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Gaston Plaud
#1
Mi è giunta una mail, dove mi si chiedeva se Gaston Plaud, lo storico nocchiero della Peugeot, fosse ancora al mondo e se era vero che prima di diventare “famoso”, aveva corso fra i professionisti. Gli ho risposto inviandogli il ritratto che ho scritto sul Plaud “extra ammiraglia” (uno dei novemila digitati) che riporto pure qui…..
 
Nato a Saint Savin (Vienne) il 20 marzo 1920. Pistard e stradista. Prof nel 1954, senza vittorie. 
Ha pressappoco l’età di Coppi, ed è di 5 anni più anziano di Luison Bobet, due grandi coi quali era diventato amico. E’ oggi un 98enne arzillo, coi medesimi tratti da gentiluomo che lo hanno sempre contraddistinto, pieno di ricordi indelebili e di un passato sul quale può dire di aver recitato tratti nobili. Ci si chiederà: “ma come corridore, non lo conosce nessuno?!”. È vero, il suo passato atletico è nascosto da quello che ha fatto dopo, ma c’è stato, anche se pochi glielo chiedono. Gaston nacque in un villaggio, Saint Savin, nel Dipartimento della Vienne, figlio di un fabbro che s’era distinto nella resistenza durante la prima guerra mondiale e che gli aveva trasmesso la passione per il modellamento delle moto e delle biciclette. Un padre, che nella sua bottega faceva di tutto, compresa la costruzione di cerchi in legno: un tuttofare. Il piccolo Plaud, visse un’infanzia costruttiva e con un’apertura “socialisteggiante” evidente, degna di quanto il genitore gli trasmetteva, al punto di non subire come imposizione, il dover imparare un mestiere assai diverso, come il macellaio. Per trasferirsi ogni giorno verso la nuova bottega, conobbe le possibilità del ciclismo come sport. Crescendo, iniziò a cimentarsi soprattutto su pista, approfittando del trasferimento della famiglia a Tours, con l’abitazione vicinissima a quel velodromo che poi diverrà dapprima la sua casa sportiva e, da anziano, la sua dimora. Il Plaud ciclista si proiettò soprattutto lì, con un’attività che potremmo definire regionale con qualche punta nazionale, grazie soprattutto al richiamo di quell’impianto. Era un duttile Gaston, discretamente veloce per la velocità, buon inseguitore, ottimo nelle gare intermedie, dall’americana, all’eliminazione, all’omnium di quei tempi. Discreto pure come stayer. Vinse molto con lo status di dilettante, che era reale, perché continuava a lavorare come macellaio. Poi, allo scoppio della guerra, l’occupazione tedesca lo portò alla prigionia, ma riuscì a sfuggire al trasferimento nei campi di concentramento. Lavorò facendo di tutto, si sposò con Raimonda nel ’41 (oltre 70 anni di matrimonio, i due!) e trovò pure modo, nel ’42, di vincere l’inseguimento in una specie di campionato francese riservato a squadre delle zone non occupate. A fine conflitto, iniziò a commerciare carni e a correre per diletto. In seguito aprì un hotel a Touraine e, assieme alla moglie, un bar a Bourges. Un tuttofare vincente, che lavorò per la ristrutturazione del velodromo di Tours, dove tornarono a correre quei grandi che, a volte, riusciva a battere, diversi dei quali diventarono suoi amici. Poi, nel 1954, già 34enne, passò prof e corse con la Terrot, senza risultati di pregio, ma con tanti corridori conosciuti, in primis un giovane scalatore in ascesa: Charly Gaul. Tre anni dopo fu chiamato a dirigere la Royal-Fabric-Enform, una squadra prof. Fu così bravo col poco che aveva, che la Peugeot, a fine anno, decise di affidarsi a lui. Fu l’inizio della leggenda delle maglie bianche, con fascia a scacchi neri.

Maurizio Ricci detto Morris
 
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