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Attacchi&Contrattacchi: È il gruppo o il Quinto alpini?
#1
Attacchi&Contrattacchi: È il gruppo o il Quinto alpini?
Che il gruppo sia uguale al Car del Quinto Alpini non è certo un’amenità da scoprire al Giro 2013. Da quando si pedala, esistono le vecchie ed esistono le spine, più propriamente congedanti e reclute: le vecchie stabiliscono la legge del branco e la impongono senza tante carinerie, le spine subiscono in silenzio perché hanno paura, aspettando pazientemente che arrivi il loro turno per diventare vecchie.

Inutile dunque stupirsi se nella tappa del Galibier esplode ancora una volta il conflitto: da una parte le vecchie - i Pozzato, i Paolini, i Tiralongo – che decidono di affrontare il Moncenisio ad andatura amatoriale, dall’altra le spine – i Pirazzi, i colombiani, gli uomini di Savio – che vorrebbero invece attaccare subito, per portarsi avanti e provare a vincere la tappa.

Il risultato è in linea con la storia del ciclismo: minacce, insulti, rancori. E molti veleni anche nel giorno di riposo. Girando per alberghi, ho raccolto la rabbia sorda della piccole squadre, che sono al Giro soltanto su invito, e che dunque non possono permettersi di sollevare polvere. Ingoiano il rospo, ma covano risentimenti feroci.
Dall’altra parte, le vecchie non nascondono la propria soddisfazione. Su Twitter - questo nuovo modo di comunicare che personalmente mi sta pesantemente sull’anima, perché preferisco i confronti tra persone reali - su questa nuova piazza virtuale Pozzato gigioneggia chiedendo a tutti di chiamarlo Don Pippo, augurandosi pure che da ora in poi colleghi e direttori sportivi vadano a baciargli l’anello ai villaggi di partenza. Sulla “Gazzetta”, Don Pippo dichiara però indignato: “Roberto Reverberi, il diesse di Pirazzi, mi ha dato del mafioso”.

Parliamoci chiaro: in linea di principio, ci sta che un gruppo di corridori reduci da questo Giro On Ice e da una tappa come quella di Bardonecchia si accordi per stare calmo sulla prima salita di giornata. Non è uno scandalo, non è la morte di nessuno. Però mi sembrerebbe il caso che tutti vengano coinvolti nella decisione: anche le spine, anche le squadre più piccole, perché la decisione presa sia sentita e condivisa.
Qui invece il metodo è sempre quello del Car: poche vecchie decidono tra di loro e pretendono che l’intero battaglione obbedisca ciecamente.

Se vogliamo, sin qui siamo nel campo delle leggi non scritte, nelle leggi di caserma – o di branco – che spesso contano più dei regolamenti. Io però vorrei aggiungere anche una considerazione di puro stampo sportivo, sicuro di uscirne da patetico, ma non per questo mi sottraggo: vorrei cioè dire che comunque le squadre piccole e i loro giovani sono qui tutti i giorni a meritarsi l’invito dell’organizzazione, a mettersi in mostra, a lottare sulle frattaglie delle grandi classifiche, e nessuno può negare che questa lotta possa avvenire soltanto là dove i big sono disinteressati e disimpegnati.

Allora, mettiamoci d’accordo: se le squadre piccole vengono al Giro e corrono ai margini, in modo anonimo, diciamo subito che non vanno più invitate, magari che vanno chiuse del tutto; se invece vengono e cercano di farsi vedere, siamo qui a dire che non possono e non devono, perché qui comandano le vecchie e si sta ai comodi loro. (Nota a margine: inutile ricordare come quasi tutti quelli che lavorano nei grandi team vengano comunque dai piccoli)

Lo dico serenamente: da tifoso, non mi piace il metodo da cupola. Comprendo gli accordi sensati e condivisi in certe particolari situazioni, magari nelle giornate dove si rischia la pelle, ma proprio non capisco il metodo della prepotenza e della prevaricazione. Mi ostino a pensare che ci sia un limite. O vogliamo dire che nella legge del gruppo ci può stare davvero tutto, fuorchè il rispetto?

di Cristiano Gatti per tuttobiciweb.it
http://www.tuttobiciweb.it/detectUA.php?...59019&tp=n
 
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#2
Continui a deliziarci con gli articoli di Christian Cats Asd

Per una volta il nostro amico ha ragione: i "vecchi" dicono che i giovani non ha più rispetto per loro, ma se si comportano ancora nel 2013 come gli "sceriffi" anni 80 come possono pretenderlo...

Ho letto molte critiche sul gruppo per il ritmo turistico sul Moncenisio. Anche a me come telespettatore non mi ha esaltato, ma capisco che anche questi episodi fanno parte di questo sport.
 
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#3
Devo farmi un account Twitter solo per prendere per il culo Don Pippo..
 
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#4
«Mafiosi», che litigio al Giro!
Ricostruzione di una domenica dai toni accessi

Dapprima un blitz sulla via verso il Galibier per parlare con Pippo Pozzato, poi il rientro di corsa sul patrio suolo per incontrare la famiglia Reverberi in quel di Bardonecchia: altro che giorno di riposo! A entrambi i nostri interlocutori abbiamo chiesto lumi su quanto accaduto domenica in gruppo - era più o meno l’ora di pranzo - durante l’ascesa del Moncenisio, affrontata dai corridori ad andatura turistica in seguito a un accordo non scritto ma figlio di quanto era accaduto nei due giorni precedenti, flagellati da un meteo infame con pioggia, gelo e anche neve.

I FATTI. Gli organizzatori della Rcs alle ore 11 di domenica hanno preso la decisione di confermare l¹’originale tracciato del Galibier (tranne gli ultimi 4.250 metri), ma le squadre in cambio hanno ottenuto in forma non ufficiale di non “prendersi la pelle” sin dall¹iniziale ascesa ai 2.094 metri del Moncenisio, un po’ per il rigore delle temperature in vetta e soprattutto per evitare incidenti lungo la successiva discesa che avrebbe portato a Lanslebourg e lungo la quale, sino a qualche ora prima, c’erano anche dei tratti ghiacciati.

LA LITE. Ecco la versione di Bruno Reverberi, detto lo Zio, team manager della Bardiani nella quale corre Stefano Pirazzi, attuale leader del gpm, maglia azzurra: «Il mio corridore voleva allungare per tentare di prendere punti in vetta, ma in gruppo glielo hanno vietato. quando Pirazzi me lo ha riferito, mio figlio ha raggiunto la testa della corsa con l’ammiraglia, chiedendo spiegazioni. Gli è scappata una frase del tipo “Questo è un metodo mafioso!”, perché quella decisione era passata sopra le nostre teste, mancando di rispetto a coloro che mettono soldi nel ciclismo.
Ribatteva Pippo Pozzato, accusato con Paolini di essere un capopopolo: «È assurdo! Mi sono adeguato al volere del gruppo, ma ho appreso la decisione a cose fatte. Io non ho fomentato alcunché. Non sopporto che mi sia stato dato del mafioso, perché non mi ritengo responsabile di nulla e poi a me la maleducazione ha sempre dato molto ma molto fastidio». Pirazzi ha poi allungato di sua spontanea volontà, mentre la quasi totalità del gruppo ha lasciato fare.

A FREDDO. Il giorno dopo, ancora Bruno Reverberi è tornato sull’argomento: «Io mi sono sempre ribellato agli sceriffi in gruppo. Sin dai tempi di Moser e Saronni, sono stato uno dei grandi guastatori. E se continuo ad avere squadre dopo cinquant¹anni un motivo ci sarà pure, no? A me piace il ciclismo nostrano, quello che non sottostà a leggi di caserma. Il nonnismo non deve esistere in nessun campo, figuriamoci poi nello sport! I corridori erano stanchi? Lo posso capire, perché nei giorni scorsi hanno preso tanto freddo. Ma allora la decisione doveva essere resa ufficiale a tutte le componenti prima del via. Si sarebbe dovuto dire “okay, tutti piano senza rischi sino a tre chilometri dal gpm, dopodichè chi vuole disputarsi lo sprint per la maglia azzurra faccia pure”. Contesto aspramente il modo, non tanto l’atteggiamento di una mezza giornata senza agonismo estremo».
Ancora Pozzato, sul fronte opposto: «Noi corridori abbiamo dato l’anima sempre e comunque in questo Giro. E tutto ciò nonostante il freddo, la pioggia, i percorsi e i trasferimenti. Nessuno si è mai lamentato, tutti sono sempre partiti a testa bassa con medie incredibili nelle prime ore di corsa. E poi ci sentiamo dare dei mafiosi! Il fatto è che in carovana ci sono troppi ignoranti, persone che parlano senza prima conoscere i fatti. Per farci reagire ci è stato anche detto che il nostro atteggiamento passivo sul Moncenisio aveva fatto andare su tutte le furie Acquarone (uno dei due direttori della Rcs, ndr), ma quando ho parlato con quest’ultimo dopo l’arrivo ho scoperto che nulla corrispondeva alla verità e che anzi gli organizzatori avevano capito i motivi che ci avevano spinto a rallentare. Ma dico io: c’è stata o no battaglia tutti i giorni, compreso l’ultimo sul Galibier? Come si possono accusare i corridori?!».

SINTESI. Malumori, rivalità, interessi diversi: il tutto condito da una comprensibile stanchezza fisica e psicologica. Per la Bardiani è fondamentale portare la maglia azzurra a Brescia con Pirazzi, logico che le pseudo rivendicazioni sindacali passino in second’ordine. Il consiglio è quello di riparlarne a bici ferme. Da fuori comprendiamo e stimiamo la conduzione artigianale della famiglia Reverberi, ma d’altra consideriamo eroico quanto è stato sin qui fatto dai corridori in questo Giro. Parlatevi, in gruppo! Non c¹è altra soluzione.

da Tuttosport, a firma di Paolo Viberti
 
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#5
Bugno: «In gruppo di mafiosi non ce ne sono»

«Credo che questo sia un bellissimo Giro, corso con grande professionalità e impegno da tutti i protagonisti. Se in una tappa si decide di fare una salita senza tirarsi il collo, credo che non sia la morte di nessuno». Gianni Bugno, ex campione delle due ruote e oggi numero uno del sindacato mondiale dei corridori, cerca di stemperare la polemica nata sul Moncenisio, dove sono anche volate parole grosse.

«Sto assistendo ad una bellissima corsa - ha detto a tuttobiciweb l'ex campione del mondo, vincitore del Giro'90 -, ben organizzato e ben corso da tutti. Sul Moncenisio, dopo due settimane rese estremamente dure dal maltempo, si può anche decidere di non tirarsi il collo. Quello che non mi è piaciuto è che ci sia chi ha bollato alcuni corridori come mafiosi. Di mafiosi in gruppo non ce ne sono. C'è solo gente che fa fatica e cerca di onorare al meglio una delle corse più importanti del mondo. Mi spiace molto che tecnici preparati ed esperti come Roberto Reverberi, si sia lasciato andare ad apprezzamenti molto brutti».

tuttobiciweb.it
 
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#6
(21-05-2013, 10:26 PM)Hiko Ha scritto: Se in una tappa si decide di fare una salita senza tirarsi il collo, credo che non sia la morte di nessuno».

Al di là del fatto che se a decidere sono solo alcuni ed evidentemente in gruppo c'erano squadre (Vini Fantini e Bardiani) che aveva l'assurda pretesa di correre la tappa dall'inizio, chi ha deciso di non correre sul Mont Cenis doveva metterci la faccia di fronte ai tifosi, spiegare perché hanno deciso di farlo a passo d'uomo, spiegare perché non l'hanno detto prima all'organizzazione, che aveva lavorato per due giorni per permettere alla corsa di transitare sulla salita, sprecando anche molti soldi immagino. L'intervento di Bugno è sulla linea di quelli di Alessandra De Stefano e questo dice tutto...
 
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