeva sulle classifiche aggiornate ogni mese, ma quando mi ha chiamato il direttore Pier Augusto Stagi per annunciarmi ufficialmente che avevo vinto di nuovo l’Oscar è stata una bella sorpresa. L’anno scorso sono rimasto piacevolmente impressionato dalla premiazione, un evento davvero ben organizzato e un bel palcoscenico per i corridori di tutte le età. Quest’anno essere di nuovo uno dei protagonisti di questa festa è stato ancora un piacere. La famiglia Luc­chet­ta mi ha nuovamente con calore: la loro passione per il ciclismo è davvero contagiosa».

Felice del tuo 2012?
«Sì. Sono convinto di aver fatto bene a trascorrere la prima metà di stagione tra gli Under 23 per accumulare esperienza e soprattutto per riconfermare quanto di buono avevo fatto l’anno scorso. Un’annata buona può capitare a tutti, ma riconfermarsi dopo aver vinto pa­recchio è difficile perché gli avversari ti conoscono, ti curano, ti corrono contro. Volevo dimostrare di non essere un fuoco di paglia e penso di esserci riuscito. Passato professionista ho capito subito che mi aspettava tutto un altro mondo. Ero preparato a un ritmo diverso da quello a cui ero abituato, ma nella massima categoria si va ancora di più di quanto mi aspettassi. Vanno forte do­vunque, su qualunque terreno, dall’inizio della corsa alla fine. Si parte forte e si arriva a tutta, incredibile (sorride, ndr)! Ad ogni modo piano piano mi sto adeguando al ritmo e sto imparando tanto. Ho raccolto anche un piazzamento, che dire inatteso è dire poco, arrivando secondo nella tappa di Denver del Giro del Colorado. Ho centrato la fuga giusta, stretto davvero i denti perché già tenere le ruote in certi momenti sembra un’impresa e in salita fatto il mio. Un ottimo inizio!».

Diventare professionista nascendo in Sardegna non è semplice, ma tu ce l’hai fatta.
«Ho dovuto affrontare qualche sacrificio in più dei miei colleghi veneti, lombardi o toscani. Il primo e più grande? Andarsene dall’isola, da casa, dalla fa­mi­glia e dagli amici. Non c’è alternativa. A me questo è pesato tantissimo, due giorni dopo la maturità ho preparato le valigie e sono partito per il nord Italia. I miei genitori erano contenti e sono tuttora fieri della mia indipendenza, ma io all’inizio ho sofferto parecchio la nostalgia della mia terra e dei miei cari. Il ci­clismo è uno sport duro, dovunque na­sci devi essere pronto al sacrificio ma, se pensi che per gareggiare come minimo io dovevo prendere una nave o un aereo, posso dire di aver dovuto superare qualche ostacolo in più. Ho visto molti ragazzi miei conterranei che han­no smesso perché non hanno retto la lontananza da casa, questa difficoltà logistica secondo me è il motivo principale per cui ci sono pochi professionisti isolani. Penso che se non avessi avuto tanta passione avrei mollato tempo fa anche io, ma sono felice di aver tenuto duro. Quest’anno grazie alla mia pertecipazione a Il Lombardia per la prima volta un giornalista de L’Unione Sarda è stato inviato per la prima volta fuori dall’isola per una gara di ciclismo. Ne sono molto orgoglioso».

Ci ricordi come ti sei avvicinato al ciclismo?
«Mi è sempre piaciuto, ma non l’ho mai praticato fino a quando ho compiuto i quindici anni. Da quando ne avevo sei mi sono dilettato contemporaneamente nel calcio e nel tennis, quest’ultimo sport grande passione di papà. Il ciclismo all’epoca lo seguivo, ma non avevo mai avuto l’opportunità di correre. Ho iniziato a prendere parte a qualche gara di MTB in Sardegna, poi mi sono dato al ciclocross che mi ha lanciato nel pa­no­rama nazionale, quando da junior ho avuto modo di prendere parte ai Cam­pio­nati Europei, Mondiali e ad alcune prove di Coppa del Mondo. Quattro anni fa Olivano Locatelli, direttore sportivo della Palazzago, mi ha proposto di cimentarmi anche in strada. Pra­ti­camente le mie prime gare con la bici da corsa risalgono al primo anno da Under 23».

Chi devi ringraziare per dove sei arrivato?
«Chiaramente la mia famiglia, che ha affrontato tanti sacrifici per farmi correre nel nord Italia: mamma Antonella, papà Alessandro e mio fratello minore Matteo. Ci tengo a nominare Andrea Ce­venini, che quando ho iniziato a pedalare nel fango del ciclocross da ju­nior è stato disponibile e generoso dandomi non so quanti passaggi alle gare e ancora oggi mi segue e supporta con passione. Infine non dimentico quanto ho imparato alla Palazzago, soprattutto grazie a Olivano Locatelli e al presidente Ezio Tironi: questo Oscar è soprattutto merito della squadra in cui sono cresciuto e che mi ha permesso di arrivare al traguardo del professionismo».

Quest’inverno ti diletterai nel ciclocross come nelle stagioni scorse?
«Purtroppo non credo riuscirò a prendere parte alle gare perché la stagione dei professionisti inizia molto presto, ma sicuramente userò la bici da cross per allenarmi con il brutto tempo. Con l’Astana abbiamo già fatto un miniritiro e questo mese ci ritroveremo per trascorrere insieme 15 giorni in Sardegna. Oltre ad allenarci, pianificheremo la stagione: io partirò dall’Australia con il Tour Down Under e poi dovrei disputare il Giro d’Italia al fianco del nostro capitano Vincenzo Nibali. Lo conosco già e so che, seppur giovane, ho tanto da imparare da lui. É un campione disponibile che sono sicuro sarà generoso in consigli e insegnamenti».

Cosa pensi delle polemiche che riguardano Vinokourov, il team manager della tua squadra? Il tedesco Marcel Kittel ha di­chiarato che non correrebbe mai per lui.
«Credo che ognuno abbia le sue ragioni, le sue idee e la sua testa per giudicare, io non mi sento di dire nulla al ri­guardo se non che all’Astana mi sono trovato bene fin da subito. Il gruppo è molto affiatato, i ragazzi disponibili e la presenza di una componente italiana così numerosa anche per il fattore linguistico mi ha permesso di inserirmi fin da subito al meglio. Dall’esterno chiunque è libero di esprimere la sua opinione, ma io dall’interno non posso lamentarmi. Anche con Beppe Martinelli mi sono trovato subito in sintonia e poi ho la fortuna di avere due compagni di squadra che sono praticamente vicini di casa: oltre a Paolo Tiralongo da quest’anno è dei nostri anche Alessandro Vanotti. Nel giro di cinque chilometri abitiamo tutti e tre. Se ho deciso di abitare a Bergamo è anche per questo, allenarsi in buona compagnia è il massimo, e poi la zona è perfetta per la vicinanza agli aereoporti, che noi ciclisti frequentiamo un sacco».

Sulla carta puoi solo crescere...
«Me lo auguro! L’impegno e l’umiltà di certo non mi mancano. Comunque an­drà in futuro resterò il ragazzo tranquillo di sempre, a cui piace frequentare gli amici, navigare in internet e tenersi in­formato su tutto; appassionato di motori, diplomato al Liceo Classico, che vorrebbe un giorno anche iscriversi all’università, magari alla Facoltà di Scienze Motorie. Quest’anno è andato bene (tra i puri oltre al Giro della Valle d’Ao­sta, ha conquistato la classifica generale del Toscana-Terre di Ciclismo, ndr), ma sono consapevole che di strada da fare ce n’è ancora tanta. Metto in tasca i complimenti che ricevo, mi dico “bravo” per quello che sono riuscito a fare e riparto da zero per una nuova stagione in cui ancora una volta dovrò dimostrare quanto valgo».

L’obiettivo numero uno per l’anno prossimo?
«Imparare il più possibile. Ho la fortuna di ricevere tanti suggerimenti dal Tira (Tiralongo, ndr) che, grazie alla sua esperienza, mi sta dando consigli importantissimi che conservo gelosamente e cerco di applicare in fretta, e tanti compagni che mi hanno accolto al meglio in squadra e si stanno dimostrando molto disponibili nei miei ri­guardi. Il mio sogno per il 2013? Par­tecipare al Giro d’Italia. È nei programmi, ma me lo devo guadagnare sul campo, dimostrando di avere le gambe per affrontarlo».

a cura di Giulia De Maio
da tuttoBICI del Dicembre 2012
www.tuttobiciweb.it
 
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#4
L'articolo, a firma di Ciro Scognamiglio, uscito qualche giorno fa sulla Gazzetta dello Sport:

 
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#5
Speriamo sia competitivo prima di 5 anni (visto che in parte potrebbe esserlo già)
 
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#6
La notizia vera di questo articolo è che Aru non farà la Vuelta
 
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#7
Beh quello direi che era abbastanza scontato, a un neoprofessionista non fai fare due grandi giri nella stessa stagione
 
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#8
Fabio Aru ha esteso il suo contratto con l'Astana di un altro anno, fino al 2016.
 
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#9
Anche Aru tra i big della Sardegna
Premiato insieme a Conti e Datome

http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...&cod=63430
 
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#10
Fabio Aru l'anno prossimo sarà co-capitano dell'Astana al Giro con Michele Scarponi ed inizierà la sua stagione a Febbraio, a Mallorca. Ha anche detto di essere felice di poter correre al fianco di un corridore esperto come Michele ed inoltre ha detto che la maglia bianca potrebbe essere un obiettivo ma si concentrerà comunque su tutto quello che può riuscire a raccogliere.

Diciamo che l'Italia a causa dei big stranieri rischia di non vincere il Giro ma con Aru qualche soddisfazione può togliersela e poi la vicinanza di Scarponi sarà fondamentale per farlo crescere e per dargli possibilità di vincere una tappa con un attacchi da lontano.
 
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