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Felice Gimondi
#1
 
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#2
Felice Gimondi nominato “ambasciatore della sicurezza“
Nel corso della Giornata della Scorta, “Ambasciatore della sicurezza nel ciclismo” per l’anno 2011 è stato nominato Felice Gimondi, al termine di una breve cerimonia suggellata con la consegna a Gimondi, da parte del Vice Prefetto di Ravenna, della medaglia della Camera dei Deputati. Questa nomina, puramente onorifica, ha lo scopo di coinvolgere persone note affinché i temi della sicurezza trovino maggiore ascolto e maggiore autorevolezza nel proporsi ai vari interlocutori istituzionali, sportivi, giornalistici e del mondo politico.
Nella motivazione della nomina è stato detto che,«Felice Gimondi, col suo senso della misura e la fiducia in se stesso, è ancora oggi un emblema per i giovani che vogliano fare ciclismo, i quali debbono essere pronti a non “ubriacarsi” del successo e a non mollare di fronte all’amarezza della sconfitta. Perché nello sport è bello diventare campioni, ma è ancora più importante esserlo nella vita di tutti i giorni. Così come ci ha insegnato Felice Gimondi».
Il Dott. Raffaele Sirico, Vice Prefetto di Ravenna, ha spiegato: «Come Prefettura siamo onorati di essere stati invitati a questa interessante iniziativa. Vi porto il saluto personale del Prefetto Riccardo Compagnucci, che all’ultimo momento è stato trattenuto da un inderogabile impegno d’ufficio. Egli comunque vi fa sapere che ha esaminato attentamente le proposte che il Giorno della Scorta ha presentato nella sua brochure e che quindi, nei prossimi giorni, il Prefetto di Ravenna intende organizzare un incontro tra le parti interessati (Provincia, Prefettura, Stradale e Progetti Scorta) per valutare la possibilità di: 1- realizzare un protocollo d’intesa tra Provincia, Polizia, Prefettura ed Enti sportivi, avente per obiettivo la semplificazione delle procedure per l’autorizzazione alle scorte tecniche ed il rilascio delle ordinanze di sospensione temporanea del traffico; 2 – valutare se il sistema trasmissivo digitale TETRA, operante in Emilia-Romagna, possa essere utilizzato per i collegamenti tra scorte tecniche e scorte di polizia, oltreché per i servizi di radio-corsa; 3 – interventi presso le scuola-guida per rendere consapevoli gli aspiranti centauri di quelle che sono le insidie maggiori nell’uso della moto e che portano ad un alto tasso di mortalità. Incontri svolti congiuntamente dal Prefetto, Antonelli e Comandante della Stradale».

tuttobiciweb.it
 
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#3
Da Il Mattino: auguri, Felice
Felice Gimondi, bergamasco di Sedrina, ciclista per vocazione romantica, lui il figlio della postina del paese, 'mamma Angela', che le lettere le recapitava in bici, compirà 70 anni il 29 settembre.
La sua carriera leggendaria, con 136 vittorie dal '65 al '78, tre Giri ('67, '69, '76), un Tour (1965), una Vuelta (1968), il Mondiale del '73, la 'Roubaix' ed il 'Lombardia' nel '66, la 'Sanremo' nel '74, la Parigi-Bruxelles nel '66 e nel '76, in parallelo a quella di Eddy Merckx, di tre anni più giovane, resta l'icona più nobile per il ciclismo, se non pure per gli sport individuali, del nostro paese.
Una storia splendida, Gimondi, 136 successi, dal '65 al '78, classiche e Giri, ma ci sarà qualche vittoria di segno particolare, nel suo ricordo?
«Certo, tutte le vittorie sono vittorie, ma tre di esse, per me, hanno un valore inestimabile».
Cominciamo dalla prima, allora...
«E' il Tour del '65, ovvio, quello che andai a correre da esordiente, a 22 anni, dopo aver concluso il Giro al terzo posto, solo per sostituire nella 'Salvarani' un gregario, Fantinato, che aveva un ginocchio malconcio. Quel Tour, che a riviverlo per come andò, è tutto ancora una favola a tappe. Pensa, la prima maglia gialla a Rouen, precedendo un masnadiero degli sprint come era l' inglese Wright. E poi difendermi da Raymond Poulidor, sul Ventoux, ed affermarmi definitivamente con le crono sul Mont Revard ed in quella conclusiva di Parigi, una apoteosi, non mi vergogno...».
E la seconda ?
«E' il Mondiale di Barcellona, nel '73. Con Freddy Maertens che doveva lavorare per Merckx in quella volata a quattro, c'era pure Ocana. Ed il mio amico-nemico Eddy che quella volta davvero non ne aveva più... E Maertens si trovò così a tirare lo sprint, senza capire, al sottoscritto... Con Merckx fuori dal podio».
E la terza vittoria del cuore, qual è?
«E' il mio ultimo Giro vinto, quello del '76, nove anni dopo il primo, nel '67. Sai, conquistarlo alla cronometro conclusiva, farlo tuo per 19" solo, resta un batticuore ancora. E fra l' altro, il giorno prima, ero riuscito a vincere a Bergamo, sotto casa mia, io allo sprint, io che velocista non sono mai stato, battendo proprio Merckx, il campione assoluto, e Baronchelli, un talento a venire...».
Emozioni su emozioni, fra un 'Lombardia' '66 ed una 'Sanremo' '74, che pure belle storie sono, ci sarà certo una delusione che non dimentica ?
«Può sembrare banale, ma non dimenticherò mai il dispiacere provato nella cronometro di un Giro della Catalogna, 1968, sesta tappa, sconfitto da Eddy Merckx. La sera, non riuscivo a rassegnarmi, io che a cronometro almeno pensavo di essere migliore di lui, e che lo avevo fra l' altro battuto a San Marino, nella crono del Giro di quell' anno, il primo vinto da Eddy. Non mi rassegnavo, vedi, possibile che 'sto Eddy. più forte in volata, più forte in salita, sia più forte di me pure contro il tempo ? Me ne sarei fatto piano piano una ragione, a stento. Ma sì, era il più forte dovunque, d' accordo. Ma Gimondi, meno forte dovunque, pure ogni tanto lo avrebbe sconfitto».
Il ciclismo di allora ed il ciclismo di oggi, quante differenze...
«Certo, la gerarchia negli anni miei e di Eddy, sai, certe volte mi sembra di parlare all' unisono con lui, grande Eddy, era scandita dalle distanze delle corse. I campioni veri erano quelli che uscivano fuori dopo i 200 chilometri. Quello era il metro di valutazione. Oggi, con i chilometraggi sempre ridotti, c'è maggiore concorrenza, e minore qualità. E poi noi si correva da primavera ad autunno. Ci si incontrava al 'Laigueglia' per salutare la nuova stagione e ci si salutava al 'Lombardia', per augurarci un buon inverno. Semmai con qualche Sei Giorni...».
E sulla questione doping, Gimondi, quanto è cambiato...
«Non sapevamo neppure cosa fossero emoglobina ed ematocrito, ai nostri tempi. Per un ciclista non erano importanti. L'avremmo imparato malinconicamente negli anni '90. Noi, si usavano talvolta stimolanti da studenti prima degli esami. Peccati veniali, in proprio, senza malizia e senza il farmacista-scienziato al seguito. Altri tempi, e migliori, non ci piove».
L' anno prossimo il Giro partirà da Napoli, con tappe ad Ischia, Sorrento, Ascea...
«Ed io sono sicuro che sarà la partenza più bella che un Giro d' Italia possa desiderare, cosa vuoi di più, per un ciclista, dall' Italia ? Per il Giro sarà un successo, non solo per voi...La passione delle vostre genti, poi, è senza eguali, mi ricordo certi 'Campania', ai miei tempi, quando la folla la fendevi a stento... E poi, sai, da ex-ciclista, ho anche un segreto geloso da condividere con voi».
Quale, Gimondi ?
«Sono innamorato senza pudore dei vostri presepi. Ed ogni anno, a Natale, in incognito, con mia moglie Tiziana scendo da Paladina per visitare San Gregorio Armeno. Lì non è proprio terra da ciclisti, un bel basolato a pavè. Però è una emozione struggente, credimi, quel vociare che ti avvolge... Come quando entri, capisci ?, un abbraccio di cuori, cosa vuoi, sul velodromo di Roubaix».
Come nel '66, da solo, quattro minuti di vantaggio su Janssen...Auguri, Felice.

Gian Paolo Porreca
da 'Il Mattino', 26 settembre 2012
 
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#4
Sfide, su Rai Tre ultima puntata dedicata a Felice Gimondi
Si chiude con la storia di Felice Gimondi, protagonista silenzioso delle due ruote e sportivo rispettato dai compagni e dagli avversari, la stagione di 'Sfidè, il programma di Simona Ercolani, condotto da Alex Zanardi, in onda lunedì alle 22.40 su Rai3.
In occasione dei suoi 70 anni, 'Sfidè rende omaggio a Gimondi con un puntata che lo racconta da vicino grazie a interviste inedite al campione a ai i protagonisti del ciclismo di fine anni Sessanta che ripercorreranno le tappe della sua straordinaria carriera: dal tour vinto nel 1965 e strappato al rivale Raymond Poulidor al giro rivaleggiato con Gianni Motta e vinto nel 1967, fino agli epici duelli con Eddy Merckx, considerato il ciclista più forte di tutti i tempi e suo eterno rivale.
Durante la puntata, anche le dichiarazioni del capitano Vittorio Adorni e dei tanti gregari che hanno accompagnato Gimondi nelle sue salite. Si chiude con l'ultimo trionfo al giro d'Italia nel '76, quando ormai sul viale del tramonto Gimondi mantiene la promessa fatta a se stesso: tornare a vincere. Promessa mantenuta. A 34 anni il grande Gimondi si concede un'altra straordinaria vittoria in una gara a tappe superando in volata i rivali Merckx, Baronchelli e Moser.

tuttobiciweb.it
 
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#5
Felice Gimondi cade e si rompe tre costole
Una buca ha tradito il grande campione bergamasco

Ha vinto il Giro d’Italia, il Tour de France, la Vuelta a España. E poi la Parigi-Roubaix, la Milano-Sanremo, il Giro di Lombardia e il campionato del mondo. Eppure anche Felice Gimondi, simbolo bergamasco del ciclismo, tra i nomi più noti a livello mondiale della bicicletta, è stato tradito da una buca stradale, restando vittima di uno dei più classici – purtroppo – incidenti stradali che coinvolgono i ciclisti sulle strade bergamasche (e non solo).

Questi i fatti. Venerdì scorso, nel pomeriggio, il campione era in sella alla sua bici da corsa per percorrere la cinquantina di chilometri che è solito macinare quando ha un po’ di tempo libero. Con lui c’era l’amico Luis Carelli, di Almè. Percorso il tratto da Odiago verso Villa d’Adda, i due ciclisti hanno superato Calusco e poi Sotto il Monte, dirigendosi verso Mapello per poi tornare, da lì, verso la sua casa di Paladina. All’altezza di Valtrighe, invece, l’incidente. Giunto a una rotatoria, Gimondi ha allungato il braccio sinistro per indicare all’auto che seguiva lui e Carelli l’intenzione sua e del compagno ciclista di svoltare per l’appunto verso sinistra.
Mentre guardava con la coda dell’occhio proprio l’auto alle sue spalle, Gimondi non ha visto una buca che c’era nell’asfalto davanti a lui – in realtà una delle tante che costellano le nostre strade – e ci è finito dentro con la ruota. Inevitabile a quel punto, pure per un campione come lui, il ruzzolone sull’asfalto. In pochi istanti Gimondi si è ritrovato per terra, col viso insanguinato e dolori dappertutto. Immediato il soccorso da parte dell’amico. Il settantunenne ciclista di Sedrina non si è però certo dato per vinto. Come del resto ci si aspetterebbe da un leggendario campione come lui, nonostante il dolore e il sangue che gli colava sul viso, si è rimesso in sella alla sua bici e ha percorso i quindici chilometri che lo separavano dalla casa di Paladina. Dove è stato accolto dalla moglie Tiziana che, ovviamente preoccupata per quanto accaduto e per le condizioni del marito, ha insistito per accompagnare il campione di Sedrina al Pronto soccorso. Ma Gimondi si è rifiutato. Soltanto la mattina dopo, quella di sabato, il campionissimo si è convinto a farsi accompagnare in ospedale, visto che i dolori non accennavano a diminuire.
Al Pronto soccorso del Papa Giovanni XXIII di Bergamo i medici gli hanno riscontrato la frattura di tre costole, mentre sono state per fortuna scongiurate le fratture al bacino e a un femore, inizialmente sospettate. Ecchimosi e ferite varie al viso e in altre parti del corpo, anche in ospedale Gimondi ha deciso di voler tornare a casa a tutti i costi.

da «L'Eco di Bergamo» del 1° maggio 2014
http://www.ecodibergamo.it/stories/Crona...056671_11/
 
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#6
Recupera presto Felice!

Le strade ormai sono colabrodi, qui invece che rimetterle in sesto hanno spesso più di 100.000€ per 30 dossi artificiali disseminati ovunque, in una zona 4 in 600m Sick
 
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#7
Merckx se n'è rotte solo 2, hai perso ancora Eddy !!! Ghgh
 
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#8
EXPO, Gimondi sarà ambasciatore dello Sport
Insieme all'ex calciatore Demetrio Albertini

«Felice Gimondi è l'ambasciatore che rappresenterà lo Sport all'Expo, lui incarna perfettamente i valori che lo hanno portato a vincere, tra gli altri, il Tour de France nel 1965, proprio cinquant'anni prima dell'edizione di Expo 2015». Lo ha affermato Antonio Rossi, assessore allo Sport della Regione Lombardia che poi ha aggiunto: «Sarà Gimondi a intervenire, domani, al convegno "Paese Italia", a Roma, davanti alla platea degli ambasciatori dei Paesi stranieri, che parteciperanno a Expo, per parlare di sport, portando la sua esperienza. Insieme a Gimondi, l'immagine di Expo per lo Sport sarà rappresentata da Demetrio Albertini, che in questi giorni sta vivendo da protagonista i Mondiali in Brasile come capo delegazione dell'Italia».

tuttobiciweb.it
 
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#9
A Felice Gimondi la “Caveja 2014, Una vita per il Ciclismo”
Il prestigioso premio sarà consegnato venerdì 23 gennaio presso il ristorante “La Campaza” a Fosso Ghiaia – Sergio Zavoli ospite d’onore - A Sonny Colbrelli la “Caveja Giovani”

Fusignano (RA) (12/1) - La Caveja da sempre è considerata un simbolo della Romagna, quella Romagna contadina fondata sul lavoro, sulla cooperazione e sulla convivenza civile nel più alto senso di questo termine; Un “Oggetto” di lavoro con proprietà propiziatorie e, proprio per questo motivo, Silvia Geminiani, Aldo Benedetti e Stefano Ronchi (Organizzatori del Premio), l’hanno adottata come simbolo per augurare ogni fortuna a chi la riceve.

Siamo soltanto alla IX edizione, ma la “Caveja, Una vita per il Ciclismo” presenta un Albo d’Oro da…brividi, un Albo d’Oro che abbraccia simbolicamente 50 anni di ciclismo, da Piero Pieroni, da oltre 50 anni nel ciclismo che conta, seguito poi da Franco Ballerini, indimenticato CT della Nazionale del Pedale. Un Albo D’Oro con gli acerrimi rivali Giuseppe Saronni (2008) e Francesco Moser (2009) e, nel 2010, il “Blaireau”ovvero, il Tasso di Francia, Bernard Hinault. Non poteva mancare un corridore emiliano-romagnolo ed ecco Vittorio Adorni nel 2011 seguito a ruota nel 2012 dal “Gitano belga” Roger De Vlaeminck, un grande in bici e nei rapporti umani…giù dalla bici!

Poi il Premio è stato riconosciuto ad un tandem di Campioni che rispondono ai nomi di Marino Basso e Franco Bitossi che, in occasione della festa loro dedicata, lo scorso anno non hanno mancato di punzecchiarsi a vicenda rievocando le fasi salienti del Mondiale di Gap, quello vinto in “extremis”, da Marino Basso proprio su Franco Bitossi. Una rievocazione comunque nei binari della massima correttezza, signorilità e fair play.

Ed eccoci alla Caveja 2014, quella che sarà consegnata venerdì 23 gennaio alle ore 19,30 presso il ristorante “La Campaza” a Fosso Ghiaia di Ravenna a Felice Gimondi, bergamasco di Sedrina, dove è nato il 29.09.1942. Professionista dal 1965 al 1979 ha un palmares ricco di 142 vittorie che si riferiscono ai Mondiali su strada, al Campionato Italiano (2 volte), su strada, a tante “Classiche Monumento” del calendario italiano ed internazionale; Uno dei 5 corridori al mondo che possono vantarsi di avere vinto il Giro, il Tour e la Vuelta. Insomma, un corridore di tempra, classe e grande valore ed era sempre “Felice, uno che non si arrendeva mai, nemmeno di fronte ad Eddy Merckx!”.

E Felice riceverà la Caveja 2014, Una Vita per il Ciclismo durante la cena con specialità romagnole mentre si rievocheranno tante emozioni, ricordi, passioni, cultura e ciclismo, uno sport duro, vero, ma, maledettamente bello come la Pergamena in Gotico, opera del celebre amanuense fusignanese Medardo Resta che verrà consegnata a Gimondi con la copia della Caveja.

E ad applaudire Gimondi ci sarà la tradizionale folta platea di tanti appassionati che tributerà un caloroso applauso anche a Sonny Colbrelli (Bardiani Csf Inox) che riceverà la Caveja Giovani 2014. E ad impreziosire quella che si annuncia come una serata veramente speciale, una presenza di grosso prestigio come quella di Sergio Zavoli, mitico ed impareggiabile ideatore e conduttore del “Processo alla tappa”, la trasmissione televisiva che seguiva (e segue tutt’ora) tutte le tappe del Giro evidenziando tanti momenti della corsa rosa e presentando i corridori anche e soprattutto dal punto di vista umano oltre che agonistico. Una presenza quella del Senatore Sergio Zavoli di indubbio pregio, un poeta, un cantore, un pittore a parole del Ciclismo di tanti anni fa, uno sport che ha sempre nel cuore e che segue con la sua indiscussa competenza e passione come ha sempre fatto in tutte le cariche ricoperte da quella di Presidente della Rai dal 1980 al 1986 a quella di Senatore della Repubblica dal 2001 dove oggi vanta con pieno diritto il record di Senatore più anziano con i suoi 92 anni di saggezza.

E venerdì 23 gennaio ci sarà sicuramente anche per lui una selva di applausi con i presenti tutti in piedi in segno di rispetto verso il Grande Corridore (Felice Gimondi) e verso l’insuperabile Cantore del Ciclismo, Sen. Sergio Zavoli.

Vito Bernardi


federciclismo.it
 
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