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La Globalizzazione nel ciclismo è necessariamente un male?
#11
ma senza riesumare dalla tomba il Giro di Sardegna...

Laigueglia Etruschi e ste corse così si svolgono tutte in zona.. basterebbe fare un Challenge Toscana-Liguria raggruppandole in 5 giorni e basta

e invece no chissà perché
 
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#12
Laigueglia ed Etruschi son due, mica cinque Asd E nemmeno poi vicinissime Asd Poi c'è sempre il solito problema del chi va al sabato e alla domenica e chi va nei feriali: c'è una grande differenza. I rimborsi spese non per 2 giorni (visto che le squadre almeno il giorno prima devono arrivare), ma per 6. E così via. Serve una organizzazione con una buona forza economica alle spalle. Dirlo a parole è facile, come il classico "vorrei la pace nel mondo": ma nei fatti... :-/

Le problematiche incontrate dalle Continental purtroppo sono semplici semplici: io che ho come sponsor la concessionaria x di Prato o l'industria y di Pistoia preferisco andare a farmi prendere a bastonate in Belgio o in Francia oppure me ne sto a casa a vincere e a dare risalto (e felicità :D) ai miei sponsor...? E' ovvio che se ci fosse un sostegno economico forte alle spalle di questa idea, oppure degli indennizzi in fase di ciclomercato sulla valorizzazione, sarebbe tutto più semplice da portare avanti: ci vuole un po' di pazienza. Comunque i fatti dimostrano che anche il nostro sistema è sostenibile: magari facendo confrontare prima i giovani con i prof raggiungerebbero più velocemente la maturità, però dall'altro lato potrebbero far presto anche a finire o addirittura si potrebbero bruciare. Il discorso della multidisciplinarità sarebbe molto importante poi...

Tutti i movimenti forti che son venuti fuori con la "globalizzazione", le squadre, le corse, son tutti sostenuti da soldi pubblici: in Australia e in Gran Bretagna han fatto investimenti mostruosi. E in alternativa c'è il magnate alla Tinkov o alla Bakala. Beati loro. Come noi - nemmen tanti anni fa - avevamo un buon sostegno da parte del CONI con i finanziamenti per gli studi di Conconi: all'epoca erano il top della preparazione sportiva, adesso si sa cos'erano. Magari tra 20 anni verrà fuori lo stesso per queste altre preparazioni: speriamo di no. Però il discorso è il solito: se hai la pecunia a disposizione, è tutto più facile. :-/

(29-01-2015, 08:09 PM)Dayer Pagliarini Ha scritto: E' giusto che l'UCI punti a raggiungere il massimo profitto fintanto che si usano metodi leciti, io non ci vedo nulla di male. Anche perché i soldi sono un mezzo per raggiungere un fine, non il fine stesso. Con quei soldi l'UCI - che tra l'altro ora penso sia gestita da gente onesta - può farci un sacco di cose, tipo finanziare ricerche contro il doping, organizzare i vari campionati mondiali ecc.

Sinceramente "obbligare" i corridori a partecipare alle corse mi pare qualcosa di abominevole, come in generale il pensiero che siano UCI e compagnia a venire incontro al nostro movimento, e non noi ad evolverci. Un Giro del Qatar è una win win situation per tutti, per i corridori che si fanno più giorni di corsa, per le squadre che vengono pagate di più per partecipare, per gli organizzatori che guadagnano di più rispetto a fare corse qua da noi e per il paese che ci ricava visibilità. Ma ci vuole tanto ad accorgersi che una semiclassica non è neanche paragonabile ad una corsa del genere.

Sono anni che riceviamo campanelli d'allarme e che non si fa nulla, o ci diamo una svegliata oppure finiremo meritatamente ad avere una posizione marginale nella "mappa del mondo del ciclismo". Penso abbiate tutti presente la parabola dei talenti, chi è ricco(là dove per ricchezza si intenda una mentalità d'abbondanza, non avere i miliardi) avrà sempre di più, chi è povero(cioé ha una mentalità di scarsità) avrà sempre meno. Finché gli organizzatori penseranno solo a salvare la loro corsetta invece che organizzarsi per creare delle corse a tappe al posto di tutte queste semiclassiche(che poi non vorrei dire, ma sarà un caso che la Coppi & Bartali ed il Trentino comunque funzionano?) e finché i vari TM e gli sponsor si accontenteranno di avere la loro professional è giusto che continui il declino, per quanto brutale possa sembrare.

Se invece che continuare con la nostra "tradizione", cominciamo a metterci al passo coi tempi di certo il ciclismo non sparirà, avremo sempre le corse ed anche i campioni.

Tanto per dire tre semplice cose da fare per "aggiornarci":
- Trasformare le varie squadrette dilettantistiche in delle continental come fanno in tutta Europa ormai;
- Unire tra loro alcune delle mille mila professional per creare una squadra da World Tour;
- Fondere le semiclassiche che sono sempre a rischio chiusura per creare una bella corsa a tappe;

Declino qua, declino là. Però il Giro d'Italia ed il Lombardia sono in netta risalita rispetto a qualche anno fa, la Strade Bianche è in ascesa e la Tirreno - Adriatico è ogni anno la corsa con la miglior startlist del calendario al pari col Tour de France. Chi sta al passo coi tempi non sta di certo male eh.

Mah, non son d'accordo che sia giusto il comportamento dell'UCI: magari nel breve sì, ma nel lungo periodo no. Guardare solo ai soldi rischia di sviarti: come diceva prima Hiko mi pare, lo sceicco ti può durare 5 anni e poi mollare. Paesi come Italia, Spagna, Belgio no: la cultura lì è ormai radicata, se la curi. E' lo stesso errore che nel loro piccolo fanno i proprietari del mi campeggio: con i nuovi sono rispettosi, accoglienti, buoni e bravi, con chi è lì da 50 anni strafottenti, ignoranti e così via. E lì uno dice: certo, i nuovi prendono le casine che ad agosto rendono 100/110 euro il giorno e così ci guadagnano di più, mentre i dati per scontati stanziali stanno da marzo a ottobre a nemmen 3.000 euro e rompono i coglioni. Però gli stanziali ce li hai sempre, ti fanno da fondamenta e ti permettono di salvarti in ogni caso la pelle; gli altri... no. Visto che tanti stanziali, stanchi della situazione, han levato ovviamente le tende, il giorno che verrà a mancare o a diminuire la fetta dei villeggiatori delle casine... son cazzi loro. Sese E nel ciclismo può essere la stessa cosa, se la vediamo anche solo dal punto di vista legato ai guadagni dell'UCI.
(e lascio da parte il discorso delle persone oneste: so una sega io se lo sono o meno Asd )

Per questo l'UCI dovrebbe venire incontro: se vedi che un movimento importante affronta una crisi economica abbastanza pesante, una mano per aiutare e risollevare la dovresti dare. Anche come iniziative. Poi non è che posson fare tipo malato in stato vegetativo e tenerci in vita per mille anni attaccati ad una macchina, ma una spinta sì. E' per il bene di tutti. Purtroppo per adesso non sto notando niente di tutto questo...
Il discorso di obbligare corridori/squadre lo fanno già per il WT: non vedo perché non lo potrebbero fare per le corse "storiche". Boh

La Coppi&Bartali sta dentro un sistema di corse sotto uno stesso organizzatore, quindi è difficile da valutare. Il Trentino e il Melinda han dovuto accoppiarsi, e la diretta tv da quanto ho capito è saltata: anche lì non è il massimo come cosa, vista dall'esterno.
La Strade Bianche stava per chiudere causa Montepaschi: ti posso assicurare che l'hanno salvata per un pelo. Sese Con la Tirreno effettivamente hanno fatto un gran lavoro, anche se dall'altra parte hanno razzolato senza tanti complimenti fondi a Etruschi e Camaiore (la prima presa per i capelli da Amici, la seconda ha chiuso quest'anno). Il Lombardia era veramente caduto nella polvere: se non risaliva un pochino davvero era buia pure lì. Confuso
 
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#13
Ma il movimento ciclistico italiano/belga/francese non è patrimonio dell'UCI, bensì delle singole nazioni. All'UCI - per quanto crudele possa sembrare - se gli muore il movimento ciclistico italiano, ma gli nasce quello brasiliano, non cambia nulla. Anche perché per quanto possa essere vero il discorso dello sceicco, nel ciclismo abbiamo l'esempio di movimenti come quello australiano o quello statunitense che una volta instaurati poi non sono più tornati indietro ed anzi continuano a sfornare talenti.

Curare il nostro movimento deve essere prerogativa della federazione, e magari anche del CONI ed organi simili visto che ridendo e scherzando il ciclismo è uno dei pochi sport che ci dà soddisfazioni. E qui si ci sarebbe da muovere di più il culo.
 
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#14
Un occhio di riguardo dovrebbe averlo sempre perchè è difficile ti nascano movimenti con lo stesso bacino (di tutto, di corridori, di squadre, di soldi, di interesse). Comunque il movimento australiano e quello americano sono delle eccellenze che non è detto si ripetano...

Ma il problema non sono tanto gli sceicchi perchè ogni corsa che nasce è di per sè una buona notizia, ma dispiace perchè attorno sembra non nasca niente. Il movimento italiano era sovradimensionato per quello che era la situazione 20 anni fa e quella che è oggi, però lo spazio c'è per tutti. Basti pensare che globalmente le corse sono cresciuti dagli anni '70 ad oggi, ma forse in proporzione sono aumentati ancor di più i corridori professionisti (o pseudo-professionisti): una volta erano bene o male 200, oggi saranno 1500... Certo, non tutte le corse potranno avere Cancellara o Contador al via (e quindi avere sponsor proporzionati), però qualcosa di dignitoso si può mettere in piedi ancora oggi, in Italia.
 
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