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Luca Scinto
#1
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#2
CANDIDATURA. Scinto: «Lo faccio io, il ct».
Luca Scinto vuole fare il CT. Il team manager della Farnese Vini Selle Italia ce l’ha confidato qualche settimana fa, prima che si sapesse quale sarebbe stata la prestazione della Nazionale Italiana a Lon­dra.
«Diventare Commissario Tecnico è sempre stato il mio sogno. Non voglio fa­re le scarpe al mio amico Bettini, che stimo e apprezzo, ma quando e se lui vorrà farsi da parte vorrei essere preso in considerazione per il suo posto. Leggendo questa intervista ci sarà senza dubbio chi dirà che mi sono montato la te­sta, che mi credo chissà chi, invece io sono semplicemente sincero. Tanti vor­rebbero quel po­sto, io ho il co­raggio di dirlo e di propormi al presidente Di Rocco».
Al Pitone spesso pia­ce provocare, ma questa volta fa sul serio. Mentre con i suoi ragazzi era impegnato al Gi­ro di Polonia ci ha spie­gato perché non condivideva le scelte del commissario tec­nico Paolo Bett­ini in vista dell’appuntamento olimpico e ha giocato con noi nel costruire la sua nazionale ideale.
«Tutti sono capaci di criticare dopo, io pri­ma di Lon­dra dico che avrei puntato tut­to su Mo­reno Mo­ser e su altri quattro giovani battaglieri. Se poi quando uscirà l’intervista il Bet­to avrà vinto me ne starò zitto perché chi vince ha sempre ragione, ma io, ripeto, avrei intrapreso una strada di­versa».
Quando nasce questo sogno?
«Anni fa, nel momento in cui il mio ami­co Franco Ballerini, neo ct, per gioco mi disse “Stai crescendo bene, devo preoccuparmi che un giorno prenderai il mio posto?”. Io ero direttore sportivo tra i dilettanti e si scherzava, ma per me è sempre stato un onore vestire l’azzurro, una grande ambizione guidare la nazionale. Rischio di sembrare montato e arrogante, ma credo di avere la preparazione adeguata per poter realizzare questo sogno. Come mi dicono sia colleghi che corridori, non sono un politico, ma per me questo sarebbe solo un punto a favore perché per essere bravo in ammiraglia bisogna essere solo un buon tecnico e portare a casa medaglie, il resto conta poco. A 44 anni, dopo essere stato corridore e direttore sportivo, diventare ct sarebbe un sogno. La voglia di fare non mi manca e credo parecchi corridori apprezzerebbero la mia candidatura. Sarebbe stupendo soprattutto per il legame che mi stringe a Franco, ripercorrere i suoi passi e dare seguito a quella sua battuta per me vorrebbe dire molto. Penso che i primi ad appoggiarmi sarebbero sua moglie Sabrina e i suoi figli che mi conoscono bene e sanno che sono un suo vero allievo, ci­clisticamente sono cresciuto con lui».
Ti sei proposto ufficialmente a Di Rocco?
«Qualche frecciatina gliel’ho lanciata, gli ho detto “Presidente è il mio sogno, sono sicuro sarei in grado di svolgere al meglio questo compito”. Lui mi ha guardato e mi ha risposto con il suo solito sorriso sotto i baffetti. Se Bettini proseguirà il suo mandato sarò felice per lui, se lascerà vorrei sul serio essere preso in considerazione. Lascerei Angelo Citracca e la nostra squadra so­lo per la chiamata della nazionale».
A Londra Bettini ha schierato Sacha Mo­dolo, Vincenzo Nibali, Luca Paolini, Marco Pinotti e Matteo Trentin. Tu su chi avresti puntato?
«Criticare a posteriori è sempre troppo facile, a tre settimane dalla gara io esprimo semplicemente le mie idee. Come Paolo avrei puntato su Filippo Pozzato, ma sappiamo bene tutti come è andata. Io sinceramente mi sarei im­puntato di più per farlo correre perché sono sicuro si sarebbe giocato una me­daglia. Escluso Pippo dai giochi avrei schierato una formazione giovanissima incentrata su Moreno Moser, che sta vivendo davvero un momento di grazia. È un grande talento e gli viene tutto facile, quando uno riesce a centrare il risultato così facilmente bisogna approfittarne. Avrei confermato Nibali perché al momento è la bandiera del no­stro ciclismo, anche se non credo sia adattissimo al tracciato, poi Modolo, Fabio Felline, Oscar Gatto, che ha già vissuto un’esperienza azzurra, conosce il percorso dalla prova preolimpica, ha disputato una grande campagna del nord ed è un uomo squadra prezoso. Non sono d’accordo su Trentin, tranne se parliamo di un fenomeno come Mo­ser, a un neoprofessionista farei provare un anno da riserva prima del debutto in gara in maglia azzurra. Ad ogni modo, se Matteo disputerà una gran gara avrà ragione il Betto e stop. In generale non avrei portato atleti sopra i 27 anni, con tutto il rispetto per gli uomini d’esperienza, facciamola finita coi vecchietti. Per la crono non avrei convocato Pinotti, che anche se fa una super gara non dovrebbe andare a ri­sultato e considerato che la prova in linea è prima di quella contro il tempo avrei optato per uno stradista in più e avrei schierato Nibali nella crono. Co­munque, ripeto, queste sono solo idee. Se la nazionale torna a casa con una medaglia le mie valutazioni risulteranno sbagliate, ma ora come ora i nostri azzurri non mi sembra stiano volando».
Hai un debole per i giovani...
«Finché non si montano la testa o non si lasciano guidare ciecamente da certi procuratori, è fantastico lavorare con loro, guidarli, insegnar loro a correre, a sacrificarsi, a tenere i piedi per terra e cercare di evitare sbagli che potrebbero compromettere la loro carriera. Negli ultimi anni sto cercando di trasmettere la mia esperienza a ragazzi come An­drea Guardini, Elia Favilli e Matteo Ra­bottini. I miei ragazzi mi odiano e mi amano allo stesso tempo, cerco di farli crescere gradualmente, non solo con le carezze ma anche con parecchi calci nel didietro, li difendo e li tutelo con i programmi che ritengo più adatti a loro, sopportando critiche da più par­ti, e quando mi ascoltano di solito i ri­sultati arrivano. Chi mi ha seguito in genere si è trovato bene, so che posso sembrare presuntuoso, ma difficilmente sbaglio. Vengo dalla scuola di Al­fredo Martini e del Ballero, ho imparato dai migliori (mentre parla di Bal­lerini si commuove, ndr), sarò focoso, poco “politically correct” ma i risultati mi danno ragione».
Su quali aspetti lavoreresti?
«Paolo sta lavorando bene, condivido la sua scelta di organizzare ritiri per fare gruppo ma personalmente punterei più sui giovani e vivrei ancor di più le corse montando in macchina con i direttori sportivi dei ragazzi più in vi­sta e andando in albergo con le squadre, andrei a casa dei corridori, li porterei a cena, parlerei con loro come fa­ceva Franco».
Cosa rappresenta per te la maglia azzurra?
«L’Italia, il massimo. L’ho indossata cinque volte, vestendola ho vissuto la favola del mondiale di Zolder vinto da Cipollini, da cui è nato il gruppo di Fran­co e tutte le successive vittorie az­zurre. Indossare la maglia della nazionale mette i brividi, solo chi ha avuto questo onore può capire che sensazione sappia regalare. Io la conosco e per questo ho un groppo in gola pensando che alle Olimpiadi non vedrò un mio corridore in azzurro. È un simbolo che non ha paragoni, come l’inno. Quando una squadra difende i colori di un paese intero, di qualsiasi sport si tratti, è l’Italia a scendere in campo e non si può che supportarla. Che emozione sarebbe, guidarla!».
Tuttobiciweb.it
 
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#3
PREMIO PISCINA. È Scinto il miglior diesse italiano del 2012
Un plebiscito. Luca Scinto è davvero un tecnico molto apprexzzato e sicuramente molto amato: il 26 per cento dei quasi 10.000 voti (9.824 per gli amanti delle statistiche) giunti in redazione per l’assegnazione del Premio Ennio Piscina, sono andati al tecnico della Farnese Selle Italia che così viene eletto miglior tecnico italiano dell'anno. Sul podio virtuale, due tecnici che lavorano in formazioni straniere, vale a dire Luca Guercilena e Davide Bramati.
Luca Scinto sarà quindi uno dei grandi ospiti della Notte degli Oscar tuttoBICI che si svolgerà il prossimo 15 novembre al teatro della Gran Guardia di Verona, con diretta tv su RaiSport2 alle 21. A premiare Scinto sarà naturalmente l’ideatore del premio, Omar Piscina, ch ha seguito nel ciclismo le orme di papà Ennio.

La classifica finale
26% Luca Scinto (Farnese Selle Italia)
10% Luca Guercilena (Radioshack Nissan)
9% Davide Bramati (Omega Quick Step)
7% Alberto Volpi (Liquigas Cannondale)
6% Claudio Corti (Coldeportes)
6% Giovanni Ellena (Androni Venezuela)
5% Fabio Baldato (Team BMC)
5% Orlando Maini (Lampre Isd)
4% Fabio Bordonali (Utensilnord Named)
4% Claudio Cozzi (Katusha)
4% Beppe Martinelli (Astana)
4% Roberto Reverberi (Colnago Csf)
3% Massimo Podenzana (Team Type1 Sanofi)
3% Marco Saligari (Landbouwkrediet)
2% Bruno Cenghialta (Acqua&Sapone)
2% Fabrizio Guidi (Saxo Bank Tinkoff Bank)

Tuttobiciweb.it

(Qualcuno mi dice cosa ha fatto Scinto per meritare questo premio? La stagione della Farnese è stata molto modesta, ha fatto scappare Favilli e Guardini, non mi sembra un granché...)
 
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#4
Pure Guercilena secondo non si può vedere...
E Martinelli disperso che ha vinto due classiche delle Ardenne Facepalm
 
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#5
Sì infatti...anche se Guercilena credo abbia avuto un ruolo particolare quest'anno, non molto legato alle corse
 
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#6
Essendo un premio popolare un po' avrà di sicuro inciso la simpatia che suscita nella gente rispetto a tutti gli altri ds. Eheh Asd
Comunque dire che è stata una stagione modesta - per una squadra come la Farnese - mi pare davvero esagerato: podio con Pozzato in una classica monumento (Fiandre), podio buttato in un'altra (Roubaix), ha vinto con Rabottini forse la tappa più bella del Giro, ha battuto Cav con un ragazzo al primo GT. Nella seconda parte di stagione si son visti un pochino meno a livello internazionale, comunque a livello nazionale han fatto sempre vedere delle belle cose e Gatto s'è preso il Giro del Veneto e la maglia azzurra. Ecco, l'unica cosa che m'è dispiaciuta è stata forse la gestione di Gatto: penso sia stato un po' troppo sacrificato nei confronti di Pozzato, magari qualche piccola chance gliela si poteva lasciare...
 
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#7
PREMIO PISCINA. Orgoglio Scinto: «Grazie a tutta la squadra...»
È un Luca Scinto entusiasta quello che risponde al telefono quando la redazione di tuttobiciweb lo contatta per annunciargli l’assegnazione del Premio Ennio Piscina quale miglior direttore sportivo italiano, scelto proprio dai nostri lettori.
«Ma davvero ho vinto io?» esordisce il tecnico della Farnese Selle Italia.
«Sono molto orgoglioso di questo riconoscimento, significa che il mio lavoro viene apprezzato anche dagli sportivi e questo mi gratifica. Non sono il Mourinho del ciclismo, ma mi piace pensare di essere il Serse Cosmi delle due ruote...».
E poi via con i ringraziamenti: «Intanto voglio dire grazie ad Omar Piscina e alla sua famiglia per aver voluto questo premio nel ricordo di un grande tecnico come è stato Ennio. Poi ringrazio tutti gli sportivi che mi hanno dato il loro voto, sono stati davvero tantissimi... Un pensiero va anche ad Angelo Citracca e Ilaria Morosi che, appena ho appeso la bici al chiodo, mi hanno permesso di salire in ammiraglia, prima tra i dilettanti e poi con in professionisti. Un grazie a tutto lo staff e a tutti i collaboratori e infine grazie ai corridori, con i quali voglio condividere la gioia di questo premio. Perché puo essere il diesse più bravo del mondo, ma se i corridori non ti ascoltano non vai da nessuna parte...».
Appuntamento allora per il 15 novembre a Verona per la premiazione nella Notte degli Oscar...
«Accidenti se ci sarò! Ma non chiedetemi di mettere la cravatta...».

tuttobiciweb.it
 
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#8
Ora ho capito perchè Scinto ha stravinto questo premio, perchè ha definito Gershwin "uno da bar" Eheh
 
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[+] A 1 utente piace il post di Luciano Pagliarini
#9
...uno da bar?! Huh

Comunque l'auto-paragone che si fa con Cosmi ci sta davvero dipinto Sisi Asd Asd
 
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#10
E' successo tempo fa, ai tempi del passaggio di Favilli alla Lampre...
http://www.ilnuovociclismo.com/forum/sho...14&page=72
 
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