Il Nuovo Ciclismo

Versione completa: Tony Martin
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Martin, nessun intervento chirurgico per il tedesco
I sanitari dell'ospedale di Zurigo, nel quale da ieri è ricoverato Tony Martin, hanno deciso di non ricorrere ad un intervento chirurgico per ridurre le fratture al volto riportate dal corridore tedesco investito due giorni orsono da una vettura mentre rientrava a casa al termine di un allenamento. Martin dovrà soltanto osservare un periodo di riposo ancora da quantificare per permettere la calcificazione delle ossa prima di riprendere l'attività. Tra l'altro ulteriori esami hanno permesso di riscontrare piccole frattura anche alla scapola e al braccio.
«Oggi sto molto meglio - ha detto Martin - e sono felice che le fratture non richiedano un intervento chirurgico. Ho potuto tornare a casa e credo che questa sia la medicina migliore. Il giorno dell'incidente continuavo a pensare “perché questo è successo a me?”, ora devo dire che mi sento fortunato, poteva andare molto peggio. Vorrei ringraziare tutto il personale medico per il grande lavoro e il personale medico del team, la mia famiglia che è sempre stata l mio fianco e tutti coloro che hanno voluto manifestarmi il loro affetto».

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I protagonisti dell'anno scorso hanno un destino tragicomico quest'anno

Gilbert fuori forma
T.Martin sfortunato,ma non è parso nemmeno super
Goss irriconoscibile
Nuyens Ko
Cobo non s'è ancora visto
Cavendish in coma in primavera
Contador squalificato
Evans non pare ancora al Top...
Zaugg lasciamo perdere

I detentori di Gt e Classiche,oltre che dei Mondiali bersagliati quest'anno Facepalm
La condizione fisica di Tony Martin sta migliorando. Il campione del mondo della cronometro - investito una settimana fa in allenamento - è tornato in sella, anche se per breve tempo.
"Sono davvero felice: ho pedalato per 30 minuti ieri su una pista ciclabile vicino a casa e oggi sono uscito ancora una volta in sella per circa un'ora. Ovviamente non si tratta di allenamenti, ma solo di passeggiate. Sto cercando di ascoltare il mio corpo e sto pedalando senza prendere alcun tipo di rischio». (tuttobiciweb.it)
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ufficio stampa Omega Pharma

Omega Pharma, martedì Tony Martin torna a correre
Tony Martin torna alle corse martedì nella Rund um den Finanzplatz Eschborn a Francoforte: due settimane dopo essere stato investito da una vettura mentre si allenava, il campione del mondo della crono ritrova le competizioni mostrando una «grande forza di volontà» come spiegano i responsabili della Omega Pharma Quick Step.
«Sono molto felice di tornare in gruppo, anche se solo negli ultimi giorni sono riuscito a fare degli allenamenti di qualità. Il dolore per le fratture al volto sta passano piano piano, ogni giorno va meglio ma è certo che non mi sento di prendere alcun rischio. Mi interessa solo vedere come reagisce il mio corpo in gara: è importante per me tornare a correre nel mio paese, ho fatto di tutto per riuscirci».

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Il segreto di Tony Martin è... la carta vetrata
Sulla punta della sella, per mantenere la posizione ideale

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Tony Martin ha vinto ieri la crono del Mont Saint Michel e per riuscire in questa performance ha un segreto. Alla faccia della tecnologia, di tratta di... carta vetrata. Sulla punta della sella, infatti, il tedesco ha incollato una striscia di carta vetrata: un rimedio pratico per obbligarsi a mantenere la posizione ideale durante la cronometro. Una scelta da fachiro, ma il buon Martin ormai non stupisce più visto quanto è alta la sua soglia del dolore... (clicca QUI per vedere la pagina di sudinfo.be con le foto tratte dal filmato di Sporza, la tv belga).

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Geniale(pazzo)ma geniale
da oggi in poi lo scartavetramento di uallera non è più soltanto una colorita figura retorica
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Uno che rimane in corsa con una contusione al polmone merita solo questo:
AveAveAveAveAveAveAveAveAve
Nella prima foto sembra un morto :O
Soprattutto per il pallore cadaverico :o
Ma quando l'hanno messo in barella, dopo tappa?

Il traguardo come l'ha tagliato sennò
(12-07-2013, 07:04 PM)~Danilo Ha scritto: [ -> ]Ma quando l'hanno messo in barella, dopo tappa?

Il traguardo come l'ha tagliato sennò

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Anche Tony Martin vuole il record dell'ora
Dopo Bradley Wiggins e Fabian Cancellara, un altro corridore annuncia la volonta' di dare l'assalto al record dell'ora: Tony Martin. Il campione tedesco, tre volte iridato a cronometro e argento olimpico a Londra nella corsa contro il tempo, punta a migliorare il record di 49,7 km stabilito nel luglio 2005 dal ceco Ondrej Sosenka.
"So che ci stanno pensando anche i miei rivali Cancellara e Wiggins" ha spiegato l'atleta della Omega Pharma Quick Step "Ma il record dell'ora è un obiettivo che ho in un angolino della mia testa: la prospettiva di diventare l'uomo piu' veloce del mondo mi motiva".

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Calendario semi-classico con Dubai, Algarve, Tirreno, Sanremo, Paesi Baschi, Romandia, Belgio, Delfinati/Svizzera, Tour, Vuelta, Mondiale
Omega Pharma, Tony Martin vicino al rinnovo
Le parti si sono incontrate durante il giorno di riposo

Tony Martin e la Omega Pharma Quick Step sono sempre più vicini al rinnovo del contratto. A confermarlo al Nieuwsblad è il procuratore del corridore, Jorg Werner, che martedì ha incontrato il team manager Patrick Lefevere a Besançon, nel giorno di riposo del Tour de France. «Ci sono ancora piccoli dettagli da definire, ma ci siamo: Tony Martin si prepara a vestire la maglia della Omega per altre due stagioni» ha detto Werner.

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Tony Martin annuncia il suo rinnovo con la Quick Step e apre alla possibilità, a partire dal 2017, di un suo possibile cambio di direzione: non solo cronometro dunque, ma... Fino ad allora però rimarrà completamente concentrato ad allenare e migliorare le sue abilità attuali.

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Martin: «Sì all'ora, ma prima viene la strada»
«Ne parlerò a dicembre con la squadra»

Tony Martin conferma di pensare al record dell'ora: «Vorrei metterlo in programma per il 2015 - ha confermato il tedesco a Radsport-news - ma senza che questo condizioni il mio programma su strada, che resta prioritario. Ne parlerò nel prossimo raduno di dicembre con la squadra, comunque, perché vorrei provarci davvero. Wiggins? Se deciderà di fare il record sarà il favorito perché ha una attitudine per questo esercizio».

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Tony Martin: «Voglio testarmi nelle classiche»
«Gli altri obiettivi sono il 4° mondiale e una tappa al Tour»

Alla soglia dei trent’anni, Tony Martin sceglie nuovi obiettivi. «Il 2015 per me è stata una stagione con molti alti e bassi: l mio obiettivo principale era quello di conquistare una tappa e la maglia gialla al Tour de France e l’ho raggiunto il mio obiettivo. Di contro, non ho bene quanto mi aspettavo in primavera. La condizione è sempre stata buona, ma non ho avuto fortuna. E nel finale mi sono concentrato sui Campionati del Mondo di Richmond, ma non avevo le gambe per conquistare la maglia iridata e per me è stata una grande delusione».

Per quest’anno il tedesco ha ben chiari gli obiettivi: il quarto titolo mondiale nella cronometro e un'altra vittoria di tappa al Tour de France. Ma c'è di più e Tony Martin ha deciso di affrontare per la prima volta le classiche del Nord.

«Ho parlato con la squadra alla fine della scorsa stagione e accettato la proposta di affrontare le classiche belghe e le semi-classiche. Quindi correrò Omloop Het Nieuwsblad e Dwars door Vlaanderen e se tutto andrà bene cercherò di avere un posto nella squadra per Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix. Ovviamente non posso dire che vado per vincere, ma voglio mettermi alla prova. Sarebbe bello essere utile alla squadra in quelle gare: questa primavera per me sarà una sorta di test e se i segnali saranno buoni mi piacerebbe continuare su questa strada».

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Tony Martin: «Riconquistare il mondo, scoprire il pavé»
Il tedesco della Etixx Quick Step indica i suoi grandi obiettivi

Tony Martin è una leggenda delle cronometro con tre maglie iridate nel cassetto, ma è anche un corridore che ha dimostrato di essere in grado di conquistare vittorie strepitose nelle corse su strada grazie ai suoi audaci attacchi. Nato a Cottbus il 23 aprile 1985, professionista dal 2008, 75 kg per 1.86 cm, vive in Svizzera con la fidanzata Anna Katarina e nella stagione scorsa ha realizzato uno dei suoi sogni più grandi, vale a dire indossare la maglia gialla del Tour de France, la corsa preferita, dopo aver vinto la quarta tappa con arrivo a Cambrai.

Nonostante il suo incredibile palmares, Panzerwagen vuole raggiungere nuovi traguardi nel 2016 e dimostrare a tutti di essere il numero uno nelle prove contro il tempo dopo l’ultimo mondiale in cui ha deluso, in primis se stesso. Ben chiari gli obiettivi: il quarto titolo mondiale nella cronometro e un’altra vittoria di tappa al Tour de France. Ma c’è di più e Tony Martin ha deciso di affrontare per la prima volta le classiche del Nord.

Hai corso a Dubai: come prosegue la tua stagione?
«Da domani correrò l'Algarve, poi Het Nieuwsblad, Strade Bianche e Tirreno-Adriatico. Come annunciato, disputerò la campagna del nord. Fino a un paio di anni fa odiavo il pavé, ma strada facendo ho cambiato idea: la prima volta che l’ho affrontato sono caduto e mi sono fatto parecchio male, la volta successiva è andata meglio e la terza ho vinto. Dopo il successo al Tour nel giorno del pavé, mi è venuta voglia di provare. Questa sarà la mia nona stagione da prof, è arrivato il momento di pormi nuovi obiettivi, di avere nuovi stimoli, di cambiare modo di allenarsi. Correrò Omloop Het Nieuwsblad e Dwars door Vlaanderen e, se tutto andrà bene, cercherò di conquistarmi un posto nella squadra per Gand-Wevelgem, Giro delle Fiandre e Parigi-Roubaix. Ovviamente non posso dire che mi presenterò al via per vincere, ma voglio mettermi alla prova. Sarebbe bello essere utile alla squadra in quelle gare: questa primavera per me sarà una sorta di test e se i segnali saranno buoni mi piacerebbe continuare su questa strada».

Che aspettative hai per le classiche?
«Non ho obiettivi concreti, voglio aiutare la squadra, se così facendo poi riuscirò ad ottenere un buon risultato tanto meglio. Il nostro team è il più forte in questo tipo di gare, apprenderò molto dai miei compagni, non vedo l’ora di inziare le prime corse. Devo imparare i percorsi, i punti critici, la strategia di corsa che è diversa da quella delle corse a tappe. Sono un novellino delle classiche belghe, ma sono ottimista perché sono nel posto giusto in cui assimilare tutte le nozioni fondamentali. Tom (Boonen, ndr) ha dichiarato che è convinto che un giorno vincerò la Roubaix, sono onorato perché lui è Mr Pavè e spero abbia ragione».

Visti i trascorsi, non hai paura di farti male?
«Se pensi ai rischi non prendi parte a nessuna corsa, nemmeno al Tour, che invece correrò anche quest’anno. Il ciclismo è uno sport rischioso ed è vero, se cadi ti giochi le Olimpiadi e i Mondiali, ma non ha senso rinunciare a certe occasioni per una corsa sola. Inoltre il percorso di Rio non è così adatto a me, vincere l’oro obiettivamente non è il pronostico più probabile. La preparazione per le classiche con lavori intervallati, inoltre, può essere buona in vista di un tracciato così duro. Stavo pensando di disputare il Giro d’Italia ma facendo le classiche sarebbe stato troppo duro tirare lungo senza mai fermarsi».

Come hai vissuto l’arrivo di un altro tedesco in squadra?
«Marcel Kittel non è solo un mio connazionale, ma un amico di lunga data. Ho un bel rapporto con tutti nel team, ma è bello avere al proprio fianco una persona che ti conosce da tanti anni e con cui puoi parlare anche di questioni personali. In ritiro abbiamo allestito la “stanza tedesca”, sono sicuro in questa stagione riusciremo a raccogliere tanti bei risultati insieme. Rispetto a quando facevamo il treno per Cavendish non cambierà molto, ma senz’altro sia in gara che sul bus si parlerà di meno (sorride, ndr). Battute a parte, il mio ruolo sarà il solito. Abbiamo il nostro programma, sappiamo cosa dobbiamo fare per lanciare lo sprint, dobbiamo portarlo ai 200 metri come facevamo con Mark, poi la responsabilità sarà sua».

Raccontaci la tua storia. A che età hai iniziato a pedalare?
«Da piccolo giocavo a calcio e sognavo di diventare un campione, ma verso i 13-14 anni ho realizzato che non ero abbastanza bravo per diventare un professionista così ho provato col ciclismo. La mia prima bici è stata quella di mamma. Mio papà aveva corso nelle categorie minori, è stato il mio primo allenatore e fin dall’inizio, anche grazie ai suoi consigli, ho riscosso parecchio successo. Vittoria dopo vittoria è cresciuta la mia passione, tanto che ho scelto di intraprendere persino una scuola a indirizzo sportivo. La prima gara a cui partecipai era in un parcheggio, in un circuito con a terra i cuscini e le balle di fieno, finii secondo o terzo nonostante gareggiassi con tanti ragazzi più grandi di me. Fu un buon risultato per il morale».

Come trascorri il tempo libero?
«Sono una persona normalissima, forse anche un po’ noiosa, quando non sono in giro per il mondo amo stare a casa rilassarmi, con gli amici e la famiglia attorno a me. Ho due fratelli, uno più grande e uno più piccolo di me, che non praticano sport; mamma è dottore e papà insegna alle persone come riparare le bici. Non ho hobby particolari, però mi piacciono le macchine. Oltre a guidarle, leggo riviste dedicate e guardo film che ne trattano, mi tengo informato insomma».

Il tuo miglior pregio e il peggior difetto?
«Sono un lottatore, quando voglio qualcosa faccio di tutto per raggiungerla e questo può essere sia un bene che un male perché se ho un desiderio cerco di esaudirlo subito, immediatamente. Non sono paziente. So di essere apprezzato perché sono un “duro”, uno che ci mette l’anima sia quando vince che quando perde, non mi definirei un atleta vecchio stampo ma più semplicemente “tedesco”».

La top 3 delle tue vittorie?
«Al primo posto metterei il primo titolo di campione del mondo che ho vinto, seguito dalla tappa dell’anno scorso al Tour de France e dalla medaglia d’argento conquistata a Londra 2012, la mia prima Olimpiade».

Immagina il podio di Rio e quello dei prossimi mondiali a crono in Qatar: chi vedi lassù?
«Alle Olimpiadi dal gradino più alto al più basso direi Froome, Dumoulin e (spero) io ma è difficile fare un pronostico ora, perché il tracciato è più per scalatori che per passisti. Per la sfida iridata invece voglio dimostrare di esserci, dopo la sconfitta bruciante dell’anno scorso. A Richmond ho vissuto la classica giornata no, ho sofferto le conseguenze dell’infortunio del Tour, non ci sono arrivato con la preparazione ideale e ho dovuto pagare dazio. Da allora ho cambiato molte cose: totalmente la posizione in sella, su cui stiamo continuano a lavorare, alcuni materiali, i programmi di allenamento... Mi auguro che a Doha si possano vedere i frutti dei nostri sforzi. Dovrò vedermela con Dumoulin, Cancellara, Malori che è andato molto forte l’anno scorso e non solo. La lotta per il podio sono convinto sarà più aperta rispetto all’ultima edizione».

Come ti immagini tra 10 anni?
«Voglio correre ancora a lungo, ma a volte mi capita di pensare al futuro: vorrei guardarmi indietro e scoprirmi soddisfatto della mia carriera. Se non avessi fatto il corridore? Probabilmente sarei diventato poliziotto visto che ho studiato per quello. L’accademia militare mi ha dato molta disciplina. Pensando al futuro, sogno una bella famiglia: vorrei diventare papà e avere una vita tranquilla».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di febbraio
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