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Davide "Pigacar" Piganzoli
#1
Il Piganza, rispetto a molti altri giovani italiani, mi sembra un prospetto di corridore vero.

Sicuramente apprezzo il fatto che sia andato a correre con la EOLO che fa soprattutto le gare del calendario spagnolo, perfetto per un corridore come lui.

Non è il classico corridore magrissimo e forte solamente in salita, ma un atleta completo, forte in salita, ma anche sul passo....e probabilmente pure in discesa.

Sia da junior che da U23 è arrivato sul podio dei campionati nazionali a cronometro, sintomo che se la cava anche contro il tempo.

Da junior, anche per colpa del Covid, lo avevamo visto poco.

L'anno scorso, alla prima stagione da U23, si era rivelato alla Santikutz Klasika, ove, dopo essere stato a lungo all'attacco con Pau Miquel Delgado, era giunto quarto alle spalle di Unai Iribar, dello stesso Delgado e del suo coetaneo, ormai già noto ai più, Igor Arrieta.

Dopo quella gara, si è confermato al Giro d'Italia U23 ove è giunto decimo nella generale. Tra i 2002, solo Juan Ayuso ha fatto meglio.

Quest'anno stagione per ora pazzesca tra Italia e Spagna: secondo al Memorial Sanroma, settimo al Trofeo Piva, secondo al Memorial Valenciaga, quinto al Recioto, secondo alla sua Santikutz Klasika e finalmente vincitore nella Vuelta al Bidasoa.

Progetto a lungo termine nonostante i già ottimi risultati, nei prossimi giorni ci farò un articolo su Cycling Chronicles dal titolo: "Davide Piganzoli, a New Hope".
 
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#2
 
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#3
Prima vittoria da pro nella tappa regina dell’Antalya Tour per il Piga che doma la dura salita di Tahtali e mette la sua ipoteca sulla corsa turca
 
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#4
Il Piganza sta facendo un Lussemburgo gagliardo, in linea con il suo bel 2024.

Al momento ottavo....chiudere in top-10 sarebbe un bel traguardo, ma tutto passa dalla crono di oggi.

Crono che, peraltro, gli è già costata la top-10 a Burgos.

Comunque quest'anno mai fuori dai primi 20 nelle corse a tappe che ha concluso, sintomo di grande solidità.
 
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#5
Visto l'andazzo, avrebbe potuto fare il Mondiale under ma alla fine di professionisti hanno portato Pellizzari, De Pretto e Busatto
 
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#6
(21-09-2024, 01:19 AM)Lambohbk Ha scritto: Visto l'andazzo, avrebbe potuto fare il Mondiale under ma alla fine di professionisti hanno portato Pellizzari, De Pretto e Busatto

Credo che sia giusto cosi,anche perchè se stanno bene De Pretto e Busatto possono veramente puntare alla maglia arcobaleno
 
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#7
Davide Piganzoli, una nuova speranza

Nel dilaniato panorama ciclistico U23 italiano attuale, i passisti-scalatori sono merce più rara dei cavalieri Jedi nell’universo di Star Wars dopo la grande purga operata da Darth Vader e dall’imperatore Palpatine. Al netto del vertiginoso crollo di praticanti avvenuto negli ultimi vent’anni, il Bel Paese continua a produrre un discreto numero di atleti validi per quanto concerne altri archetipi di corridore. Il classico uomo da corse a tappe, quello che se la cava sia in salita che a crono, però, è una figura che, ormai, non si vede quasi più nel contesto nostrano.

Antonio Tiberi, Kevin Colleoni e Andrea Piccolo, tra i giovani azzurri già professionisti, sono gli unici che possono essere identificati nella categoria di cui sopra. Tra gli U23, invece, c’è un ragazzo italiano che corre principalmente in Spagna, dato che veste la casacca della filiale dilettantistica della Eolo-Kometa, che sta emergendo in modo sempre più convincente: Davide Piganzoli.

Anche e soprattutto a causa della pandemia, di Piganzoli abbiamo visto molto poco tra gli juniores. Nel 2019, sua prima stagione nella categoria in questione, si fece notare per alcuni buoni piazzamenti a cronometro e per un bel settimo posto sul Monte Pora, sede d’arrivo del GP Radici Group. L’anno seguente, invece, ebbe pochissime occasioni per mettersi in mostra, ma riuscì a dare un saggio del suo valore nelle prove contro il tempo, dato che fu terzo al campionato nazionale di specialità e secondo sia al GP Sogepu che al Trofeo Porte Garofoli.

La seconda stagione tra gli juniores, solitamente, è quella che inizia a delineare un minimo il valore di un atleta. Dato che, per l’appunto, nell’annata in questione Davide non ha potuto fare molte gare, il suo passaggio alla Eolo-Kometa U23 è avvenuto a fari un po’ spenti. La scelta di accasarsi al sodalizio creato da Alberto Contador e Ivan Basso, peraltro, è da considerarsi ottima per un corridore con le sue caratteristiche. In Italia, infatti, non ci sono molte corse adatte a un atleta come Piganzoli, soprattutto nella prima parte dell’anno. Al contrario, la Spagna è un vero e proprio Eden per chi va forte in salita.

In seguito ad alcuni mesi di apprendistato, Davide è esploso fragorosamente il 1° maggio 2021, nel corso di una delle corse più dure dei Paesi Baschi: la Santikutz Klasika. Durante una giornata caratterizzata dal maltempo, dopo aver pedalato con costanza nelle prime posizioni tra salite e discese, Davide ha portato il suo attacco, a 10 chilometri dalla meta, sull’erta di Gabiria (2,5 km al 7,9%). L’azzurro, inizialmente, è rimasto solo, ma in vetta all’ascesa in questione è stato ripreso dal basco Unai Iribar e sulla seguente discesa è rientrato, sulla coppia al comando, quell’Igor Arrieta che quest’anno sta incantando in maglia Kern Pharma.

Il più esperto Iribar, successivamente, ha staccato i due giovanissimi classe 2002 e si è involato verso il successo. Davide, alla fine, ha concluso quell’edizione Santikutz Klasika al quarto posto, alle spalle anche di un Pau Miquel autore di un finale pazzesco e di Arrieta. Un risultato, il suo, oltremodo eccellente, comunque, dato che parliamo di un ragazzo che correva nella categoria U23 da pochissimi mesi.

Un mese dopo la Santikutz Klasika, Davide si è presentato al via del Giro d’Italia U23 con l’obiettivo principale di crescere e prendere confidenza con una corsa a tappe così lunga. Dopo un inizio blando, però, l’azzurro è emerso prepotentemente sulla lunghissima ascesa di Lago di Campo Moro. Piganzoli, nella tappa regina di quell’edizione della Corsa Rosa U23, è giunto nono al traguardo, a 2’20” dal dominatore della competizione Juan Ayuso.

Il giorno seguente, con una buona prestazione sulla salita di Andalo, Davide è entrato pure nella top-10 della classifica generale. Successivamente, l’alfiere della Eolo-Kometa si è difeso egregiamente sul Nevegal e ha messo in cassaforte il suo decimo posto nella graduatoria finale. Solo l’enfant prodige Juan Ayuso, tra i corridori al primo anno, è riuscito a fare meglio di lui nella scorsa edizione del Giro d’Italia U23.

Terminata la Corsa Rosa, Davide si è presentato al via dei campionati nazionali U23 a cronometro che si sono tenuti appena una settimana dopo l’ultima frazione della competizione a tappe menzionata in precedenza. A testimonianza del fatto che Piganzoli non va forte solo in salita, questi, nella prova contro il tempo tricolore, ha raccolto un eccellente terzo posto a 30″ dal vincitore Filippo Baroncini. Ovviamente, il giovane azzurro, in quest’occasione, è stato il migliore tra i corridori al primo anno.

Nella seconda parte del 2021, Davide è sparito un po’ dai radar. La quiete prima della tempesta, dato che in questi primi mesi del 2022 l’azzurro ha fatto un ulteriore salto di qualità. Pronti via e Piganzoli, a fine febbraio, si è piazzato al secondo posto al Memoria Manuel Sanroma, due giorni vinta dal compagno di squadra Fernando Tercero. In seguito a un passaggio in Italia che lo ha visto giungere quattordicesimo al Trofeo Città di San Vendemiano e settimo al Trofeo Piva, Piganzoli, il 10 di aprile, si è presentato al via del Memorial Valenciaga, gara in linea che si conclude in vetta al Santuario di Arrate.

A 39 chilometri dall’arrivo, con il gruppo ancora numeroso, Davide scatta e se ne va da solo. L’azzurro si esibisce in una fantastica cavalcata solitaria e si presenta per primo, e da solo, ai piedi dell’erta in vetta alla quale è posto il traguardo. Il GPS dice 1’15” di vantaggio sugli inseguitori a 5 chilometri dalla meta. Pare fatta. Dietro, però, Pablo Castrillo della Lizarte porta un attacco di violenza inaudita. L’aragonese si libera facilmente di tutti gli altri avversari, riprende Davide a tremila metri dall’arrivo e lo lascia là.

Piganzoli, dopo un numero d’alta classe, è costretto ad accontentarsi di un’amarissima seconda piazza. Magra soddisfazione il fatto di essere riuscito a resistere, senza problemi, al ritorno degli altri inseguitori. Dopo un ulteriore parentesi italiana, che lo vede giungere tredicesimo al Giro del Belvedere e quinto al Palio del Recioto, ambedue gare vinte da quel Romain Grégoire che al momento pare invincibile, per Davide è tempo di tornare sulle strade della gara che, l’anno scorso, l’ha rivelato al mondo: la Santikutz Klasika.

Davide si muove nuovamente da lontano, a 30 chilometri dall’arrivo, questa volta non da solo, ma insieme ad Alejandro Franco. I due, in breve, distanziano la concorrenza e vanno a giocarsi il successo tra loro. Nel finale, Piganzoli riesce, per un momento, a levarsi di ruota l’avversario, ma questi lo riprende e, incredibilmente, lo beffa allo sprint. L’azzurro, probabilmente preso dalla frenesia, lancia la volata troppo presto e viene superato a pochissimi metri dal traguardo.

Al terzo secondo posto della stagione, la vittoria, per Davide, comincia a sembrare stregata. Invece, sarà questione di pochi giorni. La cornice del primo trionfo nella categoria di Piganzoli, ovviamente, non potevano che essere quei Paesi Baschi che, ormai, sono il suo Dagobah, il pianeta ove Luke Skywalker venne addestrato all’utilizzo della forza dal maestro Yoda. La gara in cui l’azzurro si leva la scimmia dalla spalla è nientemeno che la Vuelta al Bidasoa, una tra le più prestigiose corse a tappe di Spagna.

La prima frazione, che si conclude in vetta allo strappo di Irisarriland (2km al 6,9%), viene vinta in solitaria proprio da Alejandro Franco davanti a Pablo Castrillo. Piganzoli è settimo a 16″. Dopo una seconda tappa interlocutoria, ove i big arrivano tutti insieme tranne Castrillo che perde 7″, nella conclusiva Irun-Irun di 77,3 chilometri entrano finalmente in gioco le tipiche salite dei Paesi Baschi, di media lunghezza e dalle pendenze significative. In particolar modo, l’Erlaitzeko, ultima erta di giornata, 4 chilometri al 10,3%, rappresenta il terreno ideale per provare a ribaltare la classifica generale.

Sulle prime rampe dell’Erlaitzeko si muovono l’esperto scalatore della Lizarte Sinuhé Fernandez, classe 2000 già autore di grandi risultati durante la scorsa stagione, e il sorprendente primo anno colombiano Santiago Garzon. In un secondo momento, dopo che Garzon ha addirittura staccato Fernandez, tocca al capitano della Lizarte, Pablo Castrillo, muoversi. Franco non risponde all’affondo di un rivale così insidioso, sintomo che le gambe, probabilmente, non ci sono.

Piganzoli resta sulle ruote di Franco a studiarlo per un po’, dopodiché consiglia al compagno Fernando Tercero di dare una strappata sul falsopiano che si trova in vetta alla salita. Il leader perde qualche metro dagli altri componenti del suo gruppo e, allora, Davide gli scatta in faccia, riprende Tercero che aveva a ruota Fernandez e Abel Balderstone della Caja Rural, il quale mollerà poco dopo a causa dei crampi, e rinforza l’andatura, dando il colpo di grazia a un Franco ormai stremato.

In discesa, i due della Eolo-Kometa e Fernandez vanno a riprendere Castrillo e Garzon. Quando la strada spiana, Piganzoli scatta di nuovo e se ne va con Fernandez. La coppia, in un attimo, prende 30″ di vantaggio sugli inseguitori e per Davide, che può lasciare il successo parziale al bravo Sinuhé, è fatta. Nell’albo d’oro della Vuelta al Bidasoa, a fianco ai nomi di Luis Ocaña, Abraham Olano e Carlos Sastre, ora c’è anche quello di Davide Piganzoli.

Forte in salita e a cronometro, per quanto si è visto allo scorso Giro d’Italia U23, Davide sembra possedere anche delle qualità di fondo non indifferenti, le quali saranno fondamentali se, in futuro, riuscirà a diventare un uomo da grandi corse a tappe. Anarchico nell’indole, aspetto nel quale ricorda un po’, effettivamente, il primo Nibali, quello che veniva criticato poiché aveva uno stile troppo offensivo, Piganzoli, però, alla Vuelta al Bidasoa ha dimostrato di saper già correre anche in modo tatticamente accorto.

Fare previsioni è un inutile esercizio di stile; è chiaro, però, che Davide è un talento che se coltivato nel modo corretto potrà essere capace di riportare un po’ di Italia in gare ove, ormai, i rappresentanti del Bel Paese sono sempre più ai margini. Il sentiero fin qui percorso sembra quello giusto e con l’inizio della stagione delle grandi corse a tappe riservate agli U23, la quale partirà a giugno con Corsa della Pace e Giro d’Italia U23, Piganzoli avrà modo di mettersi ulteriormente alla prova anche contro rivali differenti da quelli che ha affrontato in questo primo scorcio di 2022.
 
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