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Quali sono i vostri ricordi olimpici?
#1
Ho sempre avuto una certa passione per le Olimpiadi. Una volta, in piena estate, da piccolo, quando dovevo aspettare il permesso dei miei genitori per alzarmi dal letto anche perché mi svegliavo tra le 7 e le 8, accesi la tv e con mia sorpresa, invece di Braccio di Ferro, stavano trasmettendo una strana manifestazione all'interno di una piscina. Era una gara di tuffi delle Olimpiadi di Sidney, visto l'orario posso solo supporre che fossero le eliminatorie o le semifinali. Questi atleti si tuffavano, in maniera diversa, da una piattaforma piuttosto lunga ed elevata.
Avevo 6 anni e questo è l'unico ricordo di quelle Olimpiadi, forse potrei aver visto anche della pallanuoto ma non ci metterei la mano sul fuoco.

Qualcosa in più ricordo di averla vista in occasione di Atene 2004. Nonostante mi piacesse molto l'atletica, per l'atmosfera credo, e vidi anche il bronzo nell'asta di Gibilisco, il ricordo più vivido è quello di una disciplina che non avevo mai visto, nè più vidi, ossia l'oro di Igor Cassina alla sbarra. Non sono un fan della ginnastica, di solito la evito e cambio canale in cerca di uno sport che mi piaccia di più, ma quella sera, una serie di combinazioni, mi portarono a seguire quella finale, dapprima annoiato, poi sempre più entusiasta. La gara deve essere stata tra le 20 e le 22, di sicuro ero solo in casa altrimenti avremmo guardato il TG a quell'ora, e durò un'oretta, forse di più perchè quella sera successero due cose particolari.
La prima è la vittoria dell'italiano. Veniva da un argento Mondiale, ma non ricordo un grandissimo entusiasmo nel pre gara, o perché non ci si aspettava l'oro o perché era un altro giornalismo, un altro modo di fare telecronaca. In più, forse il telecronista era Fusco che è noto per essere un tipo pacato. La vittoria giunse anche per l'utilizzo di un movimento (o forse figura, non saprei il termine tecnico) che portava proprio il nome di Cassina.
La seconda, un caso piuttosto raro, fu la protesta decisa del pubblicò che spinse i giudici a far ripetere l'esercizio ad un noto ginnasta, forse americano, poiché avevano valutato in maniera poco consona l'esercizio appena concluso (e insomma, se qualcuno ricorda la finale degli anelli, non si può portate un buon ricordo dei giudici della ginnastica in quell'edizione...).
Non vi saprei dire quante medaglie avesse già vinto l'Italia in quelle Olimpiadi, nè quanti ori, tuttavia ho scoperto ora che quella fu la medaglia numero 500 nella storia olimpica italiana.

Rimanendo ad Atene 2004 ricordo di aver visto un po' di basket, il mio primo approccio con quello sport, ma non la finale, ancora pallanuoto ma di sicuro non la vittoria del Setterosa (in ogni caso sono stato legato più alla pallanuoto femminile che a quella maschile per diversi anni) e poi la finale di pallavolo vinta dal Brasile per 3-1 sull'Italia. La faccia di Giba, fortissimo schiacciatore brasiliano, ogni tanto ritorna nella mia mente. Conservo ancora l'ultimo scambio, insieme agli insulti di mia sorella verso il povero Sartoretti, reo di non essere riuscito a superare il muro, ma insomma, erano nettamente più forti i verdeoro.

E voi, cosa vi portate a cuore delle Olimpiadi che avete visto?


P.S. Non so se questo topic debba stare qui o nel "bar", spero che possiate spostarlo voi nel caso
 
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#2
Il mio primo ricordo olimpico è forse quello della Belmondo che vince l'oro a Salt Lake City dopo una grande rimonta, ma non ricordo altro di quei giochi. La prima edizione in toto che vidi fu quella meravigliosa di Atene 2004, 15 giorni in full immersion, dalla spettacolare cerimonia d'apertura, all'oro di Bettini sino all'oro di Baldini, che non smettero mai di sottolineare quanto sia un oro legittimo nonostante si sia eletto ad eroe Vanderlei De Lima. Poi Torino 2006, la scintilla grazie alla quale mi sono innamorato degli sport invernali in toto. Staffetta 4x10 la gara che più ricordo con emozione.

I ricordi migliori ?
1. Bjorndalen oro nella sprint a Sochi a 41 anni e mezzo;
2. staffetta 4x10 Torino 2006;
3. Maratona Atene 2004;
4. Fourcade vs Schempp mass start di biathlon a Pyeongchang;
5. Elia Viviani omnium Rio 2016;
6. Paolo Bettini Atene 2004;
7. Giorgio Di Centa 50 km Torino 2006;
8. bronzo di Pittin a 20 anni a Vancouver;
9. Kasai medaglia d'argento a un passo dall'oro a Sochi a 41 anni e mezzo;
10. Igor Cassina e Juri Chechi ad Atene;
 
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#3
Su Torino 2006 ci sarebbe tanto da dire, praticamente vidi tutte le gare di pattinaggio (non lo short track) per via dell'exploit di Fabris e di tutta la squadra nella staffetta, oltre alle vittorie nello sci di fondo e all'inforcata di Rocca. Ricordo che la RAI aveva preparato la grafica per GiorgiO ROcca, poi riciclata in parte con GiorgiORO Di Centa.

Su Atene 2004 mi è tornato in mente anche l'argento dell'esordiente Federica Pellegrini, quella medaglia che ero convinto fosse oro poiché non vidi Camelia (bel nome) Potec nella corsia in alto
 
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#4
inizio con gli invernali

1 Tomba ad albertville
2 4x10 a lillehammer
3 Tomba a lillehammer
4 Herminator a Nagano
5 Tomba a Calgary
6 Compagnoni a nagano
7 Belmondo a salt lake
8 De Zolt a Calgary
9 Goggia a Pyongyang
10 di centa a lillehammer
 
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#5
Mi associo al ricordo di Torino 2006 e della 4x10 maschile, Zorzi che zittisce tutti è una delle immagini olimpiche che ho più nel cuore.

Tornando leggermente indietro gli ori di Fioravanti e Rosolino a Sidney 2000, ero piccolo (9 anni) ma li ricordo perché era un evento storico per una nazione che fino ad allora non aveva mai raccolto ori in quelle discipline. Soprattutto quello di Rosolino fu emozionante.

Uno di quelli a cui sono più legato però è l'oro di Nespoli, Galiazzo e Frangilli nel tiro con l'arco a Londra 2012 con l'urlo di Lorenzo Roata al commento.
 
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#6
La prima cosa che mi viene in mente è il giorno dell'oro olimpico di Bettini.

Ero a Sestola a vedere (credo) il Bologna in ritiro e c'era l'amichevole con la tribuna gremita.

Mi chiama mia mamma e mi dice che ha vinto Bettini, la persona di fianco a me lo sente e pian piano la notizia si sparge in modo festoso per tutta la tribuna
 
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#7
Come primo ricordo di quelle estive mi viene in mente cova nel 84
Come momenti
Bettini 04 e Baldini 04
L oro della Pellegrini
La sconfitta del volley contro l olanda
Il terzo oro della vezzali
 
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#8
Atene 2004 rimane forse l'ultima olimpiade romantica. Vabbè che come scenario erano avvantaggiati dato che le Olimpiadi son robe loro. Comunque l'invasione della tecnologia non ha ancora sopito in maniera netta il romanticismo che la rassegna a cinque cerchi ha sempre avuto.
 
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#9
Son d accordo
Come quelle invernali..dopo lillehammer (il top)
 
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#10
Lillehammer 1994 tra l'altro simbolo di un olimpiade riuscita anche nel post manifestazione con impianti utilizzati ancora oggi, al contrario di altre olimpiadi, belle anch'esse, ma che hanno prodotto solo cattedrali nel deserto come quella di Torino (ma non solo).
Sarebbe bello se la Norvegia ospitasse un'altra olimpiade invernale, ma ho paura che la candidatura poi ritirata di Oslo per il 2022, che credo avrebbe vinto facilmente, sia una pietra tombale per future possibili candidature.
 
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#11
Stringatamente e solo le Olimpiadi lontanissime, perché scriverei davvero troppo.
I primi ricordi Olimpici sono di Roma 1960 e mi portano alla radio, perché in casa mia non era ancora arrivata la TV. Una radio dove, accanto alla mia dada (sorella di 18 anni più di me), ascoltai la notizia della Medaglia d’Argento di Livio Trapé, contro il quale il dado (fratello di 14 anni più di me), ciclista di casa, aveva corso in Toscana. Ricordo che la tifosissima dada, saltò per l’Oro della velocità di Sante Gaiardoni. 

Nel 1964 vidi le prime Olimpiadi in TV, ed erano quelle invernali di Innsbruck. Discipline nuove, o molto tenere per me, ancora assai lontane dalle mie già copiose letture sportive, in particolare  su ciclismo, calcio e tennis. Una folgorazione, il salto con sci, che era lo sport preferito di dada. Vedemmo la vittoria di Kankkonen, mentre lei allattava la mia prima nipote di cinque mesi (in seguito il salto divenne una costante dei miei interessi invernali, con tanto di idolo nel norvegese Bjorn Wirkola). Furono pure le Olimpiadi del mio amore per il bob e la scoperta di un già mito come Eugenio Monti (di cui diventai tifoso), nonché quello sci di fondo che mi fece conoscere la grandiosità del finlandese Eero Mantyranta (che io pronunciavo Mantarinta), un atleta che oltre cinque lustri dopo, conobbi meglio …..studiando quello che stava diventando il “metodo Conconi”. 

Delle Olimpiadi estive di Tokyo ’64, ricordo tutto molto meglio, anche perché furono importanti per i miei decolli d’interesse per l’atletica leggera e il pugilato, ma pure per il concorso ippico.  Ricordo la finale dei 100 metri del grandissimo Bob Hayes (altro che il centista Carl Lewis!), l’argento di Harry Jerome il quinto e l’ottavo posto di Livio Berruti e Sergio Ottolina nei 200 metri. Nitida la doppietta equestre d’Oro del grandissimo Mauro Checcoli, con quel percorso netto che ci fece sobbalzare tutti in casa. Del ciclismo su pista seguii la finalissima della velocità vinta da Vanni Pettenella su Sergio Bianchetto, e l’Oro di quest’ultimo nel tandem, in coppia con Angelo Damiano. Mi persi, causa scuola, la vittoria di Mario Zanin su strada. La rividi dopo, come tanti eventi del programma. Non mi persi, invece, e divenne il primo pugile per il quale ho tifato, il peso mosca Fernando Atzori. Il suo crescendo verso l’Oro fu bellissimo. Fernando, recentemente scomparso, anche da prof fu grande: non accostò al Titolo Europeo vinto, quello Mondiale, perché allora non c’erano tutte quelle sigle di oggi e lui si trovò di fronte un fenomeno come il filippino Villacampo. Ad Atzori devo molto sull’amore che ancora oggi nutro verso la boxe: furono le sue gesta olimpiche a spingermi a seguire il corregionale professionista “Tore” Burruni e di lì tutti gli altri, italiani e stranieri, perché lo sport, per me, non ha mai avuto confini geografici. Infine, Tokyo ’64, fu l’Olimpiade di Franco Menichelli, grandissimo ginnasta, un po’ troppo dimenticato dai media d’oggi, che vinse l’Oro  al Corpo Libero, l’Argento agli Anelli ed il Bronzo alle Parallele. Menichelli, incerto fino all’ultimo se proseguire nel calcio, come il fratello maggiore Giampaolo (che arriverà alla A e alla Nazionale militando nella Roma e nella Juventus), o nella ginnastica artistica, aveva già vinto 2 Bronzi a Roma ’60 e fino allo stop per la rottura del tendine d’Achille a Mexico, fu capace di vincere anche 6 Titoli Europei ed 8 titoli del Mediterraneo, nonché una serie incredibile di altre medaglie di prestigio nelle principali manifestazioni internazionali.

 Le Olimpiadi di Grenoble ’68 segnarono un punto basilare su quello che resterà ancora a lungo il mio amore per gli sport invernali. Vissi in maniera fantastica la doppietta d’Oro di Eugenio Monti, con stupore e gioia l’Oro di Franco Nones nella 30 chilometri a tecnica classica. Scoprii lo slittino grazie all’Oro di Erika Lechner e sopportai con l’ammirazione verso Jiri Raska, la delusione delle due pessime gare di Bjorn Wirkola nel salto. Nello sci alpino, Grenoble ’68 fu storica per la tripletta di Jean Claude Killy (grandissimo personaggio) e per la tangibilità di una squadra francese, maschile e femminile (1964-’71), come non ci sarà più. Ricordo l’Oro della regina francese  Marielle Goitschel nello speciale e l’uscita della mia preferita, l’italiana Giustina Demetz. 

Delle Olimpiadi di Città del Messico che dire? Su quell’edizione dei Giochi ci sarebbero da scrivere migliaia di pagine, perché in estrema sintesi furono le Olimpiadi più belle sul piano prettamente agonistico, per i i record storici stabiliti, nonché per l’intreccio coi grandi fatti dell’anno più significativo, guerre a parte, del secolo scorso. Furono pure i Giochi più sanguinosi e più politicizzati di sempre, anche se molti han dimenticato certi contorni l’evento: su tutti la strage di  Tlatelolco con oltre 300 morti, più di 1000 arresti e, si dice, quasi trentamila proiettili sparati. Furono poi i giochi della presa di coscienza, nello sport, nonostante Brundage, dell’esistenza di un enorme problema razziale negli Stati Uniti d’America e non solo.

Per quelle Olimpiadi il ragazzino sottoscritto bucò la scuola (inizi della 3a Media), divenne ancor più siamese all’atletica leggera e si creò idoli che sono ancora tali. Soprattutto capì quanto lo sport non possa essere sempre disgiunto dal resto della vita. Il mio ’68, e sessantottino mi sono sempre sentito, non avendo l’età di uno studente universitario o delle superiori, è stato tale attraverso lo sport. Ed allora per citare solo quelli che mi vengono in mente, un posto nella mia formazione e nell’insieme emozional-sportivo lo hanno avuto Tommy Smith, Peter Norman, John Carlos, Lee Evans, Larry James, Jim Hines, Dick Fosbury, Kipkoge Keino, Mamo Wolde, Bob Beamon, Janis Lusis, Willie Davemport, Eddy Ottoz, Victor Sanajev, Nelson Pridencio, Giuseppe Gentile, Bob Seagren, Randi Matson, Al Oerter, Bill Toomey, Wyomia Tyus, Barbara Ferrell, Gyula Zsivotzky per l’Atletica Leggera; Vera Caslavska per la Ginnastica Artistica, Pierfranco Vianelli, Daniel Morelon, Giordano Turrini, Pierre Trentin per il ciclismo; Baran e Sambo per il canottaggio; Klaus Dibiasi per i tuffi, Mike Wenden, Don Schollander, Debbie Mayer, Karen Moras per il nuoto. Ci sarebbe tanto altro, ma non è il caso. Queste Olimpiadi, per me, furono davvero le Olimpiadi delle Olimpiadi.

Sul dopo.
Inutile dire che ho seguito tutti i Giochi, ma non potendo scrivere troppo….chiudo con la scelta più difficile, con l’emozione più forte sull’universo emozionale che mi ha coinvolto nei tanti Giochi dopo Messico ’68: l’Oro di Igor Cassina ad Atene 2004. Fu divino e storico perché non è stato solo il vincitore, ma l’autore-genesi di un movimento che attraverserà perenne la storia della Ginnastica. Di tanti vincitori multipli di Ori Olimpici si potrà anche dimenticare qualcosa, ma Igor mai! Igor Cassina al pari di Mitsuo Tsukahara, sono come il Parco dei Principi a Parigi. Nel pessimo 2020, in occasione di una manifestazione che ricordava il Prof. Bruno Grandi (il più bravo dirigente sportivo italiano di sempre) ho ascoltato e conosciuto Cassina. Che è un totem di positività ed umiltà.
 
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#12
Uno dei ricordi più emozionanti che ho delle Olimpiadi è l'oro di Hicham el Guerrouj nei 1500 ad Atene 2004. Quattro volte consecutive campione del mondo e mai prima di allora campione olimpico. Curiosamente bisso' poi l'oro anche nei 5000.
Nel 2016 il bronzo della Cagnotto.
 
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#13
(12-02-2021, 11:32 AM)Morris Ha scritto: Stringatamente e solo le Olimpiadi lontanissime, perché scriverei davvero troppo.
... 


Avevo in mente di rispondere alla bella proposta di Melo, poi però mi sono dimenticato del topic e mi ero perso questo monumentale (as usual...) post di Morris. 
Mi limito ai flash più forti, quasi tutti del lontano passato. Anche per me, come per Maurizio, Città del Messico è stata La Olimpiade. Il ricordo più immediato è quello di Tommy Smith sul podio dei 200, con il pugno alzato contro il razzismo, insieme al connazionale John Carlos (altro atleta eccezionale) arrivato terzo. Il record di 19"83 resistette fino al primato di Mennea (anche questo ottenuto a Città del Messico). Un piacevole articolo su OA Sport
Avevo seguito con attenzione i trials USA (leggendo il CorSport, all'epoca e per diversi anni a seguire ricordavo a memoria i record personali di una marea di atleti delle diverse discipline) e attendevo molto la finale dei 100, aspettando il record mondiale elettronico che sgombrasse il campo dalla confusione dei diversi 9"9 manuali. Jim Hines mi accontentò con 9"95. Nel frattempo, però, altre immagini fantastiche: il volo di Beamon (8,90!!), il Fosbury di Fosbury (per motivi misteriosi rimasi legato al ventrale e ricordo con piacere l'ultima grande interprete femminile, Rosemarie Ackermann, un salto di styraordinaria eleganza, oro a Montreal 1976, avversaria della Simeoni... Sara  Wub , argento in quella gara, oro a Mosca e nuovamente argento a Los Angeles  Wub  ). 

La gara del triplo mi fece imbufalire: il fantastico Giuseppe Gentile ottenne il mondiale in qualificazione e lo migliorò in finale, portandosi in testa alla gara. Arrivò terzo... Il grandissimo Viktor Saneyev battè il record, migliorato poi da Prudencio al quinto salto e nuovamente da Saneyev per l'oro finale! Quattro record mondiali nella stessa gara, le tre medaglie tutte e tre oltre il precedente primato, la gara più fantastica di sempre! 
Anche il 43"86 di Evans sui 400 piani ebbe dell'incredibile in una epoca in cui era rarissimo scendere sotto i 45 secondi. Attendevo molto anche gli ostacoli, sperando in Eddy Ottoz sui 110 (un bronzo magnifico) e Roberto Frinolli sui 400, che vinse la sua semifinale ma pagò in finale un ritmo troppo veloce nella prima metà di gara, vinta da Hemery con un fantastico 48"12. 
Dei concorsi ricordo l'asta di Seagren, il disco di Oerter, il giavellotto dell'ancor più fenomenale Lusis. 

Poi l'oro di De Biasi dalla piattaforma (e l'argento dal trampolino!). Di De Biasi ricordo benissimo l'argento di Tokio, con il replay dell'ultimo tuffo proposto millemila volte in paragone al tuffo dell'americano, meno difficile ma più pulito nell'ingresso in acqua. 
Da Tokio 1964 recupero l'immagine di Bob Hayes sui 100, una straordinaria sensazione di potenza della corsa, Pettenella nella velocità, le medaglie di un grandissimo Franco Menichelli, Don Shollander nel nuoto, e questo mi ricorda che ne abbiamo chiacchierato nel bell'articolo che gli ha dedicato Morris
A Tokio Abebe Bekila bissò la vittoria nella maratona, stavolta con le scarpe. La sua vittoria a Roma 1960, a piedi scalzi nella serata romana, è uno dei miei primissimi ricordi televisivi (avevo 5 anni), insieme all'oro di Berruti e a qualche altra immagine. Troppo da ricordare. 
Una citazione però per un evento molto più recente: lo splendido oro di Baldini nella maratona di Atene 2004, una emozione bellissima in un'epoca in cui le superbe emozioni dei miei 13 anni (Città del Messico) erano già lontane. 
 
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#14
A proposito Old, carissimo coetaneo (io e te alziamo assai la media d'età dei bravissimi giovani del forum.... Ave ), hai citato quanto scrissi sul grande Don Schollander e l'interlocuzione che la seguì. Bene, in essa facevo riferimento a quanto mi disse un cronometrista di Roma '60, sulle passeggiate mano nella mano di Berruti e della Rudolph. Lì accennai (senza dire chi fosse), che verso la Venere dello sprint, c'era un altro pretendente. Lo cito ora: Cassius Clay, Oro fra i mediomassimi, non ancora Muhammad Alì.
Schollander, invece, per rimanere al gossip olimpico, a Tokyo '64, fece "vistosa" coppia con la diciassettenne collega Donna De Varona, Oro nei 400 misti e nella 4 x 100 stile libero. Vista la piega  Occhiolino voglio aggiungere che non sono mai riuscito a scoprire chi fosse l'atleta americana che si concesse una notte di sesso sfrenato col mitico Bob Beamon, prima del di questi leggendario 8,90 a Mexico '68. Dal sesso al record pazzesco, stando a quanto ha sempre sostenuto Bob, erano passate solo 18 ore! Non ci crederai, ma assieme a dei tecnici di valore dell'atletica leggera, discutemmo per un'intera serata, sull'incidenza dell'atto sessuale, poco prima della prestazione sportiva. Naturalmente partimmo dal caso di Beamon. Conclusioni della discussione: all'uomo l'atto fa bene in 2 casi su 10, mentre alla donna in 8 su 10. Come dire.... anche da qui.....il sesso forte è quello femminile..... :D
 
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#15
Beh, l'amore fa volare, penso quindi che quel 20% valga per il salto in lungo e per il salto in alto...  :D 
Nella boxe il sesso negli ultimi giorni prima del match credo sia considerato off limits. Il citato Alì mi sembra ricordi ne "Il più grande" una sconfitta (da dilettante e giovanissimo) dopo aver fatto sesso la notte prima. 
Se non ricordo male, invece, la grandissima Olanda di Cruijff (che avrebbe strameritato quel mondiale) fece scalpore per la presenza delle mogli / compagne in ritiro. 
E Wilma Rudolph, oltre alla fantastica storia personale, poteva far sognare... 

[Immagine: Rudolph01.jpg]
 
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