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1982, la fucilata di Goodwood
Inviato da: Paruzzo - 01-06-2017, 11:11 PM - Risposte (2)

1982, la fucilata di Goodwood
Bernard Hinault coglie la sua prima doppietta Giro-Tour, alcune meteore trovano vittorie importantissime nelle classiche e dopo la delusione dell'anno precedente Beppe Saronni vince il Campionato del Mondo con un'azione rimasta celebre come "fucilata di Goodwood".

[Immagine: tumblr_nu7q4h_TM0_V1rihx5xo1_500.jpg]
Saronni negli ultimi metri del Mondiale 1982 - bicioggi.com

Correva l'anno 1982, finiva la guerra delle Falkland, veniva prodotto il primo compact disc, Gabriel Garcia Marquez vinceva il Premio Nobel per la letteratura e il 12 luglio a Madrid l'Italia batteva la Germania 3-1 trionfando nel Campionato Mondiale di calcio.
Contemporaneamente nel mondo del ciclismo il campione del mondo Bernard Hinault confermava il suo dominio nei Grandi Giri, Contini diventava il secondo italiano a trionfare alla Liegi, nel percorso della Milano-Sanremo veniva inserita la Cipressa e Beppe Saronni coglieva la sua vittoria più ricordata.

Febbraio e marzo

All'inizio della stagione l'olandese Theo De Rooy si aggiudica il Trofeo Laigueglia, il belga Fons De Wolf vince l'Het Volk, il suo connazionale Jan Bogaert l'E3 Harelbeke e Giuseppe Saronni fa sua la Milano-Torino.
L'irlandese Sean Kelly vince quattro tappe e la classifica generale alla Parigi-Nizza, cominciando un dominio che durerà quasi fino alla fine degli anni 80. Dietro di lui Duclos-Lassalle e il belga Jean-Luc Vandenbroucke. Dopo la Milano-Torino per Saronni c'è gioia anche alla Tirreno-Adriatico, con due tappe davanti e la vittoria finale davanti a Gerrie Knetemann e al giovane statunitense Greg Lemond.
La 73esima edizione della Milano-Sanremo si corre il 20 marzo. Viene inserita nel percorso la salita della Cipressa, prima del Poggio. Al km 8 se la svignano in tredici: agli iniziatori della fuga (Bortolotto, Daniele Antinori, Stefano Boni, Cesare Cipollini, Roberto Bressan e il francese Pascal Guyot) si aggiungono Guido Bontempi, Walter Delle Case, Sergio Santimaria, Mauro Angelucci, i francesi Alain Bondue e Marc Gomez e il belga Hendrick De Vos. Comincia a piovere e il gruppo procede ad andatura blanda, sul Turchino il distacco è di circa 11' ma il freddo e il nevischio costringono Battaglin, Beccia, Baronchelli, Thurau e il favorito Saronni al ritiro. Battaglia sulla Cipressa dove Bondue precede Gomez mentre sul Poggio i due procedono affiancati: nella discesa, però, Bondue scivola sull'asfalto bagnato e il 28enne Marc Gomez, neoprofessionista, giunge incredulo a Sanremo con 10" sullo sfortunato connazionale. Moreno Argentin è terzo a ben 2'01".

Top 10 Milano-Sanremo
1. Marc Gomez (Wolber-Spidel) FRA 7h04'12''
2. Alain Bondue (La Redoute) FRA a 11''
3. Moreno Argentin (Sammontana) ITA a 2'01''
4. Francesco Moser (Famcucine) ITA st
5. Tommy Prim (Bianchi-Piaggio) SWE st
6. Claudio Bortolotto (Del Tongo) ITA st
7. Silvano Contini (Bianchi-Piaggio) ITA st
8. Patrick Versluys (Boule d'Or) BEL a 2'42''
9. Leo van Vliet (TI-Raleigh) NED a 3'35''
10. Walter Delle Case (Atala) ITA st
Al Critérium International è un giovane francese, compagno di Hinault, a mettersi in mostra e a vincere la classifica finale: Laurent Fignon.

Aprile

Il 4 aprile si svolge la 66esima edizione del Giro delle Fiandre. Come alla Milano-Sanremo il vincitore è un carneade, il belga René Martens, che se ne va da solo prima del Muur e giunge sul traguardo con una ventina di secondi di vantaggio sui suoi più quotati connazionali Eddy Planckaert, Rudy Pevenage e Michel Pollentier.

Top 10 Giro delle Fiandre
1. René Martens (Daf Trucks) BEL 6h35'40"
2. Eddy Planckaert (Splendor-Wickes) BEL a 21''
3. Rudy Pevenage (Capri Sonne) BEL st
4. Michel Pollentier (Safir) BEL st
5. Jan Bogaert (Europdecor) BEL a 45''
6. Palmiro Masciarelli (Famcucine) ITA st
7. Patrick Versluys (Boule d'Or) BEL st
8. Gary Verlinden (Boule d'Or) BEL st
9. Marc Sergeant (Boule d'Or) BEL st
10. Johan Van Der Velde (TI-Raleigh) NED st


Tre giorni dopo è la volta della Gand-Wevelgem ed è il belga Frank Hoste ad aggiudicarsi la corsa anticipando il gruppo di 12'' ed in particolare i suoi connazionali Eddy Van Haerens e Fons De Wolf.
L'11 aprile si corre la 68esima edizione della Liegi-Bastogne-Liegi. L'attacco decisivo viene portato da De Wolf sulla Côte de Forge, lo seguono solo il connazionale Criquielion, lo svizzero Mutter e il nostro Contini. Sul rettilineo finale Criquielion parte lungo ma è costretto a rialzarsi, De Wolf è il favorito e sembra in grado di vincere ma dalla sua scia esce Silvano Contini che taglia il traguardo a braccia alzate, interrompendo un digiuno di vittorie italiane alla Liegi che durava dal 1965.

Top 10 Liegi-Bastogne-Liegi
1. Silvano Contini (Bianchi-Piaggio) ITA 6h56'00''
2. Fons De Wolf (Vermeer) BEL st
3. Stefan Mutter (Puch-Eurotex) SWI st
4. Claude Criquielion (Splendor-Wickes) BEL st
5. Tommy Prim (Bianchi-Piaggio) SWE a 24''
6. Johan Van Der Velde (TI-Raleigh) NED st
7. Roger De Vlaeminck (Daf Trucks) BEL st
8. Jean-Marie Grezet (Cilo-Aufina) SWI st
9. Stephen Roche (Peugeot) IRL st
10. Sean Kelly (Sem) IRL st

Alla Freccia Vallone è Mario Beccia che attacca con il norvegese Wilmann ad una quarantina di chilometri dal traguardo. Il gruppo li tiene sempre a distanza di sicurezza ma senza mai riuscire a riprenderli ed allo sprint è l'italiano che vince in scioltezza. Terzo, a 14'', il belga Paul Haghedooren che vince la volata del gruppetto.
Il 18 aprile si corre l'80esima edizione della Parigi-Roubaix. Ad una ventina di chilometri dall'arrivo il gruppo conta nove uomini tra cui Hinault, De Vlaeminck e Raas, che però è l'unico con un compagno di squadra. Ed è appunto il compagno Ludo Peeters ad attaccare, costringendo gli altri all'inseguimento. Appena viene ripreso, Jan Raas parte in contropiede e arriva da solo al velodromo. Yvon Bertin batte Gregor Braun nella volata del gruppo inseguitore.

Top 10 Parigi-Roubaix
1. Jan Raas (TI-Raleigh) NED 7h21'50''
2. Yvon Bertin (Mercier-Coop) FRA a 16''
3. Gregor Braun (Capri Sonne) DEU st
4. Stefan Mutter (Puch-Eurotex) SWI st
5. Eddy Planckaert (Splendor-Wickes) BEL a 37''
6. Roger De Vlaeminck (Daf Trucks) BEL st
7. Marc Sergeant (Boule d'Or) BEL st
8. Ludo Peeters (TI-Raleigh) BEL st
9. Bernard Hinault (Renault) FRA st
10. Francesco Moser (Famcucine) ITA a 1'37''


Una settimana dopo Jan Raas replica vincendo la "sua" Amstel Gold Race per la quinta volta. Ancora una volta sfrutta lo strapotere della sua squadra, con corridori del calibro del già citato Ludo Peeters e l'ex campione del mondo Gerrie Knetemann, per poi finalizzare con un attacco sul Keutenberg che spezza il gruppo. I pochi che rimangono con lui, tra cui Sean Kelly e Stephen Roche, alzano bandiera bianca nell'ultimo chilometro quando Raas anticipa la volata e vince per distacco, davanti proprio a Roche e al tedesco Gregor Braun.


Maggio

Tra le corse più importanti del mese di maggio, oltre a Vuelta e Giro, ci sono il Gran Premio di Francoforte, in cui a trionfare è il belga Ludo Peeters, e il Campionato di Zurigo, in cui è Adrie Van der Poel, alla sua prima vittoria in una classica importante.

Vuelta a España

La 37esima edizione della Vuelta inizia il 20 aprile con un prologo a Santiago de Compostela vinto da Marc Gomez: il vincitore della Milano-Sanremo mantiene la maglia di leader per le prime cinque tappe (considerando prologo e semitappe), che vedono le quattro vittorie consecutive del belga Eddy Planckaert. Poi è il connazionale Claude Criquielion a prendere la testa della corsa e da segnalare c'è il fatto che la sesta tappa di quest'edizione è la prima trasmessa in diretta dalla TVE. Alla decima tappa prende il comando Ángel Arroyo, che mantiene la maglia di leader fino alla fine, vincendo anche la tappa a cronometro. Lo spagnolo risulta però positivo ad un controllo antidoping e viene declassato e la vittoria della Vuelta passa a Marino Lejarreta. Nonostante le cinque vittorie di tappa, Planckaert (causa ritiro) non vince la maglia a punti che va allo svizzero Stefan Mutter mentre la classifica dei GPM va a José Luis Laguía, vincitore anche di due tappe.

Classifica finale Vuelta
1. Marino Lejarreta (Teka) ESP 95h47'23''
2. Michel Pollentier (Safir) BEL a 18''
3. Sven-Ake Nilsson (Wolber) SWE a 1'17''
4. Faustino Ruperez Rincon (Zor) ESP a 2'14''
5. José Luis Laguía (Reynolds) ESP a 2'37''
6. Pierre-Raymond Villemiane (Wolber) FRA a 2'43''
7. Stefan Mutter (Puch) SUI a 4'18''
8. Jaime Vilamajo Ipiens (Kelme) ESP a 4'19''
9. Marc Durant (Wolber) FRA a 5'10''
10. Alvaro Pino (Zor) ESP a 5'53''[/center]


Giro d'Italia

La 65esima edizione del Giro d'Italia prende il via il 13 maggio con una cronosquadre a Milano, vinta dalla Renault di Bernard Hinault. La terza tappa vede il successo di Michael Wilson, primo australiano a vincere una tappa al Giro d'Italia. Grazie all'abbuono di 30" concesso al vincitore di tappa, Francesco Moser conquista la maglia rosa nella settima tappa, da Castellammare di Stabia a Diamante. La Renault ha una squadra più debole rispetto alla Bianchi, che può contare su Contini, Baronchelli e Prim. Il francese riconquista la maglia rosa battendo Mario Beccia a Campitello Matese ma alla diciassettesima tappa si trova in difficoltà sul Passo Croce Domini, viene attaccato dal trio della Bianchi e non trova aiuti per strada dovendosela cavare da solo. Silvano Contini vince la tappa e veste la maglia rosa ma è un fuoco di paglia: il giorno successivo Bernard Hinault vince a Montecampione, si prende definitivamente il primato e legittima il successo con una straordinaria cronometro finale. La Bianchi non riesce a sfruttare la propria superiorità, forse anche a causa della scelta di Contini come capitano, mentre anche lo stesso Hinault considerava Prim un rivale più pericoloso. Moser e Saronni vincono due tappe a testa, ma è il primo a conquistare la maglia ciclamino a discapito del rivale; Lucien Van Impe si aggiudica la classifica scalatori mentre il miglior giovane è Marco Groppo, con ben 26 minuti di vantaggio su Laurent Fignon, compagno di Hinault.

Classifica finale Giro
1. Bernard Hinault (Renault) FRA 110h07'55''
2. Tommy Prim (Bianchi) ITA a 2'35''
3. Silvano Contini (Bianchi) ITA a 2'47''
4. Lucien Van Impe (Metauro Mobili) BEL a 4'31''
5. Gianbattista Baronchelli (Bianchi) ITA a 6'09''
6. Giuseppe Saronni (Del Tongo) ITA a 10'52''
7. Mario Beccia (Hoonved) ITA a 11'06''
8. Francesco Moser (Famcucine) ITA a 11'57''
9. Marco Groppo (Metauro Mobili) ITA a 14'43''
10. Faustino Ruperez (Gemeaz) SPA a 14'57''


Giugno

La squadra della Peugeot domina il Giro del Delfinato, con Michel Laurent che batte i compagni Jean-René Bernaudeau e Pascal Simon, mentre Giuseppe Saronni fa suo il Tour de Suisse con anche una vittoria di tappa. Gianbattista Baronchelli trionfa per la sesta ed ultima volta a Giro dell'Appennino. Nei rispettivi campionati nazionali si impongono Pierino Gavazzi, Régis Clère, Frank Hoste, José Luis Laguía e Johan van der Velde.

Tour de France

La 69esima edizione del Tour de France comincia il 2 luglio con un prologo a Milano, vinto da Bernard Hinault. La maglia gialla passa poi a Ludo Peeters e a Phil Anderson, Hinault la riconquista all'11esima tappa, una cronometro di quasi 60 chilometri vinta da Knetemann, subito prima delle montagne. A quel punto il francese si limita a controllare sulle montagne e ad incrementare il vantaggio grazie alle altre due cronometro (ben tre le prove individuali contro il tempo presenti, per un totale di circa 140 chilometri). Il francese si aggiudica anche l'ultima tappa sui Campi Elisi con una volata. Dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil ed Eddy Merckx anche Bernard Hinault compie la doppietta Giro-Tour. In classifica precede Zoetemelk, all'ultimo podio al Tour, e Van der Velde. Sean Kelly si aggiudica la classifica a punti, Bernard Vallet (che era stato tra i protagonisti al Delfinato con due tappe vinte) vince la maglia a pois e Phil Anderson, maglia gialla della prima metà del Tour, è il miglior giovane.

Classifica finale Tour
1. Bernard Hinault (Renault) FRA 92h08'46''
2. Joop Zoetemelk (Coop) NED a 6'21''
3. Johan van der Velde (TI-Raleigh) NED a 8'59''
4. Peter Winnen (Capri Sonne) FRA a 9'24''
5. Phil Anderson (Peugeot) AUS a 12'16''
6. Beat Breu (Cilo-Aufina) SUI a 13'21''
7. Daniel Willems (Boule d'Or) BEL a 15'33''
8. Raymond Martin (Coop) a 15'35''
9. Hennie Kuiper (Daf Trucks) a 17'01''
10. Alberto Fernandez (Teka) a 17'19''

Luglio e Agosto

Marino Lejarreta si impone nuovamente nella Clasica San Sebastian, come nella prima edizione. Bert Oosterbosch fa suo il Giro dei Paesi Bassi davanti ai più quotati Raas e Knetemann. Nelle importanti premondiali italiane Alfredo Chinetti fa sua la Coppa Placci mentre Silvano Contini e Giuseppe Saronni si aggiudicano Coppa Bernocchi e Coppa Agostini (la Tre Valli Varesine era invece stata a giugno, valida come campionato italiano).

Campionato del Mondo

L'appuntamento per il 1982 è fissato a Goodwood, nell'estremo sud dell'Inghilterra, con un circuito di 15 chilometri da percorrere per 18 giri, non molto impegnativo ma con una salitella finale che bene si presta ai colpi di mano. La prima fuga è del francese Vallet che scatta al primo giro, arriva ad avere un vantaggio superiore ai sei minuti e poi dopo dieci tornate viene ripreso e risucchiato dallo svedese Tommy Prim. Prim insiste nell'azione e rimane in testa fino al quattordicesimo giro mentre il povero Vallet si ritira stremato insieme al suo capitano, Bernard Hinault, che dopo aver vinto Giro e Tour non è proprio in giornata.
Moser saggia la consistenza del gruppo uscendo con Zoetemelk, poi è la volta del bravissimo Chinetti che con Masciarelli si prodiga fino allo stremo per recuperare su Lemond, Lejarreta, Boyer e Le Roy. Ma eccoci all'ultimo chilometro; il gruppo è allungatissimo con Chinetti in testa a tirare e Saronni nelle retrovie. Beppe è troppo indietro e ciò non gli consente il pieno controllo della situazione e così Moser gli si mette davanti e lo tira fino alle primissime posizioni. Giuseppe Saronni non vuole arrivare in volata e con uno scatto, la "Fucilata di Goodwood" pianta il gruppo e s'invola verso il traguardo con il solo Lemond che tenta in qualche modo di resistergli.
Saronni arriva a braccia alzate e per l'Italia è ancora un altro memorabile trionfo: è il nono atleta italiano in maglia iridata, il quarto negli ultimi 10 anni dopo Basso, Gimondi e Moser.

Top 10 Mondiale
1. Giuseppe Saronni ITA 6h42'22'11''
2. Greg LeMond USA a 5''
3. Sean Kelly IRL a 10''
4. Joop Zoetemelk NED st
5. Marino Lejarreta ESP st
6. Michel Pollentier BEL st
7. Juan Fernandez ESP st
8. Klaus-Peter Thaler DEU st
9. Pierino Gavazzi ITA st
10. Jonathan Boyer USA st


Finale di stagione

Nel finale di stagione l'olandese Jacques Hanegraaf si impone alla Parigi-Bruxelles, il campione italiano Pierino Gavazzi fa suo il Giro dell'Emilia ma è solo secondo alla Parigi-Tours, vinta in solitaria dal belga Jean Luc Vandenbroucke. L'importante prova a cronometro della Chrono des Nations è vinta dall'inglese Gary Dowdell.
La stagione si chiude il 16 ottobre con la sessantaseiesima edizione del Giro di Lombardia. Sul Ghisallo il gruppo rimane compatto, con Hinault spesso nelle posizioni di coda; ma proprio questo atteggiamento del francese invita alla lotta Moser e Saronni i quali, a sorpresa, si scatenano in discesa con una serie di allunghi che spezzano il gruppo. Hinault è in difficoltà, non riesce a rientrare sugli attaccanti e si ritira sul colle Balisio. Sulla discesa del Passo d'Intelvi se ne va Ruperez che giunge all'inizio dell'ascesa di Schignano con 31" di margine ma sulla salita il suo vantaggio non aumenta, Ceruti (gregario di Saronni alla Del Tongo) tiene alta l'andatura degli inseguitori e non permette al fuggitivo di guadagnare altro terreno. Si susseguono gli scatti ai quali Saronni non risponde ma si riporta sempre in progressione. Con il campione del Mondo rimangono soltanto Moser, Kuiper, Jules e Vandi; gli attaccanti insistono ma il loro vantaggio non decolla, assestandosi sui 15", la lotta è avvincente ed incertissima: in vetta sei fuggitivi (Visentini ,Baronchelli, Seiz, Criquielion, Grezet e Vandenbroucke) transitano con 12" di margine sui primi inseguitori e Saronni si tuffa velocissimo in discesa, guidando l'inseguimento con foga. Il vantaggio dei fuggitivi scende rapidamente e a 5 km dall'arrivo sono rimasti loro solo 9". Si torna in pianura, Kuiper si impegna al massimo, Saronni spende le ultime energie per chiudere il buco ed a 2,5 km dal traguardo i battistrada vengono raggiunti. Visentini però tenta il tutto per tutto e scatta nuovamente, conquista cento metri e tenta di resistere al ritorno dei compagni di fuga. E' ancora Kuiper a lanciarsi per primo al suo inseguimento ed a riportare sotto gli altri, a 800 metri dall'arrivo anche Visentini viene ripreso. Kuiper, dopo essere stato il primo a riportarsi su Visentini, rimane in testa e sullo slancio guadagna qualche metro ma Saronni è pronto a portarsi sulla sua ruota, tallonato da Moser e Jules. L'olandese entra per primo sul viale d'arrivo ma ai 200 metri Saronni lancia lo sprint e balza al comando, guadagna tre-quattro metri, Jules e Moser sono gli unici a tentare di contrastarlo ma non riescono ad impensierirlo. Giuseppe Saronni taglia per primo il traguardo con cinque metri di vantaggio, cogliendo la sua prima vittoria nel Lombardia con la maglia di campione del mondo (prima di lui solo Binda, Simpson, Merckx e Gimondi) e con la nuova media-record.

Top 10 Giro di Lombardia
1. Giuseppe Saronni (Del Tongo) ITA 6h05'07''
2. Pascal Jules (Renault) FRA st
3. Francesco Moser (Famcucine) ITA st
4. Jean-Luc Vandenbroucke (La Redoute) BEL st
5. Alfio Vandi (Selle S. Marco) ITA st
6. Gianbattista Baronchelli (Bianchi) ITA st
7. Jean-Marie Grezet (Cilo-Aufina) SUI st
8. Hubert Seiz (Cilo Aufina) SUI st
9. Claude Criquielion (Splendor) BEL st
10. Hennie Kuiper (Daf Trucks) NED st

Classifica Super Prestige Pernod 1981
1. Bernard Hinault
2. Giuseppe Saronni
3. Silvano Contini
4. Tommy Prim
5. Sean Kelly

Considerazioni personali: una stagione in cui le vittorie importanti si dividono tra carneadi come Gomez e René Martens e grandissimi campioni come Hinault e Saronni. Nella classifica Super Prestige al quinto posto spunta Sean Kelly, autore di una buona stagione ma che già dall'anno dopo comincerà a fare "strage" di classiche importanti. Hinault trova nel neoprofessionista Laurent Fignon un buon gregario, ma nessuno può immaginare che da lì a un anno il nome di Fignon diventerà improvvisamente conosciuto a tutti gli appassionati. [Continua a Leggere]

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Giro d'Italia, capolavoro Quick-Step nel vento: Gaviria vince e si veste di rosa a Cagliari. Nizzolo terzo.
Inviato da: SarriTheBest - 08-05-2017, 05:17 AM - Nessuna risposta

Giro d'Italia, capolavoro Quick-Step nel vento: Fernando Gaviria vince e si veste di rosa a Cagliari. Nizzolo terzo.

La gioia di Gaviria ed Jungels, uomini copertina dell'arrivo di Cagliari - © BettiniPhoto
La gioia di Gaviria ed Jungels, uomini copertina dell'arrivo di Cagliari - © BettiniPhoto


Fernando Gaviria conquista a Cagliari la sua prima vittoria al Giro d’Italia, conquistando anche la maglia rosa. Il colombiano della Quick-Step Floors ha battuto in uno sprint ristretto Rudiger Selig (Bora-Hansgrohe) ed il campione italiano Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo).

Gaviria faceva parte di un gruppetto composto da una decina di corridori, che si era avvantaggiato nel finale della corsa: gli ultimi 10 chilometri sono infatti vissuti tutti sul filo di una grande azione della Quick-Step Floors nel vento, che in quel tratto spirava fortissimo lateralmente. Un Bob Jungels in grande spolvero, all'altezza di una rotonda, è riuscito a tirar via un gruppetto con quasi tutti i suoi compagni di squadra e con Nizzolo e Nathan Haas (Dimension Data) abili ad inserirsi tra gli altri.

Al quarto posto all’arrivo di Cagliari si è piazzato proprio Haas (Dimension Data), quinto Maxi Richeze (Quick-Step). Sesto posto, a 3 secondi, per Kanstantsin Siutsou (Bahrain-Merida), settimo Jungels; quindi, a 13 secondi, il grosso del gruppo, con Caleb Ewan (Orica-Scott) a precedere Sacha Modolo (UAE Emirates) e André Greipel (Lotto Soudal).

André Greipel cede – come accennato sopra – la maglia rosa a Fernando Gaviria, che ora guida con 4 secondi su Selig e 9 sullo stesso Greipel. A 13 secondi ci sono Lukas Pöstlberger (Bora-Hansgrohe), Jungels e Siutsou; a 17'' Ewan e Roberto Ferrari (UAE Emirates). Domani primo giorno di riposo, si riparte martedì con il primo arrivo in salita: l'Etna.


Il video della terza tappa del Giro d'Italia 2017
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Giro d'Italia, la fagianata di Lukas Pöstlberger apre la 100a corsa rosa ad Olbia
Inviato da: SarriTheBest - 06-05-2017, 04:41 AM - Nessuna risposta

Giro d'Italia, la fagianata di Lukas Pöstlberger apre la 100a corsa rosa ad Olbia. Volatina dei battuti ad Ewan, quarto Nizzolo.

Lukas Pöstlberger sul podio con la maglia rosa - © BettiniPhoto
Lukas Pöstlberger festeggia la maglia rosa sul podio di Olbia - © BettiniPhoto


Finale che più a sorpresa non poteva essere a Olbia, al termine della grande partenza del centesimo Giro d’Italia: ad imporsi è stato, con la più classica delle fagianate, l'austriaco Lukas Pöstlberger, passista della Bora-Hansgrohe che si trovava in testa al gruppo al servizio del compagno di squadra Sam Bennett.
Sfruttando un buco lasciato da Luka Mezgec (Orica-Scott), Pöstlberger si è trovato tutto solo al comando con pochi metri di margine sul gruppo; l’austriaco, inizialmente titubante, ha iniziato a crederci, aumentando via via impercettibilmente il suo vantaggio, fino a risultare imprendibile nella serie di curve che arricchivano l'ultimo chilometro. Arrivo in solitaria sul traguardo di Olbia, con tanto di prima maglia rosa conquistata. Alle sue spalle Caleb Ewan (Orica-Scott) ha regolato - di gran carriera - la volatina dei battuti sopravanzando André Greipel (Lotto Soudal), Giacomo Nizzolo (Trek-Segafredo), Kristian Sbaragli (Dimension Data), Jasper Stuyven (Trek-Segafredo), Ryan Gibbons (Dimension Data), Sam Bennett (Bora-Hansgrohe) e Phil Bauhaus (Team Sunweb). Solo quattordicesimo il colombiano Fernando Gaviria (Quick Step Floors), uno dei nomi più attesi di giornata.

Una caduta ai 3200 metri dal traguardo, poco prima che scattasse la neutralizzazione, ha contribuito a spezzare il gruppo in diversi frammenti: a farne le spese è stato l’olandese Steven Kruijswijk, che ha lasciato per strada 13 secondi nei confronti dei rivali diretti per il podio. Quello di Kruijswijk è senza dubbio il nome di maggior spicco tra coloro che sono arrivati attardati oggi, ma non è stato l’unico: un ritardo di 13'' è stato accusato anche dall’altro olandese Wilco Kelderman, il numero due del Team Sunweb; mentre tra chi è arrivato a 18″ troviamo Dario Cataldo, Jan Hirt e Pierre Rolland, corridore della Cannondale-Drapac che vanta un quarto posto al Giro in carriera. Perde 34 secondi il russo Alexander Foliforov, capitano designato della Gazprom-RusVelo, mentre più indietro - a 1'09'' - troviamo corridori come Sebastien Reichenbach, Ben Hermans, Igor Anton, Hugh Carthy e Joe Dombrowski, tutta gente capace di andare forte in salita e potenzialmente in grado di fare una discreta classifica.


Il video della prima tappa del Giro d'Italia 2017


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OHN e KBK, Sagan e Van Avermaet partono con il piede giusto sul pavé
Inviato da: SarriTheBest - 28-02-2017, 08:43 PM - Risposte (3)

Omloop Het Nieuwsblad e Kuurne-Brussel-Kuurne, Peter Sagan e Greg Van Avermaet partono con il piede giusto sul pavé

Peter Sagan e Greg Van Avermaet sul podio della Omloop Het Nieuwsblad - © BettiniPhoto
Peter Sagan e Greg Van Avermaet sul podio della Omloop Het Nieuwsblad - © BettiniPhoto


Nello scorso weekend si è ufficialmente aperto il periodo dedicato alle classiche del pavé, uno dei momenti più attesi e sicuramente più affascinanti di tutta la stagione ciclistica. Come sempre ad aprire le danze sono state la Omloop Het Nieuwsblad, un tempo nota come Het Volk e considerata un piccolo Fiandre, e la Kuurne-Brussel-Kuurne, più semplice a livello di percorso ma di difficile controllo.

Protagonista della due giorni fiamminga è stato il solito Peter Sagan. Alla OHN probabilmente generoso al di sopra delle sue (attuali) possibilità e sicuramente ingenuo in volata, perfetto invece il giorno successivo alla Kuurne. Sicuramente però i segnali sono stati decisamente positivi, anche al di sopra di qualche attesa. In pianura sembrava avere una marcia in più e spesso si aveva la sensazione che giocasse con gli avversari, mentre lo scatto dovrebbe tornare quello secco di un tempo man mano che si accumulerrano chilometri e giorni di corsa.

Non da meno Greg Van Avermaet. Il talento è meno cristallino, ma il senso tattico - come ha dimostrato anche a Rio de Janeiro - è decisamente migliore rispetto a quello dello slovacco. Alla OHN alcune volte sembrava arrancare ai cambi di ritmo di Sagan, ma sul traguardo lo ha spolverato senza tanti complimenti; alla Kuurne invece la BMC ha perso l'attimo buono e si è giocata la superiorità numerica, con Greg che si è ritrovato ad inseguire il gruppetto di testa per favorire il compagno di squadra Drucker. Il fiammingo però si candida a principale rivale di Sagan, pronto a riscattare la caduta (con conseguente frattura della clavicola) patita allo scorso Giro delle Fiandre che gli tolse ogni sogno di gloria.

Escono con le ossa rotte Tom Boonen e Alexandre Kristoff. Per fortuna non letteralmente: una caduta a metà OHN ha visto coinvolti, tra gli altri, anche i due campioni delle pietre, tagliandoli fuori dalla lotta per la vittoria finale. Ma senza riportare fratture o gravi danni. Tony Martin, anche lui a terra come tutta la Katusha, invece ha rimediato 8 punti di sutura in viso. Il giorno dopo Boonen ha dovuto alzare bandiera bianca a causa di problemi di stomaco, mentre Kristoff e Katusha ancora non avevano assorbito tutte le botte e sono rimasti sorpresi dal subbuglio del finale di corsa. Da veirificare.

Buona OHN per Sep Vanmarcke, unico a tenere testa al duo Sagan-Van Avermaet. Non una sorpresa, soprattutto in queste corse; quando si alza un po' l'asticella, quando si ragiona di Giro delle Fiandre o Parigi-Roubaix, il fiammingo però tende a deludere le attese. Saprà smentire? Risultati altalenanti per la Lotto-Soudal di Jurgen Roelandts e Tiesj Benoot e il Team Sky: i primi anonimi ed i secondi "spreconi" (nel senso di aver sprecato energie per nulla) alla OHN, entrambi hanno saputo trovare riscatto il giorno dopo con la fuga di Roelandts ed i piazzamenti di Luke Rowe (3°) e Benoot (4°).

Ottime notizie invece per la Trek-Segafredo: Jasper Stuyven mostra buone cose - ed una bella dormita - tra OHN (8°) e KBK (2°), Fabio Felline si scopre forte anche sulle pietre (4° alla OHN, primo degli italiani), Theuns e Rast si confermano gregari di conclamato valore. John Degenkolb, non presente alla due giorni di apertura, sarà contento. Sempre se tutti rispetteranno le gerarchie di squadra...

A proposito di italiani. Considerando le poche soddisfazioni date negli ultimi anni, il buongiorno alle classiche del 2017 può dirsi molto positivo. Detto di Felline, Matteo Trentin in entrambe le giornate è stato il miglior Quick Step - un po' il Real Madrid del pavé - al traguardo, posizionandosi 9° alla OHN e, prendendo parte all'azione decisiva, 5° alla Kuurne. Il problema per il trentino è il solito: lo spazio. Tra Boonen, Terpstra, Stybar, magari anche Gaviria, è sempre difficile ritagliarsi un ruolo di primo piano alle corse del nord. Ma la sua crescita prosegue sulla giusta strada. Buonissimo il ritorno in scena di Oscar Gatto, 5° alla OHN e con concorrenza alla sua portata tra le fila dell'Astana; mentre Gianni Moscon ha dato prova di grande solidità, lavorando egregiamente per i suoi compagni di squadra. Si farà.

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Addio a Ferdi Kübler
Inviato da: Hiko - 31-12-2016, 02:42 PM - Nessuna risposta

Addio a Ferdi Kübler

[Immagine: 201612311684-full.jpg]
Ferdinad Kubler - © ladepeche.fr

Il 29 Dicembre 2016 si è spento, a 97 anni, Ferdi Kübler. Un fuoriclasse che a cavallo tra gli anni ’40 e gli anni ’50 ha saputo mettere molto spesso la ruota della sua bici e il suo prominente naso davanti a tutti gli altri. Un fenomeno venuto fuori dalla guerra, dotato della grinta e dello spirito tenace della gente di quel tempo. Soprannominato il Cowboy perché amava indossare un cappello Stetson, un vezzo che dà la misura del suo carattere coriaceo.

La sua carriera fu contemporanea ad un altro talento svizzero eccezionale come Hugo Koblet e i due furono la versione in salsa rossocrociata della rivalità nostrana tra Coppi e Bartali: quella che in Svizzera fu chiamata “il mito delle due K”. Il bell’Hugo era sicuramente più apprezzato dal pubblico di genere femminile, ma anche Ferdi era molto stimato in patria, tanto da essere nominato nel 2000 atleta svizzero del XX secolo. Tra loro due esisteva una sana competizione ma non inimicizia, Kübler ha più volte affermato che senza Koblet al fianco non avrebbe mai ottenuto così tanti successi in carriera.

[Immagine: kublerkoblet_01.jpg]
Kubler e Koblet - © davesbikeblog.blogspot.it

Cresciuto nella neutrale Svizzera, Kübler ha avuto la possibilità di fare i suoi esordi nelle corse del suo Paese durante il secondo conflitto mondiale: infatti vinse nel 1942 il Giro di Svizzera (indubbiamente la terza corsa a tappe per importanza a quel tempo) e nel 1943 il Campionato di Zurigo, a cui vanno sommati numerosi titoli nazionali su strada, su pista e cross.

Terminata la II Guerra Mondiale in Europa si ricomincia a tornare lentamente alla normalità e Ferdi ha la possibilità di misurarsi con i fuoriclasse del pedale dell’epoca: Coppi e Bartali. Fa il suo esordio al Tour de France nel 1947 e il suo impatto è subito buono nonostante non riesca a terminare la corsa: due tappe vinte e un giorno in maglia gialla.

Il Tour de France è nel destino di Kübler e riuscirà a conquistarlo alla terza partecipazione, nel 1950. Un Tour che noi in Italia ricordiamo per l’abbandono forzato di Magni in maglia gialla, ma che l’elvetico dominò in lungo e in largo.
Ferdinand vinse già alla sesta tappa nella cronometro di 78 km da Dinard a Saint-Brieuc. Dopo il ritiro di Magni Kübler diventò il leader della classifica ma non indossò la maglia gialla in segno di rispetto per il collega italiano. Lo svizzero non lasciò più il primato fino a Parigi, anzi lo incrementò vincendo con 9 minuti di vantaggio su Ockers e addirittura 22’ su Bobet.

Kübler non vincerà mai il Giro d’Italia (“solo” due terzi e un quarto posto per lui), anche se sul suolo italico colse una delle vittorie più importanti della sua carriera. Siamo nel 1951 e a Varese si disputano i Campionati del Mondo: La Nazionale italiana ha grandi aspettative nonostante non possa schierare Coppi, ci sono Bartali e Magni, ma Ferdi Kübler è tra i grandi favoriti, non solo perché il suoi 1951 è già ricco di soddisfazioni, ma soprattutto perché reduce da due podi nelle ultime due edizioni (argento a Copenaghen ’49 e bronzo a Moorslede ’50).
Il plotone si frazionò al terzo giro nel gruppetto di otto che andò a giocarsi la maglia iridata, con Kübler che regolò tutti allo sprint davanti ai due padroni di casa Magni e Bevilacqua.

[Immagine: Ferdy-K%C3%BCbler.jpg]
Kubler vince a Varese - © dissensiediscordanze.it

Fortissimo anche nelle corse della Ardenne, Kübler conta nel suo palmares due Liegi-Bastogne-Liegi e due Freccia Vallone.
 
Con la morte di Kübler se ne va l’ultimo baluardo di un’epoca d’oro per il ciclismo, segnata da campioni veri che hanno contribuito a far rialzare un’Europa martoriata dalla guerra attraverso lo sport.

Simone Bulgarelli (Hiko)
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