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Wout Van Aert
#31
Per me era uno dei primi tre favoriti e l'impressione è che anche lui si sentisse tale, tanto da non aver provato a muoversi con convinzione prima degli ultimi due muri.
Una volta lì, però, le forze, soprattutto sul Paterberg (cominciato in seconda posizione del gruppetto e finito in settima), sono venute a mancare.

Rispetto a GVA/Kristoff/MvdP mostra tutte le difficoltà a recuperare nel breve di cui abbiamo già parlato e che sono una mancanza grave in una corsa senza momenti di respiro negli ultimi 60 km come il Giro delle Fiandre (i segreti di Museeuw per vincerlo: 1) conoscenza delle strade 2) abilità tecnica 3) recupero nel breve).
Sul singolo muro magari stacca tutti, come alla G-W, però quando deve concatenare gli sforzi va in difficoltà.

A mio avviso dovrebbe correre in maniera più offensiva, soprattutto nelle gare di avvicinamento, per imparare a conoscersi meglio, a individuare con certezza i suoi limiti e i suoi punti di forza, e trovare così il modo di interpretare la gara che più gli si confà.

A Roubaix comunque me lo aspetto sul podio o giù di lì, dopotutto anche l'anno scorso andò molto più forte in Francia che nelle Fiandre.
 
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#32
Fermo restando che la squadra non lo ha di certo aiutato, gli è andata bene ad aver dovuto inseguire la seconda volta quando davanti c'era Kreder e la corsa non era ancora lanciatissima.

Impressionante menata a Mons-en-Pevele, con curva kawabonga da far impallidire Sagan, e davanti a fare il ritmo sul pavé poco prima dello scoppio.

L'inseguimento gli ha tolto tanto, ma il crollo nel finale, inusuale per un combattente come lui, mi da da pensare a una non ancora piena padronanza di chilometraggio e corsa tirata.


Alla fine della sua campagna delle classiche mi sento di dire che ha raccolto meno di quanto avesse nelle gambe, per motivi diversi: in particolare sfortuna, squadra e attitudine nei finali di corsa.
 
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#33
Comunque non è assolutamente un fenomeno, come leggo in giro.

Dopo foratura+caduta+inseguimento solitario VdP ne aveva ancora per staccare tutti sul Paterberg.

Lui, ieri, in una situazione simile, è esploso a 20 km dall'arrivo e alla fine è arrivato abbondantemente dietro anche al suo compagno di sfighe Haussler che 50 km prima faceva fatica a tenergli la ruota.

Corridore molto forte che vincerà qualche grande corsa in stagioni di grazia. Il termine fenomeno lasciamolo per altri.
 
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#34
Campione? Sì.

Nel ciclocross senza dubbio, su strada non si è ancora consacrato, tuttavia per trovare chi ha conciliato a un così alto livello le due discipline bisogna andare indietro nel tempo e scomodare fior di campioni. 

Fenomeno? No. O meglio, dipende dalla pietra di paragone.

Se è VdP non può che uscire dal confronto con le ossa rotte.
VdP alla stagione di esordio ha risultati migliori di WvA alla seconda stagione e non ha perso niente nel cross, anzi.

Se invece sono gli stradisti a tempo pieno l'appellativo ci sta. Voglio vedere gli uomini forti delle classiche se sono in grado di seguire il suo calendario invernale (30 cross) e poi fare la primavera su strada.

Poi possiamo discutere se, in senso assoluto, ha quel misto di carattere, naturalezza, panache e implacabilità che contribuisce, oltre alle gambe, a creare il fenomeno.

Secondo me ha solo alcune di queste qualità.
 
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#35
La sua rimonta alla Roubaix mi ha esaltato. Poi però bisogna considerare anche il fatto che gli si è spenta la luce abbastanza presto.

Va rivisto. Ha fatto una buona gara, ma non ha colto risultati. Su strada non credo diventerà mai un fenomeno epocale, però si toglierà alcune belle soddisfazioni presumo.
 
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#36
La Roubaix è la sua corsa e la vincerà prima o poi secondo me.

Oltre alle classiche e alle corse di un giorno in generale, c'è per lui tutto un ciclismo da esplorare, soprattutto se volgerà sempre più l'attenzione alla strada: a crono ad esempio può fare grandi cose.
 
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