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Passo dello Stelvio
#1
 
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#2
Peccato che non ci sia nemmeno l'immagine, visto che mi piacerebbe farlo, anche se non credo di riuscirci.
 
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#3
Eh, mi spiace: prova a lamentarti con Vince e vedi se un giorno di questi si decide a caricar le schede, così almeno possiamo cominciare a sistemarla. Fino ad allora... nisba...
 
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#4
La Repubblica: solo le bici gratis sullo Stelvio
L’hanno annunciato, contestato, rinviato ma ora è ufficiale: dalla prossima stagione per salire i 48 tornanti del passo Stelvio lungo il versante altoatesino bisognerà pagare il pedaggio. Tariffa unica per auto e moto: 10 euro, che diventano 30 per i mezzi pesanti. Gratis i mezzi elettrici e le biciclette. Ma non immaginate un casello d’alta quota, il governatore altoatesino Luis Durnwalder (da sempre sostenitore del pedaggio) ha previsto invece l’obbligo di un contrassegno chiamato «vignetta », da esibire sul parabrezza come in Austria, che si potrà acquistare nei punti vendita della zona e consentirà la circolazione sulla strada per una settimana. Chi vorrà potrà scegliere lo stagionale da 60 euro.
Doveva essere la novità dell’estate 2012, ora Durnwalder assicura che tutto sarà pronto per la riapertura della strada al termine della prossima stagione invernale. L’hanno chiamato “Green Pass” e Durnwalder spiega perché: «Tutti i soldi incassati resteranno sul territorio e verranno utilizzati per la manutenzione e l’adeguamento della strada, per il potenziamento del
trasporto pubblico e per lavori ambientali».
Chissà se questo renderà meno amaro il gesto di mettere mano al portafoglio ai tantissimi turisti che ogni estate (l’inverno la strada è chiusa, sommersa dalla neve) vogliono provare l’emozione di salire ai 2.758 metri di quota del passo più alto d’Italia, il secondo in Europa dopo il Colle dell’Iseran in Francia.
Gli operatori turistici si dividono, ma l’esperienza austriaca insegna che i turisti non dimi-
nuiranno: sulla famosissima strada del Grossglockner le auto pagano 32 euro (le moto 22) e il traffico è in crescita. Idem sulla strada delle Tre Cime di Lavaredo dove 20 euro (10 per i motociclisti) non fermano le masse dei turisti che salgono dal versante di Cortina. Oppure sul Rombo, al confine tra la Provincia di Bolzano e l’Austria, dove i passaggi sono addirittura aumentati dopo il pedaggio introdotto sul versante italiano nel 2006.
Intanto resta libera la circolazione
sui quattro passi dolomitici — Pordoi, Sella, Gardena e Campolongo — dove le pressioni altoatesine non sono bastate a convincere le province di Trento e Belluno che condividono con
Bolzano i valichi attorno al gruppo del Sella. Ai piedi delle Dolomiti l’anno scorso era scoppiata la polemica per un raduno di Harley Davidson. E sulla necessità di diminuire i mezzi a motore — almeno nel cuore della stagione — sono tutti d’accordo. Ma il pedaggio non piace ai trentini che preferirebbero una chiusura per alcune ore (spazio alle bici e agli escursionisti durante le ore centrali della giornata), magari totale in alcune occasioni. Come succede, ad esempio, il
giorno della Maratona delle Dolomiti quando i passi vengono invasi da una carovana di 9 mila biciclette che si snoda per 55 chilometri lungo i tornanti che sfiorano le rocce e le ghiaie bianchissime. E sarebbero molti di più se le iscrizioni non fossero a numero chiuso. L’ipotesi del divieto alle auto a fasce orarie è sostenuta anche dall’alpinista Reinhold Messner, ma in attesa di un accordo con il “partito del pedaggio” sulle Dolomiti c’è via libera.

da Repubblica a firma di Andrea Selva
 
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#5
LO STELVIO SIA PATRIMONIO DELL'UNESCO
Le forze della Valtellina pronte a compattarsi per il progetto

Tre valli unite da un sogno: portare verso l’Unesco il passo dello Stelvio. Sarà probabilmente una strada tutta in salita, ma a Bormio non ci sono dubbi: bisogna scalare i tornanti tutti insieme.
È chiara la filosofia emersa venerdì nella sala della Bps in occasione della serata “Il paesaggio culturale del Passo Stelvio Patrimonio Unesco?” promossa da Valtellina turismo mobile, giornale online che unisce informazione e dibattito puntando sul sito e sui social network.

L’appello dell’Unione. L’appello iniziale è stato formulato da Loretta Credaro, presidente provinciale dei Commercianti. «Questo percorso è il proseguimento di un sogno iniziato sui terrazzamenti e oggi si trasferisce in un ambito geografico che dal punto di vista culturale è particolarmente ricco - ha spiegato -. Da anni diciamo che il turismo è il volano della nostra economia. In Lombardia ci sono undici dei cinquantacinque siti Unesco italiani. L’auspicio che il numero cresca. Il 10% del Pil nazionale lo fa turismo, in Valtellina siamo al 20. Allora è importante che ci crediamo e che ci crediamo tutti, dobbiamo fare sistema come hanno fatto i nostri vicini svizzeri, che ci hanno investito in modo trasversale».

La politica al lavoro. Filippo Compagnoni, assessore al Turismo della Cm Alta Valtellina, ha presentato il progetto dedicato alla valorizzazione della strada dello Stelvio. È basato su un gruppo di coordinamento e tre gruppi di lavoro che rappresentano i tre versanti. A Bormio sono al lavoro il sindaco Giuseppe Occhi, Compagnoni, il direttore della Pro loco Maurizio Seletti, un rappresentante del Parco dello Stelvio (da nominare), due operatori dello Stelvio - Umberto Capitani e Michele Magatelli - e Silvia Cavazzi per il Rotary. Ora sono previsti alcuni step, ad esempio la raccolta di dati statistici sui passaggi di veicoli e informazioni, la definizione degli obiettivi e dei modelli di I tornanti della statale dello Stelvio riqualificazione della strada.
«Uno dei punti è la produzione di una candidatura per l’iscrizione al Patrimonio mondiale dei siti Unesco – ha specificato Compagnoni -. Vorremmo partire nei prossimi mesi con una mappa dedicata alle tre regioni di confine interessate dal progetto. Poi ci sono i servizi di trasporto verso lo Stelvio. C’è pochissimo coordinamento fra l’Autopostale, le nostre corriere e quelle bolzanine. Bisogna risolvere i problemi».

Buche e cantoniere. Un modo di operare, quello basato sulla condivisione dell’obiettivo e delle strategie operative, che piace al Comune di Bormio. «Ci aspettiamo un lavoro condiviso: è stata intrapresa la strada giusta, perché lo Stelvio non appartiene solo alla Valtellina, ma anche ai vicini svizzeri e dell’Alto Adige», ha sottolineato il sindaco Occhi. Su alcuni aspetti, però, c’è molto da migliorare: Occhi ha descritto la situazione, tutt’altro che ottimale, dell’asfalto, delle gallerie e delle case cantoniere. «Abbiamo fatto vari viaggi a Milano per capire se la competenza sia di Anas o del Demanio. Dopo quattro anni non sappiamo ancora chi ci può dare il permesso per intervenire con una riqualificazione».

Passo e traforo. Parlare di Stelvio in questo periodo vuol dire anche discutere di traforo, soprattutto dopo lo stanziamento di risorse per uno studio del progetto e la condivisione espressa a fine gennaio dal governatore lombardo Roberto Maroni. «La tematica è centrale per tutta la Provincia – ha rilevato Alessandro Pedrini, consigliere di Palazzo Muzio con delega al Turismo -. Regione e Provincia hanno esaminato progetti sulle vie di comunicazione. Si possono citare un proseguimento della ferrovia da Tirano a Bormio e la messa in rete dei domini sciabili. Per il collegamento verso nord, una cabina di regia individuerà le soluzioni. Il traforo per noi sarebbe d’importanza vitale e dallo scorso luglio c’è un protocollo d’intesa fra Regione Lombardia e Provincia di Bolzano per valorizzare quest’area».
Le idee, insomma, non mancano.

Stefano Barbusca, da La Provincia di Sondrio
 
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#6
(01-08-2012, 02:13 AM)SarriTheBest Ha scritto: La Repubblica: solo le bici gratis sullo Stelvio
L’hanno annunciato, contestato, rinviato ma ora è ufficiale: dalla prossima stagione per salire i 48 tornanti del passo Stelvio lungo il versante altoatesino bisognerà pagare il pedaggio. Tariffa unica per auto e moto: 10 euro, che diventano 30 per i mezzi pesanti. Gratis i mezzi elettrici e le biciclette. Ma non immaginate un casello d’alta quota, il governatore altoatesino Luis Durnwalder (da sempre sostenitore del pedaggio) ha previsto invece l’obbligo di un contrassegno chiamato «vignetta », da esibire sul parabrezza come in Austria, che si potrà acquistare nei punti vendita della zona e consentirà la circolazione sulla strada per una settimana. Chi vorrà potrà scegliere lo stagionale da 60 euro.
Doveva essere la novità dell’estate 2012, ora Durnwalder assicura che tutto sarà pronto per la riapertura della strada al termine della prossima stagione invernale. L’hanno chiamato “Green Pass” e Durnwalder spiega perché: «Tutti i soldi incassati resteranno sul territorio e verranno utilizzati per la manutenzione e l’adeguamento della strada, per il potenziamento del
trasporto pubblico e per lavori ambientali».
Chissà se questo renderà meno amaro il gesto di mettere mano al portafoglio ai tantissimi turisti che ogni estate (l’inverno la strada è chiusa, sommersa dalla neve) vogliono provare l’emozione di salire ai 2.758 metri di quota del passo più alto d’Italia, il secondo in Europa dopo il Colle dell’Iseran in Francia.
Gli operatori turistici si dividono, ma l’esperienza austriaca insegna che i turisti non dimi-
nuiranno: sulla famosissima strada del Grossglockner le auto pagano 32 euro (le moto 22) e il traffico è in crescita. Idem sulla strada delle Tre Cime di Lavaredo dove 20 euro (10 per i motociclisti) non fermano le masse dei turisti che salgono dal versante di Cortina. Oppure sul Rombo, al confine tra la Provincia di Bolzano e l’Austria, dove i passaggi sono addirittura aumentati dopo il pedaggio introdotto sul versante italiano nel 2006.
Intanto resta libera la circolazione
sui quattro passi dolomitici — Pordoi, Sella, Gardena e Campolongo — dove le pressioni altoatesine non sono bastate a convincere le province di Trento e Belluno che condividono con
Bolzano i valichi attorno al gruppo del Sella. Ai piedi delle Dolomiti l’anno scorso era scoppiata la polemica per un raduno di Harley Davidson. E sulla necessità di diminuire i mezzi a motore — almeno nel cuore della stagione — sono tutti d’accordo. Ma il pedaggio non piace ai trentini che preferirebbero una chiusura per alcune ore (spazio alle bici e agli escursionisti durante le ore centrali della giornata), magari totale in alcune occasioni. Come succede, ad esempio, il
giorno della Maratona delle Dolomiti quando i passi vengono invasi da una carovana di 9 mila biciclette che si snoda per 55 chilometri lungo i tornanti che sfiorano le rocce e le ghiaie bianchissime. E sarebbero molti di più se le iscrizioni non fossero a numero chiuso. L’ipotesi del divieto alle auto a fasce orarie è sostenuta anche dall’alpinista Reinhold Messner, ma in attesa di un accordo con il “partito del pedaggio” sulle Dolomiti c’è via libera.

da Repubblica a firma di Andrea Selva

Mi sorprende infatti che ancora non sia Patrimonio dell'Umanità: lo è sicuramente dell'umanità a due ruote
 
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