18-12-2025, 10:18 PM
Oggi pomeriggio Michele Dancelli ci ha lasciati, aveva 83 anni.
![[Immagine: IMG_20250320_185520.jpg]](https://valdarno24.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250320_185520.jpg)
Chi è stato per quelli che hanno amato uno sport non più tale, il cui nome andrebbe cambiato? O per quelli che fanno gli strilloni in RAI e che pensano di indottrinare al pedale le folle, spargendo spezie moderne assolutistiche sul monopolio Pogacar, omettendo o non conoscendo la storia dell’allora certo sport del mezzo spinto a motore umano?
Michele era un ciclista completo. Alto 1,74 m. per 68 kg, che è stato professionista dal settembre 1963 al 1974 con 81 vittorie. Un corridore tenace, che nascondeva la fatica con una smorfia che passava per sorriso. Persino di classe, come s’usava dire ai suoi tempi, uno che in linea teorica poteva vincere anche le grandi corse a tappe, dove però pagò certe amnesie agonistiche e, soprattutto, la grande concorrenza nei GT della sua epoca, tanto ma tanto superiore a quella odierna. Michele Dancelli è comunque stato un protagonista di quella meravigliosa generazione, ed ha saputo cogliere risultati di grande spessore. Campione Italiano dilettanti nel 1963, poche settimane dopo debuttò tra i professionisti e fu subito un evidente, uno che meritava il ruolo di possibile vincente praticamente sempre. Memorabile la sua vittoria alla Milano Sanremo 1970, storica per gli italiani in quanto il successo di Michele, ruppe il digiuno azzurro lungo diciassette anni. Fu una giornata radiosa in ogni senso, anche per il gran sole che accompagnò i corridori in quella edizione della Classicissima. I presupposti che portarono poi Dancelli al successo ebbero genesi a Novi Ligure, quando al comando di formò un drappello di 18 uomini di nome e di gran qualità: Chiappano Van Loo, Dancelli, Zilioli, Bitossi, Moser, Soave, Pella, Simonetti, Van Looy Leman, Roger ed Eric De Vlaeminck, Godefroot, Huysmans, Karstens, Wolfshohl e l’iridato Harm Ottenbros. La rappresentanza dei 18 fuggitivi fece capire che si trattava di un’azione davvero importante e risolutiva perché l’inseguimento del grosso non trovo i direttori attesi: Merckx, non stava bene, Gimondi e Motta, si sentivano rappresentati dal loro compagno Walter Godefroot. A Loano quando i battistrada contavano 5 minuti di vantaggio, Chiappano e Dancelli, ambedue della Molteni, approfittando di un traguardo volante, allungarono col chiaro intento di far uscire un gruppetto ristretto, ma restarono soli. Chiappano, a quel punto, mise sul campo tutte le energie rimaste per lanciare il compagno e poi si fermò. L’azione solitaria di Dancelli, sembrò un suicidio, ma a Laigueglia, con quasi 2’ di vantaggio su Roger De Vlaeminck, seguito a 30” dagli altri sedici e col gruppo a 6’, iniziò a far capolino un certo ottimismo. Il bresciano, intanto, grazie alle ali di folla festante e votata ad incitarlo, trovò nuove energie, mentre dietro, alla progressiva cottura di De Vlaeminck, non fece eco una sostanziale brillantezza degli altri. A parte il grosso, dove Merckx, nonostante i suoi problemi, stava tentando un impossibile ritorno. Con 57” di vantaggio sugli inseguitori più immediati, Dancelli iniziò il Poggio e riuscì nella non prevedibile impresa, di allargare il vuoto fra lui e gli altri più vicini. Arrivò al traguardo da trionfatore. Era stato l’italiano che ci aveva creduto di più negli ultimi anni, ed era giusto che fosse lui a rompere l’incantesimo insistente dal 1953, quando a vincere fu Loretto Petrucci. Michele pianse, anche davanti al microfono della TV e disse: “Non credevano fossi un campione…”. Una frase che allora si giustificava, perché i campioni alla partenza c’erano sempre tutti (non come oggi), ed era facile, per l’osservatorio giornalistico in particolare, dimenticare o non menzionarne qualcuno nei pronostici o nelle attenzioni.
![[Immagine: 500px-Michele_Dancelli_1966.jpg]](https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/f8/Michele_Dancelli_1966.jpg/500px-Michele_Dancelli_1966.jpg)
Ma Michele Dancelli, ovviamente, ha avuto tante altre giornate radiose. La sintesi dei suoi successi ci porta alla constatazione di: 2 Campionati Italiani (1965-’66); Parigi-Lussemburgo (1968); 3 Giri dell’Appennino (‘65-‘66-‘67); 2 Giri del Lazio (‘66-‘70); 3 Giri della Provincia di Reggio Calabria (‘66-‘67-‘68); 3 GP Prato (‘64-‘65-‘67); 2 Giri del Veneto (‘65-‘66); 2 Giri dell’Emilia (‘65-‘67); la grande vittoria alla Freccia Vallone allora classica primaria (1966); la Coppa Placci (‘65); Coppa Sabatini (‘67); Giro Campania (‘65); Giro d'Abruzzo (‘64); GP Mirandola (‘69); Giro delle Marche (‘72). Trofeo Cougnet (‘64). Indi 21 tappe di Giri (fra le altre, 11 al Giro d'Italia, 3 al Romandia, 2 al Giro Svizzera, una al Tour de France); 15 Criterium; un San Silvestro d'Oro (‘67).
Ai Mondiali fu due volte terzo, nel ‘68 a Imola e nel ’69 a Zolder.
Il calo di rendimento nel 1973 e bel 1974 indussero Michele ad abbandonare l’attività agonistica a soli 32 anni.
Maurizio Ricci detto Morris
![[Immagine: IMG_20250320_185520.jpg]](https://valdarno24.it/wp-content/uploads/2025/03/IMG_20250320_185520.jpg)
Chi è stato per quelli che hanno amato uno sport non più tale, il cui nome andrebbe cambiato? O per quelli che fanno gli strilloni in RAI e che pensano di indottrinare al pedale le folle, spargendo spezie moderne assolutistiche sul monopolio Pogacar, omettendo o non conoscendo la storia dell’allora certo sport del mezzo spinto a motore umano?
Michele era un ciclista completo. Alto 1,74 m. per 68 kg, che è stato professionista dal settembre 1963 al 1974 con 81 vittorie. Un corridore tenace, che nascondeva la fatica con una smorfia che passava per sorriso. Persino di classe, come s’usava dire ai suoi tempi, uno che in linea teorica poteva vincere anche le grandi corse a tappe, dove però pagò certe amnesie agonistiche e, soprattutto, la grande concorrenza nei GT della sua epoca, tanto ma tanto superiore a quella odierna. Michele Dancelli è comunque stato un protagonista di quella meravigliosa generazione, ed ha saputo cogliere risultati di grande spessore. Campione Italiano dilettanti nel 1963, poche settimane dopo debuttò tra i professionisti e fu subito un evidente, uno che meritava il ruolo di possibile vincente praticamente sempre. Memorabile la sua vittoria alla Milano Sanremo 1970, storica per gli italiani in quanto il successo di Michele, ruppe il digiuno azzurro lungo diciassette anni. Fu una giornata radiosa in ogni senso, anche per il gran sole che accompagnò i corridori in quella edizione della Classicissima. I presupposti che portarono poi Dancelli al successo ebbero genesi a Novi Ligure, quando al comando di formò un drappello di 18 uomini di nome e di gran qualità: Chiappano Van Loo, Dancelli, Zilioli, Bitossi, Moser, Soave, Pella, Simonetti, Van Looy Leman, Roger ed Eric De Vlaeminck, Godefroot, Huysmans, Karstens, Wolfshohl e l’iridato Harm Ottenbros. La rappresentanza dei 18 fuggitivi fece capire che si trattava di un’azione davvero importante e risolutiva perché l’inseguimento del grosso non trovo i direttori attesi: Merckx, non stava bene, Gimondi e Motta, si sentivano rappresentati dal loro compagno Walter Godefroot. A Loano quando i battistrada contavano 5 minuti di vantaggio, Chiappano e Dancelli, ambedue della Molteni, approfittando di un traguardo volante, allungarono col chiaro intento di far uscire un gruppetto ristretto, ma restarono soli. Chiappano, a quel punto, mise sul campo tutte le energie rimaste per lanciare il compagno e poi si fermò. L’azione solitaria di Dancelli, sembrò un suicidio, ma a Laigueglia, con quasi 2’ di vantaggio su Roger De Vlaeminck, seguito a 30” dagli altri sedici e col gruppo a 6’, iniziò a far capolino un certo ottimismo. Il bresciano, intanto, grazie alle ali di folla festante e votata ad incitarlo, trovò nuove energie, mentre dietro, alla progressiva cottura di De Vlaeminck, non fece eco una sostanziale brillantezza degli altri. A parte il grosso, dove Merckx, nonostante i suoi problemi, stava tentando un impossibile ritorno. Con 57” di vantaggio sugli inseguitori più immediati, Dancelli iniziò il Poggio e riuscì nella non prevedibile impresa, di allargare il vuoto fra lui e gli altri più vicini. Arrivò al traguardo da trionfatore. Era stato l’italiano che ci aveva creduto di più negli ultimi anni, ed era giusto che fosse lui a rompere l’incantesimo insistente dal 1953, quando a vincere fu Loretto Petrucci. Michele pianse, anche davanti al microfono della TV e disse: “Non credevano fossi un campione…”. Una frase che allora si giustificava, perché i campioni alla partenza c’erano sempre tutti (non come oggi), ed era facile, per l’osservatorio giornalistico in particolare, dimenticare o non menzionarne qualcuno nei pronostici o nelle attenzioni.
Ma Michele Dancelli, ovviamente, ha avuto tante altre giornate radiose. La sintesi dei suoi successi ci porta alla constatazione di: 2 Campionati Italiani (1965-’66); Parigi-Lussemburgo (1968); 3 Giri dell’Appennino (‘65-‘66-‘67); 2 Giri del Lazio (‘66-‘70); 3 Giri della Provincia di Reggio Calabria (‘66-‘67-‘68); 3 GP Prato (‘64-‘65-‘67); 2 Giri del Veneto (‘65-‘66); 2 Giri dell’Emilia (‘65-‘67); la grande vittoria alla Freccia Vallone allora classica primaria (1966); la Coppa Placci (‘65); Coppa Sabatini (‘67); Giro Campania (‘65); Giro d'Abruzzo (‘64); GP Mirandola (‘69); Giro delle Marche (‘72). Trofeo Cougnet (‘64). Indi 21 tappe di Giri (fra le altre, 11 al Giro d'Italia, 3 al Romandia, 2 al Giro Svizzera, una al Tour de France); 15 Criterium; un San Silvestro d'Oro (‘67).
Ai Mondiali fu due volte terzo, nel ‘68 a Imola e nel ’69 a Zolder.
Il calo di rendimento nel 1973 e bel 1974 indussero Michele ad abbandonare l’attività agonistica a soli 32 anni.
Maurizio Ricci detto Morris


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