Il Nuovo Ciclismo

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Squadre che chiudono, i Manager facciano mea culpa e diventino imprenditori di ciclismo
Sulla “Gazzetta” di ieri, i Team Manager di alcune squadre ciclistiche hanno evidenziato le difficoltà e le incertezze che una squadra Professional o Continental deve affrontare. Pare che circa trenta corridori più altro personale restino senza lavoro e di questo ci spiace moltissimo, così come per il fatto che il ciclismo italiano perderà tre o quattro squadre rispetto alla stagione appena trascorsa, però è doverosa una riflessione.

Innanzitutto, crediamo che i Team Manager (anche quelli delle Pro Tour) non siano esenti da colpe, anzi, che siano i principali colpevoli di tutto questo. Se consideriamo una società ciclistica professionistica come un’azienda (quale dovrebbe essere), le colpe dei Team Manager, che spesso di quell’azienda sono i titolari, appaiono ancora più grandi.

Abbiamo già avuto modo di scriverlo altre volte, squadre allestite con sponsor annuali, con la maggior parte dei corridori che pagano per poter correre devono sparire senza appello. Un sistema serio non può poggiarsi su società il cui unico scopo pare essere quello di garantire uno stipendio al Team Manager.

Immaginiamo un fornaio che di anno in anno a settembre non sa se continuerà o chiuderà l’attività. Già questo sarebbe sufficiente per comprendere i limiti del ciclismo professionistico, con società che spesso non sono proprietarie neppure delle ammiraglie che utilizzano e in cui manca completamente la programmazione, squadre che vengono allestite nel mese di novembre con contratti annuali. Se con queste basi i Team Manager riuscissero a garantire la massima visibilità e gestendo aziende in salute sarebbero molto fortunati o degli autentici fenomeni.

Prendiamo Fabio Bordonali che a Ghisalberti dichiara che al momento non ha neppure un corridore e che “i corridori sono il problema minore”. Tornando all’esempio di prima, è un po’ come se il nostro fornaio dicesse che il problema minore è avere gli strumenti per fare il pane.

Il ciclismo è uno sport in difficoltà per mille aspetti, ma nessuna difficoltà può giustificare approssimazione e l’assenza di programmazione.

Il Team Manager, quando è proprietario della squadra, dovrebbe essere un vero e proprio imprenditore e non ragionare tirando a campare come farebbe un semplice dipendente.

Analizzando gli introiti di un club di Serie A di calcio si scopre che dagli sponsor arrivano solo tra un terzo ed un quarto delle entrate complessive. Se “sua maestà” calcio è in questa condizione, solo degli illusi possono pensare che le società ciclistiche professionistiche possano basarsi solo ed esclusivamente sulle entrate degli sponsor.

Questa crisi potrebbe essere lo stimolo giusto affinché anche il ciclismo guardi ad altre fonti di introito. Ecco perché Fabio Bordonali potrebbe fare una squadra puntando sui giovani, vincolandoli con contratti pluriennali e provando a cedere di anno in anno i migliori a squadre Pro Tour intenzionate ad ingaggiarli. In questo modo il proprietario della squadra sarebbe anche imprenditore, più o meno come fa la famiglia Pozzo che ha trasformato il calcio da hobby a fonte primaria di reddito. Ogni anno infatti una rete di osservatori all’avanguardia e un centro giovanile tra i più efficienti in Europa produce campioni su cui ogni anno vengono realizzate delle ottime plusvalenze che consentono all’Udinese di militare in Serie A praticamente a costo zero dando al suo presidente Pozzo una certa fonte di guadagno variabile a seconda delle stagioni.

Nel ciclismo non funziona così e nessuno pare intenzionato a fare il salto, Bordonali (ci perdoni se prendiamo solo lui ad esempio, ma potrebbe valere veramente per tutti) trova lo sponsor, sottoscrive un contratto annuale, ingaggia corridori tutti con contratto annuale o al massimo, il campione, con un biennale, tutto per l’anno dopo è un punto interrogativo. Di cosa è proprietaria la società ? Come dicevamo, forse solo delle ammiraglie ammesso che non siano il leasing.

Fino a che non si capisce che le società ciclistiche professionistiche vanno gestite in modo opposto a quello attuale, e molto più smile a quello di una qualunque azienda dal fatturato milionario, il ciclismo non potrà risorgere. Passi tutto questo, ma almeno che i Team Manager ci risparmino le loro lamentele.

ciclismo-online.it
L'idea è molto buona ovviamente, però per adesso mi sa che funzionerebbe molto in astratto e poco in concreto. Sia perchè nel ciclismo è difficile fare programmazione ad alti livelli, figuriamoci a bassi (e se non c'hai soldi voglio vedere come fai a dare garanzie per contratti pluriennali); sia perchè - se non sbaglio - l'indennizzo che viene dato ad una società per il trasferimento di un proprio corridore sotto contratto viene calcolato in base allo stipendio che il corridore percepisce: quindi siamo punto e a capo...

Ci sarebbero da risistemare un po' di cose insomma se si volesse adottare un sistema del genere. E la cosa dovrebbe partire dall'alto ovviamente...
sono d'accordo con quello che dici

non esiste proprio un sistema al momento per fare una cosa simile
anche perché chi glielo fa fare ad una squadra di provare a "comprare un corridore" per quanto forte se puoi firmare il migliore che trova in giro in scadenza