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Petrucci: "Chiedo al ciclismo mano pesante sul doping"
#1
Petrucci: "Chiedo al ciclismo mano pesante sul doping"
Il capo dello sport italiano tiene a rapporto il presidente della federazione, Di Rocco: "Bisogna dire basta, se serve anche con uno stop".

«Abbiamo chiesto un'azione forte, serve un atto dirompente perchè la realtà è che il numero dei corridori positivi è una parte di storia del ciclismo». È dura la presa di posizione del presidente del Coni, Gianni Petrucci, che in vista del Giro d'Italia che festeggia i 150 anni dell'Unità ha chiesto alla Federazione uno stop.«Io sono fortemente preoccupato - ha detto Petrucci al termine della Giunta Coni - e deve essere il ciclismo stesso a fare atti concreti, a dire basta. Il presidente Di Rocco deve dire 'la dovete smettere perchè non vi crede più nessuno'. Ogni volta ci illudiamo di una vittoria e a quell'entusiasmo segue la disillusione».

Il Giornale.it
 
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#2
Che schifo, quanta ipocrisia. Il ciclismo è oramai diventato il capro espiatorio. Il signor Petrucci farebbe bene a dedicarsi ai suoi sport dopati del cacchio, quali Nuoto e Tennis, a mio avviso gli sport più sporchi al mondo. Ricordo che al mondiale di nuoto 2009, gli atleti non venivano controllati coi soliti controlli Sangue-urine.
 
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#3
Probabilmente ci dev'essere qualche gioco politico alle spalle: magari Di Rocco sta cercando di fargli le scarpe, o ha pestato la merda sbagliata ecc e Petrucci, con queste dichiarazioni, vuole pubblicamente screditare lui e il lavoro che ha fin qui svolto.

Anche perchè ci sarebbero state occasioni ben più pesanti (recentemente Riccò) per esprimere il suo pensiero per mezzo stampa, sfruttando l'impatto emozionale. Così invece paiono più un fulmine a ciel sereno...
 
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#4
Mica tanto a ciel sereno.
Se le cose della Lampre,risultassero anche parzialmente vere,magari Petrucci ha già avuto modo di leggere e sentire i vari testimoni,dall'alto della sua posizione.
Da qui,potrebbe derivare lo sfogo.
Il problema,come accade sempre e non spesso,è che oltre al teatrino,con le reciproche accuse,questi signori,nonchè gente di merda,le soluzioni,non le indicano e nè hanno voglia di trovarle.
Altrimenti,di che cosa,si ciberebbe la stampa e i vari "giornalai" vicini ai sopracitati personaggi.
 
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#5
(14-04-2011, 07:18 PM)Akr Ha scritto: Mica tanto a ciel sereno.
Se le cose della Lampre,risultassero anche parzialmente vere,magari Petrucci ha già avuto modo di leggere e sentire i vari testimoni,dall'alto della sua posizione.
Da qui,potrebbe derivare lo sfogo.

Pare strano però che anche Di Rocco sia rimasto sorpreso della dichiarazioni di Petrucci: insomma, è il capo del ciclismo italiano, mica l'ultima ruota del carro...
 
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#6
(13-04-2011, 02:29 PM)ManuelDevolder #48 Ha scritto: Che schifo, quanta ipocrisia. Il ciclismo è oramai diventato il capro espiatorio. Il signor Petrucci farebbe bene a dedicarsi ai suoi sport dopati del cacchio, quali Nuoto e Tennis, a mio avviso gli sport più sporchi al mondo. Ricordo che al mondiale di nuoto 2009, gli atleti non venivano controllati coi soliti controlli Sangue-urine.

e io aggiungo che Gattuso si è rifiutato di fare il controllo antidoping se l'avesse fatto un ciclista apriti o cielo.. non c'è niente da fare ci sono gli sport forti e gli sport deboli e il ciclismo è uno sport debole governato da persone incompetenti
 
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#7
Intanto il Corsport da due giorni fino a domenica dedica due pagine al giorno al ciclismo, ovviamente solo in chiave negativa, quando per le Classiche gli riserva, se va bene, mezza pagina; poi qualche sera fa su Skysport24 per la prima volta ho sentito parlare in studio di ciclismo, naturalmente solo di doping... che schifo...
 
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#8
TUTTOSPORT. Gianni Petrucci: «Il ciclismo pulito ad ogni costo»
Il suo è stato uno sfogo improvviso, ma preciso e circostanziato, una
reazione in soccorso a una delle discipline che più lo appassiona, il
ciclismo. Gianni Petrucci ha reagito come un amante tradito, allargando le
braccia, alzando i toni e battendo i pugni nel corso della riunione di
Giunta del Coni e dicendo “basta”, così non si può più andare avanti. I
recenti sviluppi della Procura di Mantova in merito ai presunti casi di
illecito della Lampre datati tre anni fa hanno fatto andare su tutte le
furie il massimo dirigente dello sport italiano, il presidente del
Comitato Olimpico Italiano in prima persona. Ora, a distanza di qualche
giorno, siamo stati noi a bussare alla porta della presidenza per capire
che cosa si possa fare, per sapere dallo stesso numero uno dello sport
italiano quale sia la strada da percorrere.

Presidente Petrucci, cosa risponde a chi dice che il suo sfogo abbia anche
motivazioni politiche a favore di un suo successore piuttosto che un
altro?
«E’ un’insinuazione che m’indispettisce, patetica e propalata da poveri di
spirito, perché il mio è stato un appunto come Presidente dello sport
italiano e basta. E’ assurdo parlare di seconde finalità».

Quindi conferma in toto?
«Assolutamente sì. Le reazioni del mondo dello sport e dei media mi
convincono una volta di più che era necessario intervenire al più presto».

Come presidente del Coni che cosa farà?
«Andrò avanti con determinazione, perché questo è un problema che si deve risolvere a tutti i costi».

Perché ha deciso di intervenire proprio ora?
«Perché si è arrivati a un punto in cui il presidente del Coni non poteva
più tacere. Troppe Procure indagano su fatti legati al mondo del ciclismo,
io non mi sono inventato nulla, sto soltanto guardando quello che accade
attorno a me».

E’ vero che la cosa che le fa più male è quella medaglia olimpica
d’argento restituita?
«Anche. La restituzione dell’alloro conquistato da Rebellin ormai è
un’onta che resta, alla quale il mondo del ciclismo non ha reagito come
avrei desiderato. A me preme che il ciclismo venga restituito ai suoi veri
valori e la mia è una posizione che è stata condivisa all’unanimità da
tutta la Giunta, senza nessuna eccezione».

Ma Rebellin si dice innocente...
«Purtroppo tutti si dichiarano innocenti, ma quando si è anche recidivi…».

E come Rebellin, molto spesso i “positivi” si sentono vittime di un
sistema. Come reagisce?
«Basta col dire non è vero, non ho fatto niente. Ci vogliono i fatti. il
ciclismo si deve dare una regolata. Le persone capaci ci sono, si mettano
al lavoro».

Presidente, usciamo allo scoperto: che cosa si deve fare?
«Ecco il punto. Come presidente del Coni, ho il dovere di affidarmi a
quanto vorrà fare la Fci, la nostra Federciclo. Sia ben chiaro che io non
ce l’ho con Renato Di Rocco, che anzi da Presidente si è impegnato molto
per arginare il fenomeno, ma ritengo si debba fare qualcosa di più».

In che modo?
«Probabilmente indirizzando gli interventi in altro modo. In ogni caso il
CONI è vigilante e vigilerà».

Un’ipotesi di risanamento interno la trova consenziente?
«Il ciclismo ha in sè la forza per uscire da questa situazione
imbarazzante, perché è un mondo straordinario, esplosivo, è uno sport cha
appassiona il grande pubblico perché è fatica. Ma dev’essere
un’espressione vera per avere valore. Il prossimo Giro, che festeggerà i
150 anni dell’Unità del Paese, sarà uno spot promozionale straordinario».

E a chi le dice che il doping non è soltanto un fenomeno che riguarda
lo sport della bicicletta?
«Lo so perfettamente ma questo non deve giustificare un qualsiasi
abbassamento della guardia. Le sottolineo ancora una volta che il
Presidente del Coni è innamorato del ciclismo e che in questa sua critica
non ha alcun’altra finalità. Si deve stimare chi evidenzia la realtà, non
chi dice che si colpisce sempre il ciclismo».

Dunque, nessuna premeditazione?
«Guardi, chieda a qualsiasi componente della Giunta: nessuno sapeva che
avrei fatto quell’intervento contro il doping del ciclismo. Guardiamoci
indietro e analizziamo i fatti degli ultimi anni: come riuscire a restare
in silenzio, con quale faccia potrei fare finta di niente?».

Massima severità potrebbe anche voler dire qualche risultato in meno...
«Meglio medaglie in meno e facce pulite in più che non il contrario. Non
avverte anche lei un po’ di disagio quando le sorge il dubbio nel
commentare una grande impresa di ciclismo?»

da «Tuttosport» del 21 aprile 2011 a firma Paolo Viberti
 
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#9
TUTTOSPORT. Amadio: «Adesso Petrucci ci dia la soluzione»
Roberto Amadio, team manager della Liquigas di
Basso e Nibali, parte dall’al­larme di Petrucci: «Non ho ca­pito il
presidente del Coni. Il “caso” non è esploso pochi gior­ni fa perchè il
problema del doping nel ciclismo dura da anni, quindi la tempistica è
sbagliata. E’ un’esplosione, però mediatica».

Veramente ci sarebbe un rinvio a giudizio per 32 tra corridori e dirigenti...
«Siamo sicuri? Due miei ra­gazzi, Da Dalto e Ponzi, sono fra i nomi citati. Ma non han­no mai ricevuto comunicazio­ni. E’ giusto? E’ normale?».

Emergono positività con una frequenza inquietante.
«Emergono perchè si fanno i controlli. C’è il passaporto bio­logico, il
controllo ematico che nuoto e calcio - per fare due esempi - non
prendono in con­siderazione, c’è la reperibilità 24 ore su 24 e tutti i
giorni del­l’anno. Che altro?».

La gente è sconcertata e si allontana dal ciclismo.
«Invece è uno sport vivo, che ha ottime risposte mediate e di pubblico:
il secondo in Italia dopo il calcio, anche se trova­re sponsor è sempre
difficile».

Il presidente federale Di Rocco ha proposto il rad­doppio delle pene, da due a quattro anni, per i positivi all’antidoping.
«Già noi, intesi come squadre, l’avevamo proposto. Mi sta bene. Invece
non sono daccordo con chi sostiene che tutti i corridori siano dopati
perchè non è vero».

Bisognerebbe colpire anche i dirigenti e i medici. Giu­sto?
«Se sono colpevoli, anche con la radiazione. Ma non sempre lo sono.
Nella nostra squadra non funziona così. Infatti ab­biamo chiesto e
ottenuto i danni a Manuel Beltran».

Vuol dire che i corridori fanno tutto da soli?
«Di sicuro non sono vittime. Se lo fanno, è una loro inizia­tiva e ne
sono perfettamente consapevoli. Qualcuno non ha ancora capito che è ora
di smettere e si fa beccare».

Tutta colpa loro?
«Da parte della mia squadra, nessun corridore sarà aiutato a doparsi. Anzi,
tutti sanno che chi sbaglia paga salato. Per il resto, avanti con le
in­chieste delle Procure. Solo un folle può pensare di farla fran­ca
malgrado l’azione di Wada, Guardia di Finanza e Nas. Per fortuna
proprio la Finanza ha intercettato e scoperto Da Ros, mio atleta, e me
lo ha tol­to di squadra altrimenti avrebbe “contagiato” gli altri».

Che pensa dell’ipotesi di ac­corciare le corse?
«Ora che hanno vietato gli in­tegratori via intramuscolo, preferisco una
maggiore cura al recupero. Esempio: albergi e ristoranti adeguati e
vicini ad arrivi e partenze per evita­re trasferte estenuanti. Specie
al Tour».

Il passaporto biologico è “la soluzione”?
«E’ fondamentale. Ora è un ot­timo strumento per capire la situazione e mirare controlli personalizzati. Ma va perfe­zionato».

Dunque nessuna soluzione inovatova per uscire dalla crisi...
«Mi spiego meglio: Petrucci ha assunto una posizione violen­ta, tirando
il sasso e nascon­dendo la mano. La dìa lui, la soluzione, se ce l’ha.
E’ chi ci governa, chi ha una visione globale dei problemi, a dovere
individuare la strategia adat­ta. Altrimenti è come mettere fango nel
ventilatore e insoz­zare anche gente che in que­sto ambiente lavora
seria­mente».

da «TuttoSport» del 20 aprile 2011 a firma Guido Alessandrini
 
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#10
DAL LAGO. «Offeso da Petrucci, noi pronti a lasciare»
E’ come se il Milan di Berlusconi o l’Inter di Moratti decidessero di lasciare il calcio. La Liquigas, colosso mondiale del Gpl, 700 milioni di euro di fatturato soltanto in Italia, marchio che fa parte della holding olandese SHV (fatturato di 15 miliardi di euro, ndr), sta pensando seriamente di lasciare il ciclismo.

A Paolo Dal Lago, presidente della società, non sono piaciute le parole pronunciate la scorsa settimana dal numero uno dello sport italiano Gianni Petrucci.
«Basta con il doping. Il ciclismo non può andare avanti così. Ognuno deve fare la propria parte, anche i presidenti di società».

Il signor Liquigas risponde duro a quella che lui considera alla stregua di una provocazione. «Sia ben chiaro, noi il doping lo combattiamo da anni e con tutti i mezzi possibili. Se è per questo siamo anche per la radiazione, altro che quattro anni come ha proposto il presidente della Federciclismo Renato Di Rocco – ci dice -. Oggi siamo in uno stato di emergenza totale e chi sbaglia deve togliere definitivamente il disturbo. E’ vero, noi due anni fa abbiamo preso Ivan Basso, ma la sua storia è radicalmente diversa, come diverso era il momento storico. Il suo approccio con la squalifica poi è stato esemplare. Oggi siamo invece di fronte a corridori (non fa nomi, ma pensa a Riccò e a Rebellin, al quale scade la squalifica il 27 aprile prossimo, ndr) che dimostrano di non aver capito nulla e si considerano ancora delle vittime. Non accetto però che si facciano accuse generiche come ha fatto il presidente Petrucci. Non si può fare di tutta l’erba un fascio. Io come presidente, anche del team Liquigas, mi sento profondamente offeso. Forse Petrucci non lo sa, ma noi come squadra spendiamo ogni anno 200 mila euro solo per la lotta al doping».

E’ profondamente amareggiato il presidente della Liquigas, la formazione di Ivan Basso e Vincenzo Nibali, per intenderci. La formazione numero due al mondo, seconda un anno fa solo alla Saxo Bank di Bjarne Riis, per nove miseri punti. Un Giro vinto con Basso, una Vuelta vinta con Nibali, ma tante amarezze, per una politica sportiva che «cannibalizza lo sport con la burocrazia», dice.

«Il presidente Petrucci ha ragione quanto lamenta il fatto che nel ciclismo giovanile si deve fare molto di più. E’ tra i giovani che si costruisce una nuova generazione di corridori e se si lasciano le maglie dell’antidoping larghe, passano pesci che nell’oceano del professionismo faranno danni enormi. Non capisco però quando dice che noi presidenti dobbiamo smetterla. Di fare che cosa? Come sponsor mi domando: è ancora il caso di rimanere in questo sport?».

Dal Lago aveva già perso la pazienza quando qualche mese fa il capo dell’antidoping Ettore Torri se ne uscì con la frase «tutti i corridori sono dopati». La Liquigas non esitò a dare mandato al proprio ufficio legale di tutelare la propria immagine e quella dei propri corridori. «Se Torri sa qualcosa lo dica, produca fatti e prove e soprattutto dimostri che tutti i corridori sono dopati, anche i nostri. Se così non è ne risponderà nelle sedi opportune. Forse Petrucci è infastidito anche da questa nostra presa di posizione. Sappia però che noi siamo l’unica squadra al mondo che ha chiesto i danni ad un nostro corridore (Beltran, positivo allp’Epo al Tour 2008, ndr). Questo per dire che noi siamo abituati a prenderci le nostre responsabilità, ma devono farlo anche gli altri».

Non le manda a dire nemmeno al numero uno del ciclismo mondiale (UCI), Pat Mc Quaid…
«Alcuni miei collaboratori mi hanno riferito che l’altro ieri, in un incontro a Bruxelles, il presidente dell’Uci ha usato una mia frase («il passaporto biologico va sostenuto, ma è sbagliata l’applicazione») dicendo che “chi la pensa a questo modo rischia di uscire dal ciclismo”».

Tutt’altro che tenero con i corridori…
«Ho letto che sarebbero l’anello debole. Ma non diciamo sciocchezze, sono i veri responsabili di tutto. Negli anni Cinquanta o Sessanta ci si trovava davanti a ragazzi sprovveduti e con un livello di scolarizzazione davvero basso. Oggi i giovani non sono per nulla sprovveduti e sanno perfettamente cosa devono fare e dove devono andare. Per questa ragione sono per la radiazione: chi sbaglia deve cambiare mestiere. Altrimenti a cambiare aria saremo noi sponsor. Petrucci e Di Rocco è quello che vogliono? Basta che ce lo dicano».

da «Il Giornale» del 23 aprile 2011 a firma Pier Augusto Stagi
 
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