Il Nuovo Ciclismo

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Effetto Benetton, Mosole shock:«Festeggio il secolo della Trevigiani e lascio il ciclismo. Treviso non ci merita»
Treviso - domenica 20 febbraio 2011 - «Continuare a investire nello sport? Non ho così tanta voglia di andare avanti. Proseguo fino al 2013 quando il ciclismo a Treviso compirà cento anni. Non penso proprio che andrò oltre». Lo dice Remo Mosole, imprenditore che sta al ciclismo trevigiano come la famiglia Benetton sta a basket e volley. Con le sue squadre, la sua passione, le sponsorizzazioni e la capacità organizzativa in grado di portare nella Marca per ben tre volte i campionati del Mondo di ciclismo, e almeno una grande manifestazione all'anno, ha scritto pagine importanti nel libro dello sport provinciale e nazionale. Ora ha perso entusiasmo e voglia.
Ma, soprattutto, è stanco dell'indolenza tipica dell'appassionato trevigiano: tanta smania di primeggiare al seguito dei propri campioni e poca voglia di sacrificare qualcosa. Per questo motivo, forse incoraggiato anche dall'annuncio choc dei Benetton, Mosole ha deciso che anche per lui si sta avvicinando il momento di mollare. Si dà due anni ancora. Giusto il tempo di soffiare sulla torta del primo secolo di vita dell'Unione Ciclisti Trevigiani, fondata nel 1913, di cui è presidente. Poi basta: il ciclismo dovrà trovarsi un altro punto di riferimento.
«Perché continuare? - attacca - . Per organizzare le attività ho tanti sponsor che vengono da altre regioni ma pochi trevigiani. Vado avanti fino al 2013.Non oltre». Mosole capisce perfettamente le motivazioni alla base della scelta dei Benetton: «Per lo sport trevigiano è una grande perdita - osserva - e per i trevigiani una sconfitta. Io e i Benetton ci siamo sempre occupati di sport. I miei corridori nella passata stagione hanno vinto 57 gare in tutto il mondo e anche quest'anno spero di vincere qualcosa». Ma la passione si scontra con l'indifferenza: «A Treviso abbiamo organizzato i campionati italiani di nuoto e mondiali ma abbiamo sempre avuto pochi riscontri. Inutile insistere. Ai trevigiani piace essere i migliori ma non sostengono nessuno. Non c'è riconoscenza. Se porti in città un grande evento sono quasi dispiaciuti perché non possono andare a prendere il giornale come al solito. Hanno sempre qualcosa di cui lamentarsi. Non fanno niente per meritarsi di essere i primi». Mosole è un fiume in piena. Si sfoga e non dipinge un futuro roseo per il dopo Benetton: «Sono unici e deve ancora nascere un imprenditore in grado di prendere il loro posto. Se accetterei di partecipare a una cordata per rilevare basket e volley? Per carità! Le cordate non funzionano: troppa gente che vuole comandare. Rilevarle da solo? Ma non scherziamo. Io faccio ciclismo e basta». Fino al 2013.

IL PERSONAGGIO - È stato uno degli interpreti del miracolo Nordest. Remo Mosole, classe ’34, fondatore dell’impero della ghiaia di Saletto, è l’archetipo dell’imprenditore di successo che si è fatto da solo. Origini modeste (papà Sante vendeva piante e trasportava merce con un carretto), con carattere, sacrificio e lavoro (iniziò a 11 anni) si è costruito le sue meritate fortune, prima di trasferirle allo sport e al ciclismo. Non ha mai gareggiato in bici. La passione però lo folgorò nel 1952 in Savoia, dove si era trasferito per lavorare, al passaggio di Coppi per primo sul Galibier. Una riscatto sociale, dopo le umiliazioni subite da emigrante. Ha trasformato in oro i sassi del Piave che raccoglieva con le mani ed i piedi immersi anche nelle acque gelide. Non a caso nel 1973, la prima società ciclistica fondata venne chiamata Eroi del Piave. Quindi nel '75 lanciò la scuola di ciclismo Gs Mosole. Dal 1996 è presidente della Trevigiani (rilevata da Pinarello) che sotto la sua gestione ha centrato i mondiali Under 23 con Chicchi (strada 2002) e Franzoi (cross 2003) in pochi mesi, e tutto quello che era possibile vincere (Giro d’Italia, maglia azzurre, tricolori, ecc) sino al record di vittorie (57) stabilito nella passata stagione.
Passione e cuore sono il marchio di fabbrica di tutto ciò che crea. Dalla Mosole Spa fondata nel 1959, al centro sportivo delle Bandie, agli eventi sportivi. Nessuno in Italia e al mondo, sino ad oggi, è riuscito ad organizzare tre mondiali. Nel 1985 sul Montello (strada) e Bassano (pista) con Tognana e Sanson. Nel 1999 da amministratore delegato a Treviso (crono) e Verona (strada) assieme 35 grandi industriali tra cui Gilberto Benetton, Del Vecchio e ancora Sanson. Quindi all’inizio del 2008 i mondiali di ciclocross alle Bandie, il suo gioiello e orgoglio (recupero di cava dismessa premiata a livello europeo) che nell’estate dello stesso anno ha ospitato gli assoluti di nuoto prima delle Olimpiadi. Sul prato delle Bandie si sono esibiti anche i Pooh. Mosole è stato insignito della medaglia d’oro al valore civile per avere salvato due persone durante l’alluvione del Piave del ’66, la stella d’argento (2007) e d’oro (2008) al merito sportivo. Gli è stata conferita pure la laurea honoris causa in ingegneria idraulica. Lascerà il timone della Trevigiani dopo averla traghettata al secolo di vita con un unico rammarico: non avere realizzato il velodromo coperto.

Massimo Bolognini, Paolo Calia - Il Gazzettino di Treviso