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Franco Ballerini
#1
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#2
La lettera di Martini: Una ricorrenza piena di dolore - Oggi Ballerini avrebbe compiuto 46 anni
Questo 11 dicembre sarebbe stato un giorno di festa vera; Franco, avrebbe compiuti i suoi 46 anni in mezzo alla gioia di tutti. La sua bella Famiglia si sarebbe riunita intorno a Lui circondandolo con abbracci di gioia infinita. Gli sportivi di mezzo mondo gli avrebbero inviato scritti a non finire per riconoscergli la grandezza di atleta, di commissario tecnico della Nazionale azzurra d'Italia e di uomo.

L'altro ieri la Federazione Ciclistica Italiana ha organizzato il Giro D'Onore nel salone più importante del Coni. Anche questa sarebbe stata una grande festa se non avesse pesato quella tragedia delle vittime di Lamezia Terme, e non si fosse pensato che nel salone affollatissimo, un anno fa aveva preso la parola Franco per illustrare la bellezza del ciclismo e fare il punto dell'annata agonistica appena conclusa. Quando il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco ha presentato il c.t. Paolo Bettini ed i suoi azzurri, ed ha evidenziato l'intento di Bettini a proseguire il lavoro d'oro di Franco, in sala prima si è fatto un grande silenzio ma poi la gente si è alzata applaudendo con tanta mestizia nel cuore. Un altro esempio di quanto Franco nostro sia stato amato dal grande pubblico.

Di Lui le persone ricordano i suoi successi internazionali, le sue Parigi-Roubaix vinte in modo superlativo, tanto da far dire a quel bravo tecnico che è stato Franco Cribiori: Ho visto vincere Merckx, ho visto vincere Hinault, Moser ed il mio Roger De Vlaeminck, ma come ho visto andar forte il "Ballero" sulle pietre non ho mai visto nessuno. Quando gli raccontai a Franco cosa aveva detto di Lui Cribiori, la sua bella faccia s'illuminò di felicità; ed io desidero ricordarlo così.

Alfredo Martini
 
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#3
Giornata in ricordo di Ballerini a Casalguidi
Pistoia - venerdì 4 febbraio 2011 - A un anno dalla morte di Franco Ballerini lunedì 7 febbraio a Casalguidi, in provincia di Pistoia, dove il commissario tecnico azzurro è stato sepolto, sarà ricordato con una serie di iniziative. Infinite le strade e le storie che Franco Ballerini ha percorso in bici e sull’ammiraglia insieme con la sua gente, con il suo popolo. "Le Strade di Franco” sono ora un incontro e tanti racconti con gli amici di Franco e del ciclismo.
Aneddoti e filmati, parole e musica, in una giornata speciale, che il Comune di Casalguidi ha organizzato, in collaborazione con La Gazzetta dello Sport e la Federazione Ciclistica Italiana. Perché il Ballero è sempre con noi.
La giornata comincia a scuola: dalle 9.15 alle 10.15 in Sala Francini M. Misericordia (Casalguidi), e dalle 10.20 alle 12.00 nell’Auditorium della Scuola Enrico Fermi, con la proiezione di filmati sul ciclismo storico, sul Tour de France e sul ciclismo in Africa e l'incontro con i corridori Francesco Ginanni ed Emanuele Bindi.
Alle 16.00 la Santa Messa e l’omaggio a Franco nel cimitero di Casalguidi, alle 17.30 la presentazione del libro a cura di Caterina Benini “Franco Ballerini, Campione in Tutto” con la partecipazione di Marcello Lippi nella Sala Conferenza del Palazzo Comunale.
Infine, alle 18.30, nella Sala M.Francini Misericordia (Casalguidi), un terzo tempo coordinato da Claudio Gregori e Marco Pastonesi, della Gazzetta dello Sport: “Le Strade di Franco” con gli interventi del Presidente della Fci Renato Di Rocco, del ct Paolo Bettini, del presidente Onorario Alfredo Martini, della campionessa del mondo Giorgia Bronzini e di altri campioni del ciclismo.

ciclonews.it
 
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#4
Un anno fa, ci lasciava Franco Ballerini
Un anno fa, la tragedia. In un incidente di rally perdeva la vita Franco Ballerini e l'Italia dello sport, non solo quella del ciclismo, si scopriva più povera. Era domenica, una mattina d'inverno nella quale la tragedia ha traovolto ognuno di noi. Per ricordare Franco e per rendergli omaggio, vi riproponiamo un documento eccezionale. Un articolo che Alfredo Martini ha scritto di suo pugno, con la sua calligrafia ordinata e rigorosa, per tuttoBICI.

di Alfredo Martini

Uno stridere infinito di freni insieme ad un terribile rimbombare di uno schianto si­nistro e tutto sembra finire in un profondo silenzio. Solo silenzio.
La gente, assiepata nei dintorni, accorre, poi scappa, ritorna, riscappa abbracciandosi dalla paura. Ritorna quando ululando arrivano le ambulanze con i medici che si precipitano per soccorrere quei due uomini chiusi in quella Clio Sport accartocciata. Le ambulanze ri­partono a sirene spiegate per raggiungere “Il Ceppo”, l’ospedale di Pistoia. I po­chi rimasti cercano di rincuorarsi pen­sando che con i rimedi di oggi i due uomini verranno salvati. Le notizie si accavallano: i feriti sono gravi ma si salveranno... Poi arriva la tremenda notizia; uno dei due è morto, dicono che sia Franco. Nessuno vuole crederci, il rifiuto spontaneo respinge la spettrale notizia.
Ti precipiti al pronto soccorso e nello sguardo delle persone che ti han­no preceduto leggi la morte. Ci dicono che lo si può vedere... Ma chi ne ha la forza? Come è possibile trovarlo e vederlo di­steso immobile su una barella? No, non ci sentiamo di guardarlo, non vogliamo vedere il suo bel viso con lo sguardo spento. No, non ci sentiamo di vederlo. Nel cervello offuscato dallo strazio passano mille immagini: vedi la sua bella faccia annerita dalla polvere di carbone, mentre come un bolide esce dalla buia, tremenda e stregata foresta di Arenberg con tutta la sua forza addosso andarsene da solo a cercare pietra dopo pietra, quell’infinito velodromo di Roubaix.
Op­pure, con la ma­glia dell’Italia, sporgersi dall’ammiraglia, per suggerire il da farsi ai suoi az­zurri. No, non può essere ve­ro... Chi l’ha detto per pri­mo che Fran­co non c’è più, chi è stato?
Vorresti sbugiardarlo, ma la terribile realtà gli dà ragione. E poi lo vedi rimbalzare sulle in­fernali pietre che gli furono amiche e dal­le quali - purtroppo - sarà pro­tetto per sempre.
Ciao tesoro di uomo, non possiamo affacciarci al tuo nuovo mondo di pace per dirti tutto il nostro amore e la nostra ri­conoscenza per quella tua grande bontà con la quale illuminasti la vita. E tanta bon­tà è stata dimostrata da tutta quella gente che è venuta a salutarti e ringraziarti alla partenza di quell’infinto viaggio da te intrapreso. Ma perchè la bontà del mondo si evidenzia soltanto quando succedono fatti irreparabili?... Anche questo appartiene al mistero, come quel cerchio di cielo che tu caro, carissimo Franco raggiungerai in punta di piedi come usavi fare nella vita terrena.

I nostri rapporti
Quando Franco accettò l’incarico di ct lo fece con un misurato entusiasmo, mettendosi però subito al lavoro visto come il Mondiale di Lisbona fosse alle porte. Aveva smesso di gareggiare proprio con la sua Roubaix il 15 aprile 2001. Durante il mese di agosto, mi chiese se andavo con lui a Lisbona per visionare i tracciati dei Mondiali. Sic­co­me eravamo al mare vicini di casa, partimmo dalla Versilia il mattino presto per andare a prendere l’aereo a Roma. Ho accennato a questo perchè fin da quel momento in cui lo vidi impegnarsi con la determinazione che fanno di uo­mini che vogliono essere fedeli al ruolo accettato.
Così incominciammo a vederci spesso: “Alfredone - usava dirmi - nel pomeriggio vengo a prendere un caffè da te...”. Ed in casa era festa. Mi raccontava dei programmi che avrebbe svolto: domani vado in una scuola media a parlare di ciclismo, sabato ad una cerimonia per la presentazione di alcune squadre di giovanissimi, esordienti ed allievi e così via... Un giorno mi dis­se che era stato in­vitato da una grande azienda; desiderano sapere come si fa a creare un gruppetto compatto come quello che rappresenta la Na­zionale, con atleti che lottano per l’intera stagione agonistica, l’uno contro l’altro. E mille altre cose. Natu­ral­mente non ci lasciavamo prima di aver passato in rassegna le cose che succedevano nel no­stro mondo. Franco era sempre al corrente di tutto, tanto che ascoltarlo era così piacevole che non l’avre­sti mai lasciato andare... Mi parlava del circuito del Mondiale ap­pena visionato, descrivendomi anche le cur­ve. Via via che ci si avvicinava all’appuntamento iridato mi faceva delle confidenze che un ct può fa­re solo a una persona che stima; ciò arricchiva il mio spirito, tanto che Franco era di­ventato la mia forza. Quando il no­stro “ammiraglio” doveva prendere delle decisioni, agiva sempre dopo approfondite riflessioni dopodiché scattava la sua grande fermezza.
Franco fu amato dal gruppo per le sue capacità, ma anche per non aver mai ri­corso a nessun compromesso. Dire che gli volevano bene anche quei corridori che non convocava in Nazionale è dir poco. Ora chi piange Franco non piange soltanto la perdita di un grandissimo tecnico, ma in particolare quella di un uomo vero.

Alfredo Martini, da tuttoBICI marzo 2010
 
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#5
«Ho un amico lassù, che mi protegge»
Il pilota Ciardi racconta la tragedia di Ballerini e cosa è successo dopo

Un giorno ti fermi e pensi. Un altro piangi. Un altro vivi con un macigno sullo stomaco. Non è stato un anno facile per Alessandro Ciardi, il pilota di 36 anni di Casalguidi che il 7 febbraio scorso, alla guida di un'auto, si schiantò contro un muretto nel Rally di Larciano. Accanto a sé, a fare il navigatore, aveva il ct azzurro Franco Ballerini che in quell'incidente perse la vita. In questi mesi, lunghi e a volte terribili, i ricordi, le paure, le ansie e il fardello della colpa potevano distruggerlo. Per di più, nel giugno scorso, è sopraggiunto un altro lutto: la morte della mamma Lea.

Due mazzate durissime. Ma il tempo, si sa, allevia le pene. Se poi accanto hai "due angeli custodi" come Lea e Franco (così li chiama Alessandro) ripartire è anche più facile. Il 5 dicembre 2010 è tornato in gara, al rombo dei motori, la sua passione, la sua vita. Rally d'Ogliastra, in Sardegna. Gli equipaggi al via sono 19, una competizione non difficile, ma l'importante è esserci. Non solo c'è, ma arriva quarto assoluto. E con la stessa macchina della disgrazia di Larciano.

«Sì, proprio la Clio R3 di quella mattina - racconta - è stato un po' come tornare alla vita dopo tante incertezze, angosce, oppressioni. Avevo bisogno di ricominciare piano. Sono soddisfatto anche perché alla fine il gruppo sportivo ciclistico di Lanusei è venuto a consegnarmi una targa. Sul palco mi sono commosso. Ho pensato a tante cose...».

Per esempio?
«Che non doveva andare così. Che quel giorno era stato studiato tutto alla perfezione. Che eravamo lì per divertirci, soprattutto Franco. Che non andavo forte».

Ha voglia di ricordare quel momento?
«Sì, certo. Chissà in quanti hanno detto o pensato che io, avendo in auto il ct Ballerini, volevo strafare. Dimostrare a lui che ero il migliore. Ma non è così. La velocità era di 90 all'ora. Eppure...».

Destino crudele e maledetto.
«Esatto. Un mix incredibile che lo ha portato alla morte».

Capì subito che si trattava di una cosa seria?
«Sì, vidi che Franco aveva perso i sensi ed era pieno di sangue. Io uscii dall'abitacolo per aiutarlo, ma avevo il bacino rotto, caddi a terra. Svenni. Mi hanno detto che i soccorsi furono immediati. Qando mi risvegliai ero su una lettiga. Mentre mi trasportavano all'ospedale chiesi di Franco. Nel trambusto compresi che stavano provando a rianimarlo. Poi mi portarono via».

E' mai tornato in quel posto, davanti a quel muretto?
«La prima cosa che ho fatto appena ho potuto guidare di nuovo. Volevo capire, rendermi conto, ma continua a non esserci una spiegazione logica. L'unica cosa certa è che la Clio slittò e ci fu l'impatto».

E ogni volta che passa di lì a cosa pensa?
«Che non doveva succedere. Che è profondamente ingiusto che Franco se ne sia andato così. Era lì per gioco».

Con Franco eravate buoni amici.
«Ci incontrammo la prima volta due anni fa a un rally, qui a Casalguidi. Eravamo in fila per un riordinamento dopo una prova speciale. Io davanti qualche posizione, poi Paolo Bettini e lui. Li conoscevo di fama. Entrambi erano in gara alla guida di un'auto diversa. Franco si avvicina e mi chiede dei consigli per poter migliorare la sua posizione in classifica. Gli dico la mia. Va e in effetti guadagna alcuni posti. Alla fine mi ringrazia e decidiamo di fare qualcosa insieme. Dico: tra poco c'è il Ciocchetto. Va bene, andiamo, mi conferma. Poi il Ciocchetto salta per una copiosa nevicata. Decidemmo allora di puntare su Larciano ed è finita a quel modo».

Ha incontrato Sabrina, la moglie di Ballerini, più volte. Com'è andata?
«Una donna speciale. Venne a casa pochi giorni dopo l'incidente. Mi disse subito che non dovevo sentirmi in colpa. Poi sono andata a trovarla insieme ai figli, prima il piccolo, Matteo, poi Gianmarco. Ho trovato una famiglia che ha davvero dei grandi valori. Mi aspettavo che mi dicessero che gli avevo portato via il padre. Invece, niente. Gianmarco, a un certo punto, va oltre e butta lì: rimettiti bene e poi una volta voglio venire in auto con te. Cominciai a piangere. Franco aveva davvero seminato bene».

Mai andato al cimitero a trovarlo?
«Diverse volte. Anche prima del rally in Sardegna. Vado a confidarmi. A parlare. Sì, ci parlo a voce alta. E lui mi consiglia...».

Cosa le ha detto?
«Di tornare a correre. Lui, e anche la mia mamma».

Crede nell'aldilà?
«Sì, e sento intorno un influsso positivo. Forse sarà anche una maniera per andare avanti, ma sono certo che accanto a me ho due angeli custodi».

Quanto pesa il ricordo?
«Molto. Ma più che altro pesa il fatto di non poter continuare la conoscenza e l'amicizia con una grande persona. So che Franco mi stimava molto, me lo dicevano in tanti. E io rimanevo basito. Era lui quello famoso e speciale, mica io».

Cosa le manca di lui?
«I suoi suggerimenti, il suo carisma, la sua grinta. Quando parlava ti insegnava sempre qualcosa. Come uomo e come sportivo».

Le viene mai in mente?
«Un sacco di volte. Se passa un ciclista, se vedo una scritta Mapei, se incontro un amico comune...».

Le è mai capitato di sognarlo?
«Prima sì, ultimamente un po' meno».

Ha mai pianto al suo pensiero?
«Tante volte».

Per l'anniversario cosa farà?
«Non credo di partecipare a nessuna cerimonia. Ho in testa qualcosa di molto importante per lui più avanti. Ma per ora resta un segreto».

Dopo quel giorno un po' si sente cambiato?
«Sicuro. Non sono più la persona del 6 febbraio. Per certi aspetti sono più forte, per altri più debole».

Se fosse ancora vivo cosa gli piacerebbe dirgli?
«Vieni Franco, ricorriamo».

iltirreno.gelocal.it
 
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#6
Morte Franco Ballerini, il giudice ordina riesumazione
Sarà riesumata la salma di Franco Ballerini, sepolta nel cimitero di Casalguidi di Pistoia. Lo ha disposto il giudice, pare accogliendo la richiesta di alcune società di assicurazione che sono alla ricerca di elementi collegati alla tragica vicenda che il 7 febbraio del 2010 portarono alla morte Ballerini durante la disputa di un rally a Larciano di Pistoia. L’operazione prevista per ieri è stata dal giudice posticipata di una settimana.

da gazzetta.it
 
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#7
Riesumata la salma di Franco Ballerini
E' stata riesumata stamani al cimitero di Casalguidi (Pistoia) la salma di Franco Ballerini, l'ex ct della nazionale italiana di ciclismo, morto il 7 febbraio 2010 in un incidente al rally di Larciano (Pistoia).
La riesumazione della salma e' stata disposta dalla procura di Pistoia nell'ambito degli accertamenti dell'inchiesta aperta per risalire alle cause della morte. In un apposito locale del cimitero viene svolta un'autopsia sul cadavere di Ballerini, atto richiesto anche questo dal sostituto procuratore Luigi Boccia, titolare dell'inchiesta.
«Franco Ballerini aveva allacciato correttamente sia le cinture di sicurezza, sia il collare Hans, il nuovo dispositivo che esordì in Italia proprio al rally di Larciano dell'anno scorso in cui avemmo l'incidente. Sono certo che Franco si era allacciato bene perchè è un'operazione che nei rally facciamo con molta attenzione».
Lo ha detto Alessandro Ciardi, il pilota della Renault Clio su cui il ct della nazionale di ciclismo era il navigatore nel Rally di Larciano (Pistoia) del 7 febbraio 2010 dove alla prima prova speciale ci fu l'incidente mortale. Ballerini morì sul colpo nell'impatto della Clio da rally contro un muretto all'uscita di una curva; Ciardi rimase gravemente ferito al bacino ed agli arti ed ora è uno degli indagati dell'inchiesta aperta dalla procura di Pistoia sull'incidente.
«Non so perchè è stato deciso di fare la riesumazione della salma di Ballerini, comunque speriamo che aiuti a chiarire presto questa vicenda - ha anche detto Ciardi -. Però posso dire che i sistemi di sicurezza a bordo dell'auto mi risultavano installati correttamente anche perchè prima di ogni rally le vetture vengono controllate per ammetterle al via. C'è molta sensibilità in questo sport per i temi della sicurezza che viene molto studiata».
La procura di Pistoia ipotizza che qualcosa non abbia funzionato nei sistemi di sicurezza passiva della vettura, e anche per questo ha disposto una nuova autopsia sul cadavere, per verificare un anno dopo - alla luce dei risultati della perizia disposta dal sostituto Luigi Boccia - che tipo di fratture Ballerini subì a colonna vertebrale e collo nell'urto contro il muro. Ciardi ha impiegato diversi mesi per guarire dai traumi dell'incidente ma nel dicembre scorso ha potuto ricominciare a correre nei rally pilotando proprio la stessa Clio da rally rimasta incidentata a Larciano. Dopo che la vettura su cui morì Ballerini è stata dissequestrata dalla magistratura, la scuderia proprietaria l'ha riallestita completamente e la fa di nuovo correre nei rally.

tuttobiciweb.it
 
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#8
Certo che le assicurazioni superano ampiamente il senso del ridicolo... è scontato, perchè non c'entra niente, ma spero che al pilota non venga accollato niente...
 
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#9
IL RICORDO. Due anni fa Franco ci lasciava, twitter ricorda...
Due anni fa, uno schianto che nessuno di noi potrà dimenticare. Due anni fa, Franco Ballerini ci lasciava per andare a pedalare lassù. Per ricordarlo e rendergli omaggio abbiamo scelto di proporvi le parole dei corridori e della gente del ciclismo, postati da stamane su twitter. Sono solo alcuni, evidentemente, ma sono il simbolo di un ricordo che resta vivo.

PippoPozzato
Oggi è un giorno triste....2 anni fa se ne andava #FRANCO BALLERINI...Poche parole x ricordarlo:ci manchi....Tanti ricordi:... #sempreconnoi

AlexCarera
Ciao Franco..., ogni altra parola sarebbe superflua...

manuelquinziato
Incredibile che siano passati giá 2 anni e incredibile che sia successo davvero! Sempre con noi #FrancoBallerini

scintoluca
Ciao franco sono passati due anni. Ma io ti porto sempre nel mio cuore. ciao amico mio

Andrea Noè
Un ricordo ad un grande ct,compagno di squadra,ma sopratutto un grande uomo del ciclismo

Michele Acquarone
While we are called to play a new act of our own theatre of absurd, my thoughts are going to Franco Ballerini. Franco, we miss you so much.

Don Daniele Laghi
#Buongiorno carissimi oggi un ricordo speciale per #FRANCOBALLERINI ciaooo a tutti e ora nel freddo si parte tornare in valle a Messa ciao

Andrea Berton
Oggi è il giorno in cui Franco #Ballerini ci ha lasciato. Mette sempre tristezza ricordare che non c'è più...

Giorgia Bronzini
Un pensiero speciale per #francoballerini. Un uomo che al ciclismo ha dato tanto sotto l'aspetto sportivo e umano. Un abbraccio a Sabrina.

tuttobiciweb.it
 
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#10
Ma Acquarone conosce l'italiano?
 
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