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Frank Vandenbroucke, il segno giovanile di un talento di valore storico.
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Nato a Mouscron (Belgio) il 6 novembre 1974. Deceduto a Saly (Senegal) il 12 ottobre 2009. Completo. Professionista dal 1994 al 2009, con 61 vittorie.
Frank Vandenbroucke nacque a Mouscron, vicino al confine con la Francia, all'estremità occidentale della Vallonia. Una zona promiscua di culture e di lingue, fra il fiammingo, il francese e l'olandese, per giungere a quell'intreccio che si usa da tempo lontano definire neerlandese. Chi nasce lì, possiede una facilità di apprendimento delle lingue che ne fanno un caso europeo, aspetto che poi accompagnerà la stessa vita di Frank. 
La famiglia del piccolo Vandenbroucke, s'è costruita meno comune di quanto si pensi, perché nell'amore della bicicletta, che forma da un secolo l'effige di quella terra, lei, quel mezzo l'ha sempre posto come un monumento eretto vicino all'ingresso di casa. Tutti i suoi componenti di sesso maschile, si sono cimentati nell'agonismo ciclistico. Il padre di Frank, Jean Jacques, era stato professionista nell'Hertekamp-Magniflex nel 1970, ma era lo zio Jean Luc, la gloria. Sì proprio quello che nella Sanremo del '76, fu l'ultimo a cedere ad Eddy Merckx.. Ma per Frank, l'infanzia non fu piacevole, ed ebbe persino poco tempo per sognare. A quattro anni, mentre come tanti, grandi e piccoli, assisteva ad un rally vicino casa sua, un'auto sbandò, uscì di carreggiata e lo travolse. Per un paio di giorni la sua vita fu appesa ad un filo: era pieno di fratture, ed un ginocchio, in particolare, pareva perduto. Subì quattro operazioni e per tre mesi non si poté muovere dal letto dell'ospedale. Poi, dopo il ritorno a casa, ancora mesi di rieducazione e sacrifici, abbastanza per essere segnati a lungo e, forse, perché mai ci si prende la briga di studiare questi lassi così particolari, per tutto il corso della crescita mentale. Ma il bambino superò fisicamente quel terribile impatto, anche se il recuperato guaio al ginocchio gli lasciò una gamba più corta in maniera ben più marcata rispetto a quella che coinvolge la quasi totalità delle persone.
Frank, sognava di correre in bicicletta, ma ai suoi tempi, fino al 1990, in Belgio, non si poteva iniziare l'agonismo su quel mezzo e l'attesa fu costretto a consumarla facendo altro. Si dimostrò subito un predestinato per lo sport, un percentile pazzesco, per chi studia questi aspetti. A 12 anni, dopo essersi mostrato levriero inavvicinabile, correndo a piedi su strade, campi, viottoli, sentieri e sterrati, giocando come l'età voleva anche entro le mura domestiche, si fratturò un gomito. Ma lui aveva qualcosa di alato e qualche settimana dopo, pur con un tutore all'arto, partecipò ai campionati nazionali di corsa campestre e li vinse. Incredibile e significativo l'accostamento che ne derivò facendo piovere il futuro su quel fatto: un simile caso in fascia adolescenziale su uno sport precedente il ciclismo, portava dritto ad un certo Eddy Merckx. 
Frank poté finalmente diventare il "bambino d'oro" su una bici: era arrivato il 1989. Vinse e convinse, era bello come un dipinto su quel mezzo simbolo del suo popolo. Era armonioso, anche se dentro il corpo si nascondevano le sofferenze generate dai guai vissuti. Era stupendo nelle progressioni, disegnava perfezione nella linearità dello scatto. Era persino potente come nessuno, nonostante quel ginocchio. Nel '91, divenne campione belga nella categoria debuttanti, l'anno successivo, finì terzo ai mondiali juniores di Atene, vinti da un italiano che si stava bruciando: Giuseppe Palumbo. Nel '94, a soli 19 anni e due mesi, dopo una sola stagione fra i dilettanti (che, per i campioni evidenti, è solo una dannosa perdita di tempo), Frank era già professionista, nella Lotto, guidata dallo zio Jean Luc. Al Giro del Mediterraneo vinse una tappa, la più dura nel complesso e diede spettacolo. Il sottoscritto, intervistando per "Il Messaggero" Davide Cassani, vincitore di quella corsa, ricevette dal faentino uno stimolante: "E' un fenomeno". La curiosità autoctona trovò subito soddisfazione e da quei giorni, Frank Vandenbroucke, divenne una gioia della personale collezione di indimenticabili sulla bicicletta. Certo, alla faccia degli albi d'oro. 
Tutte le sue perle da professionista. 1994: 6a Tappa del Giro del Mediterraneo; Criterium di Bellegem. 1995: Parigi Bruxelles; Zomergem-Adinkerke; 1a Tappa del Giro di Lussemburgo; GP Cholet; Criterium di Wielsbeke, Oostakker e di La Louvière. 1996: Trofeo Laigueglia; GP de l'Escaut; Giro del Mediterraneo; 5a Tappa del Giro del Mediterraneo; GP di Plouay (Ouest France); Binche-Tournai-Binche; Prologo, 2a e 5a Tappa del Giro di Vallonia; Giro d'Austria; Prologo, 3a, 6a e 8a Tappa del Giro d'Austria; Criterium di Wingene. 1997: Giro di Lussemburgo; 4a Tappa del Giro di Lussemburgo; Giro di Colonia; Trofeo Matteotti; 2a, 4a e 8a Tappa del Giro d'Austria; Criterium di Aalst; De Panne Beach Endurance (Mountain Bike). 1998: Gand Wevelgem; Parigi Nizza; 1a e 5a Tappa della Parigi Nizza; Giro di Vallonia; 3a e 6a Tappa del Giro di Vallonia; Vuelta a Galega; 4a Tappa della Vuelta a Galega; Volta a Galicia; 4a Tappa della Volta a Galicia; Prueba Villafranca de Ordizia; Criterium di Amiens. 1999: Liegi Bastogne Liegi; Het Volk; 16a e 19a Tappa della Vuelta di Spagna; Classifica a Punti della Vuelta di Spagna; GP d'Ouverture; 7a Tappa della Parigi-Nizza; 3a Tappa (b) della Tre Giorni di La Panne; 4a Tappa della Ruta del Sol. 2002: Criterium di Mere. 2003: Criterium di Kortrijk. 2004: Criterium di Zwevegem. 2005: Criterium di Zwevegem. 2009: 2a Tappa Les Boucles de l'Artois; Criterium di Olen (b).

Maurizio Ricci detto Morris
 
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