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		<title><![CDATA[Il Nuovo Ciclismo - I Ritirati]]></title>
		<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/</link>
		<description><![CDATA[Il Nuovo Ciclismo - https://www.ilnuovociclismo.com/forum]]></description>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2026 14:27:41 +0000</pubDate>
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			<title><![CDATA[Rolf Woflshohl]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Rolf-Woflshohl</link>
			<pubDate>Thu, 19 Sep 2024 16:10:58 +0200</pubDate>
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			<description><![CDATA[Rip a un grandissimo pioniere del cross e non solo.<br />
<br />
Mi dispiace veramente tantissimo. Mi sa che parlai di lui sul primo "Sulle Orme del Passato" e sicuramente scrissi un articolo sulla rivalità con Longo su Cicloweb.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Rip a un grandissimo pioniere del cross e non solo.<br />
<br />
Mi dispiace veramente tantissimo. Mi sa che parlai di lui sul primo "Sulle Orme del Passato" e sicuramente scrissi un articolo sulla rivalità con Longo su Cicloweb.]]></content:encoded>
		</item>
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			<title><![CDATA[Lieuwe Westra]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Lieuwe-Westra</link>
			<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 11:21:21 +0100</pubDate>
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			<description><![CDATA[RIP Lieuwe <img src="https://www.ilnuovociclismo.com/forum/images/smilies/sad.gif" alt="Triste" title="Triste" class="smilie smilie_8" /> <img src="https://www.ilnuovociclismo.com/forum/images/smilies/sad.gif" alt="Triste" title="Triste" class="smilie smilie_8" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[RIP Lieuwe <img src="https://www.ilnuovociclismo.com/forum/images/smilies/sad.gif" alt="Triste" title="Triste" class="smilie smilie_8" /> <img src="https://www.ilnuovociclismo.com/forum/images/smilies/sad.gif" alt="Triste" title="Triste" class="smilie smilie_8" />]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Julio Jimenez]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Julio-Jimenez</link>
			<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 20:29:53 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Julio-Jimenez</guid>
			<description><![CDATA[Ci ha lasciati Julio Jimenez, uno dei più forti scalatori di tutti i tempi.<br />
<br />
RIP.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Ci ha lasciati Julio Jimenez, uno dei più forti scalatori di tutti i tempi.<br />
<br />
RIP.]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Greg Lemond]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Greg-Lemond--13817</link>
			<pubDate>Mon, 06 Jun 2022 14:37:27 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Greg-Lemond--13817</guid>
			<description><![CDATA[Forza Greg!<br />
<br />
<iframe width="500" height="186" src="//s9e.github.io/iframe/twitter.min.html#{https://twitter.com/velonews/status/1533786928763572224}" onload="var a=Math.random();window.addEventListener('message',function(b){if(b.data.id==a)style.height=b.data.height+'px'});contentWindow.postMessage('s9e:'+a,src.substr(0,src.indexOf('/',8)))" allowfullscreen="" frameborder="0" scrolling="no"></iframe>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Forza Greg!<br />
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		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Joseph Verachtert]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Joseph-Verachtert</link>
			<pubDate>Wed, 27 Apr 2022 17:23:33 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Joseph-Verachtert</guid>
			<description><![CDATA[In questi giorni scrivendo sulla storia della <span style="font-weight: bold;">Parigi-Lussemburgo (1963-1968)</span>, una corsa che m’affascinò e che rimpiango, ho rincontrato un corridore, Joseph Verachtert, dal particolare segmento di vita ciclistica e non, sfociato poi in tragedia. Costui, non è mai stato un protagonista della prova citata, ma il vincitore dell’ultima edizione di una corsa per decenni assai popolare nel calendario belga, il <span style="font-weight: bold;">“Giro delle Tre Città Sorelle”</span> <span style="font-weight: bold;">(“Drie Zustersteden”</span> in fiammingo), che chiuse i battenti nel 1963 (tornerà sulle scene nel 1988), proprio per la difficile coesistenza con la Parigi Lussemburgo.  <br />
Eccolo qua.....<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Joseph Verachtert</span><br />
Nato a Oevel il 20 agosto 1932, deceduto a Geel il 17 gennaio 1967. Velocista e mezzofondista su pista. Professionista dal 1955 al 1967 con 24 vittorie su strada e 7 su pista.<br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16306972531325Verachtert,Jos.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16306972531325Verachtert,Jos.jpg]" /><br />
Un corridore strano, versatile e con potenziale, ma incapace per tutta la carriera di tradurre queste potenzialità abbozzate, in risultanze di pregio. Sempre nel limbo fra il campione ed il buon corridore: il grande velocista e lo sprinter da kermesse, il ciclista da classiche e quello da corse brevi, il passista scalatore e l'amante dei tavolieri, il duro e l'abulico. Esempi che potrebbero andare all'infinito. Passò tardi al professionismo proprio per questo, anche se ha sempre vinto, sia nelle categorie giovanili e minori e sia nell'elite. Nel '55 con piccoli sostegni corse fra gli indipendenti e con molti professionisti presenti vinse due belle corse la Brussel-Neerheylissem e la Blanden-Gembloux-Blanden. Ciononostante, non riuscì a trovare un contratto.<br />
Nel '56 vinse il GP di Geel ed arrivò 2° nella Bruxelles-Charleroi-Bruxelles. L'anno successivo non riuscendo a trovare una squadra fissa, iniziò ad accasarsi a gettone un po' qua ed un po' là, ma la sua fu un'ottima stagione perché vinse la 3° tappa del Giro del Belgio e 4 criterium tra i più popolari. Nel '58 s'accasò alla "Mann", la sua squadra storica e s'aggiudicò una tappa alla Tre giorni di Anversa ed il GP Westerlo. L'anno seguente fece sue due bellissime e lunghe corse: la Freccia Hesbignonne e la Kessel-Lier. Nel '60 vinse a Helchteren e Mortsel, ma nella stagione seguente diede di nuovo segni di potenziale superiore a quel corridore ignavo nel risultati: fece sua la durissima prima tappa del Tour de Champagne in Francia, indi il Giro di Hesbaye, la Baarle-Hertog, la Hulst-Tessenderlo, ed i GP di Made e di Arendonk. Un altro segno lo diede partecipando senza preparazione alcuna e all'improvviso, alla Bordeaux-Parigi, che seppe ugualmente concludere con un significativo 9° posto. Col '62 iniziò a proporsi con continuità su pista, divenendo subito un protagonista: vinse infatti il Titolo Nazionale nel Mezzofondo, specialità che lo vedrà protagonista anche se non più vincente per tutto il resto della carriera. Nel '63 tornò vincente su strada, conquistando il Giro delle Tre Città Sorelle, ed i Criterium di Haacht e Tienen. L'anno successivo s'aggiudicò l'Omloop van de Fruitstreek e il Criterium Lommel. Nel '65, già 33enne, vinse la Klein-Vorst e nel '66 conquistò il suo ultimo traguardo nel Criterium di Anversa. Poi, mentre ancora stava gareggiando su pista, nell'intervallo fra una Sei Giorni e l'altra, il 17 gennaio '67, la sua crisi coniugale degenerò: prima strangolò la moglie e poi si suicidò.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[In questi giorni scrivendo sulla storia della <span style="font-weight: bold;">Parigi-Lussemburgo (1963-1968)</span>, una corsa che m’affascinò e che rimpiango, ho rincontrato un corridore, Joseph Verachtert, dal particolare segmento di vita ciclistica e non, sfociato poi in tragedia. Costui, non è mai stato un protagonista della prova citata, ma il vincitore dell’ultima edizione di una corsa per decenni assai popolare nel calendario belga, il <span style="font-weight: bold;">“Giro delle Tre Città Sorelle”</span> <span style="font-weight: bold;">(“Drie Zustersteden”</span> in fiammingo), che chiuse i battenti nel 1963 (tornerà sulle scene nel 1988), proprio per la difficile coesistenza con la Parigi Lussemburgo.  <br />
Eccolo qua.....<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Joseph Verachtert</span><br />
Nato a Oevel il 20 agosto 1932, deceduto a Geel il 17 gennaio 1967. Velocista e mezzofondista su pista. Professionista dal 1955 al 1967 con 24 vittorie su strada e 7 su pista.<br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16306972531325Verachtert,Jos.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16306972531325Verachtert,Jos.jpg]" /><br />
Un corridore strano, versatile e con potenziale, ma incapace per tutta la carriera di tradurre queste potenzialità abbozzate, in risultanze di pregio. Sempre nel limbo fra il campione ed il buon corridore: il grande velocista e lo sprinter da kermesse, il ciclista da classiche e quello da corse brevi, il passista scalatore e l'amante dei tavolieri, il duro e l'abulico. Esempi che potrebbero andare all'infinito. Passò tardi al professionismo proprio per questo, anche se ha sempre vinto, sia nelle categorie giovanili e minori e sia nell'elite. Nel '55 con piccoli sostegni corse fra gli indipendenti e con molti professionisti presenti vinse due belle corse la Brussel-Neerheylissem e la Blanden-Gembloux-Blanden. Ciononostante, non riuscì a trovare un contratto.<br />
Nel '56 vinse il GP di Geel ed arrivò 2° nella Bruxelles-Charleroi-Bruxelles. L'anno successivo non riuscendo a trovare una squadra fissa, iniziò ad accasarsi a gettone un po' qua ed un po' là, ma la sua fu un'ottima stagione perché vinse la 3° tappa del Giro del Belgio e 4 criterium tra i più popolari. Nel '58 s'accasò alla "Mann", la sua squadra storica e s'aggiudicò una tappa alla Tre giorni di Anversa ed il GP Westerlo. L'anno seguente fece sue due bellissime e lunghe corse: la Freccia Hesbignonne e la Kessel-Lier. Nel '60 vinse a Helchteren e Mortsel, ma nella stagione seguente diede di nuovo segni di potenziale superiore a quel corridore ignavo nel risultati: fece sua la durissima prima tappa del Tour de Champagne in Francia, indi il Giro di Hesbaye, la Baarle-Hertog, la Hulst-Tessenderlo, ed i GP di Made e di Arendonk. Un altro segno lo diede partecipando senza preparazione alcuna e all'improvviso, alla Bordeaux-Parigi, che seppe ugualmente concludere con un significativo 9° posto. Col '62 iniziò a proporsi con continuità su pista, divenendo subito un protagonista: vinse infatti il Titolo Nazionale nel Mezzofondo, specialità che lo vedrà protagonista anche se non più vincente per tutto il resto della carriera. Nel '63 tornò vincente su strada, conquistando il Giro delle Tre Città Sorelle, ed i Criterium di Haacht e Tienen. L'anno successivo s'aggiudicò l'Omloop van de Fruitstreek e il Criterium Lommel. Nel '65, già 33enne, vinse la Klein-Vorst e nel '66 conquistò il suo ultimo traguardo nel Criterium di Anversa. Poi, mentre ancora stava gareggiando su pista, nell'intervallo fra una Sei Giorni e l'altra, il 17 gennaio '67, la sua crisi coniugale degenerò: prima strangolò la moglie e poi si suicidò.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Storia di un campione: Herman Van Springel]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Storia-di-un-campione-Herman-Van-Springel</link>
			<pubDate>Sun, 10 Apr 2022 08:39:48 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Storia-di-un-campione-Herman-Van-Springel</guid>
			<description><![CDATA[Herman Van Springel è nato il 14 agosto 1943 a Ranst (Anversa). Completo, alto 1,80 per 72 kg. Professionista dal 1965 al 1981 con 144 vittorie.<br />
<img src="https://cdn.shopify.com/s/files/1/1380/4501/files/hvsmic.jpg?v=1512038095" border="0" alt="[Immagine: hvsmic.jpg?v=1512038095]" /><br />
Visse la sua giovinezza a Grobbendonck, paese natale di Van Looy, dove poi ha continuato a risiedere anche a carriera finita. In gioventù le condizioni non benestanti della famiglia lo spinsero ad imparare presto un mestiere non certo molto comune, ed assolutamente originale nel romanzo del ciclismo: l'intagliatore di diamanti. Herman aveva mani davvero nobili, al punto di dimostrarsi sin da subito, nella rara professione, più che una promessa. Quando lasciò l'attività, per divenire compiutamente corridore, i suoi datori di lavoro rimasero molto male, anche perché il ragazzo era affabile, gentile, davvero un piccolo signore.<br />
Questi aspetti della sua personalità poi si ritroveranno, nitidamente, anche nel la sua lunga carriera agonistica.<br />
Van Springel è stato un atleta dal potenziale enorme, in grado di raccogliere numerose affermazioni di prestigio, ma che non riuscì mai ad arrivare ai vertici della notorietà che meritavano le sue qualità e le sue condotte, a causa di un carattere schivo e di una modestia evidente ed esagerata. Un distinguo caratteriale, che ne ha limitato pure il rendimento, fino a frenarne il comunque vasto curriculum. Avesse avuto quel pizzico di cattiveria, sicuramente non avrebbe perso corse decisamente alla sua portata e si sarebbe insediato su un piano ancor più nobile del grande romanzo del ciclismo.<br />
Quando si parla di lui è impossibile non soffermarsi su un record che possiede fulgido: il suo amore verso una classica durissima, d'altri tempi nel vero senso della parola: la Bordeaux-Parigi. Herman Van Springel la disputò dieci volte e la vinse in sette occasioni ('70, '74, '75, '77, '78, '80, '81), finendo due volte secondo e una volta terzo. Chiamarlo "Monsieur Bordeaux-Parigi" è dunque un obbligo.<br />
Nel suo palmares professionistico (fu un ottimo dilettante, ma non uno di quei super, tanto frequenti nella storia dei "puri" fiamminghi), iniziato nel 1965 e chiuso nel 1981, figurano tante corse di prestigio. A cominciare dalla Gand-Wevelgem, vinta nel '66, quindi il Giro di Lombardia '68 (dove staccò tutti alla maniera dei grandi del pedale), la Parigi-Tours '69 e il Campionato di Zurigo ('71). Fra le sue 144 vittorie ci sono poi l'Het Volk (’68), la Cras-Avernas ('66 e '67), Bruxelles-Ingooigem ('66), il Giro del Belgio Centrale ('68 e '69), l'Attraverso Losanna ('69), la Coppa Sels ('70), Freccia del Brabante ('70 e '74), Bruxelles-Meulebeke ('71), Bruxelles-Bievene ('72), Gran Premio E3 ('74), Circuito delle Fiandre Orientali ('75), Gran Premio Chiusura-Putte Kapelle ('76), Gran Premio di Vallonia ('76) e Gran Premio Fayt-le-Franc ('78). È poi stato campione belga su strada nel 1971. A contorno...quattro tappe vinte al Tour de France.<br />
<img src="https://live.staticflickr.com/7703/16997495358_3615c8821b_b.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16997495358_3615c8821b_b.jpg]" /><br />
Nel corso della sua stupenda carriera, ha pure vinto classiche internazionali a cronometro, come il Gran Premio delle Nazioni nel 1969 e nel 1970, il Gran Premio Baden Baden nel '69 (con Roger De Vlaeminck) e nel '71 (con Eddy Merckx), nonché vincitore del Trofeo Baracchi con Agostinho nel 1969. Pur essendo un ottimo specialista delle prove contro il tempo ha perduto però, in maniera clamorosa ed incredibile, il Tour de France 1968. Partì nell'ultima decisiva cronometro, la Melun-Parigi, con un vantaggio di 16" su Jan Janssen, ma venne battuto da questi per 38" e perse la maglia gialla nel giorno decisivo.<br />
Nello stesso anno finì secondo nel campionato mondiale di Imola, dietro al dominatore Vittorio Adorni, uscendo nel finale dal gruppetto che inseguì senza risultati, per tre quarti di gara, il parmense. Fu secondo pure nel Giro d'Italia 1971, alle spalle dello svedese Gosta Petterson, nell'anno in cui la Molteni, lasciando a riposo Merckx per il Tour, gli affidò la responsabilità della squadra. Anche quella, fu una sconfitta che mise a nudo i problemi caratteriali di Van Springel, poiché si fece battere da un atleta alla sua portata. Problemi che han reso spiegabile il fatto che il corridore belga non sia riuscito a vincere nessuna prova a tappe, pur essendo un notevole regolarista, ed un fondista non comune. Basti pensare che in carriera ha corso 35 giri, portandone a termine ben 33!<br />
<img src="https://alchetron.com/cdn/herman-van-springel-a92e1d0a-17a0-446c-be8d-2f2cc978318-resize-750.jpeg" border="0" alt="[Immagine: herman-van-springel-a92e1d0a-17a0-446c-b...e-750.jpeg]" /><br />
Herman Van Springel, dunque, nell'epoca del "sire dei sire" Eddy Merckx, avrebbe potuto essere ancora più evidente, ma in lui persistevano i fantasmi della non convinzione, tant'è che da capitano indiscusso della Mann-Grunding, ad un certo punto, decise di andare a fare il gregario di Merckx nella Molteni. Un fatto, questo, sfuggito a molti, ma assai significativo. Altri echi della sua grandezza potenziale e solo in parte trasmessa sulle risultanze di carriera, ci giungono dalla sua vittoria, nel 1968, nel Trofeo Superprestige Pernod (una classifica mondiale ben migliore rispetto alle semi-clownesche dell'Uci di oggi), dal quarto posto nel '69 e dal secondo nel 1970.<br />
Un corridore, dunque, molto silenzioso, ma grandissimo. Che s’è ritagliato tanto nel completo dell’era Merckx e di tanti altri belgi di enorme valore, che ne fanno la generazione belga e mondiale più forte della storia. E quando ad una corsa odierna, è presente lo spettatore Herman Van Springel, è d’obbligo porgli un’ovazione.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[Herman Van Springel è nato il 14 agosto 1943 a Ranst (Anversa). Completo, alto 1,80 per 72 kg. Professionista dal 1965 al 1981 con 144 vittorie.<br />
<img src="https://cdn.shopify.com/s/files/1/1380/4501/files/hvsmic.jpg?v=1512038095" border="0" alt="[Immagine: hvsmic.jpg?v=1512038095]" /><br />
Visse la sua giovinezza a Grobbendonck, paese natale di Van Looy, dove poi ha continuato a risiedere anche a carriera finita. In gioventù le condizioni non benestanti della famiglia lo spinsero ad imparare presto un mestiere non certo molto comune, ed assolutamente originale nel romanzo del ciclismo: l'intagliatore di diamanti. Herman aveva mani davvero nobili, al punto di dimostrarsi sin da subito, nella rara professione, più che una promessa. Quando lasciò l'attività, per divenire compiutamente corridore, i suoi datori di lavoro rimasero molto male, anche perché il ragazzo era affabile, gentile, davvero un piccolo signore.<br />
Questi aspetti della sua personalità poi si ritroveranno, nitidamente, anche nel la sua lunga carriera agonistica.<br />
Van Springel è stato un atleta dal potenziale enorme, in grado di raccogliere numerose affermazioni di prestigio, ma che non riuscì mai ad arrivare ai vertici della notorietà che meritavano le sue qualità e le sue condotte, a causa di un carattere schivo e di una modestia evidente ed esagerata. Un distinguo caratteriale, che ne ha limitato pure il rendimento, fino a frenarne il comunque vasto curriculum. Avesse avuto quel pizzico di cattiveria, sicuramente non avrebbe perso corse decisamente alla sua portata e si sarebbe insediato su un piano ancor più nobile del grande romanzo del ciclismo.<br />
Quando si parla di lui è impossibile non soffermarsi su un record che possiede fulgido: il suo amore verso una classica durissima, d'altri tempi nel vero senso della parola: la Bordeaux-Parigi. Herman Van Springel la disputò dieci volte e la vinse in sette occasioni ('70, '74, '75, '77, '78, '80, '81), finendo due volte secondo e una volta terzo. Chiamarlo "Monsieur Bordeaux-Parigi" è dunque un obbligo.<br />
Nel suo palmares professionistico (fu un ottimo dilettante, ma non uno di quei super, tanto frequenti nella storia dei "puri" fiamminghi), iniziato nel 1965 e chiuso nel 1981, figurano tante corse di prestigio. A cominciare dalla Gand-Wevelgem, vinta nel '66, quindi il Giro di Lombardia '68 (dove staccò tutti alla maniera dei grandi del pedale), la Parigi-Tours '69 e il Campionato di Zurigo ('71). Fra le sue 144 vittorie ci sono poi l'Het Volk (’68), la Cras-Avernas ('66 e '67), Bruxelles-Ingooigem ('66), il Giro del Belgio Centrale ('68 e '69), l'Attraverso Losanna ('69), la Coppa Sels ('70), Freccia del Brabante ('70 e '74), Bruxelles-Meulebeke ('71), Bruxelles-Bievene ('72), Gran Premio E3 ('74), Circuito delle Fiandre Orientali ('75), Gran Premio Chiusura-Putte Kapelle ('76), Gran Premio di Vallonia ('76) e Gran Premio Fayt-le-Franc ('78). È poi stato campione belga su strada nel 1971. A contorno...quattro tappe vinte al Tour de France.<br />
<img src="https://live.staticflickr.com/7703/16997495358_3615c8821b_b.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16997495358_3615c8821b_b.jpg]" /><br />
Nel corso della sua stupenda carriera, ha pure vinto classiche internazionali a cronometro, come il Gran Premio delle Nazioni nel 1969 e nel 1970, il Gran Premio Baden Baden nel '69 (con Roger De Vlaeminck) e nel '71 (con Eddy Merckx), nonché vincitore del Trofeo Baracchi con Agostinho nel 1969. Pur essendo un ottimo specialista delle prove contro il tempo ha perduto però, in maniera clamorosa ed incredibile, il Tour de France 1968. Partì nell'ultima decisiva cronometro, la Melun-Parigi, con un vantaggio di 16" su Jan Janssen, ma venne battuto da questi per 38" e perse la maglia gialla nel giorno decisivo.<br />
Nello stesso anno finì secondo nel campionato mondiale di Imola, dietro al dominatore Vittorio Adorni, uscendo nel finale dal gruppetto che inseguì senza risultati, per tre quarti di gara, il parmense. Fu secondo pure nel Giro d'Italia 1971, alle spalle dello svedese Gosta Petterson, nell'anno in cui la Molteni, lasciando a riposo Merckx per il Tour, gli affidò la responsabilità della squadra. Anche quella, fu una sconfitta che mise a nudo i problemi caratteriali di Van Springel, poiché si fece battere da un atleta alla sua portata. Problemi che han reso spiegabile il fatto che il corridore belga non sia riuscito a vincere nessuna prova a tappe, pur essendo un notevole regolarista, ed un fondista non comune. Basti pensare che in carriera ha corso 35 giri, portandone a termine ben 33!<br />
<img src="https://alchetron.com/cdn/herman-van-springel-a92e1d0a-17a0-446c-be8d-2f2cc978318-resize-750.jpeg" border="0" alt="[Immagine: herman-van-springel-a92e1d0a-17a0-446c-b...e-750.jpeg]" /><br />
Herman Van Springel, dunque, nell'epoca del "sire dei sire" Eddy Merckx, avrebbe potuto essere ancora più evidente, ma in lui persistevano i fantasmi della non convinzione, tant'è che da capitano indiscusso della Mann-Grunding, ad un certo punto, decise di andare a fare il gregario di Merckx nella Molteni. Un fatto, questo, sfuggito a molti, ma assai significativo. Altri echi della sua grandezza potenziale e solo in parte trasmessa sulle risultanze di carriera, ci giungono dalla sua vittoria, nel 1968, nel Trofeo Superprestige Pernod (una classifica mondiale ben migliore rispetto alle semi-clownesche dell'Uci di oggi), dal quarto posto nel '69 e dal secondo nel 1970.<br />
Un corridore, dunque, molto silenzioso, ma grandissimo. Che s’è ritagliato tanto nel completo dell’era Merckx e di tanti altri belgi di enorme valore, che ne fanno la generazione belga e mondiale più forte della storia. E quando ad una corsa odierna, è presente lo spettatore Herman Van Springel, è d’obbligo porgli un’ovazione.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[I Nijdam: Henk e Jelle]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-I-Nijdam-Henk-e-Jelle</link>
			<pubDate>Sun, 03 Apr 2022 11:57:27 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-I-Nijdam-Henk-e-Jelle</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Hendrik “Henk” Nijdam</span><br />
Nato ad Haren il 26 settembre 1935, deceduto a Breda il 30 aprile 2009. Passista e pistard. Alto 1,72 per 75kg. Professionista dal 1962 al 1969 con 32 vittorie fra strada e pista. <br />
<img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/aa/Henk_Nijdam_%281964%29.jpg" border="0" alt="[Immagine: Henk_Nijdam_%281964%29.jpg]" /><br />
Un corridore molto forte sul passo, con buoni cambi di ritmo, discrete doti velocistiche, ed una disponibilità al lavoro per gli altri, che lo hanno creato spalla ideale per diversi compagni, dai capitani designati, ai velocisti. Cordiale, disponibile, buono. Iniziò abbastanza tardi a pedalare l’agonismo, a venti anni compiuti, ma diventò subito un evidente, in particolare su pista. Con la speranza di giungere alle Olimpiadi di Roma si cimentò nell’inseguimento, per far parte del quartetto ai Giochi e vi riuscì, ma l’Olanda non andò oltre i quarti di finale. Nell’anno però, Henk, arricchì il suo palmares dilettantistico col Titolo olandese dell’inseguimento e l’Argento mondiale nella specialità. A fine ’60, il CIO rese noto l'accoglimento della richiesta dell’UCI di far entrare nel programma delle Olimpiadi di Tokyo la prova individuale di inseguimento ed Henk decise di restare dilettante. Nel ’61 dopo essersi mostrato su strada uno dei migliori per qualità di successi e piazzamenti, giunse sul mitico velodromo dell’Oerlikon in Zurigo, alla conquista del Titolo Mondiale nell’amica specialità, superando il fortissimo connazionale Oudkerk, che poi, anche per la delusione, decise di passare al mezzofondo, dove si mostrò presto un faro a livello internazionale. Nel 1962, Henk decise finalmente di passare professionista, con la Faema-Flandria, perché certi autobus non sarebbero più passati e lui aveva già più di 26 anni. E quel suo primo anno nel gotha ciclistico fu fantastico: nell’inseguimento individuale vinse il Titolo d’Olanda superando il fortissimo Peter Post e, poi, sul leggendario Velodromo Vigorelli di Milano si laureò Campione del Mondo della specialità superando nuovamente Post in semifinale, ed il sire della specialità nonché corridore di casa, Leandro Faggin. Dopo un ’63 sfortunato, con tante assenze per acciacchi ed i postumi di una brutta caduta, dove colse solo il terzo posto ai Mondiali degli inseguitori, col ’64 nella neonata Televizier, si dedicò principalmente alla strada. S’aprì per Henk una nuova carriera dove a 29 anni divenne per le sue doti sul passo, la cinghia delle squadre in cui militò fino al 1969, nonché pilota per i compagni veloci (l’amico Karstens in particolare) in quegli sprint che, allora, non andavano mai oltre il “treno” di una sola spalla.  Per Nijdam non mancarono comunque le vittorie. Le più importanti: altri quattro successi ai Campionati d’Olanda nell’inseguimento (’64-’65-’66-’67), tre tappe al Tour de France (6 partecipazioni-2 conclusioni), a Besancon nel '64, la crono-squadre di Doornik e a Montlucon nel '67; 4 tappe alla Vuelta di Spagna (2 partecipazioni con conclusioni), a Lerida (’66-’67), a Montjuich (’66) e Burgos (’66) e la vittoria nella Putte-Kapellen ‘66.  Chiuse come detto nel ’69, lavorando alla Willem II – Gazelle, per l’ultimo anno di Rik Van Looy. A fine anni ’70, lasciò il testimone ciclistico al figlio Jelle.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Nota: </span>dell'episodio che coinvolse Henk al Velodromo Senigallia di Como in occasione del Baracchi '65, ho riferito nel topic su Gerben Karstens.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Jelle Nijdam</span><br />
Nato a Zundert il 16 agosto 1963. Passista veloce alto 1,83 per 70 kg. Professionista dal 1984 al 1996 con 108 vittorie. Uno dei pochi casi del ciclismo e dello sport più in generale, dove il figlio è stato nel complesso ben superiore al padre, Henk, che era comunque stato un ottimo corridore, tra l’altro due volte iridato su pista. <br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16241765561325Nijdam,Jelle.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16241765561325Nijdam,Jelle.jpg]" /><br />
Dal genitore, Jelle, aveva ereditato quelle ottime doti sul passo che lui seppe arricchire con una fortissima esplosività, che gli consentì di trasformarsi in gran finisseur e di specializzarsi nei prologhi. L’esplosività poi, unita alle doti sul passo, elevarono in Nijdem figlio, una particolare una velocità tale da consentigli di vincere allo sprint e di risultare membro fondamentale di quei treni che nel frattempo s’erano impossessati delle recite degli sprint. Con un simile bagaglio di qualità Jelle nei dodici anni passati fra i professionisti costruì una vera e pripria antropologia della velocità e non so immaginare cosa avrebbe potuto fare con le bici-bombe di oggi, aspetto di cui l’osservatorio ciclistico in particolare giornalistico parla sempre troppo poco. Altro aspetto raro del mosaico atletico e mentale di Jelle Nijdam, quel colpo d’occhio che scatenava in lui un raro senso dell’anticipo, ovvero un altro fattore peculiare per ergersi a gran finisseur. Una vittoria di Jelle, era quasi sempre spettacolare e rappresentava un gesto atletico che possedeva un distinguo da insegnare a quei giovani, sempre meno numerosi, che si avvicinano al ciclismo. Insomma, abbastanza per fare di Jelle uno specifico capitolo nella storia del pedale che va dal secondo lustro degli anni ottanta, alla fine del primo degli anni novanta, anche se nel suo carnet, non ci sono GT e numerose classiche. Certo perché gustarsi il bello dello sport, quindi anche del ciclismo, non sempre significa fare e concepire come esclusivo quel genere di conta-vittorie che è stato, sovente, una delle pessime immagini dell’osservatorio ciclistico. E di successi nel ruolino di Jelle Nijdam ce ne sono comunque a iosa, ben 108. Alcuni di grandissimo valore, fascino e prestigio, senza considerare, ovviamente, quelli in cui è stato determinante per le vittorie dei suoi compagni di squadra. <br />
<img src="https://thumbor.pijper.io/fWoLQjZjvTWUKQCft3b5meKYz5s=/948x533/center/middle/filters:format(webp)/https://cdn.pijper.io/source/wieler-revue/source/wielerrevue/2017/07/retro/corvos_00027311-008.jpg" border="0" alt="[Immagine: corvos_00027311-008.jpg]" /><br />
In successione i suoi principali successi anno per anno: G.P. Impanis e Giro di Lussemburgo, Campionato d’Olanda nell’inseguimento nel 1985; G.P. Maastricht e Campionato d’Olanda dietro derny nel 1986; Attraverso il Belgio e il Tour de l'Oise nel 1987, l'Amstel Gold Race nell'88, G.P. Strombeek-Bever, Parigi Tours e Parigi Bruxelles nell'89, Giro d'Olanda e Gouden Pijl - Emmen nel '90, Tre Giorni di La Panne nel '91, Ronde van Pijnacker, Giro d'Olanda e G.P. Eddy Merckx, nel '92, G.P. Steenwijk nel '93, i Campionati delle Fiandre '94, Tour de l'Oise, Giro d'Olanda e Attraverso il Belgio '95, Delta Ronde Van Midden Zeeland e Ronde van Pijnacker '96. A questi successi, ha aggiunto sei tappe al Tour de France dove è stato anche Maglia Gialla, e tappe nelle altre manifestazioni a frazioni a cui ha preso parte, escluso il Giro d'Italia. Anche Jelle, come il padre, ha partecipato ai Giochi Olimpici, nel suo caso a quelli di Losa Angeles ’84 dove fu eliminato nei quarti sia nell’inseguimento individuale che a squadre. Ha chiuso la carriera quando ancora poteva essere vincente, ed anche questo gli fa onore. Un gran bel corridore, un campione, checché ne dicano certi narratori, commentatori, o semplici tifosi.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Hendrik “Henk” Nijdam</span><br />
Nato ad Haren il 26 settembre 1935, deceduto a Breda il 30 aprile 2009. Passista e pistard. Alto 1,72 per 75kg. Professionista dal 1962 al 1969 con 32 vittorie fra strada e pista. <br />
<img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/aa/Henk_Nijdam_%281964%29.jpg" border="0" alt="[Immagine: Henk_Nijdam_%281964%29.jpg]" /><br />
Un corridore molto forte sul passo, con buoni cambi di ritmo, discrete doti velocistiche, ed una disponibilità al lavoro per gli altri, che lo hanno creato spalla ideale per diversi compagni, dai capitani designati, ai velocisti. Cordiale, disponibile, buono. Iniziò abbastanza tardi a pedalare l’agonismo, a venti anni compiuti, ma diventò subito un evidente, in particolare su pista. Con la speranza di giungere alle Olimpiadi di Roma si cimentò nell’inseguimento, per far parte del quartetto ai Giochi e vi riuscì, ma l’Olanda non andò oltre i quarti di finale. Nell’anno però, Henk, arricchì il suo palmares dilettantistico col Titolo olandese dell’inseguimento e l’Argento mondiale nella specialità. A fine ’60, il CIO rese noto l'accoglimento della richiesta dell’UCI di far entrare nel programma delle Olimpiadi di Tokyo la prova individuale di inseguimento ed Henk decise di restare dilettante. Nel ’61 dopo essersi mostrato su strada uno dei migliori per qualità di successi e piazzamenti, giunse sul mitico velodromo dell’Oerlikon in Zurigo, alla conquista del Titolo Mondiale nell’amica specialità, superando il fortissimo connazionale Oudkerk, che poi, anche per la delusione, decise di passare al mezzofondo, dove si mostrò presto un faro a livello internazionale. Nel 1962, Henk decise finalmente di passare professionista, con la Faema-Flandria, perché certi autobus non sarebbero più passati e lui aveva già più di 26 anni. E quel suo primo anno nel gotha ciclistico fu fantastico: nell’inseguimento individuale vinse il Titolo d’Olanda superando il fortissimo Peter Post e, poi, sul leggendario Velodromo Vigorelli di Milano si laureò Campione del Mondo della specialità superando nuovamente Post in semifinale, ed il sire della specialità nonché corridore di casa, Leandro Faggin. Dopo un ’63 sfortunato, con tante assenze per acciacchi ed i postumi di una brutta caduta, dove colse solo il terzo posto ai Mondiali degli inseguitori, col ’64 nella neonata Televizier, si dedicò principalmente alla strada. S’aprì per Henk una nuova carriera dove a 29 anni divenne per le sue doti sul passo, la cinghia delle squadre in cui militò fino al 1969, nonché pilota per i compagni veloci (l’amico Karstens in particolare) in quegli sprint che, allora, non andavano mai oltre il “treno” di una sola spalla.  Per Nijdam non mancarono comunque le vittorie. Le più importanti: altri quattro successi ai Campionati d’Olanda nell’inseguimento (’64-’65-’66-’67), tre tappe al Tour de France (6 partecipazioni-2 conclusioni), a Besancon nel '64, la crono-squadre di Doornik e a Montlucon nel '67; 4 tappe alla Vuelta di Spagna (2 partecipazioni con conclusioni), a Lerida (’66-’67), a Montjuich (’66) e Burgos (’66) e la vittoria nella Putte-Kapellen ‘66.  Chiuse come detto nel ’69, lavorando alla Willem II – Gazelle, per l’ultimo anno di Rik Van Looy. A fine anni ’70, lasciò il testimone ciclistico al figlio Jelle.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Nota: </span>dell'episodio che coinvolse Henk al Velodromo Senigallia di Como in occasione del Baracchi '65, ho riferito nel topic su Gerben Karstens.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Jelle Nijdam</span><br />
Nato a Zundert il 16 agosto 1963. Passista veloce alto 1,83 per 70 kg. Professionista dal 1984 al 1996 con 108 vittorie. Uno dei pochi casi del ciclismo e dello sport più in generale, dove il figlio è stato nel complesso ben superiore al padre, Henk, che era comunque stato un ottimo corridore, tra l’altro due volte iridato su pista. <br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16241765561325Nijdam,Jelle.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16241765561325Nijdam,Jelle.jpg]" /><br />
Dal genitore, Jelle, aveva ereditato quelle ottime doti sul passo che lui seppe arricchire con una fortissima esplosività, che gli consentì di trasformarsi in gran finisseur e di specializzarsi nei prologhi. L’esplosività poi, unita alle doti sul passo, elevarono in Nijdem figlio, una particolare una velocità tale da consentigli di vincere allo sprint e di risultare membro fondamentale di quei treni che nel frattempo s’erano impossessati delle recite degli sprint. Con un simile bagaglio di qualità Jelle nei dodici anni passati fra i professionisti costruì una vera e pripria antropologia della velocità e non so immaginare cosa avrebbe potuto fare con le bici-bombe di oggi, aspetto di cui l’osservatorio ciclistico in particolare giornalistico parla sempre troppo poco. Altro aspetto raro del mosaico atletico e mentale di Jelle Nijdam, quel colpo d’occhio che scatenava in lui un raro senso dell’anticipo, ovvero un altro fattore peculiare per ergersi a gran finisseur. Una vittoria di Jelle, era quasi sempre spettacolare e rappresentava un gesto atletico che possedeva un distinguo da insegnare a quei giovani, sempre meno numerosi, che si avvicinano al ciclismo. Insomma, abbastanza per fare di Jelle uno specifico capitolo nella storia del pedale che va dal secondo lustro degli anni ottanta, alla fine del primo degli anni novanta, anche se nel suo carnet, non ci sono GT e numerose classiche. Certo perché gustarsi il bello dello sport, quindi anche del ciclismo, non sempre significa fare e concepire come esclusivo quel genere di conta-vittorie che è stato, sovente, una delle pessime immagini dell’osservatorio ciclistico. E di successi nel ruolino di Jelle Nijdam ce ne sono comunque a iosa, ben 108. Alcuni di grandissimo valore, fascino e prestigio, senza considerare, ovviamente, quelli in cui è stato determinante per le vittorie dei suoi compagni di squadra. <br />
<img src="https://thumbor.pijper.io/fWoLQjZjvTWUKQCft3b5meKYz5s=/948x533/center/middle/filters:format(webp)/https://cdn.pijper.io/source/wieler-revue/source/wielerrevue/2017/07/retro/corvos_00027311-008.jpg" border="0" alt="[Immagine: corvos_00027311-008.jpg]" /><br />
In successione i suoi principali successi anno per anno: G.P. Impanis e Giro di Lussemburgo, Campionato d’Olanda nell’inseguimento nel 1985; G.P. Maastricht e Campionato d’Olanda dietro derny nel 1986; Attraverso il Belgio e il Tour de l'Oise nel 1987, l'Amstel Gold Race nell'88, G.P. Strombeek-Bever, Parigi Tours e Parigi Bruxelles nell'89, Giro d'Olanda e Gouden Pijl - Emmen nel '90, Tre Giorni di La Panne nel '91, Ronde van Pijnacker, Giro d'Olanda e G.P. Eddy Merckx, nel '92, G.P. Steenwijk nel '93, i Campionati delle Fiandre '94, Tour de l'Oise, Giro d'Olanda e Attraverso il Belgio '95, Delta Ronde Van Midden Zeeland e Ronde van Pijnacker '96. A questi successi, ha aggiunto sei tappe al Tour de France dove è stato anche Maglia Gialla, e tappe nelle altre manifestazioni a frazioni a cui ha preso parte, escluso il Giro d'Italia. Anche Jelle, come il padre, ha partecipato ai Giochi Olimpici, nel suo caso a quelli di Losa Angeles ’84 dove fu eliminato nei quarti sia nell’inseguimento individuale che a squadre. Ha chiuso la carriera quando ancora poteva essere vincente, ed anche questo gli fa onore. Un gran bel corridore, un campione, checché ne dicano certi narratori, commentatori, o semplici tifosi.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
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		<item>
			<title><![CDATA[Ercole Baldini, il Treno di Forlì]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Ercole-Baldini-il-Treno-di-Forl%C3%AC</link>
			<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 16:47:01 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Ercole-Baldini-il-Treno-di-Forl%C3%AC</guid>
			<description><![CDATA[<img src="https://pedaletricolore.it/wp-content/uploads/2018/11/29.10.1BALDINI-CON-DONNA.jpg" border="0" alt="[Immagine: 29.10.1BALDINI-CON-DONNA.jpg]" /><br />
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<span style="font-weight: bold;">                                                               Ercole Baldini, il Treno di Forlì</span><br />
Nato a Villanova di Forlì il 26 gennaio 1933. Passista. Professionista dal 1957 al 1964, con 40 vittorie. <br />
Uno dei più grandi corridori che l'Italia abbia mai avuto, e su taluni aspetti del ciclismo, uno dei primissimi dell'intera storia mondiale di questo sport. A dirlo non è l'amicizia che intercorre fra di noi e nemmeno il feeling che può nascere fra due persone della medesima terra, ma l'obiettività, la conoscenza delle realtà di una disciplina come il ciclismo, così particolare, tanto nella durezza, quanto nell'esaltazione antropologica. <br />
Baldini, questo grande ed eccelso del segmento storico di Forlì, nacque da una famiglia contadina che ha fatto del pragmatismo e della devozione ai valori di una cultura, i propri penati e lui nacque davvero come un predestinato sincronico al nome del mitico eroe greco, fino a divenire, veramente... un Ercole. Un atleta cui ogni divulgatore e narratore di questo sport, dovrà necessariamente dedicare un capitolo, perennemente. Nella carriera di Baldini, infatti, ci sono delle perle e dei record difficilmente ripetibili, anche per supercampioni. Un suo primato risulta tuttora ineguagliato: il formidabile passista forlivese è l'unico nella storia del ciclismo ad aver vinto un titolo mondiale su pista, il titolo olimpico su strada, un titolo mondiale su strada, nonché la conquista del Primato Mondiale sull’Ora. Nessuno ha saputo eguagliarlo, nemmeno …… l'immenso Eddy Merckx, che pure ha vinto l'iride fra i dilettanti e fra i professionisti nonché undici GT. Ercole possiede poi un altro traguardo d’unicità: è stato l’unico a stabilire il Primato Mondiale sull’Ora Assoluto, pur essendo ancora dilettante. Bastano queste note, per capire la grandezza di questo personaggio, ben presto chiamato "Il Treno di Forlì" e mi pare alquanto restrittivo, ridurre in pochi spazi la sua fulgida carriera. <br />
Debuttò nel ciclismo nel 1951 con la maglia gialloblu dell'Unione Ciclistica Scat e, dopo tre anni, nel 1954, stabilì il record dell'ora fra i dilettanti, compiendo 44,870 km. Ma fu il 1956 l'anno in cui l'Ercole di Romagna, mise tutto il mondo del pedale ai suoi piedi e fece pensare ai più, che l'Italia aveva trovato un nuovo Coppi.<br />
Tanto per cambiare, ritentò il record dell'ora al Vigorelli e stabilì, con 46,393 km, il nuovo limite dei dilettanti e pure quello dei professionisti, togliendolo a Jacques Anquetil che l'aveva tolto a Coppi. Vinse il tricolore dell'inseguimento, superando un certo....Leandro Faggin e, tre settimane dopo, conquistò a Copenaghen l'iride nella stessa specialità, superando ancora una volta il nobile avversario. Ma il Treno di Forlì aveva ancora in serbo le energie migliori, ed in autunno si spostò agli antipodi, per vincere con una superiorità disarmante, la prova su strada alle Olimpiadi di Melbourne. Baldini non vinse, ma dominò, come sapeva fare solo Coppi ed in seguito Merckx. <br />
Il 1957, segnò il suo passaggio al professionismo in maglia Legnano. Il debutto di Ercole fu subito di gran pregio. Al Giro d'Italia vinse la cronometro di Forte dei Marmi e finì al terzo posto nella classifica finale. Vinse poi il Giro di Romagna, il Giro del Lazio, il Gran Premio Campari a Lugano, il Trofeo Baracchi con Fausto Coppi e, soprattutto, il Campionato Italiano. Ma fu il 1958 la sua stagione d'oro. Tante vittorie (15), oltre alla prima edizione del Trofeo Tendicollo Universal di cui parlerò, ovviamente, a parte. Cominciò la sua serie con le frazioni di Lecce e Castellamare del Gran Premio Ciclomotoristico. Quindi il Giro d'Italia, vinto da autentico dominatore, arricchito da quattro vittorie di tappa, fra le quali l'arrivo solitario sull'erta di Boscochiesanuova, davanti al fior fiore degli scalatori e, soprattutto, la tappa a cronometro di Viareggio, dove recitò un’altra pagina unica nel grande romanzo ciclistico. Sui 59,1 di quella gara contro il tempo viareggina, la sua media, costantemente su velocità da record, spinse 69 corridori (il 62% dei rimasti in gara), fuori da quel tempo massimo che solo un cavillo, voluto, ricercato e costruito con condivisione da giuria ed organizzatori, evitò che la conseguente squalifica, portasse sul traguardo finale di Milano, solo una quarantina di atleti. Altri sigilli di nota dell’incredibile ’58 di Ercole, il Trofeo Matteotti, indi il Gran Premio Industria e Commercio, il Campionato Italiano, il Circuito di Collecchio. Arrivò ai Mondiali di Reims col ruolo di possibile vincente e non tardò a dimostrarsi il più forte raccogliendo un suggerimento di Coppi, che gli disse di inserirsi in una fuga che, ai più, appariva ardita e senza sbocchi. Di qui, invece, Baldini, seppe poi scaricare i compagni d'avventura, fra i quali Luison Bobet che correva in casa, e giunse sul traguardo iridato per cogliere una delle più belle, convincenti e leggendarie vittorie della storia dei Mondiali. In maglia iridata, assieme ad Aldo Moser, colse poi, a fine stagione, il successo nel Trofeo Baracchi, ancora in coppia con Aldo Moser.<br />
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<img src="https://i.pinimg.com/736x/b7/cf/64/b7cf64989621da5914a34d34346df689.jpg" border="0" alt="[Immagine: b7cf64989621da5914a34d34346df689.jpg]" /><br />
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La sua fama di "Treno" si rinvigorì nel 1960 col successo nel Gran Premio delle Nazioni, per tanti anni una specie di campionato mondiale a cronometro, ma nel resto di stagione confermò un certo declino, aggravato da una rovinosa caduta al Giro, dove si fratturò un polso. Nel 1961 si impose nella Milano Mantova, nel circuito di Ravenna e per la quarta volta nel Trofeo Baracchi stavolta in coppia col francese Velly. Nel 1962 ebbe giornate di buona regolarità nei grandi Giri, perlomeno tali da riportarlo fra i primi, in particolare pagò la sospensione per neve della tappa sul Rolle al Giro, quando era in forte rimonta. Nel resto di stagione, a parte il suo ritorno al successo nella "gara di questo libro" (il Trofeo Tendicollo Universal n.d.m), colse la vittoria nel circuito di Ponte Piave. Nel 1963 cambiò squadra, ed approdò alla Cynar, ritornando con una certa prepotenza al successo. Oltre al Tendicollo, vinse la Coppa Placci, il Giro della Provincia di Reggio Calabria, il Trofeo Cougnet e il Circuito di San Costanzo.<br />
Nel 1964, Ercole Baldini chiuse la carriera in maglia Salvarani, giungendo secondo al Baracchi, in coppia con Vittorio Adorni. <br />
Che dire di questo campione? Non sarà diventato un nuovo Coppi, è stato semplicemente Baldini, uno che ha lasciato nel ciclismo una traccia breve, ma così intensa, che ripercorrerla nelle sue essenze, fa venire i brividi.<br />
Lasciata l'attività agonistica, è passato a quella dirigenziale, divenendo direttore sportivo dell'Ignis, della Bianchi, della Kelvinator, della Scic e poi Presidente dell'Associazione corridori. Successivamente, Presidente della Lega, quindi membro della Commissione Tecnica dell'Uci.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Le sue prestazioni al G.P. Tendicollo Universal.</span><br />
Una gara nata e concepita dalla Forti e Liberi per lui. Quando Ercole disse ai dirigenti biancorossi, che "Monsieur Chrono" Jacques Anquetil, lui poteva batterlo, diceva una verità. Bastava proporre un percorso lineare, ove potesse liberare la sua potenza e la sua incredibile aerodinamicità sulla bicicletta. Già, perché Ercole Baldini, che non è mai stato un magrolino, possedeva una flessibilità della schiena incredibile e tale da formare una posizione ideale per bucare l'aria. E così, quando il Gran Premio Tendicollo Universal dalle intenzioni divenne palcoscenico, al Treno di Forlì spettò il compito di regolarne gli epigoni, destinandovi quelle facoltà che si erano già viste fulgide e che lo avevano eletto fenomeno. Non deluse la sua città e le centinaia di migliaia di sportivi che si assieparono su ogni rivolo del circuito e che vedevano la corsa forlivese come un evento storico, tutt'oggi, mi si permetta, ineguagliato in Romagna, manifestazioni calcistiche comprese. Era lui il ragazzone di Villanova, l'osservato speciale, il vanto, il treno, colui che poteva battere il biondo normanno Jacques Anquetil, tanto anticonvenzionale, quanto grandioso. <br />
<img src="https://citynews-forlitoday.stgy.ovh/~media/horizontal-hi/55429692652696/ercole-baldini-4.jpg" border="0" alt="[Immagine: ercole-baldini-4.jpg]" /><br />
Nel 1958, una foto aerea avrebbe evidenziato una migrazione biblica, ed un entusiasmo che non si viveva da quando, finalmente, la Romagna si era liberata dal fascismo e dalla guerra. A colpi di pedalate, di sofferenza e di cuore, un cast eccellente per titoli e forze reali si sfidò. Ercole fu davvero come l'eroe greco, vinse dominando, lasciando il passo di grandissima qualità dello svizzero Graf e del mitico signore delle cronometro Anquetil, rispettivamente a altre quattro minuti e quasi cinque. Sublime! Nessun debutto di gara poteva essere migliore. L'anno seguente, pur con quella operazione d'appendicite che tanto peserà sulla carriera di Ercole, ancora un successo, stavolta direttamente su Anquetil, quindi il prodigio di giornata Bono, il talentuosissimo Riviere, ed il Campionissimo Coppi. La presenza del mito di tutti gli italiani, riuscì a portare ancor più pubblico sul circuito: una muraglia umana gridò dalle campagne e dalla periferia forlivese, la popolarità primaria del ciclismo nel cuore della gente. Nel 1960, il Treno di Forlì, dopo la caduta al Giro che gli aveva rovinato un polso, s'esibì ugualmente, per la sua terra e per onorare l'ennesima sfida con l'amico-nemico Jacques. Stavolta, fu proprio il francese a vincere, dopo un duello sul filo dei secondi che provocò continui boati del pubblico. Sull'arrivo di San Tomè, dopo quasi novanta chilometri, i due furono divisi da soli 14". Nel 1961, il GP Tendicollo Universal, si svolse prima del Giro d'Italia, ed un Baldini non in forma nulla poté contro Anquetil, apparso quel giorno in perfetta sincronia con la sua fama di "Monsieur Chrono". Ercole faticò non poco per guadagnarsi il secondo posto, ed alla fine, un solo secondo lo separò dall'amico bertinorese Arnaldo "Gabanin" Pambianco, ma costui stava acquisendo la forma che, poche settimane dopo, lo porterà a vincere il Giro d'Italia del Centenario e ad ergersi ad altro vanto ed orgoglio della Romagna del pedale. La quinta edizione della corsa, il 17 giugno 1962, riportò il Treno di Forlì sul piedistallo a lui più congeniale e la solita strabocchevole marea di folla, salutò il suo terzo successo ai danni di Anquetil. Pur in una giornata dalle condizioni ambientali non proprio ideali, Ercole corse quegli 87 chilometri circa, a più di 46 kmh. Roba da fenomeni! Dopo cinque edizioni, il punteggio fra il Treno di Forlì e Monsieur Chrono, era di 3 a 2, ed il 13 giugno '63, per la sesta sinfonia di grande ciclismo che poteva riportare in parità i due, Baldini, con la fiammante maglia Cynar, fu autore di una performance incredibile. Già, perché con l'asfalto caldissimo e sciolto in più punti, col brecciolino che si appiccicava ai tubolari, fu capace di correre ugualmente a 45 chilometri e mezzo di media, lasciando il grande Anquetil, a 2'27". Risultato: 4 a 2 per il forlivese. <br />
Il romanzo del Tendicollo, per il ritiro del forlivese, terminò lì, lasciando in tutti una profonda ed insanabile nostalgia. In sei edizioni, quella corsa, aveva raccolto oltre ottocentomila spettatori paganti. Qualcosa di ineguagliato, in Romagna e non solo.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<img src="https://pedaletricolore.it/wp-content/uploads/2018/11/29.10.1BALDINI-CON-DONNA.jpg" border="0" alt="[Immagine: 29.10.1BALDINI-CON-DONNA.jpg]" /><br />
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<span style="font-weight: bold;">                                                               Ercole Baldini, il Treno di Forlì</span><br />
Nato a Villanova di Forlì il 26 gennaio 1933. Passista. Professionista dal 1957 al 1964, con 40 vittorie. <br />
Uno dei più grandi corridori che l'Italia abbia mai avuto, e su taluni aspetti del ciclismo, uno dei primissimi dell'intera storia mondiale di questo sport. A dirlo non è l'amicizia che intercorre fra di noi e nemmeno il feeling che può nascere fra due persone della medesima terra, ma l'obiettività, la conoscenza delle realtà di una disciplina come il ciclismo, così particolare, tanto nella durezza, quanto nell'esaltazione antropologica. <br />
Baldini, questo grande ed eccelso del segmento storico di Forlì, nacque da una famiglia contadina che ha fatto del pragmatismo e della devozione ai valori di una cultura, i propri penati e lui nacque davvero come un predestinato sincronico al nome del mitico eroe greco, fino a divenire, veramente... un Ercole. Un atleta cui ogni divulgatore e narratore di questo sport, dovrà necessariamente dedicare un capitolo, perennemente. Nella carriera di Baldini, infatti, ci sono delle perle e dei record difficilmente ripetibili, anche per supercampioni. Un suo primato risulta tuttora ineguagliato: il formidabile passista forlivese è l'unico nella storia del ciclismo ad aver vinto un titolo mondiale su pista, il titolo olimpico su strada, un titolo mondiale su strada, nonché la conquista del Primato Mondiale sull’Ora. Nessuno ha saputo eguagliarlo, nemmeno …… l'immenso Eddy Merckx, che pure ha vinto l'iride fra i dilettanti e fra i professionisti nonché undici GT. Ercole possiede poi un altro traguardo d’unicità: è stato l’unico a stabilire il Primato Mondiale sull’Ora Assoluto, pur essendo ancora dilettante. Bastano queste note, per capire la grandezza di questo personaggio, ben presto chiamato "Il Treno di Forlì" e mi pare alquanto restrittivo, ridurre in pochi spazi la sua fulgida carriera. <br />
Debuttò nel ciclismo nel 1951 con la maglia gialloblu dell'Unione Ciclistica Scat e, dopo tre anni, nel 1954, stabilì il record dell'ora fra i dilettanti, compiendo 44,870 km. Ma fu il 1956 l'anno in cui l'Ercole di Romagna, mise tutto il mondo del pedale ai suoi piedi e fece pensare ai più, che l'Italia aveva trovato un nuovo Coppi.<br />
Tanto per cambiare, ritentò il record dell'ora al Vigorelli e stabilì, con 46,393 km, il nuovo limite dei dilettanti e pure quello dei professionisti, togliendolo a Jacques Anquetil che l'aveva tolto a Coppi. Vinse il tricolore dell'inseguimento, superando un certo....Leandro Faggin e, tre settimane dopo, conquistò a Copenaghen l'iride nella stessa specialità, superando ancora una volta il nobile avversario. Ma il Treno di Forlì aveva ancora in serbo le energie migliori, ed in autunno si spostò agli antipodi, per vincere con una superiorità disarmante, la prova su strada alle Olimpiadi di Melbourne. Baldini non vinse, ma dominò, come sapeva fare solo Coppi ed in seguito Merckx. <br />
Il 1957, segnò il suo passaggio al professionismo in maglia Legnano. Il debutto di Ercole fu subito di gran pregio. Al Giro d'Italia vinse la cronometro di Forte dei Marmi e finì al terzo posto nella classifica finale. Vinse poi il Giro di Romagna, il Giro del Lazio, il Gran Premio Campari a Lugano, il Trofeo Baracchi con Fausto Coppi e, soprattutto, il Campionato Italiano. Ma fu il 1958 la sua stagione d'oro. Tante vittorie (15), oltre alla prima edizione del Trofeo Tendicollo Universal di cui parlerò, ovviamente, a parte. Cominciò la sua serie con le frazioni di Lecce e Castellamare del Gran Premio Ciclomotoristico. Quindi il Giro d'Italia, vinto da autentico dominatore, arricchito da quattro vittorie di tappa, fra le quali l'arrivo solitario sull'erta di Boscochiesanuova, davanti al fior fiore degli scalatori e, soprattutto, la tappa a cronometro di Viareggio, dove recitò un’altra pagina unica nel grande romanzo ciclistico. Sui 59,1 di quella gara contro il tempo viareggina, la sua media, costantemente su velocità da record, spinse 69 corridori (il 62% dei rimasti in gara), fuori da quel tempo massimo che solo un cavillo, voluto, ricercato e costruito con condivisione da giuria ed organizzatori, evitò che la conseguente squalifica, portasse sul traguardo finale di Milano, solo una quarantina di atleti. Altri sigilli di nota dell’incredibile ’58 di Ercole, il Trofeo Matteotti, indi il Gran Premio Industria e Commercio, il Campionato Italiano, il Circuito di Collecchio. Arrivò ai Mondiali di Reims col ruolo di possibile vincente e non tardò a dimostrarsi il più forte raccogliendo un suggerimento di Coppi, che gli disse di inserirsi in una fuga che, ai più, appariva ardita e senza sbocchi. Di qui, invece, Baldini, seppe poi scaricare i compagni d'avventura, fra i quali Luison Bobet che correva in casa, e giunse sul traguardo iridato per cogliere una delle più belle, convincenti e leggendarie vittorie della storia dei Mondiali. In maglia iridata, assieme ad Aldo Moser, colse poi, a fine stagione, il successo nel Trofeo Baracchi, ancora in coppia con Aldo Moser.<br />
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<img src="https://i.pinimg.com/736x/b7/cf/64/b7cf64989621da5914a34d34346df689.jpg" border="0" alt="[Immagine: b7cf64989621da5914a34d34346df689.jpg]" /><br />
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La sua fama di "Treno" si rinvigorì nel 1960 col successo nel Gran Premio delle Nazioni, per tanti anni una specie di campionato mondiale a cronometro, ma nel resto di stagione confermò un certo declino, aggravato da una rovinosa caduta al Giro, dove si fratturò un polso. Nel 1961 si impose nella Milano Mantova, nel circuito di Ravenna e per la quarta volta nel Trofeo Baracchi stavolta in coppia col francese Velly. Nel 1962 ebbe giornate di buona regolarità nei grandi Giri, perlomeno tali da riportarlo fra i primi, in particolare pagò la sospensione per neve della tappa sul Rolle al Giro, quando era in forte rimonta. Nel resto di stagione, a parte il suo ritorno al successo nella "gara di questo libro" (il Trofeo Tendicollo Universal n.d.m), colse la vittoria nel circuito di Ponte Piave. Nel 1963 cambiò squadra, ed approdò alla Cynar, ritornando con una certa prepotenza al successo. Oltre al Tendicollo, vinse la Coppa Placci, il Giro della Provincia di Reggio Calabria, il Trofeo Cougnet e il Circuito di San Costanzo.<br />
Nel 1964, Ercole Baldini chiuse la carriera in maglia Salvarani, giungendo secondo al Baracchi, in coppia con Vittorio Adorni. <br />
Che dire di questo campione? Non sarà diventato un nuovo Coppi, è stato semplicemente Baldini, uno che ha lasciato nel ciclismo una traccia breve, ma così intensa, che ripercorrerla nelle sue essenze, fa venire i brividi.<br />
Lasciata l'attività agonistica, è passato a quella dirigenziale, divenendo direttore sportivo dell'Ignis, della Bianchi, della Kelvinator, della Scic e poi Presidente dell'Associazione corridori. Successivamente, Presidente della Lega, quindi membro della Commissione Tecnica dell'Uci.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Le sue prestazioni al G.P. Tendicollo Universal.</span><br />
Una gara nata e concepita dalla Forti e Liberi per lui. Quando Ercole disse ai dirigenti biancorossi, che "Monsieur Chrono" Jacques Anquetil, lui poteva batterlo, diceva una verità. Bastava proporre un percorso lineare, ove potesse liberare la sua potenza e la sua incredibile aerodinamicità sulla bicicletta. Già, perché Ercole Baldini, che non è mai stato un magrolino, possedeva una flessibilità della schiena incredibile e tale da formare una posizione ideale per bucare l'aria. E così, quando il Gran Premio Tendicollo Universal dalle intenzioni divenne palcoscenico, al Treno di Forlì spettò il compito di regolarne gli epigoni, destinandovi quelle facoltà che si erano già viste fulgide e che lo avevano eletto fenomeno. Non deluse la sua città e le centinaia di migliaia di sportivi che si assieparono su ogni rivolo del circuito e che vedevano la corsa forlivese come un evento storico, tutt'oggi, mi si permetta, ineguagliato in Romagna, manifestazioni calcistiche comprese. Era lui il ragazzone di Villanova, l'osservato speciale, il vanto, il treno, colui che poteva battere il biondo normanno Jacques Anquetil, tanto anticonvenzionale, quanto grandioso. <br />
<img src="https://citynews-forlitoday.stgy.ovh/~media/horizontal-hi/55429692652696/ercole-baldini-4.jpg" border="0" alt="[Immagine: ercole-baldini-4.jpg]" /><br />
Nel 1958, una foto aerea avrebbe evidenziato una migrazione biblica, ed un entusiasmo che non si viveva da quando, finalmente, la Romagna si era liberata dal fascismo e dalla guerra. A colpi di pedalate, di sofferenza e di cuore, un cast eccellente per titoli e forze reali si sfidò. Ercole fu davvero come l'eroe greco, vinse dominando, lasciando il passo di grandissima qualità dello svizzero Graf e del mitico signore delle cronometro Anquetil, rispettivamente a altre quattro minuti e quasi cinque. Sublime! Nessun debutto di gara poteva essere migliore. L'anno seguente, pur con quella operazione d'appendicite che tanto peserà sulla carriera di Ercole, ancora un successo, stavolta direttamente su Anquetil, quindi il prodigio di giornata Bono, il talentuosissimo Riviere, ed il Campionissimo Coppi. La presenza del mito di tutti gli italiani, riuscì a portare ancor più pubblico sul circuito: una muraglia umana gridò dalle campagne e dalla periferia forlivese, la popolarità primaria del ciclismo nel cuore della gente. Nel 1960, il Treno di Forlì, dopo la caduta al Giro che gli aveva rovinato un polso, s'esibì ugualmente, per la sua terra e per onorare l'ennesima sfida con l'amico-nemico Jacques. Stavolta, fu proprio il francese a vincere, dopo un duello sul filo dei secondi che provocò continui boati del pubblico. Sull'arrivo di San Tomè, dopo quasi novanta chilometri, i due furono divisi da soli 14". Nel 1961, il GP Tendicollo Universal, si svolse prima del Giro d'Italia, ed un Baldini non in forma nulla poté contro Anquetil, apparso quel giorno in perfetta sincronia con la sua fama di "Monsieur Chrono". Ercole faticò non poco per guadagnarsi il secondo posto, ed alla fine, un solo secondo lo separò dall'amico bertinorese Arnaldo "Gabanin" Pambianco, ma costui stava acquisendo la forma che, poche settimane dopo, lo porterà a vincere il Giro d'Italia del Centenario e ad ergersi ad altro vanto ed orgoglio della Romagna del pedale. La quinta edizione della corsa, il 17 giugno 1962, riportò il Treno di Forlì sul piedistallo a lui più congeniale e la solita strabocchevole marea di folla, salutò il suo terzo successo ai danni di Anquetil. Pur in una giornata dalle condizioni ambientali non proprio ideali, Ercole corse quegli 87 chilometri circa, a più di 46 kmh. Roba da fenomeni! Dopo cinque edizioni, il punteggio fra il Treno di Forlì e Monsieur Chrono, era di 3 a 2, ed il 13 giugno '63, per la sesta sinfonia di grande ciclismo che poteva riportare in parità i due, Baldini, con la fiammante maglia Cynar, fu autore di una performance incredibile. Già, perché con l'asfalto caldissimo e sciolto in più punti, col brecciolino che si appiccicava ai tubolari, fu capace di correre ugualmente a 45 chilometri e mezzo di media, lasciando il grande Anquetil, a 2'27". Risultato: 4 a 2 per il forlivese. <br />
Il romanzo del Tendicollo, per il ritiro del forlivese, terminò lì, lasciando in tutti una profonda ed insanabile nostalgia. In sei edizioni, quella corsa, aveva raccolto oltre ottocentomila spettatori paganti. Qualcosa di ineguagliato, in Romagna e non solo.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Michel "Mies" Stolker]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Michel-Mies-Stolker</link>
			<pubDate>Wed, 29 Sep 2021 09:36:21 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Michel-Mies-Stolker</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Michel "Mies" Stolker</span><br />
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<img src="https://images0.persgroep.net/rcs/S9njxQTU8mAEcVx7J8NmYI9_sx0/diocontent/17084192/_fill/596/899/?appId=21791a8992982cd8da851550a453bd7f&amp;quality=0.9" border="0" alt="[Immagine: ?appId=21791a8992982cd8da851550a453bd7f&amp;quality=0.9]" /><br />
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Nato a Zuilen il 29 settembre 1933 e deceduto a Etten-Leur il 28 maggio 2018. Passista scalatore alto 1,85 per 75 kg. Professionista dal 1956 al 1966 con 26 vittorie. <br />
Per taluni aspetti un olandese anomalo, perlomeno se lo rapportiamo ai suoi tempi. Non una ruota veloce, ma un atleta che preferiva i percorsi non semplici, con delle salite possibilmente, anche se non era uno scalatore puro. Un combattente generoso, soprattutto per dare il meglio di sé verso i suoi capitani, uno su tutti: Jacques Anquetil.<br />
Mies, all'anagrafe Michel, nato a Zuilen in Olanda, si segnalò da dilettante e indipendente con vittorie di peso, come il Giro di Overijssel, che vinse nel '53 e '55, e il Giro del Limburgo '55. Professionista nel '56 con la "Locomotief", colse in Italia la sua prima vittoria di prestigio, giungendo solo nella Lucca-Bologna, 14a tappa del Giro. Finì poi la "corsa rosa" al trentaseiesimo posto. Dopo un '57 in cui i piazzamenti raccolti mostrarono la sua inesistenza negli sprint, tornò al successo nel 1958, vincendo il Criterium di Tienen. Nel '59 vinse il Criterium Waasmuster e beffardo fu il suo secondo posto nel Giro di Vallonia.<br />
Nel 1960 diventò un luogotenente di Anquetil, in Belgio colse quattro successi a Boom, Duffel, Lokeren, Lichtervelde, ma nell'anno si segnalò soprattutto per il secondo posto nella Parigi-Tours, dove nello sprint a due col connazionale De Haan, rimediò un paio di secondi, e per il quarto nel Giro di Lombardia. Sia l'Equipe che la Gazzetta dello Sport lo segnalarono come corridore degno e luogotenente di pregio.<br />
Fra i soliti piazzamenti, colse nel '61 due bei successi nel Giro di Piccardia in Francia e nella Wezembeek-Oppem. Nel 1962 il suo successo forse più importante, il Midi Libre, una corsa a tappe francese, fino a pochi anni fa propedeutica al Tour.<br />
Nel 1963, vinse la Polder-Kempen e si distinse sempre come scudiero di Anquetil, ma a fine anno il loro rapporto si chiuse. Mies, infatti, passò ad una formazione spagnola molto giovane, ma con grandi ambizioni e destinata negli anni a segnare una leggenda, la Kas. Nel 1964 vinse una tappa della Vuelta di Spagna e, sempre in terra iberica, una frazione della Ruta del Sol, dove poi finì secondo nella classifica finale dietro Rudy Altig. Furono quelli gli ultimi suoi successi di nota. Chiuse la carriera nel 1966 all'interno della olandese Willem II, un altro sodalizio che fece epoca, perlomeno per il ciclismo del suo paese.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Un ricordo personale</span><br />
Vidi Mies Stolker quando ero un bambino, in occasione della quinta edizione del GP Tendicollo Universal di Forlì (una cronometro di 86 km), la "mia" personale fucina di passione ciclistica. Mi rimase impresso. Pedalava più agile degli altri, ma l'aspetto che non potrò mai dimenticare stava nella sua smorfia, davvero unica. Descriverla non è facile, non già per il tempo passato e per l'osservatorio partito dagli occhi di un bambino (avessi oggi le facoltà di quegli anni!), ma perché usciva da un insieme di particolari. Per aggredire lo sforzo, il corridore olandese teneva il capo inclinato verso sinistra, la bocca, semiaperta, si muoveva come se stesse masticando del chewingum e le guance, ritirate sugli zigomi, davano al suo viso l'espressione di uno che stava ridendo di gusto. Nonostante ciò, la sua pedalata non appariva screziata.<br />
Quel giorno Mies si difese benino giungendo quinto, ad 8'49" dal vincitore Ercole Baldini, il "Treno di Forlì", nell'occasione capace di lasciare il capitano dell'olandese, Jacques Anquetil (secondo), ad oltre tre minuti. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Michel "Mies" Stolker</span><br />
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<img src="https://images0.persgroep.net/rcs/S9njxQTU8mAEcVx7J8NmYI9_sx0/diocontent/17084192/_fill/596/899/?appId=21791a8992982cd8da851550a453bd7f&amp;quality=0.9" border="0" alt="[Immagine: ?appId=21791a8992982cd8da851550a453bd7f&amp;quality=0.9]" /><br />
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Nato a Zuilen il 29 settembre 1933 e deceduto a Etten-Leur il 28 maggio 2018. Passista scalatore alto 1,85 per 75 kg. Professionista dal 1956 al 1966 con 26 vittorie. <br />
Per taluni aspetti un olandese anomalo, perlomeno se lo rapportiamo ai suoi tempi. Non una ruota veloce, ma un atleta che preferiva i percorsi non semplici, con delle salite possibilmente, anche se non era uno scalatore puro. Un combattente generoso, soprattutto per dare il meglio di sé verso i suoi capitani, uno su tutti: Jacques Anquetil.<br />
Mies, all'anagrafe Michel, nato a Zuilen in Olanda, si segnalò da dilettante e indipendente con vittorie di peso, come il Giro di Overijssel, che vinse nel '53 e '55, e il Giro del Limburgo '55. Professionista nel '56 con la "Locomotief", colse in Italia la sua prima vittoria di prestigio, giungendo solo nella Lucca-Bologna, 14a tappa del Giro. Finì poi la "corsa rosa" al trentaseiesimo posto. Dopo un '57 in cui i piazzamenti raccolti mostrarono la sua inesistenza negli sprint, tornò al successo nel 1958, vincendo il Criterium di Tienen. Nel '59 vinse il Criterium Waasmuster e beffardo fu il suo secondo posto nel Giro di Vallonia.<br />
Nel 1960 diventò un luogotenente di Anquetil, in Belgio colse quattro successi a Boom, Duffel, Lokeren, Lichtervelde, ma nell'anno si segnalò soprattutto per il secondo posto nella Parigi-Tours, dove nello sprint a due col connazionale De Haan, rimediò un paio di secondi, e per il quarto nel Giro di Lombardia. Sia l'Equipe che la Gazzetta dello Sport lo segnalarono come corridore degno e luogotenente di pregio.<br />
Fra i soliti piazzamenti, colse nel '61 due bei successi nel Giro di Piccardia in Francia e nella Wezembeek-Oppem. Nel 1962 il suo successo forse più importante, il Midi Libre, una corsa a tappe francese, fino a pochi anni fa propedeutica al Tour.<br />
Nel 1963, vinse la Polder-Kempen e si distinse sempre come scudiero di Anquetil, ma a fine anno il loro rapporto si chiuse. Mies, infatti, passò ad una formazione spagnola molto giovane, ma con grandi ambizioni e destinata negli anni a segnare una leggenda, la Kas. Nel 1964 vinse una tappa della Vuelta di Spagna e, sempre in terra iberica, una frazione della Ruta del Sol, dove poi finì secondo nella classifica finale dietro Rudy Altig. Furono quelli gli ultimi suoi successi di nota. Chiuse la carriera nel 1966 all'interno della olandese Willem II, un altro sodalizio che fece epoca, perlomeno per il ciclismo del suo paese.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Un ricordo personale</span><br />
Vidi Mies Stolker quando ero un bambino, in occasione della quinta edizione del GP Tendicollo Universal di Forlì (una cronometro di 86 km), la "mia" personale fucina di passione ciclistica. Mi rimase impresso. Pedalava più agile degli altri, ma l'aspetto che non potrò mai dimenticare stava nella sua smorfia, davvero unica. Descriverla non è facile, non già per il tempo passato e per l'osservatorio partito dagli occhi di un bambino (avessi oggi le facoltà di quegli anni!), ma perché usciva da un insieme di particolari. Per aggredire lo sforzo, il corridore olandese teneva il capo inclinato verso sinistra, la bocca, semiaperta, si muoveva come se stesse masticando del chewingum e le guance, ritirate sugli zigomi, davano al suo viso l'espressione di uno che stava ridendo di gusto. Nonostante ciò, la sua pedalata non appariva screziata.<br />
Quel giorno Mies si difese benino giungendo quinto, ad 8'49" dal vincitore Ercole Baldini, il "Treno di Forlì", nell'occasione capace di lasciare il capitano dell'olandese, Jacques Anquetil (secondo), ad oltre tre minuti. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Guido De Rosso, gladiatore "Razza Piave"]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Guido-De-Rosso-gladiatore-Razza-Piave</link>
			<pubDate>Tue, 28 Sep 2021 08:14:20 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Guido-De-Rosso-gladiatore-Razza-Piave</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Guido De Rosso, gladiatore "Razza Piave"</span><br />
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<img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a4/Guido_De_Rosso_1965.jpg/421px-Guido_De_Rosso_1965.jpg" border="0" alt="[Immagine: 421px-Guido_De_Rosso_1965.jpg]" /><br />
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Nato il 28 settembre 1940 a Farra di Soligo (TV). Passista scalatore. Professionista dal 1962 al 1969 con 14 vittorie. <br />
Un corridore "razza Piave", solido di struttura e con una grande capacità di soffrire, costretto com'era a tenere alta l'andatura, a causa della sua non eccelsa consistenza nei cambi di ritmo. Un atleta che oggi giudicheremmo come bravissimo nel saper lavorare in lattacido. Si pensò a lui come ad un predestinato, quando, da dilettante, nel 1961, vinse il neonato Tour de l'Avenire. Le sue spiccate attitudini alle gare di durata, vennero immediatamente ribadite al primo anno da professionista, nel 1962, quando con la maglia della Molteni si impose nel Giro della Svizzera Romanda, stupendo gli addetti ai lavori per il suo atteggiamento da corridore navigato. Non vinse tappe, ma fece della regolarità un pegno vincente, superando un qualificato lotto di avversari. Chiuse il Giro d'Italia al 16° posto. <br />
L'anno seguente vinse la tappa di Yverdon al Tour de Suisse, la prova di Trento del Trofeo Cougnet, il Giro del Ticino e finì il Giro d'Italia al quarto posto. Insomma una continua crescita che parve dischiudersi nell'esplosione nel '64, quando fu tra i protagonisti del Giro d'Italia, concluso al terzo posto, alle spalle di Anquetil e Zilioli, staccato di soli 1'31" dal francese. Un piazzamento che maturò negativamente nella tormentata tappa di Caserta, dove accusò una battuta a vuoto che andò a compromettere la speranza di un testa a testa con l'immenso Anquetil. Nel 1964, l'ormai sempre più in palla De Rosso si laureò campione italiano al termine delle tre prove previste, trionfò nel Trofeo Matteotti, nella Milano Vignola e vinse alla grande la Coppa Placci. Quando sembrava arrivato ai vertici e pronto per vincere il Giro d'Italia, subì nel '65 quella flessione che non ebbe più nessuna inversione. Nell'anno, vinse solamente il Trofeo INA. Al Tour però, si comportò bene, chiudendo al settimo posto, ma quella fu la Grande Boucle di Gimondi, che la vinse, e di Motta, che finì terzo. Anche il 1966, pur registrando i successi nel Giro di Campania, nel Circuito di Col San Martino e nel Giro d'Abruzzo, confermò la tendenza di un progressivo allontanamento del trevigiano dai vertici. L'ultima affermazione, De Rosso la colse nel '67, sul traguardo del Giro del Piemonte. Nel '69 a vent'otto anni e mezzo, dopo due stagioni incolori nella Faema di Merckx, abbandonò l'attività agonistica.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Guido De Rosso, gladiatore "Razza Piave"</span><br />
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<img src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/a/a4/Guido_De_Rosso_1965.jpg/421px-Guido_De_Rosso_1965.jpg" border="0" alt="[Immagine: 421px-Guido_De_Rosso_1965.jpg]" /><br />
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Nato il 28 settembre 1940 a Farra di Soligo (TV). Passista scalatore. Professionista dal 1962 al 1969 con 14 vittorie. <br />
Un corridore "razza Piave", solido di struttura e con una grande capacità di soffrire, costretto com'era a tenere alta l'andatura, a causa della sua non eccelsa consistenza nei cambi di ritmo. Un atleta che oggi giudicheremmo come bravissimo nel saper lavorare in lattacido. Si pensò a lui come ad un predestinato, quando, da dilettante, nel 1961, vinse il neonato Tour de l'Avenire. Le sue spiccate attitudini alle gare di durata, vennero immediatamente ribadite al primo anno da professionista, nel 1962, quando con la maglia della Molteni si impose nel Giro della Svizzera Romanda, stupendo gli addetti ai lavori per il suo atteggiamento da corridore navigato. Non vinse tappe, ma fece della regolarità un pegno vincente, superando un qualificato lotto di avversari. Chiuse il Giro d'Italia al 16° posto. <br />
L'anno seguente vinse la tappa di Yverdon al Tour de Suisse, la prova di Trento del Trofeo Cougnet, il Giro del Ticino e finì il Giro d'Italia al quarto posto. Insomma una continua crescita che parve dischiudersi nell'esplosione nel '64, quando fu tra i protagonisti del Giro d'Italia, concluso al terzo posto, alle spalle di Anquetil e Zilioli, staccato di soli 1'31" dal francese. Un piazzamento che maturò negativamente nella tormentata tappa di Caserta, dove accusò una battuta a vuoto che andò a compromettere la speranza di un testa a testa con l'immenso Anquetil. Nel 1964, l'ormai sempre più in palla De Rosso si laureò campione italiano al termine delle tre prove previste, trionfò nel Trofeo Matteotti, nella Milano Vignola e vinse alla grande la Coppa Placci. Quando sembrava arrivato ai vertici e pronto per vincere il Giro d'Italia, subì nel '65 quella flessione che non ebbe più nessuna inversione. Nell'anno, vinse solamente il Trofeo INA. Al Tour però, si comportò bene, chiudendo al settimo posto, ma quella fu la Grande Boucle di Gimondi, che la vinse, e di Motta, che finì terzo. Anche il 1966, pur registrando i successi nel Giro di Campania, nel Circuito di Col San Martino e nel Giro d'Abruzzo, confermò la tendenza di un progressivo allontanamento del trevigiano dai vertici. L'ultima affermazione, De Rosso la colse nel '67, sul traguardo del Giro del Piemonte. Nel '69 a vent'otto anni e mezzo, dopo due stagioni incolori nella Faema di Merckx, abbandonò l'attività agonistica.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Benoni Beheyt]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Benoni-Beheyt</link>
			<pubDate>Mon, 27 Sep 2021 01:04:06 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Benoni-Beheyt</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Benoni Beheyt</span><br />
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<img src="https://ronnydeschepper.files.wordpress.com/2015/09/87-benoni-beheyt.jpg" border="0" alt="[Immagine: 87-benoni-beheyt.jpg]" /><br />
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Nato a Zwijnaerde il 27 settembre 1940. Passista veloce. Professionista dal 1962 al 1968 con 41 vittorie. È passato per un traditore, per uno dei tanti fatti che costellano la storia dello sport. Tutto nacque per il comportamento di Benoni durante il Campionato Mondiale del '63, a Renaix. Beheyt, proveniente da una stagione di gran lusso, fu accettato nella squadra nazionale belga, solo a patto che si rendesse completamente disponibile alla causa del capitano designato: Rik Van Looy. Costui infatti, nutriva dubbi verso quel ragazzo, ma alla fine si convinse. In gara però, Benoni, non lavorò per tenere cucita la corsa e non tirò la volata a Van Looy, asserendo di essere cotto. Poi, quando lo sprint decisivo fu lanciato, sicuramente un po' presto dal leader, il Beheyt, ebbe un guizzo irresistibile e bruciò il capitano, lasciando negli ultimi metri la mano destra sul sellino di Van Looy, quasi a voler dimostrare che lo voleva spingere a vincere. Il gesto fu interpretato così dai più; altri, invece, si lasciarono convincere dal giovane, sostenendo che la mano protesa, fosse solo un istintivo gesto nato dalla paura di cadere. Resta il fatto che, dopo il traguardo, la leggenda di quella giornata aggiunse alle sicure urla di Rik verso il "traditore", anche un suo diretto destro sulla mascella del neo iridato. Il ragazzo di Zwijnaerde, prese comunque il tutto con irridente filosofia e, sul podio, si mostrò simpatico e sorridente, come del resto lo era sempre. Quel fatto però, segnò probabilmente l'anticipatissimo tramonto della sua carriera, perché Van Looy e l'ambiente, gli fecero pagare a caro prezzo lo sgarro arcobaleno. Ed il ciclismo, quando un atleta ha contro l'intorno, sa divenire atroce come nessuno. Benoni Beheyt era però un gran bel corridore: uno che teneva su salite superiori a quelle delle classiche del tempo, anche se non era certamente uno scalatore da grandi giri a tappe; era veloce quanto i velocisti di punta, ed aveva doti sul passo altrettanto evidenti. Basti citare che prima di passare prof aveva ottenuto 190 vittorie nelle categorie minori e, nell'elite, fu subito un vincente. Anche dopo il fattaccio, pur correndo contro tutti, seppe onorare la maglia iridata, vincendo il Giro del Belgio, fu 2° nel Giro delle Fiandre, nella Parigi-Roubaix e 3° nella Parigi-Bruxelles e vinse, da gran finisseur, l'ultima tappa in linea del Tour de France. Successivamente, dal '65 per intenderci, iniziò il suo rapidissimo declino che lo portò, di fatto, a chiudere la carriera assai giovane. Nel dopo aprì un negozio di biciclette che condusse per circa trent'anni. Contemporaneamente fece pure il poliziotto, ma finì per incontrare la tragedia: mentre si esercitava con la pistola uccise il suo figlio più piccolo. <br />
Successivamente ritornò nell'ambiente ciclistico come giudice di gara, indi come commentatore televisivo in moto, mansione che ha lasciato per pensionamento, non molto tempo fa.<br />
Guillaume Van Keirsbulck, che oggi corre per l'Alpecin Fenix è suo nipote.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Benoni Beheyt</span><br />
<br />
<img src="https://ronnydeschepper.files.wordpress.com/2015/09/87-benoni-beheyt.jpg" border="0" alt="[Immagine: 87-benoni-beheyt.jpg]" /><br />
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Nato a Zwijnaerde il 27 settembre 1940. Passista veloce. Professionista dal 1962 al 1968 con 41 vittorie. È passato per un traditore, per uno dei tanti fatti che costellano la storia dello sport. Tutto nacque per il comportamento di Benoni durante il Campionato Mondiale del '63, a Renaix. Beheyt, proveniente da una stagione di gran lusso, fu accettato nella squadra nazionale belga, solo a patto che si rendesse completamente disponibile alla causa del capitano designato: Rik Van Looy. Costui infatti, nutriva dubbi verso quel ragazzo, ma alla fine si convinse. In gara però, Benoni, non lavorò per tenere cucita la corsa e non tirò la volata a Van Looy, asserendo di essere cotto. Poi, quando lo sprint decisivo fu lanciato, sicuramente un po' presto dal leader, il Beheyt, ebbe un guizzo irresistibile e bruciò il capitano, lasciando negli ultimi metri la mano destra sul sellino di Van Looy, quasi a voler dimostrare che lo voleva spingere a vincere. Il gesto fu interpretato così dai più; altri, invece, si lasciarono convincere dal giovane, sostenendo che la mano protesa, fosse solo un istintivo gesto nato dalla paura di cadere. Resta il fatto che, dopo il traguardo, la leggenda di quella giornata aggiunse alle sicure urla di Rik verso il "traditore", anche un suo diretto destro sulla mascella del neo iridato. Il ragazzo di Zwijnaerde, prese comunque il tutto con irridente filosofia e, sul podio, si mostrò simpatico e sorridente, come del resto lo era sempre. Quel fatto però, segnò probabilmente l'anticipatissimo tramonto della sua carriera, perché Van Looy e l'ambiente, gli fecero pagare a caro prezzo lo sgarro arcobaleno. Ed il ciclismo, quando un atleta ha contro l'intorno, sa divenire atroce come nessuno. Benoni Beheyt era però un gran bel corridore: uno che teneva su salite superiori a quelle delle classiche del tempo, anche se non era certamente uno scalatore da grandi giri a tappe; era veloce quanto i velocisti di punta, ed aveva doti sul passo altrettanto evidenti. Basti citare che prima di passare prof aveva ottenuto 190 vittorie nelle categorie minori e, nell'elite, fu subito un vincente. Anche dopo il fattaccio, pur correndo contro tutti, seppe onorare la maglia iridata, vincendo il Giro del Belgio, fu 2° nel Giro delle Fiandre, nella Parigi-Roubaix e 3° nella Parigi-Bruxelles e vinse, da gran finisseur, l'ultima tappa in linea del Tour de France. Successivamente, dal '65 per intenderci, iniziò il suo rapidissimo declino che lo portò, di fatto, a chiudere la carriera assai giovane. Nel dopo aprì un negozio di biciclette che condusse per circa trent'anni. Contemporaneamente fece pure il poliziotto, ma finì per incontrare la tragedia: mentre si esercitava con la pistola uccise il suo figlio più piccolo. <br />
Successivamente ritornò nell'ambiente ciclistico come giudice di gara, indi come commentatore televisivo in moto, mansione che ha lasciato per pensionamento, non molto tempo fa.<br />
Guillaume Van Keirsbulck, che oggi corre per l'Alpecin Fenix è suo nipote.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Rik Van Steenbergen]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Rik-Van-Steenbergen</link>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 21:28:37 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Rik-Van-Steenbergen</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Rik Van Steenbergen (Bel)</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://www.rtv.be/sites/default/files/styles/landscape_2_3/public/memorial_rik_van_steenbergen.jpg?itok=tzIoostw" border="0" alt="[Immagine: memorial_rik_van_steenbergen.jpg?itok=tzIoostw]" /><br />
</span><br />
Nato ad Arendonk il 9 settembre 1924, deceduto ad Anversa il 15 maggio 2003. Alto 1.86, peso forma kg. 83. Professionista dal 1943 al ‘66 con 303 vittorie su strada e 664 su pista. Un gigante dal sorriso perenne, un uomo semplice che ha sempre amato la vita nelle sue componenti più elementari: la famiglia ed i bambini ( di figli ne ha avuti cinque), il divertimento e la tavola. È divenuto campione straordinario, ma sarebbe stato ancora più grande, se ne avesse avuto bisogno. È pazzesco dirlo, ma s’è probabilmente accontentato. Un Monumento del ciclismo belga, il suo nome significa: montagna di pietra. Un incredibile albo d'oro, con le principali classiche; unica lacuna la mancanza di una grande corsa a tappe. Avrebbe potuto vincere il Giro d'Italia se non fosse stato eccessivamente prudente nelle discese, di quella edizione del 1951, quando si piazzò secondo alle spalle di Fiorenzo Magni. Riuscì a conquistare il suo terzo Campionato del Mondo (primato eguagliato da Binda, Merckx e Freire) a distanza di otto anni dal primo, ottenuto<br />
nel 1949. Ben undici partecipazioni al "Mondiale" in quindici anni. Le sue 303 affermazioni su strada lo pongono al terzo  posto, dietro Merckx e Van Looy nella classifica dei plurivittoriosi di tutti i tempi. Tre delle sue massime affermazioni, le ha ottenute battendo un Coppi formidabile: nella Freccia Vallone '49, nella Parigi-Roubaix '52 e, soprattutto, nel Campionato del Mondo '49 a Copenaghen. In sintesi il suo ruolino su strada: 3 campionati del mondo (1949-1956-1957); 3 campionati nazionali  (1943-1945-1954); 2 Giri delle Fiandre (1944-1946); 2 Parigi-Roubaix (1948-1952); 2 Freccia Vallone (1949-1958); Parigi-Bruxelles (1950); Milano-Sanremo (1954); Giro di Argentina (1952); Giro dell'Ovest (1951); 40 tappe di Giri (15 al Giro d'Italia) 6 Vuelta di Spagna; 4 al Tour de France); 201 Criterium. Intensa l'attività su pista, che gli ha dato denaro, popolarità e vittorie: Campione del Belgio dell'Inseguimento nel '44, dell'americana '55, '61, '62, dell'Omnium '44, '55, '61, '63, dietro derny '61, '62, '63, '64, si è aggiudicato il Criterium d'Europa dell'Omnium nel '60 e dell’Americana '58, '59, '60, '61, '63. Si è imposto in 40 delle 134 Sei Giorni disputate, in particolare con Severeyns e Palle Lykke (marito di sua figlia). In Italia; a Milano, vinse nel '64 con Faggin e nel '65 con Motta.<br />
<br />
<img src="https://www.sport.be/media/photos/2019/januari/mrvs2901.jpg" border="0" alt="[Immagine: mrvs2901.jpg]" /><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Rik Van Steenbergen in cifre .....................</span><br />
Nato ad Arendonk il 9 settembre 1924, deceduto ad Anversa il 15 maggio 2003. Professionista dal 1943 al 1966 con 303 vittorie su strada e 664 su pista. Complessivamente in carriera ha vinto 355 corse su strada e 715 su pista.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie su strada.</span><br />
1939 - Debuttante senza licenza: 1 vittoria a Morkhoven<br />
1940 - Debuttante senza licenza: 10 vittorie<br />
1941 - Debuttante senza licenza:10 vittorie <br />
1942 - Debuttante con licenza e Dilettante: 31 vittorie (Campione Belga Interclubs).<br />
1943 - Professionista Individuale: 17 vittorie (Campionato del Belgio, Campionato Belga Interclubs, Campionato delle Fiandre, Bruxelles (2 criterium diversi), Charleroi, Eke, Erpe-Mere, Herk-de-Stad, Herstal, La Louvière, Lebbeke, Liège-Coronmeuse, Mol, Niel, Oedelem, Waregem). <br />
1944 - Trialoux-Wolber: 5 vittorie (Giro delle Fiandre, Circuit des Regions Flamandes, Charleroi, Liège, Verviers).<br />
1945 - Mercier-Hutchin-son: 11 vittorie (Campionato del Belgio, Charleroi, Heusden, La Louvière, Mol (2 crit. diversi), Neerpelt, Nieuwerkerken, Retie, Bruxelles-Ingooi-gem, St.Trond-Waregem).<br />
1946 - Mercier-Hutchinson: 16 vittorie (Giro delle Fiandre, Circuit des 4 Cantons, Bruxelles, Genève, Chaux-de-Fonds, Losanne, Marchienne-au-Pont, Neuchatel, Retie, St Gall, Schoenerwerd, Terkmerenbos, Turnhout, Waregem, Westerlo, Zurigo).<br />
1947 - Mercier-Hutchinson: 11 vittorie (Anvers, Bruxelles (3 crit. diversi), Grobbendonk, Rocourt, Tessenderlo, Turnhout, Zwijndrecht, G.P de Soignies, 4a tappa del Giro di Lussemburgo). <br />
1948 - Metropole-Dunlop/Mercier-Hutchinson: 13 vittorie (Parigi-Roubaix, Circuit des 3 Provinces, Criterium des As, Charleroi, Jumet, Kesselo, Over-pelt, St Niklaas, Stabroek, Tournai, Turnhout (2 crit. distinti), Criterium d'Assenede).<br />
1949 - Mercier-Hutchinson: 14 vittorie (Campionato del Mondo, Freccia Vallone, Barvaux, Berlaar, Bruxelles, Charleroi, Croise-Laroche, Halluin, Houthalen, Malines, Paturages, Giro del Limburgo, 12a e 21a Tappa del Tour de France).<br />
1950 - Mercier-Hutchinson/Girardengo: 11 vittorie (Parigi-Bruxelles, Bordighera, Kortrijk, Mortsel, Oud God, Renaix, Saint-Amand les Eaux, Hertogenbosch, Criterium de Brasschaat, G.P de l'Echo d'Oran, G.P d'Europe Lyon).<br />
1951 - Mercier-Hutchinson/Girardengo/Condor: 14 vittorie (2a, 4a, 7a tappa del Tour dell'Ovest, Tour dell'Ovest, Bale, Maubeuge, Recanati, Redon, Saint-Méen le Grand, Zonhoven, Freccia Hesbignonne, G.P d'Europe Lyon, 1a e 15a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1952 - Mercier-Hutchinson/Girardengo-Clement: 19 vittorie (Parigi Roubaix, 1a, 8a, 12a, 13a tappa del Giro d'Argentina, Giro d'Argentina, Criterium des As, Circuit de l'Aulne, Amiens, Charlieu, Jambes, Jemeppe, Recanati, Roue d'Or, 4a tappa della Roma-Napoli-Roma, 6a, 9a, 10a Tappa del Giro d'Italia, 1a Tappa del Tour de France). <br />
1953 - Mercier-Hutchinson/Girardengo: 8 vittorie (Haumont, Lille, Pleurtuit, Troyes, Roue d'Or Daumesnil, Circuit du Tregor, Criterium di Lokeren, 9a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1954 - Mercier-Hutchinson/Girardengo-Eldora-do: 14 vittorie (Campionato del Belgio, Milano Sanremo, Alessandria, Arendonk, Bale, Roue d'Or Daumesnil, Turnhout (2 criterium diversi), Criterium di Bruxelles, Criterium de Virton, 5a, 16a, 17a, 22a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1955 - Girardengo-Eldorado/Elve: 14 vittorie (Campione Provinciale Interclubs, Circuit Limbourg, Anvers, Auch, Bale, Bruxelles, Ede, Peer, St Michiels, Barvaux, Turnhout, Woluwé, Criterium des As, G.P de Vayrac, 16a Tappa del Tour de France).<br />
1956 - Elve-Peugeot/Girardengo-Icep: 19 vittorie (Campionato del Mondo, Circuit du Limbourg, Berlare, Hanret, Lokeren, Turnhout, Virton, Zingem, Roue d'Or (con Constant "Stan" Ockers), Aacht van Chaam, Criterium de Woluwé, Classifica a Punti, 1a, 7a, 8a, 11a, 14°, 17a Tappa della Vuelta di Spagna, 8° tappa del Tour dell'Ovest). <br />
1957 - Peugeot-BP/Elve - Peugeot-Marvan/Cora: 26 vittorie (Campionato del Mondo, Criterium des As, Anvers, Chambery, Dendermonde, Elisabethville, Hanret, Herentals, Leopoldville, Londerzeel, Mellebeke, Namur, Ruisbroek, Turnhout, Wavre, Willebroek, 3a tappa della Tre Giorni di Anversa, Bertrix, G.P de Vayrac, 1a e 5a tappa della Roma-Napoli-Roma, 1a, 11a, 17a, 20a, 21a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1958 - Elve-Peugeot-Marvan: 19 vittorie (Freccia Vallone, 1° tappa del GP Bali, GP Bali, Aalst, Aarschot, Arlon, Brest, Chambery, Charleroi, Chateauneuf, Hanret, 2° prova della Montignies-en-Goelle, Montignies-en-Goelle, Saint-Pierre le Moutier, Sallanches, Woluwé, Aacht van Chaam, Critérium des As, 4a tappa del Giro d'Olanda).<br />
1959 - Elve-Peugeot/Peugeot-BP-Dunlop: 18 vittorie (Campionato del Belgio Interclubs, Campionato provinciale interclubs, Aalst, Amiens, Bersele, Brasschaat, Charleroi, Cremona, De Panne, Genere, Halle, Hanret, Heldesheim, Leuze, Locarno, Louvain, Zandhoven, 3a tappa del Tour dell'Ovest). <br />
1960 - Peugeot-BP-Dunlop: 12 vittorie (Campionato provinciale Interclubs, Aalst, Dendermonde, Deurne, Eizer, Hanret, Londerzeel, Mol, Neuvic, Overijse, Vergt, Aacht van Chaam).<br />
1961 - Solo-Van Steenbergen: 17 vittorie (Campionato del Belgio Interclubs a cronometro, Campionato provinciale Interclubs, Circuit des 11 villes, Bourcefranc, Bree, Daumesnil, De Panne, Dendermonde, Houthalen, Knokke, Riom, Rodez, Saint-Macaire, St Niklaas, Tongres, Turnhout, Woluwé).<br />
1962 - Solo Van Steenbergen: 10 vittorie (Campionato del Belgio Interclubs a cronometro, Bourcefranc, De Panne, Dendermonde, Deurne, Lokeren, Made, Pleslin, Riom, Zwijndrecht).<br />
1963 - Solo Terrot: 3 vittorie (Arendonk, Herentals, Lokeren).<br />
1964 - Solo Superia: 1 vittoria (Baracaldo).<br />
<img src="https://www.agoravox.it/local/cache-vignettes/L620xH497/Rik_van_Steenbergen_wordt_gefeliciteerd_door_Miss_Remington__Bestanddeelnr_909-6520-f49d5.jpg" border="0" alt="[Immagine: Rik_van_Steenbergen_wordt_gefeliciteerd_...-f49d5.jpg]" /><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">La vittoria di Rik Van Steenbergen nella Freccia Vallone 1949<br />
</span><br />
<span style="font-weight: bold;">13a Edizione: 13 aprile 1949 (Charleroi - Liegi)</span><br />
<br />
La svolta sulla internazionalizzazione della Freccia Vallone avvenuta l'anno prima, trovò in questa edizione la conferma storica: ben 196 partenti e, soprattutto, davvero la massa dei migliori ciclisti mondiali. A sancire il nuovo vento sulla classica delle Ardenne, un nome su tutti: Fausto Coppi, proprio nell'anno che lo consacrerà alla storia di questo sport. E proprio colui che si apprestava a diventare il "Campionissimo" fu il filo conduttore della corsa. I ripetuti allunghi di Fausto, alzarono il ritmo della gara, provocarono una selezione senza precedenti che spinse al ritiro i tre quarti dei partenti (sul traguardo di Liegi, giunsero solo in 47!), ed assottigliò vistosamente il gruppo di testa, fin dai primi cento chilometri. L'intento dell'alfiere della Bianchi, era quello di sfiancare sulle cote il temuto Rik Van Steenbergen, un ventiquattrenne belga già considerato, ben aldilà delle copiose ed importanti vittorie, come imbattibile allo sprint, nonché fortissimo sul passo. A sessanta chilometri dall'arrivo, su uno dei ripetuti attacchi di Coppi, rimasero con lui proprio Van Steenbegen (che fu il primo, come in precedenza, a rispondergli), ed un mazzetto di altri forti belgi: Ward Peeters, Marcel De Mulder, Roger Gyselinck e Pino Cerami, gran corridore potenziale, italiano di sangue e di nascita, ma ormai belga per residenza, lavoro e vita. Anche i fortissimi francesi Louis Bobet, non ancora "Louison" e Louis Caput, furono costretti a cedere. Coppi non si fermò, ed attaccò ancora, ma aldilà del cedimento di Gyselinck proprio sull'ultima cote, non poté evitare l'epilogo in volata. Qui, Van Steenbergen, che pure aveva speso più degli altri per resistere all'italiano, vinse agevolmente. Ed il suo successo, dopo la vittoria colta l'anno prima nella Parigi Roubaix, confermava che il ciclismo mondiale aveva trovato un altro fuoriclasse.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Rik Van Steenbergen (Bel)</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://www.rtv.be/sites/default/files/styles/landscape_2_3/public/memorial_rik_van_steenbergen.jpg?itok=tzIoostw" border="0" alt="[Immagine: memorial_rik_van_steenbergen.jpg?itok=tzIoostw]" /><br />
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Nato ad Arendonk il 9 settembre 1924, deceduto ad Anversa il 15 maggio 2003. Alto 1.86, peso forma kg. 83. Professionista dal 1943 al ‘66 con 303 vittorie su strada e 664 su pista. Un gigante dal sorriso perenne, un uomo semplice che ha sempre amato la vita nelle sue componenti più elementari: la famiglia ed i bambini ( di figli ne ha avuti cinque), il divertimento e la tavola. È divenuto campione straordinario, ma sarebbe stato ancora più grande, se ne avesse avuto bisogno. È pazzesco dirlo, ma s’è probabilmente accontentato. Un Monumento del ciclismo belga, il suo nome significa: montagna di pietra. Un incredibile albo d'oro, con le principali classiche; unica lacuna la mancanza di una grande corsa a tappe. Avrebbe potuto vincere il Giro d'Italia se non fosse stato eccessivamente prudente nelle discese, di quella edizione del 1951, quando si piazzò secondo alle spalle di Fiorenzo Magni. Riuscì a conquistare il suo terzo Campionato del Mondo (primato eguagliato da Binda, Merckx e Freire) a distanza di otto anni dal primo, ottenuto<br />
nel 1949. Ben undici partecipazioni al "Mondiale" in quindici anni. Le sue 303 affermazioni su strada lo pongono al terzo  posto, dietro Merckx e Van Looy nella classifica dei plurivittoriosi di tutti i tempi. Tre delle sue massime affermazioni, le ha ottenute battendo un Coppi formidabile: nella Freccia Vallone '49, nella Parigi-Roubaix '52 e, soprattutto, nel Campionato del Mondo '49 a Copenaghen. In sintesi il suo ruolino su strada: 3 campionati del mondo (1949-1956-1957); 3 campionati nazionali  (1943-1945-1954); 2 Giri delle Fiandre (1944-1946); 2 Parigi-Roubaix (1948-1952); 2 Freccia Vallone (1949-1958); Parigi-Bruxelles (1950); Milano-Sanremo (1954); Giro di Argentina (1952); Giro dell'Ovest (1951); 40 tappe di Giri (15 al Giro d'Italia) 6 Vuelta di Spagna; 4 al Tour de France); 201 Criterium. Intensa l'attività su pista, che gli ha dato denaro, popolarità e vittorie: Campione del Belgio dell'Inseguimento nel '44, dell'americana '55, '61, '62, dell'Omnium '44, '55, '61, '63, dietro derny '61, '62, '63, '64, si è aggiudicato il Criterium d'Europa dell'Omnium nel '60 e dell’Americana '58, '59, '60, '61, '63. Si è imposto in 40 delle 134 Sei Giorni disputate, in particolare con Severeyns e Palle Lykke (marito di sua figlia). In Italia; a Milano, vinse nel '64 con Faggin e nel '65 con Motta.<br />
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<img src="https://www.sport.be/media/photos/2019/januari/mrvs2901.jpg" border="0" alt="[Immagine: mrvs2901.jpg]" /><br />
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<span style="font-weight: bold;">Rik Van Steenbergen in cifre .....................</span><br />
Nato ad Arendonk il 9 settembre 1924, deceduto ad Anversa il 15 maggio 2003. Professionista dal 1943 al 1966 con 303 vittorie su strada e 664 su pista. Complessivamente in carriera ha vinto 355 corse su strada e 715 su pista.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie su strada.</span><br />
1939 - Debuttante senza licenza: 1 vittoria a Morkhoven<br />
1940 - Debuttante senza licenza: 10 vittorie<br />
1941 - Debuttante senza licenza:10 vittorie <br />
1942 - Debuttante con licenza e Dilettante: 31 vittorie (Campione Belga Interclubs).<br />
1943 - Professionista Individuale: 17 vittorie (Campionato del Belgio, Campionato Belga Interclubs, Campionato delle Fiandre, Bruxelles (2 criterium diversi), Charleroi, Eke, Erpe-Mere, Herk-de-Stad, Herstal, La Louvière, Lebbeke, Liège-Coronmeuse, Mol, Niel, Oedelem, Waregem). <br />
1944 - Trialoux-Wolber: 5 vittorie (Giro delle Fiandre, Circuit des Regions Flamandes, Charleroi, Liège, Verviers).<br />
1945 - Mercier-Hutchin-son: 11 vittorie (Campionato del Belgio, Charleroi, Heusden, La Louvière, Mol (2 crit. diversi), Neerpelt, Nieuwerkerken, Retie, Bruxelles-Ingooi-gem, St.Trond-Waregem).<br />
1946 - Mercier-Hutchinson: 16 vittorie (Giro delle Fiandre, Circuit des 4 Cantons, Bruxelles, Genève, Chaux-de-Fonds, Losanne, Marchienne-au-Pont, Neuchatel, Retie, St Gall, Schoenerwerd, Terkmerenbos, Turnhout, Waregem, Westerlo, Zurigo).<br />
1947 - Mercier-Hutchinson: 11 vittorie (Anvers, Bruxelles (3 crit. diversi), Grobbendonk, Rocourt, Tessenderlo, Turnhout, Zwijndrecht, G.P de Soignies, 4a tappa del Giro di Lussemburgo). <br />
1948 - Metropole-Dunlop/Mercier-Hutchinson: 13 vittorie (Parigi-Roubaix, Circuit des 3 Provinces, Criterium des As, Charleroi, Jumet, Kesselo, Over-pelt, St Niklaas, Stabroek, Tournai, Turnhout (2 crit. distinti), Criterium d'Assenede).<br />
1949 - Mercier-Hutchinson: 14 vittorie (Campionato del Mondo, Freccia Vallone, Barvaux, Berlaar, Bruxelles, Charleroi, Croise-Laroche, Halluin, Houthalen, Malines, Paturages, Giro del Limburgo, 12a e 21a Tappa del Tour de France).<br />
1950 - Mercier-Hutchinson/Girardengo: 11 vittorie (Parigi-Bruxelles, Bordighera, Kortrijk, Mortsel, Oud God, Renaix, Saint-Amand les Eaux, Hertogenbosch, Criterium de Brasschaat, G.P de l'Echo d'Oran, G.P d'Europe Lyon).<br />
1951 - Mercier-Hutchinson/Girardengo/Condor: 14 vittorie (2a, 4a, 7a tappa del Tour dell'Ovest, Tour dell'Ovest, Bale, Maubeuge, Recanati, Redon, Saint-Méen le Grand, Zonhoven, Freccia Hesbignonne, G.P d'Europe Lyon, 1a e 15a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1952 - Mercier-Hutchinson/Girardengo-Clement: 19 vittorie (Parigi Roubaix, 1a, 8a, 12a, 13a tappa del Giro d'Argentina, Giro d'Argentina, Criterium des As, Circuit de l'Aulne, Amiens, Charlieu, Jambes, Jemeppe, Recanati, Roue d'Or, 4a tappa della Roma-Napoli-Roma, 6a, 9a, 10a Tappa del Giro d'Italia, 1a Tappa del Tour de France). <br />
1953 - Mercier-Hutchinson/Girardengo: 8 vittorie (Haumont, Lille, Pleurtuit, Troyes, Roue d'Or Daumesnil, Circuit du Tregor, Criterium di Lokeren, 9a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1954 - Mercier-Hutchinson/Girardengo-Eldora-do: 14 vittorie (Campionato del Belgio, Milano Sanremo, Alessandria, Arendonk, Bale, Roue d'Or Daumesnil, Turnhout (2 criterium diversi), Criterium di Bruxelles, Criterium de Virton, 5a, 16a, 17a, 22a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1955 - Girardengo-Eldorado/Elve: 14 vittorie (Campione Provinciale Interclubs, Circuit Limbourg, Anvers, Auch, Bale, Bruxelles, Ede, Peer, St Michiels, Barvaux, Turnhout, Woluwé, Criterium des As, G.P de Vayrac, 16a Tappa del Tour de France).<br />
1956 - Elve-Peugeot/Girardengo-Icep: 19 vittorie (Campionato del Mondo, Circuit du Limbourg, Berlare, Hanret, Lokeren, Turnhout, Virton, Zingem, Roue d'Or (con Constant "Stan" Ockers), Aacht van Chaam, Criterium de Woluwé, Classifica a Punti, 1a, 7a, 8a, 11a, 14°, 17a Tappa della Vuelta di Spagna, 8° tappa del Tour dell'Ovest). <br />
1957 - Peugeot-BP/Elve - Peugeot-Marvan/Cora: 26 vittorie (Campionato del Mondo, Criterium des As, Anvers, Chambery, Dendermonde, Elisabethville, Hanret, Herentals, Leopoldville, Londerzeel, Mellebeke, Namur, Ruisbroek, Turnhout, Wavre, Willebroek, 3a tappa della Tre Giorni di Anversa, Bertrix, G.P de Vayrac, 1a e 5a tappa della Roma-Napoli-Roma, 1a, 11a, 17a, 20a, 21a Tappa del Giro d'Italia).<br />
1958 - Elve-Peugeot-Marvan: 19 vittorie (Freccia Vallone, 1° tappa del GP Bali, GP Bali, Aalst, Aarschot, Arlon, Brest, Chambery, Charleroi, Chateauneuf, Hanret, 2° prova della Montignies-en-Goelle, Montignies-en-Goelle, Saint-Pierre le Moutier, Sallanches, Woluwé, Aacht van Chaam, Critérium des As, 4a tappa del Giro d'Olanda).<br />
1959 - Elve-Peugeot/Peugeot-BP-Dunlop: 18 vittorie (Campionato del Belgio Interclubs, Campionato provinciale interclubs, Aalst, Amiens, Bersele, Brasschaat, Charleroi, Cremona, De Panne, Genere, Halle, Hanret, Heldesheim, Leuze, Locarno, Louvain, Zandhoven, 3a tappa del Tour dell'Ovest). <br />
1960 - Peugeot-BP-Dunlop: 12 vittorie (Campionato provinciale Interclubs, Aalst, Dendermonde, Deurne, Eizer, Hanret, Londerzeel, Mol, Neuvic, Overijse, Vergt, Aacht van Chaam).<br />
1961 - Solo-Van Steenbergen: 17 vittorie (Campionato del Belgio Interclubs a cronometro, Campionato provinciale Interclubs, Circuit des 11 villes, Bourcefranc, Bree, Daumesnil, De Panne, Dendermonde, Houthalen, Knokke, Riom, Rodez, Saint-Macaire, St Niklaas, Tongres, Turnhout, Woluwé).<br />
1962 - Solo Van Steenbergen: 10 vittorie (Campionato del Belgio Interclubs a cronometro, Bourcefranc, De Panne, Dendermonde, Deurne, Lokeren, Made, Pleslin, Riom, Zwijndrecht).<br />
1963 - Solo Terrot: 3 vittorie (Arendonk, Herentals, Lokeren).<br />
1964 - Solo Superia: 1 vittoria (Baracaldo).<br />
<img src="https://www.agoravox.it/local/cache-vignettes/L620xH497/Rik_van_Steenbergen_wordt_gefeliciteerd_door_Miss_Remington__Bestanddeelnr_909-6520-f49d5.jpg" border="0" alt="[Immagine: Rik_van_Steenbergen_wordt_gefeliciteerd_...-f49d5.jpg]" /><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">La vittoria di Rik Van Steenbergen nella Freccia Vallone 1949<br />
</span><br />
<span style="font-weight: bold;">13a Edizione: 13 aprile 1949 (Charleroi - Liegi)</span><br />
<br />
La svolta sulla internazionalizzazione della Freccia Vallone avvenuta l'anno prima, trovò in questa edizione la conferma storica: ben 196 partenti e, soprattutto, davvero la massa dei migliori ciclisti mondiali. A sancire il nuovo vento sulla classica delle Ardenne, un nome su tutti: Fausto Coppi, proprio nell'anno che lo consacrerà alla storia di questo sport. E proprio colui che si apprestava a diventare il "Campionissimo" fu il filo conduttore della corsa. I ripetuti allunghi di Fausto, alzarono il ritmo della gara, provocarono una selezione senza precedenti che spinse al ritiro i tre quarti dei partenti (sul traguardo di Liegi, giunsero solo in 47!), ed assottigliò vistosamente il gruppo di testa, fin dai primi cento chilometri. L'intento dell'alfiere della Bianchi, era quello di sfiancare sulle cote il temuto Rik Van Steenbergen, un ventiquattrenne belga già considerato, ben aldilà delle copiose ed importanti vittorie, come imbattibile allo sprint, nonché fortissimo sul passo. A sessanta chilometri dall'arrivo, su uno dei ripetuti attacchi di Coppi, rimasero con lui proprio Van Steenbegen (che fu il primo, come in precedenza, a rispondergli), ed un mazzetto di altri forti belgi: Ward Peeters, Marcel De Mulder, Roger Gyselinck e Pino Cerami, gran corridore potenziale, italiano di sangue e di nascita, ma ormai belga per residenza, lavoro e vita. Anche i fortissimi francesi Louis Bobet, non ancora "Louison" e Louis Caput, furono costretti a cedere. Coppi non si fermò, ed attaccò ancora, ma aldilà del cedimento di Gyselinck proprio sull'ultima cote, non poté evitare l'epilogo in volata. Qui, Van Steenbergen, che pure aveva speso più degli altri per resistere all'italiano, vinse agevolmente. Ed il suo successo, dopo la vittoria colta l'anno prima nella Parigi Roubaix, confermava che il ciclismo mondiale aveva trovato un altro fuoriclasse.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Jean Pierre Monseré]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Jean-Pierre-Monser%C3%A9</link>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 19:12:43 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Jean-Pierre-Monser%C3%A9</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Jean-Pierre Monseré</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://wielerverhaal.com/wp-content/uploads/2018/02/JempiMonser%C3%A9WIEMU1-1.jpg" border="0" alt="[Immagine: JempiMonser%C3%A9WIEMU1-1.jpg]" /><br />
</span><br />
Nato a Roeselare l'8 settembre 1948, deceduto a St Pieters di Lille il 15 marzo 1971. Passista veloce alto 1,78 per 72 kg. Professionista dal 4 settembre 1969 al 15 marzo 1971 con 30 vittorie.<br />
Un talento purissimo breve e tragico. Le sue doti, tanto consistenti quanto fulgide, gli consentirono di vincere oltre 120 corse nelle categorie giovanili. Fu secondo al mondiale dilettanti di Brno, anticipato dal danese Mortensen fuggito nel finale e sullo slancio, come costumanza del periodo, passò professionista. Fu subito protagonista assoluto, tanto da vincere, a 21 e un mese, proprio il Giro di Lombardia, in seguito alla squalifica per doping dell'olandese Gerben Karstens, l'unico capace di anticipare il neofita Jean Pierre nello sprint sulla pista di Como. Nel '70, dopo aver vinto diverse gare minori in patria, giunse 3° (dopo Merckx e Van Springel) nel campionato belga e, infine, non ancora ventiduenne, in Inghilterra, sul circuito di Mallory Park, divenne campione del mondo, precedendo il danese, sì proprio lui, Leif Mortensen e Felice Gimondi. Aprì la stagione '71 vincendo il Giro dell'Andalusia e due tappe dello stesso, con l'obiettivo dichiarato della Sanremo, ma non la corse mai. <br />
Quattro giorni prima della Classicissima, si schierò per far la gamba, alla kermesse di Retie-en-Capine, ma qui trovò la morte nelle vesti di una Mercedes che, nonostante gli avvertimenti della polizia e degli organizzatori, era uscita dalla fila. Il campione mondiale, lasciò la moglie e Giovanni, il figlio di quasi tre anni. Ma il più tragico dei destini si accanì anche sul piccolo Monserè che, quattro anni più tardi, nel 1975, trovò la morte nell'identico modo del padre: in sella alla bicicletta fu investito da un'auto a Rumbeke.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Jean-Pierre Monseré</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://wielerverhaal.com/wp-content/uploads/2018/02/JempiMonser%C3%A9WIEMU1-1.jpg" border="0" alt="[Immagine: JempiMonser%C3%A9WIEMU1-1.jpg]" /><br />
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Nato a Roeselare l'8 settembre 1948, deceduto a St Pieters di Lille il 15 marzo 1971. Passista veloce alto 1,78 per 72 kg. Professionista dal 4 settembre 1969 al 15 marzo 1971 con 30 vittorie.<br />
Un talento purissimo breve e tragico. Le sue doti, tanto consistenti quanto fulgide, gli consentirono di vincere oltre 120 corse nelle categorie giovanili. Fu secondo al mondiale dilettanti di Brno, anticipato dal danese Mortensen fuggito nel finale e sullo slancio, come costumanza del periodo, passò professionista. Fu subito protagonista assoluto, tanto da vincere, a 21 e un mese, proprio il Giro di Lombardia, in seguito alla squalifica per doping dell'olandese Gerben Karstens, l'unico capace di anticipare il neofita Jean Pierre nello sprint sulla pista di Como. Nel '70, dopo aver vinto diverse gare minori in patria, giunse 3° (dopo Merckx e Van Springel) nel campionato belga e, infine, non ancora ventiduenne, in Inghilterra, sul circuito di Mallory Park, divenne campione del mondo, precedendo il danese, sì proprio lui, Leif Mortensen e Felice Gimondi. Aprì la stagione '71 vincendo il Giro dell'Andalusia e due tappe dello stesso, con l'obiettivo dichiarato della Sanremo, ma non la corse mai. <br />
Quattro giorni prima della Classicissima, si schierò per far la gamba, alla kermesse di Retie-en-Capine, ma qui trovò la morte nelle vesti di una Mercedes che, nonostante gli avvertimenti della polizia e degli organizzatori, era uscita dalla fila. Il campione mondiale, lasciò la moglie e Giovanni, il figlio di quasi tre anni. Ma il più tragico dei destini si accanì anche sul piccolo Monserè che, quattro anni più tardi, nel 1975, trovò la morte nell'identico modo del padre: in sella alla bicicletta fu investito da un'auto a Rumbeke.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Bruno Vittiglio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Bruno-Vittiglio</link>
			<pubDate>Thu, 09 Sep 2021 18:51:52 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Bruno-Vittiglio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Bruno Vittiglio</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/proxy/5i2DhiYI1pXgwbMeLrAykfVPeKB5lFXCyUpbQU0Z-5UhcRuHWiCTvFeOoVe0JQ00hnvab-RpEl7QtZCKXuMy63TsIcrvnq9s2dZkyTnfI6rrrbF0-OpkgAbQeLMMcG7_kEhDatwQzYfs1RdkeEU" border="0" alt="[Immagine: 5i2DhiYI1pXgwbMeLrAykfVPeKB5lFXCyUpbQU0Z...Yfs1RdkeEU]" /><br />
</span><br />
Nato a Ventimiglia (Imperia) il sette settembre 1941. Passista veloce. Alto 1,82 metri per 79-80 kg. Professionista dal 1967 al 1968, ha ottenuto una vittoria. <br />
La sua non è la storia, visto il luogo di nascita, del corsaro che non fu, ma l'incontro con chi, grazie al ciclismo, ha recitato la sua pagina ugualmente come un eroe, faticando sul mezzo, ed imparando la modestia che è sempre una gran dote, anche se chi conta nella vita di ognuno, ti vuole di fatto insegnare il contrario. Bruno non è stato uno che ha bruciato le tappe per arrivare al ciclismo che conta, è cresciuto piano, forse per la sua struttura fisica possente, ma va pure detto che negli anni '60, il ciclismo italiano era forte come mai nella storia, sia fra i dilettanti che fra i prof. Cresciuto nel Pedale Alassino, passò la sua migliore stagione fra i "puri" nel 1966, quando s'avviava ai 25 anni. In quella stagione vinse 9 corse, fra le quali il campionato ligure e, soprattutto, due "classiche" come la Coppa San Geo e la Milano-Busseto. Furono queste, il trampolino di lancio per il passaggio fra i professionisti nel '67, all'interno della Germanvox Wega, una squadra nuova, ma con una certa ambizione, per l'ottimo spessore del cast, dove a debuttanti di nome, si unirono capitani come Taccone e Ole Ritter. Vittiglio ruggì subito, già l'11 marzo, nella quarta tappa della Tirreno Adriatico, la Terni-San Benedetto del Tronto di 215 km. Il ragazzo ligure scattò sulla salita delle Marmore, poco dopo la partenza e su di lui si riportò Giuseppe Fezzardi. I due, a dispetto dei 200 km che li separavano dall'arrivo, continuarono l'azione per arrivare, mantenendo sul rettilineo del lungomare di San Benedetto, quegli spiccioli che consentirono loro di giocarsi la tappa. Vittiglio ebbe la meglio, senza troppi patemi, al punto di poter levare le braccia al cielo. Ad 8" il gruppo, regolato da Zandegù. Bruno, si preparò per aggiungere gioia alla vittoria attraverso le immagini registrate e l'intervista di De Zan sul palco, ma presto capì che il suo successo sarebbe stato solo per gli annali: la Rai era in sciopero. Una beffa che a distanza di mezzo secolo, ancora lo punge. Da quel giorno infatti, non riuscì più a rimediare onori personali, dedicandosi a quelli dei suoi capitani. A fine '68 chiuse la carriera. Ma aveva lasciato il segno su quell'epoca aurea per il ciclismo. Abbastanza per ricordarlo a chi l'incontra e per raccontarne pagine che riempiono di nostalgia.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Bruno Vittiglio</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/proxy/5i2DhiYI1pXgwbMeLrAykfVPeKB5lFXCyUpbQU0Z-5UhcRuHWiCTvFeOoVe0JQ00hnvab-RpEl7QtZCKXuMy63TsIcrvnq9s2dZkyTnfI6rrrbF0-OpkgAbQeLMMcG7_kEhDatwQzYfs1RdkeEU" border="0" alt="[Immagine: 5i2DhiYI1pXgwbMeLrAykfVPeKB5lFXCyUpbQU0Z...Yfs1RdkeEU]" /><br />
</span><br />
Nato a Ventimiglia (Imperia) il sette settembre 1941. Passista veloce. Alto 1,82 metri per 79-80 kg. Professionista dal 1967 al 1968, ha ottenuto una vittoria. <br />
La sua non è la storia, visto il luogo di nascita, del corsaro che non fu, ma l'incontro con chi, grazie al ciclismo, ha recitato la sua pagina ugualmente come un eroe, faticando sul mezzo, ed imparando la modestia che è sempre una gran dote, anche se chi conta nella vita di ognuno, ti vuole di fatto insegnare il contrario. Bruno non è stato uno che ha bruciato le tappe per arrivare al ciclismo che conta, è cresciuto piano, forse per la sua struttura fisica possente, ma va pure detto che negli anni '60, il ciclismo italiano era forte come mai nella storia, sia fra i dilettanti che fra i prof. Cresciuto nel Pedale Alassino, passò la sua migliore stagione fra i "puri" nel 1966, quando s'avviava ai 25 anni. In quella stagione vinse 9 corse, fra le quali il campionato ligure e, soprattutto, due "classiche" come la Coppa San Geo e la Milano-Busseto. Furono queste, il trampolino di lancio per il passaggio fra i professionisti nel '67, all'interno della Germanvox Wega, una squadra nuova, ma con una certa ambizione, per l'ottimo spessore del cast, dove a debuttanti di nome, si unirono capitani come Taccone e Ole Ritter. Vittiglio ruggì subito, già l'11 marzo, nella quarta tappa della Tirreno Adriatico, la Terni-San Benedetto del Tronto di 215 km. Il ragazzo ligure scattò sulla salita delle Marmore, poco dopo la partenza e su di lui si riportò Giuseppe Fezzardi. I due, a dispetto dei 200 km che li separavano dall'arrivo, continuarono l'azione per arrivare, mantenendo sul rettilineo del lungomare di San Benedetto, quegli spiccioli che consentirono loro di giocarsi la tappa. Vittiglio ebbe la meglio, senza troppi patemi, al punto di poter levare le braccia al cielo. Ad 8" il gruppo, regolato da Zandegù. Bruno, si preparò per aggiungere gioia alla vittoria attraverso le immagini registrate e l'intervista di De Zan sul palco, ma presto capì che il suo successo sarebbe stato solo per gli annali: la Rai era in sciopero. Una beffa che a distanza di mezzo secolo, ancora lo punge. Da quel giorno infatti, non riuscì più a rimediare onori personali, dedicandosi a quelli dei suoi capitani. A fine '68 chiuse la carriera. Ma aveva lasciato il segno su quell'epoca aurea per il ciclismo. Abbastanza per ricordarlo a chi l'incontra e per raccontarne pagine che riempiono di nostalgia.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Gustave Danneels]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Gustave-Danneels</link>
			<pubDate>Mon, 06 Sep 2021 11:24:26 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Gustave-Danneels</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">.....si avvicina la "Tours"...</span><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Gustave Danneels</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/proxy/wjXBKQxFAWbemX2LsGERCt3LKtAzSvef25YnExCTpm4-hlzknRFvTm7FQySdbgRBpYC5JAR43xLTqi2VrSPbACWVB-IAimd4XYeeNYNPcxd9a-XbY1MNGKo0eY51vpYTHhlj8jwiYtnefRDXeyGpuMvYmJcEy03aMTU" border="0" alt="[Immagine: wjXBKQxFAWbemX2LsGERCt3LKtAzSvef25YnExCT...JcEy03aMTU]" /><br />
</span><br />
Nato a Loos en Gohelle il 6 settembre 1913, deceduto a Knokke il 13 aprile 1976. Passista veloce, professionista dal 1934 al 1946 con 20 vittorie. Eccolo qua "Monsieur Paris-Tours", per i suoi tre successi nella classica, ed eccolo qua il sosia per fisico e caratteristiche tecniche, di un italiano quasi contemporaneo a lui, Giuseppe "Gepin" Olmo. Danneels era elegante e veloce, poteva pure improvvisare un acuto a mo' di finisseur e se non fosse nato in Belgio, ma in Italia, probabilmente lo avremmo visto bravo anche a cronometro. Insomma un "Gepin", sicuramente più scarso in salita, ma con uno spunto veloce che poteva fare male come nessuno. Alla "Tours" '34-'36-'37, il palmares di Gustave, aggiunge altri riferimenti di nota, anche se minori rispetto a quello che avrebbe potuto se fosse stato più disponibile a viaggiare. Già, perchè per lui, erano poco digeribili persino le non lontane trasferte nel nord della Francia... Fu campione del Belgio nel 1935 (lo fu anche fra i dilettanti nel '31 e fra gli indipendenti nel '33), ed ha vinto tappe ovunque ha corso, in particolare alla Parigi Nizza, Giro del Belgio, Giro del Sud Ovest e...al Tour de France. Notevoli i suoi successi sul ciottolato (anche se alla Roubaix e al Fiandre ha sempre fallito), a cominciare da Harelbeke, Aarsele, Lebbeke, Maldegem e Wilrijk. Nel 1934 vinse il GP d'Europa, con un ultimo chilometro così veloce, da togliersi di ruota...il gruppo. <br />
Nel '36, quando s'aggiudicò la sua seconda Parigi-Tours, corse per primo ad una media di grande rilievo per una classica internazionale: 41,455 km/h. Gustave Danneels, era lo zio di Guido Reybrouck, un nipote che, come lui, vinse poi tre volte quella che il sottoscritto chiama "La Classica dei Castelli della Loira ", proprio la Parigi-Tours.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">.....si avvicina la "Tours"...</span><br />
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<span style="font-weight: bold;">Gustave Danneels</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="https://lh3.googleusercontent.com/proxy/wjXBKQxFAWbemX2LsGERCt3LKtAzSvef25YnExCTpm4-hlzknRFvTm7FQySdbgRBpYC5JAR43xLTqi2VrSPbACWVB-IAimd4XYeeNYNPcxd9a-XbY1MNGKo0eY51vpYTHhlj8jwiYtnefRDXeyGpuMvYmJcEy03aMTU" border="0" alt="[Immagine: wjXBKQxFAWbemX2LsGERCt3LKtAzSvef25YnExCT...JcEy03aMTU]" /><br />
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Nato a Loos en Gohelle il 6 settembre 1913, deceduto a Knokke il 13 aprile 1976. Passista veloce, professionista dal 1934 al 1946 con 20 vittorie. Eccolo qua "Monsieur Paris-Tours", per i suoi tre successi nella classica, ed eccolo qua il sosia per fisico e caratteristiche tecniche, di un italiano quasi contemporaneo a lui, Giuseppe "Gepin" Olmo. Danneels era elegante e veloce, poteva pure improvvisare un acuto a mo' di finisseur e se non fosse nato in Belgio, ma in Italia, probabilmente lo avremmo visto bravo anche a cronometro. Insomma un "Gepin", sicuramente più scarso in salita, ma con uno spunto veloce che poteva fare male come nessuno. Alla "Tours" '34-'36-'37, il palmares di Gustave, aggiunge altri riferimenti di nota, anche se minori rispetto a quello che avrebbe potuto se fosse stato più disponibile a viaggiare. Già, perchè per lui, erano poco digeribili persino le non lontane trasferte nel nord della Francia... Fu campione del Belgio nel 1935 (lo fu anche fra i dilettanti nel '31 e fra gli indipendenti nel '33), ed ha vinto tappe ovunque ha corso, in particolare alla Parigi Nizza, Giro del Belgio, Giro del Sud Ovest e...al Tour de France. Notevoli i suoi successi sul ciottolato (anche se alla Roubaix e al Fiandre ha sempre fallito), a cominciare da Harelbeke, Aarsele, Lebbeke, Maldegem e Wilrijk. Nel 1934 vinse il GP d'Europa, con un ultimo chilometro così veloce, da togliersi di ruota...il gruppo. <br />
Nel '36, quando s'aggiudicò la sua seconda Parigi-Tours, corse per primo ad una media di grande rilievo per una classica internazionale: 41,455 km/h. Gustave Danneels, era lo zio di Guido Reybrouck, un nipote che, come lui, vinse poi tre volte quella che il sottoscritto chiama "La Classica dei Castelli della Loira ", proprio la Parigi-Tours.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Peter Winnen, il biondissimo camoscio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Peter-Winnen-il-biondissimo-camoscio</link>
			<pubDate>Sun, 05 Sep 2021 14:27:07 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Peter-Winnen-il-biondissimo-camoscio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Peter Winnen, il biondissimo camoscio</span><br />
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<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/151894505118495Winnen,Peter.jpg" border="0" alt="[Immagine: 151894505118495Winnen,Peter.jpg]" /><br />
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Nato a Vernay il 5 settembre 1957. Scalatore. Professionista dal 1980 al 1991 con 19 vittorie. Uno dei più forti scalatori mai apparsi nella terra dei tulipani, ed atleta a cui l'osservatorio poteva prestare più attenzioni in carriera e meno pressapochismo "bacchettone" dopo, quando Peter ammise di aver pure usato quel doping che, nella storia intera dello sport, è migliaia di volte più esteso del setaccio, ottimisticamente pulito, dell'antidoping. Un corridore pure colto e se vogliamo intellettuale, perlomeno al cospetto della disciplina che gli ha dato notorietà. Dopo una gran carriera da dilettante, dove partecipò ai Giochi Olimpici di Mosca, all'indomani di questi, passò prof e già nel 1981 divenne protagonista, vincendo in solitudine, sul mitico traguardo dell'Alpe d'Huez al Tour de France. Chiuse la Grande Boucle al 5° posto e vinse la Classifica dei Giovani. Si confermò camoscio di valore anche l'anno seguente, quando trionfò, ancora in solitudine, nella durissima tappa che si concludeva a Morzine. Chiuse 4° quel Tour. Nel 1983, corse un bel Giro di Svizzera, vincendo la tappa di Davos e finì 2° nella Generale Finale dietro Sean Kelly. Al Tour de France riesplose, vincendo la tappa dell'Alpe d'Huez (nella storia sul mitico traguardo han fatto doppietta solo lui, i connazionali Zoetemelk e Kuiper, Bugno e Pantani), fino a chiudere 3° a Parigi, nonostante una fastidiosa bronchite e una non perfetta disponibilità della sua squadra. Con l'84, iniziò un calo di prestazioni anche dovute alle nuove mansioni da svolgere nella sua squadra, ove un paio d'anno dopo, s'iniziò ad attendere l'astro, mai divenuto completamente tale, di Erik Breukink. Peter, tornò a ruggire nell'87, al Giro di Svizzera, quando vinse la tappa di Cadamario e chiuse 2° nella Classifica Finale, dietro lo statunitense Hampsten per un solo secondo! L'anno seguente vinse la cronosquadre di Ancenis al Tour de France e nel '90, dopo uno stop lunghissimo a causa di una caduta tornò ai vertici vincendo sempre in solitudine il Titolo Nazionale su strada. Un altro incidente lo spinse a chiudere col ciclismo nel '91. Nel "dopo", è divenuto giornalista nella "NRC Handelsblad", ed ha scritto pure un libro "Da Santander a Santander", nonché testi teatrali.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Peter Winnen, il biondissimo camoscio</span><br />
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<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/151894505118495Winnen,Peter.jpg" border="0" alt="[Immagine: 151894505118495Winnen,Peter.jpg]" /><br />
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Nato a Vernay il 5 settembre 1957. Scalatore. Professionista dal 1980 al 1991 con 19 vittorie. Uno dei più forti scalatori mai apparsi nella terra dei tulipani, ed atleta a cui l'osservatorio poteva prestare più attenzioni in carriera e meno pressapochismo "bacchettone" dopo, quando Peter ammise di aver pure usato quel doping che, nella storia intera dello sport, è migliaia di volte più esteso del setaccio, ottimisticamente pulito, dell'antidoping. Un corridore pure colto e se vogliamo intellettuale, perlomeno al cospetto della disciplina che gli ha dato notorietà. Dopo una gran carriera da dilettante, dove partecipò ai Giochi Olimpici di Mosca, all'indomani di questi, passò prof e già nel 1981 divenne protagonista, vincendo in solitudine, sul mitico traguardo dell'Alpe d'Huez al Tour de France. Chiuse la Grande Boucle al 5° posto e vinse la Classifica dei Giovani. Si confermò camoscio di valore anche l'anno seguente, quando trionfò, ancora in solitudine, nella durissima tappa che si concludeva a Morzine. Chiuse 4° quel Tour. Nel 1983, corse un bel Giro di Svizzera, vincendo la tappa di Davos e finì 2° nella Generale Finale dietro Sean Kelly. Al Tour de France riesplose, vincendo la tappa dell'Alpe d'Huez (nella storia sul mitico traguardo han fatto doppietta solo lui, i connazionali Zoetemelk e Kuiper, Bugno e Pantani), fino a chiudere 3° a Parigi, nonostante una fastidiosa bronchite e una non perfetta disponibilità della sua squadra. Con l'84, iniziò un calo di prestazioni anche dovute alle nuove mansioni da svolgere nella sua squadra, ove un paio d'anno dopo, s'iniziò ad attendere l'astro, mai divenuto completamente tale, di Erik Breukink. Peter, tornò a ruggire nell'87, al Giro di Svizzera, quando vinse la tappa di Cadamario e chiuse 2° nella Classifica Finale, dietro lo statunitense Hampsten per un solo secondo! L'anno seguente vinse la cronosquadre di Ancenis al Tour de France e nel '90, dopo uno stop lunghissimo a causa di una caduta tornò ai vertici vincendo sempre in solitudine il Titolo Nazionale su strada. Un altro incidente lo spinse a chiudere col ciclismo nel '91. Nel "dopo", è divenuto giornalista nella "NRC Handelsblad", ed ha scritto pure un libro "Da Santander a Santander", nonché testi teatrali.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Buon Compleanno a Franco "Cuore Matto" Bitossi.]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Buon-Compleanno-a-Franco-Cuore-Matto-Bitossi</link>
			<pubDate>Wed, 01 Sep 2021 10:51:52 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Buon-Compleanno-a-Franco-Cuore-Matto-Bitossi</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Buon Compleanno a Franco "Cuore Matto" Bitossi.</span><br />
<img src="https://lh3.googleusercontent.com/proxy/I-udDF0tH05yCNBW90F2VEfyHWySU5vE_-cPn7HURkwhaPmX5ZKeSB5Lvtw8Ms43LLgNHOP3AgCltw6DuTxFbspwl_B8uM6J9a1UEAn0WZm0AMLyasrLHlIowoDU_3PRxKB_12OGAgwwtYBATbcCz39eDNcEmA" border="0" alt="[Immagine: I-udDF0tH05yCNBW90F2VEfyHWySU5vE_-cPn7HU...z39eDNcEmA]" /><br />
ll primo settembre è un giorno importante per chi ama il ciclismo e non è più giovane: in questa data, nel 1940, è nato Franco Bitossi. Per il leggendario Jacques Anquetil il corridore italiano più forte della grande generazione azzurra degli anni sessanta. E per l'allora ragazzino sottoscritto, il corridore che più gli è piaciuto, fra gli italiani dell'era Merckx. Bitossi era un virtuoso che cercava di vincere, tanto veloce, quanto capace di tenere in salita e poi era onesto in tutto. Avesse avuto le capacità fisiche di Gimondi, avrebbe battuto il belga in maniera assai più tangibile, rispetto al bergamasco. Professionista dal settembre del 1961 al 1978 nel palmares del corridore fiorentino ci sono 150 vittorie. Molte delle quali bellissime e colte col fare del campione di razza. Purtroppo, manca solo la perla dell'iride, ma ci andò davvero vicino nel 1972. Uscito nel finale, la sua azione da finisseur parve dargli quella soddisfazione che meritava, ma poi, sul traguardo in leggera salita, il tentativo di rinvenire su di lui per vincere dell'amico Eddy (certo perché i due lo erano veramente), fu sufficiente per lanciare i, per Merckx, odiati  succhiaruote, Cyrille Guimard e Marino Basso. Il primo giunse terzo, per una gomma dietro Bitossi, ed il secondo andò a conquistare l'iride. Quel successo sfumato rappresenta, purtroppo, un'immagine distorta di un Campione che, anche senza l'arcobaleno, è stato tale. I primi anni della carriera di Franco furono stentati, soprattutto per un disturbo (in gran parte psicologico) che gli diede il perenne appellativo di "cuore matto", ovvero un'ipertrofia cardiaca che lo costringeva, durante la gara, a fermarsi e a ripartire quando il battito s'era un po' calmato. Fu poi il dottor Falai a risolverglielo, con un intervento più psicologico che medico. Le caratteristiche di completezza che consentivano a Bitossi di correre anche di rimessa, si esaltarono a metà degli anni sessanta e furono capaci di superare, sovente, anche le stagioni non più verdi. Franco infatti, è stato uno dei corridori più longevi in assoluto. Alcune sue giornate di vena rimarranno memorabili, come quella che lo portò alla prima vittoria nei suoi due "Lombardia", colta dopo una lunghissima fuga solitaria. Dotato di un guizzo al fulmicotone, nel suo palmares anche la maglia verde al Tour '68 (chiuso 7°), due Campionati di Zurigo, il Giro di Svizzera, la Tirreno Adriatico, tre campionati italiani su strada oltre a decine di classiche nazionali, tappe dei grandi giri. Un grande corridore, che oggi sarebbe un super.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Buon Compleanno a Franco "Cuore Matto" Bitossi.</span><br />
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ll primo settembre è un giorno importante per chi ama il ciclismo e non è più giovane: in questa data, nel 1940, è nato Franco Bitossi. Per il leggendario Jacques Anquetil il corridore italiano più forte della grande generazione azzurra degli anni sessanta. E per l'allora ragazzino sottoscritto, il corridore che più gli è piaciuto, fra gli italiani dell'era Merckx. Bitossi era un virtuoso che cercava di vincere, tanto veloce, quanto capace di tenere in salita e poi era onesto in tutto. Avesse avuto le capacità fisiche di Gimondi, avrebbe battuto il belga in maniera assai più tangibile, rispetto al bergamasco. Professionista dal settembre del 1961 al 1978 nel palmares del corridore fiorentino ci sono 150 vittorie. Molte delle quali bellissime e colte col fare del campione di razza. Purtroppo, manca solo la perla dell'iride, ma ci andò davvero vicino nel 1972. Uscito nel finale, la sua azione da finisseur parve dargli quella soddisfazione che meritava, ma poi, sul traguardo in leggera salita, il tentativo di rinvenire su di lui per vincere dell'amico Eddy (certo perché i due lo erano veramente), fu sufficiente per lanciare i, per Merckx, odiati  succhiaruote, Cyrille Guimard e Marino Basso. Il primo giunse terzo, per una gomma dietro Bitossi, ed il secondo andò a conquistare l'iride. Quel successo sfumato rappresenta, purtroppo, un'immagine distorta di un Campione che, anche senza l'arcobaleno, è stato tale. I primi anni della carriera di Franco furono stentati, soprattutto per un disturbo (in gran parte psicologico) che gli diede il perenne appellativo di "cuore matto", ovvero un'ipertrofia cardiaca che lo costringeva, durante la gara, a fermarsi e a ripartire quando il battito s'era un po' calmato. Fu poi il dottor Falai a risolverglielo, con un intervento più psicologico che medico. Le caratteristiche di completezza che consentivano a Bitossi di correre anche di rimessa, si esaltarono a metà degli anni sessanta e furono capaci di superare, sovente, anche le stagioni non più verdi. Franco infatti, è stato uno dei corridori più longevi in assoluto. Alcune sue giornate di vena rimarranno memorabili, come quella che lo portò alla prima vittoria nei suoi due "Lombardia", colta dopo una lunghissima fuga solitaria. Dotato di un guizzo al fulmicotone, nel suo palmares anche la maglia verde al Tour '68 (chiuso 7°), due Campionati di Zurigo, il Giro di Svizzera, la Tirreno Adriatico, tre campionati italiani su strada oltre a decine di classiche nazionali, tappe dei grandi giri. Un grande corridore, che oggi sarebbe un super.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Theo Nonnez]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Theo-Nonnez</link>
			<pubDate>Mon, 12 Apr 2021 14:44:28 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Theo-Nonnez</guid>
			<description><![CDATA[A soli ventuno anni, Theo Nonnez, promessa del pedale transalpino, lascia il ciclismo.<br />
<br />
Intervista interessantissima qua: <a href="https://www.equipecycliste-groupama-fdj.fr/en/news/one-has-to-be-in-touch-and-honest-with-oneself/" target="_blank">https://www.equipecycliste-groupama-fdj....h-oneself/</a><br />
<br />
Cazzo, aveva perso dieci chili durante il lockdown.<br />
<br />
Mi raccomando, spelliamoci sempre le mani quando vediamo, su Strava, che qualche corridore ha fatto 5000 metri di dislivello in allenamento.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[A soli ventuno anni, Theo Nonnez, promessa del pedale transalpino, lascia il ciclismo.<br />
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Intervista interessantissima qua: <a href="https://www.equipecycliste-groupama-fdj.fr/en/news/one-has-to-be-in-touch-and-honest-with-oneself/" target="_blank">https://www.equipecycliste-groupama-fdj....h-oneself/</a><br />
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Cazzo, aveva perso dieci chili durante il lockdown.<br />
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Mi raccomando, spelliamoci sempre le mani quando vediamo, su Strava, che qualche corridore ha fatto 5000 metri di dislivello in allenamento.]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Romain Sicard]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Romain-Sicard</link>
			<pubDate>Fri, 09 Apr 2021 18:36:03 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Romain-Sicard</guid>
			<description><![CDATA[A causa di problemi cardiaci, si ritira a 33 anni Romain Sicard, uno dei tanti talenti incompiuti fra i Francesi della sua generazione.<br />
<br />
&lt;blockquote class="twitter-tweet"&gt;&lt;p lang="fr" dir="ltr"&gt;A 33 ans, &lt;a href="https://twitter.com/sicard_romain?ref_src=twsrc%5Etfw"&gt;@sicard_romain&lt;/a&gt; s&#39;est vu diagnostiquer une maladie cardiaque. Il doit donc cesser la pratique du sport à haut niveau et mettre un terme à sa carrière de cycliste professionnel.&lt;/p&gt;&amp;mdash; Team Total Direct Energie (@TDE_ProCycling) &lt;a href="https://twitter.com/TDE_ProCycling/status/1380543185076813825?ref_src=twsrc%5Etfw"&gt;April 9, 2021&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[A causa di problemi cardiaci, si ritira a 33 anni Romain Sicard, uno dei tanti talenti incompiuti fra i Francesi della sua generazione.<br />
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&lt;blockquote class="twitter-tweet"&gt;&lt;p lang="fr" dir="ltr"&gt;A 33 ans, &lt;a href="https://twitter.com/sicard_romain?ref_src=twsrc%5Etfw"&gt;@sicard_romain&lt;/a&gt; s&#39;est vu diagnostiquer une maladie cardiaque. Il doit donc cesser la pratique du sport à haut niveau et mettre un terme à sa carrière de cycliste professionnel.&lt;/p&gt;&amp;mdash; Team Total Direct Energie (@TDE_ProCycling) &lt;a href="https://twitter.com/TDE_ProCycling/status/1380543185076813825?ref_src=twsrc%5Etfw"&gt;April 9, 2021&lt;/a&gt;&lt;/blockquote&gt;]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[André Dufraisse]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Andr%C3%A9-Dufraisse</link>
			<pubDate>Mon, 22 Feb 2021 12:11:25 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Andr%C3%A9-Dufraisse</guid>
			<description><![CDATA[È venuto a mancare ieri, a 94 anni, André Dufraisse, cinque volte iridato nel ciclocross.<br />
<br />
Rip  <img src="https://www.ilnuovociclismo.com/forum/images/smilies/sad.gif" alt="Triste" title="Triste" class="smilie smilie_8" />]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[È venuto a mancare ieri, a 94 anni, André Dufraisse, cinque volte iridato nel ciclocross.<br />
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Rip  <img src="https://www.ilnuovociclismo.com/forum/images/smilies/sad.gif" alt="Triste" title="Triste" class="smilie smilie_8" />]]></content:encoded>
		</item>
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