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Tour de France, l'edizione 2016 segna il tris di Froome. Greipel chiude sui Campi Elisi - SarriTheBest - 25-07-2016

Tour de France, l'edizione 2016 segna il tris di Chris Froome. André Greipel chiude sui Campi Elisi battendo Sagan e Kristoff.

<center><img src="http://www.bettiniphoto.net/image/2_0258032_1_thumb2.jpg" width="550px" alt="Froome brinda al suo terzo Tour de France - © BettiniPhoto" />
Froome brinda al suo terzo Tour de France - © BettiniPhoto</center>

Se qualcuno pensava ad un calo fisico e psicologico, come accadde nel 2014, si sbagliava di grosso. Anzi. Per Chris Froome il Tour de France appena terminato si è rivelato il meno impegnativo dei tre finora conquistati. Mai messo in dubbio: né dopo il fattaccio del Ventoux, quando fu "salvato" dalla giuria insieme a Porte e Mollema - ma sarebbe cambiato poco... -; né dopo la scivolata, durante la diciannovesima tappa, scendendo dal Montée de Bisanne, che lo ha costretto a terminare la giornata con la bicicletta di Thomas e a disputare la successiva Megève-Morzine con acciacchi e ferite varie.

Una grossa fetta del suo successo la deve alla sua squadra, il Team Sky, che ha spadroneggiato come non mai in questa edizione della Grand Boucle. Ma quest'anno si è assistito anche ad un Froome diverso rispetto al passato, più completo. Ha vinto, già con la maglia gialla addosso, attaccando in discesa nel corso dell'ottava tappa, quando sorprese Quintana allo scollinamento del Col de Peyresourde. Ha attaccato e guadagnato secondi in pianura, sfruttando il forte vento che ha spazzato tutta l'undicesima tappa con arrivo a Montpellier. Si è dimostrato meno devastante in salita, ma allo stesso tempo è riuscito a gestire con più tranquillità la terza settimana.

Alle sue spalle il vuoto, o quasi. Le azioni poc'anzi citate sono state alcune delle rare emozioni che hanno scosso il Tour, come se Froome avesse giocato con sé stesso. Segno evidente del piattume avversario, oltre ai grandi sbadigli del pubblico da casa, è il fatto che a Romain Bardet è bastato un solo attacco per conquistare il secondo gradino del podio. Penultima tappa di montagna, sfruttando la strada bagnata ed impegnativa del Montée de Bisanne, il francesino della Ag2r si è involato in discesa con il compagno di squadra Mikael Chérel, andando a conquistare il traguardo di Saint-Gervais Mont Blanc e una trentina di secondi - abbuoni compresi - su tutti i rivali.

Terzo il grande rivale di Froome, Nairo Quintana. Che si è detto soddisfatto del risultato; ma che non può esserlo della sua prestazione. Tre podi al Tour de France, considerando la sempre giovane età, è roba da pochi. Ma questo piazzamento è arrivato quasi per caso, sfruttando i ritiri di grossi calibri come Contador e Pinot, gli episodi che han segnato Porte e debaclé più o meno improvvise come nei casi di Mollema ed Aru. Il colombiano ha dato colpa ad una allergia che lo ha colpito già prima del Tour; fatto sta che, con la pioggia di Andorra e delle ultime due tappe alpine, non è che abbiamo assistito al miglior Quintana: sintomo di una gamba non proprio ai massimi livelli, indipendentemente dal suo stato di salute.

La top ten della generale ha riservato nomi a sorpresa e outsider, raccogliendo chi - bene o male - è riuscito a salvarsi giorno dopo giorno. Il britannico Adam Yates ha chiuso al quarto posto, conquistando anche la maglia bianca di miglior giovane; quinto Richie Porte, probabilmente il migliore in salita dopo Froome ma incappato in incidenti sfortunati a Cherbourg-Octeville e nella discesa del Montée de Bisanne. Sesto e settimo due spagnoli della vecchia guardia: l'inossidabile Alejandro Valverde, reduce da classiche del nord e podio al Giro d'Italia, e Joaquim Rodriguez, all'ultima stagione tra i professionisti. Pari tempo con Purito troviamo il 24enne sudafricano Louis Meintjes, seguito dall'irlandese Daniel Martin. A chiudere Roman Kreuziger, entrato nei 10 grazie soprattutto ad una fuga portata avanti nella ventesima tappa.

Solo un tredicesimo posto per Fabio Aru, a quasi venti minuti da Froome. Un risultato amaro per il sardo, al debutto al Tour de France, in quanto influenzato da una pesante crisi di fame che lo ha colpito nella Megève-Morzine, ventesima tappa dell'edizione 2016. Se fino ad allora Aru era riuscito a tenere una buona classifica, cullando persino sogni di podio e cercando di animare le tappe alpine con la sua squadra, proprio ai piedi del Col de Joux Plane  - ultima salita di giornata - è accaduto il patatrac: il capitano dell'Astana ha subito perso le ruote di un gruppo maglia gialla ancora abbastanza numeroso, pagando diciassette minuti di ritardo dai big e perdendo il suo piazzamento nella top ten della generale.

Il tradizionale arrivo sui Campi Elisi è stato preda del tedesco André Greipel, al riscatto dopo un Tour che gli aveva regalato - fino a quel momento - solamente dispiacere. Il velocista della Lotto-Soudal si è imposto sfruttando il buon lavoro dei Katusha di Alexander Kristoff, al quale ha preso subito la ruota una volta che il norvegese è partito con la sua classica lunga volata. Tra i due litiganti si è inserito Peter Sagan, quest'anno vincitore di tre tappe, del premio di supercombattivo e della quinta maglia verde consecutiva. Primo degli italiani è stato Davide Cimolai, undicesimo.

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La parata del Team Sky e il podio finale di Parigi - © BettiniPhoto

a cura di Gilberto Cominetti