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Nazionale italiana, Bettini supervisore e Sciandri ct?
#1
Nazionale: Bettini supervisore e Sciandri ct?
Ci saranno rilevanti novità nello staff della nazionale se Renato Di Rocco dovesse essere rieletto alla presidenza della Federciclismo. Sembra infatti che ci sia allo studio un piano artciolato che porterebbe Paolo Bettini ad assumere la carica di responsabile di tutta l’attività azzurra mentre il ruolo di ct dei professionisti spetterebbe a Maximilian Sciandri. Scelta perlomeno curiosa visto che il buon Max, in possesso di doppio passaporto, in carriera ha sempre optato per la maglia della Gran Bretagna arrivando anche a conquistare una medaglia di bronzo olimpica ad Atlanta ’96 (era la “prima volta” per i prof) alle spalle di Richard e Sorensen.

tuttobiciweb.it
 
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#2
Chissà perchè dovrebbe fare Sciandri il ct...ne abbiamo tanti di tecnici bravi...anche se forse sarebbe più sopra le parti di altri e questa è una cosa positivissima
 
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#3
A me Sciandri non dispiacerebbe affatto...
 
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#4
ITALIA. Bettini, nuovo progetto con Max Sciandri ct
Lo avevamo scritto, primi fra tutti, addirittura lo scorso 27 ottobre - http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...&cod=53894 - e oggi il progetto azzurro di Paolo Bettini finisce sulle pagine de La Gazzetta dello Sport, esposto in maniera dettagliata nell’intervista realizzata da Luca Gialanella. Un progetto che prevede Max Sciandri nel ruolo di ct e l’arrivo di nuove figure professionali per rilanciare il nostro movimento.

E' il «libro bianco» di Paolo Bettini. Riflessioni, appunti, strategie. Parole nate dopo il Mondiale di Valkenburg. Contengono i semi del ciclismo italiano del futuro. Come agire, come ripartire. Destinazione Olimpiade Rio 2016, ma non solo. Il 12 gennaio ci saranno le elezioni della Federciclo, la struttura tecnica federale sarà in cima all'agenda.

Paolo Bettini, che cosa ha detto al presidente Di Rocco?
«Usatemi. Io sono qui a disposizione, con la mia esperienza. Ci sono da fare tante cose. Serve una squadra buona e coerente sugli obiettivi. Sogno un Team Italia dove si fondono manager e specialisti. Senza divisioni tra professionisti, donne, dilettanti, juniores. Una visione unica».

Da dove arrivano le richieste?
«Da incontri e ritiri degli ultimi due anni. A febbraio, a Venturina, si alza un ragazzino di 16 anni: "Mi piace molto quello che state facendo, ma chi glielo va a dire al mio direttore sportivo che devo fare anche la pista?". Capite? Questa è la mentalità».

Da noi c'è una tradizione fortissima, e i soldi sono pochi.
«Se non cambiamo la mentalità, i soldi possiamo sbatterli sul muro. Noi in Italia viviamo di tradizioni, che sono bellissime, ma se il mondo cambia dobbiamo guardare, studiare, cambiare anche noi. A Salsomaggiore, all'incontro con i d.s., parla un tecnico della Nazionale australiana: "Noi siamo venuti in Italia nel 1998 perché il vostro era il miglior movimento giovanile del mondo. Vi abbiamo guardato, studiato, rubato i segreti. Ma per noi diventare grandi e crescere come corridori e persone vuol dire un'altra cosa. Un giovane, nel centro di Gavirate (Varese), deve saper gestire i soldi, non ha persone che gli puliscono l'appartamento, deve fare la spesa, tenere pulita l'auto e la bicicletta". E' un approccio diverso. Un'impostazione da uomini, che devono poi diventare atleti; i nostri under 23 sono invece già professionisti, pensano solo a correre. In Italia, un under 23 fa 90-105 giorni/gara, all'estero 35-45. In Italia guadagnano anche 2400 euro al mese, e si sentono campioni, troppo campioni, e da professionisti non sanno ripartire con umiltà. Abbiamo storia e tradizione che altri si sognano, ma le dobbiamo riorganizzare. Sapete qual è il nodo? "Si è sempre fatto così"».

Ci sono junior che guadagnano anche 1200 euro al mese.
«Una follia, a 17 anni. Più di un operaio, e hanno tutto. Sei un campioncino. A 16 anni fanno 4 ore di allenamento per 70 km di gara, si allenano in inverno quando il calendario inizia ad aprile. Da allievi hanno il preparatore atletico. "Perché quello che fa il professionista lo devono fare tutti", ti dicono».

Professionalità, cioè uomini da coinvolgere nel Team Italia.
«Esatto. Serve una struttura moderna e dinamica. Con un budget unico. Penso a Dino Salvoldi, da anni manager vincente del mondo femminile: organizza tutto, da reclutamento e test alle gare, ha un progetto chiaro. Perché deve restare confinato alle ragazze? Penso a un d.s. come Gianluigi Stanga, forte nell'organizzazione. E a Di Rocco ho proposto Maximilian Sciandri come nuovo c.t.: Max è stato l'uomo che ha cresciuto Cavendish, in questi anni ha creato il fenomeno inglese su strada, ha aperto una base in Toscana, la sua missione è lavorare con i giovani. Max ha rinnovato il contratto con la Bmc, ma se ne può parlare».

Sa che cosa l'aspetta, vero?
«Sì, certo. Mi prenderò tante parole, ma qui serve una programmazione di due cicli quadriennali. Il concetto non è più "Bettini solo al comando", ma un gruppo di tecnici con obiettivi e programmi a 360°. Dov'è la nostra filiera? Quali atleti crescere? Quali per strada e pista? Per inseguimento e cronometro? Negli ultimi anni Marco Pinotti mi ha aperto gli occhi, lui che vive di numeri applicati al ciclismo. Lo vedo come lo specialista che possa seguire tutto ciò che è contro il tempo: cronomen e inseguitori, dove c'è una prestazione. E poi dobbiamo recuperare le società e far capire che ci sono interessi superiori. Mi sono infuriato...».

Ci dica.
«Non è possibile che un tecnico azzurro si senta dire da un dirigente di società "no, non ti do quel corridore, serve prima a noi. Se vuoi, te lo mandiamo per la gara". Mai più».

E il suo ruolo, Bettini?
«L'ho detto a Di Rocco: mi rimetto in gioco per i giovani. In un modo diverso rispetto ai professionisti, e mi piacerebbe molto. Parlare con le società, incontrare i comitati regionali per il reclutamento, gli sponsor. Nelle categorie giovanili ci sono tanti tecnici bravi che vogliono sapere "Paolo, ci spieghi come..., se potessi venire a parlare con noi...". Fare sistema, fare il Team Italia. Serve l'innesco, la miccia. Io sono a disposizione».

da la Gazzetta dello Sport a firma di Luca Gialanella

tuttobiciweb.it
 
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#5
Di Rocco a RadioManà: «Bettini sarà il direttore tecnico generale della Nazionale»
Da tempo voci sempre più insistenti danno Maximilian Sciandri come prossimo commissario tecnico azzurro. E Paolo Bettini, attuale ct? «Paolo non lascerà la guida della Nazionale, rimarrà nel ruolo di direttore tecnico generale», ha dichiarato oggi il presidente federale Renato Di Rocco. Una promozione che sa tanto di incarico di rappresentanza, ma in attesa di comunicazioni ufficiali il numero uno della FCI è restato un po' sul vago: «Ci sono vari progetti, e tutti fanno capo a Paolo Bettini, che ad esempio dovrà far capire alle società ciclistiche l'importanza della multidisciplinarietà, una strada su cui la Federazione è intenzionata a proseguire».

cicloweb.it
 
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#6
Max Sciandri: «Sono pronto a fare il CT, anche part-time»
Oggi ha incontrato Bettini, il 20 marzo l'investitura da CT

Le date fatidiche sono sostanzialmente due: oggi e il 20 marzo. Stamane, infatti, Max Sciandri incontrerà Paolo Bettini in una sorta di passaggio di consegne, nel senso che l’italo-inglese-americano giramondo subentrerà al “Grillo” de La California alla guida della formazione azzurra dei professionisti su strada. L’attuale ct, appunto Bettini, diventerà invece il nuovo direttore generale di tutti i settori azzurri, pista e fuoristrada compreso, nella politica della piena collaborazione tra le varie discipline del mondo del ciclismo.

La seconda data citata all’inizio è il 20 marzo, perché proprio allora - tre giorni dopo la Milano-Sanremo - si riunirà il Consiglio Federale delle Federciclo in cui l’incarico affidato a Sciandri dovrebbe diventare ufficiale. Perché questa scelta? Molto semplice: su desiderio dello stesso Bettini, è stato individuato un
tecnico che sposi la tradizione del ciclismo italiano con le evoluzioni tecniche, manageriali e mediatiche di quello anglosassone, che negli ultimi anni è andato per la maggiore. Insomma, Sciandri dovrà coniugare storia e progresso, passione e metodo, professionalità ed entusiasmo, italiano e... inglese, lingua quest’ultima che da qualche tempo ha soppiantato l’idioma da sempre ufficiale nel ciclismo, il francese. Sciandri dovrebbe iniziare a lavorare subito, pur essendo ancora legato alla Bmc, squadra di Ballan, Evans, Gilbert, Hushovd, Oss, Phinney, Pinotti, Van Avermaet, Van Garderen... L’obiettivo sarà quello di allestire una super-Italia
per il Mondiale su strada di Firenze, allorquando per volere federale potranno rientrare in squadra anche gli ex squalificati per doping, dal 12 gennaio di fatto riabilitati. Ieri abbiamo incontrato lo stesso Sciandri...

Max, che effetto fa diventare il nuovo ct dell’Italia dei professionisti?
«La prego, utilizzi ancora il condizionale, perché per ora non c’è ancora nulla di firmato».

Ma lei è favorevole, giusto?
«Sì, e anche desideroso di tuffarmi in un’avventura del genere».

E’ d’accordo anche Bettini, il suo teorico predecessore?
«Certo. Dovrei incontrarlo proprio domani a Milano (oggi, ndr) per capire meglio i termini della collaborazione».

Lei però è sotto contratto con la Bmc: che si fa?
«Quando mi arrivò la proposta federale avevo appena firmato un rinnovo triennale con la mia squadra di club».

Avremo dunque un ct part time com’è accaduto di recente nel basket
con Pianigiani?
«No, non credo. Anzi, non lo so: penso comunque che una soluzione si dovrebbe trovare. E’ importante che un commissario tecnico tenga i contatti con i ragazzi e vada spesso alle corse».

Ci risulta che lei stia molto bene alla Bmc...
«E’ vero. E anche i dirigenti del team hanno fiducia in me. Non per niente sarò il primo direttore sportivo alla Tirreno-Adriatico e al prossimo Giro d’Italia».

Signor Sciandri, lei ha corso in Italia e in gran Bretagna, vestendo
le maglie di entrambe la Nazionali. qual è la maggiore differenza tra
i due movimenti?
«L’Italia è la passione, la storia, la tradizione; gli inglesi non hanno il ciclismo nel sangue, ma hanno un puntiglio e una voglia di fare molto importanti».

Lei dovrebbe portare un “vento nuovo” al team azzurro: in che cosa consiste?
«Dagli anglosassoni ho imparato un metodo di pianificazione e una metodologia più strutturate. Credo che si possa riorganizzare l’intero settore della Nazionale, curando maggiormente la comunicazione e la vendita del prodotto. Insomma, la maglia azzurra si deve fare amare non soltanto dai corridori».

Lei è considerato un grande motivatore. giusto?
«Le rispondo con il giudizio che di me diede una volta Mark Cavendish: “Max, come te non c’è nessuno che faccia gruppo”. Questo è molto importante, per me».

Oltre a Cavendish lei ha anche seguito molto da vicino anche Taylor
Phinney: ci dice una dota straordinaria di entrambi?
«Taylor è molto ma molto intelligente, Mark ha un’incredibile voglia di vincere».

E Max Sciandri cosa può dare in più alla Nazionale italiana?
«Passione, voglia, professionalità, dedizione, impegno. Ho una grande energia dentro. Ma per favore, usi ancora il condizionale. La ringrazio...».

da Tuttosport del 26 febbraio 2013 a firma Paolo Viberti
 
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#7
Sciandri CT: «Bmc mi lascia libero. Pronto a guidare l'Italia»
In ammiraglia fino al Giro, poi la Nazionale. «Ecco le mie idee»

FCI | «Sono pronto, se l’Italia mi chiama. La mia squadra, la Bmc, ha accettato di lasciarmi libero a metà stagione. Farò il Giro con Phinney, e poi, dal 1° giugno, io ci sono. Per far ripartire l’Italia». Maximilian Sciandri racconta come sta vivendo queste settimane, tra l’impegno per la formazione Usa e la chiamata del presidente federale Di Rocco e del d.t. Bettini per guidare i professionisti. E impostare un lavoro nuovo, quello già fatto negli anni per i giovani della Nazionale inglese: ha lanciato un certo Mark Cavendish.

Sciandri, com’è la situazione?
«Ho tre anni di contratto con la Bmc. Il proprietario, Andy Rihs, non voleva assolutamente lasciarmi andare via, ma il general manager Jim Ochowicz ha detto di sì. Jim mi aveva voluto alla Motorola e ha capito quanto la chiamata dell’Italia fosse importante. Non voglio essere un c.t. part-time, per un mese e poi stop. Aspetto di incontrare il presidente Di Rocco per parlare con lui di tutte queste cose». Mercoledì c’è un Consiglio Federale che dovrebbe ratificare la nuova Struttura Tecnica della Federazione.

E per i soldi?
«Non sono un problema. Io accetto di ridurmi il compenso (alla Bmc intorno ai 150 mila euro, ndr), con quei soldi possiamo ingaggiare anche un paio di giovani tecnici inglesi della pista: allenatori di 30 anni che hanno fatto due Olimpiadi, hanno vinto tutto e sono disponibili a ripartire da zero in Italia. Per ricominciare bisogna investire, e partire con qualche passo indietro anche personale».

Che programma ha?
«Il movimento italiano si deve fermare un attimo, fare mea culpa e ripartire. Non guardarsi più indietro. Si può creare un grande gruppo, i corridori ci sono: guardate Malori, ha battuto Cancellara a cronometro. Se potesse esserci un gruppo di cronomen, provare i materiali, fare test in galleria del vento... Io sono uno che, se mi butto su un’idea, vado avanti. A gestire la Nazionale mi viene la pelle d’oca, e sono sicuro di rimetterla in piedi. Io guardo agli juniores, ai dilettanti, a una scuola della cronometro: bisogna prendere gli juniores e buttarli sulla bici da crono. E poi la pista a Montichiari, lì ci deve essere la base operativa della Federazione, e anche una pista di Bmx, che porta medaglie olimpiche. Tutte le specialità sono legate insieme, sono due ruote e due pedali. Io non voglio sedermi su una sedia e dire "questo è il mio posticino". Io le idee ce l’ho e l’ho dimostrato».

da «La Gazzetta dello Sport» del 15 marzo 2013 a firma Luca Gialanella
 
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#8
Ha dato via al progetto inglese e questo non è roba da poco, anche se - cosa molto importante - i soldi pubblici erano stati erogati come se li cacassero. Asd Qui in Italia, con la salita al potere del prossimo supremo cyber-imperatore Beppe Grillo, sarà già bono se ti daranno un paio di camere d'aria a corridore nel caso dovesse incappare in delle forature... Asd
 
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#9
La scelta di un CT part time era una stupidata. Per fortuna sembra stiano rivedendo un po' il tiro, anche perchè con Bettini si era cominciato a fare raduni durante tutta la stagione.
Non voglio avere pregiudizi su Sciandri e spero ovviamente che faccia bene il suo lavoro, meglio del predecessore.
 
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#10
La BMC nega ci siano state trattative tra loro e la federazione italiana per Sciandri...
 
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