Il Nuovo Ciclismo
I post della settimana - 2° edizione 31 dicembre 2018 - 6 gennaio 2019 - Versione stampabile

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I post della settimana - 2° edizione 31 dicembre 2018 - 6 gennaio 2019 - Hiko - 07-01-2019

I post della settimana - 2° edizione 31 dicembre 2018 - 6 gennaio 2019
Ripercorriamo i migliori post della settimana degli utenti de Il Nuovo Ciclismo. In quest'edizione Morris racconta l'ultima edizione dela Roma - Napoli - Roma, Luciano Pagliarini analizza il roster della Dimension Data Continental e ManuelTheVolder stilla le classifiche dei migliori interpreti delle tre grandi challenge (Coppa del Mondo, Superprestige e DVV) della stagione ciclocrossistica.

Morris racconta l'ultima edizione della Roma - Napoli - Roma

(03-01-2019, 06:50 PM)Morris Ha scritto:
Trentanovesima Edizione 25/04-01/05 1961

La scheda del Gran Premio Ciclomotoristico, di quella che sarà lì’ultima e rimpianta edizione, si aprì fra constatazioni e critiche, come sempre del resto, nella sua storia.
L'indubbia affermazione di prestigio a livello internazionale, ed il pubblico che stuzzicava la barba del Giro d’Italia tant’era numeroso, non era infatti servita a cancellare le polemiche. La formula non era digerita da una parte dell’osservatorio, ed indipendentemente dal peso sulle risultanze dei tratti motoristici, erano proprio questi, per la loro presenza, ad essere osteggiati. E dire che il pubblico, spesso pagante, dei circuiti da consumarsi dietro scooter, era addirittura maggiore di ogni più ottimistica previsione. In altre parole si viveva un autoctono rifiuto, unico in Europa, in quel momento storico, di una parte dell’ambiente ciclistico italiano, alla faccia di come la pensava la gente (pensiero tutt’oggi esistente, probabilmente). In più, l’ovatta da una parte ed i lanci d’eco della produzione culturale dall’altra, insistenti da sempre nei giornali, stavano iniziando a tessere, nelle loro voci centro-settentrionali, una perfida tela di distinguo sottilmente avverso all’Italia centromeridionale, aspetti poi esplosi e tradotti nelle fattucchiere insistenti nella pessima politica italiana, giunta oggi, tanto al grottesco, quanto al fallimentare. Con quel coacervo era difficile convivere, e furono questi, al pari del cambio di rotta della direzione del giornale principalmente organizzatore, a segnare la morte di una corsa originale, che dava fiato come nessuna alla sete di ciclismo del mezzogiorno d’Italia e che sviluppava, con la sua morfologia, valori tecnici eccellenti, per lo stesso intero ciclismo.
Nel 1961, gli organizzatori affrontarono ulteriormente, cercando di porre i necessari correttivi, all’unico vero ed in parte giustificabile motivo di critiche intelligenti e oneste: il peso del tratto motoristico sulla corsa. E lo fecero tornando in parte all'antico, attraverso agganci al rullo dei mezzi meccanici volanti, ovvero nei finali di  tappa, istituendo particolari abbuoni, sia sotto gli striscioni del Gran Premio della Montagna (un minuto al primo e mezzo al secondo), come già era avvenuto, nonché ai traguardi delle tre tappe che sarebbero state disputate completamente in linea. Riducendo la lunghezza delle frazioni, ed andando incontro ai corridori circa l’asprezza dei tempi di corsa nel segmento giornaliero. Ne uscirono sette giorni di gara, nove tappe, per complessivi 1309 chilometri.
Quarantaquattro ciclisti, suddivisi in undici squadre risposero all’appello, fra questi, facevano spicco, fra gli italiani i vari, Carlesi, Venturelli, Zamboni, Battistlni, Massignan, Trapé, Brugnami, Ronchlni e Martin, mentre fra gli stranieri, i più in vista, perlomeno alla vigilia, erano Daems, Gaul, Hoevenaers, Van Aerde e Graczyk.

Prima tappa: Roma-L’Aquila
Una bella tappa, ed una bella giornata. Dopo qualche scaramuccia in apertura, la corsa visse a lungo sul coraggio del neoprofessionista abruzzese Antonio Franchi, che, andato in fuga al 14esimo km, rimase al comando per circa 90 km, fintantoché fu raggiunto da una pattuglia composta da Graczyk, Martin, Hoevenaers, Chiodini e Spinello, indi dall’intero gruppo.
Gli abbuoni, saggiamente decisi dagli organizzatori per i vari Gran Premi della Montagna, produssero subito il loro effetto. Infatti, sulla  facile salita ai mille metri di Cella di Corno, una battaglia abbastanza vivace, condotta in particolare da Battistini, portò in testa, sia pur con lieve vantaggio, un gruppetto di otto elementi, che, al traguardo del GPM, transitarono nell'ordine: Martin, Hoevenaers, Van Aerde, Trapé. Battistini, Brugnami, Graczyk e Gaul. Martin, conquistò così il minuto di abbuono e Hoevenaers i 30 secondi.
Il plotone si riformò compatto in discesa e sempre compatto si agganciò agli scooter, dove Gaul perse tempo, non avendo trovato subito il suo allenatore. Balzò a guidare la cavalcata Brugnami, che tenne duro sino all'Aquila. Alle sue spalle, prima si face luce Daems, poi Ronchini, che operò una splendida rimonta che gli consentì dì classificarsi al secondo posto, a 12", dall’alfiere della Torpado, splendido vincitore.
I lievi distacchi che separarono ì migliori nella graduatoria di tappa, fecero ben  sperare per il prosieguo della corsa. Martin, giunto a l’Aquila con un ritardo di 1’09”, con l’abbuono guadagnato su Cella di Corno, si collocò al 2° posto nella Generale.

Sul vincitore.
[Immagine: 1293870201BRUGNAMI%20Carlo%20-%203.jpg]

Nato il 30 settembre 1938 a Corciano (PG) ed ivi deceduto il 2 febbraio 2018. Passista-scalatore, altezza m. 1,74 per kg. 67. Professionista dal 1960 al 1965 con 3 vittorie. Corridore elegante e bravo nell'emergere nelle corse più dure. Il suo curriculum non lascia tracce pari alla tangibilità dimostrata nel ciclismo della prima metà degli anni sessanta. Silenzioso, arrivava sempre, anche se ha fatto attendere invano l'acuto che, se giunto, avrebbe sicuramente allungato la sua permanenza nel pedale professionistico.
Buon dilettante, passò nell'elite ci-clistica nel 1960, all'interno della Torpado. Il suo debutto fu più che buono, grazie ai successi nel GP Roveta di Altopascio e nel Circuito di Avezzano, ma, soprattutto, per i diversi piazzamenti. Finì infatti secondo nella Mentone-Genova-Roma, terzo nel Giro del Piemonte e nel Giro dell'Emilia, nonché nella classifica finale del GP Ciclomotoristico.
All'estero, colse i secondi posti nel GP Monaco e nel GP Nizza. Fu più che discreto anche al Giro d'Italia, chiuso 15°. Si  guadagnò poi l'azzurro per i mondiali di Hohenstein, dove giunse 31°. Nel 1961, vinse la tappa Roma-L'Aquila del GP Ciclomotoristico delle Nazioni, ed i suoi piazzamenti furono ancor più consistenti. Al Giro d'Italia, che chiuse 9°, giunse 2° nella tappa di Trento e 6° nel tappone dello Stelvio che si concluse a Bormio. Si guadagnò la chiamata in Nazionale per il Tour, dove, prima di abbandonare (12a tappa) a causa di una indisposizione, fece in tempo a cogliere due terzi posti a Roubaix e Torino, un quarto a Charleroi, un quinto a Belfort ed il decimo nel tappone di St Etienne. Chiuse la stagione con il quinto posto nel Giro dell'Emilia ed il quarto nel Giro di Lombardia. Nel 1962, col passaggio alla Philco, Brugnami era atteso all'esplosione, ma questa non arrivò. Nell'anno, solo il terzo posto nella tappa di Rieti al Giro d'Italia, poi terminato al 14° posto; il sesto della Milano Sanremo, ed un Tour de France anonimo. Il 1963 corso in maglia Gazzola, gli regalò quei piazzamenti che dimostravano la sua presenza nei quartieri alti degli arrivi, ma anche molto anonimato. Finì il Giro al 10° posto. Nel 1964, corso in maglia Lygie, l'involuzione continuò  nonostante una certa presenza nei fogli d'arrivo. Andò invece decisamente male al Giro, dove al terzo posto nella frazione di Lavarone aggiunse solo il 40° posto finale. Nel 1965, finì alla Molteni, ma anche i piazzamenti scemarono, ed a fine anno decise di smettere. La sua popolarità in Umbria però, continua tutt'oggi immutata.

Ordine d'arrivo:
1° Carlo Brugnami km 145,9 in 3h49’16” alla media di 38,182 kmh; 2° Diego Ronchini a 12”; 3° Emile Daems (Bel) a 17"; 4° Jean Graczyk (Fra) a 23"; 5° Jo De Haan (Ned) a 34".

Classifica generale:
1° Carlo Brugnami in 3h49'16"; 2° Walter Martin a 9" 3° Diego Ronchini a 12"; 4° Emile Daems (Bel) a 17"; 5° Jean Graczyk (Fra) a 23"; 6° Jo De Haan (Ned) a 24"; 7° Jos Hoevenaers (Bel) a 30”.

Seconda tappa: L’Aquila-Teramo
La seconda giornata di gara s’aprì al mattino, alle 8,30, con una frazione interamente in linea di 76 km che da l’Aquila avrebbe fatto raggiungere la carovana a Teramo. Tanti abbuoni in ballo, perché al minuto finale per il primo di tappa, ed i trenta secondi per la piazza d’onore, si sarebbero aggiunte le medesime entità per il GPM di Passo delle Capannelle. E fu subito battaglia. Non appena s'abbassò la bandierina del via, infatti, scattò Chiodini, seguito da Catalano e da Liviero, ed ai due si aggiungessero anche Balmamion, Musone e Gaggioli. La reazione del gruppo fu vivacissima e in poche battute il plotone ritornò compatto. La strada quindi iniziò a salire, per portare la carovana verso il lungo, ma non duro Valico delle Cappannelle che, comunque, raggiungeva quota 1283. Se ne andarono spediti Catalano e Balmamion, senza però guadagnare un consistente vantaggio sul gruppo. Intanto dal cielo carico di nuvole nere, iniziarono a cadere frequenti scrosci di pioggia. Sulla salita, il grosso reagì sotto la guida di Carlesi e di Daems. Poco dopo Carlesi, operò  un allungo e raggiunse Catalano e Balmamion, sui quali, più avanti, si riportò anche Battistini. A due chilometri dalla vetta, le posizioni erano le seguenti: i battistrada Carlesi, Battistini, Catalano e Balmamion; indi a cinquanta metri Trapè e Franchi, a cento metri Ronchini, Martin, Daems, Brugnami e Hoevenaers, mentre il gruppo lamentò un ritardo di 45". Trapè e Franchi coronarono l'inseguimento ad un chilometro dalla vetta, dove Balmamion allungò trascinandosi a ruota Battistini e Carlesi. Gli altri componenti della pattuglia al comando si portarono però sotto e un nuovo. A quel punto, allungò Battistini, ma non ebbe fortuna. Sotto lo striscione del GPM il successo e gli abbuoni furono stabiliti da una volata che vide spuntarla Carlesi su Battistini e Balmamion. In discesa il gruppo tornò compatto. A circa quindici chilometri dall'arrivo, su un tratto in lieve salita, un nuovo tentativo di fuga da parte di Carlesi, Battistini e Balmamion, sui quali il solo Sartore fu lesto ad agganciarsi. I quattro restarono al comando per cinque chilometri e poi furono inghiottiti dal gruppo notevolmente assottigliato. A circa tre chilometri dal traguardo, Carlesi, davvero  attivissimo, giocò il tutto per tutto. La sua fu una bella azione da finisseur che gli consenti di giungere vittorioso sul traguardo finale, con 12° secondi sui 19 inseguitori, regolati da Van Aerde. Grazie ai 2 minuti guadagnati per i primi posti fra GPM e tappa, nonché i 12” sul traguardo, Carlesi, che nella prima frazione era giunto con un vistoso ritardo (5’24”), rimontò tante posizioni in classifica. Graduatoria nella quale però, perlomeno fra i primi dieci, non si registrarono sconvolgimenti. Solo Battistini e Van Aerde, grazie ai 30” d’abbuono avanzarono a danno di Ronchini, che perse il terzo posto.

Sul vincitore.
[Immagine: CARLESI%20Guido%20-%204.jpg]
Nato a San Sisto al Pino (PI) il 7 novembre 1936. Passista veloce. Professionista dal 1957 al 1966 con 35 vittorie. Il suo stile sulla bici e la sua incredibile somiglianza fisica con Fausto Coppi, valsero immediatamente a Carlesi, l'impegnativo soprannome di Coppino. Anche se dall'immenso Fausto lo divideva tantissima classe, una sua bella carriera, il "semisosia" pisano del Campionissimo, la seppe comunque fare. Avesse avuto capacità di scalatore più tangibili, avrebbe sicuramente vinto qualcosa di importante anche nelle corse a tappe, perché non gli mancavano né il fondo, né l'audacia, né la regolarità. Si segnalò giovanissimo, vincendo da indipendente il Giro delle Alpi Apuane '56, in maglia Nivea Fuchs, la formazione di Fiorenzo Magni. Nel '57, nella "Bottecchia", vinse la tappa di Porrentruy del Giro di Normandia. Passò quindi alla Chlorodont e, nel '58, vinse la tappa di Castro alla Vuelta di Spagna e la frazione di Cattolica al Giro d'Italia. Nel '59 passò alla prima formazione della Molteni, ma vinse solamente il Circuito di Collecchio. All'alba del nuovo decennio si trasferì alla  squadra che gli darà le maggiori soddisfazioni: la Philco. Vinse in quell'anno il Giro di Reggio Calabria, il Circuito di Modena e una tappa della "Quattro giorni di Dunkerque". Il 1961 fu il suo anno d'oro. Trionfò in due tappe della Mentone-Roma, una al Gran Premio Ciclomotoristico, chiuse quinto il Giro d'Italia e poi "nell'amica" terra francese, conquistò un prestigioso secondo posto al Tour, dietro Anquetil e davanti a Gaul, arricchendo la sua prestazione coi successi di tappa ad Antibes e Tolosa. Sempre sul suolo transalpino, vinse i Criterium di Bort Les Orgnes e St. Raphael, ed a fine stagione, andò in Belgio a vincere il Criterium di Baasrode.
Guido, fece un grande bottino anche nel '62: fece sua la frazione di Civitavecchia al Giro di Sardegna, indi la Sassari-Cagliari, la tappa di St. Etienne alla Parigi Nizza, il Giro di Toscana, le tappe di Nevegal e di Milano al Giro d'Italia, i Criterium di Jeumont e Charleroi e la prova di Seregno, valevole per il Trofeo Cougnet.
Nel '63 tornò in Molteni e s'aggiudicò le tappe di Pescara e Lumezzane al Giro d'Italia, nonché, a Mirandola, la terza prova del Trofeo Cougnet.
Ancora un cambio di maglia nel '64, con l'accasamento alla Gazzola, ma fu un anno incolore, coi soli lampi nei Circuiti di Imola e quello di casa, a San Sisto al Pino. Nel 1965, passò alla formazione con la quale chiuderà la carriera: la Filotex. Fu un'ottima annata, passata in gran parte ad aiutare il rampante Franco Bitossi. Carlesi vinse comunque le tappe di l'Aquila e Agrigento al Giro d'Italia, nonché quelle di Siebnem e Berna al Giro di Svizzera. Un sensibile calo della forma nel 1966, lo spinse a chiudere la carriera a fine stagione. Nel suo palmares fa capolino, inoltre, una serie lunghissima di secondi e terzi posti. Come dire.... che il Coppino", la sua bella traccia nel pedale l'ha lasciata.

Ordine d’arrivo:
1° Guido Carlesi km 76,400 in ore 1.52'27" alla media di 40,746 kmh; 2° Michel Van Aerde (Bel) a 12"; 3° Emile Daems (Bel); 4° Jean Graczyk (Fra); 5° Livio Trapé; 6° Dino Liviero; 7° Pietro Chiodini; 8° Mario Minieri; 9° Pietro Zoppas; 10° Federico Martin.

Terza tappa: Teramo-Pescara
La frazione pomeridiana della seconda giornata, consisteva in 62 chilometri in linea, senza GPM inseriti, ed un tratto finale dietro scooter. Il traguardo di Pescara, non avrebbe quindi concesso abbuoni. Fu una tappa interlocutoria, anche nello stesso tratto motorizzato, anche se alla fine sconvolse la classifica in virtù del guaio di una foratura nel finale, che fece perdere la Maglia Rosso-Oro a Carlo Brugnami, perlaltro apparso meno sicuro del solito. Ad emergere fu un giovane olandese che correva in Francia e di cui si diceva un gran bene, Jo De Haan. Costui vinse, soprattutto grazie al tratto dietro moto, dove riuscì a distanziare un gruppo stranamente più compatto del solito, ed a raggiungere il srecondo posto in classifica. Graduatoria, cortissima, che vide nel belga Emile Daems, secondo al traguardo di Pescara, a 5” dal tulipano, il nuovo leader. Mentre Ronchini si riappropriò del terzo posto.

Sul vincitore.
[Immagine: DE%20HAAN%20Johannes%20-%202.jpg]
Jo De Haan nacque a Klaaswaal (Olanda) il 25 dicembre 1936. Deceduto a Huijbergen il 19 aprile 2006. Passista. Professionista dal 1958 al 1966 con 38 vittorie. Passò nella massima categoria da campione olandese dei dilettanti e la sua completezza, faceva pensare ad una buona carriera fra i professionisti, ma fu così solo in parte. Nei suoi otto anni di permanenza nell'elite, pur raccogliendo un bottino di 38 successi, si distinse a livello internazionale, solo agli inizi. La Parigi-Tour del 1960 fu il suo gioiello.
Altri successi di nota: il G.P. Flandria '59, il Tour de l'Oise e la Parigi Valenciennes '60, il GP d'Isbergues '61. Diverse le frazioni di brevi corse a tappe finite nel suo bottino. Fu terzo nel Giro delle fiandre nel 1961 e terzo ai Mondiali di Renaix nel 1963.
Tutte le sue vittorie.
1959: GP Flandria; tappa di St. Malo del Tour de l'Ouest; tappa di Charleville del Tour de Champagne; tappa di Epernay del Tour de Champagne; Circuit du Cher; Criterium di Rijen; Criterium di Haacht. 1960: Parigi-Tours; Parigi-Valenciennes; Tour de l’Oise; tappa di Compiègne del Tour de l’Oise; Challange de France; Criterium di Hoepertingen; Criterium di Zandvoort; Criterium di Lommel; Criterium di Saint Nazaire. 1961: GP d'Isbergues; GP Tre Città Sorelle; tappa di Pescara del GP Ciclomotoristico; tappa di Roubaix del Tour du Nord; tappa di Helmond del Giro d’Olanda; Circuit de la Vienne; Criterium di Helmond; Criterium di Sint-Truiden; Criterium di Zwevezele. 1962: tappa di Carcassonne del GP Midi Libre; 2a tappa della Vuelta a Levante; tappa di Dunkerque della Quattro Giorni di Dunkerque; Criterium di Lommel. 1963:Criterium di Sint-Jansteen; Criterium di Wavre. 1964: tappa di Dunkerque della Quattro Giorni di Dunkerque; Criterium di Ede; Criterium di Sint-Willebrord; Criterium di Eede. 1965: Criterium di Dinteloord. 1966: Criterium di Opwijk; Criterium di Grobbendonk.

Ordine d’arrivo:

1° Jo De Haan (Ned) km 87 in 2h17’31” alla media di 38,102 kmh; 2° Emile Daems (Bel) a 5”; 3° Diego Ronchini a 5”; 4° Jean Graczyk (Fra); 5° Michel Van Aerde (Bel); 6° Jos Hoevenaers (Bel); 7° Jo De Roo (Ned); 8° Livio Trapé; 9° Walter Martin; 10° Carlo Brugnami.

Classifica generale dopo la seconda giornata:
1° Emile Daems (Bel) in 7h41'46"; 2° Jo De Haan (Ned) a 2”; 3° Diego Ronchini a 3”; 4° Jean Graczyk (Fra); 5° Michel Van Aerde (Bel); 6° Walter Martin; 7° Carlo Brugnami; 8° Jos Hoevenaers (Bel); 9° Livio Trapé; 10° Jo De Roo (Ned).

Quarta tappa: Ortona-Foggia
Il Gran Premio Ciclomotoristico, corse in questa tappa, lungamente avversata dal maltempo, il serio pericolo di perdere, in un sol giorno, buona parte del suo interesse: quattro uomini, il toscano Silvano Ciampi, l’anziano belga Hilaire Couvreur, il neoprofessionista padovano Renato Spinello ed il redivivo Romeo Venturelli, andarono in fuga al 36esimo chilometro e il gruppo li lasciò tranquillamente accumulare vantaggio senza inseguire. La fortuna della corsa fu che i quattro pur tenendo una buona andatura, non si dannarono più di tanto. Soltanto Spinello, prese sempre sul serio la faccenda; Venturelli si limitò a lavorare un po' all’inizio,  Ciampi lavorò un po' verso la fine, mentre Couvreur, forse per i suoi 37 anni, o più per scelta della sua squadra, la francese Helyett, che puntava tutto su Graczyk, non tirò nemmeno un metro. Fatto sta che il poker di fuggitivi, solo grazie soprattutto al padovano, arrivò all’imboccò del circuito dell'Ippodromo di Foggia, dove i corridori erano attesi dai rispettivi allenatori su motoscooter, con un vantaggio di oltre otto minuti sul plotone e soltanto il tratto dietro motori riportò la gara in un'atmosfera, per così dire, di normalità. Ciampi prese il comando e, alla fine dei sei giri in programma, riuscì a conservare un bottino di minuti sufficiente per balzare al primo posto in classifica generale, spodestando il suo capitano Daems, e Couvreur, sia pure al piccolo trotto, fu l’unico a rimanere sulla scia dell'ex capostazione toscano. Spinello e Venturelli rivelarono invece una impressionante crisi di stanchezza e, se conservarono rispettivamente la terza e la quarta posizione, fu solo perché il loro vantaggio sul gruppo, nonostante tutto, era davvero tanto. Nel grosso, ovviamente, il tratto motorizzato fece infervorare la battaglia e ad uscirne nettamente come il migliore del lotto fu nuovamente l’olandese De Haan che, col 5° posto di tappa, andò a collocarsi alle spalle di Ciampi nella Classifica generale. Una graduatoria che, però, evidenziava ancora un bel mazzo di possibili al successo finale, tanto più in considerazione della difficile frazione, la più dura a parere degli organizzatori, che attendeva la carovana il giorno seguente.

Sul vincitore.
[Immagine: ciampi_silvano.jpg]
Nato a Marasca San Marcelle Pistoiese (PI) il 22 febbraio 1932. Passista veloce. Alto m. 1,81 per kg. 77. Professionista dal 1957 al 1964, complessivamente ha ottenuto 18 vittorie. Dopo esser stato un ottimo dilettante dalla ruota veloce e non solo, quando passò professionista, nel 1958, con la fortissima Faema, fu autore di una stagione d’esordio eccellente. Così convincente ed esplosiva, da muovere confronti grandissimi e previsioni d’avvenire luminosissime nell’osservatorio e fra i tecnici. In quell’anno, infatti, vinse sette corse, fra le quali tre classiche italiane come il Giro del Piemonte, il Trofeo Matteotti e il Gran Premio Industria e Commercio. Per lui si spendevano accostamenti verso i grandi velocisti dell’epoca, ovvero i vari Van Looy, Van Steenbergen e Poblet, ma in realtà, Ciampi, era giunto a tanto, solo per le ragioni e le logiche della sopraggiunta maturità atletica: aveva già 25 anni compiuti e s’era forgiato nelle gare dilettantistiche che, a quei tempi, volendo viaggiare nella storia attraverso disamine semplicemente realistiche, erano perlomeno paragonabili al meglio della non certo brillante realtà professionistica odierna. Non a caso, dopo il debutto, paradossalmente si completò e si trasformò in un corridore più resistente, capace di emergere, anche se con ben altra intensità vittoriosa, su percorsi meno prevedibili per un velocista. Non a caso, nel ’59, vinse una prova come il Giro dell'Appennino, che s’è sempre distinta per essere preclusa alle semplici ruote veloci. Parimenti, iniziò prima di tanti, anche la parabola discendente di carriera. In realtà, il suo fu un processo naturale, ben diverso dalle logiche che i medici santoni, così siamesi al doping ben anni luce più potente delle amfetamine, hanno propinato ed inculcato non solo negli atleti odierni, ma pure in chi, da tempo ormai, dovrebbe osservare senza farsi prendere per i fondelli dalle ragioni della chimica, degli istrioni in camice bianco e del di questi paravento chiamato scientificità. Silvano Ciampi non divenne un Van Steenbergen, ma un buon corridore, che fa piacere ricordare e che, come tanti di generazioni lontane, ci riporta ad un ciclismo più umano, vero e decisamente più bello di ciò che oggi si è “costretti” a digerire. Ed alla storia, per i palati fini, il gagliardo Silvano, non sta sconosciuto, anzi. Tutte le sue vittorie. 1957: Giro del Piemonte;Trofeo Matteotti; Gran Premio Industria e Commercio Prato;   tappa di Ragusa al Giro di Sicilia; Circuito di Vighizzolo; GP Pontedera (Prova Trofeo UVI);  Gran Premio Lari; Circuito Busto Arsizio. 1958: tappa di Chiavari al Giro d'Italia. 1959: Giro dell'Appannino; Giro di Romagna; Giro del Piemonte. 1960: Trofeo Longines (cronosquadre). 1961: tappa di Firenze al Giro d'Italia; tappa di Foggia al Gran Premio Ciclomotoristico; tappa di Castellammare di Stabia alGran Premio Ciclomotoristico. 1962: Giro di Campania. 1963: tappa di Ginevra al Giro di Romandia. I suoi migliori piazzamenti. 1957: 2° nella Coppa Bernocchi. 1958: 3° nel Giro di Calabria. 1959: 2° nel Trofeo Matteotti. 1961: 2° nel Trofeo Fenaroli; 3°nella tappa di Mondovì alla Mentone-Roma. 1962: 3° nel Trofeo Matteotti. 1963: 2° nella tappa di Asti al Giro d'Italia; 2° nel Giro dell'Emilia; 3° nel Giro del Lazio. Ha partecipato ad otto Giri d’Italia concludendone tre, col miglior piazzamento nel 1963, quando giunse 49°. Ha corso per Faema, Bianchi, Philco e Springoil.

Ordine d’arrivo:

1° Silvano Ciampi km 207,055 in 5h08’22” alla media di 40,236 kmh; 2° Hilaire Couvreur (Bel) a 48”; 3° Renato Spinello a 4’20”; 4° Romeo Venturelli a 4’37”; 5° Jo De Haan (Ned) a 5’56”; 6° Jo De Roo (Ned) 6’40”; 7° Jean Graczyk (Fra) a 6’48”; 8° Carlo Brugnami st; 9° Walter Martin a 6’52”; 10° Michel Van Aerde (Bel) a 6’56”.

Classifica generale dopo la terza giornata:
1° Silvano Ciampi in 13h07’34”; 2° Jo De Haan (Ned) a 1’40”; 3° a pari tempo Diego Ronchini, Jean Graczyk (Fra), Emile Daems (Bel) a 2’55”; 6° Michel Van Aerde (Bel) a 3’21”; 7° Walter Martin a 3’35”; Hilaire Couvreur (Bel) a 3’36”; Carlo Brugnami a 3’39”; 10 Jos Hoevenaers (Bel) a 3’49”.

Quinta tappa: Foggia-Campobasso
Nonostante gli innumerevoli scatti, via via operati da Trapè, da Graczyk, da Hoevenaers, da Balmamion e da Massignan, il plotone restò compatto fin sulle rampe della salita che porta a Castelnuovo, dove era posto il primo GPM di giornata. Qui, Antonino Catalano operò un allungo che gli consentì di passare la vetta primo (un minuto d'abbuono) su Daems (30" di abbuono), Graczyk, Ciampi e Gaul. In discesa i ranghi tornarono  compatti, ad eccezione di De Roo, di Zorzi, di Venturelli e di Spinello che, nel frattempo, si erano ritirati.
Poco dopo Riccia, Jean Graczyk attaccò e con lui se ne andarono Pietro Zoppas e Pietro Chiodini. Poco dopo, gli unici dal gruppo che capirono il pericolo, furono soltanto Battistini e Sartore che uscirono dal grosso trascinandosi dietro i passivissimi Aldo Bolzan, un lussemburghese di chiare origini italiane e l’ormai solito “vecchietto” belga, Hilaire Couvreur. I quattro raggiunsero i tre al comando formando un drappello di sette uomini al 95esimo chilometro di corsa. Al rifornimento, ventun chilometri dopo, il vantaggio dei battistrada era di 2’40” su Casali e Minieri e di 5’ su un gruppo che pareva aver calato il sipario della propria resa. Aspetto che si confermò copioso nei chilometro successivi. Sulle rampe di Fresolone, il secondo GPM di giornata, il pavese Giuseppe Sartore, lasciò il drappello che di frantumò e al passaggio sulla cima, andò a prendersi l’abbuono di 1’), passando con 1’14” su Graczyk (30” d’abbuono), Bolzan e Battistini, 1'26” su Couvreur, 1’31" su Chiodini e 5’ 18” su Mario Minieri che aveva staccato Casali, rientrato in gruppo e Zoppas che, invece, era crollato dal  gruppetto di testa. Pur col traguardo ancora lontano, il pavese proseguì deciso, ma in vista di Campobasso, la sua resistenza crollò. Battistini lo raggiunse e andò via da solo. Graczyk, rispose una prima volta, poi mollò facendosi raggiungere da un ispirato Chiodini che, però, all’ultimo chilometro, a sua volta, crollò. Dopo un giro tortuoso all’interno della città, Battistini irruppe sulla pista dove era collocato il traguardo, dimostrando di essere l’atleta di valore che si era evidenziato, col 2° posto al Tour de France ‘60. Jean Graczyk, detto “Popof” arrivò a 46”, ma con l’abbuono e il vantaggio che la fuga aveva scavato sui primi in classifica, divenne il nuovo leader, con un vantaggio tale, da ipotecare il successo finale.

Sul vincitore.
[Immagine: 15388215081325Battistini,Graziano.jpg]
Graziano Battistini, nacque il 12 maggio 1936 a Pulica di Fosdinovo (Massa Carrara). Deceduto a Baccano di Arcola il 22 gennaio 1994. Passista scalatore. Professionista dal 1958 al 1968 con 7 vittorie. Per due anni ha iscritto il suo nome al rango dei papabili  per le grandi corse a tappe. Poi, invece, s’è ritagliato uno spazio come corridore tenace, adatto alle giornate di tregenda e con una discreta regolarità complessiva. Forse, quando da lui si attendeva il salto verso i grandi traguardi, gli è pure mancata la presenza in squadra di un corridore di lunga esperienza e ancora birra in corpo, capace di equilibrarlo nei momenti di sbandamento. Che Graziano Battistini avesse particolari attitudini per le corse a tappe, lo si era visto già fra i dilettanti, dove vinse con sicurezza le maggiori prove di tal tipo per i “puri” di allora, ovvero la Ruota d’Oro e la San Pellegrino. Ed al passaggio fra i prof nel 1959, in seno alla Legnano, riuscì a confermarle, giungendo 7° in un Giro d’Italia dal grande cast e dove si piazzò 2° nella tappa di Vasto e terzo nella “storica” di Courmayeur. La sua grande stagione fu quella del 1960. Vinse tanto, collezionò diversi piazzamenti, ed entrò nell’olimpo dei podi del Tour.
Dopo la vittoria nella prima prova del Trofeo UVI a Lugagnano Val D’Arda e un Giro d’Italia sotto le aspettative (giunse 2° nella tappa di Belluno), si guadagnò la fiducia di Alfredo Binda e fu inserito nella Nazionale che partecipò alla Grande Boucle. Qui,  esplose ben aldilà del 2° posto finale e delle vittorie di tappa ad Angers e nella “mitica” Briancon. Diede soprattutto segni di un grande futuro possibile. Futuro che parve confermarsi con la vittoria nella Coppa Sabatini e, per quello che potevano valere, nei circuiti di Borgomanero e della Brianza.
Partecipò poi al mondiale di Hohenstein, finendo 13°. Atteso ad un grande ’61, vinse subito la dura frazione di Campobasso, della Roma-Napoli-Roma, ma poi dal Giro, chiuso al 12esimo posto e dal Tour, dove si ritirò all’undicesima tappa, arrivarono solo piazzamenti. Nel 1962, vincendo la tappa di Sestri Levante al Giro d’Italia, provò per la prima volta l’ebbrezza di portare la maglia rosa e quando, dopo la frazione della neve sul Passo Rolle, la riconquistò, parve riassaporare l’arrivo all’olimpo. Ma fu una gioia che si incrinò assai a Casale Monferrato e si sciolse definitivamente sulle Balconate Valdostane. Fra malanni e problemi vari, s’avviò ad un lento declino attenuato da qualche piazzamento. Tornò a ruggire nel 1965, vincendo fra la neve, sul Passo dello Stelvio, una tappa del Giro d’Italia che passerà alla storia: fu infatti quella salita la prima ad essere insignita del titolo di “Cima Coppi”.  
Graziano corse fino al ‘68, ma il suo ‘60 è ancora là che si chiede dei “perché”. Terminata la carriera si impegnò nel proselitismo, poi, nel ’94, un male incurabile se l’è portato via.

Ordine d’arrivo:

1° Graziano Battistini km 209,6 in 6h41’15” alla media di 31,426 kmh; 2° Jean Graczyk (Fra) a 46”; 3° Pietro Chiodini a 1’39”; 4° Hilaire Couvreur (Bel); 5° aldo Bolzan (Lux) a 5’19”; 6° Giuseppe Sartore st; 7° Mario Minieri a 8’42”; 8° Jo De Haan a 17’08” che vinse la volata del gruppo.

Classifica generale dopo la quarta giornata:
1° Jean Graczyk (Fra) in 19h51’30”; 2à Graziano Battistini a 5’15”; 3° Hilaire Couvreur (Bel) a 5’28”; 4° Pietro Chiodini a 12’15”; 5° Silvano Ciampi a 14’27”; 6° Aldo Bolzan (Lux) a 14’54”; 7° Giuseppe Sartore a 15’19”; 8° Jo De Haan (Ned) a 16’07”; 9° Emile Daems a 16’52”; 10° Diego Ronchini a 17’22”.

Sesta tappa: Campobasso-Salerno
La conclusione della tappa del giorno precedente, col gruppo giunto ad oltre diciassette minuti, entro il quale c’erano la maglia di leader di Silvano Ciampi, l’ex Daems, nonché Carlesi e il gregario, ma forte passista, Musone, lasciò talmente l’amaro in bocca al dottor Porcellana dirigente della Philco, da spingerlo a multare, per scarso impegno, i quattro corridori. E fu una bella sberla, perché l’ammontare, a testa, fu di 200mila lire, circa 6mila euro odierni. Non fu l’unica squadra a tempestare di domande sul “perché” di quella resa, anche se non furono dichiarate multe. Resta il fatto che anche la frazione che da Campobasso portò la carovana a Salerno, con 146 chilometri in linea e poco più di 18 dietro scooter, mantenne la falsariga della precedente, lasciando intravvedere una resa al suo ormai certo trionfatore, ovvero Jean Graczyk. Il francese da par suo, per dimostrare quella superiorità che la classifica dichiarava, ma che non era stata ancora arricchita da una vittoria di tappa, pensò bene di vincere, proprio a Salerno, sfruttando al massimo il tratto dietro motori, al cui appuntamento, il gruppo giunse praticamente compatto.

Ordine di arrivo:
1° Jean Graczyk (Fra) Km 164,2 in 4h34'35" alla media di 35,619 kmh; 2° Diego Ronchini a 17"; 3° Jo De Haan (Ned) a 28” 4° Carlo Brugnami a 1’01”; 5° Guido Carlesi a 1’05”; 6° Walter Martin a 1’'06' 7° Michel Van Aerde (Bel) a 1’07”; 8° Loris Guernieri a 1'17"; 9° Jos Hoevenaers (Bel) a 1’24”; 10° Silvano Ciampi a 1’38”.

Classifica generale dopo la quinta giornata:
1° Jean Graczyk (Fra) 24 ore 28'5"; 2° Graziano Bat-tistini a 6'59"; 3° Hilaire Couvreur (Bel) a 7'36"; 4° Pietro Chiodini a 14'15"; 5° Silvano Ciampi 16'05"; 6° Jo De Haan (Ned) a 16'45'; 7° Diego Ronchini a 17'39"; 8° Aldo Bolzan (Lux) a 17'57"; 9° Michel Van Aerde (Bel) a 18'55' 10° Walter Martin a 19'02".

Settima tappa: Salerno-Castellammare di Stabia
Ormai decisa la classifica generale, la lotta per quella relativa alla graduatoria dei migliori scalatori, servì non poco ad animare le fasi iniziali della Salerno-Castellammare, che comprendeva lungo il proprio tracciato, l'ultima salita della corsa. Lo scalatore palermitano, Antonino Catalano, nonostante l’involuzione della sua carriera e le poche forze rimaste, con tanta buona volontà, si scatenò in una serie di attacchi quasi commoventi, ma quando era in fuga bucò e fu costretto a dare un malinconico addio, a ogni speranza di affermazione. Il gruppo, attraverso il paesaggio fiabesco della costa amalfitana, tornò così compatto e, solo a un chilometro dalla vetta di Sant'Agata, sede del citato GPM, Battistini scattò, senza trovare reazioni di nota. Il capitano della Legnano, passò primo in cima. Poi si rialzò e la calma ritornò in gruppo. Per assistere ad un episodio vivace, fu necessario attendere la periferia di Castellammare. Pioveva, tirava un vento veloce e Gaul, improvvisamente, dopo una corsa fin lì abulica, si mise in testa di partire all'offensiva, con grande caparbietà. Le lotta divampò, breve e violenta e fini con il proiettare in avanti due uomini, Ciampi e Hoevenaers, mentre il lussemburghese, che da tempo non lavorava così, si lasciò sorprendere al momento buono. Ciampi ed Hoevenaers, con l’italiano a tirare come un dannato, ed il belga a ruota, riuscirono ad arrivare al traguardo ed a disputare la volata decisiva e qui, nonostante il gran lavoro svolto, il toscano della Philco, decisamente più veloce, ebbe facilmente la meglio.

Ordine d'arrivo:
1° Silvano Ciampi km 82,7 in 2h31'19" alla media di 32,790 kmh (abbuono 1’); 2° Jos Hoevenaers (Bel) st (abbuono 30”); 3° Adriano Zamboni a 25"; 4° Loris Guanieri st; 5° Charly Gaul (Lux) st; 6° Giuseppe Sartore st; 7° Pietro Chiodini a 36" che superò in volata il gruppo comprendente tutti i migliori.

Ottava tappa: Castellammare di Stabia-Caserta
La frazione del pomeriggio con finale dietro scooter, che da Castellammare di Stabia, portò la carovana a Caserta, segnò il trionfo dell’Olimpionico della 100 chilometri a squadre Antonio “Toni” Bailetti. Il ragazzone vicentino, andò in fuga quasi con rabbia: la sua squadra, la Bianchi, interamente composta da giovani, agli ordini di Pinella De Grandi, in quel “Ciclomotoristico” aveva più volte tentato di vincere una tappa (soprattutto con Balmamion e Sartore), ma erano sempre stata sfortunata. L'occasione di Salerno però, aveva tutto per essere buona: una certa lentezza del gruppo nell’inseguire, ed il finale dietro motori, dove un Bailetti forte sul passo avrebbe  potuto, giocandosi la tappa, tenere. E fu così. Toni arrivò in solitudine all’aggancio col rullo dello scooter sul Circuito della Reggia di Caserta e difese il vantaggio, fino al termine della velocissima galoppata. Alle sue spalle, si fece luce Ronchini, che conquistò la piazza d’onore, poi De Haan, Daems e il leader Graczyk. Come finì la corsa, la folla ruppe i cordoni, strinse in un abbraccio forsennato gli atleti, distribuì applausi generosi a tutti, perfino (e magari con un pizzico di mala voglia) a Graczyk, che pure questi applausi li meritava ben più degli altri. Era un segno tipico della passione dei casertani verso il ciclismo. E fu l’ultima volta per quella corsa, purtroppo.

Sul vincitore.
[Immagine: 14966800371453BAILETTIAntonio1961.jpg]
Nato il 29 settembre 1937 a Bosco di Nanto (VI). Alto 1,82 m. per 78 kg. Passista veloce. E’ stato professionista dal 1961al 1969 con 17 vittorie. Atleta alto e possente, con una spiccata sensibilità verso il ritmo. Ne usciva una potenza di pedalata che lo portò ben presto, quando militava fra i dilettanti, a fungere da treno della cronosquadre. Proprio col quartetto della 100 chilometri, dominò la gara olimpica ai Giochi di Roma nel 1960 (gli altri erano Cogliati, Fornoni e Trapè). Corridore coriaceo, con la velocità nel sangue fin dalle categorie minori, seppe divenire velocista, in virtù di progressioni che facevano maledire le pedivelle. Un dilettante di pregio dunque, ed un professionista, dal 1961, che per un lustro recitò un ruolo di grande evidenza, in sincronia con ciò che aveva fatto vedere da puro. Il suo esordio nella massima categoria fu davvero col botto. In poche  settimane vinse la tappa di Sassari al Giro di Sardegna, quindi la frazione di Caserta al Gran Premio Ciclomotoristico, il Circuito di Nyon, la tappa di Campobasso nella “Tre Giorni del Sud” e il Circuito di Turbigo. Ancor più importante il suo 1962, vissuto sui successi in due tappe al Giro di Sardegna, nella Nizza-Genova, nella frazione di Perugia al Giro d’Italia, in quella di Bordeaux al Tour de France, quindi, sempre in terra francese, i trionfi nei Criterium di Haurs e Chiarite sur Loire. Tutto questo gli valse l’azzurro ai mondiali di  Salò, dove chiuse al 33° posto. Anche il ’63 confermò la sua firma al Giro e al Tour, in quanto vinse le tappe di Milano e Rennes. L’anno successivo, ancora un sigillo in Sardegna, a quei tempi corsa a tappe d’apertura di stagione. Nel ’65, continuò ad animare diversi arrivi, ma il successo lo colse solo alla Ronda di Monaco. Il suo canto del cigno, anche se nel momento in cui si consumò era ben lungi dall’apparire come possibile, si determinò con la vittoria nel Trofeo Laigueglia ’66, classica iniziale per eccellenza del calendario italiano. Continuò a correre fino al ’69, quando, cimentandosi sulla pista del Vigorelli di Milano, fu vittima di una rovinosa caduta, che pose fine ad una carriera già al lumicino da tempo.

Ordine d'arrivo:
1° Antonio Bailetti km 97,9 in 2h29'09" alla media di 39,382 kmh; 2° Diego Ronchini a 54"; 3° Jo De Haan (Ned) a 55' 4° Emile Daems (Bel) a 1'08"; 5° Jean Graczyk (Fra) a 1’13"; 6° Michel Van Aerde (Bel) a 1'28”;  7° Carlo Brugnami a 1’45"; 8° Jos Hoevenaers (Bel) a 1’'53"; 9° Silvano Ciampi a 1’'56"; 10° Walter Martin a 2'04".

Classifica generale:
1° Jean Graczyk (Fra) in 29h30'22";
2° Graziano Battistini a 7'56"; 3° Hilaire Couvreur (Bel) a 9'25' 4° Silvano Ciampi a 15'12"; 5° Jo De Haan (Ned) a 16'27"; 6° Diego Ronchini; 7° Pietro Chiodini; 8° Michel Van Aerde (Bel); 9° Jos Hoevenaers (Bel); 10° Carlo Brugnami.

Nona tappa: Caserta-Castelfusano di Roma
La lunghezza della tappa, davvero esagerata, 231 chilometri in linea e 30 dietro motori, forse l’unico errore degli organizzatori in quell’ultima edizione, provocò una chiusura in tono minore della manifestazione. Un peccato, doppio, a ben pensarci. La parte in linea, fu un trasferimento turistico e nulla più. Poi, sui trenta chilometri da svolgersi sul circuito di Castelfusano, al rullo degli scooter, la musica cambiò frenetica. A farla da padrone, un terzetto: gli italiani Ronchini e Martin e l’olandese De Haan. Il Leader Graczyk, invece, causa una foratura, fu costretto ad una rimonta notevole, che evidenziò le sue qualità, la sua freschezza e sancì ancora una volta quanto fosse meritevole il suo successo. La tappa si decise a sette chilometri dalla conclusione, quando un’accelerazione di De Haan, provocò il cedimento di Martin, mentre Ronchini, non solo rispose, ma negli ultimi due chilometri passò in testa e andò a vincere con pieno merito, dimostrando di aver raggiunto un notevole livello specialistico, in quel particolare tipo di gara. Ma non ci furono più possibilità per confermarlo.

Sul vincitore.
[Immagine: ronchini1957.JPG]
Nato il 9 dicembre 1935 ad Imola (BO), ed ivi de-ceduto il 18 aprile 2003. Passista. Professionista dal 1956 al 1966 con 15 vittorie. Fu un gran dilettante: azzurro, nonchè vittorioso in gare di notevole prestigio come il Piccolo Giro di Lombardia,  il Giro delle Marche, la Ruota d'Oro e il GP Pirelli. Il suo debutto professionistico, avvenuto  al Giro di Lombardia del 1956, fu di quelli che, per un verso o per l'altro, nessuno può scordare. Nella classica che tanto Fausto Coppi amava, il destino propose una lunga fuga, proprio di Ronchini col Campionissimo. Diego, dalle grandi capacità sul passo, si comportò come il più devoto dei gregari, ma con gambe da campione e sostenne il mitico Fausto come meglio non poteva. Ma contro di loro ci mise lo zampino una signora, che da qualche anno divideva gli italiani e si faceva odiare: la "dama bianca". Fiorenzo Magni nel corso di un'intervista che mi rilasciò, ebbe modo di testimoniarmi quanto gestacci e parole di quella signora, fossero riusciti a far riscattare in lui antiche forze. Fatto sta che col ritrovato "leone delle Fiandre", anche gli altri inseguitori ripresero a pedalare come se di mezzo ci fosse l'onore più grande. A pochi chilometri dal Vigorelli, Ronchini e il Campionissimo furono raggiunti e, nell'epilogo sul celebre anello, un maestoso Coppi dovette cedere di pochi centimetri alla verve del biondo francese Darrigade. Per Diego, dunque, un battesimo col fuoco. Ma la classe e le sue predisposizioni verso questa classica, non tardarono a fuoriuscire, ed infatti, l'anno dopo, Ronchini trionfò proprio nella “Classicissima di chiusura”. Nel ‘58, l'imolese si impose nel Giro della Sicilia e nel Giro dell'Emilia e, nel ’59, grazie ad uno sprint mozzafiato, si aggiudicò col Giro del Lazio, anche la Maglia Tricolore. Al Giro d'Italia di quell'anno, si inchinò solo a quello straordinario camoscio che rispondeva al nome di Charly Gaul e, per soli 4”, al grande sconfitto: Jacques Anquetil. Nel 1960, vinse il Giro del Veneto e poi, in coppia col grande talento Romeo Venturelli, il Trofeo Baracchi. Nel 1961, rivinse il  Giro dell'Emilia e l'anno dopo, quello del Giro di Romagna. Dopo aver indossato dieci giorni la Maglia Rosa al Giro d'Italia del 1963 (finì l'edizione, 5°), Ronchini, raggiunse il suo ultimo successo nel 1964, al Giro di Reggio Calabria. Fu poi valido scudiero di Gimondi nel suo Tour vittorioso. Lasciò il ciclismo corso nel ‘66, in seguito ad un grave incidente mentre s'allenava. La sua carriera comunque, già anche prima si era dovuta inchinare alla sfortuna, infatti, un male pernicioso, l'ameba, ne aveva menomato assai il rendimento. Fu azzurro ai mondiali del '59 (5°), '60 e '61. Chiusa la parentesi agonistica, rimase nel ciclismo come direttore sportivo. Morì prematuramente a causa di un male incurabile.

Ordine d’arrivo:
1° Diego Ronchini km 263,3 in 7h31’40” alla media di 34,990 kmh; 2° Jo De Haan (Ned) a 4”; 3° Walter Martin a 43”.

Classifica Generale Finale:
1° Jean Graczyk (Fra-Fynsec) km 1334 in 37h01’02” alla media di 36,037 kmh;
2° Graziano Battistini (Legnano) a 11’08”; 3° Hilaire Couvreur (Bel-Carpano) a 12’11”; 4° Jo De Haan (Ned-Acifit) a 14’41”; 5° Silvano Ciampi (Philco) a 15’12”; 6° Diego Ronchini (Carpano); 7° Michel Van Aerde (Carpano); 8° Jos Hoevenaers (Ghigi); 9° Walter Martin (Carpano); 10° Carlo Brugnami (Torpado); 11° Pietro Chiodini (Molteni); 12° Antonio Bailetti (Bianchi); 13° Charly Gaul (Lux-Gazzola); 14° Livio Trapé (Ghigi); 15° Aldo Bolzan (Lux-Dr Mann); 16° Giuseppe Sartore (Bianchi); 17° Adriano Zamboni (Molteni); 18° Marcel Ernzer (Lux-Gazzola); 19° Guido Carlesi (Philco); 20° Loris Guernieri (Torpado).

Sul vincitore del Gran Premio Ciclomotoristico delle Nazioni.
[Immagine: 14698783411453GRACZYKJean1960.jpg]
Jean Graczyk nacque il 23 maggio 1933 a Neuvy-sur-Barangeon, deceduto a Vignoux-sur-Barangeon il 27 giugno 2004. Passista veloce, pistard e ciclocrossista. Professionista dal 1957 al 1972 con 78 vittorie. Di origine polacca, naturalizzato francese il 23 giugno 1949. Un corridore che ha segnato un’epoca, ed anche se non ha raggiunto risultati eclatanti, quanto fatto è lautamente sufficiente per definirlo un campione. Dotato di una notevole punta di velocità che emergeva su doti di passo altrettanto notevoli, s’è distinto pure per dinamismo e combattività e per la tangibilità dimostrata in quelle che erano le sue palestre, volute e cercate, ovvero le corse a tappe, specie il Tour de France. Si segnalò già da dilettante neofita, come grande inseguitore e finisseur su strada, poi come ruota veloce che amava fare la gamba anche nel ciclocross. Vinse una classica per “puri” come la Parigi-Vierzon, poi, nell’ultima stagione nella categoria, coincidente coi Giochi Olimpici di Melbourne, si laureò Campione di Francia, sia su strada, che su pista nell’inseguimento a squadre. In quest’ultima specialità, alle prime Olimpiadi australiane, conquistò la Medaglia d’Argento. Partecipò anche ai Mondiali di Copenaghen, dove giunse 16°. Passato prof in seno all’Helyett-Potin di Jacques Anquetil, vinse all’esordio 9 corse, compreso il Giro delle 6 Province del Sud Est, dove colse due tappe e pure la Classifica a punti. Partecipò al Tour de France, ma si ritirò alla 6a tappa. L’anno seguente i successi furono 7, ma di spessore maggiore, fra i quali la Classifica a Punti del Tour de France, una tappa alla Vielta di Spagna, ed una al Delfinato, nonché il GP d’Orchies.
Tanti pure i piazzamenti di pregio, caratteristica che l’accompa-gnò sempre e che nel ’58, appunto, gli consentì di portare a Parigi la Maglia Verde. Partecipò ai Mondiali di Reims dove chiuse 24°. Nel 1959, ancora 7 successi, fra i quali la tappa di Rennes al Tour e, soprattutto, la Parigi-Roma, ovvero l’unica edizione della Parigi Nizza, che s’allungò con la Menton-Roma, ad un rango di corsa a tappe di gran pregio, lunga 12 giorni e con un cast da Giro-Tour. Si ritirò ai Mondiali di Zandvoort dopo aver lavorato per il futuro iridato André Darrigade. Lanciatissimo, nel ’60, Jean Graczyk fu, nell’anno, il corridore con più costanza ai vertici mondiali, al punto di vincere il Trofeo Superprestige Pernod, una classifica migliore di ciò che venne dopo, ovvero, Coppa del Mondo e l’attuale abortistico World-Tour. In quella stagione, nei 14 successi colti,  Jean andò a segno in tutte le corse a tappe a cui partecipò, dalle quattro frazioni vinte al Tour de France, arricchite dalla sua seconda Maglia Verde a Parigi, al Delfinato, al Sardegna, alla Parigi Nizza, vinse poi il Criterium National e impreziosì il tutto col 2° posto alla Sanremo, al Giro delle Fiandre e col 3° posto alla Parigi Bruxelles, ed il 5° alla Liegi Bastogne Liegi. Unica nota stonata di quell’anno, il Mondiale, dove non andò oltre il 30° posto. Anche nel ’61, il numero dei suoi successi rimase in doppia cifra, 10, fra i quali il Gran Premio Ciclomotoristico, ed una tappa dello stesso, una frazione del Delfinato, nonché il 2° posto alla Freccia Vallone, il 4° nella Parigi Bruxelles e il 7° al Fiandre. Si ritirò ai Mondiali. Nel 1962, andò a segno 12 volte e fra questi centri, anche quattro tappe alla Vuelta di Spagna e una alla Parigi-Nizza. Fra le 8 vittorie colte nel 1963, due frazioni del Giro di Catalogna, una al Tour del Sud-Est e l’allora prestigioso GP di Monaco. Dopo tanti anni di vittorie e pochi contrattempi, il 1964 fu un anno difficile per Graczyk, che ebbe diversi malanni che gli fecero saltare corse importanti come il Criterium National e dove si evidenziarono i primi segni di declino. Ciononostante, vinse un paio di corse minori e fu protagonista, anche se piazzato, a classiche come Milano Sanremo (6°) e Bordeaux-Parigi (7°). Nonostante i 6 successi conquistati nel 1965, il tramonto di Graczyk apparve tangibile come l’incipiente perdita di capelli. Il franco polacco, amante della natura, pensò di attutire i colpi dell’età incentivando la partecipazione alle proposte invernali nel ciclocross e nel gennaio del 1966, andò a segno in una anomala prova a coppie con Raymond Poulidor, in quel di Fontenay sous Bois, Fu quella l’unica vittoria colta nell’anno, anche se, a dispetto del crepuscolo arrivante, continuò a cogliere tanti piazzamenti su strada. Divenuto gregario di Anquetil ed Aimar, anche nelle stagioni ’67 e ’68 continuò a piazzarsi. Poi, nel ’69 andò a portare esperienza nella giovane squadra della Sonolor, ed a Quesnoy, raggiunse il suo ultimo appuntamento con la vittoria. Continuò a correre su pista, nel cross e qualche criterium su strada fino al 1972. Per divertirsi, innanzi tutto. E poi si diede alla caccia e al commercio. In carriera fu soprannominato “Popof”, un appellativo non simpaticissimo, che in Francia s’usava qualche decennio fa, per indicare i polacchi.

[Immagine: Graczyk%20e%20Baffi_zpsa4p6byg9.jpg?t=1546447502]
Jean Graczyk, vincitore dell'ultima edizione del Gran Premio Ciclomotoristico delle Nazioni, riceve le congratulazioni di Pierino Baffi.

Maurizio Ricci detto Morris

....Fine....Alla prossima "corsa dimenticata"

La discussione prosegue nel thread Le Corse dimenticate



Luciano Pagliarini analizza la rosa della Dimension Data for Qhubeka CT

(03-01-2019, 09:58 PM)Luciano Pagliarini Ha scritto: Team: Dimension Data for Qhubeka CT

Roster
: Samuele Battistella, Million Beza, Connor Brown, Mehdi El Chokri, Mulu Hailemichael, Alexander Konychev, Martin Lavric, Luca Mozzato, Samuel Mugisha, Matteo Sobrero, Natnael Tesfazion.

Analisi rosa: Rosa costruita su misura per il calendario italiano, infarcita di scalatori e corridori adatti alle corse in linea del Belpaese. La stella è Samuele Battistella, che guiderà la squadra sia nelle corse a tappe che nelle classiche, ove sarà uno dei nomi di spicco. Matteo Sobrero, l'anno scorso il migliore tra i DD insieme a De Bod e Weldu (tra i suoi tantissimi risultati ricordiamo il 3° posto al Giro del Belvedere, il 5° posto al Palio del Recioto, il 2° posto al GP Industrie del Marmo e il 9° ai Mondiali a cronometro), sarà la seconda punta nelle corse di un giorno, in cui l'avere un compagno forte come Battistella potrebbe giocare a suo favore. Sobrero, inoltre, sarà anche una delle carte principali del sodalizio italo-africano nelle corse contro il tempo, insieme al figlio d'arte Konychev. Per le corse a tappe, invece, la Dimension Data avrà a disposizione una batteria di eccellenti corridori provenienti dal continente nero, quali Samuel Mugisha, vincitore dell'ultimo Tour of Rwanda e della classifica dei GPM al Giro della Valle d'Aosta 2018, Mulu Hailemichael, 2° classificato al sopraccitato Tour of Rwanda e Milion Beza, 6° al Tour de l'Espoir nel 2018. Un altro corridore che potrebbe fare molto bene in salita è il neozelandese Brown, che di recente ha vinto una cronoscalata al Tour of Gippsland. Per gli sprint ci sono Mozzato, il quale tiene bene anche in salita, e Tesfazion, anch'egli veloce, ma, allo stesso tempo, dotato di ottima tenuta. Chiudono la rosa due veterani della categoria come El Chokri e Lavric, che potranno dare il loro apporto in più occasioni.

Analisi mercato: Difficile capire perché non sia stato confermato Weldu dopo che, nella passata stagione, era addirittura giunto 5° al Giro della Valle d'Aosta. Ad ogni modo, il mercato della Dimension Data resta ottimo, dato che hanno preso un diamante come Battistella. La filiale continental del noto team WT, inoltre, ha saputo fare man bassa di giovani promettenti africani firmando Beza, Hailemichael e Tesfazion. Gli altri corridori arrivati in estate, vale a dire Lavric, Brown e Konychev sono tutti buoni pedalatori che potrebbero dare un apporto importante al team bianco-verde-nero.

Corridore da seguire nel 2019: Samuele Battistella. Nel 2018 ha vinto 5 corse, fra cui una tappa alla Corsa della Pace ove è giunto 2° alle spalle di Pogacar, e si è piazzato in quasi tutte le più importanti classiche italiane. Inoltre, i soli risultati non spiegano quanto sia riuscito a dare filo da torcere a un fenomeno come Robert Stannard sia a Cà del Poggio al GP di San Vendemiano che al Giro di Lombardia. Con l'appena citato australiano passato tra i professionisti, Battistella sarà il nome di riferimento in tutte le corse di un giorno dure più prestigiose del calendario U23.

Primo anno da seguire nel 2019: La Dimension Data non ha corridori al primo anno.

Potenziale rivelazione del 2019: Tra i vari optiamo per Tesfazion, il quale, nel finale di stagione, ha ottenuto ottimi risultati al Tour of Taihu Lake e al Tour of Fuzhou. Nelle volate non è quasi mai uscito dai 10, mentre nelle tappe dure è giunto sempre nei primi 20. Un talento particolare e affascinante che la Dimension Data è chiamata a sviluppare.

La discussione prosegue nel thread Elite/Under 23 - stagione 2019



ManuelTheVolder presenta la Cyclocross Big 3 Cup

(01-01-2019, 08:20 PM)Manuel The Volder Ha scritto: Visto che ultimamente mi son riavvicinato al Ciclocross grazie a Luca, Albi e al talento di Mathieu Van Der Poel m'è venuto in mente di creare una classifica a punti riguardante tutti e tre i circuiti principali del Ciclocross (Coppa del Mondo, Superprestige e DVV Trophy) che per comodità chiamerò Big 3.
Questo perchè io sono uno che ama queste classifiche a punti e perchè fare una classifica che racchiude tutte le corse di primo livello (escluso i mondiale) è una figata, soprattutto in questa disciplina dove ogni gara a storia a se e non ci sono corse a tappe. In più è anche un esercizio di conoscenza della storia recente della disciplina per il sottoscritto.

Per l'assegnazione dei punteggi ho copiato quello delle competizioni FIS ovvero:
1. 100 punti
2. 80
3. 60
50, 45, 40, 36, 32, 29, 26, 24, 22, 20, 18, 16, 15......1

Punti assegnati ai primi 30

Ho calcolato già i punteggi per l'annata corrente sino ovviamente alla gara di oggi, fra poco vi posto la classifica.

Già da domani calcolerò i punteggi per le stagioni passate andando a ritroso fino al 1993/94, stagione in cui è stata inaugurata la cdm. A tal proposito vi chiedo una mano: riuscite a trovare un sito con ordini d'arrivo completi delle corse Big 3 ? Il sito dell'UCI arriva fino alla stagione 2008/09 ( Dodgy ).
Dopo il 6 Gennaio avrò meno tempo per queste classifiche, ma un po' di tempo me lo ritaglio senz'altro.

Questa è la classifica di quest'anno dopo il GP Sven Nys

1 Mathieu Van Der Poel 1610
2 Toon Aerts 1292
3 Wout Van Aert 1081
4 Michael Vanthourenhout 744
5 Lars Van Der Haar 708
6 Laurens Sweeck 685
7 Tom Meeusen 542
8 Kevin Pauwels 480
9 Quinten Hermans 475
10 Corne Van Kessel 463
Classifica 2017-18

1 Mathieu Van Der Poel 2330
2 Wout Van Aert 1636
3 Toon Aerts 1170
4 Laurens Sweeck 1142
5 Lars Van Der Haar 1013
6 Kevin Pauwels 867
7 Michael Vanthourenhout 843
8 Tim Merlier 812
9 Corne Van Kessel 662
10 Jens Adams 621
Classifica 2016-17

1 Wout Van Aert 2020
2 Mathieu Van Der Poel 1486
3 Kevin Pauwels 1223
4 Laurens Sweeck 1001
5 Tom Meeusen 938
6 Toon Aerts 828
7 Michael Vanthourenhout 677
8 Jens Adams 655
9 Corne Van Kessel 649
10 Tim Merlier 580
Classifica 2015-16

1 Wout Van Aert 1918
2 Sven Nys 1235
3 Kevin Pauwels 1209
4 Lars Van Der Haar 1100
5 Mathieu Van Der Poel 984
6 Tom Meeusen 855
7 Laurens Sweeck 800
8 Tim Merlier 614
9 Klaas Vantornout 547
10 Toon Aerts 544

La discussione prosegue nel thread: Cyclocross Big 3 Cup


RE: I post della settimana - 2° edizione 31 dicembre 2018 - 6 gennaio 2019 - Luciano Pagliarini - 07-01-2019

C'erano altri due post che dovevano comparire, ma a causa della limitazione caratteri non ci sono stati e l'editor, ovviamente, ha cancellato il resto dell'articolo.

Risolveremo per i prossimi numeri.

E ci servirebbe qualcuno che ci faccia un logo.


RE: I post della settimana - 2° edizione 31 dicembre 2018 - 6 gennaio 2019 - Paruzzo - 08-01-2019

Uno si sbatte a scrivere delle preview, la sua squadra viene eliminata alla Wild Card e il suo post non finisce neanche nel meglio della settimana. Malissimo questo inizio dell'anno.