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Ronde van Vlaanderen 2020
#1
 
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#2
https://www.youtube.com/watch?v=itrWP4G8U44 c'e' anche Remco, si inizia a breve
 
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#3
No Igor.
 
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#4
Effettivamente una trashata incredibile Asd
 
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#5
Sul canale YT di Flanders Classic si possono rivedere i Fiandre 2012, 2014, 2016, 2017 e 2018 e i ''dietro le quinte'' del 2016, 2017 e 2018 sottotitolati in inglese.

Quello del 2019 si può trovare in fiammingo qui: https://sporza.be/nl/2020/04/02/video-zo...823189626/

L'ho visto l'altra sera ed è davvero molto bello.

Su Raisport programmazione dedicata al Fiandre e ai suoi protagonisti da adesso fino a mezzanotte.
 
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#6
Sticazzi I fiandre veri su gcn c'è Nicholas Roche che si gioca il podio

Nota a margine di questa straordinaria competizione. Avere a disposizione gli inviti nominali e non chiamare Szymon Rekita dovrebbe essere processa ile per direttissima
 
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#7
Non lo so Jack... mi sembra falso (semicit.)
 
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#8
L'unico Fiandre che GvA potrà mai vincere.
 
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#9
(05-04-2020, 04:16 PM)Albi Ha scritto: Su Raisport programmazione dedicata al Fiandre e ai suoi protagonisti da adesso fino a mezzanotte.

Da palinsesto, a partire dalle 18:20, fanno le edizioni 2002, 2004, 2007, 2012, 2013, 2014, 2016, 2019 femminile e 2019 maschile
 
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#10
Dopo il Dedicato a... Magni dovrebbero far vedere la vittoria di Zandegù nel 1967 Wub
 
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#11
La giornata di Zandegù: esce in bici, gioca a calcio e va all'osteria.

E' un patito delle canzoni napoletane (romantiche).

I D O L O
 
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#12
Con STAF SCHEIRLINCKX scende la lacrimuccia.
 
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#13
Ci ho messo dieci minuti a scriverlo nel quiz
 
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#14
Niente Muur nel nuovo percorso del Fiandre previsto il 18 Ottobre.
 
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#15
Così la corsa è stata anche accorciata di 26 km
 
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#16
Bardet presente domenica
 
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#17
Teunissen non ci sarà. A pensar male...
 
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#18
Una corsa che anche in questo anno così nero, resta un Monumento vero per un popolo che va letto nella sua profonda ermeneutica dagli storici: quelli orizzontali, non di solo ciclismo o sport più in generale. E' il summa supremo che tocca l’azione umana d’un luogo, fra antropologia, filosofia, sociologia e, ovviamente, politica ed analisi dei fatti, dei pensieri e delle azioni.
Il Ronde van Vlaanderen (è maschile in lingua fiamminga), significa dunque davvero un Monumento, per un ciclismo dove i propri storici ed una marea di scrivani propagatori, sono soliti inflazionare, mortificare e ridicolizzare la storia di questo tassello dello sport ciclistico, quintuplicando quella definizione. Il Fiandre infatti, ciclisticamente, va visto con quel protagonismo e quella continuità, oltre che anzianità, che dovrebbero esser l’asse di quella definizione, solo dal dopoguerra. Prima non era mondializzabile nel ciclismo affermato: era dietro a Parigi Roubaix, Parigi Tours, Parigi Bruxelles, Milano Sanremo e Liegi Bastogne Liegi nell’ordine, pari al Giro di Lombardia. Il Fiandre era visto come gara nazionale per eccellenza e, poi, nel primo quinquennio del dopoguerra, fu solo grazie ai successi di Fiorenzo Magni che riuscì ad impattare l’avvenuto ed ulteriore sorpasso della assai più giovane Freccia Vallone. Tutto ciò però, se da una parte rende esempio di come sia ridicolo classificare "monumento" quelle cinque nel ciclismo, dall’altra, urla una verità: nessuna corsa ciclistica mondiale è Monumento per un popolo come il (o la per italianizzare) Ronde van Vlaanderen. Non lo è nemmeno la Parigi Roubaix che, ciclisticamente, è stata l’unica delle cinque elette, a possedere una continuità quasi totale, pur essendo nata come “corsa di scorta” della “Tours”. 

Monumento di un popolo, ma pure esempio di come quella particolare forma artistica che è lo sport, assieme all’antropologia culturale possan generare pensieri, intrecciare lampi di convinzioni e constatazioni, intagliare l’ignavia paradossalmente sempre becera, fino a dischiudersi in quel qualcosa che anche i piccini come me… riescono a partorire. Posto qui quel che scrissi undici anni fa sull'onda di una conferenza.

Fiandre di religione 

Vorrei che i sentieri 
del mio cammino quotidiano 
s’illuminassero del laico credo 
di quei sassi squadrati 
sulle aspre ed irriverenti pendenze 
tanto brevi quanto irte 
per assorbire maledizione e sopportazione. 

Vorrei che la tanta gente che assiste 
sappia cogliere i segni dell’immane 
che dovrebbero essere di tutti 
dove preti corridori ed ignavi 
lasciano sulle biciclette della vita 
l’impareggiabile convinzione che l’essere 
viene prima della sottomissione. 

Vorrei che il sole 
rendesse specchi quelle pietre 
per ingigantire i volti scavati 
tinteggiati ed ombrosi 
per il fango e l’umida polvere 
sollevata dai rivoli lasciati 
fra gli scuri e duri ciottoli. 

Vorrei che l’incanto di guardare le ruote 
mentre ondeggiano cercando energia 
come unico confine di sollevazione 
s’impalmasse di cornici 
per far dire ad ogni togato reale o figurato 
quanto sia fessa la testimonianza 
senza l’universale distinguo del buon senso. 

Vorrei che la festosità della fatica, 
il sunto d’un percorso che dischiude 
per chi ha occhi, cuore e cervello 
l’incenso più vero dell’eguaglianza 
non dimenticasse quanto l’esistenza 
ci cosparga volontariamente 
di quadri e di figure retoriche. 

Vorrei che i Leman ed i Van Hooydonck 
fossero riferimenti di collettive conquiste 
lontanissimi dalle microbiche note 
di chi non va oltre la miopia dei numeri, 
alfieri della mirra che viene dall’umano albero 
involontari pensatori d’accostare a filosofia 
non barbariche accozzaglie dei principi di latta. 

Vorrei che si gridasse all’effige di cultura 
che sgorga a cascate di quei paesaggi, 
perché nel freddo e nel plumbeo di quei cieli 
s’espone un affresco su cui scorre poesia, 
come un canto vissuto nel baccano 
da raccogliere nei sensi intingendosi di vero 
e col colore dell’intenso, vivo il Giro delle Fiandre. 

Morris (05/04/2009)

.....segue....
 
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#19
Ronde van Vlaanderen, classica particolare, dura, ma possibile a tutti, basta essere campioni, meglio se fuoriclasse. Però, a volte, non basta....

Come mai un grande corridore come Emile Daems, al Fiandre ha sempre fallito, dopo essere stato capace di vincere a Sanremo con un’azione di eccelsa nota, il Giro di Lombardia superando asperità con connotati di pregio e di giungere al successo in tappe al Tour con azioni da finisseur in pianura, tipo a St Malo, o tapponi come a Briancon, dopo aver scalato al pari o quasi di un Bahamontes, la Bonette, il Vars e l’Izoard, o di vincere la “Roubaix”, dopo aver umiliato Rik Van Looy? 

Certo, la classicissima belga Emile l’aveva vinta fra gli indipendenti, ma nell’elite suprema non è mai andato oltre ad un quarto posto. 
Qualcuno dell’osservatorio, ha sostenuto che era troppo piccolo e leggero per emergere sui muri. Contesto questo giudizio perché le qualità di Daems (che potrebbe risponderci direttamente dal suo ristorante di Genval), erano troppo complete per giungere con facilità a simili conclusioni. 
Va detto inoltre, che l’apparato muscolare di Emile era eccellente, non a caso sapeva scattare come pochi, era abile sulla bici, ed aveva nel suo bagaglio, pure la dote dei grandi finisseur. A ciò, accostava uno spunto veloce che diveniva più forte, dopo una corsa tirata, ed all’uopo ne sanno qualcosa Rik Van Looy, Jan Janssen e persino “maestà” Peter Post. 

Eric Leman, era una fotocopia fisica di Daems, piccolo e tozzo, ed ha vinto tre volte il Fiandre. In virtù dei suoi successi nelle classiche tappe per velocisti al Tour, veniva visto come uno sprinter puro. Eppure, al Fiandre, emergeva. Ci sono altri esempi, ma per ora bastano. 

Il Fiandre dunque, lo vince un corridore forte, fortissimo, punto. Eric, ne è anch’egli testimonianza. L’essere inadatti per costituzione fisica, è una lettura moderna, figlia di quella specializzazione sulla quale hanno contribuito i distruttori di questa disciplina. Non li menziono perché non hanno bisogno di essere richiamati e, di conseguenza, pubblicizzati. Ed è vero che la tendenziale penalizzazione dei “piccoli” è figlia del progresso stellare della chimica e dei dogmi, non a caso si sono trasformati in scalatori persino i granatieri, mentre i più pronosticabili come grimpeur si sono confusi fra i diversi di varia taglia facenti parte la prima fascia, ma se fra questi ci fosse un fuoriclasse emergerebbe ugualmente, nonostante i dogmi. Pantani lo dimostra. 
Quindi è pur vero che un piccolo e tozzo, tagliato per le classiche, se è un fuoriclasse, può correre e vincere anche il Fiandre. Se non lo corre fa male, perché è conseguenza figlia dei preparatori e dei dirigenti a metà, come erano a metà, quando correvano. 

Daems, non la vinse, perché nello sport, come nella vita, esiste il caso e, soprattutto, la convivenza con altri fortissimi ambiziosi di medesimi traguardi. Oggi, questi fortissimi nelle corse di un giorno sono in numero minore a quelli di un tempo ma in entità comunque degne (nelle corse a tappe no, perlomeno fino a quando non si sarà cementata la grande generazione degli ultimi tre anni del passato millennio). Nelle classiche ci divertiamo ugualmente, perché lì il ciclismo continua ad esistere cancellando la noia e sa urlare le sue numerose variabili. Ed è lì che si ritorna più spesso all’antico come mentalità, prima ancora dell’ormai raggiunta garanzia che le alchimie di oggi sono superiori e più deleterie di quelle degli anni ’90. Un distinguo di successo, che sa mostrare ttributi e, perché no, grandezza reale, anche con un trentesimo posto..... 
Il Ronde van Vlaanderen delle classiche è l'essenza suprema del Monumento ciclistico, ed è sempre uno spettacolo anche in anni di magra. Su quelle strade si riversa un milione di tifosi, o meglio, di cittadini. Persone che vedono nel fruscio di quelle biciclette, un profeta che apre la carreggiata, per quella terra promessa che si chiama, sempre: "Io c'ero"!   
Ecco perché, domani, il primo avvenimento del pedale, è il Fiandre. Non ci sono tappe del Giro d'Italia  che possano reggere il confronto. Anche se il nostro passaporto è italiano.

Maurizio Ricci detto Morris
 
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#20
Ma Alaphilippe come lo vedete?

Guardando le sue caratteristiche dovrebbe sperare in una corsa chiusa e fare uno scatto secco sul Paterberg. Solo che il Paterberg non è la Roche o Cima Gallisterna: è molto corto e soprattutto ha un fondo in pavé che Alaphilippe conosce a malapena e non è detto che si adatti a lui.

Inoltre il campione del mondo è veloce ma non velocissimo e qualora dovesse arrivare in volata con un gruppetto quasi sicuramente non sarebbe l'uomo da battere.

Magari mi sbaglio e andrà a stravincere, ma per ora non capisco come sia così in alto nelle gerarchie e nelle quote dei bookmakers e, soprattutto, spero che la Deceunick non si metta tutta al suo servizio rinunciando ad una tattica arrembante.
 
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