02-09-2025, 12:06 AM
(Questo messaggio è stato modificato l'ultima volta il: 02-09-2025, 12:08 AM da Morris.)
Walter Godefroot: un altro dei miti che mi han fatto amare il ciclismo, è passato a correre sulle strade dell'incomprensibile e dell'ignoto.
Lui, quel pedalatore con gli occhi azzurro-blu ed il naso dantesco che sapeva uscire vincente quando i corridori, gregari e campioni (e che campioni!), correvano tutto l'anno senza andare in depressione o esaurimento nervoso dopo le fatiche di un Tour, fu un altro protagonista di quel "Fiandricolando", dove l'ingenuità del sottoscritto, arrivò a pensare di insegnare qualcosa sugli spessori della storia ciclistica, alla platea densa di troll di Cicloweb. Lui, quel fiammingo che fece sudare non poco il pane della vittoria e della sconfitta ad uno che sapeva mordere il ferro come Eddy Merckx. Lui, il Walter di Gand, pure gran tecnico dopo le pedalate, che ci ha colto tutti di sorpresa con questa decisione che ci addolora e ci riporta a quella cruda realtà a cui nessuno sfugge.
E lui, in sintesi estrema è stato questo.....
![[Immagine: 164750623-2a17b78d-1604-48a7-8e7a-e65dea8486ae.jpg?webp]](https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2025/09/01/164750623-2a17b78d-1604-48a7-8e7a-e65dea8486ae.jpg?webp)
Nato a Gand (Belgio) il 2 luglio 1943. Passista veloce. Professionista dal 1965 al 1979 con 155 vittorie.
Dire che è stato un campione di grande spessore è scontato nell'onestà dei numeri, delle condotte e delle consistenze tecniche, sublimate su un contorno di grandi campioni e del sire più forte del ciclismo e, probabilmente, dell'intero sport: Eddy Merckx. A Walter Godefroot ci si deve inchinare per ragioni di conoscenza, intelligenza, senza usare la cancrena dell'ipocrisia, o quel sovente siamese "bacchettonismo", che porta a malignare sui casi di doping nei quali il grande belga è finito, soprattutto dopo la fine della carriera, quando è divenuto direttore sportivo e manager di primissima evidenza e curriculum.
Dopo 131 successi colti nelle categorie giovanili, culminate nella Medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Tokyo nella prova su strada, Godefroot fu subito protagonista anche fra i professionisti. Tra l'altro, fu capace più di altri di battere Merckx, senza aspettare che il Cannibale lasciasse per strada qualcosa.
Walter lo ha sempre sfidato guardandolo in faccia, facendolo piangere senza che nel testa a testa, finissero interferenze di terzi. In particolare, nei Campionati del Belgio '65 e '72, nella Liegi-Bastogne-Liegi '67 e in una memorabile Parigi-Roubaix nel '69, nella quale, sfoggiando un temperamento superiore, non aspettò lo sprint per farsi valere, ma si produsse in una entusiasmante fuga di una quarantina di chilometri. Specialista delle corse di un giorno, non ha però fatto la comparsa nelle grandi corse a tappe: basti citare la conquista della Maglia Verde della Classifica a punti al Tour de France (1970), la grande corsa nella quale è stato il primo (1975) a vincere sull'ormai classico finale dei Champs-Élysées.
In sintesi il suo palmares eccezionale, riporta pure altre grandiose affermazioni, come l'accoppiata nella più prestigiosa delle classiche belghe, il Giro delle Fiandre, ottenuta a distanza di dieci anni (nel '68 e nel '78), come la Bordeaux-Parigi nel '69 e nel '76, il Campionato di Zurigo nel '70 e nel '74, il G.P. della Schelda '69, l'Henninger Turm '74, la Quattro Giorni di Dunkerque '74, il Giro di Reggio Calabria '70 e innumerevoli semiclassiche belghe (in particolare nella Attraverso il Belgio vinta nel '66, quando costrinse Merckx a svolgere una volata scorretta e nel '68). Razziatore di vittorie di tappa: 10 ottenute nel Tour de France, 1 al Giro d'Italia, 4 del Belgio, 3 della Svizzera, 2 di Spagna e 3 dell'Andalusia.
Chi scrive di ciclismo e non perde occasione di esaltare il pedale odierno, ci pensi una, due, tre volte, prima di menzionare a mò di fossile, uno come Godefroot!
Maurizio Ricci detto Morris
Lui, quel pedalatore con gli occhi azzurro-blu ed il naso dantesco che sapeva uscire vincente quando i corridori, gregari e campioni (e che campioni!), correvano tutto l'anno senza andare in depressione o esaurimento nervoso dopo le fatiche di un Tour, fu un altro protagonista di quel "Fiandricolando", dove l'ingenuità del sottoscritto, arrivò a pensare di insegnare qualcosa sugli spessori della storia ciclistica, alla platea densa di troll di Cicloweb. Lui, quel fiammingo che fece sudare non poco il pane della vittoria e della sconfitta ad uno che sapeva mordere il ferro come Eddy Merckx. Lui, il Walter di Gand, pure gran tecnico dopo le pedalate, che ci ha colto tutti di sorpresa con questa decisione che ci addolora e ci riporta a quella cruda realtà a cui nessuno sfugge.
E lui, in sintesi estrema è stato questo.....
![[Immagine: 164750623-2a17b78d-1604-48a7-8e7a-e65dea8486ae.jpg?webp]](https://www.repstatic.it/content/nazionale/img/2025/09/01/164750623-2a17b78d-1604-48a7-8e7a-e65dea8486ae.jpg?webp)
Nato a Gand (Belgio) il 2 luglio 1943. Passista veloce. Professionista dal 1965 al 1979 con 155 vittorie.
Dire che è stato un campione di grande spessore è scontato nell'onestà dei numeri, delle condotte e delle consistenze tecniche, sublimate su un contorno di grandi campioni e del sire più forte del ciclismo e, probabilmente, dell'intero sport: Eddy Merckx. A Walter Godefroot ci si deve inchinare per ragioni di conoscenza, intelligenza, senza usare la cancrena dell'ipocrisia, o quel sovente siamese "bacchettonismo", che porta a malignare sui casi di doping nei quali il grande belga è finito, soprattutto dopo la fine della carriera, quando è divenuto direttore sportivo e manager di primissima evidenza e curriculum.
Dopo 131 successi colti nelle categorie giovanili, culminate nella Medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Tokyo nella prova su strada, Godefroot fu subito protagonista anche fra i professionisti. Tra l'altro, fu capace più di altri di battere Merckx, senza aspettare che il Cannibale lasciasse per strada qualcosa.
Walter lo ha sempre sfidato guardandolo in faccia, facendolo piangere senza che nel testa a testa, finissero interferenze di terzi. In particolare, nei Campionati del Belgio '65 e '72, nella Liegi-Bastogne-Liegi '67 e in una memorabile Parigi-Roubaix nel '69, nella quale, sfoggiando un temperamento superiore, non aspettò lo sprint per farsi valere, ma si produsse in una entusiasmante fuga di una quarantina di chilometri. Specialista delle corse di un giorno, non ha però fatto la comparsa nelle grandi corse a tappe: basti citare la conquista della Maglia Verde della Classifica a punti al Tour de France (1970), la grande corsa nella quale è stato il primo (1975) a vincere sull'ormai classico finale dei Champs-Élysées.
In sintesi il suo palmares eccezionale, riporta pure altre grandiose affermazioni, come l'accoppiata nella più prestigiosa delle classiche belghe, il Giro delle Fiandre, ottenuta a distanza di dieci anni (nel '68 e nel '78), come la Bordeaux-Parigi nel '69 e nel '76, il Campionato di Zurigo nel '70 e nel '74, il G.P. della Schelda '69, l'Henninger Turm '74, la Quattro Giorni di Dunkerque '74, il Giro di Reggio Calabria '70 e innumerevoli semiclassiche belghe (in particolare nella Attraverso il Belgio vinta nel '66, quando costrinse Merckx a svolgere una volata scorretta e nel '68). Razziatore di vittorie di tappa: 10 ottenute nel Tour de France, 1 al Giro d'Italia, 4 del Belgio, 3 della Svizzera, 2 di Spagna e 3 dell'Andalusia.
Chi scrive di ciclismo e non perde occasione di esaltare il pedale odierno, ci pensi una, due, tre volte, prima di menzionare a mò di fossile, uno come Godefroot!
Maurizio Ricci detto Morris


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