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Moreno Argentin
#1
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#2
Argentin ne ha per tutti "Ciclisti, dov'è la fantasia?"
Il campione di San Donà festeggia 50 anni e non è tenero con i corridori di oggi: "Io avevo fame, ora vedo solo uomini radiocomandati, mollicci e tutti uguali"

La sua nuova frontiera si chiama risparmio energetico. "Convincere la gente che con 350 euro può riscaldare per un anno un appartamento di 100 metri quadrati. Mentre adesso spende almeno il triplo". Edilizia, corsi, progetti, idee. Come sempre, brillanti. "Non è che avessi un gran fisico quando correvo, però l’astuzia e la tattica di corsa, quelle sì. Nel ciclismo, e anche nella vita, la sola forza non basta". Moreno Argentin e 50 candeline da spegnere oggi. Per il corridore italiano più vincente in Belgio (1 Giro delle Fiandre, 4 Liegi-Bastogne-Liegi, 3 Freccia Vallone), più Mondiale e Lombardia, il sogno ora è costruire un albergo con velodromo nelle Dolomiti. Con un progetto del pluripremiato architetto altoatesino Matteo Thun.

Argentin, se si gira indietro che cosa vede?
"Ringrazio i miei genitori per avermi fatto nascere in quel periodo. Avevo fame. Adesso vedo in gruppo ragazzi mollicci, senza personalità. C’è in giro gente con poca fame, che guadagna bene già da juniores. I tempi sono diversi, le generazioni cambiano, hanno tutto già da piccoli. Ecco perché quando guardi le corse mancano le emozioni, mancano i corridori che ti facciano esaltare".

Qualche esempio?
"Contador. Tutto calcolato, una perfetta macchina da corsa costruita in laboratorio per una gara, il Tour. Non importa se sia personaggio o meno. Lui e Schleck sono uguali. Sai come corrono, sai dove devi aspettarli. Non hanno fantasia, non rischiano. Io Indurain, che dominava ai miei tempi i grandi giri, l’ho battuto in una Liegi. E veniva anche alla Sanremo, perché riconosceva la storia di questo sport. Gli atleti adesso sono tutti automi".

Beh, siamo partiti bene.
"Forature e cadute fanno parte del gioco. E con le radioline ormai i corridori sembrano mossi da un joystick. E’ tutto il movimento che non va".

Lei è sempre rimasto una voce nel deserto.
"Nel ciclismo di oggi, o ti adegui o non vivi. E io rispondo soltanto alla mia coscienza. Sono fuori volontariamente, e sto bene qui, a San Donà di Piave, con il mio lavoro. Contano soltanto l’Uci (la federciclo mondiale, ndr) e il suo business. Sponsor e corridori non hanno diritto di parlare. C’è una falsa democrazia nel ciclismo, non c’è propensione al cambiamento. La pista è morta e decotta, e la strada sta facendo la stessa fine. Tutto sullo stesso piano, i Grandi Giri, le classiche monumento e corse senza tradizione. Ma come?".

Un’analisi spietata.
"Io so che contano il Giro, il Tour e le grandi classiche monumento, qui c’è la storia del ciclismo, quello che porta la gente sulle strade. Adesso l’Uci sta livellando tutto verso il basso, i valori non contano più. Per questo hanno fatto la guerra agli organizzatori di Giro e Tour".

Contano solo i soldi?
"Certo. Guardate come sono cambiati regolamenti, punteggi e classifiche. Introiti e business. Gli sponsor portano i soldi, danno da vivere ai corridori, ma non possono parlare, non possono discutere di regole. Invece sono loro a meritare rispetto, sono loro gli attori".

Il plastico del progetto "albergo con velodromo" E i corridori?
"Non hanno personalità. Perché se alzano la voce, non corrono più. Prendete Pellizotti, che ho incontrato l’altro giorno. Ha perso tutto l’anno per valori dubbi (del passaporto biologico, ndr), ma non dice nulla, perché altrimenti...".

C’è una via di uscita?
"I corridori devono fermarsi per riscrivere le regole che li stanno stritolando. Dai punteggi all’antidoping, con quella reperibilità che li fa assomigliare a carcerati in libertà vigilata. Ma vedo che sono incapaci di far gruppo e di pensare al futuro. Ho fatto 14 stagioni di professionismo: ora quanti arrivano almeno alla metà?".

E l’albergo-velodromo?
"L’architetto Thun ha sposato una mia idea. Il progetto è a emissioni zero. Non è solo un velodromo o una pista: vuole dare risposte tecniche, scientifiche e di salute agli appassionati. Ci saranno specialisti, sale fitness, training camp, test di valutazione, metodiche di allenamento e alimentazione. Bici d’estate e sci d’inverno. L’ho presentato alla provincia di Belluno per realizzarlo ad Alleghe, nella zona della Marmolada. Mi sono dato un paio di mesi per una risposta".

Luca Gialanella, Gazzetta.it
 
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#3
RAISPORT1. Stasera il Dedicato a... Moreno Argentin
Stasera in onda alle ore 20.30

Ghiotto appuntamento in programma questa sera su RaiSport1. Alle 20.30, infatti, nuova puntata di Dedicato a... riservata al ciclismo e in particolare ad un grande campione degli anni Ottanta e Novanta, vale a dire Moreno Argentin.
In studio con Auro Bulbarelli e con Moreno Argentin ci saranno Beppe Conti, il fidato gregario e amico di una vita Dario Mariuzzo, Domenico De Lillo e Alcide Cerato, che fece crescere Argentin tra i dilettanti nella sua Nuova Baggio San Siro.
Due ore di trasmissione durante le quali saranno ripercorse tutte le tappe della carriera del campione veneto, due ore da non perdere.

tuttobiciweb.it
 
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#4
Moreno Argentin, campione e cagnaccio.

Da dilettante era una promessa, ma da professionista è andato oltre quelli che potevano sembrare auspici. Un passista veloce che poteva tenere bene nelle salite medie o quelle dure, ma corte. Un perfetto assioma da classiche. Se poi a tutto questo aggiungiamo il suo carattere da "cagnaccio", come si dice nel gergo ciclistico, il quadro si forma chiaro. Argentin era uno di quei corridori che non vorresti mai avere in squadra perché, prima di tutto, fanno la loro corsa, cercando di limare anche le lamette pur di emergere e poi, quando la strada della sconfitta si forma, si fanno da parte cercando il miglior modo di ritirarsi o non uscire troppo bastonati. Come compagno andava bene, invece, in Nazionale, perché prima del mondiale, il suo sindacalismo estremistico, avrebbe strappato entità di premi impensabili, mentre dopo l'eventuale positiva conclusione della corsa, pur di far percepire quelle entità a tutti, avrebbe morso anche i calzetti dell'usciere della Federazione. In corsa, quando si diede ad un compagno come se fosse se stesso, nel Giro '94 a favore di Berzin nella più che discutibile e discussa Gewiss, lo fece in un modo tale, da spingere a non far inserire nell'albo d'oro il russo, bensì il suo nome. Un "cagnaccio" anche lì. Quindi un grande corridore, ma per la terza volta dico: un cagnaccio. Moreno Argentin è stato professionista dall'ottobre del 1980 al 1994 con 84 vittorie. La particolarità tecnica che l'ha fatto animale da classiche, s'è legata siamese al suo scatto bruciante, che diveniva letale negli arrivi o nelle parti crogiolo della corsa che presentavano pendenze. Ai mondiali è sempre stato o quasi protagonista, a volte anche in negativo come nel 1983 e nel 1984. Nel 1985, al Montello, invece, per un eccesso di presuntuosità, si fece beffare dal vecchissimo Zoetemelk, trascinando nella sconfitta anche quel Greg Lemond che, a parte il mondiale, le corse di un giorno non le vinceva nemmeno se lo mettevi nella canna di un fucile. Il veneto di San Donà di Piave finì terzo. L'anno successivo, a Colorado Springs, Moreno completò la sua crescita, vincendo da grandissimo campione la maglia iridata, ai danni del peso piuma francese Mottet. Anche nel 1987, a Villach, pur essendo l'unico azzurro nel gruppetto di testa, diede la sensazione di poter vincere, ma ancora un errore di presunzione, favorì l'acuto di Roche e per Argentin si completò il personale podio iridato con la conquista dell'argento. Ma la vera grandiosità di Moreno, la si vide nelle classiche e dire che nei primi anni di professionismo, l'osservatorio italiano, imbambolato "dal e nel" dualismo Moser-Saronni (una tragedia per la crescita del movimento!), arrivò all'impresa di giudicarlo fragile e discontinuo. Un errore che anche un raffreddato con 40 di febbre non avrebbe commesso visto il già evidente coltello che il giovane veneto teneva fra i denti! Ed infatti, Moreno a nemmeno ventun anni, colse il 2° posto nel Giro di Lombardia '81, e pochi mesi più tardi finì 3° nella Milano-Sanremo. Con la maturazione e la minor asfissia onnipresente ed a 360° del "mosersaronnismo", Argentin, si portò a casa un curriculum che, limitatamente alle classiche monumento, non è da considerarsi inferiore a quello del duo. Nel suo palmares infatti, ci sono 4 Liegi-Bastogne-Liegi ('85, '86, '87 e '91), 3 Freccia Vallone ('90, '91 e '94), il Giro delle Fiandre ('90), il Giro di Lombardia ('87). Gli manca la Sanremo, dove fu 2° nel '92, mentre per la Roubaix non era tagliato. Fu poi due volte campione d'Italia ('83 e '89). Non è stato un evidente delle grandi corse a tappe (soffriva le salite vere e lunghe), nelle quali ha comunque colto un 3° posto al Giro del 1984 (il più facile della storia), ed ha saputo vincere tredici tappe, nonché indossare dodici volte la maglia rosa. Al Tour ha vinto tre tappe. In carriera è stato undici volte azzurro.

Maurizio Ricci detto Morris
 
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