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Valentina Scandolara
#1
 
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#2
Valentina Scandolara, una ragazza che non le manda a dire
La grande Edita Pucinskaite, in occasione della sua festa di addio al professionismo, ha fatto un nome per il ciclismo femminile di domani: Valentina Scandolara. Sulla carta e sul campo la ventenne veronese, sta dimostrando di avere testa e gambe per non deludere le aspettative della campionessa lituana.
«È un onore e allo stesso tempo un onere per me sapere che un mito come lei scommetterebbe su di me».

A Edita e a chiunque punta su di lei fa una promessa?
«Non so dove posso arrivare, ma proverò ad arrivare il più in là possibile».

Se dovessi presentarti usando poche parole quali parole ti piacerebbe ascoltare?
«Che sono una ragazza semplice, con la testa sulle spalle, testarda e a volte ingenua. Ho iniziato a correre a otto anni, mentre praticavo già calcio e corsa campestre. All’epoca ero una vera peste, così mia mamma cercava di farmi sfogare nello sport. Nelle categorie minori ho vinto qualcosa (per “qualcosa” intende due titoli europei, quattro medaglie conseguite a meeting continentali ed europei, undici titoli italiani: sei su pista, quattro su strada e uno nelle ciclocampestri, ndr), ma ora che sono appena passata tra le Elite è tutta un’altra storia».

Il 2010 è stato il tuo primo anno nella categoria maggiore, com’è andata?
«È stata dura. Oltre a dovermi confrontare con atlete più esperte e mature, ho avuto anche un po’ di problemi che non mi hanno permesso di esprimermi al meglio. È stata la stagione più difficile che ho avuto da quando corro. Non ho raggiunto nessuno degli obiettivi che mi ero prefissata e per i quali ho lavorato molto seriamente col mio preparatore Roberto Rossi. Ho staccato per un breve periodo, più per delusione che per andare in vacanza; questa “pausa di riflessione” mi è servita per ritrovare la voglia di pedalare e gli stimoli per far bene nella prossima stagione».

In vista del 2011 hai deciso di voltar pagina...
«Ho lasciato il Vaiano per cercare una nuova realtà. Con mia grande gioia Luisiana Pegoraro ha deciso di darmi fiducia e di "arruolarmi" nelle file della sua Gauss RDZ Ormu».

Come ti stai preparando?
«Per ora mi alleno in palestra e faccio agilità in bici. Prima di iniziare a intraprendere lavori più specifici sto curando il ginocchio che mi ha compromesso metà della stagione scorsa».

Quali i tuoi obiettivi?
«Imperativo numero uno è crescere, poi qualsiasi risultato arriverà sarà ben accetto. Alcuni obiettivi specifici li ho in testa, ma per scaramanzia li tengo per me».

Guardando più in là, come ti immagini tra qualche anno?
«Mi sono data una scadenza: se nei prossimi anni non avrò ottenuto gli obiettivi minimi che mi sono prefissata nel ciclismo, continuerò a studiare “Economia e Commercio” a Verona e appenderò la bici al chiodo. Mi resterà la passione, ma purtroppo di ciclismo femminile non si vive. Comunque andrà sono convinta che studiare sia importantissimo per chiunque, per una donna ciclista ancora di più».

Perché “di ciclismo femminile non si vive”?
«Perché non ha alcuna visibilità sui media e sembra essere di scarsissimo interesse per gli sponsor. È una cosa vergognosa perché il ciclismo rosa ha davvero tanto da offrire. Sono numerose le atlete di altissimo livello, soprattutto in Italia. La nostra Nazionale solo negli ultimi quattro anni ha vinto ben tre Campionati del Mondo, ma la gente non sa nemmeno che esista un Giro d'Italia o un Tour de France femminile».

È la dura realtà…
«Si, ma non me ne capacito. È assurdo che faccia più notizia la ragazza di un ciclista (con tutto il rispetto per la categoria), che una professionista. Nelle pubblicità si vedono tanti sportivi, campioni italiani o adottati della nazionale azzurra, perché non c’è mai una ciclista? Anche solo pescando a caso dal meraviglioso “dream team” australiano di quest'anno si avrebbe l’imbarazzo della scelta».

Un’altra cosa che ti fa arrabbiare di questo ciclismo?
«Il doping. È un problema grave dello sport in genere, che per quanto riguarda il “mio” sport mi piacerebbe potesse sparire con un colpo di bacchetta magica. Purtroppo questo non è possibile, ma vorrei davvero che chi ha potere di cambiare le cose, intraprendesse una lotta seria e spietata al doping, a chi ne fa uso e a chi aiuta gli atleti (io non li chiamerei nemmeno così) a farne uso».

Non hai peli sulla lingua…
«Già, a volte non so proprio tenere la bocca chiusa. Io apprezzo le persone come me, che dicono ciò che pensano senza falsità e sotterfugi, ma il mondo, o almeno buona parte di esso, non ama la sincerità. La mia schiettezza mi ha creato non pochi problemi, ma su questi argomenti, comunque andrà, continuerò a essere decisa».

Giulia De Maio - tuttobiciweb.it
 
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#3
L'intervista: Un talento da valorizzare - Scandolara, il 2011 è Gauss
«Se tutto andrà bene, per il futuro del ciclismo femminile italiano suggerisco di puntare su di lei». Le parole, pronunciate alla sua festa d'addio al ciclismo, sono della Campionessa Edita Pucinskaite. La lei in questione, inorgoglita ed un pizzico imbarazzata, è Valentina Scandolara. «In quel momento mi sono sentita un macigno da 350 kg sulle spalle!». Vive a Tregnago, nei pressi di Verona ma è nata a Soave, frazione che evoca dolcezza. Valentina è una ragazza sì dolce ma quando serve sa tirar fuori la cattiveria giusta. Esibisce oggi la maturità di una veterana, alternandola all'ingenuità della bimba. Non dimentichiamolo, il primo giorno di Maggio compirà solo ventun'anni, Valentina, meglio nota in gruppo come "Scando". O tutto o niente, proprio come i predestinati: perché questo è Valentina Scandolara. Per lei caterve di vittorie tra le Juniores: strada, pista, persino corsa campestre e calcio quand'era più piccola. La franchezza che ti fa sentire a tuo agio ma che non piace a tutti. «Non so mentire. Mi piace la correttezza, in tutto. A volte mi rendo conto di essere un'idealista e cerco di darmi una regolata, ma mi riesce male. Per me è istintivo cercare il giusto. O bianco o nero. Detto così sembro un'antipatica ma posso garantire che non giudico mai nessuno a priori, non bado alle dicerie. Prima di farmi un'idea su qualcuno voglio conoscerlo». Ripartire. Ricominciare da zero, reset. Buttarsi alle spalle due anni di scelte infelici e farlo velocemente «perché chi si ferma è perduto». Come suggerito da Edita in quel 27 Novembre, Valentina guarda al futuro ed ha già scaldato i motori.

Esordio 2011 in Italia, Trofeo Vannucci: seconda per pochi millimetri.
«Già, da quando sono passata in Gauss ho grandi motivazioni e lo dimostrano le belle corse che ho disputato finora. Al Vannucci sono andata davvero vicina alla vittoria. Sono migliorata molto rispetto all'anno scorso. Va bene così anche se vincere subito sarebbe stato il massimo, per me e per la squadra. Però ho avuto lo stimolo per ricominciare subito ad allenarmi. Il lunedì successivo ero già in bici, per meritarmi, prima o poi, una bella vittoria».

Vincere a Vaiano in maglia Gauss non sarebbe stato male.
«Senza dubbio, ma non penso più al passato. Ho fatto delle scelte sbagliate, le ho pagate con due anni di zero. Zero risultati, zero crescita, forse addirittura una decrescita. Da quando ho vestito la maglia Gauss ho cancellato tutto e sono ripartita! Non corro contro qualcuno ma corro per qualcuno».

Anche al Costa Etrusca hai disputato una bella gara. Hai cambiato i tuoi allenamenti?
«Sì, ho modificato alcune cose, perfezionandole con l'aiuto della mia ds, Luisiana Pegoraro, e dello staff. Ad esempio, ho inserito più scatti, più lavori specifici, anche dietro moto. I risultati pian piano arriveranno, intanto sono migliorata molto in salita e ho recuperato buona parte del mio spunto veloce».

E con il ciclomulino?
«Ho un rapporto di amore ed odio... Però è molto utile per non perdere giornate di lavoro, quando piove o non ho la possibilità di uscire. È ideale per svolgere lavori specifici: forza, soglia, allenamenti intermittenti. Devo allenarmi ancora molto, per adesso sto imparando e siamo appena all'inizio».

Come a scuola, insomma.
«Praticamente sì. Mi sono accorta che devo imparare tanto: alimentazione, allenamento, recupero. Ma ciò che più è cambiato è il mio approccio psicologico: ora sono serena, so che c'è chi crede in me e tiene davvero a ciò che faccio. Questo mi dà tanta forza in più».

Il passaggio tra le élite è stato difficile?
«L'impatto con il mondo delle élite per me è stato distruttivo. Ho affrontato un salto di categoria con una condizione fisica non all'altezza. Ci vuole esperienza per preparare un'atleta alla massima categoria, oltre che il tempo per l'atleta stesso di crescere. Già lo scalino è alto, se lo affronti senza preparazione voli via. Sventoli, come si dice dalle mie parti».

Dev'esser stata dura anche psicologicamente.
«Purtroppo ho attraversato un brutto periodo a livello personale. Ero sul punto di mollare con il ciclismo. Avevo bisogno di una figura che si prendesse cura di me sia come persona che come atleta, com'era il mio allenatore alla Officine Alberti - UC Val d'Illasi, Luigino Sabaini. Insomma, qualcuno che mi trasmettesse le giuste motivazioni».

Motivazioni che hai trovato in Gauss.
«Volevo cambiare squadra e fortunatamente c'è stato chi ha scommesso su di me, Luisiana Pegoraro e la Gauss di Luigi Castelli. Non smetterò mai di esser loro riconoscente».

Dopo qualche mese e alcune corse, che impressione ti sei fatta?
«La Gauss è il mio dream team. Luisiana Pegoraro è una grandissima motivatrice. Ha un'esperienza immensa, sia come atleta che come direttore sportivo. In certe cose è come me, dice bianco al bianco e nero al nero. Forse anche per questo mi trovo così bene con lei. Il Presidente Luigi Castelli, poi, ha una passione sconfinata».

Racconta.
«A Gennaio l'ho visto assistere ad una gara su pista. Lui era venuto per vedere me e le piccole gaussine, le allieve della Carrera Gauss Unico1. Mi ha colpito per come si emozionava durante le corse. Poche persone hanno una passione così genuina, è davvero un bene per il ciclismo».

Con chi delle nuove compagne hai legato di più?
«Ho un bellissimo rapporto con tutte, potrei citarle una ad una per le tante qualità positive ma mi ha colpito molto Alessandra Borchi, perché, oltre all'esperienza sconfinata che ha, è una gran persona».

Di Luisiana Pegoraro si dice anche che sia una ds severa.
«Mi hanno spaventato un po' le voci sentite prima di arrivare in Gauss, ma non mi son fatta impressionare, perché non giudico le persone da ciò che dicono gli altri. Oggi so di aver fatto la scelta giusta. Gli allenamenti pian piano stanno dando i loro frutti e il modo di Luisiana di tenere la squadra è il più professionale che abbia mai visto. Non ci sono preferenze, non ci sono leader, c'è un grande rispetto tra noi e nei suoi confronti».

Ti trovi bene, insomma.
«Molto, perché una ds come lei è ciò che serve a un'atleta come me. Sa frenare il "cavallo pazzo" che è in me quando vorrebbe spaccare il mondo e sa spronarmi quando non sono sicura dei miei mezzi».

Quando non sei sicura dei tuoi mezzi?
«Sono una che vede molto l'impegno profuso dagli altri nella gestione della squadra. A volte temo di non essere all'altezza del lavoro delle compagne. Per questo può capitare di aver paura di sentirsi sopravvalutata o di deludere le aspettative. Penso che sentire la responsabilità sulle proprie spalle sia normale, almeno le prime volte».

Quest'anno ripartirai da zero. Con quali obiettivi?
«Vorrei essere in forma a Luglio. Gli obiettivi li ho già segnati, altroché, però non li svelo. Per scaramanzia più che altro».

Andando oltre la scaramanzia?
«Vorrei far bene in qualche tappa al Giro per poi puntare agli Europei, su strada e su pista».

Già, la pista.
«Mi piace moltissimo, ho ottenuto dei buoni risultati negli anni scorsi. Corro molto in pista ma vorrei gareggiare ancora di più, specie in inverno. Ci sono tante belle gare di Coppa del Mondo... Se fosse per me gareggerei sempre, quindi spero di essere all'altezza della convocazione in Nazionale in un futuro non troppo lontano».

Intanto sei stata convocata per il Trofeo Binda.
«Proprio domenica, dopo il Costa Etrusca. La Pego non era convinta di portarmi, solo grazie alla corsa di ieri ha scioto le sue riserve. Devo solo guarire da questa piccola bronchite che mi sono presa sotto l'acqua al Trofeo Vannucci».

Che tipo di gara ti aspetti di correre a Cittiglio?
«Darò tutto, mi manca ancora un bel po' in salita. Gli obiettivi saranno quelli della squadra. Quindi, se si deciderà di provare ad aiutare una compagna, il mio obiettivo sarà dare tutto per lei».

In gruppo chi ha la gamba migliore?
«Al Costa Etrusca ho visto benissimo le Garmin-Cervélo, la Cooke, la Callovi, e questa Olds che in salita non ha mollato. Penso che a Cittiglio le ragazze da battere saranno loro».

Mentre per la vittoria finale della Coppa del Mondo?
«Beh, io tifo Vos... La mia favorita per la vittoria finale è lei».

E tu come ti vedi?
«Pedalicchio già meglio dell'anno scorso ma delle migliori vedo ancora soltanto il didietro».

La Vos è uno dei tuoi atleti di riferimento.
«Marianne Vos ed Edita Pucinskaite sono i miei miti. Atlete diversissime, entrambe fuoriclasse, ma con un punto importante in comune: l'umiltà. Per me è questa la dote del Campione vero, perché uno può vincere quanto vuole, ma se è arrogante non vale granché».

Ti sei data una scadenza sportiva, vero?
«È una scadenza indefinita, perché nessuno può conoscere i tempi di crescita di una persona, nemmeno io. Se vedrò che arriverò ad un punto in cui la mia crescita si fermerà e sarò a un livello che non mi soddisfa, deciderò di mettere un punto ed andare a capo».

Hai mai pensato di allenarti per le corse a tappe?
«Devo ancora crescere tanto, chi lo sa che tipo di corridore diventerò. Ad ogni modo, credo che sarà dura battagliare nelle lunghe corse a tappe. Mi sento più adatta alle corse di un giorno, magari un po' impegnative, o ai piccoli giri a tappe».

Intanto studi Economia e Commercio.
«Precisamente. Dovrei essere al secondo anno ma mi sono iscritta nel 2010 ed ho dato solo due esami finora. La bici ha la priorità».

Però hai un futuro garantito, anche giù dalla bici.
«Sì, o almeno lo spero. Il mio sogno è sempre stato quello di diventare veterinaria, ma mi rendo conto che se dovessi smettere con il ciclismo a trenta o trentacinque anni, per fare un esempio, sarebbe un po' tardi per ritornare a studiare. Sono in evoluzione fisica e mentale, sto conoscendo molte nuove possibilità. Spero di arrivare in alto con il ciclismo. Se e quando accadrà lo stabilirà il tempo».

Francesco Sulas - www.cicloweb.it
 
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#4
VALENTINA SCANDOLARA... DA DIECI, TRIONFA IN OLANDA
(News del 29/07/2013)

Al Draal Van de Kaai, famoso criterium olandese, batte in volata Emma Johansson e Vera Koedoder. Le vittorie #giallofluo in questa stagione salgono a dieci.


Il podio del Giro Rosa 2013

Draai van de Kaai: un criterium olandese tanto famoso quanto atteso, con centinaia di persone a bordo strada, ad invadere la cittadina di Rosendaal per incitare gli atleti e le atlete "di casa", ma anche vedere i tanti che sono saliti al Nord per confrontarsi con questa corsa. Tra loro anche Valentina Scandolara che ha fatto brillare anche in Olanda il #giallofluo, conquistando una vittoria di "prestigio". La ciclista veronese, infatti, si impone lasciandosi alle spalle Emma Johansson e Vera Koedoder.

Lo sprint vincente è arrivato al termine di una corsa vissuta da protagonista, davanti per tre quarti di gara. Sono proprio la Johansson, la Koedoder e la De Jong a lanciare la fuga, quando mancano ancora tanti chilometri al traguardo. Pronta la replica di Valentina Scandolara che le raggiunge e si aggrega a loro. Dietro il gruppo tenta di ricucire, ma non ci riesce. Le quattro fuggitive restano davanti e la vittoria è storia tra loro. A spuntarla è proprio Valentina Scandolara che trova l'affondo vincente e brucia le avversarie.

"Sono davvero molto soddisfatta" - commenta l'atleta della Cipollini - Giordana - Galassia -"Mi sembra incredibile; mi sono lasciata alle spalle grandissime atlete, con la Rabobank che poteva anche contare sul lavoro di team, ma non è riuscita a centrare la vittoria".

Insomma, una Scandolara ...da dieci, come le vittorie del team #giallofluo in questa stagione.


Ufficio Stampa Cipollini Giordana Galassia
 
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#5
L'intervista: «Vado all'Orica, voglio migliorarmi» - Valentina Scandolara si racconta. Il 2013, le vittorie, il futuro...


Ad arrivare prima, Valentina Scandolara, è abituata sin da piccola. Allora si trattava di semplici gare della domenica, le gioie della bimba, per non dire del maschiaccio, che i ragazzini spesso li batteva (talvolta facendoli piangere), la passione che senza aspettare si tramuta in lavoro. Titoli a raffica fino alle Juniores, poi è diventata meno cannibale di quella Cannibale (sì, la "c" è proprio maiuscola) chiamata Marianne Vos, che della "Scando", o di "Cavallo pazzo", o chiamatela come vi pare, è una delle migliori amiche. Ma qui non si parla di amicizie, né di Vos, né di titoli vinti in passato dalla veronese di Tregnago. Quest'ultimi sono noti ai più e di dominio pubblico. Valentina Scandolara è giunta prima senza correre, almeno non ancora: mai infatti altre italiane avevano fatto parte di un team australiano e la Scandolara nel 2014 aprirà le danze vestendo la casacca dell'Orica-AIS di Emma Johansson. Si tratta rispettivamente di squadra e corridore numeri uno al Mondo secondo il ranking UCI.

La contattiamo mentre è a spasso con Alvin, il suo adorato collie. Il periodo è quello del meritato riposo della guerriera («ho ripreso la bici solo domenica, ho fatto un giretto, per il resto sono all'ingrasso. Bisogna staccare ogni tanto, no?»), la voce trasmette serenità e felicità per la nuova avventura, letteralmente invidiabile, che andrà ad iniziare. I diversi e ripetuti «Alvin! Vieni qua...» scandiscono la conversazione, spesso separando domande e risposte: simpatiche e piacevoli interruzioni nel discorso di una Valentina Scandolara che in realtà è serissima ed altamente professionale. Forse anche troppo per il ciclismo femminile, ma questa è davvero un'altra storia.

Partiamo da lontano? Partiamo dall'Australia?
«Che bella sorpresa, vero? In realtà l'Orica è una squadra che m'è sempre piaciuta e penso che si adatti al modo di correre che ho. Loro sono sempre aggressive, non è che si nascondano. Anche l'anno scorso, sebbene non fossi ai loro livelli m'è piaciuta molto come condotta di gara. Sentivo una sorta di affinità con l'Orica, altrimenti sarei restata in Cipollini. Ho avuto altri contatti ma ho scelto la squadra australiana».

Perché l'Orica e non un altro team straniero?
«Proprio perché mi piace da tanto, ho sempre pensato che se avessi lasciato la Cipollini avrei voluto correre nell'Orica, tutto qui. Del resto, credo che a chiunque piaccia l'Orica, non soltanto a me».

Al di là del fatto di essere la prima italiana che vi militerà, cosa ti aspetti da quest'avventura?
«Non tanto di vincere, ogni vittoria è legata a questioni di corsa. Però vorrei migliorarmi rispetto al 2013, in termini di affermazioni. Restando con i piedi per terra, mi piacerebbe sentirmi meglio rispetto a quest'anno, il che non significa solo vincere. Vorrei sentirmi migliorata, non sto certo a prefissarmi una gara piuttosto che un'altra come obiettivo. Voglio migliorare, ecco».

Per i miglioramenti dovresti essere capitata nel posto giusto, ma quanta libertà pensi di poter avere durante l'anno?
«Sono convinta che, come in ogni squadra, si debba anzitutto dimostrare di meritarsi il posto. Poi i ruoli cambieranno via via, come succede ovunque. Tra percorsi, periodi dell'anno e picchi di forma non parto - per dire - per fare bene nelle crono, come potrei..? Ognuna farà la sua corsa a seconda delle caratteristiche. Se dovrò essere la gregaria di Emma Johansson, lo sarò. Se sarò in grado di correre da punta lo farò, così come in molte occasioni dovrò tirare per i primi chilometri. Farò tutto questo perché il mio primo desiderio è di imparare tantissimo, il più possibile».

Emma Johansson sarà la capitana dell'Orica. Che rapporto hai con lei?
«Come persona mi piace, non la conosco bene, ci ho parlato qualche volta ma avrò modo di approfondire. Io e lei tecnicamente abbiamo caratteristiche affini, spero di essere in grado di lavorare in coppia con Emma».

"Spero di essere in grado", o "all'altezza", frasi che ripeti spesso.
«Non ritengo di essere una ragazza presuntuosa. Sarò l'ultima arrivata in Orica ed è naturale che sia un po' insicura! Se riuscissi a disputare una stagione come il 2013, so che sarei tra le ultime gregarie ad aiutare la Johansson. Prendiamo l'ultimo Thüringen: lì era spesso da sola nel finale di gara. Sì, qualche volta c'era la Cromwell, ma spesso eravamo io, lei, qualche Rabobank... Se correrò al livello di quest'anno sarò l'ultima a staccarmi da lei. Vorrei lavorare in coppia con Emma per vedere di riuscire a fare un po' di danni...».

Ciò che è certo sin da ora è che non farai ciclocross quest'inverno. Ti sposterai in pista?
«Quella di non fare ciclocross è un'esigenza mia, sostenuta anche dall'Esercito. Dispiace ma era da tre anni che facevo Pista, oppure Pista e Ciclocross, durante l'inverno. Adesso ho bisogno di staccare, per quest'anno andrà così».

In futuro ti rivedremo nel fango o darai più spazio alla pista, visto che l'Orica lavora molto sui 250 metri?
«Devo parlare bene con la mia nuova squadra ma spero che mi daranno il supporto dell'AIS, l'Australian Institute of Sport, che è avanzatissimo. A me piace moltissimo fare gare di qua e di là durante l'inverno, però quest'anno ci voleva questo stop. Mi mancheranno i cross ma in futuro li correrò ancora, così come tornerò su Pista se mi verrà data la possibilità. In fondo m'è sempre piaciuta».

Ed a marzo, come una piccola Vos, ti sei cimentata anche nella MTB, terza assoluta nel G.P. d'Inverno di Tregnago.
«Io potrei essere un'unghietta della Vos... Per quanto riguarda la gara in MTB, l'ho fatta ancora più sporca. M'è arrivata la bici tre giorni prima, mai disputata prima una corsa in MTB seria. La gara era dietro casa, sono andata a provare il percorso e via...».

La fai facile, eppure il passaggio da Élite - torniamo alla strada - non è stato troppo semplice.
«No, anzi, il passaggio è stato molto difficile, anche per episodi extra ciclistici. Ho avuto la fortuna di trovare le persone giuste. Nel 2011 alla Gauss ho avuto come ds la Pego (Luisiana Pegoraro, ds della MCipollini-Giordana, n.d.r.), nel 2012, alla Michela Fanini (scelta giusta o sbagliata che fosse, non ha importanza adesso), sono stata malata. Ho avuto la mononucleosi ma da quella stagione mi aspettavo tanto, invece non son potuta crescere. Quest'anno sono di nuovo andata in crisi all'inizio, tra cadute e problemini. La vittoria a Vaiano, al Trofeo Vannucci, mi ha sbloccata dal punto di vista mentale».

Ma non è tutto.
«Nella mia testa non mi sentivo ancora all'altezza di arrivare con le prime e così cercavo di portare a casa risultati come i traguardi volanti, i Gpm, cazzate del genere. Al Thüringen la Pego m'ha messo alle strette: non le importava che vincessi una maglia, a parte quella di leader, che ovviamente non era alla mia portata».

Voleva una tua vittoria di tappa.
«M'ha detto: 'Se mi porti a casa una maglia che non sia quella della classifica generale io m'incazzo, voglio che arrivi alla fine!'. E ok: nella prima tappa sono caduta, nella seconda c'è stata una volata e m'è cascata una davanti, che ho centrato. Dopo però ho ottenuto due terzi posti e la vittoria a Schmölln. Quella m'ha fatto scattare la mollettina nel cervello. Dovevo concentrarmi sull'arrivo, provarci di più. Aveva ragione la Pego».

Ma non sei andata forte solo al Thüringen. Durante tutto l'anno hai corso à la Scandolara.
«Sì, quest'anno riguardo alla Cipollini l'ho detto e sempre lo dirò: mi sono trovata benissimo, dai meccanici, alle ragazze, alla nostra presidentessa. Mi sono trovata molto bene con tutti. Se corri con attorno un ambiente che ti fa stare tranquilla è logico che in gara rendi di più. Senza problemi, sono anche maturata fisicamente. La Pego sa creare un bell'ambiente in squadra. Sia alla Gauss che alla Cipollini ero molto serena».

Non è un mistero che tu vada molto forte quando la tua ds è Luisiana Pegoraro.
«La Pego ti sprona a non subire la gara, è una grande motivatrice, una brava ds, mi ci son sempre trovata bene. A livello di testa in Cipollini mi hanno aiutata tutti. Quando c'è un gruppo ben assortito come quello di quest'anno è logico rendere meglio. Io penso che abbiamo dato molto di più di quanto sulla carta potessimo valere. Se valevamo tre (dico per dire eh) abbiamo reso per dieci».

Lasciare un così bel gruppo sarà doloroso per te.
«La decisione non era di andare via dalla Cipollini. È stata dolorosa da una parte, perché il gruppo che avevamo quest'anno era fantastico. C'era una bella atmosfera. Ho preso una decisione, spero di crescere in tutti i sensi all'Orica».

Ad approdare in una delle migliori squadre al Mondo ha sicuramente contribuito anche il tuo ottimo Mondiale.
«A Firenze il mio compito era quello di coprire la prima parte di gara, fino al circuito. Per i primi due giri avrei dovuto controllare e vedere come si sarebbe comportato il gruppo, quindi provare ad attaccare. In realtà m'è spiaciuto non dare un po' di più perché onestamente non stavo come il mese prima, quando al Trophée d'Or volavo. Succede, ma m'è spiaciuto non dare di più».

È realistico pensare ad un futuro da capitana in nazionale per te?
«Allora, se a Firenze avessi avuto la gamba del Trophée d'Or non sarei arrivata tanto distante dal gruppo principale. Poi è ovvio, il percorso era un po' troppo duro per me, dal 2012 mi son trasformata tantissimo e non so verso cosa andrò. Le mie compagne, penso a Elisa (Longo Borghini, n.d.r.) o Rossella (Ratto, n.d.r.), hanno meritato di arrivare dove sono arrivate. Quest'anno io, tattica o non tattica, non avrei potuto fare di più, quel giorno. Loro in salita vanno più forte di me ma andrò verso una crescita, si spera, no? L'obiettivo è quello, dare sempre il massimo. Poi se si arriva più in basso va bene uguale, l'importante è provarci».

Hai parlato di un cambio di caratteristiche da parte tua.
«Sì, io non ho mai fatto volate, non mi sento una velocista. Confrontandomi con le junior passate insieme a me, o prima di me, capisco che allora ero molto più veloce di adesso. Ora sono migliorata tanto in salita, sulle salitelle, sugli strappi. Diciamo sulle salite medie. Certamente non sono un corridore da Tour of Qatar o da corse in Olanda, da piattoni insomma. Poi le volate, se mi ci trovo, le faccio ma di certo non sono una velocista pura. Lo spunto veloce, inoltre, o ce l'hai o non ce l'hai. Sono un corridore da volate ristrette, non da volate di gruppo».

Sintesi perfetta di che "animale" sei.
«C'è anche da dire che non si possono sconvolgere le caratteristiche fisiche di un'atleta. Preferisco fare come sto facendo quest'anno anziché diventare una velocista. Naturale che se fossi una velocista pura direi che mi piace la volata di gruppo. Però non mi dispiace ciò che sto diventando, ecco».

Parlavi di gare in Olanda. Hai corso quattro criterium in estate, vincendone uno.
«C'era una settimana di buco tra il Thüringen e la Route de France, Marianne (Vos, n.d.r.) mi aveva invitata, ho accettato al volo. Mi sono divertita tantissimo con loro in Olanda».

Ti piacciono quei criterium?
«Tantissimo, e poi ti danno una gran gamba. È tutto un susseguirsi di attacchi e contrattacchi, curve, così per 60 km. Il primo giorno non sapevo come funzionava, allora ho pensato di fare quello che faceva Marianne, dal riscaldamento in poi. Il bello è che non s'è nemmeno riscaldata, è partita dopo dieci metri, ma non esagero! Io con lei, Brand e Van Dijk a freddo in fuga. Fortunatamente il giorno dopo ha pagato un po' lo sforzo ed ho vinto a Roosendaal battendo Emma Johansson. Mi hanno anche detto che quello è il criterium più importante d'Olanda».

E il pubblico?
«Scherzi? Ce n'è tantissimo ed ha una grande passione. Ad ogni curva, per tutto il circuito, c'è gente che urla, che ti incita. È come il Tour. Quasi...».

A proposito, sei una delle grandi sostenitrici della petizione per avere un Tour de France femminile.
«Io penso che ci debba essere un Tour al femminile, su questo siamo d'accordo tutti».

Mica tutti tutti in realtà. Prendi Rochelle Gilmore o Laura Trott...
«Certo, la Gilmore sostiene che il femminile debba essere promosso attraverso altri canali, non con un Tour femminile. È semplice dir questo quando sei a capo della squadra femminile con più budget al mondo, o quando si va in tv e si esce spesso sul Guardian. Anche la Trott non ritiene necessaria la convivenza di corse maschili e femminili. Grazie tante, corre in pista insieme agli uomini! Io ci sono stata in Inghilterra e nei negozi di articoli sportivi come testimonial della Adidas ci sono anche le cicliste, le campionesse olimpiche. Dovrebbero sapere che in Olanda e in Italia le cose sono un po' diverse».

Ecco, da dove partiresti per migliorare il ciclismo femminile?
«Intanto si dovrebbero affiancare le gare maschili a quelle femminili. Chiederei poi maggior appoggio da parte dei media, in generale. Poi ci sono le squadre; ad esempio per ciò che riguarda la situazione italiana chiederei un po' più di serietà. Attualmente ci sono un paio di squadre affidabili da noi, non di più».

Purtroppo è così, ma come si sbroglia la matassa?
«In Italia c'è una gran chiusura mentale. Per esempio, un'altra cosa che chiederei alle squadre maschili sarebbe creare una sezione femminile. L'investimento sarebbe minimo, se ci dessero anche la struttura la spesa diminuirebbe ancora. Il ciclismo femminile italiano ne uscirebbe molto arricchito».

All'estero molte squadre maschili hanno anche quella femminile.
«Certo, basti prendere la Rabobank, l'Orica, la Argos, pure la Lotto, che fa una squadra piccolina ma esiste. Negli Usa dal 2014 ci sarà la Unitedhealthcare. In Italia la Cipollini ha un po' della Vini Fantini, anche se non tanto. Un altro fatto che arricchirebbe è avere i ds che hanno lavorato nel maschile per le squadre femminili. La Rabobank con Koos Moerenhout lo fa, per esempio. Il ciclismo maschile è avanti in tutti i sensi. Le squadre maschili sono più professionali in ogni campo, dal nutrizionista fino ad arrivare al meccanico».

E non si può trascurare la sicurezza.
«Già, la sicurezza è molto importante. Qui però voglio fare una precisazione, non per difendere le gare di fine stagione, dove sono successi fatti che non si possono sostenere in una corsa. Però in Olanda la situazione non era molto migliore: strade strette, macchine parcheggiate... Quello che chiediamo è la sicurezza minima, in modo da sapere che non vai a morire in gara! Al Toscana le ragazze, sia quelle che hanno scioperato e non sono partite, sia quelle che hanno corso una tappa neutralizzata, l'hanno fatto per le ultime, che in generale sono le meno protette dal traffico e da altri imprevisti. Questo non l'ha detto nessuno, mi pare».

In conclusione, il ricordo più bello della tua stagione 2013?
«Sicuramente la vittoria al Thüringen, ma pure quella in Olanda, al criterium di Roosendaal, è prestigiosa. In fondo ho battuto Emma Johansson in uno sprint a quattro».

E qui torniamo al discorso di partenza, l'Orica. Come ti senti ad essere stata scelta da loro?
«Soddisfatta. Anzi no, quando si è soddisfatti ci si adagia sugli allori... Mi sento motivata, ecco. Sarò una delle tre straniere in una squadra australiana, che lavora per lo sviluppo del ciclismo australiano. Le altre due straniere sono Emma Johansson e Loes Gunnewijk... Evidentemente l'Orica ha visto in me qualcosa. Ed io intendo dare il massimo, migliorandomi rispetto a quest'anno per dimostrar loro che ciò che di buono hanno visto in me c'è».


Francesco Sulas, cicloweb.it
 
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#6
Intervista a Valentina Scandolara su cyclingnews.com, parla del suo passaggio all'Orica con la preparazione effettuata in questo inizio 2014 ed evidenziando l'approccio maggiormente professionale rispetto alle squadre italiane che non hanno gli stessi mezzi soprattutto economici, di come si può integrare nelle dinamiche di squadra il suo modo di correre sempre all'attacco, e infine fa un accenno al Giro del Qatar appena iniziato che l'Orica punterà a vincere correndo in maniera aggressiva proprio come piace a lei

http://www.cyclingnews.com/news/scandola...lian-teams
 
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#7
10 Minutes With… Valentina Scandolara
 
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#8
Valentina Scandolara molto seguita dai media stranieri a quanto pare, in questa occasione è il sito spagnolo elpeloton.net a pubblicare un'intervista alla veronese dell'Orica-AIS

Interview with Valentina Scandolara: “Bira is my favorite race”
 
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#9
Valentina Scandolara: “L’Australia, un altro mondo…e che grande la Johansson!”

LAVENO MOMBELLO (Varese) – Alla partenza del Trofeo Alfredo Binda, Valentina Scandolara si è rivelata quasi profetica nell’elogiare la compagna di squadra Emma Johansson: “Lavorare con una campionessa come lei è davvero una grande soddisfazione, perché si tratta anche di una persona straordinaria, oltre che di un’atleta così vincente“; la svedese, infatti, si è poi imposta sul traguardo di Cittiglio.

La ventitreenne di Tregnago milita da quest’anno nella Orica-AIS e la sua esperienza dall’altra parte del mondo è a dir poco esaltante: “Qui in Australia c’è un altro tipo di organizzazione, un’altra preparazione: si tratta di una realtà molto diversa dalla nostra. Inoltre, ho la fortuna di essere in una delle squadre più importanti a livello globale e tra noi compagne c’è sempre grande collaborazione: per questo, resto convinta di potermi ritagliare qualche bella soddisfazione personale. Penso in particolare al Campionato Nazionale e credo di poter far bene sul circuito mondiale di Ponferrada“.

olimpiazzurra.com
 
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#10
Valentina Scandolara oggi ospite a Anteprima Giro, speriamo la facciano parlare un po' di più rispetto alle sue colleghe invitate nei giorni scorsi
 
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