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Francesco Chicchi
#1
 
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#2
Chicchi: cara Liquigas ti scrivo e ti ringrazio...
Riceviamo e pubblicihiamo questa lettera di Francesco Chicchi:

Con queste breve lettera voglio ringraziare il team Liquigas-Doimo per questi quattro anni insieme, vissuti tra alti e bassi, come sempre nella carriera di un corridore, ma che saranno indimenticabili

Non è mai facile dirsi addio, o magari solamente un semplice arrivederci, ed è per questo che ho ritenuto opportuno far conoscere a tutti come sono fatto io, Francesco Chicchi.

Ho vissuto quattro stagioni con felicità e armonia con tutto il personale del team. Se devo essere onesto mi dispiace cambiare maglia, ma nella vita di un atleta talvolta bisogna cercare nuovi stimoli e nuove ambizioni per continuare a rimanere ad alti livelli.

Come in tutte le buone famiglie (e la Liquigas-Doimo in questo può essere un esempio) ci sono state anche delle piccole incomprensioni, ma la fiducia che mi ha sempre trasmesso la squadra, supportandomi al massimo, è stato un attestato di stima molto importante. Ho il solo rammarico di non aver disputato con la maglia verde-blu la Sanremo, la mia classica “del cuore”, ma questa è ormai acqua passata.

Ora siamo al momento dei ringraziamenti: dal team manager Amadio ai direttori Zanatta, Scirea, Mariuzzo, Slongo, Conte e Volpi; dai meccanici ai massaggiatori, dai dottori a tutto il personale: grazie di cuore! Le ultime parole sono per i miei fantastici compagni, coloro che mi sono sempre stati vicini in tutte le corse: quando mi staccavo in salita, quando c’era da ricucire le fughe per fare la volata, quando c’era da lanciarmi per farmi vincere… Grazie ragazzi!

Ciao, “Chicco”

tuttobiciweb.it
 
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#3
Il prossimo è l'anno della verità per Chicchi: o esplode o... nulla. Inizia ad avere una certa età insomma, e deve per forza di cose far vedere di che pasta è fatto. I numeri ce l'ha, spero possa essere la nostra ancora di salvezza per Copenaghen...
 
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#4
speriamo esploda...per i nostri colori
 
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#5
L'inverno di Chicchi
"Senza Giro non ci sto più"

Dalla Liquigas alla Quick Step, sognando una tappa rosa. "In quattro anni sono riuscito a fare una sola grande corsa a tappe, il Tour, da rincalzo perché Bennati stava male. E a 30 anni, e dopo otto da professionista, non aver mai provato l’ebbrezza di un Giro d’Italia mi è sembrato quasi indecente"

MILANO, 20 dicembre 2010 - Se fosse meteorologico: un fulmine. Se fosse bellico: una cannonata. Se fosse luminoso: un flash. Francesco Chicchi è uno degli uomini a due ruote più veloci del pianeta Terra. E ha ricominciato piano per andare forte.

Chicchi, lei aveva giurato: se ne vinco 10, mi compro una Bentley.
"Invece quest’anno ne ho vinte sette più una cronosquadre, totale otto, anzi, sette e mezzo. Sono stato di parola: niente Bentley. Mi sono accontentato di una Lamborghini".

Però.

"Una Lamborghini Gallardo, 5 mila di cilindrata. La notizia bella è che fa 300 chilometri all’ora, quella brutta che consuma benzina come un aeroplano. Pentito? Ma no. Non è mica la macchina da usare tutti i giorni".


Quella?
"Una Smart. Le cose in comune fra la Smart e la Lamborghini: quattro ruote e due posti. Per me e la bici, ma la bici non ci sta. Così, quando ho bisogno di spostarmi, chiedo in prestito la macchina a mio padre: una Mercedes diesel".

Si è fatto un bel regalo.

"Per forza: a questo mondo nessuno ti regala mai niente. Non parliamo in corsa: lì sono tutti arrivisti".

Ripensandoci, la volata-capolavoro del 2010 è stata la sua al Giro della California.

"Non sono d’accordo. Quella in California non è stata male: un circuito cittadino, rettilineo, curva, rettilineo, sbuco dietro a Cavendish e lo batto. Diciamo: una volata lineare. Ma quella all’ultima tappa del Giro del Qatar è stata più spettacolare: venticinquesimo ai 200 metri, trovo un buco sulla sinistra, mi ci proietto dentro e riesco a passarli tutti. A vederla dall’alto, sembra un videogame".

Anno nuovo, squadra nuova: Quick Step.
"Alla Liquigas mi sono sempre trovato bene, la storia è finita di comune accordo, come vecchi amici, tanto che ci sono ancora compagni e direttori sportivi che mi telefonano per sapere come va. La verità è che alla Liquigas puntano più sulle classifiche generali dei grandi giri, e io, in quattro anni, sono riuscito a fare una sola grande corsa a tappe, il Tour, da rincalzo perché Bennati stava male. E a 30 anni, e dopo otto da professionista, non aver mai provato l’ebbrezza di un Giro d’Italia mi è sembrato quasi indecente".

Così?
"Proprio l’altro giorno abbiamo parlato, per la prima volta, di programmi. E per la prima volta farò il Giro. La strada è lunga: Tour Down Under, Giro del Qatar, Giro dell’Oman, e fin lì tutto piatto, tutto bene. Poi due corse in Belgio, con il Giro delle Fiandre occidentali. Infine la Tirreno-Adriatico, e lì ci sarà anche da soffrire in salita. A questo punto, se me la merito, la Milano-Sanremo. Più in là, il Giro".

Eccitato o preoccupato?
"L’importante è partire. Adesso sto normale. Ho cominciato il 15 novembre, faceva freschino, tanto fondo e qualche lavoro specifico per le volate, da solo o con i miei vicini di casa, da Petacchi a Cipollini".

Cipollini?

"E’ un fenomeno. Ce ne vorrebbero di professionisti così seri com’è lui. Mi ha detto che ha appena sfidato gli sprinter della Katusha e li ha bastonati".

E voi vi siete sfidati?

"L’ultima volta prima del Giro della California. Si pedalava insieme, e dopo quattro ore, quando eravamo sul lungomare di Lido di Camaiore, lui ha lanciato la sfida: ’Al cartello di Lido’. Cinquecento metri. L’ho battuto di mezza ruota, ma per farcela mi ha costretto a toccare i 1700 watt. Che non raggiungo neanche in corsa".

E Petacchi?

"A parte Cavendish, è sempre lui il numero 1. Perché ha una resistenza alla velocità che nessun altro possiede. Io, dopo 180 metri a tutta, ho l’acido lattico fin sopra le orecchie. Lui, invece, neanche dopo 300 metri".

Come si prepara per le volate?
"Due volte la settimana, aumento da 20 all’ora per 20 secondi a tutta, con il 53x13 o con il 53x14. Recupero 1’40''. Dieci ripetizioni".

E palestra?
"Un po’ sì, ma sono già abbastanza pesante, non ho bisogno di mettere su altri chili, semmai devo smaltirne. In salita già non sono un leone, così mi ci vorrebbe l’elicottero".

Già, le salite.
"Al Giro d’Italia ho scelto l’anno sbagliato. Ce n’è da morire. Mai fatto lo Zoncolan, mai fatto il Colle delle Finestre, l’Etna l’ho visto da casa di Nibali. ’Speriamo che il giorno del Giro faccia un’eruzione - gli ho detto - così annullano la tappa per impraticabilità del campo’ ".

Dicono che una vittoria in salita ne valga 10 in volata.

"Dipende. Le salite sono uno spettacolo, ma certe volate non sono da meno. Come paragonare un film d’amore a uno d’azione. E poi, per apprezzare le volate, bisogna conoscerle".

Le volate che le piacciono di più?

"Quelle per gente come McEwen, come Napolitano, come me. Gente che neanche la vedi, poi appare, esplode e vince. A sorpresa".


Greipel?
"E’ stato la novità del 2010. Per quello che lo conosco, ed è poco, ha l’aria del sapientone".

Lei avrà il treno?

"Ne stiamo parlando. A me basterebbe che mi desse una mano quel ’cammellone’ di Steegmans. L’altro giorno abbiamo simulato una volata, e a tirarmi c’era addirittura Boonen. Ma appunto, era una 'fiction' ".

A proposito.
"Con il carattere che ho, la ’fiction’ sarebbe perfetta. Film comici o d’azione, sceneggiati e, potendo, più ’Isola dei famosi’ che ’Grande fratello’. Perché all’isola c’è il mare, fa caldo e...".

Donne?
"No, impossibile. Martina mi marca a uomo, anzi, a pressing. Stiamo per andare a vivere insieme. A Lido di Camaiore, a 500 metri da Petacchi. Proviamo. E se va bene, magari un giorno ci sposiamo".

Marco Pastonesi,Gazzetta.it
 
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#6
Francesco Chicchi: «Pronto anche ad aiutare»
«Davo per scontato di rimanere alla Neri, invece...»

Aspetti, aspetti, aspetti e rischi di rimane al vento. Francesco Chicchi questa volta ha davvero paura di aver sbagliato la volata, di essere partito tardi alla ricerca di un contratto. Lo sprinter toscano, classe ’80, tra i professionisti dal 2003, dopo 3 anni alla Fassa Bortolo, 4 alla Liquigas, 3 alla Quick Step-Omega Pharma e gli ultimi 2 tra Vini Fantini e Neri Sottoli per un totale di 37 successi, rischia di doversi inventare un futuro prossimo diverso da quello che serenamente aveva immaginato.

Chicco allora cosa ci racconti?
«Eh, sono in attesa. Sono a casa con Martina e i nostri cani. In questo periodo mi tengo allenato con un po’ di mtb, spero arrivi questa benedetta chiamata per il 2015».

Come mai non hai rinnovato con la Neri?
«Angelo (il team manager Citracca, ndr) continua a dirmi di aspettare perché "sai il momento è quello che è", ma intanto il tempo passa e vedo che ci sono tantissimi corridori nella mia situazione. La porta al rinnovo non è chiusa, ma mi sembra sia sempre più difficile arrivare al concreto e a questo punto non so che pensare…».

Pensi ti abbiano danneggiato le positività dei tuoi compagni di squadra Di Luca, Santambrogio e Rabottini degli ultimi due anni?
«Senz’altro il mio posto non dipende da loro e dai loro sbagli perché ho caratteristiche ben diverse dalle loro, ma altrettanto sicuramente il danno che hanno portato all’intero team è immane. Gli scandali hanno fatto saltare trattative con sponsor importanti e impoverito l’intero progetto».

Che effetto ti fa pensare che Santambrogio ha già firmato un contratto e tu non ancora?
«Sai, ho letto di tanti corridori con un passato non limpido che hanno già firmato, ma penso sia necessario soppesare anche il valore delle squadre in cui hanno trovato spazio. Non ho niente contro Ivano Fanini, che anzi vive vicino a me e ogni volta che in passato mi sono trovato in difficoltà mi ha sempre chiamato, ma la sua squadra non so che calendario può disputare in Europa. In 12 anni di carriera io non l’ho mai incontrata alle corse. Sinceramente, per come sono fatto io non pretendo la luna né milioni, ma per quanto dimostrato e l’esperienza accumulata non posso nemmeno accontentarmi dell’ultima ruota del carro».

Hai avuto contatti con altre squadre?
«Sinceramente non ho parlato più di tanto con nessun team manager perché davo per scontato di rimanere dov’ero. Il mio desiderio era ed è di rimanere alla Neri, per questo non mi sono mosso prima. Non mi sono dato un limite di tempo, ma mi rendo conto che ora è molto tardi. Non mi ero mai trovato a novembre, periodo in cui bene o male tutte le squadre hanno già tirato le loro somme, senza uno straccio di proposta».

Cosa ti passa per la testa?
«Tanti pensieri. Mi dispiacerebbe chiudere così la mia carriera perché vorrei correre almeno un altro anno. Ora che il ciclismo è così globale che si corre in Malesia, Venezuela, Qatar, Dubai, penso di poter dire ancora la mia per un altro paio di stagioni in parecchie corse. Non essendomi mai posto il problema di dover far altro aldilà del ciclista, non ho ancora pensato ad alternative».

Cosa vuoi dire ai team manager che non hanno ancora ultimato il roster 2015 delle loro squadre?
«Che ho la stessa voglia del mio primo anno tra i pro’ e che sono pronto a disputare le volate in prima persona come ad aiutare giovani più forti di me. Qualcosa ho imparato in 12 anni di professionismo, al fianco di tanti campioni. Come si dice, la speranza è l’ultima a morire, quindi speriamo che qualcuno mi chiami».

Giulia De Maio per tuttobiciweb.it
 
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#7
Mi spiace perchè sembra un bravo ragazzo, ma quest'anno ha ottenuto un po' pochino e in gare fuori dal mondo, un po' esagerato pensare di trovare una squadra ad alti livelli, e, vedendo i nomi che sono senza contratto, trovare una squadra per il prossimo anno che va per i 35. Temo che, a meno che ci ripensi e provi a reinventarsi come giramondo alla Mancebo dato che le sue vittorie in Asia le ha sempre avute, debba appendere la bici al chiodo.
 
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#8
Eh sì, sarebbe un corridore molto utile per la Continental emergente di turno: però appunto significherebbe ridimensionarsi, e non poco ormai. Se scendi a 35 anni in quel mondo, poi non risali più. Peccato perché mi è sempre piaciuto come velocista, un vero mago nel guidare la bici (vedi anche la caduta spettacolare allo scorso Giro) e con un cambio di velocità notevolissimo: purtroppo ha avuto sempre nella salita e nel fondo due grossi talloni di Achille. Triste
 
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#9
(05-11-2014, 08:47 PM)SarriTheBest Ha scritto: Eh sì, sarebbe un corridore molto utile per la Continental emergente di turno: però appunto significherebbe ridimensionarsi, e non poco ormai. Se scendi a 35 anni in quel mondo, poi non risali più. Peccato perché mi è sempre piaciuto come velocista, un vero mago nel guidare la bici (vedi anche la caduta spettacolare allo scorso Giro) e con un cambio di velocità notevolissimo: purtroppo ha avuto sempre nella salita e nel fondo due grossi talloni di Achille. Triste

E se puoi arrivare a 35 anni nel ciclismo di oggi senza quelle due componenti, significa che hai avuto una bella carriera. E fondo e un miglioramento in salita è quello di auguro di trovare anche a Guardini, altrimenti nel giro di un paio di anni si potrebbe ritrovare pure lui nella stessa situazione e molto più giovane.
 
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#10
Chicchi: «Niente Giro? E io continuo»
«Mi è venuta voglia di cercare la vittoria che mi manca»

Francesco Chicchi ha il viso dell'uomo matuto ma lo spirito di un ragazzino. «E mi sa che dovrò correre un anno ancora, perché non vorrai mica chiudere una carriera così lunga senza una vittoria al Giro?...».

Già perché il velocista versiliese della Androni Sidermec, professionista dal 2003, passato subito dopo aver conquistato il titolo mondiale tra gli under 23 a Zolder, di Giri d'Italia ne ha corsi pochi, appena quatro, e raccolto ancora meno.
«Il miglior risultato è stato un secondo posto due anni fa, a Montecatini. E a battermi fu proprio un corridre della Androni, Roberto Ferrari».

Hai 35 anni (è nato il 27 novembre 18980): chi te lo fa fare?
«La voglia di continuare a fare questo mestiere è ancora tanta, allenarmi non mi pesa, mi diverto. E punto a raccogliere ancora qualcosa. Posso dire ancora la mia nelle volate, magari non contro i mostri sacri perché gli anni si fanno sentire, ma il mio obiettivo è quello di provare a vincere. Il problema è che di corse adatte a noi velocisti puri ce ne sono sempre meno...».

Quanto è stato difficile accettare l'idea di non fare il Giro?
«Dura è stata dura, inutile negarlo. Ma Gianni (Savio, ndr) è stato davvero bravo a darci la motivazione per andare avanti, per affrontare al meglio una stagione che in pratica deve ancora cominciare e per aiutarci a reagire, in particolare i più giovani. Ci ha trasmesso un senso di tranquillità che si è rivelato prezioso. Da parte nostra dobbiamo cercare di reagire e di dimostrare il nostro valore».

Magari vincendo la Coppa Italia...
«Quello diventa il nostro obiettivo principale, peccato che il mio contributo possa essere modesto perché al di là di una o due tappe - speriamo - della Coppi&Bartali, di occasioni per velocisti come me ce ne sono poche davvero».

Ci dai un giudizio sulle altre ruote veloci della Androni Sidermec?
«Luca Pacioni mi sembra un ragazzo volenteroso, che sa ascoltare. Mi ha colpito il fatto che appena ha firmato, mi ha mandato un messaggio, si è presentato e sui è detto contento di poter correre con me. Per ora ci siamo solo allenati insieme, vedremo cosa riusciremo a combinare in corsa, a cominciare dalla Malesia. E poi c'è Benfatto che è un ragazzo forte che a mio parere può crescere ancora molto e dire la sua in volata. Io sono pronto ad aiutare entrambi».

Dicci la verità, avevi pensato di smettere a fine 2018?
«Seriamente non ci ho ancora pensato, ma è normale che con il passare degli anni questa eventualità si presenti alla mente. Ma dopo la mancata concessione della wild card mi sono detto davvero che un altro Giro me lo devo proprio fare. E a questo progetto sì, sto pensando molto seriamente».

Paolo Broggi per tuttobiciweb.it
 
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