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Mario Cipollini
#31
2002-2012, Cipollini festeggia al Twiga il suo titolo mondiale
Sabato 20 ottobre, al Twiga, Mario Cipollini, insieme ai suoi compagni azzurri, festeggerà a dieci anni di distanza, la storica conquista della maglia iridata. Per l'occasione saranno presenti tutti i corridori che presero parte a quella meravigliosa avventura, culminata con lo sprint vincente del campione toscano. Ci sarà solo un vuoto, incolmabile, quello lasciato da Franco Ballerini: sarà anche un'occasione per ricordare lo straordinario regista di quella Nazionale.

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#32
Cipollini contro tutti, appuntamento lunedì a Pieve di Soligo
Dieci anni fa, a Zolder, vinse il titolo mondiale, ora non corre più in bici ma non ha perso certo il gusto della sfida. anche quella con il pubblico. Mario Cipollini, il più grande velocista italiano di tutti i tempi, sarà infatti rotagonista di un incontro - scontro con il pubblico che si svolgerà lunedì 26 novembre a Pieve di Soligo, in provincia di Treviso. Re Leone sarà solo sul palco dell’Auditorium della Biblioteca Civica, protagonista assoluto di un “uno contro tutti” che sarà moderato da Luca Gialanella, responsabile della rubrica ciclismo de La Gazzetta dello Sport, e che vedrà Cipollini rispondere alle domande di pubblico, appassionati e giornalisti.
L’appuntamento con «Mario Cipollini, uno contro tutti» è per lunedì 26 novembre alle ore 18.30 alla Biblioteca di Pieve di Soligo: l’evento è organizzato dal Gruppo Euromobil della famiglia Lucchetta in collaborazione con tuttoBICI e La Gazzetta dello Sport e con il patrocinio del Comune e dell’Assessorato allo Sport di Pieve di Soligo.

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#33
Mario Cipollini, uno contro tutti
Elegante come un modello appena sceso dalla passerella, nobile nel suo incedere, esclusivo più dei club riservati ai miliardari, ha il fascino del campione affermato e il nazionalismo del patriota consumato, personaggio lo è di natura. Chiamatelo SuperMario, Cipolla o Re Leone. La sostanza non cambia. Lui è Mario Cipollini. Unico, inimitabile, ammirato ed invidiato, amato ed osannato dal pubblico dell'intero mondo dello sport, riconosciuto e applaudito anche quando passeggia per strada. Uno, da solo, contro tutti. Non passa certo inosservato l'ospite del Gruppo Euromobil a Pieve di Soligo dove lo attendeva ieri sera il faccia a faccia con Luca Gialanella, il numero 1 del ciclismo nella redazione della Gazzetta dello Sport.

[Immagine: mario.jpg]

FREUD PER UN VELOCISTA - Dalla vittoria di tappa al Giro d'Italia del 1989, nella Mantova-Mira, con il "Coppino" Franco Chioccioli a fargli da apripista, al 2012, annus horribilis dell'economia e del ciclismo. Le sue parole rimangono lì, pesanti come delle sentenze, taglienti più delle lame "Bisognerebbe riesumare Freud per sapere cosa passa nella testa di un ciclista" scherza il Campione del Mondo di Zolder. "Il giorno prima del mondiale, nonostante le dichiarazioni di Ferretti, insieme a Franco Ballerini, Paolo Bettini e Alessandro Petacchi decidemmo la tattica e da uomini veri ci bastarono poche parole per capirci." Il risultato lo conoscono tutti ma quell'ultimo chilometro tirato interamente da AleJet rimane nel cuore di Re Leone "Da quel giorno non ho più visto Alessandro come un avversario ma come l'uomo che mi ha fatto vincere il mondiale. Poteva fare il bischero ed invece è stato un uomo, per questo ancora oggi quando lo vedo in allenamento mi giro per andarlo a salutare."

UN SOGNO PER MARCO - Uomini veri quelli che componevano il gruppo negli anni '90, gli stessi anni infangati dagli scandali e dalle confessioni degli ultimi tempi "Io guardo gli atleti di oggi e non vedo la stessa grinta. Noi ci rispettavamo ma quando si correva non si guardava in faccia nessuno. Oggi, anche Contador e Schleck sembrano dei signorini a passeggio per Londra, gli manca solo il borsellino a tracolla". Si parla di volate, di salite, di imprese a Pieve di Soligo e il ricordo non può non andare a Marco Pantani "Tra atleti di un certo livello ci si capisce senza bisogno di parlare. Nel 2002 dopo il mondiale la mia carriera era conclusa, volevo fare qualcosa per Marco. Volevo porgere una mano ad un uomo prima che ad un campione perché ero convinto che la mia squadra aveva un gruppo solido, fatto di amici e l'ambiente era l'ideale per aiutarlo in quel momento così particolare. Attraverso Fabrizio Borra, l'osteopata che mi aveva presentato Marco qualche anno prima quando ero caduto in Spagna, mi misi in contatto con Marco e iniziammo a parlare di questa possibile squadra comune. Lui mi chiamava dalla Grecia e mi sembrava sorpreso che ci fosse qualcuno che volesse fare qualcosa per lui in maniera disinteressata. Il problema furono i manager delle nostre due squadre: a noi i soldi non interessavano, ma loro volevano fare l'affare e tutto saltò. La mia più grande aspirazione era fare da gregario a Marco con la maglia di campione del mondo. Io sognavo il mio treno, con i miei amici, e con me a tirare per lui per prendere l'ultima salita".

E di sogni, Mario Cipollini ne ha conservati nel cassetto, compresa l'Olimpiade del 1988 "Avevo corso il Giro di Puglia contro tutta la DDR. Loro arrivavano tutti costruiti, tirati e professionali, io venivo dal Bottegone. Vinsi tre tappe a quel Giro di Puglia ed ero pronto per giocarmi anche l'Olimpiade di Seoul. Purtroppo un incidente stradale non mi consentì di essere al via di quella Olimpiade. Rimane un traguardo non conquistato ma è giusto così".

BAKALA FOR PRESIDENT - E' sceso di bicicletta da un pò, Mario Cipollini, ma appartiene ancora al presente, anzi al futuro del ciclismo. Lui che si è sempre dimostrato "più avanti" del sistema, lui che ha introdotto novità e bizzarrie per fare colpo sui media ha una idea precisa sul ciclismo moderno "Oggi nel ciclismo e nello sport in generale non ci sono più i personaggi di un tempo. E' il mondo ad essere diverso, tutto è più accessibile, mentre una volta l'atleta lo vedevi solo in corsa e quindi veniva un pò mitizzato. A me piaceva più il mondo che ho vissuto io: ora c'è un sistema che appiattisce tutto. La politica impone alle squadre un certo tipo di comportamento e le squadre, di riflesso, lo fanno con gli atleti. Per questo non c'è più nessuno sopra le righe, perchè lo sport è un business ed è più facile da gestire se tutti stanno al loro posto. Al Tour de France non interessa chi corre, interessa vendere il proprio prodotto, ed ecco che i corridori sono passati in secondo piano. Negli anni '90, in tutti gli sport, a decidere erano i grandi campioni: pensate alla Formula Uno, dove Senna e pochi altri imponevano le regole. Nel ciclismo si faceva altrettanto. Oggi invece è l'Uci a gestire tutto".

Non ha alcuna remora Mario Cipollini che punta il dito diritto contro chi non è riuscito a valorizzare il ciclismo italiano "A me non piace vedere squadre britanniche che in pochi anni conquistano ogni traguardo mentre noi in Italia non abbiamo una squadra seria di professionisti. Ma è mai possibile che non si riesca a coinvolgere un grande gruppo industriale anche qui da noi? I soldi ci sono, bisogna andare a prenderseli, bisogna bussare al campanello del Berlusca di turno e dirgli "Servono 20 milioni per creare il Milan del ciclismo". Noi invece, ora, ciclisticamente parlando, siamo l'ultima ruota del carro".

Il Cipollini-pensiero sposa anche il progetto della Champions League del ciclismo proposto da Bakala "Finalmente si è capito che a gestire il ciclismo non deve essere l'UCI ma i grandi investitori. La differenza tra il calcio ed il ciclismo è proprio questa: nel calcio chi investe ha una SPA ed un ritorno economico, nel ciclismo no. L'unica che ci guadagna è l'UCI. Se quelli che investono nel ciclismo si siedono attorno ad un tavolo parlano tutti la stessa lingua e sono certo che, viste le aziende che rappresentano, avranno certo più capacità dell'UCI nella gestione di questo mondo. Non è un caso se solo nel ciclismo i casi di doping sono sempre sotto la luce del sole mentre in altri sport non si vedono manco i controlli. L'Uci si deve limitare a scrivere le reole e a visionare i percorsi, a comandare ci pensano i manager."

I GIOVANI - Non mira ad una poltrona da politico, non ha bisogno di collezionare voti ma riscuote applasi, Mario Cipollini, lui ora pedala per godersi il panorama e quando incontra un amatore "Gli sistemo la sella e la posizione in bicicletta. Poi magari questo è straniero, non mi conosce e mi guarda pure male ma io mi diverto così".

SuperMario parla anche di sicurezza, della cultura della bicicletta che ancora manca nel nostro Paese e dei giovani talenti che si stanno proponendo alla ribalta, per tutti ci vorrebbe "Un ds vero, in grado di guidarli. Io ho avuto la fortuna di correre con Luciano Pezzi e con lui era come aprire una finestra su di un campo di girasoli. Con i tecnici di oggi, per la maggior parte, è come aprire una finestra sulla steppa. C'è tanta confusione..." L'uomo del futuro potrebbe essere Moreno Moser "Ha talmente tanto talento che sarà lui stesso a rivelare le proprie caratteristiche e a scegliere se diventare un corridore da classiche o da gare a tappe." Da Vincenzo Nibali, invece, Cipollini si aspetta più coraggio "Deve ancora maturare dal punto di vista umano. L'atleta c'è ma deve avere più coraggio, credo che in questo lo potrà aiutare molto un uomo come Vinokourov". Andrea Guardini il suo erede? "Deve stare attento a migliorare in resistenza, senza perdere in esplosività. Ora è in una grande squadra e potrà fare bene". Il binomio pista e strada, incarnato da Elia Viviani, non piace a Cipollini "Un consiglio ad Elia? Di mollare subito la pista, non gli serve a niente. Lo ha dimostrato Wiggins, da quando ha lasciato la pista è diventato un fenomeno. Elia ha sbagliato a correre le Olimpiadi su pista. E' arrivato ad un punto in cui può essere grandissimo protagonista su strada, ma si deve concentrare solo su quella. Se lo farà sarà un corridore da grandi corse come la Milano San Remo e tante altre".

L'ultima bordata, Mario Cipollini, la rifila al mondo del calcio "In questo momento mi sono chiuso in me stesso, non seguo il calcio, lo odio, odio quel sistema per cui in Italia non può esistere altro che il calcio. Un'altra cosa che mi fa inc... è vedere gli atleti e gli appassionati di ciclismo che sbaraccano tutto in fretta perchè alla sera c'è da andare a vedere la partita di calcio. Io amo il ciclismo e faccio il tifo per i ciclisti".

Andrea Fin - ciclismoweb.net
 
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#34
Cipollini: Zolder, il mondiale perfetto
Si sono ritrovati 10 anni dopo, per celebrare la ricorrenza di Zolder 2002. Stesso posto, il Twiga di Marina di Pietrasanta, dove Mario Cipollini, allora fresco di trionfo iridato, volle attorno a sè i compagni del giorno più bello della sua carriera. E dove ieri sera ha radunato di nuovo i protagonisti di quello che, per tutti, sarà sempre «Il Mondiale perfetto». C'erano Luca Scinto, Mario Scirea, Davide Bramati, Matteo Tosatto. E poi Paolo Bettini, allora pedina azzurra e oggi c.t., il presidente federale Renato Di Rocco (che ha donato una targa a Cipollini), il presidente onorario Alfredo Martini, il manager Mauro Battaglini. E naturalmente meccanici, massaggiatori, autisti. Agli azzurri, Cipollini ha regalato un braccialetto ricordo: «Grazie a tutti, vi devo tanto». Qualcuno dei fedelissimi mancava, per impegni già programmati: Giovanni Lombardi, Fabio Sacchi, Alessandro Petacchi e Danilo Di Luca. Ma l'assenza più sentita è stata naturalmente quella di Franco Ballerini, il compianto c.t., artefice di quella sinfonia trionfale. «Zolder — hanno ricordato Bramati e Scirea — fu un'esperienza straordinaria e irripetibile, il mattone su cui Ballerini, grazie anche al carisma di Mario, costruì uno spirito di squadra unico, cementò la Nazionale e cominciò il suo ciclo vincente».

da La Gazzetta dello Sport
 
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#35
Non per sminuirlo (il mio avatar parla chiaro) ma fu perfetto anche grazie ad un percorso fatto apposta per lui. Certamente la squadra non sbagliò praticamente nulla.
 
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#36
sembra che anche lui facesse parte dei nomi di Fuentes
 
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#37
Beh ragazzi non prendiamoci in giro, a quel punto penso che comunque chi era il più forte lo era e bom, perché la stragrande maggioranza qualcosa prendeva...
 
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#38
(09-02-2013, 02:42 PM)AlexXx 94 Ha scritto: Beh ragazzi non prendiamoci in giro, a quel punto penso che comunque chi era il più forte lo era e bom, perché la stragrande maggioranza qualcosa prendeva...

A parte gli americani, gli europei stavano tutti uguali. Comunque ho messo il topic della notizia nella sezione "doping"
 
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#39
Che boss...

 
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[+] A 2 utenti piace il post di SarriTheBest
#40
GF Panama, Cipollini batte tutti in volata
Mario Cipollini, in trasferta a Panama come special guest, ha vinto la GF Panama che festeggia i 100 anni della creazione del canale. Dall’atlantico al Pacifico, 130 km di sport con nuove aperture di mercato per il team Neri Sottoli #YellowFluo.

[Immagine: showimg.php?cod=66714&resize=10&tp=n]

Mario Cipollini continua a vincere. Invitato come special guest alla Gran Fondo di Panama, ha onorato l’invito vincendo sulla ventina di concorrenti arrivati a giocarsi la vittoria finale in volata, come diversamente non poteva essere. Nota importante, il numero di partecipanti e l’occasione dell’evento: insieme a Cipollini hanno pedalato infatti oltre 3000 amatori, per festeggiare e onorare i 100 anni dalla realizzazione del Canale di Panama, percorso in corsa e che ha condotto i partecipanti dall’Atlantico al Pacifico. Una gara suggestiva a cui “Re Leone” ha partecipato in qualità di ospite ma giunto al fianco diAngelo Citracca, il Team Manager della Neri Sottoli #YellowFluo che ha presenziato all’evento per approfondire alcuni interessanti risvolti economico - commerciali che il team #MadeInTuscany ha intavolato. Perché se è vero che il ciclismo ha tradizione Italiana - e così la Neri Sottoli #YellowFluo team - vero è anche che sempre più l’Internazionalità è la chiave di volta del ciclismo moderno. Un evento ben riuscito quindi, e un primo ponte tra Italia e Panama creato, dal colore fluorescente.

comunicato stampa Neri-Yellow Fluo
 
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