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		<title><![CDATA[Il Nuovo Ciclismo - Il Blog]]></title>
		<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/</link>
		<description><![CDATA[Il Nuovo Ciclismo - https://www.ilnuovociclismo.com/forum]]></description>
		<pubDate>Wed, 14 Oct 2026 17:22:21 +0000</pubDate>
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			<title><![CDATA[Spruzzi di Storia e di Protagonisti di quella che fu la Classicissima]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Spruzzi-di-Storia-e-di-Protagonisti-di-quella-che-fu-la-Classicissima</link>
			<pubDate>Wed, 13 Mar 2024 13:00:38 +0100</pubDate>
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			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;"><span style="font-style: italic;">Da un libro che scrissi nel 2010........ e dove ho cercato, decisamente  troppo, di essere dolce di fronte ad una corsa lontana dai suoi fasti. O meglio, corsa che sta nelle orbite del "grande ciclismo", grazie alla sponsorizzazione degli "strilloni" su carta e video.....</span></span><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">….Dall’intensa città</span><br />
<span style="font-weight: bold;">scendendo fino ad incontrare</span><br />
<span style="font-weight: bold;">l’insieme dei benevoli sali </span><br />
<span style="font-weight: bold;">padroni invisibili dell’aria di mare.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">E proseguire con le onde vicine </span><br />
<span style="font-weight: bold;">verso il profumato incanto </span><br />
<span style="font-weight: bold;">di tanti Mercurio </span><br />
<span style="font-weight: bold;">che t’annuncian primavera. </span><br />
<span style="font-weight: bold;">È lo spazio d’una fatica</span><br />
<span style="font-weight: bold;">che assorbe il fascino </span><br />
<span style="font-weight: bold;">contro ogni aspro dettame</span><br />
<span style="font-weight: bold;">sempre.</span><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Morris </span><br />
<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">MILANO - SANREMO</span><br />
<span style="font-weight: bold;">Spruzzi di Storia e di P</span><span style="font-weight: bold;">rotagonisti di quella che fu la Classicissima</span><br />
<br />
<img src="https://4action.s3.eu-west-3.amazonaws.com/2023/03/sanremo-chiappucci-intervista06-585x450.jpeg" border="0" alt="[Immagine: sanremo-chiappucci-intervista06-585x450.jpeg]" /><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Introduzione</span><br />
<br />
“Ha vinto Daems. Anzi ha stravinto, li ha proprio stroncati tutti.” Con queste parole che sono di mio fratello Lorenzo, il corridore di famiglia, la Milano-Sanremo, entrò compiutamente nell’attento bambino sottoscritto. Era il 19 marzo 1962. <br />
Ho scritto ovunque di quanto il ciclismo sia nato in me fin da piccino e non trovo superfluo ribadirlo in ogni occasione, perché è un modo di presentare, fotogramma su fotogramma, un rapporto che alla fine sa essere qualcosa di più. <br />
La “Classicissima di primavera”, ovvero la definizione che spesso accompagna questa corsa anche e soprattutto ai tempi della mia fanciullezza, fu la prima delle grandi classiche di un giorno a farsi conoscere al mio osservatorio, era stata preceduta solo dal Giro d’Italia e dal Tour de France, nonché dalla prova a cronometro, il Trofeo Tendicollo Universal di Forlì, che ha contraddistinto le mie zone e che fu per il sottoscritto la palestra di indelebile saldatura verso lo sport del pedale. <br />
Questo volume non sarà solo il primo dei due che compongono la Storia della Milano Sanremo, ma rappresenterà l’apertura di una collana-viaggio sulle classiche del ciclismo, perlomeno su quelle che trovo oggettivamente più importanti, per quel condensato che tradizione e realtà hanno eletto tali e che, magari, potranno non trovare sulle medesime coordinate taluni. <br />
Saranno storie che definisco essenziali, senza la pretesa di essere organiche, ma tutte più meno incentrate sulle evoluzioni dei percorsi, sul riferimento che recitavano relativamente ad ogni annata; su quei protagonisti corridori che sono sempre, checché ne dica qualche organizzatore, la parte più cospicua di ogni proposta, nonché quegli ordini d’arrivo che, se si vuol essere fedeli al tratto storico delle singole corse, vanno presentati nella loro interezza. Tra l’altro, su quest’ultimo aspetto, i lettori più disponibili alla ricerca, tro-veranno delle sorprese non indifferenti. <br />
La Milano Sanremo dunque, una corsa che ha vissuto fasti altissimi, che divide con la Parigi-Roubaix e il Giro delle Fiandre, il podio più alto della popolarità, al netto delle diversità e delle specializzazioni che hanno progressivamente avvolto e minato il ciclismo. Una corsa dall’itinerario magnifico, un tempo bellissima non solo per questo, ma pure per i suoi tratti agonistici. Oggi, certamente la più cerebrale per quel gioco di attimi che sono il filo conduttore delle prove veloci. Sicuramente colei che più di ogni altra, esprime il sunto dei cambiamenti intervenuti su questo sport: senza stravolgenti modificazioni di percorso, è passata da prova di fatica eccelsa, che vedeva l’arrivo di Sanremo come un’impresa comunque, a meta possibile a tutti e dove i 300 chilometri del tracciato rappresentano l’aspetto tecnico nettamente meno influente. In altre parole, una corsa che è riuscita nell’impresa di non perdere fascino pur cambiando l’indirizzo dei propri aloni, costringendo,di conseguenza, l’osservatorio a riflettere non poco su questa anomalia.  <br />
Una prova che vive moderna uno spaccato di storia, non solo sul proprio sé, ma per le varie diramazioni che ha mosso e che sono arrivate ad incidere sulla cultura, sul costume e sullo stesso stile di chi si pone fraterno al pedale. Abbastanza per impegnare il narratore, a non fare di ciò che segue, una mera rappresentazione di dati.<br />
<br />
        Maurizio Ricci (Morris)<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Una moderna Classicissima Centenaria.</span><br />
<br />
La Milano Sanremo nacque nel 1907, come vedremo, fra le titubanze del direttore della Gazzetta dello Sport Camillo Costamagna e la non certo cospicua convinzione di chi, inizialmente, lavorò alla posa in opera della prova. Ad oltre un secolo di distanza però, la creatura che vide accanto al determinante Armando Cougnet, le maggiori volontà dell’ispiratore Tullo Morgagni e, successivamente, il peculiare contributo di Augusto Carlo Rossini, a dispetto dei mutamenti enormi incorsi nello sport di riferimento, è ancora perfettamente collocata su quel top internazionale che seppe raggiungere da subito. In altre parole, è sempre una corsa che tutti i corridori vorrebbero nel proprio palmares, nonostante le modificazioni che ne hanno deviato l’apogeo di riferimento, ovvero da prova per uomini di fondo ed eccelsi su ogni terreno, a gara per ruote veloci o, come tutte ad onor del vero, adatta a chi possiede le rare stimmate del finisseur. Sicuramente gli ispiratori che concepirono ed organizzarono per la prima volta la Milano-Sanremo, non avreb-bero mai immaginato che la loro sempre più perfetta macchina organizzativa, potesse arrivare al nuovo millennio con intatto fascino.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Il ciclismo italiano all’alba del 1907. </span><br />
Il movimento del pedale d’inizio secolo poggiava internazionalmente sulle attività all’interno dei tondini, come venivano chiamati i velodromi del tempo, ma nel breve volgere di un lustro, le manifestazioni su strada avevano saputo, in taluni paesi come Francia e Belgio, raggiungere e superare l’alone del ciclismo su pista sulle attenzioni popolari, fino a determinare le basi per l’elevazione di vere e proprie classiche. La Francia in particolare, era già “moderna”, con tre corse da considerarsi degli autentici fari mondiali, come Parigi-Roubaix, Parigi-Tours e Bordeaux-Parigi, attorno alle quali ruotavano molte gare minori, ma di spessore e continuità tali, da farne riferimento e, soprattutto, fungere da vero e proprio calendario. La nascita del Tour de France nel 1903, aveva proiettato il ciclismo a dominatore delle strade. <br />
In Italia invece, lo spontaneismo pure molto forte, non aveva sempre trovato i sostegni necessari per creare, sulle “macchine spinte a motore umano” a portata di tanti, la spinta che ne creava continuità. In altre parole, s’era in ritardo in maniera tangibile rispetto alla Francia, ed anche nei confronti del Belgio, che pure aveva sopperito con la quantità l’ancor non avvenuta cementazione di gare riferimento. La fotografia del nostro movimento, dunque, viveva di punti isolati e di poche certezze. <br />
E dire che l’avventura era iniziata molto presto, fra i primissimi in tutto a livello mondiale, nel 1870, con la Firenze Pistoia. Gli echi di quella genesi di ciclismo nella penisola - fatti di 23 concorrenti su bicicli aventi una ruota anteriore di 75 centimetri di diametro e di una posteriore di 50, della loro fatica, nonostante la media di soli 13 chilometri sui 33 del percorso e di quella polvere che sollevavano, della vittoria di uno straniero venuto dagli Stati Uniti, ma di origine olandese, tal Rynner Van Heste, s’erano nuovamente concentrati in una risposta, solo nel 1876, con la Milano Torino. Ma pure la corsa fra le due grandi città non era decollata come si sperava, ed a parte le edizioni del 1894, 1896, 1903 e 1905, all’alba del 1907 sembrava definitiva-mente tramontata. I perni sui quali gravitava il movimento dell’evoluta bicicletta su strada di quei giorni erano: la Coppa del Re, nata nel 1897 e fin lì corsa tutti gli anni ad esclusione del 1900 (chiuderà il suo ciclo nel 1909); la “Corsa Nazionale”, partita nel 1902 e corsa ininterrottamente (fino al 1908) e la “XX Settembre, poi negli anni conosciuta col nome di Roma-Napoli-Roma (che arriverà a chiudere il proprio itinerario nel 1961). <br />
A quelle “certezze”, erano giunte a dar manforte, con significativi successi, nel 1905, il Giro di Lombardia, organizzato proprio da “La Gazzetta dello Sport”, che diventerà negli anni la superclassica che tutti conoscono e, nel 1906, il Giro del Piemonte (che si corre ancora oggi), nonché la Milano-Modena (che chiuderà nel 1955), la Milano-Mantova (che giungerà fino al 1962) e quel Campionato Nazionale che, dopo essere stato lanciato nel 1885, si era subito arenato, fino a riprendere il suo ruolo, appunto, nel 1906. Un panorama non vasto, che aveva visto diverse meteore in auge un solo anno, di cui meritano citazioni le più importanti, ovvero: Legnano-Gravellona-Legnano (1905), Milano-Domodossola-Milano (1906), Milano-Erba-Lecco-Milano (1906), Brescia-Milano-Pollanza (1906), Milano-Alessandria-Milano (1906), Milano-Giovi-Milano (1906), Novi-Milano-Novi (1906), Milano-Verona (1906) Milano-Pontedecimo (1906).<br />
Tutte corse gravitanti su Milano e la Lombardia, ma pure alcune che scendevano verso la riviera ligure. E furono proprio le “fresche” ceneri di questi “quadri unici”, uniti ad altri interessi che portavano direttamente verso il mare ed i fiori della Liguria, a spingere ulteriormente verso la nascita della Milano Sanremo, la futura “Classicissima di Primavera”.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">I giornali organizzatori e sostenitori del pedale.</span><br />
Nel 1906, l’impulso verso lo sport che poteva vivere su uno spirito olimpico, nato e cementatosi attraverso ben tre Olimpiadi già svolte, trovò nelle testate giornalistiche, non solo sportive, un riferimento preciso per giungere all’elevazione dei propri scopi. Di converso, la rivoluzione tecnologica che produceva altre occasioni per fare sport, donava, al mondo della comunicazione, allora quasi esclusivo patrimonio dei giornali, l’occasione per porsi nelle condizioni migliori al fine di lanciare taluni “frutti” della suddetta rivoluzione, fino ad aggiungere all’anima narratrice e alla cronaca, una sempre più fitta rete di rapporti col mondo economico. <br />
In altre parole, si stavano creando copiosi spazi alla pubblicità diretta dei prodotti, oltre che dare temi di interesse di massa tali, da aumentare maggiormente le entità delle copie vendute. Lo sport ed i suoi eventi, dunque, rappresentavano un volano in rapida crescita, sul quale l’intervento organizzativo, in appoggio ed in simbiosi alle ancora poco diffuse e precarie società sportive, diveniva un fattore importante per la stessa sopravvivenza delle testate. Discipline come l’automobilismo, il motociclismo e il ciclismo, poi, avendo alla loro base un mezzo, stimolavano ancor più delle altre il rapporto ed il coinvolgimento col mondo imprenditoriale dei rispettivi settori, così fortemente intinti dell’esigenza di coinvolgere il più possibile le masse.<br />
Per lo sport più in generale comunque, l’entrata in scena di questi partners, costituiva un passo peculiare, perché la crescita sportiva italiana, doveva necessariamente passare su organizzazioni adeguate e territorialmente presenti, spinte da volontà precise di propaganda, proselitismo e programmi che non si limitassero a dare qualche risposta allo spontaneismo. <br />
Intanto, all’interno dei giornali, non tutti i redattori vivevano questo coinvolgimento con la medesima convinzione, ed in questo quadro, emergevano figure più peculiari e propulsive. Nella giovane Gazzetta dello Sport, che era na-ta nel 1896 e che, nel 1899, aveva scelto di proporsi sulla distinguibilissima carta rosa, i protagonisti della svolta verso il mondo sportivo, rispondevano ai nomi di Armando Cougnet, giornalista amministratore con un incredibile amore verso il ciclismo e Tullo Morgagni, redattore capo, nonché  progenitore di una fitta tela di rapporti con l’orizzonte dello sport. Grazie a loro lo stes-so ambiente dei costruttori delle “macchine a pedali”, come venivano definite allora le biciclette, non rimase insensibile, anche perché il giornale, sul quale il direttore Eugenio Camillo Costamagna raccoglieva al meglio le idee della redazione, sapeva coprire i periodi di lontananza dagli avvenimenti agonistici, con una serie di approfondimenti sul mezzo e le specifiche peculiarità, da rendere i “fogli rosa”, una palestra per lo stesso lancio commerciale dello strumento. <br />
All’alba del 1907, dunque, dopo gli esaltanti successi riscossi dalla Gazzetta dello Sport, con la proposta e l’organizzazione delle prime due edizioni del Giro di Lombardia, la testata, pur non essendo la più importante e diffusa nemmeno a livello sportivo, era comunque divenuta, un sicuro riferimento del mondo del pedale. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">La nascita della Milano Sanremo.</span><br />
Il fatto progenitore della Milano Sanremo non partì dalle macchine spinte a motore umano, ma da quelle a motore. A metà della prima decade del ‘900, si era all’alba dello sviluppo industriale automobilistico. La realtà mostrava già una discreta consistenza, in termini di proposta e ricerca, per le vetture di grossa cilindrata, molte delle quali venivano definite turistiche. C’erano poi quelle che venivano dichiarate “da corsa” e correvano realmente, visto che esisteva già un calendario di gare. <br />
Le auto di piccola cilindrata per lo più costruite da ditte minori, destinate alle fasce meno abbienti, ma comunque già con un certo tenore economico, andavano lanciate. Erano le cosiddette “utilitarie” sulle quali ogni passo di propaganda era ben accetto, anzi lo si favoriva. E fu proprio in questa direzione che “La Gazzetta dello Sport”, si fece convincere dall’Unione Sportiva Sanremese, guidata dall’Ingegner Francesco Sghirla, nell’organizzazione di una corsa automobilistica, riservata a queste vetture, che da Milano avrebbe rag-giunto Acqui e, da qui, la graziosa Sanremo, già allora meta turistica della migliore borghesia milanese. <br />
La corsa fu un fiasco in tutti i sensi: solo due delle trenta vetture partenti, raggiunsero Sanremo un paio di giorni dopo e l’interesse generale scemò, di fronte alla poca consistenza dimostrata da quelle macchine, ancora ben lontane dal minimo accettabile. Era l’agosto del 1906. <br />
La manifestazione però, aveva stuzzicato non poco la fantasia ed il pragmatismo di Tullo Morgagni (nella foto sotto), <br />
<img src="https://www.forlipedia.it/site/wp-content/uploads/2021/04/Tullo-morgagni-1-295x400.jpg" border="0" alt="[Immagine: Tullo-morgagni-1-295x400.jpg]" /><br />
il capo redattore della Gazzetta dello Sport, il quale, di fronte alla comunque forte volontà degli sportivi sanremesi e all’esigenza del giornale di cancellare quell’insuccesso con un’altrettanto forte risposta sportiva, pensò di mantenere valido l’itinerario che da Milano conduceva a Sanremo, ma con una corsa da riservare alle biciclette. Era convinto che il motore umano, si sarebbe comportato meglio rispetto a quello delle auto, come già il ciclismo dimostrava, attraverso diverse competizioni internazionali e lo stesso Giro di Lombardia, che il suo giornale organizzava. Ne parlò con Armando Cougnet, il quale, oltre ad essere l’Amministratore della testata, era pure il valente giornalista che trattava in primis lo sport del pedale. La sua risposta fu positiva. <br />
Ben più freddo e perplesso, invece, fu il direttore Camillo Costamagna, che accettò di partire per la nuova avventura, più per la mera necessità di coprire il buco finanziario e d’immagine dell’esperienza automobilistica, che per effettiva convinzione. Non a caso il suo “sì” definitivo s’ebbe solo quando vennero portate a Milano le 700 lire che costituivano la dotazione della corsa, la maggior parte delle quali erano state raccolte in un grosso salvadanaio con il quale il giovane aiuto-segretario della Unione Sportiva Sanremese, Piero Perotti, aveva realizzato una pubblica questua attraverso l'intera città della riviera ligure. <br />
Ad onor del vero in tutti persisteva un timore, come lo stesso Cougnet (foto sotto) dichiarò cinquanta anni dopo.<br />
<img src="https://bikeraceinfo.com/images-all/giro-images/history/founders-Cougnet2.jpg" border="0" alt="[Immagine: founders-Cougnet2.jpg]" /><br />
 “L'idea – disse - fugato qualche dubbio, fu accolta. Si aprì semplicemente la carta del Touring Club al 200.000 e si tracciò il percorso che in meno di trecento chilometri congiungeva Milano a Sanremo attraverso Ovada e Voltri col Passo del Turchino, e nella primavera del 1907 lanciammo il bando internazionale della prima Corsa al Sole. A quella epoca non c'era assolutamente in noi la speranza e tanto meno la convinzione, che la competizione dovesse incontrare quella fortuna che poi la fece proclamare la prima corsa al mondo. Ma la Milano Sanremo conteneva in sé un grande potenziale di sviluppo che la fece progredire di anno in anno. Fu essa a crearsi il successo dal suo debutto, caratterizzato dalla partecipazione dei migliori corridori francesi e belgi in rappresentanza delle due maggiori Case: la Peugeot e l'Alcyon, che allora dominavano il mercato e l'arengo agonistico”.<br />
Il 14 aprile 1907, iniziò così il corso ultracentenario della Milano-Sanremo: una nuova manifestazione per il pionieristico movimento del pedale, ma destinata a far colpo su tutta l’Europa, sia per l'impareggiabile scenario scelto, che per il suo autentico significato sul piano tecnico, nonché per la spinta ricevuta dalla prodigiosa riuscita che caratterizzò l'edizione inaugurale. Già alla vigilia della corsa si ebbe la dimostrazione di quanto l’attesa fosse cor-risposta, ed infatti, i manifestini propagandistici che la Gazzetta dello Sport aveva stampato per reclamizzare l'avvenimento, non mancarono di raggiungere lo scopo che i promotori s'erano prefissati, riuscendo ad accentrare l'interesse delle folle. Era tutto pronto e nel ritrovo dell’Osteria della Conca Fallata di MIlano, lungo il Naviglio Pavese, stava per partire quella che poi divenne la prima favolosa cavalcata di un drappello di uomini che si mostrarono superiori alle automobili, nel riuscire a raggiungere, pur partendo in una giornata di pioggia e di freddo, il bel sole della riviera ligure.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">-continua-</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;"><span style="font-style: italic;">Da un libro che scrissi nel 2010........ e dove ho cercato, decisamente  troppo, di essere dolce di fronte ad una corsa lontana dai suoi fasti. O meglio, corsa che sta nelle orbite del "grande ciclismo", grazie alla sponsorizzazione degli "strilloni" su carta e video.....</span></span><br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">….Dall’intensa città</span><br />
<span style="font-weight: bold;">scendendo fino ad incontrare</span><br />
<span style="font-weight: bold;">l’insieme dei benevoli sali </span><br />
<span style="font-weight: bold;">padroni invisibili dell’aria di mare.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">E proseguire con le onde vicine </span><br />
<span style="font-weight: bold;">verso il profumato incanto </span><br />
<span style="font-weight: bold;">di tanti Mercurio </span><br />
<span style="font-weight: bold;">che t’annuncian primavera. </span><br />
<span style="font-weight: bold;">È lo spazio d’una fatica</span><br />
<span style="font-weight: bold;">che assorbe il fascino </span><br />
<span style="font-weight: bold;">contro ogni aspro dettame</span><br />
<span style="font-weight: bold;">sempre.</span><br />
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<span style="font-weight: bold;">Morris </span><br />
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<span style="font-weight: bold;">MILANO - SANREMO</span><br />
<span style="font-weight: bold;">Spruzzi di Storia e di P</span><span style="font-weight: bold;">rotagonisti di quella che fu la Classicissima</span><br />
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<img src="https://4action.s3.eu-west-3.amazonaws.com/2023/03/sanremo-chiappucci-intervista06-585x450.jpeg" border="0" alt="[Immagine: sanremo-chiappucci-intervista06-585x450.jpeg]" /><br />
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<span style="font-weight: bold;">Introduzione</span><br />
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“Ha vinto Daems. Anzi ha stravinto, li ha proprio stroncati tutti.” Con queste parole che sono di mio fratello Lorenzo, il corridore di famiglia, la Milano-Sanremo, entrò compiutamente nell’attento bambino sottoscritto. Era il 19 marzo 1962. <br />
Ho scritto ovunque di quanto il ciclismo sia nato in me fin da piccino e non trovo superfluo ribadirlo in ogni occasione, perché è un modo di presentare, fotogramma su fotogramma, un rapporto che alla fine sa essere qualcosa di più. <br />
La “Classicissima di primavera”, ovvero la definizione che spesso accompagna questa corsa anche e soprattutto ai tempi della mia fanciullezza, fu la prima delle grandi classiche di un giorno a farsi conoscere al mio osservatorio, era stata preceduta solo dal Giro d’Italia e dal Tour de France, nonché dalla prova a cronometro, il Trofeo Tendicollo Universal di Forlì, che ha contraddistinto le mie zone e che fu per il sottoscritto la palestra di indelebile saldatura verso lo sport del pedale. <br />
Questo volume non sarà solo il primo dei due che compongono la Storia della Milano Sanremo, ma rappresenterà l’apertura di una collana-viaggio sulle classiche del ciclismo, perlomeno su quelle che trovo oggettivamente più importanti, per quel condensato che tradizione e realtà hanno eletto tali e che, magari, potranno non trovare sulle medesime coordinate taluni. <br />
Saranno storie che definisco essenziali, senza la pretesa di essere organiche, ma tutte più meno incentrate sulle evoluzioni dei percorsi, sul riferimento che recitavano relativamente ad ogni annata; su quei protagonisti corridori che sono sempre, checché ne dica qualche organizzatore, la parte più cospicua di ogni proposta, nonché quegli ordini d’arrivo che, se si vuol essere fedeli al tratto storico delle singole corse, vanno presentati nella loro interezza. Tra l’altro, su quest’ultimo aspetto, i lettori più disponibili alla ricerca, tro-veranno delle sorprese non indifferenti. <br />
La Milano Sanremo dunque, una corsa che ha vissuto fasti altissimi, che divide con la Parigi-Roubaix e il Giro delle Fiandre, il podio più alto della popolarità, al netto delle diversità e delle specializzazioni che hanno progressivamente avvolto e minato il ciclismo. Una corsa dall’itinerario magnifico, un tempo bellissima non solo per questo, ma pure per i suoi tratti agonistici. Oggi, certamente la più cerebrale per quel gioco di attimi che sono il filo conduttore delle prove veloci. Sicuramente colei che più di ogni altra, esprime il sunto dei cambiamenti intervenuti su questo sport: senza stravolgenti modificazioni di percorso, è passata da prova di fatica eccelsa, che vedeva l’arrivo di Sanremo come un’impresa comunque, a meta possibile a tutti e dove i 300 chilometri del tracciato rappresentano l’aspetto tecnico nettamente meno influente. In altre parole, una corsa che è riuscita nell’impresa di non perdere fascino pur cambiando l’indirizzo dei propri aloni, costringendo,di conseguenza, l’osservatorio a riflettere non poco su questa anomalia.  <br />
Una prova che vive moderna uno spaccato di storia, non solo sul proprio sé, ma per le varie diramazioni che ha mosso e che sono arrivate ad incidere sulla cultura, sul costume e sullo stesso stile di chi si pone fraterno al pedale. Abbastanza per impegnare il narratore, a non fare di ciò che segue, una mera rappresentazione di dati.<br />
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        Maurizio Ricci (Morris)<br />
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<span style="font-weight: bold;">Una moderna Classicissima Centenaria.</span><br />
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La Milano Sanremo nacque nel 1907, come vedremo, fra le titubanze del direttore della Gazzetta dello Sport Camillo Costamagna e la non certo cospicua convinzione di chi, inizialmente, lavorò alla posa in opera della prova. Ad oltre un secolo di distanza però, la creatura che vide accanto al determinante Armando Cougnet, le maggiori volontà dell’ispiratore Tullo Morgagni e, successivamente, il peculiare contributo di Augusto Carlo Rossini, a dispetto dei mutamenti enormi incorsi nello sport di riferimento, è ancora perfettamente collocata su quel top internazionale che seppe raggiungere da subito. In altre parole, è sempre una corsa che tutti i corridori vorrebbero nel proprio palmares, nonostante le modificazioni che ne hanno deviato l’apogeo di riferimento, ovvero da prova per uomini di fondo ed eccelsi su ogni terreno, a gara per ruote veloci o, come tutte ad onor del vero, adatta a chi possiede le rare stimmate del finisseur. Sicuramente gli ispiratori che concepirono ed organizzarono per la prima volta la Milano-Sanremo, non avreb-bero mai immaginato che la loro sempre più perfetta macchina organizzativa, potesse arrivare al nuovo millennio con intatto fascino.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Il ciclismo italiano all’alba del 1907. </span><br />
Il movimento del pedale d’inizio secolo poggiava internazionalmente sulle attività all’interno dei tondini, come venivano chiamati i velodromi del tempo, ma nel breve volgere di un lustro, le manifestazioni su strada avevano saputo, in taluni paesi come Francia e Belgio, raggiungere e superare l’alone del ciclismo su pista sulle attenzioni popolari, fino a determinare le basi per l’elevazione di vere e proprie classiche. La Francia in particolare, era già “moderna”, con tre corse da considerarsi degli autentici fari mondiali, come Parigi-Roubaix, Parigi-Tours e Bordeaux-Parigi, attorno alle quali ruotavano molte gare minori, ma di spessore e continuità tali, da farne riferimento e, soprattutto, fungere da vero e proprio calendario. La nascita del Tour de France nel 1903, aveva proiettato il ciclismo a dominatore delle strade. <br />
In Italia invece, lo spontaneismo pure molto forte, non aveva sempre trovato i sostegni necessari per creare, sulle “macchine spinte a motore umano” a portata di tanti, la spinta che ne creava continuità. In altre parole, s’era in ritardo in maniera tangibile rispetto alla Francia, ed anche nei confronti del Belgio, che pure aveva sopperito con la quantità l’ancor non avvenuta cementazione di gare riferimento. La fotografia del nostro movimento, dunque, viveva di punti isolati e di poche certezze. <br />
E dire che l’avventura era iniziata molto presto, fra i primissimi in tutto a livello mondiale, nel 1870, con la Firenze Pistoia. Gli echi di quella genesi di ciclismo nella penisola - fatti di 23 concorrenti su bicicli aventi una ruota anteriore di 75 centimetri di diametro e di una posteriore di 50, della loro fatica, nonostante la media di soli 13 chilometri sui 33 del percorso e di quella polvere che sollevavano, della vittoria di uno straniero venuto dagli Stati Uniti, ma di origine olandese, tal Rynner Van Heste, s’erano nuovamente concentrati in una risposta, solo nel 1876, con la Milano Torino. Ma pure la corsa fra le due grandi città non era decollata come si sperava, ed a parte le edizioni del 1894, 1896, 1903 e 1905, all’alba del 1907 sembrava definitiva-mente tramontata. I perni sui quali gravitava il movimento dell’evoluta bicicletta su strada di quei giorni erano: la Coppa del Re, nata nel 1897 e fin lì corsa tutti gli anni ad esclusione del 1900 (chiuderà il suo ciclo nel 1909); la “Corsa Nazionale”, partita nel 1902 e corsa ininterrottamente (fino al 1908) e la “XX Settembre, poi negli anni conosciuta col nome di Roma-Napoli-Roma (che arriverà a chiudere il proprio itinerario nel 1961). <br />
A quelle “certezze”, erano giunte a dar manforte, con significativi successi, nel 1905, il Giro di Lombardia, organizzato proprio da “La Gazzetta dello Sport”, che diventerà negli anni la superclassica che tutti conoscono e, nel 1906, il Giro del Piemonte (che si corre ancora oggi), nonché la Milano-Modena (che chiuderà nel 1955), la Milano-Mantova (che giungerà fino al 1962) e quel Campionato Nazionale che, dopo essere stato lanciato nel 1885, si era subito arenato, fino a riprendere il suo ruolo, appunto, nel 1906. Un panorama non vasto, che aveva visto diverse meteore in auge un solo anno, di cui meritano citazioni le più importanti, ovvero: Legnano-Gravellona-Legnano (1905), Milano-Domodossola-Milano (1906), Milano-Erba-Lecco-Milano (1906), Brescia-Milano-Pollanza (1906), Milano-Alessandria-Milano (1906), Milano-Giovi-Milano (1906), Novi-Milano-Novi (1906), Milano-Verona (1906) Milano-Pontedecimo (1906).<br />
Tutte corse gravitanti su Milano e la Lombardia, ma pure alcune che scendevano verso la riviera ligure. E furono proprio le “fresche” ceneri di questi “quadri unici”, uniti ad altri interessi che portavano direttamente verso il mare ed i fiori della Liguria, a spingere ulteriormente verso la nascita della Milano Sanremo, la futura “Classicissima di Primavera”.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">I giornali organizzatori e sostenitori del pedale.</span><br />
Nel 1906, l’impulso verso lo sport che poteva vivere su uno spirito olimpico, nato e cementatosi attraverso ben tre Olimpiadi già svolte, trovò nelle testate giornalistiche, non solo sportive, un riferimento preciso per giungere all’elevazione dei propri scopi. Di converso, la rivoluzione tecnologica che produceva altre occasioni per fare sport, donava, al mondo della comunicazione, allora quasi esclusivo patrimonio dei giornali, l’occasione per porsi nelle condizioni migliori al fine di lanciare taluni “frutti” della suddetta rivoluzione, fino ad aggiungere all’anima narratrice e alla cronaca, una sempre più fitta rete di rapporti col mondo economico. <br />
In altre parole, si stavano creando copiosi spazi alla pubblicità diretta dei prodotti, oltre che dare temi di interesse di massa tali, da aumentare maggiormente le entità delle copie vendute. Lo sport ed i suoi eventi, dunque, rappresentavano un volano in rapida crescita, sul quale l’intervento organizzativo, in appoggio ed in simbiosi alle ancora poco diffuse e precarie società sportive, diveniva un fattore importante per la stessa sopravvivenza delle testate. Discipline come l’automobilismo, il motociclismo e il ciclismo, poi, avendo alla loro base un mezzo, stimolavano ancor più delle altre il rapporto ed il coinvolgimento col mondo imprenditoriale dei rispettivi settori, così fortemente intinti dell’esigenza di coinvolgere il più possibile le masse.<br />
Per lo sport più in generale comunque, l’entrata in scena di questi partners, costituiva un passo peculiare, perché la crescita sportiva italiana, doveva necessariamente passare su organizzazioni adeguate e territorialmente presenti, spinte da volontà precise di propaganda, proselitismo e programmi che non si limitassero a dare qualche risposta allo spontaneismo. <br />
Intanto, all’interno dei giornali, non tutti i redattori vivevano questo coinvolgimento con la medesima convinzione, ed in questo quadro, emergevano figure più peculiari e propulsive. Nella giovane Gazzetta dello Sport, che era na-ta nel 1896 e che, nel 1899, aveva scelto di proporsi sulla distinguibilissima carta rosa, i protagonisti della svolta verso il mondo sportivo, rispondevano ai nomi di Armando Cougnet, giornalista amministratore con un incredibile amore verso il ciclismo e Tullo Morgagni, redattore capo, nonché  progenitore di una fitta tela di rapporti con l’orizzonte dello sport. Grazie a loro lo stes-so ambiente dei costruttori delle “macchine a pedali”, come venivano definite allora le biciclette, non rimase insensibile, anche perché il giornale, sul quale il direttore Eugenio Camillo Costamagna raccoglieva al meglio le idee della redazione, sapeva coprire i periodi di lontananza dagli avvenimenti agonistici, con una serie di approfondimenti sul mezzo e le specifiche peculiarità, da rendere i “fogli rosa”, una palestra per lo stesso lancio commerciale dello strumento. <br />
All’alba del 1907, dunque, dopo gli esaltanti successi riscossi dalla Gazzetta dello Sport, con la proposta e l’organizzazione delle prime due edizioni del Giro di Lombardia, la testata, pur non essendo la più importante e diffusa nemmeno a livello sportivo, era comunque divenuta, un sicuro riferimento del mondo del pedale. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">La nascita della Milano Sanremo.</span><br />
Il fatto progenitore della Milano Sanremo non partì dalle macchine spinte a motore umano, ma da quelle a motore. A metà della prima decade del ‘900, si era all’alba dello sviluppo industriale automobilistico. La realtà mostrava già una discreta consistenza, in termini di proposta e ricerca, per le vetture di grossa cilindrata, molte delle quali venivano definite turistiche. C’erano poi quelle che venivano dichiarate “da corsa” e correvano realmente, visto che esisteva già un calendario di gare. <br />
Le auto di piccola cilindrata per lo più costruite da ditte minori, destinate alle fasce meno abbienti, ma comunque già con un certo tenore economico, andavano lanciate. Erano le cosiddette “utilitarie” sulle quali ogni passo di propaganda era ben accetto, anzi lo si favoriva. E fu proprio in questa direzione che “La Gazzetta dello Sport”, si fece convincere dall’Unione Sportiva Sanremese, guidata dall’Ingegner Francesco Sghirla, nell’organizzazione di una corsa automobilistica, riservata a queste vetture, che da Milano avrebbe rag-giunto Acqui e, da qui, la graziosa Sanremo, già allora meta turistica della migliore borghesia milanese. <br />
La corsa fu un fiasco in tutti i sensi: solo due delle trenta vetture partenti, raggiunsero Sanremo un paio di giorni dopo e l’interesse generale scemò, di fronte alla poca consistenza dimostrata da quelle macchine, ancora ben lontane dal minimo accettabile. Era l’agosto del 1906. <br />
La manifestazione però, aveva stuzzicato non poco la fantasia ed il pragmatismo di Tullo Morgagni (nella foto sotto), <br />
<img src="https://www.forlipedia.it/site/wp-content/uploads/2021/04/Tullo-morgagni-1-295x400.jpg" border="0" alt="[Immagine: Tullo-morgagni-1-295x400.jpg]" /><br />
il capo redattore della Gazzetta dello Sport, il quale, di fronte alla comunque forte volontà degli sportivi sanremesi e all’esigenza del giornale di cancellare quell’insuccesso con un’altrettanto forte risposta sportiva, pensò di mantenere valido l’itinerario che da Milano conduceva a Sanremo, ma con una corsa da riservare alle biciclette. Era convinto che il motore umano, si sarebbe comportato meglio rispetto a quello delle auto, come già il ciclismo dimostrava, attraverso diverse competizioni internazionali e lo stesso Giro di Lombardia, che il suo giornale organizzava. Ne parlò con Armando Cougnet, il quale, oltre ad essere l’Amministratore della testata, era pure il valente giornalista che trattava in primis lo sport del pedale. La sua risposta fu positiva. <br />
Ben più freddo e perplesso, invece, fu il direttore Camillo Costamagna, che accettò di partire per la nuova avventura, più per la mera necessità di coprire il buco finanziario e d’immagine dell’esperienza automobilistica, che per effettiva convinzione. Non a caso il suo “sì” definitivo s’ebbe solo quando vennero portate a Milano le 700 lire che costituivano la dotazione della corsa, la maggior parte delle quali erano state raccolte in un grosso salvadanaio con il quale il giovane aiuto-segretario della Unione Sportiva Sanremese, Piero Perotti, aveva realizzato una pubblica questua attraverso l'intera città della riviera ligure. <br />
Ad onor del vero in tutti persisteva un timore, come lo stesso Cougnet (foto sotto) dichiarò cinquanta anni dopo.<br />
<img src="https://bikeraceinfo.com/images-all/giro-images/history/founders-Cougnet2.jpg" border="0" alt="[Immagine: founders-Cougnet2.jpg]" /><br />
 “L'idea – disse - fugato qualche dubbio, fu accolta. Si aprì semplicemente la carta del Touring Club al 200.000 e si tracciò il percorso che in meno di trecento chilometri congiungeva Milano a Sanremo attraverso Ovada e Voltri col Passo del Turchino, e nella primavera del 1907 lanciammo il bando internazionale della prima Corsa al Sole. A quella epoca non c'era assolutamente in noi la speranza e tanto meno la convinzione, che la competizione dovesse incontrare quella fortuna che poi la fece proclamare la prima corsa al mondo. Ma la Milano Sanremo conteneva in sé un grande potenziale di sviluppo che la fece progredire di anno in anno. Fu essa a crearsi il successo dal suo debutto, caratterizzato dalla partecipazione dei migliori corridori francesi e belgi in rappresentanza delle due maggiori Case: la Peugeot e l'Alcyon, che allora dominavano il mercato e l'arengo agonistico”.<br />
Il 14 aprile 1907, iniziò così il corso ultracentenario della Milano-Sanremo: una nuova manifestazione per il pionieristico movimento del pedale, ma destinata a far colpo su tutta l’Europa, sia per l'impareggiabile scenario scelto, che per il suo autentico significato sul piano tecnico, nonché per la spinta ricevuta dalla prodigiosa riuscita che caratterizzò l'edizione inaugurale. Già alla vigilia della corsa si ebbe la dimostrazione di quanto l’attesa fosse cor-risposta, ed infatti, i manifestini propagandistici che la Gazzetta dello Sport aveva stampato per reclamizzare l'avvenimento, non mancarono di raggiungere lo scopo che i promotori s'erano prefissati, riuscendo ad accentrare l'interesse delle folle. Era tutto pronto e nel ritrovo dell’Osteria della Conca Fallata di MIlano, lungo il Naviglio Pavese, stava per partire quella che poi divenne la prima favolosa cavalcata di un drappello di uomini che si mostrarono superiori alle automobili, nel riuscire a raggiungere, pur partendo in una giornata di pioggia e di freddo, il bel sole della riviera ligure.<br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">-continua-</span>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Il Galibier e i suoi Angeli]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Il-Galibier-e-i-suoi-Angeli</link>
			<pubDate>Thu, 22 Feb 2024 08:36:24 +0100</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Il-Galibier-e-i-suoi-Angeli</guid>
			<description><![CDATA[A coloro che osano sui monti<br />
pedalando linguaggi<br />
che riconoscono <br />
nelle fatiche di tutti <br />
i sottili sentieri <br />
che chiamiamo sensazioni<br />
fino a far volare il corpo <br />
sul paesaggio della mente.<br />
<br />
Morris<br />
<br />
<br />
Avevo nove anni, quando il Galibier divenne parte integrante della mia passione ciclistica. Lo conoscevo già da almeno tre, perché il ciclismo era un penate di famiglia e le mie antenne allora sveglie come mai nel resto della mia vita, lo avevano abbinato al percorso dei miei giochi coi coperchini: nella mia terra i famosi e popolari “quarcì”. Era però, una conoscenza generica, al pari di altre montagne, mi mancava quel “di più” che faceva scattare in me la voglia di ricerca, sia a mo’ di asfissianti domande al mio intorno e sia sui giornali o quei libri che non mi erano poi così lontani, nonostante mi trovassi, all’epoca, fra la terza e la quarta elementare.<br />
Il Tour de France “dell’elevazione” fu dunque quello del 1964, ed il commento radiofonico e su carta dell’impresa di Federico Martin detto e conosciuto da tutti come “Bahamontes”, il fattore trasportante, l’alone leggendario che attorniava il Galibier. Una montagna che mi si presentò non normale, una che dovevo mettere sul trono dei miei percorsi per i “quarcì”; una che un bambino come me, doveva iniziare a vivere come religione. <br />
Trentaquattro anni dopo, col ciclismo non più al ruolo di sport principale d’Europa, anche nella sua massima e mondialmente stravista espressione del Tour de France, Marco Pantani, un ragazzo col mio dialetto e che mi era familiare, scolpì su quella montagna il segno della sua storica grandezza, ed il Galibier tornò a ruggire per tutti, come fosse Wembley o il Maracanà. Ma quel ragazzo, l’unico capace di portare al ciclismo folle oceaniche e non prevedibili, fu ammazzato presto, ed anche i templi o i totem della leggenda del pedale, tornarono nei ranghi di un alone, certo sempre grande ed esteso, ma altrettanto sempre interno allo sport della bicicletta. Fama e popolarità sì, ma niente a che vedere con quel patrimonio di tutti che poteva essere.<br />
Resta però un dato su cui ognuno deve e dovrà fare i conti: su quella montagna che per almeno otto mesi l’anno, impedisce o minaccia attraverso la neve siamese, il passaggio sicuro dello strumento spinto a motore umano, si volgono negli altri quattro, migrazioni con numeri da far gridare all’epocale. E non è certo una spinta sciistica a portare lungo traiettorie, pendenze e il fascinoso paesaggio del Galibier, tutte quelle persone d’ogni parte del mondo. Una religione che permane, un segno che impreziosisce ogni profeta, come lo furono coloro che passarono primi, in bicicletta, su quella cima. Veri e propri angeli custodi d’un luogo che anche percorrendolo in automobile, crea fremiti ed incensi. Qualcosa di più di una semplice “suggestione”, come la definiscono coloro che possiedono un cuore di pietra.<br />
<br />
<img src="https://d2exd72xrrp1s7.cloudfront.net/www/000/1k2/17/17fta31ti26pis702bra9y4n2o5m5ed2-uhi3390777/0?width=3072&amp;height=2304&amp;crop=false&amp;q=70" border="0" alt="[Immagine: 0?width=3072&amp;height=2304&amp;crop=false&amp;q=70]" /><br />
<br />
…Il Col du Galibier <br />
scorre mistico e risuona<br />
quando gli sei lontano, <br />
t’illumina quando sei da lui<br />
senza perdere frammenti<br />
di fascino, sogno e significati,<br />
perché te li incide <br />
senza dirti come ha fatto… <br />
<br />
Maurizio Ricci (Morris)<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Una storia lunga oltre cento anni………</span><br />
<br />
Una storia che ha un padre preciso, anche se, probabilmente, sarebbe nata lo stesso. Un romanzo, potremmo dire, che riconduce la sua genesi su un personaggio che ha velocizzato il passaggio del velocipede alla bici e che rappresenta una pietra miliare del ciclismo e del suo tempio maggiore, perlomeno per chi, oltre un secolo dopo, si pone di fronte a questo sport, con le valorizzazioni che vogliono i numeri: il Tour de France. <br />
La figura in questione è quella di Henri Desgrange, un francese, parigino per la precisione, tanto geniale quanto intinto di un sottile senso di superiorità, pur non mancando mai di essere prudente. Un campione sulla bicicletta nato anomalo, in quanto divenuto tale non per la ricerca di un riscatto, ma come frutto di una passione che intendeva come un serio fatto di vita e per la vita. Henri aveva un gemello, Roger, che era di lui l’opposto, un pio-prete senza veste talare, ed incapace di rischiare anche il minimo, uno insomma, che appariva destinato all’anonimato più perpetuo. La loro famiglia, non ricchissima, ma sufficientemente agiata per vivere i tratti migliori della borghesia parigina, aveva lasciato ai fratelli la strada per scegliere senza cadere, scottarsi o raggelarsi, e mentre Roger viveva il tutto nella versione più cupa dell’ignavia, Henri rispondeva con l’effervescenza del carattere, come megafono di una grande capacità di osservare e progettare. Studiò e stava divenendo avvocato, ma prima che le leggi, guardava lo spirito che le produceva, nato nell’ogni giorno dalle metamorfosi sociali che la ricerca scientifica e le risposte tecnologiche stavano presentando. Fu assunto in un importante ufficio del suo ramo di studi, ma vi restò poco: c’era qualcosa di meglio da fare. Già, si fece licenziare perché voleva correre su un mezzo che aveva la pretesa di sostituire in tutto il velocipede e divenire a portata di tanti: la bicicletta. Era il 1891, ed Henri, nato a Parigi il 31 gennaio 1865, aveva già 26 anni. Era da tempo che all’attività intellettuale, accostava le gare, soprattutto su una variante agonistica la cui nascita e la cui morte starà all’interno della Belle Èpque: quella dei tricicli. Lì, si era fregiato del titolo di campione, ma non bastava, lui voleva provarsi meglio su quel mezzo che vedeva come epocale e, proprio nel 1891, all’indomani del licenziamento, si iscrisse ad una corsa che voleva diventare famosa (e lo divenne), che partiva da Bordeaux ed arrivava a Parigi, la sua città. Uno sforzo immane per un neofita, ma lui la finì, non fra i primi, ma la finì. Sempre più vicino e scrutatore del nuovo strumento a pedali, divenne così un assiduo praticante di quei velodromi, allora chiamati tondini, che erano il teatro massimo, denso di folle, del nuovo mezzo. <br />
Qui, si scoprì scevro agli scatti, ma in possesso di una progressione da lasciare a bocca aperta l’osservatorio del tempo. Essendo resistente, provò a segnare la sua epoca con un qualcosa che potesse sì inebriare l’attualità, ma che restasse negli anni. Cercò dunque quei record che sono da sempre un modo per creare effetti superiori al traguardo, portandosi presso gli elementi che fanno critica e si leggono naturali alle disamine. <br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2013/13622486837490desgrange3.jpeg" border="0" alt="[Immagine: 13622486837490desgrange3.jpeg]" /><br />
Henri Desgrange tentò, e vi riuscì. L’11 maggio 1893, nella “sua” Parigi, radunò gran pubblico sulla pista in cemento di Buffalo (chiamata così perché sita su una zona che era stata la dimora parigina della troupe di William Cody, alias Buffalo Bill), e lì seppe dare spettacolo, stabilendo i primati mondiali del “Km con partenza da fermo”,  in 1’37”; dei 10 km, in 16’54” e, soprattutto, dell’Ora, percorrendo la distanza di 35325 metri. Due mesi e mezzo più tardi, allungò il suo palmares di record, ai 100 km, percorsi in 4 ore, 4 minuti e 7 secondi. Era nella storia, ma alla storia non vi passerà per questo. Divenuto famoso e affermato, diminuì l’intensità agonistica drasticamente, fino all’abbandono pochi mesi dopo, ma non lasciò lo sport ed il movimento fisico che saranno suoi compagni, sempre. Guardò con occhi ancor più acuti la “Belle Epoque” che gli scorreva davanti, raccolse le idee, l’osservazione e le esperienze, e cominciò a scrivere. <br />
Nel 1894 pubblicò un libro “La tete et les jambes”: un romanzo che rappresentava un inno alla bicicletta e, di fatto, insegnava al lettore anche il mestiere del corridore sul nuovo mezzo, l’unico spinto a motore umano. Cominciò a pubblicare scritti di varia natura con assiduità sui giornali e ad accostare a tutto questo, anche l’organizzazione di eventi. Nel 1897 divenne direttore del Velodromo del Parco dei Principi, l’anno successivo, scrisse un altro libro, dal titolo “Alphonse Marcaux” e, nel 1900, fu chiamato dagli industriali Albert De Dion e Adolphe Clément, a dirigere la loro nuovissima rivista, l’Auto-Velò: un giornale sportivo che aveva la chiara ambizione di scalzare dal ruolo di leader, “Le Velò”, diretto da quel Pierre Giffard che, nel 1891, aveva lanciato la Parigi-Brest-Parigi e che organizzava pure la Bordeaux-Parigi. <br />
Desgrange, lanciò la nuova testata su buoni livelli, e capì che la proposta di eventi ciclistici era determinante per il successo del giornale stesso, come d’altronde insegnava la testata concorrente. Ed in questa direzione si mosse, contribuendo, nel 1903, all’elevazione di quello che sarà un monumento del pedale su pista e di altri sport: il Velodrome d’Iver, sito in via Nelaton, vicino alla Torre Eiffel, a Parigi. Si trattava di un impianto coperto che garantiva attività sportive tutto l’anno. Ma la svolta nella vita di Henri, non fu nemmeno quella. L’anno però, era quello giusto.<br />
<img src="https://bikeraceinfo.com/images-all/photo-galleries-images/racers-images/bosses/Henri_Desgrange_1914.jpg" border="0" alt="[Immagine: Henri_Desgrange_1914.jpg]" /><br />
<br />
All’inizio del 1903, le vendite de l’Auto-Velò raggiungevano le 33000 copie, ma non erano ancora sufficienti per gratificare uno come Henri, in quanto il giornale di Giffard, era diffuso quasi tre volte tanto: 88000. Per battere la concorrenza, Desgrange cercò idee, coinvolgendo gli uomini della testata, ed una sera raccolse l’indicazione del suo capo redattore, Geo Lefevre, ovvero: l’organizzazione più sensazionale, in grado di richiamare interesse e conseguenti vendite, non poteva che partire da una nuova, più completa ed affascinante prova in bicicletta. Più massacrante dei 1200 chilometri della Parigi-Brest-Parigi, più corposa per itinerari, ed in grado di coinvolgere più territori. In altre parole si doveva organizzare il Tour de France sullo strumento chiave della “Belle Èpoque”: la bicicletta.<br />
Henri coinvolse tutto il coinvolgibile, attraverso gli stessi imprenditori proprietari della testata e l’impresa economica, che stava alla base della consorella organizzativa, si compì: il primo Tour, venne alla luce proprio nel 1903 e fu un successo. <br />
La strada era dunque spianata, ma restava intatto il bisogno di arricchire di interessi la morfologia della corsa, per farne compiutamente un evento di livello mondiale. Ed in questa direzione si mosse ancora una volta con grande acume. Dopo aver inserito gradatamente montagne di grandi difficoltà sul percorso del Tour de France, l’astuto Desgrange, si convinse che nulla era impossibile ai corridori ciclisti, anche se aveva dovuto constatare quanto fossero pochissimi coloro che riuscivano a raggiungere le vette, senza scendere dal mezzo a pedali. Ma non poteva fermarsi, di fronte a questi che considerava solo dettagli di resistenza, sul campo di un vincente percorso verso quel colossale, che sapeva colpire la fantasia degli sportivi con un’intensità via via più eccezionale. Le fatiche sempre maggiori mandavano in bestia i corridori, ma lui incassava i loro improperi e arricchiva di premi e danari i frutti delle loro abnegazioni: il Tour de France, stava diventando la corsa più famosa ed importante del mondo, ed era già la più ricca. Negli anni, Desgrange inserì sul tracciato della grande corsa francese, fra le altre cime, le asperità alpine del Col Bayard (1905), la Cote de Laffrey (1905) e, soprattutto, il Col de Porte (1907); indi il Col de la Republique (1903) per quanto riguarda il “Massiccio Centrale”, il Col du Cerdon (1907) della catena del Giura, nonché il celeberrimo Ballon d’Alsace (1905), vetta dei Volgi in Alsazia. La svolta decisamente più montagnosa, con l’edizione del 1910, quando “sposò” quasi per intero le principali vette dei Pirenei, in ordine di percorrenza, il Peyresourde, l’Aspin, ed i difficilissimi Tourmalet e l’Aubisque. Ma serviva ancora qualcosa di grosso e d’impervio, soprattutto fra le Alpi.<br />
Lì c’era una vetta che stuzzicava giorno e notte l’interesse di Desgrange. Quel colle che avrebbe fatto la differenza, arricchendo il Tour di una variabile importante sul complessivo terreno della leggenda da costruire. Qualche anno dopo, “Patron” Henri, rilasciò un’intervista dove dichiarava, a proposito di quei primi Tour de France, ed in particolare per l’edizione del 1910, quella dell’inserimento pirenaico: <span style="font-style: italic;">“<span style="font-weight: bold;">Quei poveri corridori non avevano tutti i torti di protestare. Ma senza quelle innovazioni rivoluzionarie, il Tour non sarebbe progredito e oggi non sarebbe quello che è. Mi hanno insultato, ma poi furono gli stessi corridori che riconobbero l’utilità di correre sulle grandi montagne per la propaganda dello sport ciclistico e mi resero giustizia, tanto che nessuno fiatò, nel 1911, quando spinsi il Tour sul terribile Galibier, a oltre 2500 metri di altezza”. </span></span><br />
Ed eccola qua, la cima-passo che era stata per tanto tempo nelle orbite di Desgrange. S’elevava fra la neve che anche d’estate a quella altezza si poteva trovare, ed era difficile, a tratti superba forse anche troppo per i corridori, ma era quello che Henri cercava: il suo sogno.<br />
<img src="https://bikeraceinfo.com/images-all/photo-galleries-images/racers-images/bosses/1913--Desgrange-fuma-e-guar.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1913--Desgrange-fuma-e-guar.jpg]" /><br />
<br />
Nel 1911 nasceva così il rapporto fra il Col du Galibier e il Tour de France, una leggenda nella leggenda. Su quel passo si elevò, tanti anni dopo, un monumento a Desgrange: fu una scelta giusta, legittima e, sicuramente, tanto apprezzata dal destinatario di quella ermeneutica. Il fondatore del Tour, amava il Galibier, era la sua montagna preferita.     <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Il Col du Galibier e il Tour de France</span><br />
<br />
Il Col du Galibier, dunque, arrivò al Tour de France come lo spettro accettato dai corridori e non mancò mai in tutti gli anni di presenza sul tracciato, di lasciare un segno, per la sua imponenza, per le fatiche che richiedeva e per quel fascino particolare che, con lo scorrere dei lustri, non è mai sceso. <br />
Una montagna rispettata, un totem del Tour. <br />
La sua storia nella celebre corsa e nel ciclismo più in generale cominciò, come detto, nel 1911, quando gli allora “pionieri” di questo sport, l’affrontarono con biciclette pesanti 15 chili abbondanti, senza cambio e con un sistema frenante azionato sulla sola ruota anteriore. La carreggiata del passo, non era altri che una mulattiera solo un poco più larga, come si può ben vedere dalla foto precedente, scattata sul Galibier, nell’edizione del 1913. <br />
I primi in assoluto a transitare sulla sua cima furono nell’ordine Emile Georget, Paul Duboc e Gustave Garrigou, che la leggenda vuole come gli unici a non scendere di bicicletta per proseguire a piedi fino alla cima. <br />
Da allora, il Col du Galibier è stato percorso dalle tappe del Tour de France per 62 volte. In 20 occasioni, colui che passò primo sulla sua cima, vinse poi anche la tappa. Potevano essere 63, perché il grande colle alpino, era presente nel tracciato dell’edizione del 1996, ma non fu poi scalato a causa delle condizioni atmosferiche proibitive. <br />
L’unica impresa sulla quale il Galibier ha deciso direttamente le sorti del Tour de France, è stata quella di Marco Pantani, nel 1998. In un giorno da lupi, per il freddo e la pioggia che sui 2400 metri di quota divenne nevischio, a circa cinque chilometri dalla cima, con in fuga un drappello di buoni corridori, il grande campione di Cesenatico, scattò dal gruppo degli uomini di classifica e, per loro, non restò altro che vederlo sparire all’orizzonte. Si visse la leggenda di uno dei più grandi mai saliti su una bicicletta, sulla leggenda del Galibier. Pantani volò sulle pendenze di quella nobiltà, raggiunse e staccò i fuggitivi, li aspettò nella discesa che portava al Lautaret e li staccò nuovamente, con una ascesa portentosa a Les Deux Alpes, dove era posto l’arrivo. Ipotecò il Tour con quello scatto, là dove il Galibier ruggiva la sua mitologia. <br />
L'unica volta in cui il Tour chiuse la tappa direttamente sulla cima del Galibier fu nel 2011, anno del Centenario, nel quale "il Gigante" fu scalato due volte: la prima con conclusione e la seconda con passaggio interno tappa. A passare primo sulla mitica soglia, fu in ambedue le occasioni, il lussemburghese Andy Schleck. <br />
<img src="https://todaycycling.com/wp-content/uploads/2020/04/andy-schleck-galibier-tour-de-france-2011.jpeg" border="0" alt="[Immagine: andy-schleck-galibier-tour-de-france-2011.jpeg]" /><br />
<span style="font-weight: bold;">2011 - L'arrivo vittorioso e solitario di Andy Schleck</span><br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">- continua -</span>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[A coloro che osano sui monti<br />
pedalando linguaggi<br />
che riconoscono <br />
nelle fatiche di tutti <br />
i sottili sentieri <br />
che chiamiamo sensazioni<br />
fino a far volare il corpo <br />
sul paesaggio della mente.<br />
<br />
Morris<br />
<br />
<br />
Avevo nove anni, quando il Galibier divenne parte integrante della mia passione ciclistica. Lo conoscevo già da almeno tre, perché il ciclismo era un penate di famiglia e le mie antenne allora sveglie come mai nel resto della mia vita, lo avevano abbinato al percorso dei miei giochi coi coperchini: nella mia terra i famosi e popolari “quarcì”. Era però, una conoscenza generica, al pari di altre montagne, mi mancava quel “di più” che faceva scattare in me la voglia di ricerca, sia a mo’ di asfissianti domande al mio intorno e sia sui giornali o quei libri che non mi erano poi così lontani, nonostante mi trovassi, all’epoca, fra la terza e la quarta elementare.<br />
Il Tour de France “dell’elevazione” fu dunque quello del 1964, ed il commento radiofonico e su carta dell’impresa di Federico Martin detto e conosciuto da tutti come “Bahamontes”, il fattore trasportante, l’alone leggendario che attorniava il Galibier. Una montagna che mi si presentò non normale, una che dovevo mettere sul trono dei miei percorsi per i “quarcì”; una che un bambino come me, doveva iniziare a vivere come religione. <br />
Trentaquattro anni dopo, col ciclismo non più al ruolo di sport principale d’Europa, anche nella sua massima e mondialmente stravista espressione del Tour de France, Marco Pantani, un ragazzo col mio dialetto e che mi era familiare, scolpì su quella montagna il segno della sua storica grandezza, ed il Galibier tornò a ruggire per tutti, come fosse Wembley o il Maracanà. Ma quel ragazzo, l’unico capace di portare al ciclismo folle oceaniche e non prevedibili, fu ammazzato presto, ed anche i templi o i totem della leggenda del pedale, tornarono nei ranghi di un alone, certo sempre grande ed esteso, ma altrettanto sempre interno allo sport della bicicletta. Fama e popolarità sì, ma niente a che vedere con quel patrimonio di tutti che poteva essere.<br />
Resta però un dato su cui ognuno deve e dovrà fare i conti: su quella montagna che per almeno otto mesi l’anno, impedisce o minaccia attraverso la neve siamese, il passaggio sicuro dello strumento spinto a motore umano, si volgono negli altri quattro, migrazioni con numeri da far gridare all’epocale. E non è certo una spinta sciistica a portare lungo traiettorie, pendenze e il fascinoso paesaggio del Galibier, tutte quelle persone d’ogni parte del mondo. Una religione che permane, un segno che impreziosisce ogni profeta, come lo furono coloro che passarono primi, in bicicletta, su quella cima. Veri e propri angeli custodi d’un luogo che anche percorrendolo in automobile, crea fremiti ed incensi. Qualcosa di più di una semplice “suggestione”, come la definiscono coloro che possiedono un cuore di pietra.<br />
<br />
<img src="https://d2exd72xrrp1s7.cloudfront.net/www/000/1k2/17/17fta31ti26pis702bra9y4n2o5m5ed2-uhi3390777/0?width=3072&amp;height=2304&amp;crop=false&amp;q=70" border="0" alt="[Immagine: 0?width=3072&amp;height=2304&amp;crop=false&amp;q=70]" /><br />
<br />
…Il Col du Galibier <br />
scorre mistico e risuona<br />
quando gli sei lontano, <br />
t’illumina quando sei da lui<br />
senza perdere frammenti<br />
di fascino, sogno e significati,<br />
perché te li incide <br />
senza dirti come ha fatto… <br />
<br />
Maurizio Ricci (Morris)<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Una storia lunga oltre cento anni………</span><br />
<br />
Una storia che ha un padre preciso, anche se, probabilmente, sarebbe nata lo stesso. Un romanzo, potremmo dire, che riconduce la sua genesi su un personaggio che ha velocizzato il passaggio del velocipede alla bici e che rappresenta una pietra miliare del ciclismo e del suo tempio maggiore, perlomeno per chi, oltre un secolo dopo, si pone di fronte a questo sport, con le valorizzazioni che vogliono i numeri: il Tour de France. <br />
La figura in questione è quella di Henri Desgrange, un francese, parigino per la precisione, tanto geniale quanto intinto di un sottile senso di superiorità, pur non mancando mai di essere prudente. Un campione sulla bicicletta nato anomalo, in quanto divenuto tale non per la ricerca di un riscatto, ma come frutto di una passione che intendeva come un serio fatto di vita e per la vita. Henri aveva un gemello, Roger, che era di lui l’opposto, un pio-prete senza veste talare, ed incapace di rischiare anche il minimo, uno insomma, che appariva destinato all’anonimato più perpetuo. La loro famiglia, non ricchissima, ma sufficientemente agiata per vivere i tratti migliori della borghesia parigina, aveva lasciato ai fratelli la strada per scegliere senza cadere, scottarsi o raggelarsi, e mentre Roger viveva il tutto nella versione più cupa dell’ignavia, Henri rispondeva con l’effervescenza del carattere, come megafono di una grande capacità di osservare e progettare. Studiò e stava divenendo avvocato, ma prima che le leggi, guardava lo spirito che le produceva, nato nell’ogni giorno dalle metamorfosi sociali che la ricerca scientifica e le risposte tecnologiche stavano presentando. Fu assunto in un importante ufficio del suo ramo di studi, ma vi restò poco: c’era qualcosa di meglio da fare. Già, si fece licenziare perché voleva correre su un mezzo che aveva la pretesa di sostituire in tutto il velocipede e divenire a portata di tanti: la bicicletta. Era il 1891, ed Henri, nato a Parigi il 31 gennaio 1865, aveva già 26 anni. Era da tempo che all’attività intellettuale, accostava le gare, soprattutto su una variante agonistica la cui nascita e la cui morte starà all’interno della Belle Èpque: quella dei tricicli. Lì, si era fregiato del titolo di campione, ma non bastava, lui voleva provarsi meglio su quel mezzo che vedeva come epocale e, proprio nel 1891, all’indomani del licenziamento, si iscrisse ad una corsa che voleva diventare famosa (e lo divenne), che partiva da Bordeaux ed arrivava a Parigi, la sua città. Uno sforzo immane per un neofita, ma lui la finì, non fra i primi, ma la finì. Sempre più vicino e scrutatore del nuovo strumento a pedali, divenne così un assiduo praticante di quei velodromi, allora chiamati tondini, che erano il teatro massimo, denso di folle, del nuovo mezzo. <br />
Qui, si scoprì scevro agli scatti, ma in possesso di una progressione da lasciare a bocca aperta l’osservatorio del tempo. Essendo resistente, provò a segnare la sua epoca con un qualcosa che potesse sì inebriare l’attualità, ma che restasse negli anni. Cercò dunque quei record che sono da sempre un modo per creare effetti superiori al traguardo, portandosi presso gli elementi che fanno critica e si leggono naturali alle disamine. <br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2013/13622486837490desgrange3.jpeg" border="0" alt="[Immagine: 13622486837490desgrange3.jpeg]" /><br />
Henri Desgrange tentò, e vi riuscì. L’11 maggio 1893, nella “sua” Parigi, radunò gran pubblico sulla pista in cemento di Buffalo (chiamata così perché sita su una zona che era stata la dimora parigina della troupe di William Cody, alias Buffalo Bill), e lì seppe dare spettacolo, stabilendo i primati mondiali del “Km con partenza da fermo”,  in 1’37”; dei 10 km, in 16’54” e, soprattutto, dell’Ora, percorrendo la distanza di 35325 metri. Due mesi e mezzo più tardi, allungò il suo palmares di record, ai 100 km, percorsi in 4 ore, 4 minuti e 7 secondi. Era nella storia, ma alla storia non vi passerà per questo. Divenuto famoso e affermato, diminuì l’intensità agonistica drasticamente, fino all’abbandono pochi mesi dopo, ma non lasciò lo sport ed il movimento fisico che saranno suoi compagni, sempre. Guardò con occhi ancor più acuti la “Belle Epoque” che gli scorreva davanti, raccolse le idee, l’osservazione e le esperienze, e cominciò a scrivere. <br />
Nel 1894 pubblicò un libro “La tete et les jambes”: un romanzo che rappresentava un inno alla bicicletta e, di fatto, insegnava al lettore anche il mestiere del corridore sul nuovo mezzo, l’unico spinto a motore umano. Cominciò a pubblicare scritti di varia natura con assiduità sui giornali e ad accostare a tutto questo, anche l’organizzazione di eventi. Nel 1897 divenne direttore del Velodromo del Parco dei Principi, l’anno successivo, scrisse un altro libro, dal titolo “Alphonse Marcaux” e, nel 1900, fu chiamato dagli industriali Albert De Dion e Adolphe Clément, a dirigere la loro nuovissima rivista, l’Auto-Velò: un giornale sportivo che aveva la chiara ambizione di scalzare dal ruolo di leader, “Le Velò”, diretto da quel Pierre Giffard che, nel 1891, aveva lanciato la Parigi-Brest-Parigi e che organizzava pure la Bordeaux-Parigi. <br />
Desgrange, lanciò la nuova testata su buoni livelli, e capì che la proposta di eventi ciclistici era determinante per il successo del giornale stesso, come d’altronde insegnava la testata concorrente. Ed in questa direzione si mosse, contribuendo, nel 1903, all’elevazione di quello che sarà un monumento del pedale su pista e di altri sport: il Velodrome d’Iver, sito in via Nelaton, vicino alla Torre Eiffel, a Parigi. Si trattava di un impianto coperto che garantiva attività sportive tutto l’anno. Ma la svolta nella vita di Henri, non fu nemmeno quella. L’anno però, era quello giusto.<br />
<img src="https://bikeraceinfo.com/images-all/photo-galleries-images/racers-images/bosses/Henri_Desgrange_1914.jpg" border="0" alt="[Immagine: Henri_Desgrange_1914.jpg]" /><br />
<br />
All’inizio del 1903, le vendite de l’Auto-Velò raggiungevano le 33000 copie, ma non erano ancora sufficienti per gratificare uno come Henri, in quanto il giornale di Giffard, era diffuso quasi tre volte tanto: 88000. Per battere la concorrenza, Desgrange cercò idee, coinvolgendo gli uomini della testata, ed una sera raccolse l’indicazione del suo capo redattore, Geo Lefevre, ovvero: l’organizzazione più sensazionale, in grado di richiamare interesse e conseguenti vendite, non poteva che partire da una nuova, più completa ed affascinante prova in bicicletta. Più massacrante dei 1200 chilometri della Parigi-Brest-Parigi, più corposa per itinerari, ed in grado di coinvolgere più territori. In altre parole si doveva organizzare il Tour de France sullo strumento chiave della “Belle Èpoque”: la bicicletta.<br />
Henri coinvolse tutto il coinvolgibile, attraverso gli stessi imprenditori proprietari della testata e l’impresa economica, che stava alla base della consorella organizzativa, si compì: il primo Tour, venne alla luce proprio nel 1903 e fu un successo. <br />
La strada era dunque spianata, ma restava intatto il bisogno di arricchire di interessi la morfologia della corsa, per farne compiutamente un evento di livello mondiale. Ed in questa direzione si mosse ancora una volta con grande acume. Dopo aver inserito gradatamente montagne di grandi difficoltà sul percorso del Tour de France, l’astuto Desgrange, si convinse che nulla era impossibile ai corridori ciclisti, anche se aveva dovuto constatare quanto fossero pochissimi coloro che riuscivano a raggiungere le vette, senza scendere dal mezzo a pedali. Ma non poteva fermarsi, di fronte a questi che considerava solo dettagli di resistenza, sul campo di un vincente percorso verso quel colossale, che sapeva colpire la fantasia degli sportivi con un’intensità via via più eccezionale. Le fatiche sempre maggiori mandavano in bestia i corridori, ma lui incassava i loro improperi e arricchiva di premi e danari i frutti delle loro abnegazioni: il Tour de France, stava diventando la corsa più famosa ed importante del mondo, ed era già la più ricca. Negli anni, Desgrange inserì sul tracciato della grande corsa francese, fra le altre cime, le asperità alpine del Col Bayard (1905), la Cote de Laffrey (1905) e, soprattutto, il Col de Porte (1907); indi il Col de la Republique (1903) per quanto riguarda il “Massiccio Centrale”, il Col du Cerdon (1907) della catena del Giura, nonché il celeberrimo Ballon d’Alsace (1905), vetta dei Volgi in Alsazia. La svolta decisamente più montagnosa, con l’edizione del 1910, quando “sposò” quasi per intero le principali vette dei Pirenei, in ordine di percorrenza, il Peyresourde, l’Aspin, ed i difficilissimi Tourmalet e l’Aubisque. Ma serviva ancora qualcosa di grosso e d’impervio, soprattutto fra le Alpi.<br />
Lì c’era una vetta che stuzzicava giorno e notte l’interesse di Desgrange. Quel colle che avrebbe fatto la differenza, arricchendo il Tour di una variabile importante sul complessivo terreno della leggenda da costruire. Qualche anno dopo, “Patron” Henri, rilasciò un’intervista dove dichiarava, a proposito di quei primi Tour de France, ed in particolare per l’edizione del 1910, quella dell’inserimento pirenaico: <span style="font-style: italic;">“<span style="font-weight: bold;">Quei poveri corridori non avevano tutti i torti di protestare. Ma senza quelle innovazioni rivoluzionarie, il Tour non sarebbe progredito e oggi non sarebbe quello che è. Mi hanno insultato, ma poi furono gli stessi corridori che riconobbero l’utilità di correre sulle grandi montagne per la propaganda dello sport ciclistico e mi resero giustizia, tanto che nessuno fiatò, nel 1911, quando spinsi il Tour sul terribile Galibier, a oltre 2500 metri di altezza”. </span></span><br />
Ed eccola qua, la cima-passo che era stata per tanto tempo nelle orbite di Desgrange. S’elevava fra la neve che anche d’estate a quella altezza si poteva trovare, ed era difficile, a tratti superba forse anche troppo per i corridori, ma era quello che Henri cercava: il suo sogno.<br />
<img src="https://bikeraceinfo.com/images-all/photo-galleries-images/racers-images/bosses/1913--Desgrange-fuma-e-guar.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1913--Desgrange-fuma-e-guar.jpg]" /><br />
<br />
Nel 1911 nasceva così il rapporto fra il Col du Galibier e il Tour de France, una leggenda nella leggenda. Su quel passo si elevò, tanti anni dopo, un monumento a Desgrange: fu una scelta giusta, legittima e, sicuramente, tanto apprezzata dal destinatario di quella ermeneutica. Il fondatore del Tour, amava il Galibier, era la sua montagna preferita.     <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Il Col du Galibier e il Tour de France</span><br />
<br />
Il Col du Galibier, dunque, arrivò al Tour de France come lo spettro accettato dai corridori e non mancò mai in tutti gli anni di presenza sul tracciato, di lasciare un segno, per la sua imponenza, per le fatiche che richiedeva e per quel fascino particolare che, con lo scorrere dei lustri, non è mai sceso. <br />
Una montagna rispettata, un totem del Tour. <br />
La sua storia nella celebre corsa e nel ciclismo più in generale cominciò, come detto, nel 1911, quando gli allora “pionieri” di questo sport, l’affrontarono con biciclette pesanti 15 chili abbondanti, senza cambio e con un sistema frenante azionato sulla sola ruota anteriore. La carreggiata del passo, non era altri che una mulattiera solo un poco più larga, come si può ben vedere dalla foto precedente, scattata sul Galibier, nell’edizione del 1913. <br />
I primi in assoluto a transitare sulla sua cima furono nell’ordine Emile Georget, Paul Duboc e Gustave Garrigou, che la leggenda vuole come gli unici a non scendere di bicicletta per proseguire a piedi fino alla cima. <br />
Da allora, il Col du Galibier è stato percorso dalle tappe del Tour de France per 62 volte. In 20 occasioni, colui che passò primo sulla sua cima, vinse poi anche la tappa. Potevano essere 63, perché il grande colle alpino, era presente nel tracciato dell’edizione del 1996, ma non fu poi scalato a causa delle condizioni atmosferiche proibitive. <br />
L’unica impresa sulla quale il Galibier ha deciso direttamente le sorti del Tour de France, è stata quella di Marco Pantani, nel 1998. In un giorno da lupi, per il freddo e la pioggia che sui 2400 metri di quota divenne nevischio, a circa cinque chilometri dalla cima, con in fuga un drappello di buoni corridori, il grande campione di Cesenatico, scattò dal gruppo degli uomini di classifica e, per loro, non restò altro che vederlo sparire all’orizzonte. Si visse la leggenda di uno dei più grandi mai saliti su una bicicletta, sulla leggenda del Galibier. Pantani volò sulle pendenze di quella nobiltà, raggiunse e staccò i fuggitivi, li aspettò nella discesa che portava al Lautaret e li staccò nuovamente, con una ascesa portentosa a Les Deux Alpes, dove era posto l’arrivo. Ipotecò il Tour con quello scatto, là dove il Galibier ruggiva la sua mitologia. <br />
L'unica volta in cui il Tour chiuse la tappa direttamente sulla cima del Galibier fu nel 2011, anno del Centenario, nel quale "il Gigante" fu scalato due volte: la prima con conclusione e la seconda con passaggio interno tappa. A passare primo sulla mitica soglia, fu in ambedue le occasioni, il lussemburghese Andy Schleck. <br />
<img src="https://todaycycling.com/wp-content/uploads/2020/04/andy-schleck-galibier-tour-de-france-2011.jpeg" border="0" alt="[Immagine: andy-schleck-galibier-tour-de-france-2011.jpeg]" /><br />
<span style="font-weight: bold;">2011 - L'arrivo vittorioso e solitario di Andy Schleck</span><br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">- continua -</span>]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 30 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-30-maggio</link>
			<pubDate>Tue, 30 May 2023 07:20:44 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-30-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Roger Buchonnet (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1261989017BUCHONNETRoger-3.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1261989017BUCHONNETRoger-3.jpg]" /><br />
Nato il 30 maggio 1926 a Magnet (Auvergne), deceduto il 3 marzo 2001 a Saint-Myon (Auvergne). Passista scalatore. Professionista da 1947 al 1958 con 15 vittorie. Un corridore ardimentoso, che ha saputo ritagliarsi notorietà nonostante mezzi non eccezionali. Per due lustri un riferimento per la Regione dell’Auvergne. Partecipò a quattro Tour de France di cui due conclusi ed in quello del 1951 fu protagonista, arrivò sul podio ad un Campionato di Francia, vinse brevi corse a tappe, nonché diverse frazioni delle stesse. In altre parole, uno che c’era, ed in qualche modo qualcosa raccoglieva. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1947-Ind.con Riva Sport (1):</span> GP de Marmignolles. <span style="font-weight: bold;">1951-Metropole (1): </span>Tappa di Nizza alla Parigi Nizza. <span style="font-weight: bold;">1952-Metropole (1):</span> GP de Marmignolles. <span style="font-weight: bold;">1953-Rochet (2):</span> Vienne-Gartempe, GP Martini. <span style="font-weight: bold;">1954-Rochet (1)</span>: Classifica Generale Circuit d'Auvergne. <span style="font-weight: bold;">1955-Rochet (2): </span>Tappa di Monosque alla Parigi Nizza, GP Sazeray. <span style="font-weight: bold;">1956-Rochet (3):</span> Circuit des Monts du Livradois, GP Guéret, GP Bonnat. <span style="font-weight: bold;">1957-Rochet (4): </span>Classifica Generale Circuit d'Auvergne, Tappa di Clermont Ferrand del Circuit d'Auvergne, Tappa di Reus alla Volta a Catalunya, Tappa di Bellac alla Vienne-Gartempe. <br />
<span style="font-weight: bold;">I suoi migliori piazzamenti. 1949: </span>3° nella Classifica Generale Circuit des Six Provinces, 3° nella 3a tappa Critérium du Dauphiné Libéré. <span style="font-weight: bold;">1950:</span> 2° nel GP du Midi-Libre, 2° nel GP Martini, 3° nella 5a tappa Circuit de l'Ouest. <span style="font-weight: bold;">1951: </span>2° nella tappa di Briancon al Tour de France, 3° nel Campionato Nazionale su Strada, 3° nel GP Chanteloup-les-Vignes, 4° nella tappa di Marsiglia al Tour de France, 7° nella tappa di Parigi al Tour de France, 39° nella Classifica Generale Finale Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1952: </span>2° nella tappa di Tanger al Tour del Marocco, 3° nella tappa di Gap al Critérium du Dauphiné Libéré.<span style="font-weight: bold;"> 1954: </span>2° GP Martini, 3° GP des commercants de La Ville-Gozet. <span style="font-weight: bold;">1955: </span>2° Critérium du Centre, 2° Criterium Montluçon, 2° Gp Ussel, 3° nel GP de la Trinité, 3° nel Gp Mauriac, 3° nel Gp Saint-Vallier, 3° nel Gp Guéret, 51° nella Classifica Generale Finale Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1956: </span>Grand Prix d´Issoire, 2° Criterium Dezice. <span style="font-weight: bold;">1957:</span> 2° nella Classifica Generale Vienne-Gartempe, 2° nella tappa Clermont Ferrand del Circuit d'Auvergne, 2° GP Martini, 3° nel Criterium Saint-Amandin.<br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Richard Everaerts (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16784697461325Everaerts,Richard.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16784697461325Everaerts,Richard.jpg]" /><br />
Nato a Rillaar il 30 maggio 1937, deceduto a Bonheiden il Primo maggio 1995. Passista. Professionista dal 1960 al 1965 con una vittoria.<br />
Grandissimo talento a livello giovanile e dilettantistico, dove dimostrò di poter vincere ogni corsa in linea, con azioni da dominatore, anche se poi, per una certa pigrizia, era sovente poco disponibile a concedersi allo spettacolo. I suoi acuti non si fermarono al Belgio, ma sconfinarono anche in quelle terre, come la Polonia, dove i giovani dilettanti belgi si trovarono ad affrontare i "professionisti di stato" dell'est europeo. A 21 anni nel 1958, vinse infatti due tappe del Giro di Polonia e finì 6° nella classifica finale. Nel 1960 passò stabilmente fra gli Indipendenti e vinse il Giro delle Fiandre, poi a fine stagione corse da professionista con la francese Mercier BP, vincendo il GP Rillaar. Nel 1961, il passaggio alla nostra Baratti con qualche corsa in seno alla Carpano. L'Italia non fece bene a Everaerts, che del nostro Paese apprezzò più la cucina, che le corse. Solo di classe e grazie alla spinta che viene da sempre nella terra di religione ciclistica, ovvero il suo Belgio, colse tre piazze d'onore nei Gran Premi di Lanaken, Deurne e Kapellen, ed il terzo posto nella Putte-Mechelen. Nel 1962, passò in pianta stabile alla Carpano, ma la musica non cambiò e da giugno s'accasò alla Mann: solo un 5° posto a Hoegaarden. La stagione seguente, lo vide ancora alla Mann: 2° nell'Omloop Hageland-Zuiderkempen e 3° a Zonnegem. Nel 1964 approdò alla Romeo-Flandria, ed in tutta la stagione colse solo il 3° posto a Geel, poi, nel 1965, il suo miglior risultato di carrioera fra i prof: 2° nella Freccia del Brabante. A fine anno lasciò il ciclismo, ed aprì una caffetteria a due passi dalla stazione di Haacht. E dire che era un corridore di talento.... <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Dino Liviero</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2015/14366480837732livier10.jpg" border="0" alt="[Immagine: 14366480837732livier10.jpg]" /><br />
Nato a Castelfranco Veneto il 30 maggio 1938, deceduto a Tarvisio il 6 maggio 1970. Professionista dal 1959 al 1964, con 5 vittorie. <br />
Un velocista dalla sparata notevole che, per vari motivi, non s'è compiuto come si poteva presumere, anche se è stato, nei pochi anni da professionista, assai popolare. Arrivò presto al ciclismo, evidenziando immediatamente le sue doti velocistiche. Naturalmente, le sue vittorie furono ben presto copiose al punto che una società del Ravennate, l'Edera di Santo Stefano, lo volle assolutamente con sé, ed allora i trasferimenti extraregionali fra i dilettanti, erano rari. Passò professionista nell'ottobre del 1959 in seno alla Torpado. Nel primo vero anno nell'elite si mise subito in mostra vincendo il Giro di Campania e la tappa di Caserta del GP Ciclomotoristico, prova nella quale fu 2° nella frazione di Manfredonia, 6° in quella di Spoleto e 15° nella classifica finale. Nell'anno colse anche un significativo 3° posto nella tappa di Verona al Giro d'Italia chiuso 74°. Nel 1961 vinse il Circuito di Ponte di Piave, si piazzò 2° nelle tappe di Teano e Firenze al Giro d'Italia e finì 6° nella Milano Sanremo. Nel 1962, provò la più grande gioia di carriera, vincendo la prima tappa del Giro d'Italia a Tabiano Terme, che gli valse anche la conquista della Maglia Rosa. Nell'anno si impose anche nel GP Cemab di Mirandola, colse il 3° posto al Giro Toscana, il 4° nella Milano-Mantova e il 6° nella Milano-Vignola. Nel 1963, passò dalla Torpado alla Lygie, ma non fu una stagione felice, solo un 4° posto a Lurago d'Erba, prova del Trofeo "Cougnet". Ancora un cambio di squadra nel 1964, con l'arrivo all'Ibac, ma non giunsero vittorie. Nell'anno fu 4° al Giro di Calabria e quinto nella Sassari-Cagliari. Il calo di risultati e la chiusura dell'Ibac, lo spinsero al ritiro dall'attività agonistica. Un destino crudele lo portò via ai suoi cari, ai suoi tifosi, alla sua gente, il 6 maggio del 1970, a soli 32 anni. Un incidente, in galleria a Tarvisio, l'appuntamento fatale con la morte. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Giordano Tognarelli</span><br />
<img src="https://farm8.staticflickr.com/7700/17186241846_46ee9ea2ae_b.jpg" border="0" alt="[Immagine: 17186241846_46ee9ea2ae_b.jpg]" /><br />
Nato a Ponte Buggianese (PT) il 30 maggio 1922, deceduto a Montecatini Terme (PT) il 25 ottobre 2015. Passista scalatore. Professionista indipendente dal 1949 al 1953, senza ottenere vittorie.<br />
Un esempio, potremmo dire stereotipo, di come la guerra abbia deviato o modificato una carriera. Oddio, sia chiaro, il conflitto se fosse stato tutto qui, nel deviare o modificare le carriere degli sportivi, sarebbe stato solo uno dei tantissimi segmenti, dove l'uomo si manifesta profondamente cretino, ingiusto e tendenzialmente dispotico...per deficienza. Purtroppo fu quello che abbiam visto. Ma restiamo a noi. Giordano Tognarelli, corridore pistoiese, sicuramente di valore superiore al raccolto di carriera, si trovò gli anni della crescita, tarpati da quella tortura e quando, come tanti altri, poté tornare, si trovò a dover recuperare quei pezzi mancanti senza avere il tempo di farlo facendone tesoro, il tutto in un intorno di precarietà che non erano stati cancellati dagli entusiasmi della fine del conflitto. In altre parole, più tecniche, non si era potuto adeguare, con la giusta temporalità, alle distanze delle corse di quei tempi e non poté provare al meglio quegli insegnamenti che tanti direttori sportivi, o semplici atleti, avevano ricavato leggendo il libro "Prendi la bicicletta e vai", il testo-vademecum più incisivo, rapportato alle varie epoche della storia ciclistica, scritto da Giuseppe Ambrosini, ed uscito la prima volta nel 1951. Tognarelli si legò siamese alla Associazione Ciclistica Montecatini, dove si trovò a fianco di Alfredo Martini di un anno e mezzo più anziano e dove, a ventisei anni, da dilettante con licenza di correre anche con indipendenti e professionisti, diede il meglio di sé. Nel 1948 infatti, vinse la Milano-Lugano, il GP Comune di Cerreto Guidi, indi fu protagonista di un grande Giro del Lazio, allora corsa a tappe riservata ai soli dilettanti. Qui, arrivò 3° nella prima tappa, 9° nella seconda, 9° nella terza, 4° nella quarta, frazione in cui conquistò la testa della classifica e 11° nella quinta ed ultima. A Roma, nella classifica finale, fu primo a pari tempo con Pietro Giudici, ma il vertice fu simbolicamente assegnato a questi, poiché a punti, sui piazzamenti in differenza, Tognarelli si trovò con due punti in più rispetto al collega. Una conclusione davvero un po' così, ma ciò tolse poco alla bella prestazione del pistoiese. Il problema era che il Giro del Lazio, verteva su tappe di cui la più lunga era di 178 km e Giordano aveva già 26 anni abbondanti.... Fatto sta, che nel 1949 passò fra gli indipendenti, cercando di recuperare il gap con le lunghezze delle corse professionistiche, ma non raccogliendo risultati apprezzabili, faticò a trovare un ingaggio vero. Ed infatti, nel 1950, fece qualche corsa con la Viscontea, altre con la Benotto, ed altre ancora col GS Spallanzani di Milano. Nell'anno fu 7° nel GP Montemaggio e chiuse col 73° nel Lombardia. Nel 1951, si trovò ancora fra gli isolati e dopo un esordio non privo di difficoltà alla Milano Sanremo che chiuse 134°, corse un buon Giro di Toscana, dove si piazzò 30°, ma per il resto niente di particolare. Corse anche nel 1952, da isolato, e nel 1953, con le maglie della UC Comense, ma non ottenne risultati. <br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Roger Buchonnet (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1261989017BUCHONNETRoger-3.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1261989017BUCHONNETRoger-3.jpg]" /><br />
Nato il 30 maggio 1926 a Magnet (Auvergne), deceduto il 3 marzo 2001 a Saint-Myon (Auvergne). Passista scalatore. Professionista da 1947 al 1958 con 15 vittorie. Un corridore ardimentoso, che ha saputo ritagliarsi notorietà nonostante mezzi non eccezionali. Per due lustri un riferimento per la Regione dell’Auvergne. Partecipò a quattro Tour de France di cui due conclusi ed in quello del 1951 fu protagonista, arrivò sul podio ad un Campionato di Francia, vinse brevi corse a tappe, nonché diverse frazioni delle stesse. In altre parole, uno che c’era, ed in qualche modo qualcosa raccoglieva. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1947-Ind.con Riva Sport (1):</span> GP de Marmignolles. <span style="font-weight: bold;">1951-Metropole (1): </span>Tappa di Nizza alla Parigi Nizza. <span style="font-weight: bold;">1952-Metropole (1):</span> GP de Marmignolles. <span style="font-weight: bold;">1953-Rochet (2):</span> Vienne-Gartempe, GP Martini. <span style="font-weight: bold;">1954-Rochet (1)</span>: Classifica Generale Circuit d'Auvergne. <span style="font-weight: bold;">1955-Rochet (2): </span>Tappa di Monosque alla Parigi Nizza, GP Sazeray. <span style="font-weight: bold;">1956-Rochet (3):</span> Circuit des Monts du Livradois, GP Guéret, GP Bonnat. <span style="font-weight: bold;">1957-Rochet (4): </span>Classifica Generale Circuit d'Auvergne, Tappa di Clermont Ferrand del Circuit d'Auvergne, Tappa di Reus alla Volta a Catalunya, Tappa di Bellac alla Vienne-Gartempe. <br />
<span style="font-weight: bold;">I suoi migliori piazzamenti. 1949: </span>3° nella Classifica Generale Circuit des Six Provinces, 3° nella 3a tappa Critérium du Dauphiné Libéré. <span style="font-weight: bold;">1950:</span> 2° nel GP du Midi-Libre, 2° nel GP Martini, 3° nella 5a tappa Circuit de l'Ouest. <span style="font-weight: bold;">1951: </span>2° nella tappa di Briancon al Tour de France, 3° nel Campionato Nazionale su Strada, 3° nel GP Chanteloup-les-Vignes, 4° nella tappa di Marsiglia al Tour de France, 7° nella tappa di Parigi al Tour de France, 39° nella Classifica Generale Finale Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1952: </span>2° nella tappa di Tanger al Tour del Marocco, 3° nella tappa di Gap al Critérium du Dauphiné Libéré.<span style="font-weight: bold;"> 1954: </span>2° GP Martini, 3° GP des commercants de La Ville-Gozet. <span style="font-weight: bold;">1955: </span>2° Critérium du Centre, 2° Criterium Montluçon, 2° Gp Ussel, 3° nel GP de la Trinité, 3° nel Gp Mauriac, 3° nel Gp Saint-Vallier, 3° nel Gp Guéret, 51° nella Classifica Generale Finale Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1956: </span>Grand Prix d´Issoire, 2° Criterium Dezice. <span style="font-weight: bold;">1957:</span> 2° nella Classifica Generale Vienne-Gartempe, 2° nella tappa Clermont Ferrand del Circuit d'Auvergne, 2° GP Martini, 3° nel Criterium Saint-Amandin.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Richard Everaerts (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16784697461325Everaerts,Richard.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16784697461325Everaerts,Richard.jpg]" /><br />
Nato a Rillaar il 30 maggio 1937, deceduto a Bonheiden il Primo maggio 1995. Passista. Professionista dal 1960 al 1965 con una vittoria.<br />
Grandissimo talento a livello giovanile e dilettantistico, dove dimostrò di poter vincere ogni corsa in linea, con azioni da dominatore, anche se poi, per una certa pigrizia, era sovente poco disponibile a concedersi allo spettacolo. I suoi acuti non si fermarono al Belgio, ma sconfinarono anche in quelle terre, come la Polonia, dove i giovani dilettanti belgi si trovarono ad affrontare i "professionisti di stato" dell'est europeo. A 21 anni nel 1958, vinse infatti due tappe del Giro di Polonia e finì 6° nella classifica finale. Nel 1960 passò stabilmente fra gli Indipendenti e vinse il Giro delle Fiandre, poi a fine stagione corse da professionista con la francese Mercier BP, vincendo il GP Rillaar. Nel 1961, il passaggio alla nostra Baratti con qualche corsa in seno alla Carpano. L'Italia non fece bene a Everaerts, che del nostro Paese apprezzò più la cucina, che le corse. Solo di classe e grazie alla spinta che viene da sempre nella terra di religione ciclistica, ovvero il suo Belgio, colse tre piazze d'onore nei Gran Premi di Lanaken, Deurne e Kapellen, ed il terzo posto nella Putte-Mechelen. Nel 1962, passò in pianta stabile alla Carpano, ma la musica non cambiò e da giugno s'accasò alla Mann: solo un 5° posto a Hoegaarden. La stagione seguente, lo vide ancora alla Mann: 2° nell'Omloop Hageland-Zuiderkempen e 3° a Zonnegem. Nel 1964 approdò alla Romeo-Flandria, ed in tutta la stagione colse solo il 3° posto a Geel, poi, nel 1965, il suo miglior risultato di carrioera fra i prof: 2° nella Freccia del Brabante. A fine anno lasciò il ciclismo, ed aprì una caffetteria a due passi dalla stazione di Haacht. E dire che era un corridore di talento.... <br />
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<span style="font-weight: bold;">Dino Liviero</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2015/14366480837732livier10.jpg" border="0" alt="[Immagine: 14366480837732livier10.jpg]" /><br />
Nato a Castelfranco Veneto il 30 maggio 1938, deceduto a Tarvisio il 6 maggio 1970. Professionista dal 1959 al 1964, con 5 vittorie. <br />
Un velocista dalla sparata notevole che, per vari motivi, non s'è compiuto come si poteva presumere, anche se è stato, nei pochi anni da professionista, assai popolare. Arrivò presto al ciclismo, evidenziando immediatamente le sue doti velocistiche. Naturalmente, le sue vittorie furono ben presto copiose al punto che una società del Ravennate, l'Edera di Santo Stefano, lo volle assolutamente con sé, ed allora i trasferimenti extraregionali fra i dilettanti, erano rari. Passò professionista nell'ottobre del 1959 in seno alla Torpado. Nel primo vero anno nell'elite si mise subito in mostra vincendo il Giro di Campania e la tappa di Caserta del GP Ciclomotoristico, prova nella quale fu 2° nella frazione di Manfredonia, 6° in quella di Spoleto e 15° nella classifica finale. Nell'anno colse anche un significativo 3° posto nella tappa di Verona al Giro d'Italia chiuso 74°. Nel 1961 vinse il Circuito di Ponte di Piave, si piazzò 2° nelle tappe di Teano e Firenze al Giro d'Italia e finì 6° nella Milano Sanremo. Nel 1962, provò la più grande gioia di carriera, vincendo la prima tappa del Giro d'Italia a Tabiano Terme, che gli valse anche la conquista della Maglia Rosa. Nell'anno si impose anche nel GP Cemab di Mirandola, colse il 3° posto al Giro Toscana, il 4° nella Milano-Mantova e il 6° nella Milano-Vignola. Nel 1963, passò dalla Torpado alla Lygie, ma non fu una stagione felice, solo un 4° posto a Lurago d'Erba, prova del Trofeo "Cougnet". Ancora un cambio di squadra nel 1964, con l'arrivo all'Ibac, ma non giunsero vittorie. Nell'anno fu 4° al Giro di Calabria e quinto nella Sassari-Cagliari. Il calo di risultati e la chiusura dell'Ibac, lo spinsero al ritiro dall'attività agonistica. Un destino crudele lo portò via ai suoi cari, ai suoi tifosi, alla sua gente, il 6 maggio del 1970, a soli 32 anni. Un incidente, in galleria a Tarvisio, l'appuntamento fatale con la morte. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Giordano Tognarelli</span><br />
<img src="https://farm8.staticflickr.com/7700/17186241846_46ee9ea2ae_b.jpg" border="0" alt="[Immagine: 17186241846_46ee9ea2ae_b.jpg]" /><br />
Nato a Ponte Buggianese (PT) il 30 maggio 1922, deceduto a Montecatini Terme (PT) il 25 ottobre 2015. Passista scalatore. Professionista indipendente dal 1949 al 1953, senza ottenere vittorie.<br />
Un esempio, potremmo dire stereotipo, di come la guerra abbia deviato o modificato una carriera. Oddio, sia chiaro, il conflitto se fosse stato tutto qui, nel deviare o modificare le carriere degli sportivi, sarebbe stato solo uno dei tantissimi segmenti, dove l'uomo si manifesta profondamente cretino, ingiusto e tendenzialmente dispotico...per deficienza. Purtroppo fu quello che abbiam visto. Ma restiamo a noi. Giordano Tognarelli, corridore pistoiese, sicuramente di valore superiore al raccolto di carriera, si trovò gli anni della crescita, tarpati da quella tortura e quando, come tanti altri, poté tornare, si trovò a dover recuperare quei pezzi mancanti senza avere il tempo di farlo facendone tesoro, il tutto in un intorno di precarietà che non erano stati cancellati dagli entusiasmi della fine del conflitto. In altre parole, più tecniche, non si era potuto adeguare, con la giusta temporalità, alle distanze delle corse di quei tempi e non poté provare al meglio quegli insegnamenti che tanti direttori sportivi, o semplici atleti, avevano ricavato leggendo il libro "Prendi la bicicletta e vai", il testo-vademecum più incisivo, rapportato alle varie epoche della storia ciclistica, scritto da Giuseppe Ambrosini, ed uscito la prima volta nel 1951. Tognarelli si legò siamese alla Associazione Ciclistica Montecatini, dove si trovò a fianco di Alfredo Martini di un anno e mezzo più anziano e dove, a ventisei anni, da dilettante con licenza di correre anche con indipendenti e professionisti, diede il meglio di sé. Nel 1948 infatti, vinse la Milano-Lugano, il GP Comune di Cerreto Guidi, indi fu protagonista di un grande Giro del Lazio, allora corsa a tappe riservata ai soli dilettanti. Qui, arrivò 3° nella prima tappa, 9° nella seconda, 9° nella terza, 4° nella quarta, frazione in cui conquistò la testa della classifica e 11° nella quinta ed ultima. A Roma, nella classifica finale, fu primo a pari tempo con Pietro Giudici, ma il vertice fu simbolicamente assegnato a questi, poiché a punti, sui piazzamenti in differenza, Tognarelli si trovò con due punti in più rispetto al collega. Una conclusione davvero un po' così, ma ciò tolse poco alla bella prestazione del pistoiese. Il problema era che il Giro del Lazio, verteva su tappe di cui la più lunga era di 178 km e Giordano aveva già 26 anni abbondanti.... Fatto sta, che nel 1949 passò fra gli indipendenti, cercando di recuperare il gap con le lunghezze delle corse professionistiche, ma non raccogliendo risultati apprezzabili, faticò a trovare un ingaggio vero. Ed infatti, nel 1950, fece qualche corsa con la Viscontea, altre con la Benotto, ed altre ancora col GS Spallanzani di Milano. Nell'anno fu 7° nel GP Montemaggio e chiuse col 73° nel Lombardia. Nel 1951, si trovò ancora fra gli isolati e dopo un esordio non privo di difficoltà alla Milano Sanremo che chiuse 134°, corse un buon Giro di Toscana, dove si piazzò 30°, ma per il resto niente di particolare. Corse anche nel 1952, da isolato, e nel 1953, con le maglie della UC Comense, ma non ottenne risultati. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 29 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-29-maggio</link>
			<pubDate>Mon, 29 May 2023 08:42:58 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-29-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Eugène Gréau (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1251013642GREAUEugene.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1251013642GREAUEugene.jpg]" /><br />
Nata il 29 maggio 1904 a Nieul-le-Dolent (Pays de la Loire), deceduto il 20 dicembre 1943 a Sonnenburg (Thuringen – Germania). Passista scalatore su strada, ciclocrossista. Professionista dal 1926 al 1933 con 47 successi. <br />
Buon ciclista prima, martire della resistenza, poi. Nella storia di questo figlio di un poco più che villaggio della Vandea, si racchiudono gli insiemi del ciclismo, quando era ancora nella sua fase propulsiva di sport e di vita e quelle derive che han sempre trovato nelle guerre la sublimazione più tangibile della criminalità e dell’imbecillità umana. <br />
Figlio di contadini divenne ciclista portando il latte, quando capì che sapeva pedalare meglio di tanti che non avevano quel carico. Dal 1921 al 1925 fu classificato dilettante ma lui correva pure per guadagnare, basti citare che in quel lasso raccolse 27 successi, anche se non partecipava tantissimo, perché doveva pure lavorare a casa. Divenne professionista quando fece del ciclismo davvero una professione, mise su famiglia (avrà cinque figli) e lavorava saltuariamente alle ferrovie. Da prof il suo talento non eccelso, ma tangibile nelle corse di un giorno e nelle brevi corse a tappe, gli consentì di raggiungere un bel bottino di vittorie e di piazzamenti e di poter mantenere la sua famiglia crescente, senza patemi. Ma da persona a modo quale era, ad un certo punto cercò più sicurezza e, quell’impiego saltuario alle Ferrovie francesi, divenne fisso durante il 1930. Da quel momento iniziò a gareggiare assai meno, si impegnò di più nel ciclocross, perché conviveva meglio col lavoro alle ferrovie e la sua carriera si chiuse a fine 1933, quando aveva 29 anni. Sulla bici era un passista scalatore, con un buon spunto di velocità che sapeva sviluppare meglio in quel ruolo che il tempo definirà “finisseur”. Taluni traguardi conquistati da Eugene Greau, erano di buona evidenza nel ciclismo francese fra le due guerre e dimostravano una vivacità ciclistica che nel pedale mondiale del tempo, vedeva solo il Belgio a livelli simili. Eugene partecipò a tre Tour de France, ma concluse solo l’ultimo, quello del ’29, al 47° posto. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1926 - JB Louvet -Wolber (4): </span>Champion de la Vienne de cyclo-cross, GP Ferrus, GP "La Rafale", Classifica Isolati Parigi Roubaix. <span style="font-weight: bold;">1927 - JB Louvet -Wolber (5):</span> Circuit des 3 Villes à Angers, Circuit du nord-ouest de la Vendée, GP de Montaigu, Circuit Poitou-Touraine, GP Mestard. <span style="font-weight: bold;">1928 – Dilecta-Wolber (14): </span>Angers-Cholet-Angers, Poitiers-Saumur-Poitiers, Nantes-Missillac, Circuit de la Charente inférieure, Circuit de Vendée, Circuit des Côteaux du Layon, GP de Challans, GP Thomann Chatellerault, GP Thomann Poitiers, Gp Bourgneuf, Gp Fontenay-le-Comte, Gp L'Herbier, Gp Poiré-sur-Vie, Gp Ruelle. <span style="font-weight: bold;">1929 L’automotion Talbot (12):</span> Champion de la Vienne de cyclo-cross, 3 jours de l'Avenir de la Vienne a Poitiers, 1a, 2a, 3a tappa de 3 jours de l'Avenir de la Vienne a Poitiers, Les Adjats-Angoulême-Les Adjats, Poitiers-Châtellerault-Poitiers, G.P de l'Automation a Poitiers, G.P Penaud, G.P Touranica, Gp Loudun, Gp Tours. <span style="font-weight: bold;">1930 – Oscar Egg Dunlop (2):</span> Champion de la Vienne de cyclo-cross, Gp Saint-Calais. <span style="font-weight: bold;">1931 Individuale (7):</span> GP Thomann, Gp Conneré, Gp Dollon, Gp Lavaré, Gp Montfort-le-Rotrou, Gp Saint-Maixent, Gp Vernon. <span style="font-weight: bold;">1932 Individuale (2):</span> GP de Paques au Cuart, Gp Chartres. <span style="font-weight: bold;">1933 Individuale (1):</span> Champion d'Eure-et-Loire de cyclo-cross.<br />
Piazzamenti di Nota. 1926: 2° nella Parigi Lille, 4° Parigi Angers, 16° Parigi Roubaix. 1927: <br />
2° Parigi-Le Havre, 11° Parigi Tours. 1928: 2° GP de la Loire, 2° Tours-Châtellerault-Tours. 1929: 2° Poitiers-Saumur-Poitiers, 2° Tours-Chatellerault-Tours, 47° al Tour de France. 1930: 2° GP de l'Automation a Poitiers, 2° GP du Vélo Sport Fertois. 1932: 2° GP de La Ferté-Vidame.<br />
Finita la carriera ciclistica continuò a lavorare per le Ferrovie francesi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Eugene Greau si unì alla resistenza. Arrestato dai tedeschi in seguito a un sabotaggio ferroviario, fu incarcerato nel 1941 e poi condannato a morte. La sua richiesta di clemenza viene comunque accolta, forse perché padre di cinque figli. Fu poi deportato in Germania dapprima in Renania poi a Sonnenburg, dove morì di fame e malattie il 20 dicembre 1943. Nel 1999 è stata intitolata ad Eugene Greau, una via nella sua cittadina natale di Nieul-le-Dolent. Alla vigilia del Tour de France 2005, proprio su quella via che era intersecata dalla tappa inaugurale della corsa, il Tour lo ha commemorato.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Franco Ongarato </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2/1233914019ongarato.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1233914019ongarato.jpg]" /><br />
Nato a Padova il 29 maggio 1949 a Padova. Passista veloce, alto m. 1,76 per kg. 70/71. Professionista dal 1973 al 1974, senza ottenere vittorie. <br />
Un corridore, a dispetto del tanto tempo passato, ancora popolare nella terra di chi scrive, per la sua militanza, da dilettante, nel Pedale Ravennate. Un atleta che avrebbe sicuramente recitato ben altri ruoli nel ciclismo assoluto, se non si fosse scontrato con la sfortuna. Franco aveva qualità eccellenti sul passo ed uno spunto veloce che diventava letale per gli avversari, se a monte c’era una gara densa di fatica. In altre parole aveva tutto per diventare un uomo da classiche nonché cacciatore di tappe nei GT. Ragazzo brillante e deciso, non avrebbe avuto problemi a trovarsi anche tra i professionisti, tanto nel ruolo di capitano che in quello di spalla.  <br />
Arrivò esordiente appassionato e convinto alla Ciclisti Padovani, per seguire il fratello maggiore Pierluigi, già dilettante di un certo valore. Nel 1965 Franco si classificò 2° al Campionato Italiano Esordienti e l’anno seguente vinse il Campionato Italiano cronometro a squadre allievi (Coppa Adriana). Sempre tra gli allievi, rivinse nel 1967, il Campionato Italiano cronometro a squadre e finì 2° nel Tricolore della velocità su pista. Divenuto dilettante lasciò nel 1969 la Padovani per approdare assieme al fratello maggiore al Pedale Ravennate, squadra storica di riferimento per diversi veneti di valore. Ed il vistoso talento del ventenne Ongarato si vide tutto: in stagione 14 vittorie: tra queste il Trofeo Pizzoli, la classifica finale Trofeo del Tricolore, il Criterium Europa a Basilea e la Classifica del più alto punteggio d'Italia. Nel 1970, oltre ai piazzamenti al Milk Race in Inghilterra, vinse due tappe al Tour de Bulgarie, mentre nella stagione successiva si impose in due tappe della Corsa della Pace. Inoltre fu 3° nella Preolimpica di Monaco di Baviera. La Scic squadrone professionistico raggiunse un accordo con Franco per il ’72, ma il giovane padovano non poté darvi seguito, perché bloccato dalla FCI come probabile olimpico. Ed alle Olimpiadi di Monaco Ongarato andò: titolare nella prova su strada, dove si ritirò a verso fine corsa a giochi fatti, e fu riserva nella 100 km. Tra le vittorie dell’anno olimpico, da segnalare una tappa al Tour de l'Avenir e una tappa del Giro d'Italia dilettanti dove finì 7° nella Generale Finale, nonché primo nella Classifica a punti.<br />
Passò professionista nel 1973 con la Dreher ed ottenne da subito alcuni buoni piazzamenti: nella Tirreno-Adriatico 3° a Tortoreto Lido, 3° ad Alba Adriatica e, sempre 3°, a S. Benedetto del Tronto; 8° alla Milano-Sanremo, 3° nella Sassari-Cagliari, 3° nella 9a tappa del Giro d'Italia (Carpegna-Alba Adriatica), 4° nella 17esima tappa del Giro d'Italia (Forte dei Marmi - Verona) e 5° nella 20esima tappa (Auronzo - Trieste). Chiuse il Giro al 113° posto. <br />
Nel 1974 in maglia Filcas ottenne un 3° posto al Giro della Sardegna e un 8°, 6° e 4° al Giro delle Puglie. Disputò la sua ultima corsa l'11 maggio 1974, a Martina Franca, al Giro delle Puglie, dove finì appunto 4° classificato. In serata però, litigò con il presidente Filcas e pur essendo in ottima forma non partì per l'imminente Giro d'Italia, interrompendo l'attività: aveva in tasca un contratto di compromesso con la Magniflex, ma il 15 agosto facendo un tuffo in mare a Lignano Sabbiadoro si ruppe due vertebre, rimanendo paralizzato per un anno. Seguì un lento e parziale recupero, ma a 25 anni fu costretto a chiudere col ciclismo. Entrò nel mondo del tennis gestendo fino al 1994 il mitico "Tennis minigolf di Lignano Sabbiadoro", complesso sportivo con 6 campi in terra rossa, scoprendo un sistema di lavorazione, per avere sugli stessi, un drenaggio immediato dell'acqua dopo la pioggia. Diventò così uno stimati professionista nel ramo costruzione e rifacimento dei campi da tennis in terra rossa. Il motto della ditta, nella quale entrò successivamente anche il figlio maestro di tennis, era, ed è: "drenaggio garantito".<br />
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<span style="font-weight: bold;">Hubert Opperman (Aus)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16422374311325Opperman,Hubert.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16422374311325Opperman,Hubert.jpg]" /><br />
Nato a Rochester (Australia) il 29 maggio 1904 e morto a Melbourne (Australia) il 18 aprile 1996. Fondista. Professionista dal 1922 al 1939 con 41 vittorie.<br />
Il primo australiano che abbandonò le corse in patria, per giungere nel continente storico del ciclismo. Visti i risultati, si può dire che Hubert Opperman, non sia stato solo un pioniere del ciclismo australiano, ma un campione con una sua precisa dimensione e collocazione internazionale. Il primo viaggio dall'Australia all'Europa, lo compì nel '28. Appena giunto in Francia disputò, giungendo 8°, la Parigi-Rennes e fu 3° nella Parigi-Bruxelles. Mal spalleggiato e senza esperienza non figurò adeguatamente nel Tour de France. Fu poi la pista a dargli modo di fare sensazione: si aggiudicò infatti la Bol d'Or coprendo la distanza record di km 950,060 e lasciando gli avversari a distanze abissali: Mouton fu 2° a 106 giri, Hout 3° a 155, Sellier 4° a 155, Urango 5° a 498. Nel '31, si impose nella Parigi-Brest-Parigi, battendo in volata il belga Léon Louyet ed altri quattro corridori, correndo alla media di 24, 121 kmh. Fu un epilogo che non ha paragoni nella storia delle manifestazioni di durata. Ma nel suo curriculum, composto da una quarantina di vittorie, figurano pure quattro campionati nazionali, il Gran Premio di Victoria '27, il Giro di Tasmania '29, il Circuito Bourbonnais, in Francia, nel 1931 e il Memorial Bidlake, in Gran Bretagna, nel 1934. All'attivo della sua lunga carriera, anche una striscia di record non indifferente. Notevole quello delle 24 Ore con allenatore in moto, dove coprì la distanza di km 1384, all'incredibile media di km/h 57,669. Anche fuori dal ciclismo, fu una figura di spicco. Dopo aver combattuto sul fronte del Pacifico e in Asia Orientale, come pilota di caccia-bombardieri, nel '49 venne eletto deputato (lo fu fino al '67), ricoprendo gli incarichi di aggiunto del Primo Ministro, di Ministro dei Trasporti, poi del Lavoro e, infine, dell'Immigrazione. Finita la parentesi direttamente politica, si dedicò alla carriera diplomatica. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Daniel Van Ryckeghem (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16844767261325VanRyckeghem,Daniel.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16844767261325VanRyckeghem,Daniel.jpg]" /><br />
Nato a Meulebeke il 29 maggio 1945, deceduto a Meulebeke il 26 maggio 2008. Professionista dal 1966 al 1973, con 39 vittorie.<br />
Coetaneo di Eddy Merckx, sembrò essere uno dei suoi avversari più accreditati nelle classiche, ma non esplose mai, anche se il suo curriculum è fitto di semiclassiche, nonché di tappe al Tour de France, a quello di Svizzera, ed altri di una certa importanza. Veloce, grintoso e dalla corporatura compatta, sapeva essere fortissimo quando lo sprint si dipanava su gruppetti e possedeva una buona tenuta sui muri, ma ebbe la sfortuna di incocciare in una grande generazione di corridori, non solo in Belgio. Oggi uno come Daniel Van Ryckeghem, sarebbe un signor corridore, un campione di prima grandezza nelle gare di un giorno. La sua, non fu una carriera molto lunga, già agli inizi degli anni settanta, quando si trasferì in Francia alla Sonolor, il suo calo, pur piazzandosi ancora, fu evidente, ed a soli 28 anni lasciò l'attività agonistica. Il resto della vita di Daniel, fu segnato dalla sfortuna. Danny, il suo unico figlio, a cui aveva dedicato tutto se stesso, morì per un tumore a soli 34 anni, dopo una lotta lunghissima. Daniel, non riuscì a superare il dolore e dopo tre anni, tre giorni prima del suo 63esimo compleanno, si suicidò.<br />
<span style="font-weight: bold;">Tutti i successi di Van Ryckeghem.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">1966: </span>GP Briek Schotte; 5a tappa Tour du Nord. <span style="font-weight: bold;">1967:</span> GP Francoforte; Kuurne-Bruxelles-Kuurne; Attraverso il Bel-gio; Bruxelles-Ingooigem; 1a tappa Tour de Suisse; 2a, 5°, 8a tappa Volta Ciclista a Ca-talunya; 1a tappa Deux Jours de Bertrix; Criterium di Wortegem e Ruddervoorde. <span style="font-weight: bold;">1968:</span> 3a tappa parte a (cronosquadre), 8a e 11a del Tour de France; 3a e 9a tappa del Tour de Suisse; 1a tappa Quattro Giorni di Dunkerque; Giro del Sud-Ovest; Criterium di Arras; Beernem, Gavere e Moorslede. <span style="font-weight: bold;">1969:</span> Giro delle Fiandre Orientali; Leeuwse Pijl; 5a tap-pa Tour du Nord; Circuito delle Frontiere; GP di Hooglede (ciclocross); Criterium di Dein-ze. <span style="font-weight: bold;">1970: </span>E3 Prijs Vlaanderen; Attraverso il Belgio; Putte-Kapellen; Circuito delle Sei Province; GP Elfstedenronde. <span style="font-weight: bold;">1971:</span> GP d'Isbergues; Criterium di Ruiselede e Lokeren. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Eugène Gréau (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1251013642GREAUEugene.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1251013642GREAUEugene.jpg]" /><br />
Nata il 29 maggio 1904 a Nieul-le-Dolent (Pays de la Loire), deceduto il 20 dicembre 1943 a Sonnenburg (Thuringen – Germania). Passista scalatore su strada, ciclocrossista. Professionista dal 1926 al 1933 con 47 successi. <br />
Buon ciclista prima, martire della resistenza, poi. Nella storia di questo figlio di un poco più che villaggio della Vandea, si racchiudono gli insiemi del ciclismo, quando era ancora nella sua fase propulsiva di sport e di vita e quelle derive che han sempre trovato nelle guerre la sublimazione più tangibile della criminalità e dell’imbecillità umana. <br />
Figlio di contadini divenne ciclista portando il latte, quando capì che sapeva pedalare meglio di tanti che non avevano quel carico. Dal 1921 al 1925 fu classificato dilettante ma lui correva pure per guadagnare, basti citare che in quel lasso raccolse 27 successi, anche se non partecipava tantissimo, perché doveva pure lavorare a casa. Divenne professionista quando fece del ciclismo davvero una professione, mise su famiglia (avrà cinque figli) e lavorava saltuariamente alle ferrovie. Da prof il suo talento non eccelso, ma tangibile nelle corse di un giorno e nelle brevi corse a tappe, gli consentì di raggiungere un bel bottino di vittorie e di piazzamenti e di poter mantenere la sua famiglia crescente, senza patemi. Ma da persona a modo quale era, ad un certo punto cercò più sicurezza e, quell’impiego saltuario alle Ferrovie francesi, divenne fisso durante il 1930. Da quel momento iniziò a gareggiare assai meno, si impegnò di più nel ciclocross, perché conviveva meglio col lavoro alle ferrovie e la sua carriera si chiuse a fine 1933, quando aveva 29 anni. Sulla bici era un passista scalatore, con un buon spunto di velocità che sapeva sviluppare meglio in quel ruolo che il tempo definirà “finisseur”. Taluni traguardi conquistati da Eugene Greau, erano di buona evidenza nel ciclismo francese fra le due guerre e dimostravano una vivacità ciclistica che nel pedale mondiale del tempo, vedeva solo il Belgio a livelli simili. Eugene partecipò a tre Tour de France, ma concluse solo l’ultimo, quello del ’29, al 47° posto. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1926 - JB Louvet -Wolber (4): </span>Champion de la Vienne de cyclo-cross, GP Ferrus, GP "La Rafale", Classifica Isolati Parigi Roubaix. <span style="font-weight: bold;">1927 - JB Louvet -Wolber (5):</span> Circuit des 3 Villes à Angers, Circuit du nord-ouest de la Vendée, GP de Montaigu, Circuit Poitou-Touraine, GP Mestard. <span style="font-weight: bold;">1928 – Dilecta-Wolber (14): </span>Angers-Cholet-Angers, Poitiers-Saumur-Poitiers, Nantes-Missillac, Circuit de la Charente inférieure, Circuit de Vendée, Circuit des Côteaux du Layon, GP de Challans, GP Thomann Chatellerault, GP Thomann Poitiers, Gp Bourgneuf, Gp Fontenay-le-Comte, Gp L'Herbier, Gp Poiré-sur-Vie, Gp Ruelle. <span style="font-weight: bold;">1929 L’automotion Talbot (12):</span> Champion de la Vienne de cyclo-cross, 3 jours de l'Avenir de la Vienne a Poitiers, 1a, 2a, 3a tappa de 3 jours de l'Avenir de la Vienne a Poitiers, Les Adjats-Angoulême-Les Adjats, Poitiers-Châtellerault-Poitiers, G.P de l'Automation a Poitiers, G.P Penaud, G.P Touranica, Gp Loudun, Gp Tours. <span style="font-weight: bold;">1930 – Oscar Egg Dunlop (2):</span> Champion de la Vienne de cyclo-cross, Gp Saint-Calais. <span style="font-weight: bold;">1931 Individuale (7):</span> GP Thomann, Gp Conneré, Gp Dollon, Gp Lavaré, Gp Montfort-le-Rotrou, Gp Saint-Maixent, Gp Vernon. <span style="font-weight: bold;">1932 Individuale (2):</span> GP de Paques au Cuart, Gp Chartres. <span style="font-weight: bold;">1933 Individuale (1):</span> Champion d'Eure-et-Loire de cyclo-cross.<br />
Piazzamenti di Nota. 1926: 2° nella Parigi Lille, 4° Parigi Angers, 16° Parigi Roubaix. 1927: <br />
2° Parigi-Le Havre, 11° Parigi Tours. 1928: 2° GP de la Loire, 2° Tours-Châtellerault-Tours. 1929: 2° Poitiers-Saumur-Poitiers, 2° Tours-Chatellerault-Tours, 47° al Tour de France. 1930: 2° GP de l'Automation a Poitiers, 2° GP du Vélo Sport Fertois. 1932: 2° GP de La Ferté-Vidame.<br />
Finita la carriera ciclistica continuò a lavorare per le Ferrovie francesi. Allo scoppio della seconda guerra mondiale Eugene Greau si unì alla resistenza. Arrestato dai tedeschi in seguito a un sabotaggio ferroviario, fu incarcerato nel 1941 e poi condannato a morte. La sua richiesta di clemenza viene comunque accolta, forse perché padre di cinque figli. Fu poi deportato in Germania dapprima in Renania poi a Sonnenburg, dove morì di fame e malattie il 20 dicembre 1943. Nel 1999 è stata intitolata ad Eugene Greau, una via nella sua cittadina natale di Nieul-le-Dolent. Alla vigilia del Tour de France 2005, proprio su quella via che era intersecata dalla tappa inaugurale della corsa, il Tour lo ha commemorato.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Franco Ongarato </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2/1233914019ongarato.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1233914019ongarato.jpg]" /><br />
Nato a Padova il 29 maggio 1949 a Padova. Passista veloce, alto m. 1,76 per kg. 70/71. Professionista dal 1973 al 1974, senza ottenere vittorie. <br />
Un corridore, a dispetto del tanto tempo passato, ancora popolare nella terra di chi scrive, per la sua militanza, da dilettante, nel Pedale Ravennate. Un atleta che avrebbe sicuramente recitato ben altri ruoli nel ciclismo assoluto, se non si fosse scontrato con la sfortuna. Franco aveva qualità eccellenti sul passo ed uno spunto veloce che diventava letale per gli avversari, se a monte c’era una gara densa di fatica. In altre parole aveva tutto per diventare un uomo da classiche nonché cacciatore di tappe nei GT. Ragazzo brillante e deciso, non avrebbe avuto problemi a trovarsi anche tra i professionisti, tanto nel ruolo di capitano che in quello di spalla.  <br />
Arrivò esordiente appassionato e convinto alla Ciclisti Padovani, per seguire il fratello maggiore Pierluigi, già dilettante di un certo valore. Nel 1965 Franco si classificò 2° al Campionato Italiano Esordienti e l’anno seguente vinse il Campionato Italiano cronometro a squadre allievi (Coppa Adriana). Sempre tra gli allievi, rivinse nel 1967, il Campionato Italiano cronometro a squadre e finì 2° nel Tricolore della velocità su pista. Divenuto dilettante lasciò nel 1969 la Padovani per approdare assieme al fratello maggiore al Pedale Ravennate, squadra storica di riferimento per diversi veneti di valore. Ed il vistoso talento del ventenne Ongarato si vide tutto: in stagione 14 vittorie: tra queste il Trofeo Pizzoli, la classifica finale Trofeo del Tricolore, il Criterium Europa a Basilea e la Classifica del più alto punteggio d'Italia. Nel 1970, oltre ai piazzamenti al Milk Race in Inghilterra, vinse due tappe al Tour de Bulgarie, mentre nella stagione successiva si impose in due tappe della Corsa della Pace. Inoltre fu 3° nella Preolimpica di Monaco di Baviera. La Scic squadrone professionistico raggiunse un accordo con Franco per il ’72, ma il giovane padovano non poté darvi seguito, perché bloccato dalla FCI come probabile olimpico. Ed alle Olimpiadi di Monaco Ongarato andò: titolare nella prova su strada, dove si ritirò a verso fine corsa a giochi fatti, e fu riserva nella 100 km. Tra le vittorie dell’anno olimpico, da segnalare una tappa al Tour de l'Avenir e una tappa del Giro d'Italia dilettanti dove finì 7° nella Generale Finale, nonché primo nella Classifica a punti.<br />
Passò professionista nel 1973 con la Dreher ed ottenne da subito alcuni buoni piazzamenti: nella Tirreno-Adriatico 3° a Tortoreto Lido, 3° ad Alba Adriatica e, sempre 3°, a S. Benedetto del Tronto; 8° alla Milano-Sanremo, 3° nella Sassari-Cagliari, 3° nella 9a tappa del Giro d'Italia (Carpegna-Alba Adriatica), 4° nella 17esima tappa del Giro d'Italia (Forte dei Marmi - Verona) e 5° nella 20esima tappa (Auronzo - Trieste). Chiuse il Giro al 113° posto. <br />
Nel 1974 in maglia Filcas ottenne un 3° posto al Giro della Sardegna e un 8°, 6° e 4° al Giro delle Puglie. Disputò la sua ultima corsa l'11 maggio 1974, a Martina Franca, al Giro delle Puglie, dove finì appunto 4° classificato. In serata però, litigò con il presidente Filcas e pur essendo in ottima forma non partì per l'imminente Giro d'Italia, interrompendo l'attività: aveva in tasca un contratto di compromesso con la Magniflex, ma il 15 agosto facendo un tuffo in mare a Lignano Sabbiadoro si ruppe due vertebre, rimanendo paralizzato per un anno. Seguì un lento e parziale recupero, ma a 25 anni fu costretto a chiudere col ciclismo. Entrò nel mondo del tennis gestendo fino al 1994 il mitico "Tennis minigolf di Lignano Sabbiadoro", complesso sportivo con 6 campi in terra rossa, scoprendo un sistema di lavorazione, per avere sugli stessi, un drenaggio immediato dell'acqua dopo la pioggia. Diventò così uno stimati professionista nel ramo costruzione e rifacimento dei campi da tennis in terra rossa. Il motto della ditta, nella quale entrò successivamente anche il figlio maestro di tennis, era, ed è: "drenaggio garantito".<br />
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<span style="font-weight: bold;">Hubert Opperman (Aus)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16422374311325Opperman,Hubert.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16422374311325Opperman,Hubert.jpg]" /><br />
Nato a Rochester (Australia) il 29 maggio 1904 e morto a Melbourne (Australia) il 18 aprile 1996. Fondista. Professionista dal 1922 al 1939 con 41 vittorie.<br />
Il primo australiano che abbandonò le corse in patria, per giungere nel continente storico del ciclismo. Visti i risultati, si può dire che Hubert Opperman, non sia stato solo un pioniere del ciclismo australiano, ma un campione con una sua precisa dimensione e collocazione internazionale. Il primo viaggio dall'Australia all'Europa, lo compì nel '28. Appena giunto in Francia disputò, giungendo 8°, la Parigi-Rennes e fu 3° nella Parigi-Bruxelles. Mal spalleggiato e senza esperienza non figurò adeguatamente nel Tour de France. Fu poi la pista a dargli modo di fare sensazione: si aggiudicò infatti la Bol d'Or coprendo la distanza record di km 950,060 e lasciando gli avversari a distanze abissali: Mouton fu 2° a 106 giri, Hout 3° a 155, Sellier 4° a 155, Urango 5° a 498. Nel '31, si impose nella Parigi-Brest-Parigi, battendo in volata il belga Léon Louyet ed altri quattro corridori, correndo alla media di 24, 121 kmh. Fu un epilogo che non ha paragoni nella storia delle manifestazioni di durata. Ma nel suo curriculum, composto da una quarantina di vittorie, figurano pure quattro campionati nazionali, il Gran Premio di Victoria '27, il Giro di Tasmania '29, il Circuito Bourbonnais, in Francia, nel 1931 e il Memorial Bidlake, in Gran Bretagna, nel 1934. All'attivo della sua lunga carriera, anche una striscia di record non indifferente. Notevole quello delle 24 Ore con allenatore in moto, dove coprì la distanza di km 1384, all'incredibile media di km/h 57,669. Anche fuori dal ciclismo, fu una figura di spicco. Dopo aver combattuto sul fronte del Pacifico e in Asia Orientale, come pilota di caccia-bombardieri, nel '49 venne eletto deputato (lo fu fino al '67), ricoprendo gli incarichi di aggiunto del Primo Ministro, di Ministro dei Trasporti, poi del Lavoro e, infine, dell'Immigrazione. Finita la parentesi direttamente politica, si dedicò alla carriera diplomatica. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Daniel Van Ryckeghem (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16844767261325VanRyckeghem,Daniel.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16844767261325VanRyckeghem,Daniel.jpg]" /><br />
Nato a Meulebeke il 29 maggio 1945, deceduto a Meulebeke il 26 maggio 2008. Professionista dal 1966 al 1973, con 39 vittorie.<br />
Coetaneo di Eddy Merckx, sembrò essere uno dei suoi avversari più accreditati nelle classiche, ma non esplose mai, anche se il suo curriculum è fitto di semiclassiche, nonché di tappe al Tour de France, a quello di Svizzera, ed altri di una certa importanza. Veloce, grintoso e dalla corporatura compatta, sapeva essere fortissimo quando lo sprint si dipanava su gruppetti e possedeva una buona tenuta sui muri, ma ebbe la sfortuna di incocciare in una grande generazione di corridori, non solo in Belgio. Oggi uno come Daniel Van Ryckeghem, sarebbe un signor corridore, un campione di prima grandezza nelle gare di un giorno. La sua, non fu una carriera molto lunga, già agli inizi degli anni settanta, quando si trasferì in Francia alla Sonolor, il suo calo, pur piazzandosi ancora, fu evidente, ed a soli 28 anni lasciò l'attività agonistica. Il resto della vita di Daniel, fu segnato dalla sfortuna. Danny, il suo unico figlio, a cui aveva dedicato tutto se stesso, morì per un tumore a soli 34 anni, dopo una lotta lunghissima. Daniel, non riuscì a superare il dolore e dopo tre anni, tre giorni prima del suo 63esimo compleanno, si suicidò.<br />
<span style="font-weight: bold;">Tutti i successi di Van Ryckeghem.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">1966: </span>GP Briek Schotte; 5a tappa Tour du Nord. <span style="font-weight: bold;">1967:</span> GP Francoforte; Kuurne-Bruxelles-Kuurne; Attraverso il Bel-gio; Bruxelles-Ingooigem; 1a tappa Tour de Suisse; 2a, 5°, 8a tappa Volta Ciclista a Ca-talunya; 1a tappa Deux Jours de Bertrix; Criterium di Wortegem e Ruddervoorde. <span style="font-weight: bold;">1968:</span> 3a tappa parte a (cronosquadre), 8a e 11a del Tour de France; 3a e 9a tappa del Tour de Suisse; 1a tappa Quattro Giorni di Dunkerque; Giro del Sud-Ovest; Criterium di Arras; Beernem, Gavere e Moorslede. <span style="font-weight: bold;">1969:</span> Giro delle Fiandre Orientali; Leeuwse Pijl; 5a tap-pa Tour du Nord; Circuito delle Frontiere; GP di Hooglede (ciclocross); Criterium di Dein-ze. <span style="font-weight: bold;">1970: </span>E3 Prijs Vlaanderen; Attraverso il Belgio; Putte-Kapellen; Circuito delle Sei Province; GP Elfstedenronde. <span style="font-weight: bold;">1971:</span> GP d'Isbergues; Criterium di Ruiselede e Lokeren. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 28 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-28-maggio</link>
			<pubDate>Sun, 28 May 2023 08:11:30 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-28-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Michael Boogerd (Hol)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2019/15600098061325Boogerd,Michael.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15600098061325Boogerd,Michael.jpg]" /><br />
Nato all’Aia il 28 maggio1972. Completo, alto 1,77 per 63 kg. Professionista dal 1994 al 2007 con 55 vittorie. Un corridore brillante, talentuoso, generoso ed agonisticamente onesto. Lo dimostrava ogni volta che sapeva trovare la fuga giusta, dove non si risparmiava e tirava sempre di più rispetto a chi era con lui. Poi, ovviamente, pagava questa disponibilità, perdendo smalto negli sprint decisivi. Sapeva essere forte anche nelle corse a tappe, ma è vissuto nell’era sbagliata, perché uno con le sue misure naturali, piovuto nell’era dei chetoni e dei frullini del fisico anoressico, avrebbe potuto dire qualcosa di tutt’altro genere anche nei GT. A dimostralo i successi, anche ripetuti, di taluni che non gli erano superiori in nulla.<br />
I primi segni di talento li mise in luce nel 1990, quando fra le diverse vittorie conquistò un 2° posto significativo al Tour du Basse-Gaulaine.  Idem l’anno seguente stavolta 2° al Grand Prix Francois Faber, mentre fra i dilettanti nel ’92 sempre fra le tante vittorie fece sua la Drielandenomloop. Michael passò professionista nel ’94 con i colori della Wordperfect-Colnago-Decca restando fedele al team per tutta la carriera seguendone le vicende nei vari cambi di denominazione. Dopo i primi anni di apprendistato, prese parte al Tour de France 1996, conquistando la vittoria nella sesta tappa da Arc-et-Senans ad Aix-les-Bains e chiuse la corsa al 31esimo posto in generale. L’anno dopo fu 8° <br />
nella Setmana Catalana, 3° nella Freccia del Brabante, terzo al Tour de Romandie, prima di conquistare il Titolo olandese su strada. A Tour de France chiuse 16°, ma terzo nella Classifica Giovani, dietro a Jan Ullrich e Peter Luttenberger.<br />
La stagione 1998 fu ottima per Michael Boogerd che conquistò una tappa e la classifica generale alla Setmana Catalana de Ciclismo, fu terzo alla Freccia del Brabante e 5° alla Liegi-Bastogne-Liegi. Al via del Tour de France si dimostrò competitivo fin da subito, restando sempre con i migliori e chiudendo al 5° posto della Generale ed a fine anno col 2° posto al Giro di Lombardia terminò 6° nella Classifica finale di Coppa del Mondo.<br />
Tante le vittorie nel ’99: la Parigi-Nizza, l’Amstel Gold Race, il GP Bruno Beghelli, una tappa alla Volta a la Comunitat Valenciana, una alla Vuelta dei Paesi Baschi, l’Amsterdam Rai Derny Race, l’Acht van Chaam, il Giro dell’Emilia. Chiuse poi 2° la Freccia del Brabante, 2° alla Setmana Catalana de Ciclismo, 9° alla Clasica San Sebastian, 8° alla Coppa Sabatini, 15° al Lombardia e completò al 2° posto la Coppa del Mondo, così come fu classificato 2° nel Ranking Mondiale dell’UCI.  Dopo un 2000 in chiaroscuro, con tre vittorie, ma di pesanti solo una tappa alla Tirreno Adriatico, l’anno seguente Michael Boogerd tornò prepotentemente alla ribalta: vinse il Trofeo Alcudia, conquistò due tappe alla Volta a la Comunitat Valenciana chiudendo 2° nella Generale, vinse ad Ortezzano la 7a tappa della Tirreno-Adriatico (che chiuse 3°) e conquistò la Setmana Catalana de Ciclismo e la Freccia del Brabante. Fu poi 10° al Tour de France, 9° all’Amstel, 5° alla Liegi-Bastogne-Liegi, 3° al Lombardia e tentò vanamente un attacco nel finale del Mondiale a Lisbona (43°). Nel 2002 l’olandese prese parte per la prima ed unica volta al Giro d’Italia, chiudendo 17°, al Tour finì 12° ma vinse la tappa a La Plaine. Nel 2003 vinse nuovamente la Freccia del Brabante e, grazie a tanti buoni piazzamenti, finì 2° nella Coppa del Mondo. Al Mondiale di Hamilton l’olandese chiuse 5°.<br />
Il 2004 fu l’anno dei secondi posti per Boogerd: 2° alla Freccia del Brabante, all’Amstel Gold Race, alla Liegi-Bastogne-Liegi e al Giro di Lombardia. La stagione seguente fu 3° alla Liegi-Bastogne-Liegi, 2° all’Amstel Gold Race. Dopo un 2005 non all’altezza del suo ruolino (solo una vittoria in un criterium), riconquistò l’anno successivo il Titolo di Campione d’Olanda, vinse l’Acht van Chaam, fu 4° nel Campionato di Zurigo, 8° al Lombardia e al Tour de France, pur lavorando alacremente per Menchov, chiuse 13°.  Il 2007 fu la sua ultima stagione nel professionismo: vinse cinque gare di secondo piano e al Tour fu spalla di Rasmussen, chiudendo poi 12°. <br />
Il forte legame creatosi con lo sponsor Rabobank, lo fece diventare, una volta appesa la bicicletta al chiodo, testimonial pubblicitario di quel polo bancario.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Maurice Desimpelaere (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16408609161325Desimpelaere,Maurice2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16408609161325Desimpelaere,Maurice2.jpg]" /><br />
Nato il 28 maggio 1920 a Ledegem, deceduto il 30 gennaio 2005 a Wevelgem. Passista veloce. Professionista dal 1942 al 1950 con 40 vittorie. <br />
Un corridore veloce, ma non velocissimo, bravo sul passo e discreto sulle salite brevi e secche. In altre parole, adattissimo alle classiche, anche se il suo bottino ne ha raccolte solo due fra le più grandi, mentre si è arricchito di diverse dal valore medio. Bravissimo nei criterium, corse che in Belgio, hanno storicamente dimostrato sostanze non così tali in altre nazioni del ciclismo tradizionale. Lì, la sua volata lunga o quei colpi da finisseur che pure erano tanta parte del suo bagaglio di qualità, divenivano spesso letali. Fu capace di tradurre al meglio un colpo di fortuna alla Parigi Roubaix del 1944, quando il gruppetto al comando che stava inseguendo fu fermato ad un passaggio a livello e lui poté rientrare e battere tutti i volata, compreso l'indomito italiano trapiantato in Francia, Jules Rossi, che fu l'ultimo ad arrendersi e per pochi centimetri tra l'altro. Di origini umili, ma non poverissime, Desimpelaere, ha il pregio di aver messo fine alla carriera ai primi segni di tramonto. A ben guardare la storia dell'intero sport, in pochi vi sono riusciti. Un ottimo corridore, Maurice, ma non un fuoriclasse. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie, stagione su stagione. 1942: </span>Criterium di Beernem, Kaprijke e Dixmude. <span style="font-weight: bold;">1943:</span> Criterium di Dikkelvene e Ninove. <span style="font-weight: bold;">1944:</span> Parigi Roubaix; Criterium di Bruxelles, Ledegem e Bavilhove. <span style="font-weight: bold;">1945:</span> GP d'Esperaza; G.P Stad Vilvoorde; Campionato Belga per Club; Circuit de la Capitale, Criterium di Oostkamp, Oostnieuwkerke, Lokeren, Marcinelle, Mons e Bonheiden. <span style="font-weight: bold;">1946:</span> Attraverso il Belgio; 2a Tappa dell'Attraverso il Belgio; Campionato Belga per Club; Bruxelles-Moorslede; Criterium di Rollegem (2 giugno) e Rollegem (7 agosto). <span style="font-weight: bold;">1947:</span> Gand-Wevelgem; Circuit delle Tre Città Sorelle, Bruxelles-Moorslede; Paris-Montceau les Mines; Campionato Belga per Club; Criterium di Tournai e Ostende. <span style="font-weight: bold;">1948: </span>Giro delle Fiandre Occidentali; Criterium di Stesene, Bredene e Moorsele. <span style="font-weight: bold;">1949:</span> Parigi-Saint Etienne; 1a Tappa della Parigi-Saint Etienne; Criterium di Aartrijke e Izegem. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Amedeo Gattafoni</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2016/14695385183538FotoGattafoni.jpg" border="0" alt="[Immagine: 14695385183538FotoGattafoni.jpg]" /><br />
Nato a Civitanova Marche (Macerata) il 28 maggio 1944. Passista veloce, alto 1,87 per kg 83. Professionista dal 1969 al 1971, senza ottenere vittorie. Un ragazzone altissimo per i suoi tempi e pesante, divenuto ciclista in un'epoca lontanissima dall'attualità redditizia del trasformismo scheletrico di anglosassone ideazione. Già, quel trasformismo che essendo assente negli anni sessanta (universalmente migliori e più umani rispetto agli odierni), ha lasciato il corridore Gattafoni sulla linea del suo buon talento, ma pure a combattere con l'entità di complicate controindicazioni. E lui, da ragazzo positivo quale era, s'è impegnato assai, ma ha pure pagato gli sforzi richiesti dalla visione orizzontale e non specializzata del ciclismo di quei tempi e della mancanza di una certa conoscenza pulita e realmente scientifica negli allenamenti per reggerli. Morale: per essere un corridore in grado di portare ovunque con competitività il suo fisico "complicato", s'è bruciato presto, prima del tempo di logica, anche perché allora, i dilettanti, correvano su chilometraggi non certo inferiori ai professionisti di oggi. <br />
Amedeo scelse il ciclismo, perché era lo sport di famiglia: suo zio, Rolando Verdini detto "Barbetto", era stato un corridore professionista agli inizi degli anni cinquanta, prima come gregario di Fiorenzo Magni e, poi, continuando a correre fra dilettanti ed amatori, fino agli esordi del nipote, seppe divenire un grande amico di Gino Bartali. Il giovane Gattafoni non tardò a farsi notare, aldilà della parentela con una gloria locale e per la sua imponenza fisica unica: in bici ci sapeva fare e vinceva pure. A vent'anni era già ben collocato nella popolarità e nella considerazione dell'osservatorio marchigiano: erano ancora poche però le sue uscite nazionali. L'occasione arrivò imperiosa e prestigiosa a poco più di 21 anni, poiché l'11 settembre 1966, sui non facili 214 chilometri del cagliaritano, con Cagliari sede d'arrivo, si sarebbero svolti i Campionato Italiani su strada dilettanti. Qui il gigantesco Amedeo fu davvero.....gigantesco. Dopo aver promosso una fuga iniziale che non andò a buon fine, a poco più di metà gara ne promosse un'altra, composta da sette corridori che fu, alla fine, decisiva. Il veemente inseguimento di azzurri ed azzurrabili del CT Rimedio, portò però, a soli duecento metri dai fuggitivi, a cinque chilometri dalla conclusione, quel che restava del gruppo, decimato da una giornata caldissima, dalle salite e dal vento contrario che accompagnò i concorrenti negli ultimi 40 chilometri di gara. A quel punto Gattafoni partì nuovamente e stavolta solo i lombardi Bianco e Franzetti riuscirono a seguirlo. Ma all'ultimo chilometro il corridore marchigiano se li tolse di ruota e andò a conquistare solitario il Titolo Italiano. All'indomani della conquista avrebbe voluto passare professionista (che era la scelta più giusta), ma fu fermato dalla lista dei P.O. E così il buon Gattafoni continuò fra i cosiddetti puri, Vinse ancora gare importanti o pesanti come il GP San Basso, il Trofeo Strazzi, la tappa più importante del Giro d'Abruzzo, ma al professionismo passò solo nel '69, approfittando del passaggio alla massima categoria del gruppo dilettantistico in cui s'era accasato, lasciando l'Ercoli di Civitanova, ovvero il G.S. Gris 2000 di Bologna. E con la Gris 2000, nel primo anno fra i prof, partecipò al Giro d'Italia, dove, per un colpo di sfortuna, si giocò quella possibile vittoria di tappa che poteva cambiargli la carriera. Accadde nella seconda frazione con arrivo a Mirandola, dove il corridore civitanovese fu autore di un'importante fuga solitaria, che non ebbe successo perché fu bloccata a meno di trenta chilometri dal traguardo, da un passaggio a livello chiuso. Al Giro poi si ritirò, ma all'indomani della grande corsa fu 4° nel GP di Tarquinia, indi il 14° al Trofeo Matteotti fu la sua miglior piazza fra estate ed autunno '69. La chiusura della Gris a fine stagione lo lasciò senza contratto e per il '70, s'accasò alla modesta Civitanova Marche: sodalizio da applaudire, ma non in grado di seguire programmi di rilievo. Nell'anno, il miglior piazzamento di Gattafoni, fu il 18° posto nella Milano Vignola. A fine anno rimase disoccupato. Staccò la licenza anche per il '71, ma non corse mai. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Nicola Miceli </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16610007021325Miceli,Nicola.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16610007021325Miceli,Nicola.jpg]" /><br />
Nato a Desio, nella provincia di Monza e Brianza, il 28 maggio 1971. Passista scalatore. Professionista dal 1993 al 2001 con 6 vittorie. Un corridore di buone qualità ma incostante, aspetto che ne ha limitato il curriculum e lo ha esposto, visto il suo carattere deciso, a non facili convivenze nei sodalizi in cui ha militato: ben sette su nove anni di professionismo. In ogni caso un corridore che, se in giornata, era un osso duro per tutti. <br />
Da allievo si mise in evidenza per le sue doti di scalatore e vinse corse di peso nella categoria: su tutte la classifica generale della Drei Etappen Rundfahrt Frankfurt. Due anni dopo passò dilettante nelle file della S.C. Panor-Ceramiche Pagnoncelli con la quale nel ’91 conquista il successo nella Coppa Mobilio Ponsacco, fu terzo in una tappa al Giro delle Regioni che poi chiuse terzo nella classifica generale finale.  alle spalle di Davide Rebellin e José Lamy. Nel 1992 trascorse un periodo come stagista alla Carrera-Vagabond-Tassoni ed in quel lasso conquistò la vittoria in entrambe le prove della Crono-Staffetta a Cepagatti (con Tafi, Roscioli, Perini, Giannelli e Pulnikov). Passò professionista nel 1993 con la Carrera Jeans con un contratto triennale. Nell’anno d’esordio colse i suoi migliori piazzamenti al Giro di Toscana (15°) e al G.P. Industria e Artigianato di Larciano (17°). Nel ’94 ad agosto finì 8° alla Subida a Urkiola in Spagna ed il 6 ottobre ruppe il ghiaccio conquistando il Giro del Piemonte. L’anno dopo fu 4° alla Vuelta Ciclista al Pais Vasco sull’arrivo di Vitoria, e 10° al Giro del Friuli. Nel 1996 iniziò con la maglia della colombiana Glacial, il suo continuo cambiamento di squadre ogni anno. In quella stagione partecipò per la prima volta al Giro d’Italia, dove si ritirò nel corso dell’ottava tappa. Andò molto meglio al Giro di polonia dove al 2° posto in una tappa aggiunse medesimo piazzamento nella Generale Finale.<br />
Nel 1997 Nicola Miceli corse per l’Aki. A maggio fu 5° al G.P. Industria e Commercio di Prato e nello stesso mese prese nuovamente parte al Giro d’Italia, stavolta con buone soddisfazioni: 2° nella  Breuil-Cervinia, completò la Corsa Rosa al 4° posto.  Il 1998 Miceli lo passò in seno alla Riso Scotti ed al Giro d’Italia vinse la quarta con arrivo al Monte Argentario grazie ad un’azione da gran finisseur. Fu poi 3° sul traguardo dell’Alpe di Pampeago, ma prima della partenza della penultima frazione, fu fermato per un livello di ematocrito fuori norma. L’anno successivo Nicola passò alla Liquigas conquistando la seconda tappa del Trofeo Interspar, colse poi un 3° ed un 2° di tappa alla Settimana ciclistica Lombarda che chiuse al posto d’onore. Vinse poi la nona tappa del Giro del Portogallo, fu 2° al Giro di Toscana e prese parte alla Vuelta di Spagna chiusa 36°. Nel 2000 corse per l’Alessio ottenendo il 3° posto al GP Industria &amp; Artigianato di Larciano e chiuse 10° la Classifica Generale della Vuelta a Asturias. L’anno seguente con la maglia della Tacconi Sport corse la sua ultima stagione. Nel dopo diventò un affermato imprenditore. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Michael Boogerd (Hol)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2019/15600098061325Boogerd,Michael.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15600098061325Boogerd,Michael.jpg]" /><br />
Nato all’Aia il 28 maggio1972. Completo, alto 1,77 per 63 kg. Professionista dal 1994 al 2007 con 55 vittorie. Un corridore brillante, talentuoso, generoso ed agonisticamente onesto. Lo dimostrava ogni volta che sapeva trovare la fuga giusta, dove non si risparmiava e tirava sempre di più rispetto a chi era con lui. Poi, ovviamente, pagava questa disponibilità, perdendo smalto negli sprint decisivi. Sapeva essere forte anche nelle corse a tappe, ma è vissuto nell’era sbagliata, perché uno con le sue misure naturali, piovuto nell’era dei chetoni e dei frullini del fisico anoressico, avrebbe potuto dire qualcosa di tutt’altro genere anche nei GT. A dimostralo i successi, anche ripetuti, di taluni che non gli erano superiori in nulla.<br />
I primi segni di talento li mise in luce nel 1990, quando fra le diverse vittorie conquistò un 2° posto significativo al Tour du Basse-Gaulaine.  Idem l’anno seguente stavolta 2° al Grand Prix Francois Faber, mentre fra i dilettanti nel ’92 sempre fra le tante vittorie fece sua la Drielandenomloop. Michael passò professionista nel ’94 con i colori della Wordperfect-Colnago-Decca restando fedele al team per tutta la carriera seguendone le vicende nei vari cambi di denominazione. Dopo i primi anni di apprendistato, prese parte al Tour de France 1996, conquistando la vittoria nella sesta tappa da Arc-et-Senans ad Aix-les-Bains e chiuse la corsa al 31esimo posto in generale. L’anno dopo fu 8° <br />
nella Setmana Catalana, 3° nella Freccia del Brabante, terzo al Tour de Romandie, prima di conquistare il Titolo olandese su strada. A Tour de France chiuse 16°, ma terzo nella Classifica Giovani, dietro a Jan Ullrich e Peter Luttenberger.<br />
La stagione 1998 fu ottima per Michael Boogerd che conquistò una tappa e la classifica generale alla Setmana Catalana de Ciclismo, fu terzo alla Freccia del Brabante e 5° alla Liegi-Bastogne-Liegi. Al via del Tour de France si dimostrò competitivo fin da subito, restando sempre con i migliori e chiudendo al 5° posto della Generale ed a fine anno col 2° posto al Giro di Lombardia terminò 6° nella Classifica finale di Coppa del Mondo.<br />
Tante le vittorie nel ’99: la Parigi-Nizza, l’Amstel Gold Race, il GP Bruno Beghelli, una tappa alla Volta a la Comunitat Valenciana, una alla Vuelta dei Paesi Baschi, l’Amsterdam Rai Derny Race, l’Acht van Chaam, il Giro dell’Emilia. Chiuse poi 2° la Freccia del Brabante, 2° alla Setmana Catalana de Ciclismo, 9° alla Clasica San Sebastian, 8° alla Coppa Sabatini, 15° al Lombardia e completò al 2° posto la Coppa del Mondo, così come fu classificato 2° nel Ranking Mondiale dell’UCI.  Dopo un 2000 in chiaroscuro, con tre vittorie, ma di pesanti solo una tappa alla Tirreno Adriatico, l’anno seguente Michael Boogerd tornò prepotentemente alla ribalta: vinse il Trofeo Alcudia, conquistò due tappe alla Volta a la Comunitat Valenciana chiudendo 2° nella Generale, vinse ad Ortezzano la 7a tappa della Tirreno-Adriatico (che chiuse 3°) e conquistò la Setmana Catalana de Ciclismo e la Freccia del Brabante. Fu poi 10° al Tour de France, 9° all’Amstel, 5° alla Liegi-Bastogne-Liegi, 3° al Lombardia e tentò vanamente un attacco nel finale del Mondiale a Lisbona (43°). Nel 2002 l’olandese prese parte per la prima ed unica volta al Giro d’Italia, chiudendo 17°, al Tour finì 12° ma vinse la tappa a La Plaine. Nel 2003 vinse nuovamente la Freccia del Brabante e, grazie a tanti buoni piazzamenti, finì 2° nella Coppa del Mondo. Al Mondiale di Hamilton l’olandese chiuse 5°.<br />
Il 2004 fu l’anno dei secondi posti per Boogerd: 2° alla Freccia del Brabante, all’Amstel Gold Race, alla Liegi-Bastogne-Liegi e al Giro di Lombardia. La stagione seguente fu 3° alla Liegi-Bastogne-Liegi, 2° all’Amstel Gold Race. Dopo un 2005 non all’altezza del suo ruolino (solo una vittoria in un criterium), riconquistò l’anno successivo il Titolo di Campione d’Olanda, vinse l’Acht van Chaam, fu 4° nel Campionato di Zurigo, 8° al Lombardia e al Tour de France, pur lavorando alacremente per Menchov, chiuse 13°.  Il 2007 fu la sua ultima stagione nel professionismo: vinse cinque gare di secondo piano e al Tour fu spalla di Rasmussen, chiudendo poi 12°. <br />
Il forte legame creatosi con lo sponsor Rabobank, lo fece diventare, una volta appesa la bicicletta al chiodo, testimonial pubblicitario di quel polo bancario.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Maurice Desimpelaere (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16408609161325Desimpelaere,Maurice2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16408609161325Desimpelaere,Maurice2.jpg]" /><br />
Nato il 28 maggio 1920 a Ledegem, deceduto il 30 gennaio 2005 a Wevelgem. Passista veloce. Professionista dal 1942 al 1950 con 40 vittorie. <br />
Un corridore veloce, ma non velocissimo, bravo sul passo e discreto sulle salite brevi e secche. In altre parole, adattissimo alle classiche, anche se il suo bottino ne ha raccolte solo due fra le più grandi, mentre si è arricchito di diverse dal valore medio. Bravissimo nei criterium, corse che in Belgio, hanno storicamente dimostrato sostanze non così tali in altre nazioni del ciclismo tradizionale. Lì, la sua volata lunga o quei colpi da finisseur che pure erano tanta parte del suo bagaglio di qualità, divenivano spesso letali. Fu capace di tradurre al meglio un colpo di fortuna alla Parigi Roubaix del 1944, quando il gruppetto al comando che stava inseguendo fu fermato ad un passaggio a livello e lui poté rientrare e battere tutti i volata, compreso l'indomito italiano trapiantato in Francia, Jules Rossi, che fu l'ultimo ad arrendersi e per pochi centimetri tra l'altro. Di origini umili, ma non poverissime, Desimpelaere, ha il pregio di aver messo fine alla carriera ai primi segni di tramonto. A ben guardare la storia dell'intero sport, in pochi vi sono riusciti. Un ottimo corridore, Maurice, ma non un fuoriclasse. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie, stagione su stagione. 1942: </span>Criterium di Beernem, Kaprijke e Dixmude. <span style="font-weight: bold;">1943:</span> Criterium di Dikkelvene e Ninove. <span style="font-weight: bold;">1944:</span> Parigi Roubaix; Criterium di Bruxelles, Ledegem e Bavilhove. <span style="font-weight: bold;">1945:</span> GP d'Esperaza; G.P Stad Vilvoorde; Campionato Belga per Club; Circuit de la Capitale, Criterium di Oostkamp, Oostnieuwkerke, Lokeren, Marcinelle, Mons e Bonheiden. <span style="font-weight: bold;">1946:</span> Attraverso il Belgio; 2a Tappa dell'Attraverso il Belgio; Campionato Belga per Club; Bruxelles-Moorslede; Criterium di Rollegem (2 giugno) e Rollegem (7 agosto). <span style="font-weight: bold;">1947:</span> Gand-Wevelgem; Circuit delle Tre Città Sorelle, Bruxelles-Moorslede; Paris-Montceau les Mines; Campionato Belga per Club; Criterium di Tournai e Ostende. <span style="font-weight: bold;">1948: </span>Giro delle Fiandre Occidentali; Criterium di Stesene, Bredene e Moorsele. <span style="font-weight: bold;">1949:</span> Parigi-Saint Etienne; 1a Tappa della Parigi-Saint Etienne; Criterium di Aartrijke e Izegem. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Amedeo Gattafoni</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2016/14695385183538FotoGattafoni.jpg" border="0" alt="[Immagine: 14695385183538FotoGattafoni.jpg]" /><br />
Nato a Civitanova Marche (Macerata) il 28 maggio 1944. Passista veloce, alto 1,87 per kg 83. Professionista dal 1969 al 1971, senza ottenere vittorie. Un ragazzone altissimo per i suoi tempi e pesante, divenuto ciclista in un'epoca lontanissima dall'attualità redditizia del trasformismo scheletrico di anglosassone ideazione. Già, quel trasformismo che essendo assente negli anni sessanta (universalmente migliori e più umani rispetto agli odierni), ha lasciato il corridore Gattafoni sulla linea del suo buon talento, ma pure a combattere con l'entità di complicate controindicazioni. E lui, da ragazzo positivo quale era, s'è impegnato assai, ma ha pure pagato gli sforzi richiesti dalla visione orizzontale e non specializzata del ciclismo di quei tempi e della mancanza di una certa conoscenza pulita e realmente scientifica negli allenamenti per reggerli. Morale: per essere un corridore in grado di portare ovunque con competitività il suo fisico "complicato", s'è bruciato presto, prima del tempo di logica, anche perché allora, i dilettanti, correvano su chilometraggi non certo inferiori ai professionisti di oggi. <br />
Amedeo scelse il ciclismo, perché era lo sport di famiglia: suo zio, Rolando Verdini detto "Barbetto", era stato un corridore professionista agli inizi degli anni cinquanta, prima come gregario di Fiorenzo Magni e, poi, continuando a correre fra dilettanti ed amatori, fino agli esordi del nipote, seppe divenire un grande amico di Gino Bartali. Il giovane Gattafoni non tardò a farsi notare, aldilà della parentela con una gloria locale e per la sua imponenza fisica unica: in bici ci sapeva fare e vinceva pure. A vent'anni era già ben collocato nella popolarità e nella considerazione dell'osservatorio marchigiano: erano ancora poche però le sue uscite nazionali. L'occasione arrivò imperiosa e prestigiosa a poco più di 21 anni, poiché l'11 settembre 1966, sui non facili 214 chilometri del cagliaritano, con Cagliari sede d'arrivo, si sarebbero svolti i Campionato Italiani su strada dilettanti. Qui il gigantesco Amedeo fu davvero.....gigantesco. Dopo aver promosso una fuga iniziale che non andò a buon fine, a poco più di metà gara ne promosse un'altra, composta da sette corridori che fu, alla fine, decisiva. Il veemente inseguimento di azzurri ed azzurrabili del CT Rimedio, portò però, a soli duecento metri dai fuggitivi, a cinque chilometri dalla conclusione, quel che restava del gruppo, decimato da una giornata caldissima, dalle salite e dal vento contrario che accompagnò i concorrenti negli ultimi 40 chilometri di gara. A quel punto Gattafoni partì nuovamente e stavolta solo i lombardi Bianco e Franzetti riuscirono a seguirlo. Ma all'ultimo chilometro il corridore marchigiano se li tolse di ruota e andò a conquistare solitario il Titolo Italiano. All'indomani della conquista avrebbe voluto passare professionista (che era la scelta più giusta), ma fu fermato dalla lista dei P.O. E così il buon Gattafoni continuò fra i cosiddetti puri, Vinse ancora gare importanti o pesanti come il GP San Basso, il Trofeo Strazzi, la tappa più importante del Giro d'Abruzzo, ma al professionismo passò solo nel '69, approfittando del passaggio alla massima categoria del gruppo dilettantistico in cui s'era accasato, lasciando l'Ercoli di Civitanova, ovvero il G.S. Gris 2000 di Bologna. E con la Gris 2000, nel primo anno fra i prof, partecipò al Giro d'Italia, dove, per un colpo di sfortuna, si giocò quella possibile vittoria di tappa che poteva cambiargli la carriera. Accadde nella seconda frazione con arrivo a Mirandola, dove il corridore civitanovese fu autore di un'importante fuga solitaria, che non ebbe successo perché fu bloccata a meno di trenta chilometri dal traguardo, da un passaggio a livello chiuso. Al Giro poi si ritirò, ma all'indomani della grande corsa fu 4° nel GP di Tarquinia, indi il 14° al Trofeo Matteotti fu la sua miglior piazza fra estate ed autunno '69. La chiusura della Gris a fine stagione lo lasciò senza contratto e per il '70, s'accasò alla modesta Civitanova Marche: sodalizio da applaudire, ma non in grado di seguire programmi di rilievo. Nell'anno, il miglior piazzamento di Gattafoni, fu il 18° posto nella Milano Vignola. A fine anno rimase disoccupato. Staccò la licenza anche per il '71, ma non corse mai. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Nicola Miceli </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16610007021325Miceli,Nicola.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16610007021325Miceli,Nicola.jpg]" /><br />
Nato a Desio, nella provincia di Monza e Brianza, il 28 maggio 1971. Passista scalatore. Professionista dal 1993 al 2001 con 6 vittorie. Un corridore di buone qualità ma incostante, aspetto che ne ha limitato il curriculum e lo ha esposto, visto il suo carattere deciso, a non facili convivenze nei sodalizi in cui ha militato: ben sette su nove anni di professionismo. In ogni caso un corridore che, se in giornata, era un osso duro per tutti. <br />
Da allievo si mise in evidenza per le sue doti di scalatore e vinse corse di peso nella categoria: su tutte la classifica generale della Drei Etappen Rundfahrt Frankfurt. Due anni dopo passò dilettante nelle file della S.C. Panor-Ceramiche Pagnoncelli con la quale nel ’91 conquista il successo nella Coppa Mobilio Ponsacco, fu terzo in una tappa al Giro delle Regioni che poi chiuse terzo nella classifica generale finale.  alle spalle di Davide Rebellin e José Lamy. Nel 1992 trascorse un periodo come stagista alla Carrera-Vagabond-Tassoni ed in quel lasso conquistò la vittoria in entrambe le prove della Crono-Staffetta a Cepagatti (con Tafi, Roscioli, Perini, Giannelli e Pulnikov). Passò professionista nel 1993 con la Carrera Jeans con un contratto triennale. Nell’anno d’esordio colse i suoi migliori piazzamenti al Giro di Toscana (15°) e al G.P. Industria e Artigianato di Larciano (17°). Nel ’94 ad agosto finì 8° alla Subida a Urkiola in Spagna ed il 6 ottobre ruppe il ghiaccio conquistando il Giro del Piemonte. L’anno dopo fu 4° alla Vuelta Ciclista al Pais Vasco sull’arrivo di Vitoria, e 10° al Giro del Friuli. Nel 1996 iniziò con la maglia della colombiana Glacial, il suo continuo cambiamento di squadre ogni anno. In quella stagione partecipò per la prima volta al Giro d’Italia, dove si ritirò nel corso dell’ottava tappa. Andò molto meglio al Giro di polonia dove al 2° posto in una tappa aggiunse medesimo piazzamento nella Generale Finale.<br />
Nel 1997 Nicola Miceli corse per l’Aki. A maggio fu 5° al G.P. Industria e Commercio di Prato e nello stesso mese prese nuovamente parte al Giro d’Italia, stavolta con buone soddisfazioni: 2° nella  Breuil-Cervinia, completò la Corsa Rosa al 4° posto.  Il 1998 Miceli lo passò in seno alla Riso Scotti ed al Giro d’Italia vinse la quarta con arrivo al Monte Argentario grazie ad un’azione da gran finisseur. Fu poi 3° sul traguardo dell’Alpe di Pampeago, ma prima della partenza della penultima frazione, fu fermato per un livello di ematocrito fuori norma. L’anno successivo Nicola passò alla Liquigas conquistando la seconda tappa del Trofeo Interspar, colse poi un 3° ed un 2° di tappa alla Settimana ciclistica Lombarda che chiuse al posto d’onore. Vinse poi la nona tappa del Giro del Portogallo, fu 2° al Giro di Toscana e prese parte alla Vuelta di Spagna chiusa 36°. Nel 2000 corse per l’Alessio ottenendo il 3° posto al GP Industria &amp; Artigianato di Larciano e chiuse 10° la Classifica Generale della Vuelta a Asturias. L’anno seguente con la maglia della Tacconi Sport corse la sua ultima stagione. Nel dopo diventò un affermato imprenditore. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 27 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-27-maggio</link>
			<pubDate>Sat, 27 May 2023 06:39:05 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-27-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Michele Bartoli</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16814900891325Bartoli,Michele.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16814900891325Bartoli,Michele.jpg]" /><br />
Nato a Pisa il 27 maggio 1970. Passista veloce alto 1,80 per 65 kg. Membro della grande generazione del 1970, Michele Bartoli, detto "il Leoncino", può essere considerato un grande cacciatore di classiche. Professionista dall'agosto 1992 al 2004, nella seconda metà degli Anni '90, è stato davvero il numero uno delle corse di un giorno. Inadatto alle lunghe salite, ma fortissimo in quelle brevi e dure, quindi ideale per le gare in linea, nonché dotato di classe cristallina, in certe giornate è parso davvero insuperabile. Ha ottenuto in carriera complessivamente 57 vittorie, fra cui spiccano 7 prove di Coppa del Mondo, ed una classica, la Freccia Vallone (1999), che solo gli assurdi metodi dell'UCI, potevano relegare per anni dietro ad una San Sebastian. Ricapitolando, nel palmares di Michele ci sono: 2 Giri di Lombardia (2002 e 2003), 2 Liegi-Bastogne-Liegi (1997 e 1998), il Giro delle Fiandre 1996, il Campionato di Zurigo 1998 e l'Amstel Gold Race 2002. Al Giro d'Italia ha vinto due tappe (Lienz '94 e Schio '98), mentre ha sempre sacrificato il Tour, anche quando l'ha corso, per ricercare la condizione migliore per il finale di stagione, con la prospettiva di quel mondiale che gli è sempre sfuggito. Nella corsa iridata, è stato due volte medaglia di bronzo (Lugano '96 e Valkenburg '98), ma ha pure dimostrato, in diverse occasioni, un nervosismo che gli ha creato non pochi danni per le positive risultanze di gara. Un rapporto molto contrastato, e dire che in più di un'occasione, era parso come il più forte in corsa. A dimostrazione delle sue indubbie qualità, nel suo curriculum ci sono due Coppe del Mondo (1997 e '98), ed il primo posto nel ranking mondiale dell'UCI, tra l'autunno 1998 e l'estate '99. Campione italiano nel 2000, può vantare anche altri successi di pregio, come diverse classiche nazionali e altre con maggiori tinte internazionali, come il Giro del Lazio, Freccia del Brabante ( ne ha vinte 2), l'Het Volk, il GP Plouay, il GP di Fourmiese, il GP Cerami, il GP Gippingen e l'Henninger Turm. Nelle brevi corse a tappe ha trionfato nella Tirreno Adriatico, nella Settimana Siciliana, nel Giro del Mediterraneo, ed in due edizioni della Tre Giorni di La Panne. A compromettergli la carriera, un paio di incidenti molto pesanti: il primo durante il Giro di Germania '99, indi una rovinosa caduta al Giro d'Italia nel 2002. Spettacolare come pochi nelle sue punte da campione di razza, ha pagato oltre agli incidenti, le sue pecche caratteriali e l'estrema dedizione a programmi che poteva vivere con maggiori variabili. La sua è stata una grande carriera, ma non è esagerato per nulla dire che le sue qualità, la potevano costruire ancora migliore. <br />
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<span style="font-weight: bold;">René Martens (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16289419601325Martens,Rene.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16289419601325Martens,Rene.jpg]" /><br />
Nato ad Hasselt (Limburgo belga) il 27 maggio 1955. Passista, alto. Professionista dal 1978 al 1990 con 13 vittorie.<br />
Un bel corridore che ha saputo entrare nella storia ciclistica, pur non avendo a disposizione mezzi tali da fungere da capitano. Un gregario-spalla fedele, che seppe aspettare le occasioni propizie e che alla fine ha saputo vincere 2 gran classiche e tre simi-classiche, nonché a correre in Nazionale belga ben 4 mondiali: un numero sempre importante, alla luce dell’unicità del prestigio del ciclismo in quel paese e dei gran corridori che il Belgio ha sempre avuto.  <br />
Gran dilettante, capace di conquistare fra i tanti successi, corse d prestigio come il Tour della Provincia di Liegi e il GP Reningelst nel 1976, la Flèche Ardennaise e il Circuit du Hainaut nel 1977 e di correre col quartetto belga la 100 chilometri a squadre ai Mondali di San Cristobal ’77. Eddy Merckx lo volle prof con sé, alla C &amp; A per la stagione ’78, poi il “cannibale” non corse e chiuse l’impareggiabile carriera, mentre il 23enne Renè, passò la stagione ad imparare bene il mestiere, ed a cogliere piazzamenti significativi, come due secondi di tappa al Tour de France, bellamente concluso al 26esimo posto. La chiusura della C &amp; A, lo portò nel 1979 alla Flandria. Nell’anno vinse tre corse, due tappe alla Setmana Catalana e il Gp Bilzen. Ripartecipò al Tour de France che chiuse 30° e fu tra i protagonisti della  Liegi-Bastogne-Liegi, che concluse 12°. A fine stagione causa chiusura della Flandria, si trasferì per il 1980 alla DAF Trucks, che sarà il suo sodalizio per tre anni, i migliori della sua carriera. Con questa compagine ha ottenuto le sue vittorie più importanti: una tappa al Tour de France 1981 (la 9a da Nantes a Le Mans), ma, soprattutto il Giro delle Fiandre 1982, dove trionfò dopo un assolo lungo quasi cinquanta chilometri, concluso con una ventina di secondi di vantaggio sul trio che lo inseguì vanamente, composto da Eddy Planckaert, Pevenage e Pollentier. Sempre nel 1982, vinse la Flèche Hesbignonne ed il Gp Dilsen. Nel 1983, con la squadra diventata Aernoudt, esordì alla Vuelta di Spagna, che chiuse 48º e vinse la Schaal Sels, nonché l Criterium Koersel. L’anno seguente con la maglia della spagnola Teka, rivinse il Gp Dilsen. Nel 1985 approdò alla francese Fagor, con un contratto biennale. In quel lasso vinse la Bordeaux Parigi ’85 e il Gp Bilzen del medesimo anno. Nel 1987 s’accasò alla SEFB e rivinse la Flèche Hesbignonne, che fu anche l’ultimo suo successo. Continuò a correre con l’ADR e con la Tulip, con la cui maglia chiuse con l’agonismo nel 1990. In carriera ha partecipato a 9 Tour de France, portandone a termine 8 (miglior risultato il 24º posto del 1982), 4 Vuelta di Spagna di cui 3 concluse (miglior piazzamento quello all'esordio). Non ha mai corso il Giro d’Italia. Dal 1980 al 1983, ha partecipato ai Campionati Mondiali, ritirandosi nella prima occasione, arrivando al traguardo nelle altre tre, con miglior risultato il 16º posto di Goodwood ‘82. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Virgilio Salimbeni</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1287214376SALIMBENIVirgilio-2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1287214376SALIMBENIVirgilio-2.jpg]" /><br />
Nato a Lainate (MI) il 27 maggio 1922. Velocista, altezza m. 1,74 per kg. 72. Professionista dal 1947 al 1956 con 11 vittorie. <br />
Questo ragazzo milanese dal fisico compatto e dallo spunto veloce di nota, si mise in luce alla ripresa dell’attività dopo il conflitto mondiale. La categoria dilettanti, allora spesso in competizione promiscua con indipendenti e professionisti, lo elevò al rango di ciclista da futuro, nel Trofeo Matteotti del 1947. La bella vittoria che Salimbeni ottenne sulle strade di Abruzzo, al cospetto di diversi professionisti, gli fece guadagnare immediatamente l’ingaggio della Legna-no. Virgilio, ragazzo abbastanza taciturno e concreto, poté così entrare nel professionismo dalla parte eletta, con l’etichetta di grande speranza di un ciclismo italiano che si stava dimostrando forte, nonostante le ferite e le tragedie della guerra. Salimbeni rispose, non diventando un campione, ma un ottimo corridore, in grado di lasciare per un lustro una buona traccia di sé. Già nel ’48 fu inserito nella Nazionale al Tour de France (dove si ritirò), così come nel 1950 (si ritirò) e ’51 (finì 54°). Nel ’50 fu azzurro anche ai Mondiali di Moorslede in Belgio, dove però si ritirò. In quel lasso interamente trascorso con le maglie verde oliva della Legnano, vinse la Coppa Bernocchi, il Circuit du Cantal ed una tappa del Tour della Lorena in Francia, la Milano San Pellegrino, tutte nel ’48; trionfò nel Giro del Lazio, nel Giro dell’Emilia, nel Criterium di Zurigo ed in una tappa del Giro dei Tre Mari, nel 1949. Nel 1952 passò alla Ganna e vinse il Trofeo Banfo, ma la sua carriera si avviò ad un lento tra-monto. L’anno successivo, la vittoria nella tappa di Enna al Giro di Sicilia, fu il suo “canto del cigno”. Nel ’54, continuò a correre da gregario di Fiorenzo Magni nella Nivea Fuchs, poi nel ’55 si alternò fra la Girardengo e la Augustea e nel ’56, staccò la licenza da isolato. Ma non ebbe più occasioni di mettersi in evidenza.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gilberto Vendemiati</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/151613306718495Vendemiati,Gilberto.jpg" border="0" alt="[Immagine: 151613306718495Vendemiati,Gilberto.jpg]" /><br />
Nato a Ferrara il 27 maggio 1940. Passista. Professionista dal 1964 al 1968, senza ottenere vittorie. <br />
Iniziò, per gioco a frequentare a metà degli anni cinquanta il Velodromo "Fausto Coppi" di Ferrara, poco distante da casa sua e, grazie a quelle giornate, si impossessò della passione per il ciclismo. Nel 1957, esordì come allievo con il "Velo Sport" della sua città, dimostrandosi abbastanza bravo anche su strada. Passato dilettante nelle file del Pedale Ravennate, Gilberto, di carattere timido ed un po’ introverso, trovò l’ambiente ideale per migliorarsi. Una crescita palpabile in risultanze, che non si arrestò nonostante una brutta caduta in pista, proprio nell’anno d’esordio nella categoria. Nel 1960, visse il suo primo scalino verso la notorietà, andando a vincere due tappe del Giro di Campania e una del Giro di Puglia, nonché la Coppa Mengoli, una classica bolognese per puri. Dotato sul passo, forte in salita e discreto in volata, Vendemiati salì un altro gradino l’anno successivo, vincendo tanto fino a guadagnarsi la stima e l’interesse del CT Elio Rimedio. Con la Nazionale partecipò al Tour de L’Avenir, dove vinse la tappa più lunga (Perpignano-Tolosa di 206 chilometri), superando allo sprint i compagni di una fuga lunga 180 km. Fu azzurro anche ai mondiali di Berna, dove chiuse al 14° posto, ma nel corso della gara fu autore di una lunga azione, poi stoppata da Rimedio che non voleva pregiudicare la corsa di De Rosso, eletto capitano del team azzurro. Lo screzio costò a Vendemiati la non convocazione in Nazionale durante il 1962. E dire che durante quell’anno, pur essendo militare, Gilberto raccolse i suoi maggiori successi. Su tutti, di gran valore il Giro della Valle D’Aosta e la Torino-Mondovì. Grazie alla vittoria in questa cittadina, arrivò il contratto con la squadra professionistica locale: la Gazzola. Con questo sodalizio rimase due anni, con alterno rendimento e risultanze non pari alle attese. Nel 1965 e 1966 fece parte della Salvarani, contribuendo da bravo gregario, ai grandi successi della formazione parmense. Nel 1967 passò alla "Max Meyer" di Gastone Nencini, il quale fu un ottimo consigliere per Gilberto, davvero in tutto e per tutto. Tra l’altro, di Gastone, Vendemiati era stato tifoso. L’ex grande corridore toscano suggerì a Vendemiati di svolgere un corso da massaggiatore, favorendogli poi l'inserimento, con questa professione, nel mondo del ciclismo. Fu un lampo per Gilberto che, nel 1968, chiuse col ciclismo pedalato, ma iniziò una carriera di grande pregio nel nuovo ruolo. Dopo esser stato massaggiatore di "Max Meyer", "Scic", "Magniflex", "Famcucine", "Sammontana", "Bianchi", "Ariostea" e Fassa Bortolo.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Michele Bartoli</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16814900891325Bartoli,Michele.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16814900891325Bartoli,Michele.jpg]" /><br />
Nato a Pisa il 27 maggio 1970. Passista veloce alto 1,80 per 65 kg. Membro della grande generazione del 1970, Michele Bartoli, detto "il Leoncino", può essere considerato un grande cacciatore di classiche. Professionista dall'agosto 1992 al 2004, nella seconda metà degli Anni '90, è stato davvero il numero uno delle corse di un giorno. Inadatto alle lunghe salite, ma fortissimo in quelle brevi e dure, quindi ideale per le gare in linea, nonché dotato di classe cristallina, in certe giornate è parso davvero insuperabile. Ha ottenuto in carriera complessivamente 57 vittorie, fra cui spiccano 7 prove di Coppa del Mondo, ed una classica, la Freccia Vallone (1999), che solo gli assurdi metodi dell'UCI, potevano relegare per anni dietro ad una San Sebastian. Ricapitolando, nel palmares di Michele ci sono: 2 Giri di Lombardia (2002 e 2003), 2 Liegi-Bastogne-Liegi (1997 e 1998), il Giro delle Fiandre 1996, il Campionato di Zurigo 1998 e l'Amstel Gold Race 2002. Al Giro d'Italia ha vinto due tappe (Lienz '94 e Schio '98), mentre ha sempre sacrificato il Tour, anche quando l'ha corso, per ricercare la condizione migliore per il finale di stagione, con la prospettiva di quel mondiale che gli è sempre sfuggito. Nella corsa iridata, è stato due volte medaglia di bronzo (Lugano '96 e Valkenburg '98), ma ha pure dimostrato, in diverse occasioni, un nervosismo che gli ha creato non pochi danni per le positive risultanze di gara. Un rapporto molto contrastato, e dire che in più di un'occasione, era parso come il più forte in corsa. A dimostrazione delle sue indubbie qualità, nel suo curriculum ci sono due Coppe del Mondo (1997 e '98), ed il primo posto nel ranking mondiale dell'UCI, tra l'autunno 1998 e l'estate '99. Campione italiano nel 2000, può vantare anche altri successi di pregio, come diverse classiche nazionali e altre con maggiori tinte internazionali, come il Giro del Lazio, Freccia del Brabante ( ne ha vinte 2), l'Het Volk, il GP Plouay, il GP di Fourmiese, il GP Cerami, il GP Gippingen e l'Henninger Turm. Nelle brevi corse a tappe ha trionfato nella Tirreno Adriatico, nella Settimana Siciliana, nel Giro del Mediterraneo, ed in due edizioni della Tre Giorni di La Panne. A compromettergli la carriera, un paio di incidenti molto pesanti: il primo durante il Giro di Germania '99, indi una rovinosa caduta al Giro d'Italia nel 2002. Spettacolare come pochi nelle sue punte da campione di razza, ha pagato oltre agli incidenti, le sue pecche caratteriali e l'estrema dedizione a programmi che poteva vivere con maggiori variabili. La sua è stata una grande carriera, ma non è esagerato per nulla dire che le sue qualità, la potevano costruire ancora migliore. <br />
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<span style="font-weight: bold;">René Martens (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16289419601325Martens,Rene.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16289419601325Martens,Rene.jpg]" /><br />
Nato ad Hasselt (Limburgo belga) il 27 maggio 1955. Passista, alto. Professionista dal 1978 al 1990 con 13 vittorie.<br />
Un bel corridore che ha saputo entrare nella storia ciclistica, pur non avendo a disposizione mezzi tali da fungere da capitano. Un gregario-spalla fedele, che seppe aspettare le occasioni propizie e che alla fine ha saputo vincere 2 gran classiche e tre simi-classiche, nonché a correre in Nazionale belga ben 4 mondiali: un numero sempre importante, alla luce dell’unicità del prestigio del ciclismo in quel paese e dei gran corridori che il Belgio ha sempre avuto.  <br />
Gran dilettante, capace di conquistare fra i tanti successi, corse d prestigio come il Tour della Provincia di Liegi e il GP Reningelst nel 1976, la Flèche Ardennaise e il Circuit du Hainaut nel 1977 e di correre col quartetto belga la 100 chilometri a squadre ai Mondali di San Cristobal ’77. Eddy Merckx lo volle prof con sé, alla C &amp; A per la stagione ’78, poi il “cannibale” non corse e chiuse l’impareggiabile carriera, mentre il 23enne Renè, passò la stagione ad imparare bene il mestiere, ed a cogliere piazzamenti significativi, come due secondi di tappa al Tour de France, bellamente concluso al 26esimo posto. La chiusura della C &amp; A, lo portò nel 1979 alla Flandria. Nell’anno vinse tre corse, due tappe alla Setmana Catalana e il Gp Bilzen. Ripartecipò al Tour de France che chiuse 30° e fu tra i protagonisti della  Liegi-Bastogne-Liegi, che concluse 12°. A fine stagione causa chiusura della Flandria, si trasferì per il 1980 alla DAF Trucks, che sarà il suo sodalizio per tre anni, i migliori della sua carriera. Con questa compagine ha ottenuto le sue vittorie più importanti: una tappa al Tour de France 1981 (la 9a da Nantes a Le Mans), ma, soprattutto il Giro delle Fiandre 1982, dove trionfò dopo un assolo lungo quasi cinquanta chilometri, concluso con una ventina di secondi di vantaggio sul trio che lo inseguì vanamente, composto da Eddy Planckaert, Pevenage e Pollentier. Sempre nel 1982, vinse la Flèche Hesbignonne ed il Gp Dilsen. Nel 1983, con la squadra diventata Aernoudt, esordì alla Vuelta di Spagna, che chiuse 48º e vinse la Schaal Sels, nonché l Criterium Koersel. L’anno seguente con la maglia della spagnola Teka, rivinse il Gp Dilsen. Nel 1985 approdò alla francese Fagor, con un contratto biennale. In quel lasso vinse la Bordeaux Parigi ’85 e il Gp Bilzen del medesimo anno. Nel 1987 s’accasò alla SEFB e rivinse la Flèche Hesbignonne, che fu anche l’ultimo suo successo. Continuò a correre con l’ADR e con la Tulip, con la cui maglia chiuse con l’agonismo nel 1990. In carriera ha partecipato a 9 Tour de France, portandone a termine 8 (miglior risultato il 24º posto del 1982), 4 Vuelta di Spagna di cui 3 concluse (miglior piazzamento quello all'esordio). Non ha mai corso il Giro d’Italia. Dal 1980 al 1983, ha partecipato ai Campionati Mondiali, ritirandosi nella prima occasione, arrivando al traguardo nelle altre tre, con miglior risultato il 16º posto di Goodwood ‘82. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Virgilio Salimbeni</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1287214376SALIMBENIVirgilio-2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1287214376SALIMBENIVirgilio-2.jpg]" /><br />
Nato a Lainate (MI) il 27 maggio 1922. Velocista, altezza m. 1,74 per kg. 72. Professionista dal 1947 al 1956 con 11 vittorie. <br />
Questo ragazzo milanese dal fisico compatto e dallo spunto veloce di nota, si mise in luce alla ripresa dell’attività dopo il conflitto mondiale. La categoria dilettanti, allora spesso in competizione promiscua con indipendenti e professionisti, lo elevò al rango di ciclista da futuro, nel Trofeo Matteotti del 1947. La bella vittoria che Salimbeni ottenne sulle strade di Abruzzo, al cospetto di diversi professionisti, gli fece guadagnare immediatamente l’ingaggio della Legna-no. Virgilio, ragazzo abbastanza taciturno e concreto, poté così entrare nel professionismo dalla parte eletta, con l’etichetta di grande speranza di un ciclismo italiano che si stava dimostrando forte, nonostante le ferite e le tragedie della guerra. Salimbeni rispose, non diventando un campione, ma un ottimo corridore, in grado di lasciare per un lustro una buona traccia di sé. Già nel ’48 fu inserito nella Nazionale al Tour de France (dove si ritirò), così come nel 1950 (si ritirò) e ’51 (finì 54°). Nel ’50 fu azzurro anche ai Mondiali di Moorslede in Belgio, dove però si ritirò. In quel lasso interamente trascorso con le maglie verde oliva della Legnano, vinse la Coppa Bernocchi, il Circuit du Cantal ed una tappa del Tour della Lorena in Francia, la Milano San Pellegrino, tutte nel ’48; trionfò nel Giro del Lazio, nel Giro dell’Emilia, nel Criterium di Zurigo ed in una tappa del Giro dei Tre Mari, nel 1949. Nel 1952 passò alla Ganna e vinse il Trofeo Banfo, ma la sua carriera si avviò ad un lento tra-monto. L’anno successivo, la vittoria nella tappa di Enna al Giro di Sicilia, fu il suo “canto del cigno”. Nel ’54, continuò a correre da gregario di Fiorenzo Magni nella Nivea Fuchs, poi nel ’55 si alternò fra la Girardengo e la Augustea e nel ’56, staccò la licenza da isolato. Ma non ebbe più occasioni di mettersi in evidenza.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gilberto Vendemiati</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/151613306718495Vendemiati,Gilberto.jpg" border="0" alt="[Immagine: 151613306718495Vendemiati,Gilberto.jpg]" /><br />
Nato a Ferrara il 27 maggio 1940. Passista. Professionista dal 1964 al 1968, senza ottenere vittorie. <br />
Iniziò, per gioco a frequentare a metà degli anni cinquanta il Velodromo "Fausto Coppi" di Ferrara, poco distante da casa sua e, grazie a quelle giornate, si impossessò della passione per il ciclismo. Nel 1957, esordì come allievo con il "Velo Sport" della sua città, dimostrandosi abbastanza bravo anche su strada. Passato dilettante nelle file del Pedale Ravennate, Gilberto, di carattere timido ed un po’ introverso, trovò l’ambiente ideale per migliorarsi. Una crescita palpabile in risultanze, che non si arrestò nonostante una brutta caduta in pista, proprio nell’anno d’esordio nella categoria. Nel 1960, visse il suo primo scalino verso la notorietà, andando a vincere due tappe del Giro di Campania e una del Giro di Puglia, nonché la Coppa Mengoli, una classica bolognese per puri. Dotato sul passo, forte in salita e discreto in volata, Vendemiati salì un altro gradino l’anno successivo, vincendo tanto fino a guadagnarsi la stima e l’interesse del CT Elio Rimedio. Con la Nazionale partecipò al Tour de L’Avenir, dove vinse la tappa più lunga (Perpignano-Tolosa di 206 chilometri), superando allo sprint i compagni di una fuga lunga 180 km. Fu azzurro anche ai mondiali di Berna, dove chiuse al 14° posto, ma nel corso della gara fu autore di una lunga azione, poi stoppata da Rimedio che non voleva pregiudicare la corsa di De Rosso, eletto capitano del team azzurro. Lo screzio costò a Vendemiati la non convocazione in Nazionale durante il 1962. E dire che durante quell’anno, pur essendo militare, Gilberto raccolse i suoi maggiori successi. Su tutti, di gran valore il Giro della Valle D’Aosta e la Torino-Mondovì. Grazie alla vittoria in questa cittadina, arrivò il contratto con la squadra professionistica locale: la Gazzola. Con questo sodalizio rimase due anni, con alterno rendimento e risultanze non pari alle attese. Nel 1965 e 1966 fece parte della Salvarani, contribuendo da bravo gregario, ai grandi successi della formazione parmense. Nel 1967 passò alla "Max Meyer" di Gastone Nencini, il quale fu un ottimo consigliere per Gilberto, davvero in tutto e per tutto. Tra l’altro, di Gastone, Vendemiati era stato tifoso. L’ex grande corridore toscano suggerì a Vendemiati di svolgere un corso da massaggiatore, favorendogli poi l'inserimento, con questa professione, nel mondo del ciclismo. Fu un lampo per Gilberto che, nel 1968, chiuse col ciclismo pedalato, ma iniziò una carriera di grande pregio nel nuovo ruolo. Dopo esser stato massaggiatore di "Max Meyer", "Scic", "Magniflex", "Famcucine", "Sammontana", "Bianchi", "Ariostea" e Fassa Bortolo.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 26 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-26-maggio</link>
			<pubDate>Fri, 26 May 2023 07:45:03 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-26-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Erich Bautz (Ger)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16122127241325Bautz,Erich.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16122127241325Bautz,Erich.jpg]" /><br />
Nato i 26 maggio 1913 a Dortmund, ed ivi deceduto il 17 settembre 1986. Completo su strada e pistard, in particolare Stayer. Alto 1,75 per 72 kg. Professionista dal 1933 al 1952 con 26 successi fra strada e pista solo in competizioni internazionali o assimilabili. Uno dei padri del decollo del ciclismo tedesco, capace da atleta di essere un riferimento per almeno tre generazioni e, poi, da allenatore, uno scopritore di talenti inesauribile e di valore. In altre parole, una figura di grande evidenza nella storia del pedale della Germania. <br />
Venne selezionato per due volte nella nazionale tedesca di ciclismo su strada per partecipare al Tour de France e in tre occasioni gareggiò ai Campionati del mondo di ciclismo su strada, concludendo al nono posto la prova del 1935, corsa in Belgio, a Floreffe.<br />
Stradista completo fu davvero uno dei migliori corridori germanici nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Dopo l’infelice esperienza al Tour de France del 1936, dove fu costretto al ritiro per le conseguenze di una rovinosa caduta nella sesta frazione, si rifece in quella grande corsa l’anno dopo. Nel 1937, infatti, indossò per cinque giorni la maglia gialla alla Grande Boucle nella quale vinse due tappe. Conquistò la gialla con un assolo notevole nella vittoriosa tappa di Belfort, dove passò primo sul mitico Ballon d’Alsace, ed arrivò al traguardo con 3’45” su Bartali e 4’29” su Amberg. Rivinse a Royan piegando Lapebie (che poi vincerà il Tour) ed il gruppo, allo sprint. Bautz poi a quella edizione del Tour de France chiuse al 9° posto. Fu tre volte campione tedesco ('37, '41 e '50), vinse il Giro di Germania '47 (primo in sei tappe nei sei giri disputati) e diverse prove in linea nel suo paese, nonchè tappe all’estero, come ad esempio al Tour de Luxembourg ’37. Si dedicò anche all'attività su pista aggiudicandosi per due anni il Titolo nazionale stayer. In questa specialità ottenne anche il bronzo ai Campionati Europei del 1950, svoltisi nella natia Dortmund. A porre fine alla sua carriera fu una caduta in una gara a Dortmund, il 27 ottobre 1952, nella quale riportò la frattura di un'anca. Successivamente, come detto, divenne allenatore federale e lanciò, fra gli altri, Junkermann e Altig.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Edmond Delathouwer (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2015/1444986606170DelathouwerEdmond.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1444986606170DelathouwerEdmond.jpg]" /><br />
Nato a Boom il 26 maggio 1916, deceduto a Merksem il 26 agosto 1994. Professionista dal 1938 al 1940 con due vittorie. Un buon corridore potenziale, che non ha trovato la forza di ritornare dopo il conflitto, a parte un velleitario tentativo a 35 anni, nel '51, fra gli indipendenti. <br />
Un passista di bello stile e potenza, poco resistente al ritmo richiesto per affrontare al meglio le salite lunghe, ma con un discreto spunto veloce. Una carriera che sta tutta nel 2° posto nella Gand Wevelgem del 1938, nel successo prestigioso alla Freccia Vallone del 1939 e nella vittoria nel GP Haasdonck del medesimo anno. Sempre in quella stagione, si piazzò 19° nel Giro delle Fiandre e 13° nella Liegi Bastogne Liegi. Al Tour de France, si ritirò alla nona tappa. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Jean Graczyk (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16419309881325Graczyk,Jean2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16419309881325Graczyk,Jean2.jpg]" /><br />
Nato il 23 maggio 1933 a Neuvy-sur-Barangeon, deceduto a Vignoux-sur-Barangeon il 27 giugno 2004. Passista veloce, pistard e ciclocrossista. Professionista dal 1957 al 1972 con 78 vittorie. Di origine polacca, naturalizzato francese il 23 giugno 1949. Un corridore che ha segnato un'epoca, ed anche se non ha raggiunto risultati eclatanti, quanto fatto è lautamente sufficiente per definirlo un campione. Dotato di una notevole punta di velocità che emergeva su doti di passo altrettanto notevoli, s'è distinto pure per dinamismo e combattività e per la tangibilità dimostrata in quelle che erano le sue palestre, volute e cercate, ovvero le corse a tappe, specie il Tour de France. Si segnalò già da dilettante neofita, come grande inseguitore e finisseur su strada, poi come ruota veloce che amava fare la gamba anche nel ciclocross. Vinse una classica per "puri" come la Parigi-Vierzon, poi, nell'ultima stagione nella categoria, coincidente coi Giochi Olimpici di Melbourne, si laureò Campione di Francia, sia su strada, che su pista nell'inseguimento a squadre. In quest'ultima specialità, alle prime Olimpiadi australiane, conquistò la Medaglia d'Argento. <br />
Partecipò anche ai Mondiali di Copenaghen, dove giunse 16°. Passato prof in seno all'Helyett-Potin di Jacques Anquetil, vinse all'esordio 9 corse, compreso il Giro delle 6 Province del Sud Est, dove colse due tappe e pure la Classifica a punti. Partecipò al Tour de France, ma si ritirò alla 6a tappa. L'anno seguente i successi furono 7, ma di spessore maggiore, fra i quali la Classifica a Punti del Tour de France, una tappa alla Vielta di Spagna, ed una al Delfinato, nonché il GP d'Orchies. <br />
Tanti pure i piazzamenti di pregio, caratteristica che l'accompagnò sempre e che nel '58, appunto, gli consentì di portare a Parigi la Maglia Verde. Partecipò ai Mondiali di Reims dove chiuse 24°. Nel 1959, ancora 7 successi, fra i quali la tappa di Rennes al Tour e, soprattutto, la Parigi-Roma, ovvero l'unica edizione della Parigi Nizza, che s'allungò con la Menton-Roma, ad un rango di corsa a tappe di gran pregio, lunga 12 giorni e con un cast da Giro-Tour. Si ritirò ai Mondiali di Zandvoort dopo aver lavorato per il futuro iridato André Darrigade. Lanciatissimo, nel '60, Jean Graczyk fu, nell'anno, il corridore con più costanza ai vertici mondiali, al punto di vincere il Trofeo Superprestige Pernod, una classifica migliore di ciò che venne dopo, ovvero, Coppa del Mondo e l'attuale abortistico World-Tour. In quella stagione, nei 14 successi colti, Jean andò a segno in tutte le corse a tappe a cui partecipò, dalle quattro frazioni vinte al Tour de France, arricchite dalla sua seconda Maglia Verde a Parigi, al Delfinato, al Sardegna, alla Parigi Nizza, vinse poi il Criterium National e impreziosì il tutto col 2° posto alla Sanremo, al Giro delle Fiandre e col 3° posto alla Parigi Bruxelles, ed il 5° alla Liegi Bastogne Liegi. Unica nota stonata di quell'anno, il Mondiale, dove non andò oltre il 30° posto. Anche nel '61, il numero dei suoi successi rimase in doppia cifra, 10, fra i quali il Gran Premio Ciclomotoristico, ed una tappa dello stesso, una frazione del Delfinato, nonché il 2° posto alla Freccia Vallone, il 4° nella Parigi Bruxelles e il 7° al Fiandre. Si ritirò ai Mondiali. Nel 1962, andò a segno 12 volte e fra questi centri, anche quattro tappe alla Vuelta di Spagna e una alla Parigi-Nizza. Fra le 8 vittorie colte nel 1963, due frazioni del Giro di Catalogna, una al Tour del Sud-Est e l'allora prestigioso GP di Monaco. Dopo tanti anni di vittorie e pochi contrattempi, il 1964 fu un anno difficile per Graczyk, che ebbe diversi malanni che gli fecero saltare corse importanti come il Criterium National e dove si evidenziarono i primi segni di declino. Ciononostante, vinse un paio di corse minori e fu protagonista, anche se piazzato, a classiche come Milano Sanremo (6°) e Bordeaux-Parigi (7°). Nonostante i 6 successi conquistati nel 1965, il tramonto di Graczyk apparve tangibile come l'incipiente perdita di capelli. Il franco polacco, amante della natura, pensò di attutire i colpi dell'età incentivando la partecipazione alle proposte invernali nel ciclocross e nel gennaio del 1966, andò a segno in una anomala prova a coppie con Raymond Poulidor, in quel di Fontenay sous Bois, Fu quella l'unica vittoria colta nell'anno, anche se, a dispetto del crepuscolo arrivante, continuò a cogliere tanti piazzamenti su strada. Divenuto gregario di Anquetil ed Aimar, anche nelle stagioni '67 e '68 continuò a piazzarsi. Poi, nel '69 andò a portare esperienza nella giovane squadra della Sonolor, ed a Quesnoy, raggiunse il suo ultimo appuntamento con la vittoria. Continuò a correre su pista, nel cross e qualche criterium su strada fino al 1972. Per divertirsi, innanzi tutto. E poi si diede alla caccia e al commercio. In carriera fu soprannominato "Popof", un appellativo non simpaticissimo, che in Francia s'usava qualche decennio fa, per indicare i polacchi. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Marino Sacchi</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/11254.jpg" border="0" alt="[Immagine: 11254.jpg]" /><br />
Nato a Firenze il 26 maggio 1924. Fratello maggiore del più noto Enzo, pistard di valore mondiale. Passista scalatore, alto m. 1,68 per 69 kg. Professionista dal settembre 1949 al 1951, senza ottenere vittorie. <br />
Si fece notare da dilettante, vincendo due edizioni consecutive (nel 1947 e 1948) della Coppa Giulio Burci e per le sue buone condotte. La Bottecchia che voleva allargare i propri orizzonti in Toscana, ed era alla ricerca di buoni corridori di quella regione, lo mise sotto contratto nel settembre del 1949, per poi tenerlo nelle proprie file anche nel 1950. Marino Sacchi però, deluse le aspettative: non fu selezionato per il Giro d'Italia e colse solo un 20° posto nel Trofeo Matteotti. A fine anno Marino Sacchi, si trovò isolato e continuò come tale nel 1951, ma senza risultati. A fine anno chiuse con l'agonismo. <br />
<br />
Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Erich Bautz (Ger)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16122127241325Bautz,Erich.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16122127241325Bautz,Erich.jpg]" /><br />
Nato i 26 maggio 1913 a Dortmund, ed ivi deceduto il 17 settembre 1986. Completo su strada e pistard, in particolare Stayer. Alto 1,75 per 72 kg. Professionista dal 1933 al 1952 con 26 successi fra strada e pista solo in competizioni internazionali o assimilabili. Uno dei padri del decollo del ciclismo tedesco, capace da atleta di essere un riferimento per almeno tre generazioni e, poi, da allenatore, uno scopritore di talenti inesauribile e di valore. In altre parole, una figura di grande evidenza nella storia del pedale della Germania. <br />
Venne selezionato per due volte nella nazionale tedesca di ciclismo su strada per partecipare al Tour de France e in tre occasioni gareggiò ai Campionati del mondo di ciclismo su strada, concludendo al nono posto la prova del 1935, corsa in Belgio, a Floreffe.<br />
Stradista completo fu davvero uno dei migliori corridori germanici nel periodo tra la prima e la seconda guerra mondiale. Dopo l’infelice esperienza al Tour de France del 1936, dove fu costretto al ritiro per le conseguenze di una rovinosa caduta nella sesta frazione, si rifece in quella grande corsa l’anno dopo. Nel 1937, infatti, indossò per cinque giorni la maglia gialla alla Grande Boucle nella quale vinse due tappe. Conquistò la gialla con un assolo notevole nella vittoriosa tappa di Belfort, dove passò primo sul mitico Ballon d’Alsace, ed arrivò al traguardo con 3’45” su Bartali e 4’29” su Amberg. Rivinse a Royan piegando Lapebie (che poi vincerà il Tour) ed il gruppo, allo sprint. Bautz poi a quella edizione del Tour de France chiuse al 9° posto. Fu tre volte campione tedesco ('37, '41 e '50), vinse il Giro di Germania '47 (primo in sei tappe nei sei giri disputati) e diverse prove in linea nel suo paese, nonchè tappe all’estero, come ad esempio al Tour de Luxembourg ’37. Si dedicò anche all'attività su pista aggiudicandosi per due anni il Titolo nazionale stayer. In questa specialità ottenne anche il bronzo ai Campionati Europei del 1950, svoltisi nella natia Dortmund. A porre fine alla sua carriera fu una caduta in una gara a Dortmund, il 27 ottobre 1952, nella quale riportò la frattura di un'anca. Successivamente, come detto, divenne allenatore federale e lanciò, fra gli altri, Junkermann e Altig.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Edmond Delathouwer (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2015/1444986606170DelathouwerEdmond.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1444986606170DelathouwerEdmond.jpg]" /><br />
Nato a Boom il 26 maggio 1916, deceduto a Merksem il 26 agosto 1994. Professionista dal 1938 al 1940 con due vittorie. Un buon corridore potenziale, che non ha trovato la forza di ritornare dopo il conflitto, a parte un velleitario tentativo a 35 anni, nel '51, fra gli indipendenti. <br />
Un passista di bello stile e potenza, poco resistente al ritmo richiesto per affrontare al meglio le salite lunghe, ma con un discreto spunto veloce. Una carriera che sta tutta nel 2° posto nella Gand Wevelgem del 1938, nel successo prestigioso alla Freccia Vallone del 1939 e nella vittoria nel GP Haasdonck del medesimo anno. Sempre in quella stagione, si piazzò 19° nel Giro delle Fiandre e 13° nella Liegi Bastogne Liegi. Al Tour de France, si ritirò alla nona tappa. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Jean Graczyk (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16419309881325Graczyk,Jean2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16419309881325Graczyk,Jean2.jpg]" /><br />
Nato il 23 maggio 1933 a Neuvy-sur-Barangeon, deceduto a Vignoux-sur-Barangeon il 27 giugno 2004. Passista veloce, pistard e ciclocrossista. Professionista dal 1957 al 1972 con 78 vittorie. Di origine polacca, naturalizzato francese il 23 giugno 1949. Un corridore che ha segnato un'epoca, ed anche se non ha raggiunto risultati eclatanti, quanto fatto è lautamente sufficiente per definirlo un campione. Dotato di una notevole punta di velocità che emergeva su doti di passo altrettanto notevoli, s'è distinto pure per dinamismo e combattività e per la tangibilità dimostrata in quelle che erano le sue palestre, volute e cercate, ovvero le corse a tappe, specie il Tour de France. Si segnalò già da dilettante neofita, come grande inseguitore e finisseur su strada, poi come ruota veloce che amava fare la gamba anche nel ciclocross. Vinse una classica per "puri" come la Parigi-Vierzon, poi, nell'ultima stagione nella categoria, coincidente coi Giochi Olimpici di Melbourne, si laureò Campione di Francia, sia su strada, che su pista nell'inseguimento a squadre. In quest'ultima specialità, alle prime Olimpiadi australiane, conquistò la Medaglia d'Argento. <br />
Partecipò anche ai Mondiali di Copenaghen, dove giunse 16°. Passato prof in seno all'Helyett-Potin di Jacques Anquetil, vinse all'esordio 9 corse, compreso il Giro delle 6 Province del Sud Est, dove colse due tappe e pure la Classifica a punti. Partecipò al Tour de France, ma si ritirò alla 6a tappa. L'anno seguente i successi furono 7, ma di spessore maggiore, fra i quali la Classifica a Punti del Tour de France, una tappa alla Vielta di Spagna, ed una al Delfinato, nonché il GP d'Orchies. <br />
Tanti pure i piazzamenti di pregio, caratteristica che l'accompagnò sempre e che nel '58, appunto, gli consentì di portare a Parigi la Maglia Verde. Partecipò ai Mondiali di Reims dove chiuse 24°. Nel 1959, ancora 7 successi, fra i quali la tappa di Rennes al Tour e, soprattutto, la Parigi-Roma, ovvero l'unica edizione della Parigi Nizza, che s'allungò con la Menton-Roma, ad un rango di corsa a tappe di gran pregio, lunga 12 giorni e con un cast da Giro-Tour. Si ritirò ai Mondiali di Zandvoort dopo aver lavorato per il futuro iridato André Darrigade. Lanciatissimo, nel '60, Jean Graczyk fu, nell'anno, il corridore con più costanza ai vertici mondiali, al punto di vincere il Trofeo Superprestige Pernod, una classifica migliore di ciò che venne dopo, ovvero, Coppa del Mondo e l'attuale abortistico World-Tour. In quella stagione, nei 14 successi colti, Jean andò a segno in tutte le corse a tappe a cui partecipò, dalle quattro frazioni vinte al Tour de France, arricchite dalla sua seconda Maglia Verde a Parigi, al Delfinato, al Sardegna, alla Parigi Nizza, vinse poi il Criterium National e impreziosì il tutto col 2° posto alla Sanremo, al Giro delle Fiandre e col 3° posto alla Parigi Bruxelles, ed il 5° alla Liegi Bastogne Liegi. Unica nota stonata di quell'anno, il Mondiale, dove non andò oltre il 30° posto. Anche nel '61, il numero dei suoi successi rimase in doppia cifra, 10, fra i quali il Gran Premio Ciclomotoristico, ed una tappa dello stesso, una frazione del Delfinato, nonché il 2° posto alla Freccia Vallone, il 4° nella Parigi Bruxelles e il 7° al Fiandre. Si ritirò ai Mondiali. Nel 1962, andò a segno 12 volte e fra questi centri, anche quattro tappe alla Vuelta di Spagna e una alla Parigi-Nizza. Fra le 8 vittorie colte nel 1963, due frazioni del Giro di Catalogna, una al Tour del Sud-Est e l'allora prestigioso GP di Monaco. Dopo tanti anni di vittorie e pochi contrattempi, il 1964 fu un anno difficile per Graczyk, che ebbe diversi malanni che gli fecero saltare corse importanti come il Criterium National e dove si evidenziarono i primi segni di declino. Ciononostante, vinse un paio di corse minori e fu protagonista, anche se piazzato, a classiche come Milano Sanremo (6°) e Bordeaux-Parigi (7°). Nonostante i 6 successi conquistati nel 1965, il tramonto di Graczyk apparve tangibile come l'incipiente perdita di capelli. Il franco polacco, amante della natura, pensò di attutire i colpi dell'età incentivando la partecipazione alle proposte invernali nel ciclocross e nel gennaio del 1966, andò a segno in una anomala prova a coppie con Raymond Poulidor, in quel di Fontenay sous Bois, Fu quella l'unica vittoria colta nell'anno, anche se, a dispetto del crepuscolo arrivante, continuò a cogliere tanti piazzamenti su strada. Divenuto gregario di Anquetil ed Aimar, anche nelle stagioni '67 e '68 continuò a piazzarsi. Poi, nel '69 andò a portare esperienza nella giovane squadra della Sonolor, ed a Quesnoy, raggiunse il suo ultimo appuntamento con la vittoria. Continuò a correre su pista, nel cross e qualche criterium su strada fino al 1972. Per divertirsi, innanzi tutto. E poi si diede alla caccia e al commercio. In carriera fu soprannominato "Popof", un appellativo non simpaticissimo, che in Francia s'usava qualche decennio fa, per indicare i polacchi. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Marino Sacchi</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/11254.jpg" border="0" alt="[Immagine: 11254.jpg]" /><br />
Nato a Firenze il 26 maggio 1924. Fratello maggiore del più noto Enzo, pistard di valore mondiale. Passista scalatore, alto m. 1,68 per 69 kg. Professionista dal settembre 1949 al 1951, senza ottenere vittorie. <br />
Si fece notare da dilettante, vincendo due edizioni consecutive (nel 1947 e 1948) della Coppa Giulio Burci e per le sue buone condotte. La Bottecchia che voleva allargare i propri orizzonti in Toscana, ed era alla ricerca di buoni corridori di quella regione, lo mise sotto contratto nel settembre del 1949, per poi tenerlo nelle proprie file anche nel 1950. Marino Sacchi però, deluse le aspettative: non fu selezionato per il Giro d'Italia e colse solo un 20° posto nel Trofeo Matteotti. A fine anno Marino Sacchi, si trovò isolato e continuò come tale nel 1951, ma senza risultati. A fine anno chiuse con l'agonismo. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 25 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-25-maggio</link>
			<pubDate>Thu, 25 May 2023 07:55:52 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-25-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Winfried Bolke (Ger)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2011/1317380394BOLKEWinfried-4.JPG" border="0" alt="[Immagine: 1317380394BOLKEWinfried-4.JPG]" /><br />
Nato a Genthin il 25 maggio 1941, deceduto a Dortmund il 26 gennaio 2021. Passista, pistard e ciclocrossista. Professionista dall’ottobre del 1963 al 1972, con 13 vittorie. Un corridore poliedrico e positivo ovunque, pur senza toccare quelle eccellenze, che sono la base per essere tangibili campioni. Alla storia comunque passa come un buon corridore anche se molto sofferente di fronte alle lunghe salite lunghe o troppo pendenti. Resta comunque notevole il ricordo delle sue accelerazioni e di una certa disponibilità a prendere iniziative. Purtroppo per lui ha svolto la carriera in quegli anni sessanta pieni di campioni su ogni terreno. Fosse nato dopo anche per Bolke il curriculum sarebbe stato migliore. Gran dilettante dopo un paio di Titoli tedeschi su strada giunse alla medaglia di bronzo ai Campionati del mondo di Renaix. Nell’ottobre di quell’anno, quando s’aprivano le stagioni del cross e delle seigiorni passò al professionismo con la francese Peugeot. La sua prima esperienza col ciclismo migliore fu davvero buona. Nel 1964 infatti si temprò con un bel quarto posto al Giro del Belgio e solo Rudi Altig gli finì davanti ai Campionati di Germania. Nell’anno poi vinse poi fra le altre, il Tour de l’Oise, mini corsa a tappe di buon livello. Nel triennio 1965-’67 vinse per tre stagioni consecutive i Campionati tedeschi, eguagliando Hans Junkermann, che aveva fatto la tripletta fra il 1959 ed il 1961. Il loro record, oltre mezzo secolo dopo, è ancora immacolato. Divenne poi colonna delle rappresentative tedesche ai Mondiali su strada, anche se nelle manifestazioni iridate, non riuscì mai ad essere protagonista. Notevoli pure le sue presenze ed i buoni comportamenti nelle seigiorni e nelle attività su pista più generali. Nel 1967 fu Campione Nazionale nel Madison. Inoltre, soprattutto negli ultimi anni di carriera, tornò con un certo successo a quel ciclocross che l’aveva visto evidente agli inizi: fu infatti 10° ai Mondiali open di Calais nel 1963. Insomma, un buon corridore, anche per quella completezza che va sempre valutata come un pregio. <br />
<span style="font-weight: bold;">I suoi migliori risultati anno per anno. 1964:</span> 1° nella 3a tappa del Tour de l'Oise, 1° nella Classifica Generale Finale del Tour de l'Oise, 1° nella 5a tappa del Giro di Catalogna. 2° nel GP di Cannes, 2° nella Rapertingen – Hasselt in Belgio, 2° nel Campionato Nazionale su Strada, 3° nella 6a tappa del Giro di Catalogna, 4° nella Classifica Generale Finale del Giro del Belgio, 5a nel GP d'Aix en Provence. <span style="font-weight: bold;">1965: </span>1° nel Campionato Nazionale su Strada, 2a nel GP Nieuwerkerken, 2° nel GP Zichem. <span style="font-weight: bold;">1966: </span>1° nella 3a tappa della Parigi-Lussemburgo, 1° nel Campionato Nazionale su Strada, 1a nel Criterium Vayrac. 2° nella 8a tappa Parigi-Nizza, 2° nel GP Overpelt, 3° nella Classifica Generale Finale della Parigi- Lussemburgo, 3° nella Seigiorni di Monaco. <span style="font-weight: bold;">1967:</span> 1° nel Campionato Nazionale su Strada, 1° nel Campionato Nazionale del Madison su Pista, 2° nella 6a tappa del Tour de France, 2° nella 4a tappa del Giro del Lussemburgo. <span style="font-weight: bold;">1968:</span> 1° nella Maaslandse Pijl. 2° nel Campionato Nazionale su Strada, 2° nel GP Helchteren. <span style="font-weight: bold;">1969:</span> 1° nel GP Saint-Raphael. 2° nella Omloop van Midden-Belgie, 2° nel GP Union Dortmund, 2° nel Tour du Condroz, 2° nel GP Nümbrecht, 2° nella Seigiorni di Monaco, 3° nella Maaslandse Pijl. <span style="font-weight: bold;">1970:</span> 1° nel Kaistenberg Rundfahrt, 1a nel Porz am Rhein. 2° nel Giro del Noird Ovest, 2° nel GP Krefeld, 3° nel Campionato Nazionale su Strada, 3° nel GP Linz, 3° nella 2a tappa parte b Falcon Cycles, 7° nella Classifica Generale Finale del Falcon Cycles. <span style="font-weight: bold;">1971:</span> 3° nel GP Saarbrücken di Ciclocross.<br />
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<span style="font-weight: bold;">J</span><span style="font-weight: bold;">ean-</span><span style="font-weight: bold;">Pierre Danguillaume (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/15293055221325Danguillaume,Jean-Pierre.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15293055221325Danguillaume,Jean-Pierre.jpg]" /><br />
Nato a Joué-lès-Tours il 25 maggio 1946. Passista veloce. Professionista dal 1970 al 1978 con 68 vittorie. <br />
Forse il più forte di una famiglia infinita di ciclisti. Figlio di André, fratello di Jean-Louis, nipote di Jean, Camille, Marce e Roland, tutti divenuti professionisti, Jean Pierre è stato un ottimo cacciatore di tappe, un attaccante, uno che garantiva, sempre, quelle iniziative che sono il bello delle corse. Uno che seppe tra l'altro fermarsi, quando capì di essere sul punto di tramontare, e pure questo è un merito. Fu un ottimo dilettante, partecipò alle Olimpiadi di Città del Messico nel quartetto della "100 Chilometri" e, l'anno successivo, suggellò la sua grandezza imponendosi, in mezzo ai professionisti di stato, nella prestigiosissima Praga-Varsavia-Berlino, universalmente conosciuta come la "Corsa della pace". <br />
Passato prof nel 1970, si mostrò subito un protagonista vincendo fra le altre corse anche la 22a tappa del Tour de France. <br />
Nel suo palmares finirono poi il G.P. di Plouay 1971, il G.P. di Roquebrune 1972, il Criterium National 1973, la Ronda Nivernese 1973, il G.P. di Cannes e la Parigi-Bourges '75. Fortissimo nelle brevi corse a tappe, seppe imporsi nel Midi Libre 1974, nel Tour de l'Indre-et-Loire e nel Tour de l'Aude 1977. Partecipò a 9 Tour de France conquistando complessivamente 7 tappe, con miglior piazzamento il 13° posto nel 1974 e fu al via due volte alla Vuelta, nella quale, sempre nel '74, giunse settimo. Dal 1971 al 1977 compreso fece parte della nazionale francese ai Mondiali, classificandosi 3° a quelli di Yvoir, nel 1975. Insomma un corridore tra gli evidenti degli anni settanta ed ancora molto popolare in Francia. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Graziano Salvietti </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16362291121325Salvietti,Graziano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16362291121325Salvietti,Graziano.jpg]" /><br />
Nato a Figline Valdarno il 25 maggio 1956. Passista scalatore, alto m. 1,73 per kg. 66. Professionista dal 1979 al 1986, senza ottenere vittorie. <br />
Sedici anni di onorata carriera. Considerato corridore fortissimo sul passo dal carattere battagliero e spigliato ebbe una esplosione travolgente al suo secondo anno da allievo che si ripeté da juniores al punto che in due anni conquistò ben 28 gare. Abbastanza per essere considerato uno dei più promettenti ciclisti in circolazione su scala nazionale. Indossò la maglia azzurra ai Campionati Europei Juniores di Varsavia e da dilettante fu sufficientemente in grado di mantenere il blasone conquistato cogliendo diversi traguardi di peso, come il Circuito della Valle del Liri, il GP La Torre ed il Goro delle Colline Chiantigiane nel 1976, il GP Città di Empoli e la Coppa Caduti di Sant’Alluccio l’anno seguente. Passò professionista nel 1979 in seno alla Zonca Santini e furono otto le sue stagioni nella categoria maggiore. Tre i Giri d'Italia disputati ('80-63°; '83-117° e '84-79°) e un Tour de France ('86-ritirato alla 13esima tappa), nonché fedele spalla di Francesco Moser. Per due anni di seguito ('81 e '82) è stato Campione Italiano a Squadre Professionisti con la maglia della Fam Cucine Campagnolo, ovvero il suo secondo team professionistico (gli altri, la Vivi Benottp, l’Ariostea e la Gis). Il miglior risultato individuale nel 1979 quando giunse 2° nella Coppa Sabatini. Cessò l'attività nel 1986 ed intraprese l'attività di agente di commercio nel settore ciclistico. Molto conosciuto nell'ambiente ciclistico, ha lasciato un buon segno, in particolare in casa Olimpia Valdarnese: il sodalizio dove iniziò la sua carriera e dove i suoi echi sono più vivi che mai. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Georg Totschnig (Aut)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16815656281325Totschnig,Georg.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16815656281325Totschnig,Georg.jpg]" /><br />
Nato a Innsbruck, 25 maggio 1971. Passista scalatore alto 1,75 per 62 kg. Professionista dal 1993 al 2006 con 23 vittorie. <br />
Un corridore che seppe divenire popolare, soprattutto per i ruoli recitati nelle grandi corse a tappe e per la costanza delle sue presenze. Alla fine un atleta che ha vinto abbastanza poco, ma che va annoverato fra gli austriaci d’evidenza nella storia di questo sport.<br />
Avvicinatosi al ciclismo molto giovane, nel 1989 si laureò campione austriaco a cronometro tra gli juniores e, l’anno seguente, passato dilettante, fu 25esimo al Giro d’Austria e nel ’91, 10° Nel 1992 fu 4° nella Generale del Giro del suo Paese e prese parte alla prova individuale dei Giochi Olimpici di Barcellona, chiudendo 56°. Nel 1993, ancora dilettante, conquistò finalmente la vittoria al Giro dell’Austria, ed a fine settembre corse la sua prima gara professionistica, il Giro dell’Emilia, con la maglia della Gatorade. Passato nel ’94 alla Polti, fu 3° in una tappa del Tour du Pont e al Giro d’Italia ben figurò: 5° nella frazione di Les Deux Alpes e 13° nella Generale Fanale. Fu poi 4° all’Euskal Bizikleta. L’anno seguente, al Giro d’Italia fu 2° nella tappa di Maso e 6° in quella di Monte Sirino, nonché a quella del Lenzerheide pass. Georg completò la corsa rosa, 9°. Nel 1996 fu 1° nel Campionato austriaco a cronometro e chiuse la Vuelta di Spagna al 6° posto, dopo diversi piazzamenti di tappa. L’anno dopo, Totschnig, passò al Team Deutsche Telekom, ed a luglio vinse entrambi i Titoli austriaci: su strada e a cronometro. Al via del Tour de France, da gregario, completò la corsa al 34º posto. Ad agosto prese parte alla Vuelta a Castilla y León, vincendo la quarta tappa e conquistando la Classifica GPM. Nella stagione successiva, a giungo fu protagonista alla Volta Ciclista a Catalunya, con un 2° di tappa ed il 2° nella Generale finale. Al Tour de France, fu spalla di Jan Ullrich e completò la Grande Boucle 27°. <br />
Nel 1999, al Giro d’Austria fu 2° nel tappone e nella Generale Finale. Meglio, nella stagione seguente, quando nel Goro del su Paese conquistò tappa e Classifica definitiva.<br />
Nel 2001 passò alla Gerolsteiner (sodalizio con cui rimase fino alla fine della carriera).  A maggio fu 4° alla Clasica Alcobendas e a giugno chiuse 6° il Tour de Suisse. A luglio fu 3° all’International UNIQA Classic e vinse nuovamente il Titolo di campione nazionale a cronometro, davanti a Peter Luttenberger.<br />
Nel 2002, fu tra i protagonisti del Giro d’Italia: 4° nella tappa di Folgaria, 9° nella crono di Numana e 7° in quella di Monticello Brianza e 7° nella Generale Finale. Due settimane dopo, fu ancora tra i protagonisti del Giro di Svizzera, che chiuse al 5° posto. <br />
Nel Giro d’Italia 2003, si confermò tra i big della corsa: 10° nella tappa dell’Alpe Pampeago, ed il giorno seguente nella cronometro di Bolzano, mentre nella diciottesima frazione, con arrivo a Chianale, chiuse 3°. A Milano completò la corsa rosa al 5° posto. Al via anche del Tour de France, mostrò le sue qualità di resistenza, cogliendo qualche buona piazza, ed il 12° posto finale.<br />
L’anno seguente, Totschnig conquistò la tappa di Malbun del Giro di Svizzera, chiuso poi 4°. Indi, dopo aver conquistato il Titolo nazionale a cronometro, si concentrò per una bella figura al Tour de France, dove dopo diversi piazzamenti di tappa chiuse 7°. Ad agosto prese parte ai Giochi Olimpici di Atene completando la prova in linea al 22esimo posto. L’anno successivo, finalmente, vinse la tappa di Ax-3 Domaines al Tour de France, con un arrivo in solitudine. A Parigi chiuse 26°. Due settimane dopo vinse il Gp Gmund. Nel 2006 vinse la Waidhofen an der Ybbs e partecipò al suo ultimo Tour de France, che terminò 47°. A dicembre si ritirò dall’agonismo.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Winfried Bolke (Ger)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2011/1317380394BOLKEWinfried-4.JPG" border="0" alt="[Immagine: 1317380394BOLKEWinfried-4.JPG]" /><br />
Nato a Genthin il 25 maggio 1941, deceduto a Dortmund il 26 gennaio 2021. Passista, pistard e ciclocrossista. Professionista dall’ottobre del 1963 al 1972, con 13 vittorie. Un corridore poliedrico e positivo ovunque, pur senza toccare quelle eccellenze, che sono la base per essere tangibili campioni. Alla storia comunque passa come un buon corridore anche se molto sofferente di fronte alle lunghe salite lunghe o troppo pendenti. Resta comunque notevole il ricordo delle sue accelerazioni e di una certa disponibilità a prendere iniziative. Purtroppo per lui ha svolto la carriera in quegli anni sessanta pieni di campioni su ogni terreno. Fosse nato dopo anche per Bolke il curriculum sarebbe stato migliore. Gran dilettante dopo un paio di Titoli tedeschi su strada giunse alla medaglia di bronzo ai Campionati del mondo di Renaix. Nell’ottobre di quell’anno, quando s’aprivano le stagioni del cross e delle seigiorni passò al professionismo con la francese Peugeot. La sua prima esperienza col ciclismo migliore fu davvero buona. Nel 1964 infatti si temprò con un bel quarto posto al Giro del Belgio e solo Rudi Altig gli finì davanti ai Campionati di Germania. Nell’anno poi vinse poi fra le altre, il Tour de l’Oise, mini corsa a tappe di buon livello. Nel triennio 1965-’67 vinse per tre stagioni consecutive i Campionati tedeschi, eguagliando Hans Junkermann, che aveva fatto la tripletta fra il 1959 ed il 1961. Il loro record, oltre mezzo secolo dopo, è ancora immacolato. Divenne poi colonna delle rappresentative tedesche ai Mondiali su strada, anche se nelle manifestazioni iridate, non riuscì mai ad essere protagonista. Notevoli pure le sue presenze ed i buoni comportamenti nelle seigiorni e nelle attività su pista più generali. Nel 1967 fu Campione Nazionale nel Madison. Inoltre, soprattutto negli ultimi anni di carriera, tornò con un certo successo a quel ciclocross che l’aveva visto evidente agli inizi: fu infatti 10° ai Mondiali open di Calais nel 1963. Insomma, un buon corridore, anche per quella completezza che va sempre valutata come un pregio. <br />
<span style="font-weight: bold;">I suoi migliori risultati anno per anno. 1964:</span> 1° nella 3a tappa del Tour de l'Oise, 1° nella Classifica Generale Finale del Tour de l'Oise, 1° nella 5a tappa del Giro di Catalogna. 2° nel GP di Cannes, 2° nella Rapertingen – Hasselt in Belgio, 2° nel Campionato Nazionale su Strada, 3° nella 6a tappa del Giro di Catalogna, 4° nella Classifica Generale Finale del Giro del Belgio, 5a nel GP d'Aix en Provence. <span style="font-weight: bold;">1965: </span>1° nel Campionato Nazionale su Strada, 2a nel GP Nieuwerkerken, 2° nel GP Zichem. <span style="font-weight: bold;">1966: </span>1° nella 3a tappa della Parigi-Lussemburgo, 1° nel Campionato Nazionale su Strada, 1a nel Criterium Vayrac. 2° nella 8a tappa Parigi-Nizza, 2° nel GP Overpelt, 3° nella Classifica Generale Finale della Parigi- Lussemburgo, 3° nella Seigiorni di Monaco. <span style="font-weight: bold;">1967:</span> 1° nel Campionato Nazionale su Strada, 1° nel Campionato Nazionale del Madison su Pista, 2° nella 6a tappa del Tour de France, 2° nella 4a tappa del Giro del Lussemburgo. <span style="font-weight: bold;">1968:</span> 1° nella Maaslandse Pijl. 2° nel Campionato Nazionale su Strada, 2° nel GP Helchteren. <span style="font-weight: bold;">1969:</span> 1° nel GP Saint-Raphael. 2° nella Omloop van Midden-Belgie, 2° nel GP Union Dortmund, 2° nel Tour du Condroz, 2° nel GP Nümbrecht, 2° nella Seigiorni di Monaco, 3° nella Maaslandse Pijl. <span style="font-weight: bold;">1970:</span> 1° nel Kaistenberg Rundfahrt, 1a nel Porz am Rhein. 2° nel Giro del Noird Ovest, 2° nel GP Krefeld, 3° nel Campionato Nazionale su Strada, 3° nel GP Linz, 3° nella 2a tappa parte b Falcon Cycles, 7° nella Classifica Generale Finale del Falcon Cycles. <span style="font-weight: bold;">1971:</span> 3° nel GP Saarbrücken di Ciclocross.<br />
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<span style="font-weight: bold;">J</span><span style="font-weight: bold;">ean-</span><span style="font-weight: bold;">Pierre Danguillaume (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/15293055221325Danguillaume,Jean-Pierre.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15293055221325Danguillaume,Jean-Pierre.jpg]" /><br />
Nato a Joué-lès-Tours il 25 maggio 1946. Passista veloce. Professionista dal 1970 al 1978 con 68 vittorie. <br />
Forse il più forte di una famiglia infinita di ciclisti. Figlio di André, fratello di Jean-Louis, nipote di Jean, Camille, Marce e Roland, tutti divenuti professionisti, Jean Pierre è stato un ottimo cacciatore di tappe, un attaccante, uno che garantiva, sempre, quelle iniziative che sono il bello delle corse. Uno che seppe tra l'altro fermarsi, quando capì di essere sul punto di tramontare, e pure questo è un merito. Fu un ottimo dilettante, partecipò alle Olimpiadi di Città del Messico nel quartetto della "100 Chilometri" e, l'anno successivo, suggellò la sua grandezza imponendosi, in mezzo ai professionisti di stato, nella prestigiosissima Praga-Varsavia-Berlino, universalmente conosciuta come la "Corsa della pace". <br />
Passato prof nel 1970, si mostrò subito un protagonista vincendo fra le altre corse anche la 22a tappa del Tour de France. <br />
Nel suo palmares finirono poi il G.P. di Plouay 1971, il G.P. di Roquebrune 1972, il Criterium National 1973, la Ronda Nivernese 1973, il G.P. di Cannes e la Parigi-Bourges '75. Fortissimo nelle brevi corse a tappe, seppe imporsi nel Midi Libre 1974, nel Tour de l'Indre-et-Loire e nel Tour de l'Aude 1977. Partecipò a 9 Tour de France conquistando complessivamente 7 tappe, con miglior piazzamento il 13° posto nel 1974 e fu al via due volte alla Vuelta, nella quale, sempre nel '74, giunse settimo. Dal 1971 al 1977 compreso fece parte della nazionale francese ai Mondiali, classificandosi 3° a quelli di Yvoir, nel 1975. Insomma un corridore tra gli evidenti degli anni settanta ed ancora molto popolare in Francia. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Graziano Salvietti </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16362291121325Salvietti,Graziano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16362291121325Salvietti,Graziano.jpg]" /><br />
Nato a Figline Valdarno il 25 maggio 1956. Passista scalatore, alto m. 1,73 per kg. 66. Professionista dal 1979 al 1986, senza ottenere vittorie. <br />
Sedici anni di onorata carriera. Considerato corridore fortissimo sul passo dal carattere battagliero e spigliato ebbe una esplosione travolgente al suo secondo anno da allievo che si ripeté da juniores al punto che in due anni conquistò ben 28 gare. Abbastanza per essere considerato uno dei più promettenti ciclisti in circolazione su scala nazionale. Indossò la maglia azzurra ai Campionati Europei Juniores di Varsavia e da dilettante fu sufficientemente in grado di mantenere il blasone conquistato cogliendo diversi traguardi di peso, come il Circuito della Valle del Liri, il GP La Torre ed il Goro delle Colline Chiantigiane nel 1976, il GP Città di Empoli e la Coppa Caduti di Sant’Alluccio l’anno seguente. Passò professionista nel 1979 in seno alla Zonca Santini e furono otto le sue stagioni nella categoria maggiore. Tre i Giri d'Italia disputati ('80-63°; '83-117° e '84-79°) e un Tour de France ('86-ritirato alla 13esima tappa), nonché fedele spalla di Francesco Moser. Per due anni di seguito ('81 e '82) è stato Campione Italiano a Squadre Professionisti con la maglia della Fam Cucine Campagnolo, ovvero il suo secondo team professionistico (gli altri, la Vivi Benottp, l’Ariostea e la Gis). Il miglior risultato individuale nel 1979 quando giunse 2° nella Coppa Sabatini. Cessò l'attività nel 1986 ed intraprese l'attività di agente di commercio nel settore ciclistico. Molto conosciuto nell'ambiente ciclistico, ha lasciato un buon segno, in particolare in casa Olimpia Valdarnese: il sodalizio dove iniziò la sua carriera e dove i suoi echi sono più vivi che mai. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Georg Totschnig (Aut)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16815656281325Totschnig,Georg.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16815656281325Totschnig,Georg.jpg]" /><br />
Nato a Innsbruck, 25 maggio 1971. Passista scalatore alto 1,75 per 62 kg. Professionista dal 1993 al 2006 con 23 vittorie. <br />
Un corridore che seppe divenire popolare, soprattutto per i ruoli recitati nelle grandi corse a tappe e per la costanza delle sue presenze. Alla fine un atleta che ha vinto abbastanza poco, ma che va annoverato fra gli austriaci d’evidenza nella storia di questo sport.<br />
Avvicinatosi al ciclismo molto giovane, nel 1989 si laureò campione austriaco a cronometro tra gli juniores e, l’anno seguente, passato dilettante, fu 25esimo al Giro d’Austria e nel ’91, 10° Nel 1992 fu 4° nella Generale del Giro del suo Paese e prese parte alla prova individuale dei Giochi Olimpici di Barcellona, chiudendo 56°. Nel 1993, ancora dilettante, conquistò finalmente la vittoria al Giro dell’Austria, ed a fine settembre corse la sua prima gara professionistica, il Giro dell’Emilia, con la maglia della Gatorade. Passato nel ’94 alla Polti, fu 3° in una tappa del Tour du Pont e al Giro d’Italia ben figurò: 5° nella frazione di Les Deux Alpes e 13° nella Generale Fanale. Fu poi 4° all’Euskal Bizikleta. L’anno seguente, al Giro d’Italia fu 2° nella tappa di Maso e 6° in quella di Monte Sirino, nonché a quella del Lenzerheide pass. Georg completò la corsa rosa, 9°. Nel 1996 fu 1° nel Campionato austriaco a cronometro e chiuse la Vuelta di Spagna al 6° posto, dopo diversi piazzamenti di tappa. L’anno dopo, Totschnig, passò al Team Deutsche Telekom, ed a luglio vinse entrambi i Titoli austriaci: su strada e a cronometro. Al via del Tour de France, da gregario, completò la corsa al 34º posto. Ad agosto prese parte alla Vuelta a Castilla y León, vincendo la quarta tappa e conquistando la Classifica GPM. Nella stagione successiva, a giungo fu protagonista alla Volta Ciclista a Catalunya, con un 2° di tappa ed il 2° nella Generale finale. Al Tour de France, fu spalla di Jan Ullrich e completò la Grande Boucle 27°. <br />
Nel 1999, al Giro d’Austria fu 2° nel tappone e nella Generale Finale. Meglio, nella stagione seguente, quando nel Goro del su Paese conquistò tappa e Classifica definitiva.<br />
Nel 2001 passò alla Gerolsteiner (sodalizio con cui rimase fino alla fine della carriera).  A maggio fu 4° alla Clasica Alcobendas e a giugno chiuse 6° il Tour de Suisse. A luglio fu 3° all’International UNIQA Classic e vinse nuovamente il Titolo di campione nazionale a cronometro, davanti a Peter Luttenberger.<br />
Nel 2002, fu tra i protagonisti del Giro d’Italia: 4° nella tappa di Folgaria, 9° nella crono di Numana e 7° in quella di Monticello Brianza e 7° nella Generale Finale. Due settimane dopo, fu ancora tra i protagonisti del Giro di Svizzera, che chiuse al 5° posto. <br />
Nel Giro d’Italia 2003, si confermò tra i big della corsa: 10° nella tappa dell’Alpe Pampeago, ed il giorno seguente nella cronometro di Bolzano, mentre nella diciottesima frazione, con arrivo a Chianale, chiuse 3°. A Milano completò la corsa rosa al 5° posto. Al via anche del Tour de France, mostrò le sue qualità di resistenza, cogliendo qualche buona piazza, ed il 12° posto finale.<br />
L’anno seguente, Totschnig conquistò la tappa di Malbun del Giro di Svizzera, chiuso poi 4°. Indi, dopo aver conquistato il Titolo nazionale a cronometro, si concentrò per una bella figura al Tour de France, dove dopo diversi piazzamenti di tappa chiuse 7°. Ad agosto prese parte ai Giochi Olimpici di Atene completando la prova in linea al 22esimo posto. L’anno successivo, finalmente, vinse la tappa di Ax-3 Domaines al Tour de France, con un arrivo in solitudine. A Parigi chiuse 26°. Due settimane dopo vinse il Gp Gmund. Nel 2006 vinse la Waidhofen an der Ybbs e partecipò al suo ultimo Tour de France, che terminò 47°. A dicembre si ritirò dall’agonismo.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 24 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-24-maggio</link>
			<pubDate>Wed, 24 May 2023 08:47:40 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-24-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Giordano Cottur</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16397802941325Cottur,Giordano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16397802941325Cottur,Giordano.jpg]" /><br />
Nato a Trieste il 24 maggio 1914. Deceduto a Trieste l'8 marzo 2006. Professionista dal 1938 al 1949 con 11 vittorie. A dispetto dei successi, pochi, ma non possedeva volata, Cottur è da considerarsi un autentico riferimento, per valori e tangibilità sulle strade, del ciclismo italiano a cavallo del secondo conflitto mondiale. Un corridore a cui è mancato davvero poco, per vincere quel Giro d'Italia che ha sempre inseguito con devozione, anche per reazione patriottica agli eventi di quei tempi che vedevano la sua Trieste, una città di confine in tutto. Già, perché Giordano non solo vi è nato, ma nel capoluogo giuliano vi ha sempre vissuto e lavorato. <br />
Gran dilettante, categoria nella quale probabilmente militò troppo a lungo, dove fece incetta di vittorie (70), quasi sempre con arrivi solitari perché anche da "puro" il suo sprint si dimostrò carente. Fu 5° ai Mondiali di Copenaghen nel '37. Passò prof a 24 anni nel 1938, con la Lygie e si dimostrò subito corridore di vertice, partecipando con grande tangibilità al Giro e al Tour, dove fu una spalla importantissima nel successo di Gino Bartali. Al Giro vinse la tappa di Lanciano e giunse 2° in quella dell'allora ben più terribile Terminillo. In Francia, nonostante il lavoro di scudiero, giunse 2° nella dura frazione di Bayonne. Si capì dunque subito che, per caratteristiche e risultanze, erano le grandi corse a tappe il suo terreno ideale. Ed alla fine il suo palmares, che è denso di piazzamenti come pochi, ci presenta 7 partecipazioni al Giro d'Italia, con 3 terzi posti (nel '40 alle spalle di Coppi ed Enrico Mollo, nel '48 dietro Magni e Cecchi ed infine nel '49, battuto da Coppi e Bartali), un 7° ed un 8°, vincendo 5 tappe (la citata Napoli-Lanciano nel '38, Venezia-Trieste nel '39, Milano-Torino nel '48 e '46, Firenze-Perugia nel '47). Indossò la Maglia Rosa per 14 giorni: 5 nel '49, 8 nel '48 e una nel '46. Disputò 2 Tour de France con un 8° posto finale nel 1947 e il 25° nel '38, cogliendo oltre il 2° posto di Bayonne anche il 3° a Luchon nel '47. In quest'ultimo anno contribuì a far conquistare all'Italia il 1° posto per nazioni nella Desgrange-Colombo, piazzandosi 5° nella classifica dietro Schotte, Camellini, Bartali e Magni. Aldilà delle tappe del Giro, Cottur vinse: la Trieste-Postumia-Trieste nel '38; il Giro d'Um-bria, la crono (con Servadei) del GP di Torino nel '39; il Trofeo dell'Impero nel '43; la Trieste-Opicina nel '45. Cottur è poi passato alla storia, perché nel Giro d'Italia '46, entrò nella sua Trieste al comando di un drappello di 17 corridori, dopo che il gruppo, a causa dei lanci di pietre da parte dei seguaci di Tito, fu fermato a Pieris. Trieste era stata assegnata all'Italia, ed era stata fin lì governata dagli anglo-americani. Era il 30 giugno 1946. Dopo la carriera ciclistica, divenne diesse di squadre prof fino al '57, indi continuò a seguire il lancio di giovani del triestino e gestire in Città un negozio di biciclette e ciclomotori, fino all'ultimo dei suoi giorni. Morì a 92 anni. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Bo Hamburger (Den)  </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16602023501325Hamburger,Bo.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16602023501325Hamburger,Bo.jpg]" /><br />
Nato a Frederiksberg, nei pressi di Copenaghen il 24 maggio 1970. Passista veloce alto 1,74 per 59 kg. Professionista dal 1991 al 2006 con 21 vittorie.<br />
Si avvicinò al ciclismo mostrandosi presto completo e talentuoso con una serie di bei piazzamenti internazionali. Nel 1991 passò professionista con la TVM, dove si fermò per sei stagioni. Al primo anno fu 2° nella Generale della Vuelta a la Ribera e, l’anno seguente fu ancora 2° nella Classifica finale del Giro di Svezia, nonché 4° ed 8° al Giro di Lombardia.<br />
Il ’93 fu un anno positivo per Hambuger che s piazzò 3° al Tour de l’Avenir e alla Vuelta a los Valles Mineros, mentre in Germania nell’Hofbrau Cup fu 2°. Al Tour de France Bo chiuse 31° <br />
L’anno seguente finì terzo al GP Herning e conquistò la vittoria nell’Omloop der Vlaamse Ardennen-Ichtegem. Al Tour de France, fu protagonista nella frazione Poitiers-Trélissac tagliando l’arrivo per primo e cogliendo il successo più importante della sua carriera. A Parigi chiuse al 20esimo posto della Generale, ed al terzo nella classifica giovani. Ad agosto, finì terzo nella Wincanton Classic, gara di CdM.<br />
Nel 1995 conquistò la vittoria al Criterium di Hadsten, fu secondo al GP Herning, terzo nella tappa di Monestir de Montserrat alla Volta a Catalunya. Dopo aver corso il Giro d’Italia (95°), al Tour de France fu sesto a Vitré e nono a Liegi, chiudendo la corsa 17°, ed al 2° della classifica dei giovani alle spalle di Pantani. L’anno seguente fu 2° al GP de Wallonie, si piazzò sul podio a due tappe del  Giro del Lussemburgo e fin’ 2° nel Campionato danese. Chiuse il Tour de France 13°. Il 1997, l’ultimo in maglia TVM, Bo due podi di tappa al Midi Libre e vinse a Girona una tappa della Volta a Catalunya. Al Tour su ritirò. Fu però gran protagonista al Mondiale di San Sebastian, dove si giocò il successo e fu superato dal solo francese Laurent Brochard.  <br />
Nel ’98 passò alla francese Casino e fu 2° al Giro del Mediterraneo, vinse la tappa di Tabernes de Valldigna alla Volta a la Comunitat Valenciana che chiuse 2°, indi vinse la tappa di Balmaseda del Giro dei Paesi Baschi. Il 15 aprile colse un gran successo nella Freccia Vallone, arruvando solo sul Muro di Huy. Fu poi 5° all’Amstel Gold Race. Dopo il Tour de France chiuso 15° con tanti piazzamenti di tappa, vinse il Gp Charlottenlund ed il Criterium Hadsten. L’anno seguente s’accasò <br />
alla Cantina Tollo, con cui visse una annata non indimenticabile e l’anno successivo passò alla Memory, con cui vinse la tappa di Saint-Étienne alla Parigi-Nizza e fu 10° alla Sanremo. A giugno, si laureò Campione danese. <br />
Nel 2001 in maglia del team danese CSC fu trovato positivo ad un controllo antidoping e fu fermato per una stagione. L’anno seguente venne in Italia alla Alexia Alluminio, con la cui maglia fu 2° al GP Fred Mengoni. Nel 2003 passò alla Formaggi Pinzolo ottenendo nuovamente il 2° posto al Mengoni ed il 2° al GP Industria e Commercio di Prato. Al Giro d’Italia chiuse 54°. Ancora un cambio di maglia e nel 2004 approdò all’Acqua &amp; Sapone, con la quale vinse il Giro della Riviera di Ponente ed il Gp Andorra. Prese poi parte ai Giochi Olimpici di Atene (24°). Chiuse poi la carriera nel 2006. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Sean Kelly (Irl)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16248101391325Kelly,Sean.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16248101391325Kelly,Sean.jpg]" /><br />
Nato a Carrick-on-Suir (Tipperary) in Irlanda il 24 maggio 1956. Passista veloce alto 1,80 per 77 kg. Professionista dal 1977 al 1994 con 237 vittorie.<br />
Le vittorie di questo irlandese, da definirsi….completo, sono comprendendo anche le speciali classifiche 237, ma la sua carriera s'è consumata con una longevità ed un equilibrio da primissimi della storia. Per intenderci, chi scrive, lo considera senza se e senza ma, il più grande corridore di tutti i tempi di lingua inglese, ed un componente interno alla “top ten” della storia. Ovviamente meriterebbe approfondimenti ben diversi da queste poche righe. Corridore dato per vincente sin dagli inizi, parve ad un certo punto condannato ad accontentarsi di traguardi non di primissimo piano. Poi, nel 1983 la svolta, proprio col suo primo successo al Giro di Lombardia. Per Sean quella vittoria fu come rompere il ghiaccio, anche se il suo palmares era già denso di decine e decine di traguardi. La "Classica delle foglie morte" aprì così la sua lunga stagione di cacciatore di classiche. Nel 1984 vinse la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Gran Premio d'Autunno, nell'85 di nuovo il Giro di Lombardia, indi la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix nell'86 e piazzamenti d'onore in quasi tutte le altre. Nel 1988 trionfò nella Gand Wevelgem e nel 1989 nella Liegi-Bastogne-Liegi, indi ancora il Giro di Lombardia nel 1991 e la Milano Sanremo nel 1992. Adattissimo per le corse a tappe di media durata, si specializzò nella Parigi-Nizza, che vinse sei volte dall'82 ininterrottamente sino all'88. S'è poi imposto nel Giro della Svizzera nel 1983 e nel '90, indi nella Tre Giorni di La Panne '80, nel Criterium della Strada '84 e '87, nel Giro dei Paesi Baschi '84, '86, '87, nel Giro della Catalogna '84 e '86 e nel Giro d'Irlanda '85, '86, '87. Ma il suo successo principe nelle corse a tappe, fu colto alla Vuelta di Spagna nel 1988. Anche sul finire della carriera, continuò dunque a vincere gare di grande qualità, risultando competitivo fino all'ultimo giorno di corsa. E' stato il primo numero uno del Ranking UCI e se proprio vogliamo trovare punti amari nella sua splendida carriera, possiamo annotare il Tour de France, dove non fu mai tangibile e la mancanza di una maglia iridata, dove tra l'altro corse senza mai una squadra. Ciononostante, salì due volte sul terzo gradino del podio: a Goodwood nel 982 e a Chambery nell'89. Un grande.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Pierre Martin (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank1/Pierre%20MARTIN.jpg" border="0" alt="[Immagine: Pierre%20MARTIN.jpg]" /><br />
Nato il 24 maggio 1938 a Parigi. Passista scalatore alto 1,74 per 68 kg. Professionista dal 1963 al 1966 con 10 vittorie.<br />
Un corridore dalla carriera professionista corta, ma di buona qualità. Non a caso ha corso con i due più grandi francesi del periodo, Poulidor prima ed Anquetil poi. Uno che sapeva lavorare per il bene della squadra e, all’occorrenza, sapeva pure vincere.  <br />
Pierre Martin iniziò a pedalare nel 1956, all'età di 18 anni. Fece presto a dare segni di qualità, ma non cercò di bruciare le tappe fra i dilettanti e non si intestardì nella ricerca di un posto per le Olimpiadi di Roma. Passò comunque professionista un po’ tardi, dopo una lunga permanenza fra gli indipendenti ed i dilettanti “Hors Categorie”. Diversi i successi in quel periodo a cominciare dalla Parigi-Mantes che conquisto nel 1962. <br />
Il salto nel massimo ciclismo lo fece l’anno dopo, in seno alla Mercier BP di Raymond Poulidor diretta dal celebre Antonin Magne. Nella stagione d’esordio lavorò sempre ed esclusivamente come gregario e ciò lo spinse a fine anno a cambiare sodalizio. Nel 1964, infatti approdò al ben più modesta Bertin-Porter 39 che gli lasciò spazi ma con un programma forse troppo modesto. Nell’anno Pierre Marton colse piazzamenti e ruppe il ghiaccio vincendo la tappa di Beauvais del Tour dell’Oise (negli anni futuro conosciuto come Tour de Picardie). Anquetil lo vide e suggeri a Raphael Geminiani di portarlo alla Ford France per il 1965. L’accordo andò in porto e per Martin quello fu in ogni senso l’anno d’oro. Nella stagione vinse la quarta tappa a Thonon-les-Bains del Critérium du Dauphiné Libéré, la seconda e la terza tappa del Tour de l'Oise, rispettivamente a Beauvais ed a Creil, la Plounevez-Quintin, il Gp Laniscat, il Gp Locmiquélic, il Circuit des Monts du Livradois e il Circuit de la Vienne. Soprattutto partecipò finalmente al Tour de France vincendo la prima tappa parte B della crono-squadre di Liegi. Chiuse poi la Grande Boucle al 65° posto. Nella stagione fu pure 3° nella Perros-Guirec. Abbastanza, per dedicarsi al gregariato nel ’66 e chiudere con l’agonismo a fine anno.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Giordano Cottur</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16397802941325Cottur,Giordano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16397802941325Cottur,Giordano.jpg]" /><br />
Nato a Trieste il 24 maggio 1914. Deceduto a Trieste l'8 marzo 2006. Professionista dal 1938 al 1949 con 11 vittorie. A dispetto dei successi, pochi, ma non possedeva volata, Cottur è da considerarsi un autentico riferimento, per valori e tangibilità sulle strade, del ciclismo italiano a cavallo del secondo conflitto mondiale. Un corridore a cui è mancato davvero poco, per vincere quel Giro d'Italia che ha sempre inseguito con devozione, anche per reazione patriottica agli eventi di quei tempi che vedevano la sua Trieste, una città di confine in tutto. Già, perché Giordano non solo vi è nato, ma nel capoluogo giuliano vi ha sempre vissuto e lavorato. <br />
Gran dilettante, categoria nella quale probabilmente militò troppo a lungo, dove fece incetta di vittorie (70), quasi sempre con arrivi solitari perché anche da "puro" il suo sprint si dimostrò carente. Fu 5° ai Mondiali di Copenaghen nel '37. Passò prof a 24 anni nel 1938, con la Lygie e si dimostrò subito corridore di vertice, partecipando con grande tangibilità al Giro e al Tour, dove fu una spalla importantissima nel successo di Gino Bartali. Al Giro vinse la tappa di Lanciano e giunse 2° in quella dell'allora ben più terribile Terminillo. In Francia, nonostante il lavoro di scudiero, giunse 2° nella dura frazione di Bayonne. Si capì dunque subito che, per caratteristiche e risultanze, erano le grandi corse a tappe il suo terreno ideale. Ed alla fine il suo palmares, che è denso di piazzamenti come pochi, ci presenta 7 partecipazioni al Giro d'Italia, con 3 terzi posti (nel '40 alle spalle di Coppi ed Enrico Mollo, nel '48 dietro Magni e Cecchi ed infine nel '49, battuto da Coppi e Bartali), un 7° ed un 8°, vincendo 5 tappe (la citata Napoli-Lanciano nel '38, Venezia-Trieste nel '39, Milano-Torino nel '48 e '46, Firenze-Perugia nel '47). Indossò la Maglia Rosa per 14 giorni: 5 nel '49, 8 nel '48 e una nel '46. Disputò 2 Tour de France con un 8° posto finale nel 1947 e il 25° nel '38, cogliendo oltre il 2° posto di Bayonne anche il 3° a Luchon nel '47. In quest'ultimo anno contribuì a far conquistare all'Italia il 1° posto per nazioni nella Desgrange-Colombo, piazzandosi 5° nella classifica dietro Schotte, Camellini, Bartali e Magni. Aldilà delle tappe del Giro, Cottur vinse: la Trieste-Postumia-Trieste nel '38; il Giro d'Um-bria, la crono (con Servadei) del GP di Torino nel '39; il Trofeo dell'Impero nel '43; la Trieste-Opicina nel '45. Cottur è poi passato alla storia, perché nel Giro d'Italia '46, entrò nella sua Trieste al comando di un drappello di 17 corridori, dopo che il gruppo, a causa dei lanci di pietre da parte dei seguaci di Tito, fu fermato a Pieris. Trieste era stata assegnata all'Italia, ed era stata fin lì governata dagli anglo-americani. Era il 30 giugno 1946. Dopo la carriera ciclistica, divenne diesse di squadre prof fino al '57, indi continuò a seguire il lancio di giovani del triestino e gestire in Città un negozio di biciclette e ciclomotori, fino all'ultimo dei suoi giorni. Morì a 92 anni. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Bo Hamburger (Den)  </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16602023501325Hamburger,Bo.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16602023501325Hamburger,Bo.jpg]" /><br />
Nato a Frederiksberg, nei pressi di Copenaghen il 24 maggio 1970. Passista veloce alto 1,74 per 59 kg. Professionista dal 1991 al 2006 con 21 vittorie.<br />
Si avvicinò al ciclismo mostrandosi presto completo e talentuoso con una serie di bei piazzamenti internazionali. Nel 1991 passò professionista con la TVM, dove si fermò per sei stagioni. Al primo anno fu 2° nella Generale della Vuelta a la Ribera e, l’anno seguente fu ancora 2° nella Classifica finale del Giro di Svezia, nonché 4° ed 8° al Giro di Lombardia.<br />
Il ’93 fu un anno positivo per Hambuger che s piazzò 3° al Tour de l’Avenir e alla Vuelta a los Valles Mineros, mentre in Germania nell’Hofbrau Cup fu 2°. Al Tour de France Bo chiuse 31° <br />
L’anno seguente finì terzo al GP Herning e conquistò la vittoria nell’Omloop der Vlaamse Ardennen-Ichtegem. Al Tour de France, fu protagonista nella frazione Poitiers-Trélissac tagliando l’arrivo per primo e cogliendo il successo più importante della sua carriera. A Parigi chiuse al 20esimo posto della Generale, ed al terzo nella classifica giovani. Ad agosto, finì terzo nella Wincanton Classic, gara di CdM.<br />
Nel 1995 conquistò la vittoria al Criterium di Hadsten, fu secondo al GP Herning, terzo nella tappa di Monestir de Montserrat alla Volta a Catalunya. Dopo aver corso il Giro d’Italia (95°), al Tour de France fu sesto a Vitré e nono a Liegi, chiudendo la corsa 17°, ed al 2° della classifica dei giovani alle spalle di Pantani. L’anno seguente fu 2° al GP de Wallonie, si piazzò sul podio a due tappe del  Giro del Lussemburgo e fin’ 2° nel Campionato danese. Chiuse il Tour de France 13°. Il 1997, l’ultimo in maglia TVM, Bo due podi di tappa al Midi Libre e vinse a Girona una tappa della Volta a Catalunya. Al Tour su ritirò. Fu però gran protagonista al Mondiale di San Sebastian, dove si giocò il successo e fu superato dal solo francese Laurent Brochard.  <br />
Nel ’98 passò alla francese Casino e fu 2° al Giro del Mediterraneo, vinse la tappa di Tabernes de Valldigna alla Volta a la Comunitat Valenciana che chiuse 2°, indi vinse la tappa di Balmaseda del Giro dei Paesi Baschi. Il 15 aprile colse un gran successo nella Freccia Vallone, arruvando solo sul Muro di Huy. Fu poi 5° all’Amstel Gold Race. Dopo il Tour de France chiuso 15° con tanti piazzamenti di tappa, vinse il Gp Charlottenlund ed il Criterium Hadsten. L’anno seguente s’accasò <br />
alla Cantina Tollo, con cui visse una annata non indimenticabile e l’anno successivo passò alla Memory, con cui vinse la tappa di Saint-Étienne alla Parigi-Nizza e fu 10° alla Sanremo. A giugno, si laureò Campione danese. <br />
Nel 2001 in maglia del team danese CSC fu trovato positivo ad un controllo antidoping e fu fermato per una stagione. L’anno seguente venne in Italia alla Alexia Alluminio, con la cui maglia fu 2° al GP Fred Mengoni. Nel 2003 passò alla Formaggi Pinzolo ottenendo nuovamente il 2° posto al Mengoni ed il 2° al GP Industria e Commercio di Prato. Al Giro d’Italia chiuse 54°. Ancora un cambio di maglia e nel 2004 approdò all’Acqua &amp; Sapone, con la quale vinse il Giro della Riviera di Ponente ed il Gp Andorra. Prese poi parte ai Giochi Olimpici di Atene (24°). Chiuse poi la carriera nel 2006. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Sean Kelly (Irl)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16248101391325Kelly,Sean.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16248101391325Kelly,Sean.jpg]" /><br />
Nato a Carrick-on-Suir (Tipperary) in Irlanda il 24 maggio 1956. Passista veloce alto 1,80 per 77 kg. Professionista dal 1977 al 1994 con 237 vittorie.<br />
Le vittorie di questo irlandese, da definirsi….completo, sono comprendendo anche le speciali classifiche 237, ma la sua carriera s'è consumata con una longevità ed un equilibrio da primissimi della storia. Per intenderci, chi scrive, lo considera senza se e senza ma, il più grande corridore di tutti i tempi di lingua inglese, ed un componente interno alla “top ten” della storia. Ovviamente meriterebbe approfondimenti ben diversi da queste poche righe. Corridore dato per vincente sin dagli inizi, parve ad un certo punto condannato ad accontentarsi di traguardi non di primissimo piano. Poi, nel 1983 la svolta, proprio col suo primo successo al Giro di Lombardia. Per Sean quella vittoria fu come rompere il ghiaccio, anche se il suo palmares era già denso di decine e decine di traguardi. La "Classica delle foglie morte" aprì così la sua lunga stagione di cacciatore di classiche. Nel 1984 vinse la Parigi-Roubaix, la Liegi-Bastogne-Liegi e il Gran Premio d'Autunno, nell'85 di nuovo il Giro di Lombardia, indi la Milano-Sanremo e la Parigi-Roubaix nell'86 e piazzamenti d'onore in quasi tutte le altre. Nel 1988 trionfò nella Gand Wevelgem e nel 1989 nella Liegi-Bastogne-Liegi, indi ancora il Giro di Lombardia nel 1991 e la Milano Sanremo nel 1992. Adattissimo per le corse a tappe di media durata, si specializzò nella Parigi-Nizza, che vinse sei volte dall'82 ininterrottamente sino all'88. S'è poi imposto nel Giro della Svizzera nel 1983 e nel '90, indi nella Tre Giorni di La Panne '80, nel Criterium della Strada '84 e '87, nel Giro dei Paesi Baschi '84, '86, '87, nel Giro della Catalogna '84 e '86 e nel Giro d'Irlanda '85, '86, '87. Ma il suo successo principe nelle corse a tappe, fu colto alla Vuelta di Spagna nel 1988. Anche sul finire della carriera, continuò dunque a vincere gare di grande qualità, risultando competitivo fino all'ultimo giorno di corsa. E' stato il primo numero uno del Ranking UCI e se proprio vogliamo trovare punti amari nella sua splendida carriera, possiamo annotare il Tour de France, dove non fu mai tangibile e la mancanza di una maglia iridata, dove tra l'altro corse senza mai una squadra. Ciononostante, salì due volte sul terzo gradino del podio: a Goodwood nel 982 e a Chambery nell'89. Un grande.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Pierre Martin (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank1/Pierre%20MARTIN.jpg" border="0" alt="[Immagine: Pierre%20MARTIN.jpg]" /><br />
Nato il 24 maggio 1938 a Parigi. Passista scalatore alto 1,74 per 68 kg. Professionista dal 1963 al 1966 con 10 vittorie.<br />
Un corridore dalla carriera professionista corta, ma di buona qualità. Non a caso ha corso con i due più grandi francesi del periodo, Poulidor prima ed Anquetil poi. Uno che sapeva lavorare per il bene della squadra e, all’occorrenza, sapeva pure vincere.  <br />
Pierre Martin iniziò a pedalare nel 1956, all'età di 18 anni. Fece presto a dare segni di qualità, ma non cercò di bruciare le tappe fra i dilettanti e non si intestardì nella ricerca di un posto per le Olimpiadi di Roma. Passò comunque professionista un po’ tardi, dopo una lunga permanenza fra gli indipendenti ed i dilettanti “Hors Categorie”. Diversi i successi in quel periodo a cominciare dalla Parigi-Mantes che conquisto nel 1962. <br />
Il salto nel massimo ciclismo lo fece l’anno dopo, in seno alla Mercier BP di Raymond Poulidor diretta dal celebre Antonin Magne. Nella stagione d’esordio lavorò sempre ed esclusivamente come gregario e ciò lo spinse a fine anno a cambiare sodalizio. Nel 1964, infatti approdò al ben più modesta Bertin-Porter 39 che gli lasciò spazi ma con un programma forse troppo modesto. Nell’anno Pierre Marton colse piazzamenti e ruppe il ghiaccio vincendo la tappa di Beauvais del Tour dell’Oise (negli anni futuro conosciuto come Tour de Picardie). Anquetil lo vide e suggeri a Raphael Geminiani di portarlo alla Ford France per il 1965. L’accordo andò in porto e per Martin quello fu in ogni senso l’anno d’oro. Nella stagione vinse la quarta tappa a Thonon-les-Bains del Critérium du Dauphiné Libéré, la seconda e la terza tappa del Tour de l'Oise, rispettivamente a Beauvais ed a Creil, la Plounevez-Quintin, il Gp Laniscat, il Gp Locmiquélic, il Circuit des Monts du Livradois e il Circuit de la Vienne. Soprattutto partecipò finalmente al Tour de France vincendo la prima tappa parte B della crono-squadre di Liegi. Chiuse poi la Grande Boucle al 65° posto. Nella stagione fu pure 3° nella Perros-Guirec. Abbastanza, per dedicarsi al gregariato nel ’66 e chiudere con l’agonismo a fine anno.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 23 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-23-maggio</link>
			<pubDate>Tue, 23 May 2023 07:26:08 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-23-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Ignazio Aru</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/803.jpg" border="0" alt="[Immagine: 803.jpg]" /><br />
Nato a Pirri (CA) il 23 maggio 1937, deceduto a Quartu Sant'Elena (CA) il 5 ottobre 2020. Passista scalatore, alto m. 1,78 per 72 kg. Professionista dal 1960 al 1963, senza ottenere vittorie. <br />
Un corridore assai più forte di quanto non dicano la breve carriera (fatta oltretutto di non tante partecipazioni), ed i pochi piazzamenti. A margine dei cosiddetti "perché", ci stanno tanti aspetti, non ultimi, la sua residenza in Sardegna, che a quei tempi rappresentava una salita in più e quella sfortuna che lo avvolse nel momento in cui poteva far capire a tutto l'ambiente, nonché a stesso, di essere ben diverso da una comparsa, o dal semplice numero portato in gruppo. I buoni comportamenti, soprattutto nelle corse più dure, lo portarono all'esordio fra i professionisti nel febbraio 1959, grazie all'iniziativa di Francesco Pretti che abbinò la sua Audax Cagliari, a corridori svizzeri in occasione della seconda edizione del Giro di Sardegna. Qui, Aru, fu protagonista nella tappa più dura della manifestazione, dove giunse 4° superando in volata Luison Bobet e Rik Van Looy. Chiuse poi il Giro al 12° posto. Ciò gli valse l'ingaggio della Tricofilina Coppi nel prosieguo di stagione. La squadra di Coppi però, col "Lombardia", chiuse i battenti, ed Ignazio si trovò ad iniziare la stagione '60, con le maglie della comunque peculiare formazione dell'Audax Cagliari. Partecipò così alla già prestigiosa gara d'esordio proprio sulle strade di casa, ovvero quel Giro di Sardegna che sapeva raccogliere gran parte del gotha ciclistico mondiale e dove s'era segnalato l'anno prima. Stavolta, Aru, fu un grandissimo protagonista e per tanti aspetti vincitore morale. Con una condotta di gara sempre di vertice, fu sesto nella tappa inaugurale, coi primi nella seconda e quinto alla terza, che si concludeva proprio a Cagliari. Nel capoluogo sardo conquistò la bella maglia bianca con fasce orizzontali rossoblù di leader, ed il Giro proseguì lasciando in più di un'occasione presagire un suo successo. Ignazio infatti, seppe sempre rispondere con prontezza agli attacchi dei grandi avversari. Poi, purtroppo, ad una manciata di chilometri dalla conclusione della frazione di Sassari, l'ultima di quel "Sardegna", subì l'acuto peggiore, quello della sfortuna, materializzatosi con una foratura che non poté essere recuperata in tempi rapidi, a causa del ritardo col quale arrivò il soccorso dell'auto del cambio-ruota. Senza compagni di squadra ripartì con veemenza, ma il gruppo che era in piena bagarre finale, sì spezzo e ad approfittarne fu l'olandese Joe De Roo, che finì secondo dietro Defilippis nella tappa, ma conquistò la classifica finale. Aru chiuse 25° a Sassari, con un ritardo di 1'22" e concluse sesto nella generale. Il colpo psicologico fu grande, ed andò ad appesantire tanto le difficoltà logistiche della sua militanza nell'elite ciclistica. Durante il resto del 1960, fu poi ingaggiato per qualche gara dalla Philco, ma non partecipò al Giro d'Italia. E fu così anche nel '61 con la Vov, nel '62, dove si divise fra Atala e Gazzola e nel '63 con la Lygie. Il miglior piazzamento di quegli anni, lo colse nel '61, quando finì 8° nella Berna-Ginevra. Insomma, una conclusione di carriera progressivamente amara, quando poteva essere cosparsa di una certa luminosità. Da uomo che nel lavoro e nei sacrifici aveva vissuto sin da subito, aprì assieme alla moglie, meno di un lustro dopo, un ristorante in Quartu Sant'Elena. E da ristoratore divenne apprezzato ed amato, come fosse un campione. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Roberto Caruso</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16241788581325Caruso,Roberto.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16241788581325Caruso,Roberto.jpg]" /><br />
Nato a San Nicandro Garganico (FG) il 23 maggio 1967. Passista veloce. professionista dal 1991 al 1998 con 4 vittorie.<br />
Dopo le categorie giovanili passò dilettante mettendosi in mostra per il talento e, nel 1990, in seno all’abruzzese Cafè Lunik, fu protagonista di una grandissima stagione sportiva. Roberto conquistò la vittoria nel GP San Basso, nel Trofeo Adolfo Leoni e nella Ciociarissima. In maglia azzurra al Giro delle Regioni ottenne il secondo posto nella Generale finale alle spalle dell’austriaco Dietmar Hauer e davanti a Pavel Tonkov. Chiuse poi terzo nella Classifica dei GPM. Ancora azzurro ai Campionati del Mondo di Utsunomiya, dove conquistò il posto d’onore alle spalle di Mirco Gualdi. Nel ’91, Caruso passò prof coi colori della Selle Italia per poi passare alla ZG Mobili con la quale nel 1993 ottenne il terzo posto al Giro del Lazio e conquistò la vittoria nel prestigioso GP Città di Lugano. A settembre vinse la terza frazione della Vuelta al Tachira sul traguardo di San Cristobal. Nel 1995 Caruso sfiorò la vittoria alla Wincanton Classic, conosciuta anche come Leeds International Classic, prova di Coppa del Mondo, cogliendo il secondo posto alle spalle di Maximilian Sciandri. Si rifece col successo nella Tre Valli Varesine davanti a Angelo Lecchi e Stefano Colagè. Nel ’96 passò alla Glacial senza ottenere risultati di rilievo, ma l’anno seguente, in maglia Ros Mary, bissò il successo alla Tre Valli Varesine. Nello stesso anno, Caruso fu secondo nel Giro della Romagna alle spalle di Francesco Casagrande e chiuse nono la Coppa Sabatini.<br />
Nel 1998 con la maglia della Riso Scotti prende parte per la prima volta in carriera al Tour de France, dove si ritirò nella decima tappa e a fine stagione appese la bicicletta al chiodo.  <br />
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<span style="font-weight: bold;">Oleg Nikolayevich Logvin (Blr)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16433065501325Logvin,Oleg.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16433065501325Logvin,Oleg.jpg]" /><br />
Nato il 23 maggio 1959 a Minsk (Blr). Passista alto 1,83 per 78 kg. Professionista dal 1989 al 1992 con 5 vittorie.  È stato uno dei grandi passisti della scuola sovietica, per tanti osservatori il pedalatore con più stile di quella generazione eccelsa che non ha potuto, come si sa, dare il meglio nella categoria che fa storia, ovvero quella dei professionisti. Di sicuro Oleg è stato uno degli atleti più in vista della FIAC (ente totalmente sconosciuto a tanti-troppi giornalisti commentatori odierni) ed uno che era un piacere guardarlo pedalare, nonchè da prendere come esempio per la divulgazione. Faceva parte della squadra sovietica che vinse la cronometro alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Ha anche vinto una medaglia d'argento e una di bronzo nella cronometro a squadre ai Campionati del mondo su strada del 1981 e 1982. Tantissime le vittorie di questo bielorusso sempre fra i dilettanti più evidenti dell’Unione Sovietica e dell’Europa Orientale, con ripetuto protagonismo alla Praga Varsavia Berlino (forse più conosciuta come Corsa della Pace) e vittorie significative anche per la presenza talvolta di dilettanti hors categorie francesi e semi-professionisti del Benelux e della Gran Bretagna. Non a caso nel 1980 vinse due tappe e la Classifica Finale all'Olympia 's Tour. Due anni dopo è arrivato secondo nella Milk Race (Tour of Britain), vincendo due tappe. Si ritirò nel 1986 per intraprendere una carriera nel diritto penale, ma riconsiderò presto la cosa e nel 1987 riprese ad allenarsi e l’anno successivo finì 3° nei Campionati nazionali, ma ciò non bastò per la selezione per la squadra olimpica per Seul ’88. Continuò a gareggiare e, l’anno seguente, entrò a far parte dell’Alfa Lum di San Marino, ovvero di fatto la prima ed unica squadra professionistica sovietica. Una squadra potenzialmente fortissima, ma con atleti più o meno sfruttati per vittorie di stato e con inculcate condotte di vita ben diverse da quelle che il ciclismo professionistico contemplava. Eppure, alcuni di loro dimostrarono di essere forti abbastanza per emergere imperiosamente a livelli assoluti, a cominciare da Tchmil, che, di quel gruppo, era considerato uno dei più scarsi. Anche lo stiloso Logvin, pur logoro, si fece notare. Nell’89 trascinò i compagni alle due vittorie, in una prova e nella Classifica Finale della Cronostaffetta. Chi lo vide pedalare in quella occasione, poté capire perché fosse così considerato nell’ambiente che amava le prove contro il tempo. Logvin però, non amava il palinsesto del ciclismo professionistico, ed a fine anno tornò a Minsk. Nel 1990 la caduta del Muro di Berlino aveva portato nuovo fermento anche in una URSS. sempre più in crisi, ed Oleg a metà stagione riprese a correre con la semiprofessionistica russa Lada-Ghzel. Quel piccolo team fu invitato in Belgio dove Logvin si piazzo 3° nella Wingene Koerse nelle Fiandre occidentali e, poco dopo, finì 2° nel GP Stad Kortrijk. Sempre in Belgio stavolta nelle Fiandre orientali finì 2° nel GP Paul Borremans, indi di nuovo ad occidente, colse un altro posto d’onore nel Criterium Textielprijs. Corse poi in Francia il Tour de Limousin, che chiuse al 10° posto. I risultati di quello scorcio di stagione ed il clima più caldo lo spinsero ad accettare le offerte del team portoghese Ruquita-Philips per il ’91-‘92. Ed in Portogallo si trovò bene: poté correre e vincere senza dannarsi, guadagnando cifre superiori al meglio possibile del nuovo stato che l’attendeva, ovvero la CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) che aveva sostituito l’URSS e che aveva sede proprio nella sua Minsk. In quel lasso vinse il Circuito de Alenquer nel ’91, mentre nel ’92 il GP Internacional Costa Azul e la Porto – Lisbona. A fine ’92 però decise che era arrivato il momento di tornare a casa e fare altro.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Jean-Claude Theilliere (Fra)</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/15315070661325Theilliere,Jean-Claude.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15315070661325Theilliere,Jean-Claude.jpg]" /><br />
</span><br />
Nato a Blanzat il 23 maggio 1944. Passista scalatore. Professionista dal 1966 al 1972 con 12 vittorie. Una storia incredibile quella di Jean Claude Theilliere, nato vicinissimo al mitico Puy de Dome nella regione dell'Auvergne e altrettanto vicino ad un "guru" del ciclismo come Raphael Geminiani. Due aspetti che hanno allontanato l'esercizio della passione verso il mestiere di tipografo, ed avvicinato la parentesi del ciclismo. In altre parole, Jean Claude, visti i richiami, tentò la strada del pedale, cavandosela bene, tanto è che il "guru" Geminiani, viste le buone prestazioni tra i dilettanti, decise di farlo correre come dilettante hors categorie, all'interno della Ford France-Gitane, equipe capitanata da Jacques Anquetil, in occasione del GP Midi Libre 1966, corsa a tappe principe "pre Tour" di quei tempi. <br />
La risposta di Theilliere fu fantastica, al punto che la prestigiosa manifestazione finì per premiarlo vincitore. Ed allora Geminiani due giorni prima del Campionato Francese lo inserì a tutti gli effetti come professionista nella Ford France, ed ancora una volta la risposta di Jean Claude fu incredibile: vinse. Con la Maglia di Campione di Francia s'impose poi nel GP di Soing en Sologne e partecipò ai Mondiali del Nurburgring, classificandosi 17°. Dopo un simile anno, ci si aspettava da lui un'esplosione verso tangibilità ancor più prestigiose, ma non fu così. Nel '67 vinse solamente il Campionato d'Auvergne di Ciclocross, titolo che conquisterà 5 volte ('67-'68-'69-'70-'72) e si adeguò al gregariato. Nel '68 vinse il Circuito di Aigueperse; nel '69 la terza tappa del Giro delle Sei Province e il Criterium di Auzances e, nel '70, il GP Grand Bourg. Chiuse la carriera nel '72., a soli 27 anni, per aprire, finalmente, una tipografia che gestisce ancora oggi. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Ignazio Aru</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/803.jpg" border="0" alt="[Immagine: 803.jpg]" /><br />
Nato a Pirri (CA) il 23 maggio 1937, deceduto a Quartu Sant'Elena (CA) il 5 ottobre 2020. Passista scalatore, alto m. 1,78 per 72 kg. Professionista dal 1960 al 1963, senza ottenere vittorie. <br />
Un corridore assai più forte di quanto non dicano la breve carriera (fatta oltretutto di non tante partecipazioni), ed i pochi piazzamenti. A margine dei cosiddetti "perché", ci stanno tanti aspetti, non ultimi, la sua residenza in Sardegna, che a quei tempi rappresentava una salita in più e quella sfortuna che lo avvolse nel momento in cui poteva far capire a tutto l'ambiente, nonché a stesso, di essere ben diverso da una comparsa, o dal semplice numero portato in gruppo. I buoni comportamenti, soprattutto nelle corse più dure, lo portarono all'esordio fra i professionisti nel febbraio 1959, grazie all'iniziativa di Francesco Pretti che abbinò la sua Audax Cagliari, a corridori svizzeri in occasione della seconda edizione del Giro di Sardegna. Qui, Aru, fu protagonista nella tappa più dura della manifestazione, dove giunse 4° superando in volata Luison Bobet e Rik Van Looy. Chiuse poi il Giro al 12° posto. Ciò gli valse l'ingaggio della Tricofilina Coppi nel prosieguo di stagione. La squadra di Coppi però, col "Lombardia", chiuse i battenti, ed Ignazio si trovò ad iniziare la stagione '60, con le maglie della comunque peculiare formazione dell'Audax Cagliari. Partecipò così alla già prestigiosa gara d'esordio proprio sulle strade di casa, ovvero quel Giro di Sardegna che sapeva raccogliere gran parte del gotha ciclistico mondiale e dove s'era segnalato l'anno prima. Stavolta, Aru, fu un grandissimo protagonista e per tanti aspetti vincitore morale. Con una condotta di gara sempre di vertice, fu sesto nella tappa inaugurale, coi primi nella seconda e quinto alla terza, che si concludeva proprio a Cagliari. Nel capoluogo sardo conquistò la bella maglia bianca con fasce orizzontali rossoblù di leader, ed il Giro proseguì lasciando in più di un'occasione presagire un suo successo. Ignazio infatti, seppe sempre rispondere con prontezza agli attacchi dei grandi avversari. Poi, purtroppo, ad una manciata di chilometri dalla conclusione della frazione di Sassari, l'ultima di quel "Sardegna", subì l'acuto peggiore, quello della sfortuna, materializzatosi con una foratura che non poté essere recuperata in tempi rapidi, a causa del ritardo col quale arrivò il soccorso dell'auto del cambio-ruota. Senza compagni di squadra ripartì con veemenza, ma il gruppo che era in piena bagarre finale, sì spezzo e ad approfittarne fu l'olandese Joe De Roo, che finì secondo dietro Defilippis nella tappa, ma conquistò la classifica finale. Aru chiuse 25° a Sassari, con un ritardo di 1'22" e concluse sesto nella generale. Il colpo psicologico fu grande, ed andò ad appesantire tanto le difficoltà logistiche della sua militanza nell'elite ciclistica. Durante il resto del 1960, fu poi ingaggiato per qualche gara dalla Philco, ma non partecipò al Giro d'Italia. E fu così anche nel '61 con la Vov, nel '62, dove si divise fra Atala e Gazzola e nel '63 con la Lygie. Il miglior piazzamento di quegli anni, lo colse nel '61, quando finì 8° nella Berna-Ginevra. Insomma, una conclusione di carriera progressivamente amara, quando poteva essere cosparsa di una certa luminosità. Da uomo che nel lavoro e nei sacrifici aveva vissuto sin da subito, aprì assieme alla moglie, meno di un lustro dopo, un ristorante in Quartu Sant'Elena. E da ristoratore divenne apprezzato ed amato, come fosse un campione. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Roberto Caruso</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16241788581325Caruso,Roberto.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16241788581325Caruso,Roberto.jpg]" /><br />
Nato a San Nicandro Garganico (FG) il 23 maggio 1967. Passista veloce. professionista dal 1991 al 1998 con 4 vittorie.<br />
Dopo le categorie giovanili passò dilettante mettendosi in mostra per il talento e, nel 1990, in seno all’abruzzese Cafè Lunik, fu protagonista di una grandissima stagione sportiva. Roberto conquistò la vittoria nel GP San Basso, nel Trofeo Adolfo Leoni e nella Ciociarissima. In maglia azzurra al Giro delle Regioni ottenne il secondo posto nella Generale finale alle spalle dell’austriaco Dietmar Hauer e davanti a Pavel Tonkov. Chiuse poi terzo nella Classifica dei GPM. Ancora azzurro ai Campionati del Mondo di Utsunomiya, dove conquistò il posto d’onore alle spalle di Mirco Gualdi. Nel ’91, Caruso passò prof coi colori della Selle Italia per poi passare alla ZG Mobili con la quale nel 1993 ottenne il terzo posto al Giro del Lazio e conquistò la vittoria nel prestigioso GP Città di Lugano. A settembre vinse la terza frazione della Vuelta al Tachira sul traguardo di San Cristobal. Nel 1995 Caruso sfiorò la vittoria alla Wincanton Classic, conosciuta anche come Leeds International Classic, prova di Coppa del Mondo, cogliendo il secondo posto alle spalle di Maximilian Sciandri. Si rifece col successo nella Tre Valli Varesine davanti a Angelo Lecchi e Stefano Colagè. Nel ’96 passò alla Glacial senza ottenere risultati di rilievo, ma l’anno seguente, in maglia Ros Mary, bissò il successo alla Tre Valli Varesine. Nello stesso anno, Caruso fu secondo nel Giro della Romagna alle spalle di Francesco Casagrande e chiuse nono la Coppa Sabatini.<br />
Nel 1998 con la maglia della Riso Scotti prende parte per la prima volta in carriera al Tour de France, dove si ritirò nella decima tappa e a fine stagione appese la bicicletta al chiodo.  <br />
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<span style="font-weight: bold;">Oleg Nikolayevich Logvin (Blr)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16433065501325Logvin,Oleg.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16433065501325Logvin,Oleg.jpg]" /><br />
Nato il 23 maggio 1959 a Minsk (Blr). Passista alto 1,83 per 78 kg. Professionista dal 1989 al 1992 con 5 vittorie.  È stato uno dei grandi passisti della scuola sovietica, per tanti osservatori il pedalatore con più stile di quella generazione eccelsa che non ha potuto, come si sa, dare il meglio nella categoria che fa storia, ovvero quella dei professionisti. Di sicuro Oleg è stato uno degli atleti più in vista della FIAC (ente totalmente sconosciuto a tanti-troppi giornalisti commentatori odierni) ed uno che era un piacere guardarlo pedalare, nonchè da prendere come esempio per la divulgazione. Faceva parte della squadra sovietica che vinse la cronometro alle Olimpiadi di Mosca nel 1980. Ha anche vinto una medaglia d'argento e una di bronzo nella cronometro a squadre ai Campionati del mondo su strada del 1981 e 1982. Tantissime le vittorie di questo bielorusso sempre fra i dilettanti più evidenti dell’Unione Sovietica e dell’Europa Orientale, con ripetuto protagonismo alla Praga Varsavia Berlino (forse più conosciuta come Corsa della Pace) e vittorie significative anche per la presenza talvolta di dilettanti hors categorie francesi e semi-professionisti del Benelux e della Gran Bretagna. Non a caso nel 1980 vinse due tappe e la Classifica Finale all'Olympia 's Tour. Due anni dopo è arrivato secondo nella Milk Race (Tour of Britain), vincendo due tappe. Si ritirò nel 1986 per intraprendere una carriera nel diritto penale, ma riconsiderò presto la cosa e nel 1987 riprese ad allenarsi e l’anno successivo finì 3° nei Campionati nazionali, ma ciò non bastò per la selezione per la squadra olimpica per Seul ’88. Continuò a gareggiare e, l’anno seguente, entrò a far parte dell’Alfa Lum di San Marino, ovvero di fatto la prima ed unica squadra professionistica sovietica. Una squadra potenzialmente fortissima, ma con atleti più o meno sfruttati per vittorie di stato e con inculcate condotte di vita ben diverse da quelle che il ciclismo professionistico contemplava. Eppure, alcuni di loro dimostrarono di essere forti abbastanza per emergere imperiosamente a livelli assoluti, a cominciare da Tchmil, che, di quel gruppo, era considerato uno dei più scarsi. Anche lo stiloso Logvin, pur logoro, si fece notare. Nell’89 trascinò i compagni alle due vittorie, in una prova e nella Classifica Finale della Cronostaffetta. Chi lo vide pedalare in quella occasione, poté capire perché fosse così considerato nell’ambiente che amava le prove contro il tempo. Logvin però, non amava il palinsesto del ciclismo professionistico, ed a fine anno tornò a Minsk. Nel 1990 la caduta del Muro di Berlino aveva portato nuovo fermento anche in una URSS. sempre più in crisi, ed Oleg a metà stagione riprese a correre con la semiprofessionistica russa Lada-Ghzel. Quel piccolo team fu invitato in Belgio dove Logvin si piazzo 3° nella Wingene Koerse nelle Fiandre occidentali e, poco dopo, finì 2° nel GP Stad Kortrijk. Sempre in Belgio stavolta nelle Fiandre orientali finì 2° nel GP Paul Borremans, indi di nuovo ad occidente, colse un altro posto d’onore nel Criterium Textielprijs. Corse poi in Francia il Tour de Limousin, che chiuse al 10° posto. I risultati di quello scorcio di stagione ed il clima più caldo lo spinsero ad accettare le offerte del team portoghese Ruquita-Philips per il ’91-‘92. Ed in Portogallo si trovò bene: poté correre e vincere senza dannarsi, guadagnando cifre superiori al meglio possibile del nuovo stato che l’attendeva, ovvero la CSI (Comunità degli Stati Indipendenti) che aveva sostituito l’URSS e che aveva sede proprio nella sua Minsk. In quel lasso vinse il Circuito de Alenquer nel ’91, mentre nel ’92 il GP Internacional Costa Azul e la Porto – Lisbona. A fine ’92 però decise che era arrivato il momento di tornare a casa e fare altro.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Jean-Claude Theilliere (Fra)</span><br />
<span style="font-weight: bold;"><img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/15315070661325Theilliere,Jean-Claude.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15315070661325Theilliere,Jean-Claude.jpg]" /><br />
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Nato a Blanzat il 23 maggio 1944. Passista scalatore. Professionista dal 1966 al 1972 con 12 vittorie. Una storia incredibile quella di Jean Claude Theilliere, nato vicinissimo al mitico Puy de Dome nella regione dell'Auvergne e altrettanto vicino ad un "guru" del ciclismo come Raphael Geminiani. Due aspetti che hanno allontanato l'esercizio della passione verso il mestiere di tipografo, ed avvicinato la parentesi del ciclismo. In altre parole, Jean Claude, visti i richiami, tentò la strada del pedale, cavandosela bene, tanto è che il "guru" Geminiani, viste le buone prestazioni tra i dilettanti, decise di farlo correre come dilettante hors categorie, all'interno della Ford France-Gitane, equipe capitanata da Jacques Anquetil, in occasione del GP Midi Libre 1966, corsa a tappe principe "pre Tour" di quei tempi. <br />
La risposta di Theilliere fu fantastica, al punto che la prestigiosa manifestazione finì per premiarlo vincitore. Ed allora Geminiani due giorni prima del Campionato Francese lo inserì a tutti gli effetti come professionista nella Ford France, ed ancora una volta la risposta di Jean Claude fu incredibile: vinse. Con la Maglia di Campione di Francia s'impose poi nel GP di Soing en Sologne e partecipò ai Mondiali del Nurburgring, classificandosi 17°. Dopo un simile anno, ci si aspettava da lui un'esplosione verso tangibilità ancor più prestigiose, ma non fu così. Nel '67 vinse solamente il Campionato d'Auvergne di Ciclocross, titolo che conquisterà 5 volte ('67-'68-'69-'70-'72) e si adeguò al gregariato. Nel '68 vinse il Circuito di Aigueperse; nel '69 la terza tappa del Giro delle Sei Province e il Criterium di Auzances e, nel '70, il GP Grand Bourg. Chiuse la carriera nel '72., a soli 27 anni, per aprire, finalmente, una tipografia che gestisce ancora oggi. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 22 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-22-maggio</link>
			<pubDate>Mon, 22 May 2023 07:15:47 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-22-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Amerigo Agati</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/12597.jpg" border="0" alt="[Immagine: 12597.jpg]" /><br />
Nato a Carmignano (Prato) il 22 maggio 1918, deceduto a Prato il 20 agosto 1998. Passista scalatore. Professionista dal 1938 al 1949 senza ottenere vittorie. Scalatore tenace e più che discreto, penalizzato purtroppo da una assoluta mancanza di sprint e da lacune sul passo. E dire che nel 1938, agli esordi nell'elite del ciclismo, ed a soli 20 anni, prometteva assai. La lunga ferma per il conflitto, vissuto tra l'altro in gran parte in divisa e senza sconti, lo hanno fortemente penalizzato dal punto di vista atletico ed ovviamente umano, impedendogli di progredire e di colmare almeno una parte delle sue lacune. L'analisi delle sue risultanze rispecchia pienamente quanto scritto. Nel 1938, passò professionista ad ottobre, a 20 anni e 4 mesi. Fece in tempo a farsi vedere ed ammirare: fu infatti 5° nel Giro del Veneto e 40° nel Lombardia. Il ritorno nel '45 con la maglia della Legnano, ma solo una corsa ed un ritiro. Nel 1946, finalmente, una stagione piena: fu 2° nel Giro dei Colli Fiorentini, 3° nella Coppa Ottobre Montecatinese, 5° nella Coppa Catarzi, 10° nella Coppa Desideri, 13° nel Giro di Lombardia. Insomma, un ruolino per riguadagnarsi la stima di una casa di biciclette. Ed infatti, nel 1947, fu ingaggiato dalla Wally e partecipò al Giro d'Italia. Nella "Corsa Rosa" fu 6° nella frazione di Reggio Emilia, 7° in quella di San Eufemia di Brescia, 10° in quella di Cesenatico. Chiuse il Giro al 43° posto. Nelle classiche fu 20° alla Milano-Sanremo. Dopo un 1948 dove praticamente non corse, si ripresentò alla "Sanremo" del '49 che chiuse al 95° posto. Ma fu praticamente la sua ultima corsa. Era meglio un lavoro. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Stefano Della Santa</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16610079641325DellaSanta,Stefano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16610079641325DellaSanta,Stefano.jpg]" /><br />
Nato a Lucca il 22 maggio 1967. scalatore. Professionista dal 1989 al 2000, con 13 vittorie.<br />
Uno scalatore che si dimostrò adattissimo alle brevi corse a tappe, dove era più facile incontrare salite certo aspre in quanto a pendenze, ma non di grande altitudine, dove i suoi guai fisici, che tanto ne hanno segnato la carriera, potevano giocare un ruolo frenante: il freddo soprattutto. Ottimo dilettante, ma sempre o quasi emerso in una stagione, l'estate più torrida, che pareva mettergli le ali. Si mantenne con queste caratteristiche anche fra i professionisti. Passò nell'elite del ciclismo nel 1989, con la Pepsi Cola Fanini, società con la quale resterà, aldilà delle diverse denominazioni sorte dalle sponsorizzazioni, fino al 1993, quando entrò nella Mapei, sodalizio col quale resterà fino al 1996 compreso e col quale coglierà le sue affermazioni più importanti. Nel biennio '94 e '95, grazie ai buoni successi e ad un'infinità di piazzamenti anche di pregio (fu terzo nella Tirreno Adriatico '93, quinto nella Liegi-Bastogne-Liegi '94 e secondo nella Clasica San Sebastian '95), rimase costantemente nei primi trenta corridori nel ranking mondiale dell'UCI: per un lasso di un paio di mesi, addirittura nei primi dieci. Nel 1994 fu anche azzurro ai Mondiali di Agrigento, dove, esaurito il suo compito, si ritirò. Inesistente o quasi il suo ruolino nelle grandi corse a tappe: su 5 partecipazioni al Giro d'Italia, ne concluse solo due, nel '91 (22°) e '93 (21°), mentre partecipò alla Vuelta di Spagna nel '95 chiudendo 10°. Fra le sue 13 vittorie, spiccano il Giro di Campania, il Trofeo Melinda, 2 volte la Ruta del Sol, la Settimana Catalana e la Bicicletta Basca. <br />
Tutte le sue vittorie anno per anno. 1990: 1a prova Trofeo Scalatore. 1991: Trofeo Scalatore. 1993: Giro di Campania; Tro-feo Melinda. 1994: Euskal Bizikleta; 3a tappa Settimana Catalana, Classifica Generale Settimana Catalana; 4a e 5a tappa Ruta del Sol, Classifica Generale Ruta del Sol. 1995: GP Zamudio; Classifica Generale Ruta del Sol. 2000: 3a tappa Tour de Beauce. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Fernand Mithouard (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16401120581325Mithouard,Fernand9.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16401120581325Mithouard,Fernand9.jpg]" /><br />
Nato il 22 maggio 1909 a Chevreuse, ed ivi deceduto il 10 dicembre 1993. Passista. Professionista dal 1931 al 1947 con 8 vittorie. Si è distinto per la sua regolarità e serietà ed ha sfiorato grossi successi ed è stato un fedelissimo per le sue doti sul passo del Gran Premio delle Nazioni. Un corridore che puntava ogni anno a qualcosa di pregio e che qualche volte gli è andata bene come nel 1933 quando vinse la Bordeaux-Parigi o quando si piazzò al 2° posto nella Parigi Tours del 1936. È stato pure il primo corridore di buon livello a compiere una transoceanica per correre in Australia, il Centenary 1000, una corsa a tappe che si teneva nello Stato di Victoria. <br />
Si segnalò all’esordio fra gli indipendenti in corsa coi professionisti nel 1931, quando finì 3° nella Parigi Reims. L’anno dopo fu autore di un buon “uno-due” vincendo la Parigi Argentan e la Parigi  <br />
Chateau-Thierry. Nel 1933 divenne un corridore di fama vincendo molto bene la Bordeaux Parigi con otto minuti sui belgi Van Rysselberghe e Gijssels. Sempre in quell’anno, avviò il suo quasi costante rapporto col Grand Prix des Nations, giungendo 4° nell’occasione. L’anno seguente Mithouard si recò in Australia con Paul Chocque, per partecipare, come già detto, alla Centenary 1000, gara a tappe di 1773 chilometri divisi in sete frazioni, tutte in Victoria. Fernand vinse la quarta tappa di 253 km, che da Bendigo si concludeva a Wangaratta. Con quella vittoria conquistò anche il primato in classifica, ma due tappe dopo, ancora in testa, cadde rovinosamente nei pressi di Omeo e fu costretto al ritiro. Tornato in Europa nel 1935 finì 2° nella quarta tappa, con conclusione a Marsiglia, della Parigi Nizza. Fu poi 5° nel GP delle Nazioni a cronometro. Nel 1936 esordì col 2° posto nel Criterium International e poi, ad inizio maggio fu nuovamente 2°, stavolta nella gran classica Parigi Tours. Partecipò poi al suo primo Tour de France e dopo il 10° posto nella seconda tappa ed il 6° nella quinta, cadde nella settima e fi costretto ad abbandonare. Chiuse la stagione col 6° posto al “Nazioni”. L’anno seguente vise la tappa di Saint-Étienne  alla Parigi Nizza e fu 9° nell’amico GP Nazioni. Nel 1939 ritentò una corsa a tappe straniera e si cimentò nel Giro di Lussenburgo, dove fu 3° nella frazione di Esch-sur-Alzette e chiuse sempre 3° nella Generale finale del Tour. Vinse poi la tappa di Nevers alla Parigi-Saint-Etienne e conquistò pure la Classifica Generale finale della corsa. Partecipò nuovamente al Tour de France, ma fu costretto al ritiro nel corso della quinta tappa. Dopo un anno di stop causa guerra, si ripresentò nel 1941 e tornò alla vittoria nel Derby de St Germain, fu poi 2° nel Grand Prix des Nations di Toulouse, 7° nel Grand Prix des Nations di Parigi. L’anno dopo, corse solo il Grand Prix des Nations di Parigi dove fu 6°. Dopo il conflitto, fino al 1947, corse ancora, senza però aggiungere nulla al suo curriculum. Dal  <br />
1949 al 1953, guidò diverse squadre regionali al Tour de France.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Eric Plassa (Fra)</span><br />
Nato a Vimy (Pas de Calais-Francia) il 22 maggio 1928, deceduto ad Arras (Pas de Calais-Francia), il 25 luglio 2004. Passista veloce. Professionista dal 1955 al 1959 con 3 vittorie.<br />
Fratellastro di Oscar Venturella, rispetto a lui poté vivere una carriera più regolare e priva di quelle necessità che avevano limitato il fratello. Fu indipendente nel 1954 e '55 e, successivamente, professionista all'interno della Bertin D'Alessandro nel 1956. I suoi primi fuochi nella carriera d'elite, furono il 2° posto nel GP d'Orchies ed il buon comportamento a dispetto del piazzamento finale (29°) nel Daily Express Tour in Gran Bretagna nel 1954. Nel '55, fu 2° nella Parigi-Arras e nella Roubaix-Huy. Nel 1956, vinse il GP Saint-Pol-sur-Mer, fu 2° nel Circuit Denain e 3° nel GP Mortagne au Perché. Nel 1957 passò alla Saint-Raphael, ma fu un anno molto grigio. Tornò alla Bertin D'Alessandro nel 1958 e fu la sua migliore stagione. Vinse infatti il Gran Premio della Liberazione ad Armentieres e, due mesi dopo, il Trofeo Condé en Bouvron. Corse con la medesima società anche nel 1959, ma non si piazzò, ed a fine anno appese la bicicletta al chiodo. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Amerigo Agati</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/12597.jpg" border="0" alt="[Immagine: 12597.jpg]" /><br />
Nato a Carmignano (Prato) il 22 maggio 1918, deceduto a Prato il 20 agosto 1998. Passista scalatore. Professionista dal 1938 al 1949 senza ottenere vittorie. Scalatore tenace e più che discreto, penalizzato purtroppo da una assoluta mancanza di sprint e da lacune sul passo. E dire che nel 1938, agli esordi nell'elite del ciclismo, ed a soli 20 anni, prometteva assai. La lunga ferma per il conflitto, vissuto tra l'altro in gran parte in divisa e senza sconti, lo hanno fortemente penalizzato dal punto di vista atletico ed ovviamente umano, impedendogli di progredire e di colmare almeno una parte delle sue lacune. L'analisi delle sue risultanze rispecchia pienamente quanto scritto. Nel 1938, passò professionista ad ottobre, a 20 anni e 4 mesi. Fece in tempo a farsi vedere ed ammirare: fu infatti 5° nel Giro del Veneto e 40° nel Lombardia. Il ritorno nel '45 con la maglia della Legnano, ma solo una corsa ed un ritiro. Nel 1946, finalmente, una stagione piena: fu 2° nel Giro dei Colli Fiorentini, 3° nella Coppa Ottobre Montecatinese, 5° nella Coppa Catarzi, 10° nella Coppa Desideri, 13° nel Giro di Lombardia. Insomma, un ruolino per riguadagnarsi la stima di una casa di biciclette. Ed infatti, nel 1947, fu ingaggiato dalla Wally e partecipò al Giro d'Italia. Nella "Corsa Rosa" fu 6° nella frazione di Reggio Emilia, 7° in quella di San Eufemia di Brescia, 10° in quella di Cesenatico. Chiuse il Giro al 43° posto. Nelle classiche fu 20° alla Milano-Sanremo. Dopo un 1948 dove praticamente non corse, si ripresentò alla "Sanremo" del '49 che chiuse al 95° posto. Ma fu praticamente la sua ultima corsa. Era meglio un lavoro. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Stefano Della Santa</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16610079641325DellaSanta,Stefano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16610079641325DellaSanta,Stefano.jpg]" /><br />
Nato a Lucca il 22 maggio 1967. scalatore. Professionista dal 1989 al 2000, con 13 vittorie.<br />
Uno scalatore che si dimostrò adattissimo alle brevi corse a tappe, dove era più facile incontrare salite certo aspre in quanto a pendenze, ma non di grande altitudine, dove i suoi guai fisici, che tanto ne hanno segnato la carriera, potevano giocare un ruolo frenante: il freddo soprattutto. Ottimo dilettante, ma sempre o quasi emerso in una stagione, l'estate più torrida, che pareva mettergli le ali. Si mantenne con queste caratteristiche anche fra i professionisti. Passò nell'elite del ciclismo nel 1989, con la Pepsi Cola Fanini, società con la quale resterà, aldilà delle diverse denominazioni sorte dalle sponsorizzazioni, fino al 1993, quando entrò nella Mapei, sodalizio col quale resterà fino al 1996 compreso e col quale coglierà le sue affermazioni più importanti. Nel biennio '94 e '95, grazie ai buoni successi e ad un'infinità di piazzamenti anche di pregio (fu terzo nella Tirreno Adriatico '93, quinto nella Liegi-Bastogne-Liegi '94 e secondo nella Clasica San Sebastian '95), rimase costantemente nei primi trenta corridori nel ranking mondiale dell'UCI: per un lasso di un paio di mesi, addirittura nei primi dieci. Nel 1994 fu anche azzurro ai Mondiali di Agrigento, dove, esaurito il suo compito, si ritirò. Inesistente o quasi il suo ruolino nelle grandi corse a tappe: su 5 partecipazioni al Giro d'Italia, ne concluse solo due, nel '91 (22°) e '93 (21°), mentre partecipò alla Vuelta di Spagna nel '95 chiudendo 10°. Fra le sue 13 vittorie, spiccano il Giro di Campania, il Trofeo Melinda, 2 volte la Ruta del Sol, la Settimana Catalana e la Bicicletta Basca. <br />
Tutte le sue vittorie anno per anno. 1990: 1a prova Trofeo Scalatore. 1991: Trofeo Scalatore. 1993: Giro di Campania; Tro-feo Melinda. 1994: Euskal Bizikleta; 3a tappa Settimana Catalana, Classifica Generale Settimana Catalana; 4a e 5a tappa Ruta del Sol, Classifica Generale Ruta del Sol. 1995: GP Zamudio; Classifica Generale Ruta del Sol. 2000: 3a tappa Tour de Beauce. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Fernand Mithouard (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16401120581325Mithouard,Fernand9.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16401120581325Mithouard,Fernand9.jpg]" /><br />
Nato il 22 maggio 1909 a Chevreuse, ed ivi deceduto il 10 dicembre 1993. Passista. Professionista dal 1931 al 1947 con 8 vittorie. Si è distinto per la sua regolarità e serietà ed ha sfiorato grossi successi ed è stato un fedelissimo per le sue doti sul passo del Gran Premio delle Nazioni. Un corridore che puntava ogni anno a qualcosa di pregio e che qualche volte gli è andata bene come nel 1933 quando vinse la Bordeaux-Parigi o quando si piazzò al 2° posto nella Parigi Tours del 1936. È stato pure il primo corridore di buon livello a compiere una transoceanica per correre in Australia, il Centenary 1000, una corsa a tappe che si teneva nello Stato di Victoria. <br />
Si segnalò all’esordio fra gli indipendenti in corsa coi professionisti nel 1931, quando finì 3° nella Parigi Reims. L’anno dopo fu autore di un buon “uno-due” vincendo la Parigi Argentan e la Parigi  <br />
Chateau-Thierry. Nel 1933 divenne un corridore di fama vincendo molto bene la Bordeaux Parigi con otto minuti sui belgi Van Rysselberghe e Gijssels. Sempre in quell’anno, avviò il suo quasi costante rapporto col Grand Prix des Nations, giungendo 4° nell’occasione. L’anno seguente Mithouard si recò in Australia con Paul Chocque, per partecipare, come già detto, alla Centenary 1000, gara a tappe di 1773 chilometri divisi in sete frazioni, tutte in Victoria. Fernand vinse la quarta tappa di 253 km, che da Bendigo si concludeva a Wangaratta. Con quella vittoria conquistò anche il primato in classifica, ma due tappe dopo, ancora in testa, cadde rovinosamente nei pressi di Omeo e fu costretto al ritiro. Tornato in Europa nel 1935 finì 2° nella quarta tappa, con conclusione a Marsiglia, della Parigi Nizza. Fu poi 5° nel GP delle Nazioni a cronometro. Nel 1936 esordì col 2° posto nel Criterium International e poi, ad inizio maggio fu nuovamente 2°, stavolta nella gran classica Parigi Tours. Partecipò poi al suo primo Tour de France e dopo il 10° posto nella seconda tappa ed il 6° nella quinta, cadde nella settima e fi costretto ad abbandonare. Chiuse la stagione col 6° posto al “Nazioni”. L’anno seguente vise la tappa di Saint-Étienne  alla Parigi Nizza e fu 9° nell’amico GP Nazioni. Nel 1939 ritentò una corsa a tappe straniera e si cimentò nel Giro di Lussenburgo, dove fu 3° nella frazione di Esch-sur-Alzette e chiuse sempre 3° nella Generale finale del Tour. Vinse poi la tappa di Nevers alla Parigi-Saint-Etienne e conquistò pure la Classifica Generale finale della corsa. Partecipò nuovamente al Tour de France, ma fu costretto al ritiro nel corso della quinta tappa. Dopo un anno di stop causa guerra, si ripresentò nel 1941 e tornò alla vittoria nel Derby de St Germain, fu poi 2° nel Grand Prix des Nations di Toulouse, 7° nel Grand Prix des Nations di Parigi. L’anno dopo, corse solo il Grand Prix des Nations di Parigi dove fu 6°. Dopo il conflitto, fino al 1947, corse ancora, senza però aggiungere nulla al suo curriculum. Dal  <br />
1949 al 1953, guidò diverse squadre regionali al Tour de France.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Eric Plassa (Fra)</span><br />
Nato a Vimy (Pas de Calais-Francia) il 22 maggio 1928, deceduto ad Arras (Pas de Calais-Francia), il 25 luglio 2004. Passista veloce. Professionista dal 1955 al 1959 con 3 vittorie.<br />
Fratellastro di Oscar Venturella, rispetto a lui poté vivere una carriera più regolare e priva di quelle necessità che avevano limitato il fratello. Fu indipendente nel 1954 e '55 e, successivamente, professionista all'interno della Bertin D'Alessandro nel 1956. I suoi primi fuochi nella carriera d'elite, furono il 2° posto nel GP d'Orchies ed il buon comportamento a dispetto del piazzamento finale (29°) nel Daily Express Tour in Gran Bretagna nel 1954. Nel '55, fu 2° nella Parigi-Arras e nella Roubaix-Huy. Nel 1956, vinse il GP Saint-Pol-sur-Mer, fu 2° nel Circuit Denain e 3° nel GP Mortagne au Perché. Nel 1957 passò alla Saint-Raphael, ma fu un anno molto grigio. Tornò alla Bertin D'Alessandro nel 1958 e fu la sua migliore stagione. Vinse infatti il Gran Premio della Liberazione ad Armentieres e, due mesi dopo, il Trofeo Condé en Bouvron. Corse con la medesima società anche nel 1959, ma non si piazzò, ed a fine anno appese la bicicletta al chiodo. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 21 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-21-maggio</link>
			<pubDate>Sun, 21 May 2023 08:47:14 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-21-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Ottavio Crepaldi </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/15297818461325Crepaldi,Ottavio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15297818461325Crepaldi,Ottavio.jpg]" /><br />
Nato a Taglio di Po (RO) il 21 maggio 1945. Passista scalatore, alto m. 1,72 per kg. 67/68. Professionista dal 1969 al 1979, con 5 vittorie.<br />
Un gregario a quattro ante, che seppe segnare un’epoca, dove divenne popolare pur non vincendo con la frequenza di un evidente. Uno che è stato “angelo custode di Motta, Gimondi, Basso, Gosta Pettersson, Zilioli, Roger De Vlaeminck, De Muynck, Saronni, ed un lottatore formidabile nelle rare volte in cui è stato lasciato libero da compiti di squadra.<br />
Nato a Taglio di Po, la sua famiglia, a seguito dell’alluvione nel Polesine, si trasferì a Legnano, quando Ottavio aveva sei anni. Nella cittadina lombarda si avvicinò al ciclismo entrando a far parte della Rescaldinese, per poi approdare tra i dilettanti dell’Ignis di patron Giovanni Borghi. Più piazzato che vincente, dopo la pausa per il servizio militare, corse nel ’67 per il G.S. Olmina, nome di una contrada storica di Legnano, con la cui maglia fu terzo, fra gli altri piazzamenti, al GP Carlo Mocchetti. Nel 1968, l’ultimo suo anno fra i dilettanti, vestì la maglia della Bonalanza Oleggio, vincendo la Piccola Tre Valli Varesine e la tredicesima frazione della Vuelta a Colombia.<br />
Soprannominato “il mastino” per le sue qualità di “duro”, con doti di scalatore e di fondo ed una tenacia senza fine, passò professionista nel 1969, con la Sanson diretta dall’ex velocista Vendramino Bariviera. Nell’anno d’esordio, Ottavio finì secondo nella tappa di Pavia al Giro d’Italia (chiuso 52°), nonché secondo anche al G.P. Industria e Commercio di Prato. Nel 1970 la Sanson chiuse i battenti e Crepaldi s’accasò alla Salvarani, dove c’erano tanti campioni, con un contratto biennale. Qui affinò il ruolo tanto di spalla, quanto di gregario acquaiolo, ma riuscì pure a cogliere, nel biennio, il 3° posto in una classica come l’Henninger Turm di Francoforte, un 4° al Tour d’Indre et Loire, un 4° posto nella tappa di Poitiers al Tour de France ’71 (chiuso 25°) e la vittoria al G.P. Montelupo ’71, davanti a Roberto Poggiali e Wilmo Francioni.<br />
Nel 1972, passò alla Ferretti diretta da Alfredo Martini, ottenendo il quarto posto nella tappa di Reggio Calabria al Giro d’Italia. Nella stagione successiva divenne alfiere della Zonca Lampadari di Voghera, con Ettore Milano alla direzione sportiva, ma fu un anno grigio per Ottavio, che colse solo il 2° posto al Gp Olgiate ed al Giro d’Italia si ritirò. <br />
Nel ’74 passò alla Magniflex dei fratelli Franco e Giuliano Magni, col bolognese Primo Franchini in ammiraglia. Nella stagione vinse il Gp di Bagnara, fu 4° nella tappa di Montcada del Giro di Catalogna, 5° nel Gp Calenzano, 7° alla Coppa Bernocchi e 12° al GP Montelupo. L’anno seguente colse una importante vittoria al Giro della Svizzera sul traguardo di Oftringen, davanti al fenomenale Roger De Vlaeminck, leader indiscusso della corsa elvetica. Nel 1976 passò alla Brooklyn della famiglia Perfetti, guidata da Franco Cribiori. Con quei colori conquistò la quinta tappa del Giro di Puglia sul traguardo di Martina Franca, nonché il 2° posto nella tappa di Bastia al Tour di Corsica. Sempre come gregario, raccolse l’anno dopo due terzi posti nelle frazioni di Meiringen e di Effretikon al Tour de Suisse. <br />
Nel ’78, tornò a vestire la maglia della Magniflex, venendo selezionato per i Campionati del Mondo del Nurbugring (dove si ritirò terminate le sue mansioni), dopo una stagione dove al suo gran lavoro come gregario, accostò il 3° posto nella tappa di Assisi al Giro d’Italia (chiuso 17°) ed il 2° posto nel GP Montelupo. L’anno successivo passò alla SCIC, guidata da Carlo Chiappano, con capitano Giuseppe Saronni. Nell’anno vinse la tappa di Barcellona al Giro di Catalogna e finì 2° nella Coppa Bernocchi. A fine stagione la Scic chiuse i battenti e Crepaldi decise di abbandonare il professionismo, trovando lavoro presso la Banca di Legnano, in quella che era davvero diventata la sua città d’adozione. Ed a Legnano, ha segnato la storia dell’U.S. Legnanese, curandone per anni il vivaio.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Vittorio Cumino</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16050237611325Cumino,Vittorio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16050237611325Cumino,Vittorio.jpg]" /><br />
Nato a Torino il 21 maggio 1943. Passista scalatore, alto m. 1,80 per kg. 70. Professionista dal 1970 al 1972, non ha ottenuto vittorie. Altro corridore che è passato tardi al professionismo, potremmo dire già spento per curare le proprie ambizioni. Adatto per forza di cose ad un oscuro lavoro di gregario. E dire che da dilettante era stato in primaria vista per anni, nonché azzurro ai Mondiali di Brno nel 1969, dove giunse 25°. La squadra che lo fece esordire nel '70 fra i professionisti fu la Filotex di quel gran nocchiero di Valdemaro Bartolozzi e di un capitano formidabile come Franco Bitossi. Nel primo anno Cumino imparò a far bene il suo nuovo lavoro e colse pure qualche piazzamento come il 9° posto al Giro di Toscana e il 10° alla Milano Torino. Partecipò al Giro di Svizzera che chiuse 48°. L'anno seguente fu 5° nella Coppa Agostoni e al GP Camucia, 9° nella Coppa Sabatini e 10° nel Giro delle Marche. Ripartecipò al Giro di Svizzera che concluse 28°. Nel 1973 poté finalmente partecipare al Giro d'Italia dove al solito lavoro di gregario, trovò modi di distinguersi: fu 2° nella tappa di Messina Circuito Peloritani e chiuse la Corsa Rosa al 59° posto. Nel resto di stagione fu 4° nella Milano-Vignola e 9° nel GP Camaiore. A fine stagione, a trenta anni, per sua decisione, decise di appendere la bicicletta al chiodo. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Mino De Rossi</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16722582351325DeRossi,Mino2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16722582351325DeRossi,Mino2.jpg]" /><br />
Nato ad Arquata Scrivia (Alessandria) il 21 maggio 1931, deceduto a Quinto al Mare (Genova) il 7 gennaio 2022. Passista e pistard. Professionista dal 1953 al 1966, su strada ha ottenuto fino al 1957, dal 1958 si è dedicato esclusivamente alla pista come seigiornista. Su strada ha vinto due corse, su pista due Seigiorni.<br />
La disamina della carriera di questo possente passista non può che annotare prima delle grandissime doti, una prorompente precocità. A 19 anni il 17 ottobre 1950, al Vigorelli di Milano, stabilì il Record dell’Ora per dilettanti in 42,481 km e l’anno seguente, fu capace di vincere il Titolo Mondiale dell’Inseguimento, superando il belga Glorieux e il Titolo Italiano della medesima specialità. Sull’onda di quell’annata eccezionale alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952, fu peculiare nella conquista della Medaglia d’Oro nell’Inseguimento a Squadre, assieme a Morettini Campana e Messina. Nell’anno si confermò Campione Italiano nell’Inseguimento individuale e finì 2° ai Mondiali. A fine ’52, Fausto Coppi in persona lo volle alla Bianchi e De Rossi esordì fra i professionisti. Atteso anche su strada per le sue poderose accelerazioni e per quella ritmicità che garantiva un sicuro protagonismo nell’amica specialità dell’inseguimento, l’alessandrino però non fu capace di confermarsi. Nel 1953 fu 3° nel Criterium d’Oran, 10° al Giro di Lombardia e fi un paio di volte 2° su pista nell’omnium insieme a Coppi. Il piazzamento nel Lombardia, comunque, stava a dimostrare che avrebbe potuto emergere quanto prima. Ed infatti nel 1954 fu un protagonista della “Classica delle foglie morte” che chiuse al 3° posto. Nell’anno aveva colto anche altri piazzamenti di un certo valore: finì 4° al Giro di Romagna, 5° nel GP Cattabrighe e nella Coppa Boero, 6° nel Trofeo Fenaroli. Chiuse poi 3° il Tricolore dell’Inseguimento, ma ai Mondiali della specialità, fu eliminato nelle batterie. Ancora senza vittorie nel 1955 (stagione nella quale lasciò la Bianchi per passare alla Chlorodont), nonostante una buona serie di piazzamenti ed alcuni sprazzi di evidenza. Fu 2° al GP di Giulianova, 3° nel Giro della Valle del MEtauro, 4° nel GP di Busto Arsizio, 11° al Giro di Lombardia e 12° nel Giro dell’Appennino. Fu poi ancora 3° nel Tricolore dell’Inseguimento. Nel 1956 passò alla Frejus ed arrivò finalmente il primo successo su strada al GP di Oleggio. Nella stagione fu sempre 3° agli Italiani dell’Inseguimento e chiuse 8° il Trofeo Fenaroli. Partecipò per la prima volta al Giro d’Italia, ma si ritirò. Nel 1957, in maglia Ignis, decise di dedicarsi quasi esclusivamente alla pista, ed iniziò a partecipare alle Seigiorni. Nell’anno fu 2° nel Tricolore dell’Inseguimento, 3° nella Seigiorni di Chicago e 3° in quella di Lousville, mentre nelle rarissime presenze su strada fu 2° al GP Vighizzolo e 7° nella Milano Mantova. La stagione ’58, passata in maglia Calì Broni Giorardengo, gli regalò il secondo successo su strada, al GP di Vauvert in Francia. Fu poi 2° alla Seigiorni di Parigi e agli Italiani dell’Inseguimento. Col 1959, il suo rapporto con la pista divenne pressoché totale ed intensificò il suo essere giramondo attorno al fascinoso mondo delle Seigiorni. Proprio una di queste, quella di Buenos Aires, in coppia con Jorge Batiz, fu la prima a finire nel suo palmares. Fu poi 3° nella Seigiorni di Monaco di Vestfalia, e 2° nel madison dell’allora famoso Prix Dupré Lapize di Parigi. Indi, sull’amico inseguimento, finì 2°agli Italiani e arrivò ai quarti di finale nei Mondiali. Gli anni sessanta rimarcarono le sue presenze sugli anelli anche se non arrivarono, nella prima stagione del decennio, particolari acuti. Nell’unica sortita su strada del ’60 però, sfiorò la vittoria: fu 3° nel GP di Cerro Maggiore. Ormai protagonista delle Seigiorni, tornò al successo a Montreal nel ’63 in coppia con Nando Terruzzi. E nel ’64 sfiorò nuovamente la vittoria nella medesima Seigiorni finendo 2°, così come 2° fini in quelle del Quebec e 3° in quella di Buenos Aires. Popolare in Canada, nel 1965 finì 2° nella Seigiorni di Toronto. Mino De Rossi continuò come seigiornista fino al 1967, chiudendo lì una carriera che pur non essendo stata sincronica alle speranze che aveva lanciato nel 1952, attutì la delusione con un lungo, onesto e più che buon segmento su quei velodromi che allora sapevano radunare folle incredibili.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gianni Ghidini </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16096985313538GhidineLygie.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16096985313538GhidineLygie.jpg]" /><br />
Nato a Golese (Pr) il 21 maggio 1930, deceduto a Baganzola (Pr) il 20 giugno 1995. Passista veloce. Alto m. 1,71 per kg. 70. Professionista dal 1953 al 1954 con tre vittorie. <br />
Per chi, magari ancor oggi, crede alla maledizione della maglia iridata dei dilettanti, sicuramente troverà in Gianni Ghidini un bel esempio. Già, perché questo corridore parmense, forte sul passo e molto veloce, fu un personaggio in gran vista fra i dilettanti della sua epoca e, se vogliamo, anche in una più vasta area di confronto. E grazie ad un crescendo di risultati e di protagonismo evidenti, Proietti, lo storico Comissario Tecnico della Nazionale dei dilettanti degli anni cinquanta, lo schierò con compiti possibili di primato ai Campionati del Mondo di Varese, nel 1951. La risposta? Vinse di un'inezia (non c'era il fotofinish) sul toscano Rino Benedetti, che era convinto (come tanti spettatori del resto) di aver tagliato prima del compagno il traguardo. Fatto sta che Rino passò nel '52 fra i professionisti e lì determinò una bella carriera, mentre Gianni, rimase dilettante a godersi quell'arcobaleno e a pedalare verso le Olimpiadi di Helsinki '52, dove finì 7° nella prova in linea e conquistò l'Argento a squadre. Ma quando, nel '53, passò prof, nel breve volgere di un paio d'anni divenne un ex corridore. <br />
A dargli l'accasamento fu l'Atala, che correva alternata alla Lygie, la propria filiale e che credeva e sperava, di aver fatto un bel colpo portandosi Ghidini in squadra. Invece, le cose andarono diversamente. L'esordio di Gianni fu abbastanza buono, perlomeno per un corridore normale, ma il parmense non era visto come uno dei tanti,bensì come l'iridato dei dilettanti,ed il sodalizio dello storico diesse grigio-azzurro Alfredo Sivocci, non rimase contento, tanto è che a fine anno si concretizzò il divorzio. La vittoria di Ghidini nella tappa di Tienen al Giro del Belgio per indipendenti, il 2° posto nel Circuito della Valle del Liri, il 3° nel Giro dell'Appennino, il 4° nel GP d'Autunno, il 5° nella Coppa Sabatini, il 6° nella Milano-Modena, il 7° nel Trofeo Matteotti, l'8° nel Giro della Provincia di Reggio Calabria, il 9° nella Coppa Bernocchi, il 10° nel Trofeo Fassi, ed un buon "Lombardia" chiuso 19°, erano poco, troppo poco per l'Atala. Tra l'altro Ghidini si era ritirato al Giro, senza mai dare segni di vitalità nelle tappe concluse. A fine anno, come detto, ci fu la separazione ed il parmense finì alla Girardengo. Il 1954 di Ghidini, in risultanze fu questo: vinse la cronotappa di Gela al Giro di Sicilia, ed una frazione del Giro di Croazia e Slovenia, corsa che poi chiuse 3° nella Generale Finale. Nell'anno, fu inoltre 9° alla Milano Torino e 11° nella Tre Valli Varesine. In ogni caso, Girardengo confermò Ghidini anche per il '55. Ma il parmense, afflitto da vari malanni, non corse quasi mai, ed appese la bicicletta al chiodo. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Ottavio Crepaldi </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2018/15297818461325Crepaldi,Ottavio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 15297818461325Crepaldi,Ottavio.jpg]" /><br />
Nato a Taglio di Po (RO) il 21 maggio 1945. Passista scalatore, alto m. 1,72 per kg. 67/68. Professionista dal 1969 al 1979, con 5 vittorie.<br />
Un gregario a quattro ante, che seppe segnare un’epoca, dove divenne popolare pur non vincendo con la frequenza di un evidente. Uno che è stato “angelo custode di Motta, Gimondi, Basso, Gosta Pettersson, Zilioli, Roger De Vlaeminck, De Muynck, Saronni, ed un lottatore formidabile nelle rare volte in cui è stato lasciato libero da compiti di squadra.<br />
Nato a Taglio di Po, la sua famiglia, a seguito dell’alluvione nel Polesine, si trasferì a Legnano, quando Ottavio aveva sei anni. Nella cittadina lombarda si avvicinò al ciclismo entrando a far parte della Rescaldinese, per poi approdare tra i dilettanti dell’Ignis di patron Giovanni Borghi. Più piazzato che vincente, dopo la pausa per il servizio militare, corse nel ’67 per il G.S. Olmina, nome di una contrada storica di Legnano, con la cui maglia fu terzo, fra gli altri piazzamenti, al GP Carlo Mocchetti. Nel 1968, l’ultimo suo anno fra i dilettanti, vestì la maglia della Bonalanza Oleggio, vincendo la Piccola Tre Valli Varesine e la tredicesima frazione della Vuelta a Colombia.<br />
Soprannominato “il mastino” per le sue qualità di “duro”, con doti di scalatore e di fondo ed una tenacia senza fine, passò professionista nel 1969, con la Sanson diretta dall’ex velocista Vendramino Bariviera. Nell’anno d’esordio, Ottavio finì secondo nella tappa di Pavia al Giro d’Italia (chiuso 52°), nonché secondo anche al G.P. Industria e Commercio di Prato. Nel 1970 la Sanson chiuse i battenti e Crepaldi s’accasò alla Salvarani, dove c’erano tanti campioni, con un contratto biennale. Qui affinò il ruolo tanto di spalla, quanto di gregario acquaiolo, ma riuscì pure a cogliere, nel biennio, il 3° posto in una classica come l’Henninger Turm di Francoforte, un 4° al Tour d’Indre et Loire, un 4° posto nella tappa di Poitiers al Tour de France ’71 (chiuso 25°) e la vittoria al G.P. Montelupo ’71, davanti a Roberto Poggiali e Wilmo Francioni.<br />
Nel 1972, passò alla Ferretti diretta da Alfredo Martini, ottenendo il quarto posto nella tappa di Reggio Calabria al Giro d’Italia. Nella stagione successiva divenne alfiere della Zonca Lampadari di Voghera, con Ettore Milano alla direzione sportiva, ma fu un anno grigio per Ottavio, che colse solo il 2° posto al Gp Olgiate ed al Giro d’Italia si ritirò. <br />
Nel ’74 passò alla Magniflex dei fratelli Franco e Giuliano Magni, col bolognese Primo Franchini in ammiraglia. Nella stagione vinse il Gp di Bagnara, fu 4° nella tappa di Montcada del Giro di Catalogna, 5° nel Gp Calenzano, 7° alla Coppa Bernocchi e 12° al GP Montelupo. L’anno seguente colse una importante vittoria al Giro della Svizzera sul traguardo di Oftringen, davanti al fenomenale Roger De Vlaeminck, leader indiscusso della corsa elvetica. Nel 1976 passò alla Brooklyn della famiglia Perfetti, guidata da Franco Cribiori. Con quei colori conquistò la quinta tappa del Giro di Puglia sul traguardo di Martina Franca, nonché il 2° posto nella tappa di Bastia al Tour di Corsica. Sempre come gregario, raccolse l’anno dopo due terzi posti nelle frazioni di Meiringen e di Effretikon al Tour de Suisse. <br />
Nel ’78, tornò a vestire la maglia della Magniflex, venendo selezionato per i Campionati del Mondo del Nurbugring (dove si ritirò terminate le sue mansioni), dopo una stagione dove al suo gran lavoro come gregario, accostò il 3° posto nella tappa di Assisi al Giro d’Italia (chiuso 17°) ed il 2° posto nel GP Montelupo. L’anno successivo passò alla SCIC, guidata da Carlo Chiappano, con capitano Giuseppe Saronni. Nell’anno vinse la tappa di Barcellona al Giro di Catalogna e finì 2° nella Coppa Bernocchi. A fine stagione la Scic chiuse i battenti e Crepaldi decise di abbandonare il professionismo, trovando lavoro presso la Banca di Legnano, in quella che era davvero diventata la sua città d’adozione. Ed a Legnano, ha segnato la storia dell’U.S. Legnanese, curandone per anni il vivaio.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Vittorio Cumino</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16050237611325Cumino,Vittorio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16050237611325Cumino,Vittorio.jpg]" /><br />
Nato a Torino il 21 maggio 1943. Passista scalatore, alto m. 1,80 per kg. 70. Professionista dal 1970 al 1972, non ha ottenuto vittorie. Altro corridore che è passato tardi al professionismo, potremmo dire già spento per curare le proprie ambizioni. Adatto per forza di cose ad un oscuro lavoro di gregario. E dire che da dilettante era stato in primaria vista per anni, nonché azzurro ai Mondiali di Brno nel 1969, dove giunse 25°. La squadra che lo fece esordire nel '70 fra i professionisti fu la Filotex di quel gran nocchiero di Valdemaro Bartolozzi e di un capitano formidabile come Franco Bitossi. Nel primo anno Cumino imparò a far bene il suo nuovo lavoro e colse pure qualche piazzamento come il 9° posto al Giro di Toscana e il 10° alla Milano Torino. Partecipò al Giro di Svizzera che chiuse 48°. L'anno seguente fu 5° nella Coppa Agostoni e al GP Camucia, 9° nella Coppa Sabatini e 10° nel Giro delle Marche. Ripartecipò al Giro di Svizzera che concluse 28°. Nel 1973 poté finalmente partecipare al Giro d'Italia dove al solito lavoro di gregario, trovò modi di distinguersi: fu 2° nella tappa di Messina Circuito Peloritani e chiuse la Corsa Rosa al 59° posto. Nel resto di stagione fu 4° nella Milano-Vignola e 9° nel GP Camaiore. A fine stagione, a trenta anni, per sua decisione, decise di appendere la bicicletta al chiodo. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Mino De Rossi</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16722582351325DeRossi,Mino2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16722582351325DeRossi,Mino2.jpg]" /><br />
Nato ad Arquata Scrivia (Alessandria) il 21 maggio 1931, deceduto a Quinto al Mare (Genova) il 7 gennaio 2022. Passista e pistard. Professionista dal 1953 al 1966, su strada ha ottenuto fino al 1957, dal 1958 si è dedicato esclusivamente alla pista come seigiornista. Su strada ha vinto due corse, su pista due Seigiorni.<br />
La disamina della carriera di questo possente passista non può che annotare prima delle grandissime doti, una prorompente precocità. A 19 anni il 17 ottobre 1950, al Vigorelli di Milano, stabilì il Record dell’Ora per dilettanti in 42,481 km e l’anno seguente, fu capace di vincere il Titolo Mondiale dell’Inseguimento, superando il belga Glorieux e il Titolo Italiano della medesima specialità. Sull’onda di quell’annata eccezionale alle Olimpiadi di Helsinki nel 1952, fu peculiare nella conquista della Medaglia d’Oro nell’Inseguimento a Squadre, assieme a Morettini Campana e Messina. Nell’anno si confermò Campione Italiano nell’Inseguimento individuale e finì 2° ai Mondiali. A fine ’52, Fausto Coppi in persona lo volle alla Bianchi e De Rossi esordì fra i professionisti. Atteso anche su strada per le sue poderose accelerazioni e per quella ritmicità che garantiva un sicuro protagonismo nell’amica specialità dell’inseguimento, l’alessandrino però non fu capace di confermarsi. Nel 1953 fu 3° nel Criterium d’Oran, 10° al Giro di Lombardia e fi un paio di volte 2° su pista nell’omnium insieme a Coppi. Il piazzamento nel Lombardia, comunque, stava a dimostrare che avrebbe potuto emergere quanto prima. Ed infatti nel 1954 fu un protagonista della “Classica delle foglie morte” che chiuse al 3° posto. Nell’anno aveva colto anche altri piazzamenti di un certo valore: finì 4° al Giro di Romagna, 5° nel GP Cattabrighe e nella Coppa Boero, 6° nel Trofeo Fenaroli. Chiuse poi 3° il Tricolore dell’Inseguimento, ma ai Mondiali della specialità, fu eliminato nelle batterie. Ancora senza vittorie nel 1955 (stagione nella quale lasciò la Bianchi per passare alla Chlorodont), nonostante una buona serie di piazzamenti ed alcuni sprazzi di evidenza. Fu 2° al GP di Giulianova, 3° nel Giro della Valle del MEtauro, 4° nel GP di Busto Arsizio, 11° al Giro di Lombardia e 12° nel Giro dell’Appennino. Fu poi ancora 3° nel Tricolore dell’Inseguimento. Nel 1956 passò alla Frejus ed arrivò finalmente il primo successo su strada al GP di Oleggio. Nella stagione fu sempre 3° agli Italiani dell’Inseguimento e chiuse 8° il Trofeo Fenaroli. Partecipò per la prima volta al Giro d’Italia, ma si ritirò. Nel 1957, in maglia Ignis, decise di dedicarsi quasi esclusivamente alla pista, ed iniziò a partecipare alle Seigiorni. Nell’anno fu 2° nel Tricolore dell’Inseguimento, 3° nella Seigiorni di Chicago e 3° in quella di Lousville, mentre nelle rarissime presenze su strada fu 2° al GP Vighizzolo e 7° nella Milano Mantova. La stagione ’58, passata in maglia Calì Broni Giorardengo, gli regalò il secondo successo su strada, al GP di Vauvert in Francia. Fu poi 2° alla Seigiorni di Parigi e agli Italiani dell’Inseguimento. Col 1959, il suo rapporto con la pista divenne pressoché totale ed intensificò il suo essere giramondo attorno al fascinoso mondo delle Seigiorni. Proprio una di queste, quella di Buenos Aires, in coppia con Jorge Batiz, fu la prima a finire nel suo palmares. Fu poi 3° nella Seigiorni di Monaco di Vestfalia, e 2° nel madison dell’allora famoso Prix Dupré Lapize di Parigi. Indi, sull’amico inseguimento, finì 2°agli Italiani e arrivò ai quarti di finale nei Mondiali. Gli anni sessanta rimarcarono le sue presenze sugli anelli anche se non arrivarono, nella prima stagione del decennio, particolari acuti. Nell’unica sortita su strada del ’60 però, sfiorò la vittoria: fu 3° nel GP di Cerro Maggiore. Ormai protagonista delle Seigiorni, tornò al successo a Montreal nel ’63 in coppia con Nando Terruzzi. E nel ’64 sfiorò nuovamente la vittoria nella medesima Seigiorni finendo 2°, così come 2° fini in quelle del Quebec e 3° in quella di Buenos Aires. Popolare in Canada, nel 1965 finì 2° nella Seigiorni di Toronto. Mino De Rossi continuò come seigiornista fino al 1967, chiudendo lì una carriera che pur non essendo stata sincronica alle speranze che aveva lanciato nel 1952, attutì la delusione con un lungo, onesto e più che buon segmento su quei velodromi che allora sapevano radunare folle incredibili.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gianni Ghidini </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16096985313538GhidineLygie.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16096985313538GhidineLygie.jpg]" /><br />
Nato a Golese (Pr) il 21 maggio 1930, deceduto a Baganzola (Pr) il 20 giugno 1995. Passista veloce. Alto m. 1,71 per kg. 70. Professionista dal 1953 al 1954 con tre vittorie. <br />
Per chi, magari ancor oggi, crede alla maledizione della maglia iridata dei dilettanti, sicuramente troverà in Gianni Ghidini un bel esempio. Già, perché questo corridore parmense, forte sul passo e molto veloce, fu un personaggio in gran vista fra i dilettanti della sua epoca e, se vogliamo, anche in una più vasta area di confronto. E grazie ad un crescendo di risultati e di protagonismo evidenti, Proietti, lo storico Comissario Tecnico della Nazionale dei dilettanti degli anni cinquanta, lo schierò con compiti possibili di primato ai Campionati del Mondo di Varese, nel 1951. La risposta? Vinse di un'inezia (non c'era il fotofinish) sul toscano Rino Benedetti, che era convinto (come tanti spettatori del resto) di aver tagliato prima del compagno il traguardo. Fatto sta che Rino passò nel '52 fra i professionisti e lì determinò una bella carriera, mentre Gianni, rimase dilettante a godersi quell'arcobaleno e a pedalare verso le Olimpiadi di Helsinki '52, dove finì 7° nella prova in linea e conquistò l'Argento a squadre. Ma quando, nel '53, passò prof, nel breve volgere di un paio d'anni divenne un ex corridore. <br />
A dargli l'accasamento fu l'Atala, che correva alternata alla Lygie, la propria filiale e che credeva e sperava, di aver fatto un bel colpo portandosi Ghidini in squadra. Invece, le cose andarono diversamente. L'esordio di Gianni fu abbastanza buono, perlomeno per un corridore normale, ma il parmense non era visto come uno dei tanti,bensì come l'iridato dei dilettanti,ed il sodalizio dello storico diesse grigio-azzurro Alfredo Sivocci, non rimase contento, tanto è che a fine anno si concretizzò il divorzio. La vittoria di Ghidini nella tappa di Tienen al Giro del Belgio per indipendenti, il 2° posto nel Circuito della Valle del Liri, il 3° nel Giro dell'Appennino, il 4° nel GP d'Autunno, il 5° nella Coppa Sabatini, il 6° nella Milano-Modena, il 7° nel Trofeo Matteotti, l'8° nel Giro della Provincia di Reggio Calabria, il 9° nella Coppa Bernocchi, il 10° nel Trofeo Fassi, ed un buon "Lombardia" chiuso 19°, erano poco, troppo poco per l'Atala. Tra l'altro Ghidini si era ritirato al Giro, senza mai dare segni di vitalità nelle tappe concluse. A fine anno, come detto, ci fu la separazione ed il parmense finì alla Girardengo. Il 1954 di Ghidini, in risultanze fu questo: vinse la cronotappa di Gela al Giro di Sicilia, ed una frazione del Giro di Croazia e Slovenia, corsa che poi chiuse 3° nella Generale Finale. Nell'anno, fu inoltre 9° alla Milano Torino e 11° nella Tre Valli Varesine. In ogni caso, Girardengo confermò Ghidini anche per il '55. Ma il parmense, afflitto da vari malanni, non corse quasi mai, ed appese la bicicletta al chiodo. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 20 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-20-maggio</link>
			<pubDate>Sat, 20 May 2023 10:42:10 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-20-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Robert Bouloux (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank1/boul2.jpg" border="0" alt="[Immagine: boul2.jpg]" /><br />
Nato a Ploubalay (bretagna) il 20 maggio 1947. Passista scalatore. Professionista dal 1969 al 1977 con 6 vittorie. Un buon corridore, divenuto uomo squadra, dopo esser stato una speranza del ciclismo francese a fine anni sessanta. <br />
Figlio di contadini, arrivò bambino alla passione verso il ciclismo. La famiglia non lo ostacolò ed a 15 anni esordì con le maglie dell'Atletic-Club de Boulogne-Billancourt (ACBB) che era il Club più grande di Francia, col quale Bouloux passò tutta l’esperienza precedente il passaggio al professionismo. E quel sodalizio era l’anticamera dell’iconico team professionistico della Peugeot. Da dilettante, passò anche a suo dire gli anni migliori del suo rapporto col ciclismo, per la mentalità che si viveva, i due titoli del Campionato francese a squadre, le vittorie nella Parigi-Mantes e nella Parigi-Troyes, i successi di tappa ed il secondo posto finale al Tour de l'Avenir e (per lui il “momento clou” la selezione per le Olimpiadi di Mexico ‘68, tra i dilettanti, dove gareggiò col quartetto della “100 km a squadre”. “Finimmo 13esimi, ma sbagliammo completamente la preparazione a simili gare oltre i 2000 metri d’altura, ma fummo felici ugualmente, perché la partecipazione olimpica è unicae da sensazioni ineguagliabili” – disse qualche tempo fa.  <br />
Robert Bouloux passò professionista nel 1969 con la Peugeot di Gaston Plaud, sodalizio col quale corse fino al 1974 indi un anno semi-sabbatico, un anno col Team Jobo e l’ultimo di carriera con la Fiat, al servizio di Eddy Merckx. Nel lasso professionistico Bouloux pagò come ha più volte detto, la mentalità del gruppo, l’essere quasi sempre al servizio di un capitano che vinceva poco, perché a vincere era quasi sempre Merckx e, conseguentemente, c’erano spazi ridottissimi per pensare di trasformare qualche piazzamento in vittorie.  <br />
Tra i professionisti vinse nel 1971 la prima tappa del Tour de l’Oise e la seconda semitappa del Giro di Corsica, nel ’72 il GP Ouest France a Plouay (già allora di buon livello) e la terza tappa del Critérium du Dauphiné Libéré; nel 1973, la Ronde des Korrigans e nel ’76, la terza tappa del Tour de l'Oise.<br />
I suoi migliori piazzamenti anno per anno. 1969: 2° nella terza tappa della Quattro giorni di Dunkerque. 1970: 2° nel GP Ouest France a Plouay. 1971: 2° nella prima tappa del  Critérium du Dauphiné Libéré. 1972: 2° nel Gp Bain-de-Bretagne, 10° nella Liegi Bastogne Liegi. 1973: 2° nella prima tappa della Quattro giorni di Dunkerque. 1974: 3° nel Gp Landivisiau. 1975: 2° nella quinta tappa della Quattro giorni di Dunkerque. 1976: 2° nella Paris - Limoges, 3° nella Parigi Tours (Tours Versailles),  3° nella Classifica Generale Etoile des Espoirs,  3° nella quarta tappa Tour de Suisse. 1977: 2° prima tappa della Settimana Catalana, 3° prima tappa del Tour dei Midi Pirenei.<br />
Partecipò a sette Tour de France, di cui 6 conclusi col 20° posto nel 1976 come miglior piazzamento. Dopo il ciclismo, Robert Bouloux è diventato un rappresentante di articoli sportivi ed è entrato a far parte del gruppo Raymond Kopa. Ha poi incentivato la pratica del tennis, del golf ed è diventato un ottimo pescatore.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Laurent Dufaux (Sui)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16545003691325DufauxLaurent.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16545003691325DufauxLaurent.jpg]" /><br />
Nato a Montreux il 20 maggio 1969. Completo, alto 1,69 per 57 kg. Professionista dal 1991 al 2004 con 43 vittorie. Un ciclista che sarà pur stato macchiato dal coinvolgimento nello scandalo Festina, ma era semplicemente uno dei …praticamente tutti, ma con doti sicuramente superiori (e presto evidenti) a diversi connazionali che vanno per la maggiore nelle bocche di taluni. Un corridore completo, battagliero, sempre in prima linea e spalla di spessore per qualsivoglia ipotetico capitano. Meriterebbe le scuse di un osservatorio che l’ha sovente bollato poco bene esaltando altro solo perché più “potenti”. <br />
Dopo un ottimo ruolino a livello giovanile e fra i dilettanti, Laurent Dufaux passò professionista con <br />
l’Helvetia nel 1991. Già all’esordio conquistò il titolo di Campione nazionale svizzero nella prova in linea, la Classifica generale della Route du Sud e la Coppa Placci. Finì 2° al Giro del Lazio, nel Campionato svizzero della montagna e quinto al Giro di Romandia. L’anno successivo vinse il GP Cerami, partecipò al suo primo Tour de France, dove finì 2° nella tappa di Mulhouse prima di ritirarsi alla dodicesima. Nel 1993 Dufaux, vinse il Tour del Cantone di Ginevra, la Sierre-Loye e fu gran vincitore del Critérium du Dauphiné Libére, con la vittoria nel tappone di Grenoble, due secondi posti, nella frazione a cronometro di Saint-Étienne ed in quella di Bonneville, per un successo finale con ben 3 minuti di vantaggio sul colombiano Oliverio Rincón. Fu poi terzo alla Vuelta a Burgos e secondo al Giro del Piemonte. L’anno successivo a marzo fu secondo alla Setmana Catalana e a maggio conquistò un successo di tappa al Tour de l’Oise. A giugno, rivinse con brillante regolarità, il Critérium du Dauphiné Libéré. A luglio chiuse il Tour de France 35°, ed a <br />
settembre si impose nuovamente nel Tour del Cantone di Ginevra. <br />
Nel 1995 Dufaux passò alla Festina ed a giugno ottenne la vittoria nella Route du Sud, mentre al Tour de France chiuse in 19esima posizione, ed a fine luglio si impose nella Warrenberg Rundfhart. Ad agosto conquistò la terza e la quarta tappa, nonché la Generale finale, della Vuelta a Burgos.  <br />
Nel ’96 Laurent fu tra i protagonisti del Tour de France: nella settima tappa fu 5°, 3° nella 16esima tappa sull’Hautacam e, nella 17esima frazione colse il successo sul traguardo di Pamplona. Chiuse il Tour al 4° posto. La sua stagione proseguì con la vittoria della Wartenberg-Rundfahrt e con la conquista del Titolo nazionale elvetico della montagna. Partecipò poi alla Vuelta di Spagna dove fu u autentico protagonista. Terzo nella 14sima tappa a Sierra de La Pandera, secondo il giorno dopo sulla Sierra Nevada, terzo al Monasterio de Tentudía nella 17esima frazione. Vinse poi la  19esima tappa che si concludeva ad Avila ed a fine Vuelta chiuse secondo per un podio tutto rossocrociato (1° Zulle, 3° Rominger). L’anno seguente Laurent vinse con la Festina la Cronosquadre del Giro del Mediterraneo, la Wartenberg-Rundfahrt, fu secondo in una tappa e nella Classifica finale della Parigi Nizza e vinse a maggio la seconda tappa del Grand Prix du Midi Libre: da Baraqueville a Saint-Chély-d’Apcher. A luglio chiuse 9° il Tour de France ed a settembre ripartecipò alla Vuelta di Spagna. Qui fu 2° nella sesta tappa a Granada, ancora 2° nella settima tappa a Sierra Nevada dive conquistò la Maglia Amarillo che perse a favore di Alex Zülle nella cronometro individuale di Cordoba. Conquistò poi due terzi posti di tappa di Estación de Esquí e completò la Vuelta al terzo posto della Classifica generale. Chiuse l’anno col 6° posto al Mondiale a San Sebastian e col successo nelle due prove e nella Classifica finale della Attraverso Losanna. <br />
Nel 1998 partì forte: vinse con la Festina la Cronosquadre al Giro del Mediterraneo, fu 8° alla Parigi Nizza, 14° alla Sanremo, 10 nella Liegi Bastogne Liegi, 7° nell’Amstel Gold Race. Vinse poi il Prologo, la prima e la terza tappa, nonché la Classifica finale del Giro di Romandia. Una settimana dopo trionfò in una tappa e nella Classifica generale del Grand Prix du Midi Libre. A luglio fu costretto al ritirò dal Tour de France assieme a tutto il team, a seguito dello “scandalo Festina. Squalificato per otto mesi, riprese a correre in maglia Saeco e nel giugno del 1999 ottenne un secondo posto di tappa sul traguardo di Arosa al Tour de Suisse, poi chiuse 4°.  Al Tour de France che vide l’esplosione del “fenomeno tarocco” Lance Armstrong, Dufaux, con grande regolarità chiuse la corsa al quarto posto, a 14’43” dal texano. Ritornò poi al successo vincendo la Poly Normande.<br />
Nel 2000, l’atleta di Montreux è 3° al GP del Canton Argau, 3° al Tour de Romandie dove vinse la terza tappa, fu 6° nell’Amstel Gold Race, vinse una prova dell’Attraverso Losanna e, soprattutto, vinse il Campionato di Zurigo, gara di Coppa del Mondo nonché classica di pregio. ,  staccato di soli 27 secondi dal vincitore della corsa, e suo compagno di squadra, Paolo Savoldelli. Si ritirò sia al Tour che alla Vuelta. L’anno seguente, conquistò la tappa di Malcesine al Giro del Trentino e prese parte per la prima ed unica volta in carriera al Giro d’Italia chiudendo la corsa al 40esimo posto. Nel 2002 passò alla Alessio con cui vinse una tappa alla Settimana Lombarda, il Trofeo Melinda e fu secondo al Giro del Veneto. L’anno seguente vinse una tappa al Tour de Romandie sull’arrivo di Loèche-les-Bains e chiuse la corsa al secondo posto. Vinse poi due tappe della Rominger Classic e chiuse 21° il Tour de France.<br />
Nel 2004 passò alla Quick Step con cui conclude la carriera professionistica. Nell’ultima stagione chiuse il Tour de France 67° e recitò il “canto del cigno” vincendo la Lusignan-Petit in Aquitania. Sceso di sella restò nel mondo dello sport e del ciclismo organizzando manifestazioni di ciclocross.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Antonio Suarez Vazquez (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16684549311325Suarez,Antonio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16684549311325Suarez,Antonio.jpg]" /><br />
Nato a Madrid il 20 maggio 1932. Deceduto a Madrid il 6 gennaio 1981. completo. Professionista dal 1956 al 1965 con 33 vittorie. Corridore completo, forte, talvolta ardimentoso. Uno dei più sottovalutati nelle memorie di tanti, ma era veramente un gran bel corridore. Non c'era terreno dove fosse debole, a parte lo sprint, dove comunque non era fermo, ma era una variabile che gli serviva poco. Che lo si voglia o meno Suarez, seppe andare a segno in un'epoca in cui la Spagna, pagava assai l'isolamento economico e culturale in cui il franchismo l'aveva cacciata, e nello sport, mancavano completamente tentativi autoctoni di recitare quel protagonismo che, poi, ha saputo far capolino 20 anni dopo. Nel ciclismo i corridori spagnoli correvano poco all'estero e chi lo faceva con costanza era solo Bahamontes, ovvero uno che possedeva qualità di rilevanza storica. Va da se però, che tanti ottimi corridori che potevano tracciare solchi di peso, si son visti deviate, più o meno, valenze e risultanze. Suarez è stato uno di questi, ma quel che fece vedere, ed un'attenta analisi del suo curriculum, ci mostrano ugualmente un atleta di rilevanza. Non a caso vinse la Vuelta di Spagna nel '59, dominandola, con all'attivo anche due successi di tappa e il Gran Premio della Montagna. E non a caso, vinse tre Titoli di Campione Spagnolo nel '59-'60-'61. Anche in Italia fu protagonista. Al Giro del Centenario nel '61, finì sul podio 3°, dietro Pambianco e Anquetil, si impose nella frazione di Cosenza e finì 3° dietro Gaul e Pambianco nella storica frazione Trento-Bormio. Minore fortuna l'ebbe nel '62, quando vestì per tre giorni la Maglia Rosa e rimase in lotta per il successo fino alla svolta dettata dalla neve di Passo Rolle. Chiuse il Giro 11°. Non positivo, invece il suo rapporto col Tour de France: 6 start con 3 ritiri e miglior piazzamento il 17° posto nel '60. Nel '61, fu il numero uno di Spagna. <br />
Tutte le sue vittorie. 1956: Campionato Castilla; Vuelta Charabancheles; 1a tappa Vuelta Asturie. 1957: 16a tappa Vuelta a España; 7a tappa Vuelta Asturie; 1a tappa Vuelta La Rioja, 1a e 9a tappa Vuelta Levante. 1958: 7a tappa Ruta del Sol, 2a tappa Circuito Montanes; GP San Salvador del Valle; 4a tappa Bicicletta Basca; Circuito Sevilla. 1959: Campionato Nazionale, Vuelta a España con 5a e 10a tappa e Classifica GPM; Campionato delle Regioni. 1960: Campionato Nazionale, 14a tappa Vuelta a España; Barcelona-Madrid e 1a tappa; 3a tappa Bicicletta Basca. 1961: Campionato Nazionale, 7a tappa Giro d'Italia; 12a tappa Vuelta a España e Classifica a punti; 3a tappa parte b (cronosquadre) Volta Ciclista a Catalunya; 6a tappa Barcelona-Madrid. 1963: GP San Lorenzo. 1964: Campionato Nazionale delle Regioni. 1965: Campionato Nazionale delle Regioni. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Gintautas Umaras (Lit)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16446895951325Umaras,Gintautas.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16446895951325Umaras,Gintautas.jpg]" /><br />
Nato il 20 maggio 1963 a Kaunas. Passista e pistard. Professionista dal 1989 al 1991, senza ottenere vittorie. Mostro sacro fra i dilettanti anche perché all'epoca dell'Unione Sovietica, lui come tanti altri campioni dell'URSS era un "professionista di stato". Nel 1987 vinse il Campionato Mondiale dell'Inseguimento, nel 1988 le Olimpiadi nell'Inseguimento individuale e, sempre ai Giochi di Seoul, anche l'Oro nell'Inseguimento a Squadre con Arturas Kasputis, Dimitri Nielubine, Viatcheslav Ekimov, e Midaugas Umaras. A questi acuti ha aggiunto altre gare di grande prestigio fra i "puri". Giunto fra i professionisti nel 1989 con la famosa Alfa Lum di San Marino, s'è "sciolto come neve al sole". Idem l'anno seguente con la statunitense Coors Light. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Robert Bouloux (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank1/boul2.jpg" border="0" alt="[Immagine: boul2.jpg]" /><br />
Nato a Ploubalay (bretagna) il 20 maggio 1947. Passista scalatore. Professionista dal 1969 al 1977 con 6 vittorie. Un buon corridore, divenuto uomo squadra, dopo esser stato una speranza del ciclismo francese a fine anni sessanta. <br />
Figlio di contadini, arrivò bambino alla passione verso il ciclismo. La famiglia non lo ostacolò ed a 15 anni esordì con le maglie dell'Atletic-Club de Boulogne-Billancourt (ACBB) che era il Club più grande di Francia, col quale Bouloux passò tutta l’esperienza precedente il passaggio al professionismo. E quel sodalizio era l’anticamera dell’iconico team professionistico della Peugeot. Da dilettante, passò anche a suo dire gli anni migliori del suo rapporto col ciclismo, per la mentalità che si viveva, i due titoli del Campionato francese a squadre, le vittorie nella Parigi-Mantes e nella Parigi-Troyes, i successi di tappa ed il secondo posto finale al Tour de l'Avenir e (per lui il “momento clou” la selezione per le Olimpiadi di Mexico ‘68, tra i dilettanti, dove gareggiò col quartetto della “100 km a squadre”. “Finimmo 13esimi, ma sbagliammo completamente la preparazione a simili gare oltre i 2000 metri d’altura, ma fummo felici ugualmente, perché la partecipazione olimpica è unicae da sensazioni ineguagliabili” – disse qualche tempo fa.  <br />
Robert Bouloux passò professionista nel 1969 con la Peugeot di Gaston Plaud, sodalizio col quale corse fino al 1974 indi un anno semi-sabbatico, un anno col Team Jobo e l’ultimo di carriera con la Fiat, al servizio di Eddy Merckx. Nel lasso professionistico Bouloux pagò come ha più volte detto, la mentalità del gruppo, l’essere quasi sempre al servizio di un capitano che vinceva poco, perché a vincere era quasi sempre Merckx e, conseguentemente, c’erano spazi ridottissimi per pensare di trasformare qualche piazzamento in vittorie.  <br />
Tra i professionisti vinse nel 1971 la prima tappa del Tour de l’Oise e la seconda semitappa del Giro di Corsica, nel ’72 il GP Ouest France a Plouay (già allora di buon livello) e la terza tappa del Critérium du Dauphiné Libéré; nel 1973, la Ronde des Korrigans e nel ’76, la terza tappa del Tour de l'Oise.<br />
I suoi migliori piazzamenti anno per anno. 1969: 2° nella terza tappa della Quattro giorni di Dunkerque. 1970: 2° nel GP Ouest France a Plouay. 1971: 2° nella prima tappa del  Critérium du Dauphiné Libéré. 1972: 2° nel Gp Bain-de-Bretagne, 10° nella Liegi Bastogne Liegi. 1973: 2° nella prima tappa della Quattro giorni di Dunkerque. 1974: 3° nel Gp Landivisiau. 1975: 2° nella quinta tappa della Quattro giorni di Dunkerque. 1976: 2° nella Paris - Limoges, 3° nella Parigi Tours (Tours Versailles),  3° nella Classifica Generale Etoile des Espoirs,  3° nella quarta tappa Tour de Suisse. 1977: 2° prima tappa della Settimana Catalana, 3° prima tappa del Tour dei Midi Pirenei.<br />
Partecipò a sette Tour de France, di cui 6 conclusi col 20° posto nel 1976 come miglior piazzamento. Dopo il ciclismo, Robert Bouloux è diventato un rappresentante di articoli sportivi ed è entrato a far parte del gruppo Raymond Kopa. Ha poi incentivato la pratica del tennis, del golf ed è diventato un ottimo pescatore.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Laurent Dufaux (Sui)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16545003691325DufauxLaurent.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16545003691325DufauxLaurent.jpg]" /><br />
Nato a Montreux il 20 maggio 1969. Completo, alto 1,69 per 57 kg. Professionista dal 1991 al 2004 con 43 vittorie. Un ciclista che sarà pur stato macchiato dal coinvolgimento nello scandalo Festina, ma era semplicemente uno dei …praticamente tutti, ma con doti sicuramente superiori (e presto evidenti) a diversi connazionali che vanno per la maggiore nelle bocche di taluni. Un corridore completo, battagliero, sempre in prima linea e spalla di spessore per qualsivoglia ipotetico capitano. Meriterebbe le scuse di un osservatorio che l’ha sovente bollato poco bene esaltando altro solo perché più “potenti”. <br />
Dopo un ottimo ruolino a livello giovanile e fra i dilettanti, Laurent Dufaux passò professionista con <br />
l’Helvetia nel 1991. Già all’esordio conquistò il titolo di Campione nazionale svizzero nella prova in linea, la Classifica generale della Route du Sud e la Coppa Placci. Finì 2° al Giro del Lazio, nel Campionato svizzero della montagna e quinto al Giro di Romandia. L’anno successivo vinse il GP Cerami, partecipò al suo primo Tour de France, dove finì 2° nella tappa di Mulhouse prima di ritirarsi alla dodicesima. Nel 1993 Dufaux, vinse il Tour del Cantone di Ginevra, la Sierre-Loye e fu gran vincitore del Critérium du Dauphiné Libére, con la vittoria nel tappone di Grenoble, due secondi posti, nella frazione a cronometro di Saint-Étienne ed in quella di Bonneville, per un successo finale con ben 3 minuti di vantaggio sul colombiano Oliverio Rincón. Fu poi terzo alla Vuelta a Burgos e secondo al Giro del Piemonte. L’anno successivo a marzo fu secondo alla Setmana Catalana e a maggio conquistò un successo di tappa al Tour de l’Oise. A giugno, rivinse con brillante regolarità, il Critérium du Dauphiné Libéré. A luglio chiuse il Tour de France 35°, ed a <br />
settembre si impose nuovamente nel Tour del Cantone di Ginevra. <br />
Nel 1995 Dufaux passò alla Festina ed a giugno ottenne la vittoria nella Route du Sud, mentre al Tour de France chiuse in 19esima posizione, ed a fine luglio si impose nella Warrenberg Rundfhart. Ad agosto conquistò la terza e la quarta tappa, nonché la Generale finale, della Vuelta a Burgos.  <br />
Nel ’96 Laurent fu tra i protagonisti del Tour de France: nella settima tappa fu 5°, 3° nella 16esima tappa sull’Hautacam e, nella 17esima frazione colse il successo sul traguardo di Pamplona. Chiuse il Tour al 4° posto. La sua stagione proseguì con la vittoria della Wartenberg-Rundfahrt e con la conquista del Titolo nazionale elvetico della montagna. Partecipò poi alla Vuelta di Spagna dove fu u autentico protagonista. Terzo nella 14sima tappa a Sierra de La Pandera, secondo il giorno dopo sulla Sierra Nevada, terzo al Monasterio de Tentudía nella 17esima frazione. Vinse poi la  19esima tappa che si concludeva ad Avila ed a fine Vuelta chiuse secondo per un podio tutto rossocrociato (1° Zulle, 3° Rominger). L’anno seguente Laurent vinse con la Festina la Cronosquadre del Giro del Mediterraneo, la Wartenberg-Rundfahrt, fu secondo in una tappa e nella Classifica finale della Parigi Nizza e vinse a maggio la seconda tappa del Grand Prix du Midi Libre: da Baraqueville a Saint-Chély-d’Apcher. A luglio chiuse 9° il Tour de France ed a settembre ripartecipò alla Vuelta di Spagna. Qui fu 2° nella sesta tappa a Granada, ancora 2° nella settima tappa a Sierra Nevada dive conquistò la Maglia Amarillo che perse a favore di Alex Zülle nella cronometro individuale di Cordoba. Conquistò poi due terzi posti di tappa di Estación de Esquí e completò la Vuelta al terzo posto della Classifica generale. Chiuse l’anno col 6° posto al Mondiale a San Sebastian e col successo nelle due prove e nella Classifica finale della Attraverso Losanna. <br />
Nel 1998 partì forte: vinse con la Festina la Cronosquadre al Giro del Mediterraneo, fu 8° alla Parigi Nizza, 14° alla Sanremo, 10 nella Liegi Bastogne Liegi, 7° nell’Amstel Gold Race. Vinse poi il Prologo, la prima e la terza tappa, nonché la Classifica finale del Giro di Romandia. Una settimana dopo trionfò in una tappa e nella Classifica generale del Grand Prix du Midi Libre. A luglio fu costretto al ritirò dal Tour de France assieme a tutto il team, a seguito dello “scandalo Festina. Squalificato per otto mesi, riprese a correre in maglia Saeco e nel giugno del 1999 ottenne un secondo posto di tappa sul traguardo di Arosa al Tour de Suisse, poi chiuse 4°.  Al Tour de France che vide l’esplosione del “fenomeno tarocco” Lance Armstrong, Dufaux, con grande regolarità chiuse la corsa al quarto posto, a 14’43” dal texano. Ritornò poi al successo vincendo la Poly Normande.<br />
Nel 2000, l’atleta di Montreux è 3° al GP del Canton Argau, 3° al Tour de Romandie dove vinse la terza tappa, fu 6° nell’Amstel Gold Race, vinse una prova dell’Attraverso Losanna e, soprattutto, vinse il Campionato di Zurigo, gara di Coppa del Mondo nonché classica di pregio. ,  staccato di soli 27 secondi dal vincitore della corsa, e suo compagno di squadra, Paolo Savoldelli. Si ritirò sia al Tour che alla Vuelta. L’anno seguente, conquistò la tappa di Malcesine al Giro del Trentino e prese parte per la prima ed unica volta in carriera al Giro d’Italia chiudendo la corsa al 40esimo posto. Nel 2002 passò alla Alessio con cui vinse una tappa alla Settimana Lombarda, il Trofeo Melinda e fu secondo al Giro del Veneto. L’anno seguente vinse una tappa al Tour de Romandie sull’arrivo di Loèche-les-Bains e chiuse la corsa al secondo posto. Vinse poi due tappe della Rominger Classic e chiuse 21° il Tour de France.<br />
Nel 2004 passò alla Quick Step con cui conclude la carriera professionistica. Nell’ultima stagione chiuse il Tour de France 67° e recitò il “canto del cigno” vincendo la Lusignan-Petit in Aquitania. Sceso di sella restò nel mondo dello sport e del ciclismo organizzando manifestazioni di ciclocross.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Antonio Suarez Vazquez (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16684549311325Suarez,Antonio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16684549311325Suarez,Antonio.jpg]" /><br />
Nato a Madrid il 20 maggio 1932. Deceduto a Madrid il 6 gennaio 1981. completo. Professionista dal 1956 al 1965 con 33 vittorie. Corridore completo, forte, talvolta ardimentoso. Uno dei più sottovalutati nelle memorie di tanti, ma era veramente un gran bel corridore. Non c'era terreno dove fosse debole, a parte lo sprint, dove comunque non era fermo, ma era una variabile che gli serviva poco. Che lo si voglia o meno Suarez, seppe andare a segno in un'epoca in cui la Spagna, pagava assai l'isolamento economico e culturale in cui il franchismo l'aveva cacciata, e nello sport, mancavano completamente tentativi autoctoni di recitare quel protagonismo che, poi, ha saputo far capolino 20 anni dopo. Nel ciclismo i corridori spagnoli correvano poco all'estero e chi lo faceva con costanza era solo Bahamontes, ovvero uno che possedeva qualità di rilevanza storica. Va da se però, che tanti ottimi corridori che potevano tracciare solchi di peso, si son visti deviate, più o meno, valenze e risultanze. Suarez è stato uno di questi, ma quel che fece vedere, ed un'attenta analisi del suo curriculum, ci mostrano ugualmente un atleta di rilevanza. Non a caso vinse la Vuelta di Spagna nel '59, dominandola, con all'attivo anche due successi di tappa e il Gran Premio della Montagna. E non a caso, vinse tre Titoli di Campione Spagnolo nel '59-'60-'61. Anche in Italia fu protagonista. Al Giro del Centenario nel '61, finì sul podio 3°, dietro Pambianco e Anquetil, si impose nella frazione di Cosenza e finì 3° dietro Gaul e Pambianco nella storica frazione Trento-Bormio. Minore fortuna l'ebbe nel '62, quando vestì per tre giorni la Maglia Rosa e rimase in lotta per il successo fino alla svolta dettata dalla neve di Passo Rolle. Chiuse il Giro 11°. Non positivo, invece il suo rapporto col Tour de France: 6 start con 3 ritiri e miglior piazzamento il 17° posto nel '60. Nel '61, fu il numero uno di Spagna. <br />
Tutte le sue vittorie. 1956: Campionato Castilla; Vuelta Charabancheles; 1a tappa Vuelta Asturie. 1957: 16a tappa Vuelta a España; 7a tappa Vuelta Asturie; 1a tappa Vuelta La Rioja, 1a e 9a tappa Vuelta Levante. 1958: 7a tappa Ruta del Sol, 2a tappa Circuito Montanes; GP San Salvador del Valle; 4a tappa Bicicletta Basca; Circuito Sevilla. 1959: Campionato Nazionale, Vuelta a España con 5a e 10a tappa e Classifica GPM; Campionato delle Regioni. 1960: Campionato Nazionale, 14a tappa Vuelta a España; Barcelona-Madrid e 1a tappa; 3a tappa Bicicletta Basca. 1961: Campionato Nazionale, 7a tappa Giro d'Italia; 12a tappa Vuelta a España e Classifica a punti; 3a tappa parte b (cronosquadre) Volta Ciclista a Catalunya; 6a tappa Barcelona-Madrid. 1963: GP San Lorenzo. 1964: Campionato Nazionale delle Regioni. 1965: Campionato Nazionale delle Regioni. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Gintautas Umaras (Lit)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16446895951325Umaras,Gintautas.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16446895951325Umaras,Gintautas.jpg]" /><br />
Nato il 20 maggio 1963 a Kaunas. Passista e pistard. Professionista dal 1989 al 1991, senza ottenere vittorie. Mostro sacro fra i dilettanti anche perché all'epoca dell'Unione Sovietica, lui come tanti altri campioni dell'URSS era un "professionista di stato". Nel 1987 vinse il Campionato Mondiale dell'Inseguimento, nel 1988 le Olimpiadi nell'Inseguimento individuale e, sempre ai Giochi di Seoul, anche l'Oro nell'Inseguimento a Squadre con Arturas Kasputis, Dimitri Nielubine, Viatcheslav Ekimov, e Midaugas Umaras. A questi acuti ha aggiunto altre gare di grande prestigio fra i "puri". Giunto fra i professionisti nel 1989 con la famosa Alfa Lum di San Marino, s'è "sciolto come neve al sole". Idem l'anno seguente con la statunitense Coors Light. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
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			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 19 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-19-maggio</link>
			<pubDate>Fri, 19 May 2023 09:41:14 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-19-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Anthony “Tony” Doyle (Gbr)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2013/13725851553538TDOYLE83.jpg" border="0" alt="[Immagine: 13725851553538TDOYLE83.jpg]" /><br />
Nato il 19 maggio 1958 ad Ashford ed ivi deceduto il 30 aprile 2023. Passista e pistard Professionista dal 1980 al 1995 con 111 vittorie.<br />
Ci sono carriere che esplodono in maniera anomala, ma non per questo deviano il tratto ed i valori che ne sono alla base. È il caso di Tony Doyle, gran bel dilettante e pedalatore di classe, il quale, vistosi chiuso da non certo inattaccabili scelte della federazione britannica, circa la partecipazione alle Olimpiadi di Mosca nella prova di inseguimento individuale, specialità nella quale era Campione Nazionale, decise di passare immediatamente professionista, aprendo così un ciclo lungo tre lustri che echeggiano luminosi nel ciclismo su pista. Meno di un mese dopo sul velodromo di Besancon, castigò gli olandesi Bert Oosterbosch, in semifinale e Herman Ponsteen nella finalissima e si laureò Campione del Mondo dell'Inseguimento. Con quel successo aprì un'era. Successivamente ridiventò iridato nell'86 a Zurigo su Hans-Henrik Oersted, dal quale era stato sconfitto in finale sia nell'84 che nell'85. Nel 1988 ha ottenuto per la terza volta la medaglia d'argento ai mondiali dell'inseguimento sconfitto dal polacco Lech Piasecki. In patria, da professionista, è stato cinque volte Campione Nazionale nella specialità amata ('80, '81, '86, '87 e '88) e una volta nell'americana nel '93. Ma la grandezza e l'internazionalità di Doyle, arrivò soprattutto dalle Sei Giorni: ne vinse 21 di cui ben 18 in coppia con l'australiano Danny Clark. Un altro dato che testimonia appieno la rilevanza di questo autentico campione venne sul finire del 1988, quando durante la Sei Giorni di Monaco di Baviera, fu coinvolto in una rovinosa caduta, dalla quale uscì con fratture multiple ed un trauma cranico gravissimo. Gli fu data l'estrema unzione e rimase in coma per dieci giorni. Ma la sua scorza si dimostrò durissima e dopo aver trascorso sei settimane in ospedale a cui seguirono due mesi in un centro di riabilitazione, aggravati psicologicamente dalla dichiarazione dei medici che lo davano finito per lo sport agonistico, Tony seppe ritornare. Non solo alla vita normale ma allo sport, da vincente, sia su pista che su strada. Già, l'asfalto, perché anche qui Doyle non fu comparsa. Fra le sue vittorie, la Tre Giorni di Girvan, lo Yorkshire Classic e il G.P. Harrogate nell'81, due tappe dello Sealink Internatinal '84, la Mercian Two Days '85 e due tappe alla Milk Race ('89 e '93). Insomma, uno dei più grandi ciclisti britannici di tutti i tempi checché ne pensi quell'osservatorio che, d'anglosassone, vede solo la realtà odierna. Tony Doyle, è morto a fine aprile scorso dopo una lunga lotta con una malattia.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Victor Joseph Henri Fastré (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2/1206198393Fastre,%20Victor.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1206198393Fastre,%20Victor.jpg]" /><br />
Nato a Liegi il 19 maggio 1890, deceduto a Rotselaar il 12 settembre 1914. Fondista ciclocrossista e pistard. Professionista dal 1910 al 1914 con 4 vittorie. Secondogenito di Hubert Henri e Marie-Catherine Leunen fi proprio il padre, che era stato un velocipedista a spingerlo verso il ciclismo. Victor entrò a far parte del club ciclistico locale il Cyclists Pesant Club Liège ed a 17 anni vinse la Bruxelles Jemeppe e finì 2° nel Prox Flemalle-Grande. L’anno seguente chiuse al 23° posto la Liegi-Bastogne-Liegi quando non era ancora 18enne. Dilettanti e professionisti correvano sovente assieme e nel 1909 si schierò nuovamente a quella che era già una classica, anche se ufficialmente aperta solo ai dilettanti. E fu così che al termine dei 235 chilometri di corsa, nel gruppetto di otto corridori che si giocarono la vittoria c’era anche lui. Fece una bella volata, finì secondo sul traguardo, ma poco dopo gli fu assegnato il successo. Un altro belga, Eugène Charlier, che era arrivato primo sull’arrivo, fu retrocesso al secondo posto, perché i commissari di gara, si erano resi conto che non aveva finito la corsa con la stessa bicicletta con la quale era partito. Al tempo i regolamenti proibivano il cambio di bici: poteva essere cambiato un pezzo riparato o sostituito dallo stesso concorrente, ma non l’intera bici. Altrimenti si andava incontro ad una retrocessione. Fastré, quando vinse, aveva solo 18 anni e 362 giorni: il più giovane vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi.  <br />
Quel successo gli valse un contratto con l’Alcyon per un paio di stagioni. Nel 1910 e ’11 corse soprattutto in Francia ed il primo anno da accasato vinse il Ciclocross di Liegi, una delle prove più importanti del tempo. Tornato in Belgio nel 1912 in seno alla Sarolea si riclassificò alla Liego Bastogne Liegi chiudendola al 5° posto. Nel resto della stagione, per monetizzare, si concentrò sulla pista, dove effettivamente si poteva guadagnare. Nel 1913, in una puntata su strada, finì 2° nel Gp Farciennes, mentre nel luglio 1914, dopo diverse vittorie minori vinse una importante prova d’omnium al Velodromo Garden City di Anversa. Poco più di due settimane dopo, scoppiò la prima guerra mondiale. Arruolato nell'esercito belga, Victor Fastré trovò la morte il 12 settembre 1914 neo pressi di Rotselaar. Ha ricevuto postumo l'onore militare dell'Ordine di Leopoldo.  <br />
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<span style="font-weight: bold;">Dieudonné Gauthy (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2019/1571905411170GauthyDieudonne-1913.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1571905411170GauthyDieudonne-1913.jpg]" /><br />
Nato il 19 maggio 1893 a Pepinster, deceduto il 24 gennaio 1957 a Clermont-sur-Berwinne. Fondista. Professionista dal 1912 al 1914 e dal 1919 al 1920, con 10 vittorie. Un corridore che pagò assai, agonisticamente, la prima guerra mondiale, ma aveva dimostrato di poter reggere gli sforzi delle corse a tappe quanto le corse di un giorno più aspre. <br />
Figlio di contadini iniziò il ciclismo a 18 anni nel 1911 e subito fece gridare la sua presenza: fu 3° nella Bruxelles Liegi riservata a dilettanti ed indipendenti. Divenuto indipendente, l’anno seguente quella gara la vinse. Fu 2° nella Binche Tournaai Binche, vinse la Liegi Bastogne Liegi di categoria fu 2° nella Anversa Menen e nella Bruxelles Esneux. <br />
Nel 1913 passò professionista con l’Alcyon ed esplose vincendo una tappa e la Classifica Finale del Giro del Belgio. Da notare che solo nella seconda frazione non arrivò fra i primi tre e dietro di lui, nella graduatoria conclusiva, tutti i migliori ciclisti del mondo. Nell’anno fu Campione belga Interclubs, vinse la Bruxelles Oupeye e il Gp Haccourt. L’anno seguente puntò sul Tour de France al quale partì dopo aver colto un 3° posto in una tappa del Giro del Belgio. Ma la Grande Boucle lo vide allo start in non buone condizioni di salute che lo costrinsero al ritirò nella terza frazione dopo esser stato 10° nella prima tappa. <br />
Tornò a correre dopo la guerra, nel 1919, ma non era più il corridore del ’13. Ciononostante vinse la seconda e la terza tappa del Giro del Belgio  e fece sua la Retinne-Marche-Retinne. Fu poi 3° nel Campionato belga Interclubs. Nel 1920, causa condizioni di salute non buone corse pochissimo ed a fine anno, a soli 27 anni si ritirò.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Jan Janssen (Hol)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank1/Janssen,%20Jan%2069.jpg" border="0" alt="[Immagine: Janssen,%20Jan%2069.jpg]" /><br />
Nato a Nortdoorp il 19 maggio 1949. Stradista completo e seigiornista alto 1,74 per 76 kg. Professionista dal settembre 1961 al 1973 con 129 vittorie.<br />
Un corridore di grande completezza, di classe, ed in possesso di una spiccata volontà che andava a braccetto con una formidabile intelligenza tattica. La completezza non la giocò subito, agli inizi infatti si limitò ad usare al meglio il suo spunto veloce. Per questo quei tanti che lo definivano velocista, compreso molti colleghi, sotto-stimarono a lungo le sue possibilità su prove difficili, sbagliando pronostici o giudizi se erano giornalisti, o venendo battuti inaspettatamente se erano corridori. Il fatto poi che il suo astigmatismo lo costringesse ad usare gli occhiali anche in corsa, oltre a dargli sembianze signorili e da impiegato, aumentò non poco una forma di depistaggio sulle sue effettive valenze. Lui però, l’occhialuto olandese, è sempre stato forte e ci sapeva fare, arrivando nei dieci anni ai massimi livelli, a costruirsi, fra successi e piazzamenti un raro curriculum. Nel 1968, è stato il primo olandese a vincere il Tour de France, proprio grazie all’ultima cronometro che lo vedeva sfavorito rispetto a Van Springel e Bracke. Era però più fresco e non essendo per nulla fermo contro il tempo, riuscì a fare il colpaccio. Ma il Tour, anche se molti osservatori lo hanno dimenticato, lo aveva già sfiorato due anni prima, quando finì secondo dietro Lucien Aimar, che aveva potuto godere degli aiuti e dei consigli di un certo Jacques Anquetil. Inoltre, l’anno prima, ovvero nel 1967, aveva stradominato la Vuelta di Spagna vincendo sia la Generale che la Classifica a punti. Con un simile retroterra, ancora oggi si commette l’errore di giudicare la sua vittoria al Tour de France come la “sorpresa di un occasionale”, quando invece Janmeritava una buona fetta di pronostici. È poi stato un grande corridore anche nelle Classiche, perché ha vinto il Titolo Mondiale nel ’64, la Parigi Roubaix nel ’67 dove mise in fila gran parte del fior fiore del ciclismo anni’60, la Bordeaux Parigi ’66 e, da giovanissimo, il Campionato di Zurigo nel ’62. Inoltre, e questo da un grande segno di qualità, ha colto numerosissimi piazzamenti di peso in tutte le altre classiche del periodo. Qualcuno, a tal proposito, ha detto che non ha tangibilmente corso in Italia, ma si dimentica i piazzamenti colti da Janssen al Giro di Lombardia, alla Milano Sanremo e al Trofeo Laigueglia. A tal proposito dopo queste succinte note, si allega il suo ruolino di vittorie e piazzamenti più importanti. Da corridore e anche dopo, ha sempre goduto di una grande popolarità, ma è rimasto un uomo equilibrato capace di vedere sempre le cose in prospettiva. Dopo la carriera, ha anche avviato una fabbrica di biciclette, che ora è seguita dai suoi figli.<br />
<span style="font-weight: bold;">Il suo ruolino anno per anno.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">1962 (Locomotief) una vitt.:</span> Campionato di Zurigo. <span style="font-weight: bold;">1963 (Pelforth) 6 vitt.:</span> 1° e 3° tappa del Midi Libre, 1a tappa del Tour de Picardie, 3a tappa del Giro del Belgio, 1a (cronosquadre) e 7a tappa del Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1964 (Pelforth) 11 vitt.:</span> Campionato Mondiale su strada, 7°, 10° tappa e Classifica a punti al Tour de France, Parigi-Nizza Classifica Generale e a Punti, GP du Dahu a Objat, Criterium di Schiedam, Quillan, Brioude, Brasschaat. <span style="font-weight: bold;">1965: (Pelforth) 21 vitt.: </span>12a tappa e Classifica a Punti del Tour de France, 3a tappa e Classifica Generale Finale del Giro d'Olanda, 3a tappa parte a Parigi - Nizza,  7a tappa parte a del Critérium du Dauphiné Libéré, 1a tappa del Midi-Libre, 4a tappa parte a del Tour du Sud-Est, Ronde de Seignelay, Ronde Mayennaise, GP Cote Normande, GP Eu-le Tréport, GP Limoges,  GP La Roche sur Yon, Criterium Laval, Criterium Périers, Criterium Ploudalmezau, Circuit D'Armorique, Criteriun Saussignac,  GP du Parisien (crono con Henri Anglade e Willy Monty), Seigiorni di Anversa con Peter Post e Klaus Bugdahl. <span style="font-weight: bold;">1966 (Pelforth) 15 vitt.: </span>Bordeaux Parigi, Freccia del Brabante, Classifica Generale e 1a tappa (cronosquadre) del GP d’Olanda, GP Bleijerheide, Ronde Mayennaise, Criterium di Censeau, Flavignac, Rijen, Cambrai, Chateau-Chinon, Censaux, Kerkrade, La Joux e Blois (dietro derny), Seigioreni di Anversa con Fritz Pfenninger e Peter Post. <span style="font-weight: bold;">1967 (Pelforth) 21 vitt.:</span> Parigi Roubaix, Classifica Generale Finale, Classifica a Punti e 1a tappa (cronosquadre) della Vuelta di Spagna; Superprestige Pernood; Parigi Lussemburgo e 1a tappa dello stesso; Classifica a Punti e 13a tappa del Tour de France; 4a, 6a e 7a tappa del Giro di Catalogna; Genova Nizza, Criterium Cours,  Hénon, La Trimouille, Kortenhoef, Vailly-sur-Sauldre, Ossendrecht;  Seigiorni di Madrid con Gerard Koel, Seigiorni di Anversa con Fritz Pfenninger e Peter Post. <span style="font-weight: bold;">1968 (Pelforth) 19 vitt.: </span>Tour de France con 14a e 22a tappa, 1a e 2a tappa e Classifica a Punti della Vuelta di Spagna, 5a tappa Parigi Nizza, 5a tappa e Classifica a Punti della Vuelta a Mallorca, GP Botry, GP Bourg-en-Bresse, Criterium Bitry, Leiden, Ussel, Vayrac, Solesmes, Le Havre (Cronosquadre), Petit Tour de France a La Cipale, Seigiorni di Amsterdam con Klaus Bugdahl. <span style="font-weight: bold;">1969 (Bic) 16 vitt.:</span> GP d'Isbergues, 2a tappa e Classifica Generale Finale Vuelta a Mallorca, Classifica a punti al Tour de Suisse, 5a tappa Parigi Nizza, 2a tappa Critérium du Dauphiné Libéré, GP Bussières, Critérium Boulevards, GP Leiden, Criterium Sommeval, Vittel, Bastia, Troyes e Stekene, Critérium cycliste international de Quillan. <span style="font-weight: bold;">1970 (Bic) 9 vitt.: </span>GP Martini,3a tappa parte a Vuelta dei Paesi Baschi, 6a tappa Paris - Nice, 2a tappa del Midi Libre, Criterium Chassignol, Den Hoorn e Menton, GP Oradour-sur-Glane, Seigiorni di Groningen con Peter Post. <span style="font-weight: bold;">1971 (Bic) 4 vitt.: </span>5a tappa Tour della Nuova Francia; Criterium di Kamerik, GP Limpoeping, Campionato d’Olanda Crono per Club. <span style="font-weight: bold;">1972 (Flandria) 6 vitt.:</span> 2a tappa Giro del Lussemburgo, GP Ulvenhout, Criterium Klaaswaal, Hendrik-Ido-Ambacht, Kortenhoef e Rieux.<br />
<span style="font-weight: bold;">Piazzamenti di prestigio.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">1963 (Pelforth):</span> 2° alla Freccia Vallone, 3° alla Parigi Roubaix, 7° al Campionato Mondiale, 9° alla Liegi-Bastogne-Liegi. <span style="font-weight: bold;">1964 (Pelforth):</span> 2° nel Super Prestige Pernood, 2° alla Freccia Vallone, 6° alla Parigi Bruxelles, 7° al Giro di Lombardia, 8° Parigi Roubaix, 8° Parigi Tours, 11° Giro delle Fiandre. <span style="font-weight: bold;">1965 (Pelforth):</span> 6° alla Milano Sanremo, 7° Parigi Tours, 9° al Tour de France, 11° alla Liegi-Bastogne-Liegi. <span style="font-weight: bold;">1966 (Pelforth):</span> 2° al Tour de France, 2° Parigi Roubaix, 4° Super Prestige Pernood, 4° Parigi Tours, 7° Gand Wevelgem, 9° Giro di Lombardia. <span style="font-weight: bold;">1967 (Pelforth): </span>2° Campionato Mondiale, 2° Gande Wevelgem, 5° al Tour de France, 9° Giroi deke Fiandre, 10° Giro di Lombardia. <span style="font-weight: bold;">1968 (Pelforth):</span> 3° Giro delle Fiandre, 3° Freccia Vallone, 3° Super Prestige Pernood, 4° Giro di Lombardia, 6° Vuelta di Spagna, 8° Parigi Roubaix, 11° Parigi Tours. <span style="font-weight: bold;">1969 (Bic):</span> 2° Bordeaux Parigi, 7° Milano Sanremo, 9° Giro di Lombardia, 10° Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1970 (Bic): </span>7° Parigi Roubaix, 7° Gand Wevelgem, 8° Giro delle Fiandre. <span style="font-weight: bold;">1971 (Bic):</span> 4° Parigi Roubaix, 6° Giro delle Fiandre, 9° Gand Wevelgem<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Anthony “Tony” Doyle (Gbr)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2013/13725851553538TDOYLE83.jpg" border="0" alt="[Immagine: 13725851553538TDOYLE83.jpg]" /><br />
Nato il 19 maggio 1958 ad Ashford ed ivi deceduto il 30 aprile 2023. Passista e pistard Professionista dal 1980 al 1995 con 111 vittorie.<br />
Ci sono carriere che esplodono in maniera anomala, ma non per questo deviano il tratto ed i valori che ne sono alla base. È il caso di Tony Doyle, gran bel dilettante e pedalatore di classe, il quale, vistosi chiuso da non certo inattaccabili scelte della federazione britannica, circa la partecipazione alle Olimpiadi di Mosca nella prova di inseguimento individuale, specialità nella quale era Campione Nazionale, decise di passare immediatamente professionista, aprendo così un ciclo lungo tre lustri che echeggiano luminosi nel ciclismo su pista. Meno di un mese dopo sul velodromo di Besancon, castigò gli olandesi Bert Oosterbosch, in semifinale e Herman Ponsteen nella finalissima e si laureò Campione del Mondo dell'Inseguimento. Con quel successo aprì un'era. Successivamente ridiventò iridato nell'86 a Zurigo su Hans-Henrik Oersted, dal quale era stato sconfitto in finale sia nell'84 che nell'85. Nel 1988 ha ottenuto per la terza volta la medaglia d'argento ai mondiali dell'inseguimento sconfitto dal polacco Lech Piasecki. In patria, da professionista, è stato cinque volte Campione Nazionale nella specialità amata ('80, '81, '86, '87 e '88) e una volta nell'americana nel '93. Ma la grandezza e l'internazionalità di Doyle, arrivò soprattutto dalle Sei Giorni: ne vinse 21 di cui ben 18 in coppia con l'australiano Danny Clark. Un altro dato che testimonia appieno la rilevanza di questo autentico campione venne sul finire del 1988, quando durante la Sei Giorni di Monaco di Baviera, fu coinvolto in una rovinosa caduta, dalla quale uscì con fratture multiple ed un trauma cranico gravissimo. Gli fu data l'estrema unzione e rimase in coma per dieci giorni. Ma la sua scorza si dimostrò durissima e dopo aver trascorso sei settimane in ospedale a cui seguirono due mesi in un centro di riabilitazione, aggravati psicologicamente dalla dichiarazione dei medici che lo davano finito per lo sport agonistico, Tony seppe ritornare. Non solo alla vita normale ma allo sport, da vincente, sia su pista che su strada. Già, l'asfalto, perché anche qui Doyle non fu comparsa. Fra le sue vittorie, la Tre Giorni di Girvan, lo Yorkshire Classic e il G.P. Harrogate nell'81, due tappe dello Sealink Internatinal '84, la Mercian Two Days '85 e due tappe alla Milk Race ('89 e '93). Insomma, uno dei più grandi ciclisti britannici di tutti i tempi checché ne pensi quell'osservatorio che, d'anglosassone, vede solo la realtà odierna. Tony Doyle, è morto a fine aprile scorso dopo una lunga lotta con una malattia.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Victor Joseph Henri Fastré (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2/1206198393Fastre,%20Victor.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1206198393Fastre,%20Victor.jpg]" /><br />
Nato a Liegi il 19 maggio 1890, deceduto a Rotselaar il 12 settembre 1914. Fondista ciclocrossista e pistard. Professionista dal 1910 al 1914 con 4 vittorie. Secondogenito di Hubert Henri e Marie-Catherine Leunen fi proprio il padre, che era stato un velocipedista a spingerlo verso il ciclismo. Victor entrò a far parte del club ciclistico locale il Cyclists Pesant Club Liège ed a 17 anni vinse la Bruxelles Jemeppe e finì 2° nel Prox Flemalle-Grande. L’anno seguente chiuse al 23° posto la Liegi-Bastogne-Liegi quando non era ancora 18enne. Dilettanti e professionisti correvano sovente assieme e nel 1909 si schierò nuovamente a quella che era già una classica, anche se ufficialmente aperta solo ai dilettanti. E fu così che al termine dei 235 chilometri di corsa, nel gruppetto di otto corridori che si giocarono la vittoria c’era anche lui. Fece una bella volata, finì secondo sul traguardo, ma poco dopo gli fu assegnato il successo. Un altro belga, Eugène Charlier, che era arrivato primo sull’arrivo, fu retrocesso al secondo posto, perché i commissari di gara, si erano resi conto che non aveva finito la corsa con la stessa bicicletta con la quale era partito. Al tempo i regolamenti proibivano il cambio di bici: poteva essere cambiato un pezzo riparato o sostituito dallo stesso concorrente, ma non l’intera bici. Altrimenti si andava incontro ad una retrocessione. Fastré, quando vinse, aveva solo 18 anni e 362 giorni: il più giovane vincitore della Liegi-Bastogne-Liegi.  <br />
Quel successo gli valse un contratto con l’Alcyon per un paio di stagioni. Nel 1910 e ’11 corse soprattutto in Francia ed il primo anno da accasato vinse il Ciclocross di Liegi, una delle prove più importanti del tempo. Tornato in Belgio nel 1912 in seno alla Sarolea si riclassificò alla Liego Bastogne Liegi chiudendola al 5° posto. Nel resto della stagione, per monetizzare, si concentrò sulla pista, dove effettivamente si poteva guadagnare. Nel 1913, in una puntata su strada, finì 2° nel Gp Farciennes, mentre nel luglio 1914, dopo diverse vittorie minori vinse una importante prova d’omnium al Velodromo Garden City di Anversa. Poco più di due settimane dopo, scoppiò la prima guerra mondiale. Arruolato nell'esercito belga, Victor Fastré trovò la morte il 12 settembre 1914 neo pressi di Rotselaar. Ha ricevuto postumo l'onore militare dell'Ordine di Leopoldo.  <br />
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<span style="font-weight: bold;">Dieudonné Gauthy (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2019/1571905411170GauthyDieudonne-1913.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1571905411170GauthyDieudonne-1913.jpg]" /><br />
Nato il 19 maggio 1893 a Pepinster, deceduto il 24 gennaio 1957 a Clermont-sur-Berwinne. Fondista. Professionista dal 1912 al 1914 e dal 1919 al 1920, con 10 vittorie. Un corridore che pagò assai, agonisticamente, la prima guerra mondiale, ma aveva dimostrato di poter reggere gli sforzi delle corse a tappe quanto le corse di un giorno più aspre. <br />
Figlio di contadini iniziò il ciclismo a 18 anni nel 1911 e subito fece gridare la sua presenza: fu 3° nella Bruxelles Liegi riservata a dilettanti ed indipendenti. Divenuto indipendente, l’anno seguente quella gara la vinse. Fu 2° nella Binche Tournaai Binche, vinse la Liegi Bastogne Liegi di categoria fu 2° nella Anversa Menen e nella Bruxelles Esneux. <br />
Nel 1913 passò professionista con l’Alcyon ed esplose vincendo una tappa e la Classifica Finale del Giro del Belgio. Da notare che solo nella seconda frazione non arrivò fra i primi tre e dietro di lui, nella graduatoria conclusiva, tutti i migliori ciclisti del mondo. Nell’anno fu Campione belga Interclubs, vinse la Bruxelles Oupeye e il Gp Haccourt. L’anno seguente puntò sul Tour de France al quale partì dopo aver colto un 3° posto in una tappa del Giro del Belgio. Ma la Grande Boucle lo vide allo start in non buone condizioni di salute che lo costrinsero al ritirò nella terza frazione dopo esser stato 10° nella prima tappa. <br />
Tornò a correre dopo la guerra, nel 1919, ma non era più il corridore del ’13. Ciononostante vinse la seconda e la terza tappa del Giro del Belgio  e fece sua la Retinne-Marche-Retinne. Fu poi 3° nel Campionato belga Interclubs. Nel 1920, causa condizioni di salute non buone corse pochissimo ed a fine anno, a soli 27 anni si ritirò.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Jan Janssen (Hol)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank1/Janssen,%20Jan%2069.jpg" border="0" alt="[Immagine: Janssen,%20Jan%2069.jpg]" /><br />
Nato a Nortdoorp il 19 maggio 1949. Stradista completo e seigiornista alto 1,74 per 76 kg. Professionista dal settembre 1961 al 1973 con 129 vittorie.<br />
Un corridore di grande completezza, di classe, ed in possesso di una spiccata volontà che andava a braccetto con una formidabile intelligenza tattica. La completezza non la giocò subito, agli inizi infatti si limitò ad usare al meglio il suo spunto veloce. Per questo quei tanti che lo definivano velocista, compreso molti colleghi, sotto-stimarono a lungo le sue possibilità su prove difficili, sbagliando pronostici o giudizi se erano giornalisti, o venendo battuti inaspettatamente se erano corridori. Il fatto poi che il suo astigmatismo lo costringesse ad usare gli occhiali anche in corsa, oltre a dargli sembianze signorili e da impiegato, aumentò non poco una forma di depistaggio sulle sue effettive valenze. Lui però, l’occhialuto olandese, è sempre stato forte e ci sapeva fare, arrivando nei dieci anni ai massimi livelli, a costruirsi, fra successi e piazzamenti un raro curriculum. Nel 1968, è stato il primo olandese a vincere il Tour de France, proprio grazie all’ultima cronometro che lo vedeva sfavorito rispetto a Van Springel e Bracke. Era però più fresco e non essendo per nulla fermo contro il tempo, riuscì a fare il colpaccio. Ma il Tour, anche se molti osservatori lo hanno dimenticato, lo aveva già sfiorato due anni prima, quando finì secondo dietro Lucien Aimar, che aveva potuto godere degli aiuti e dei consigli di un certo Jacques Anquetil. Inoltre, l’anno prima, ovvero nel 1967, aveva stradominato la Vuelta di Spagna vincendo sia la Generale che la Classifica a punti. Con un simile retroterra, ancora oggi si commette l’errore di giudicare la sua vittoria al Tour de France come la “sorpresa di un occasionale”, quando invece Janmeritava una buona fetta di pronostici. È poi stato un grande corridore anche nelle Classiche, perché ha vinto il Titolo Mondiale nel ’64, la Parigi Roubaix nel ’67 dove mise in fila gran parte del fior fiore del ciclismo anni’60, la Bordeaux Parigi ’66 e, da giovanissimo, il Campionato di Zurigo nel ’62. Inoltre, e questo da un grande segno di qualità, ha colto numerosissimi piazzamenti di peso in tutte le altre classiche del periodo. Qualcuno, a tal proposito, ha detto che non ha tangibilmente corso in Italia, ma si dimentica i piazzamenti colti da Janssen al Giro di Lombardia, alla Milano Sanremo e al Trofeo Laigueglia. A tal proposito dopo queste succinte note, si allega il suo ruolino di vittorie e piazzamenti più importanti. Da corridore e anche dopo, ha sempre goduto di una grande popolarità, ma è rimasto un uomo equilibrato capace di vedere sempre le cose in prospettiva. Dopo la carriera, ha anche avviato una fabbrica di biciclette, che ora è seguita dai suoi figli.<br />
<span style="font-weight: bold;">Il suo ruolino anno per anno.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">1962 (Locomotief) una vitt.:</span> Campionato di Zurigo. <span style="font-weight: bold;">1963 (Pelforth) 6 vitt.:</span> 1° e 3° tappa del Midi Libre, 1a tappa del Tour de Picardie, 3a tappa del Giro del Belgio, 1a (cronosquadre) e 7a tappa del Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1964 (Pelforth) 11 vitt.:</span> Campionato Mondiale su strada, 7°, 10° tappa e Classifica a punti al Tour de France, Parigi-Nizza Classifica Generale e a Punti, GP du Dahu a Objat, Criterium di Schiedam, Quillan, Brioude, Brasschaat. <span style="font-weight: bold;">1965: (Pelforth) 21 vitt.: </span>12a tappa e Classifica a Punti del Tour de France, 3a tappa e Classifica Generale Finale del Giro d'Olanda, 3a tappa parte a Parigi - Nizza,  7a tappa parte a del Critérium du Dauphiné Libéré, 1a tappa del Midi-Libre, 4a tappa parte a del Tour du Sud-Est, Ronde de Seignelay, Ronde Mayennaise, GP Cote Normande, GP Eu-le Tréport, GP Limoges,  GP La Roche sur Yon, Criterium Laval, Criterium Périers, Criterium Ploudalmezau, Circuit D'Armorique, Criteriun Saussignac,  GP du Parisien (crono con Henri Anglade e Willy Monty), Seigiorni di Anversa con Peter Post e Klaus Bugdahl. <span style="font-weight: bold;">1966 (Pelforth) 15 vitt.: </span>Bordeaux Parigi, Freccia del Brabante, Classifica Generale e 1a tappa (cronosquadre) del GP d’Olanda, GP Bleijerheide, Ronde Mayennaise, Criterium di Censeau, Flavignac, Rijen, Cambrai, Chateau-Chinon, Censaux, Kerkrade, La Joux e Blois (dietro derny), Seigioreni di Anversa con Fritz Pfenninger e Peter Post. <span style="font-weight: bold;">1967 (Pelforth) 21 vitt.:</span> Parigi Roubaix, Classifica Generale Finale, Classifica a Punti e 1a tappa (cronosquadre) della Vuelta di Spagna; Superprestige Pernood; Parigi Lussemburgo e 1a tappa dello stesso; Classifica a Punti e 13a tappa del Tour de France; 4a, 6a e 7a tappa del Giro di Catalogna; Genova Nizza, Criterium Cours,  Hénon, La Trimouille, Kortenhoef, Vailly-sur-Sauldre, Ossendrecht;  Seigiorni di Madrid con Gerard Koel, Seigiorni di Anversa con Fritz Pfenninger e Peter Post. <span style="font-weight: bold;">1968 (Pelforth) 19 vitt.: </span>Tour de France con 14a e 22a tappa, 1a e 2a tappa e Classifica a Punti della Vuelta di Spagna, 5a tappa Parigi Nizza, 5a tappa e Classifica a Punti della Vuelta a Mallorca, GP Botry, GP Bourg-en-Bresse, Criterium Bitry, Leiden, Ussel, Vayrac, Solesmes, Le Havre (Cronosquadre), Petit Tour de France a La Cipale, Seigiorni di Amsterdam con Klaus Bugdahl. <span style="font-weight: bold;">1969 (Bic) 16 vitt.:</span> GP d'Isbergues, 2a tappa e Classifica Generale Finale Vuelta a Mallorca, Classifica a punti al Tour de Suisse, 5a tappa Parigi Nizza, 2a tappa Critérium du Dauphiné Libéré, GP Bussières, Critérium Boulevards, GP Leiden, Criterium Sommeval, Vittel, Bastia, Troyes e Stekene, Critérium cycliste international de Quillan. <span style="font-weight: bold;">1970 (Bic) 9 vitt.: </span>GP Martini,3a tappa parte a Vuelta dei Paesi Baschi, 6a tappa Paris - Nice, 2a tappa del Midi Libre, Criterium Chassignol, Den Hoorn e Menton, GP Oradour-sur-Glane, Seigiorni di Groningen con Peter Post. <span style="font-weight: bold;">1971 (Bic) 4 vitt.: </span>5a tappa Tour della Nuova Francia; Criterium di Kamerik, GP Limpoeping, Campionato d’Olanda Crono per Club. <span style="font-weight: bold;">1972 (Flandria) 6 vitt.:</span> 2a tappa Giro del Lussemburgo, GP Ulvenhout, Criterium Klaaswaal, Hendrik-Ido-Ambacht, Kortenhoef e Rieux.<br />
<span style="font-weight: bold;">Piazzamenti di prestigio.</span><br />
<span style="font-weight: bold;">1963 (Pelforth):</span> 2° alla Freccia Vallone, 3° alla Parigi Roubaix, 7° al Campionato Mondiale, 9° alla Liegi-Bastogne-Liegi. <span style="font-weight: bold;">1964 (Pelforth):</span> 2° nel Super Prestige Pernood, 2° alla Freccia Vallone, 6° alla Parigi Bruxelles, 7° al Giro di Lombardia, 8° Parigi Roubaix, 8° Parigi Tours, 11° Giro delle Fiandre. <span style="font-weight: bold;">1965 (Pelforth):</span> 6° alla Milano Sanremo, 7° Parigi Tours, 9° al Tour de France, 11° alla Liegi-Bastogne-Liegi. <span style="font-weight: bold;">1966 (Pelforth):</span> 2° al Tour de France, 2° Parigi Roubaix, 4° Super Prestige Pernood, 4° Parigi Tours, 7° Gand Wevelgem, 9° Giro di Lombardia. <span style="font-weight: bold;">1967 (Pelforth): </span>2° Campionato Mondiale, 2° Gande Wevelgem, 5° al Tour de France, 9° Giroi deke Fiandre, 10° Giro di Lombardia. <span style="font-weight: bold;">1968 (Pelforth):</span> 3° Giro delle Fiandre, 3° Freccia Vallone, 3° Super Prestige Pernood, 4° Giro di Lombardia, 6° Vuelta di Spagna, 8° Parigi Roubaix, 11° Parigi Tours. <span style="font-weight: bold;">1969 (Bic):</span> 2° Bordeaux Parigi, 7° Milano Sanremo, 9° Giro di Lombardia, 10° Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1970 (Bic): </span>7° Parigi Roubaix, 7° Gand Wevelgem, 8° Giro delle Fiandre. <span style="font-weight: bold;">1971 (Bic):</span> 4° Parigi Roubaix, 6° Giro delle Fiandre, 9° Gand Wevelgem<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 18 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-18-maggio</link>
			<pubDate>Thu, 18 May 2023 06:52:37 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-18-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Alberto Minetti </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16284973341325Minetti,Alberto.JPG" border="0" alt="[Immagine: 16284973341325Minetti,Alberto.JPG]" /><br />
Nato a Ceva, in provincia di Cuneo, il 18 maggio 1957. Passista scalatore, alto m. 1,80 per kg. 70. Professionista nel 1981, senza ottenere vittorie. Una storia triste la sua, ma era un gran talento.<br />
Dalla località di nascita si trasferì a Cuneo con la famiglia quando aveva 10 anni. Le prime esperienze agonistiche nelle categorie giovanili seguite all'esordio ai Giochi della Gioventù, a 14 anni. Le maglie di quegli anni furono quelle della Primavera di Chiusa Pesio e della Tortonese Serse Coppi fra gli juniores, dove vestì pure la maglia azzurra di categoria ed approdò fra i dilettanti nel 1976 con gli stessi colori. La Tortonese però, a fine stagione annunciò lo scioglimento della squadra ed Alberto si trasferì al G.S. Brooklyn Gios, per poi approdare nel 1978 nella storica squadra della Fiat Trattori.<br />
Qui nacque e si consolidò un'amicizia importante e duratura con il direttore sportivo Italo Zilioli. Alberto, con la maglia rossa Fiat Trattori, si affermò subito come corridore vincente e non solo in Italia. A fine stagione '78 vinse due tappe alla Vuelta de Chile e questo fu di buon auspicio per la stagione a seguire. Il 1979 infatti, fu l'anno della sua esplosione. Tante vittorie e tra queste le più prestigiose furono la classica Milano-Tortona, il Giro della Campania, il GP di Diano Marina e, con la maglia azzurra, la Classifica Generale della Settimana Bergamasca, gara di primo livello internazionale con qualificatissima partecipazione di formazioni nazionali. Inoltre al Giro della Valle d'Aosta ottenne due vittorie di tappa e il secondo posto nella Classifica finale. Alberto confermò poi la sua grande attitudine alle corse a tappe anche nel 1980, vincendo una tappa e la Classifica generale del Giro delle Regioni, altra manifestazione di rilievo internazionale, una tappa del Giro della Valle d'Aosta e una tappa della Settimana Ciclistica Bergamasca. Non mancarono pure le vittorie in corse in linea, come ad esempio la Coppa Caduti di Soprazocco.<br />
Sempre nel 1980 partecipò, in maglia azzurra, ai Giochi Olimpici di Mosca, sia nella gara in linea, sia nella cronometro a squadre e fu ricercatissimo dalle formazioni professionistiche di maggior spicco per il passaggio di categoria nel 1981. Erano gli anni del dualismo Moser-Saronni con entrambe le formazioni dei due big che si contendevano il più che promettente cuneese che approdò, dopo varie valutazioni, alla formazione della Famcucine-Campagnolo capitanata da Francesco Moser. Naturalmente il giovane Minetti, per acquisire esperienza, svolse le normali attività che sono delegate ai collaboratori di squadra in favore del capitano e, al Giro d'Italia 1981, il primo e purtroppo unico della sua brevissima carriera nella categoria maggiore, conquistò la piazza d'onore nella classifica dei giovani e offrì testimonianze varie delle sue ottime attitudini in altre competizioni. Due mesi dopo, il 10 agosto, Alberto venne investito da una vettura mentre si stava allenando nei pressi di Osasco, fra Pinerolo e Cavour e riportò la frattura totale del plesso brachiale del braccio sinistro e altre gravissime lesioni che fecero temere per la sua vita, come indicava la diagnosi medica e la conseguente degenza, in rianimazione, per un mese, all'ospedale le Molinette di Torino. Questo increscioso incidente interrompe definitivamente la sua carriera e gli lasciò, quale conseguenza, una grave menomazione permanente nell'uso del braccio sinistr,o nonostante i vari interventi chirurgici a cui si sottopose per ovviare, per quanto possibile, alla disastrosa condizione. <br />
Dopo il lungo periodo di riabilitazione trovò impiego alla Fiat, poi in un consorzio agrario e quindi in banca, raggiungendo la meritata pensione.Dal 2000 al 2004 è stato presidente provinciale della Federazione Ciclistica Italiana per la provincia di Cuneo. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Angelo Tosoni</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/4423.jpg" border="0" alt="[Immagine: 4423.jpg]" /><br />
Nato a Castenedolo (BS) il 18 maggio 1952. Passista, alto m. 1,72 per kg. 69-70. Professionista dal 1977 al 1980, senza ottenere vittorie. <br />
Un corridore ardimentoso che meritava di più per la volontà che mise sui pedali. Purtroppo il non eccelso talento fu ulteriormente limato dalla sfortuna. In ogni caso, Angelo è stato un corridore di buone qualità che non ha avuto, come detto quel che si meritava, ed che è sceso presto dalla bici perché il suo stipendio era così magro, da non permettergli di vivere dignitosamente.<br />
Una carriera dilettantistica lunga sicuramente troppo, ed un esordio professionistico, nel 1977, con una squadra, la GBC Itla, che era molto garibaldina. Una squadra per tanti aspetti su misura per lui, che garibaldino lo era nell’anima. Tosoni infatti andava spesso in fuga facendo incetta di traguardi volanti. Quei traguardi intermedi che, nel '79, lo portarono a vincere il massimo premio costituito da una Fiat Ritmo al Giro d'Italia. Un combattente nel vero senso della parola, che colse il 3° posto al Giro del Friuli ’77 e che nella Vieste-Chieti, sesta tappa del Giro '79, venne staccato dal compagno di fuga lo svizzero Wolfer in prossimità del traguardo. Avesse vinto quella tappa sicuramente qualcosa sarebbe cambiato, ma il traguardo era in salita, terreno a lui piuttosto ostico e, quindi, all'arrivo arrivò "solo" secondo. L'anno successivo lasciò il ciclismo consapevole di aver dato il massimo. Trovò lavoro in una carpenteria metallica, si sposò ed ebbe due figlie. In carriera dopo la GBC corse per la Mecap, la CBM Fast Gaggia e la Famcucine e partecipò, finendoli tutti, a quattro  Giri d’Italia (1977 86° - 1978 65° - 1979 110° - 1980 74°). <br />
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<span style="font-weight: bold;">Jacobus “Jack” Van Meer (Hol)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16285180931325VanMeer,Jacques.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16285180931325VanMeer,Jacques.jpg]" /><br />
Nato a Wouwse Plantage il 18 maggio 1958. Passista veloce. Professionista dal 1981 al 1987 con  un ex ciclista da corsa olandese , professionista dal 1981 al 1987.<br />
Nonostante una ottima carriera fra i dilettanti, dove in tre anni vinse fra le altre corse, quattro tappe dell’Olympia's Tour,  l'Omloop der Kempen, il Giro del Limburgo, il Campionato Olandese su strada e partecipò alla prova in linea delle Olimpiadi di Mosca (33°), non riuscì a passare professionista in squadre di primaria qualità. Nel 1981, infatti, fece il salto nella massima categoria ma non andò oltre il Team HB Alarmsystemen-Gios, una piccola formazione olandese a cui seguirono negli anni successivi l’Amko Gazelle, la Fangio Assos e l’AVP Lotto. In quel lasso, riuscì a vincere il Memorial Josè Samyn ’83, la 4a tappa della Ruta del Sol e la prima frazione della Six van Rijn e Gouwe ’84, fu 2° alla Parigi-Camembert ’83. Solo al suo quinto anno da professionista firmò un contratto con la forte squadra Skil, che gli permise di fare il suo debutto al Tour nel 1985. Nel suo unico Tour, Van Meer ha agito come gregario principale di Seán Kelly che, in quell'anno, arrivò terzo in Classifica e vinse la maglia verde. “Jack” invece finì 3° nel Campionato Olandese su strada e vinse il Gp Steenwijk. Nel 1986 le squadre di Skil e Skala si fusero e Van Meer ebbe presto problemi con chi gestiva il sodalizio. Anticipò così la decisione di abbandonare l’agonismo a soli 28 anni. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Sean Yates (Gbr)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16237860351325Yates,Sean.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16237860351325Yates,Sean.jpg]" /><br />
Nato a Ewell, il 18 maggio 1960. Passista. Professionista dal 1982 al 1996 e nel 1999, con 32 vittorie. Uno dei migliori passisti degli ultimi 30 anni. Stile e compostezza, unite ad una bella dose di potenza, ne han fatto un ottimo cronoman ed un perfetto uomo squadra, spesso al servizio di compagni che gli erano inferiori. Aldilà delle vittorie, sicuramente minori rispetto alle qualità possedute, Sean Yates ha aggiunto una infinità di piazzamenti, diversi di prestigio ed alcuni davvero beffardi. Su tutti il posto d'onore conquistato nella Gand Wevelgem 1989, quando in fuga con l'olandese Gerrit Solleveld, lo trainò completamente per decine di chilometri, prima di essere superato nello sprint decisivo. Ottimo nelle brevi corse a tappe e grandissima spalla nei Grandi Tour. Dalle vittorie che seguono, si potrà notare la sua grande completezza. <br />
Tutti i suoi successi.<br />
1982: 4a tappa Circuit Cycliste de la Sarthe; 3a tappa Tour d'Indre-et-Loire; GP Airedale; Classic New Southsea; GP Southsea; GP di Beaconsfield; GP di Harrogate; Criterium Great Yorkshire. 1983: GP London. 1984: Prologo Quattro Giorni di Dunkerque; GP Bristol; GP Isle of Wright. 1986: 2a tappa Milk Race. 1987: GP de Cannes; 3a tappa Tour of Ireland. 1988: 6a tappa Tour de France; 12a tappa Vuelta a España; 5a tappa GP du Midi-Libre; 1a tappa Paris - Nice. 1989: GP Eddy Merckx; Prologo Giro d'Olanda; 1a tappa parte a Giro del Belgio, 1a tappa parte b Giro del Belgio, Classifica Generale Giro del Belgio. 1991: 5a tappa Criterium du Dauphiné Libéré; 4a tappa Tour of Ireland. 1992: Campionato Nazionale Gran Bretagna. 1993: 3a tappa del Dupont Tour. 1994: USPro Championship. 1996: GP di Brighton; GP di Crawley. 1999: 1a tappa del GP East Grinstead. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Alberto Minetti </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16284973341325Minetti,Alberto.JPG" border="0" alt="[Immagine: 16284973341325Minetti,Alberto.JPG]" /><br />
Nato a Ceva, in provincia di Cuneo, il 18 maggio 1957. Passista scalatore, alto m. 1,80 per kg. 70. Professionista nel 1981, senza ottenere vittorie. Una storia triste la sua, ma era un gran talento.<br />
Dalla località di nascita si trasferì a Cuneo con la famiglia quando aveva 10 anni. Le prime esperienze agonistiche nelle categorie giovanili seguite all'esordio ai Giochi della Gioventù, a 14 anni. Le maglie di quegli anni furono quelle della Primavera di Chiusa Pesio e della Tortonese Serse Coppi fra gli juniores, dove vestì pure la maglia azzurra di categoria ed approdò fra i dilettanti nel 1976 con gli stessi colori. La Tortonese però, a fine stagione annunciò lo scioglimento della squadra ed Alberto si trasferì al G.S. Brooklyn Gios, per poi approdare nel 1978 nella storica squadra della Fiat Trattori.<br />
Qui nacque e si consolidò un'amicizia importante e duratura con il direttore sportivo Italo Zilioli. Alberto, con la maglia rossa Fiat Trattori, si affermò subito come corridore vincente e non solo in Italia. A fine stagione '78 vinse due tappe alla Vuelta de Chile e questo fu di buon auspicio per la stagione a seguire. Il 1979 infatti, fu l'anno della sua esplosione. Tante vittorie e tra queste le più prestigiose furono la classica Milano-Tortona, il Giro della Campania, il GP di Diano Marina e, con la maglia azzurra, la Classifica Generale della Settimana Bergamasca, gara di primo livello internazionale con qualificatissima partecipazione di formazioni nazionali. Inoltre al Giro della Valle d'Aosta ottenne due vittorie di tappa e il secondo posto nella Classifica finale. Alberto confermò poi la sua grande attitudine alle corse a tappe anche nel 1980, vincendo una tappa e la Classifica generale del Giro delle Regioni, altra manifestazione di rilievo internazionale, una tappa del Giro della Valle d'Aosta e una tappa della Settimana Ciclistica Bergamasca. Non mancarono pure le vittorie in corse in linea, come ad esempio la Coppa Caduti di Soprazocco.<br />
Sempre nel 1980 partecipò, in maglia azzurra, ai Giochi Olimpici di Mosca, sia nella gara in linea, sia nella cronometro a squadre e fu ricercatissimo dalle formazioni professionistiche di maggior spicco per il passaggio di categoria nel 1981. Erano gli anni del dualismo Moser-Saronni con entrambe le formazioni dei due big che si contendevano il più che promettente cuneese che approdò, dopo varie valutazioni, alla formazione della Famcucine-Campagnolo capitanata da Francesco Moser. Naturalmente il giovane Minetti, per acquisire esperienza, svolse le normali attività che sono delegate ai collaboratori di squadra in favore del capitano e, al Giro d'Italia 1981, il primo e purtroppo unico della sua brevissima carriera nella categoria maggiore, conquistò la piazza d'onore nella classifica dei giovani e offrì testimonianze varie delle sue ottime attitudini in altre competizioni. Due mesi dopo, il 10 agosto, Alberto venne investito da una vettura mentre si stava allenando nei pressi di Osasco, fra Pinerolo e Cavour e riportò la frattura totale del plesso brachiale del braccio sinistro e altre gravissime lesioni che fecero temere per la sua vita, come indicava la diagnosi medica e la conseguente degenza, in rianimazione, per un mese, all'ospedale le Molinette di Torino. Questo increscioso incidente interrompe definitivamente la sua carriera e gli lasciò, quale conseguenza, una grave menomazione permanente nell'uso del braccio sinistr,o nonostante i vari interventi chirurgici a cui si sottopose per ovviare, per quanto possibile, alla disastrosa condizione. <br />
Dopo il lungo periodo di riabilitazione trovò impiego alla Fiat, poi in un consorzio agrario e quindi in banca, raggiungendo la meritata pensione.Dal 2000 al 2004 è stato presidente provinciale della Federazione Ciclistica Italiana per la provincia di Cuneo. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Angelo Tosoni</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/4423.jpg" border="0" alt="[Immagine: 4423.jpg]" /><br />
Nato a Castenedolo (BS) il 18 maggio 1952. Passista, alto m. 1,72 per kg. 69-70. Professionista dal 1977 al 1980, senza ottenere vittorie. <br />
Un corridore ardimentoso che meritava di più per la volontà che mise sui pedali. Purtroppo il non eccelso talento fu ulteriormente limato dalla sfortuna. In ogni caso, Angelo è stato un corridore di buone qualità che non ha avuto, come detto quel che si meritava, ed che è sceso presto dalla bici perché il suo stipendio era così magro, da non permettergli di vivere dignitosamente.<br />
Una carriera dilettantistica lunga sicuramente troppo, ed un esordio professionistico, nel 1977, con una squadra, la GBC Itla, che era molto garibaldina. Una squadra per tanti aspetti su misura per lui, che garibaldino lo era nell’anima. Tosoni infatti andava spesso in fuga facendo incetta di traguardi volanti. Quei traguardi intermedi che, nel '79, lo portarono a vincere il massimo premio costituito da una Fiat Ritmo al Giro d'Italia. Un combattente nel vero senso della parola, che colse il 3° posto al Giro del Friuli ’77 e che nella Vieste-Chieti, sesta tappa del Giro '79, venne staccato dal compagno di fuga lo svizzero Wolfer in prossimità del traguardo. Avesse vinto quella tappa sicuramente qualcosa sarebbe cambiato, ma il traguardo era in salita, terreno a lui piuttosto ostico e, quindi, all'arrivo arrivò "solo" secondo. L'anno successivo lasciò il ciclismo consapevole di aver dato il massimo. Trovò lavoro in una carpenteria metallica, si sposò ed ebbe due figlie. In carriera dopo la GBC corse per la Mecap, la CBM Fast Gaggia e la Famcucine e partecipò, finendoli tutti, a quattro  Giri d’Italia (1977 86° - 1978 65° - 1979 110° - 1980 74°). <br />
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<span style="font-weight: bold;">Jacobus “Jack” Van Meer (Hol)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16285180931325VanMeer,Jacques.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16285180931325VanMeer,Jacques.jpg]" /><br />
Nato a Wouwse Plantage il 18 maggio 1958. Passista veloce. Professionista dal 1981 al 1987 con  un ex ciclista da corsa olandese , professionista dal 1981 al 1987.<br />
Nonostante una ottima carriera fra i dilettanti, dove in tre anni vinse fra le altre corse, quattro tappe dell’Olympia's Tour,  l'Omloop der Kempen, il Giro del Limburgo, il Campionato Olandese su strada e partecipò alla prova in linea delle Olimpiadi di Mosca (33°), non riuscì a passare professionista in squadre di primaria qualità. Nel 1981, infatti, fece il salto nella massima categoria ma non andò oltre il Team HB Alarmsystemen-Gios, una piccola formazione olandese a cui seguirono negli anni successivi l’Amko Gazelle, la Fangio Assos e l’AVP Lotto. In quel lasso, riuscì a vincere il Memorial Josè Samyn ’83, la 4a tappa della Ruta del Sol e la prima frazione della Six van Rijn e Gouwe ’84, fu 2° alla Parigi-Camembert ’83. Solo al suo quinto anno da professionista firmò un contratto con la forte squadra Skil, che gli permise di fare il suo debutto al Tour nel 1985. Nel suo unico Tour, Van Meer ha agito come gregario principale di Seán Kelly che, in quell'anno, arrivò terzo in Classifica e vinse la maglia verde. “Jack” invece finì 3° nel Campionato Olandese su strada e vinse il Gp Steenwijk. Nel 1986 le squadre di Skil e Skala si fusero e Van Meer ebbe presto problemi con chi gestiva il sodalizio. Anticipò così la decisione di abbandonare l’agonismo a soli 28 anni. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Sean Yates (Gbr)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16237860351325Yates,Sean.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16237860351325Yates,Sean.jpg]" /><br />
Nato a Ewell, il 18 maggio 1960. Passista. Professionista dal 1982 al 1996 e nel 1999, con 32 vittorie. Uno dei migliori passisti degli ultimi 30 anni. Stile e compostezza, unite ad una bella dose di potenza, ne han fatto un ottimo cronoman ed un perfetto uomo squadra, spesso al servizio di compagni che gli erano inferiori. Aldilà delle vittorie, sicuramente minori rispetto alle qualità possedute, Sean Yates ha aggiunto una infinità di piazzamenti, diversi di prestigio ed alcuni davvero beffardi. Su tutti il posto d'onore conquistato nella Gand Wevelgem 1989, quando in fuga con l'olandese Gerrit Solleveld, lo trainò completamente per decine di chilometri, prima di essere superato nello sprint decisivo. Ottimo nelle brevi corse a tappe e grandissima spalla nei Grandi Tour. Dalle vittorie che seguono, si potrà notare la sua grande completezza. <br />
Tutti i suoi successi.<br />
1982: 4a tappa Circuit Cycliste de la Sarthe; 3a tappa Tour d'Indre-et-Loire; GP Airedale; Classic New Southsea; GP Southsea; GP di Beaconsfield; GP di Harrogate; Criterium Great Yorkshire. 1983: GP London. 1984: Prologo Quattro Giorni di Dunkerque; GP Bristol; GP Isle of Wright. 1986: 2a tappa Milk Race. 1987: GP de Cannes; 3a tappa Tour of Ireland. 1988: 6a tappa Tour de France; 12a tappa Vuelta a España; 5a tappa GP du Midi-Libre; 1a tappa Paris - Nice. 1989: GP Eddy Merckx; Prologo Giro d'Olanda; 1a tappa parte a Giro del Belgio, 1a tappa parte b Giro del Belgio, Classifica Generale Giro del Belgio. 1991: 5a tappa Criterium du Dauphiné Libéré; 4a tappa Tour of Ireland. 1992: Campionato Nazionale Gran Bretagna. 1993: 3a tappa del Dupont Tour. 1994: USPro Championship. 1996: GP di Brighton; GP di Crawley. 1999: 1a tappa del GP East Grinstead. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 16 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-16-maggio</link>
			<pubDate>Tue, 16 May 2023 00:24:55 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-16-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Guido De Santi</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16081254003538DeSanti55.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16081254003538DeSanti55.jpg]" /><br />
Nato il 16 maggio 1923 a Trieste, ed ivi deceduto il 30 ottobre 1998. Passista veloce, alto m. 1,75 per 73 kg. Professionista dal 1947 al 1957, con 15 vittorie. Poteva vincere di più, per le sue notevoli doti sul passo, a cui aggiungeva un ottimo spunto veloce, ma si tarpò diverse volte le ali, a causa di iniziative di fuga tanto anticipate, spesso praticamente in partenza, così dispendiose da fargli bagnare le polveri nelle fasi finali. Questa caratteristica, gli valse il nomignolo di "Fuggitivo pazzo" e qualche antipatia in gruppo. Comunque, questo atleta triestino dal fisico compatto e così combattivo, è stato un ottimo corridore, tanto popolare, quanto tangibile. Fra le sue vittorie spiccano tappe al Giro d'Italia, il Giro di Germania, ancora tappe alla Roma-Napoli-Roma in versione ciclomotoristica, di cuoi fui grande animatore, nonché classiche come la Tre Valli Varesine e la Milano Modena. Buoni anche i suoi piazzamenti, fra i quali spicca il 3° posto alla Bordeaux-Parigi nel 1953. In carriera partecipò a 9 Giro d'Italia che concluse sempre col miglior piazzamento nel 1953, 8°, edizione nella quale vesti per tre giorni la Maglia Rosa. Con la Nazionale fu allo start del Tour de France per tre volte, con compiti di gregariato, per Bartali e Coppi. Delle tre partecipazioni, ne concluse solo una, nel '49 dove finì 55°. Fu azzurro ai Mondiali di Varese nel '51, che chiuse 23°. Corse per la Wilier Triestina (1947-'48), l'Atala (1949-'50), la Benotto (1951-'52-'53), la Bottecchia (1954), la Chlorodont (1955) e l'Ignis (1956-'57). <br />
Tutte le sue vittorie. 1949: Tappa Cosenza al Giro d'Italia; Milano-Modena; Circuito di Rieti. 1950: Circuito di Serravalle Sesia. 1951: Tappa di Firenze al Giro d'Italia; Giro di Germania, Tappa di Oberschenzberg al Giro di Germania; Tre Valli Varesine;Tappa di Salerno alla Roma-Napoli-Roma; Circuito di Lanciano. 1953: Tappa di Terni alla Roma-Napoli-Roma; Circuito di Hulm; Circuito di Schwenningen; 1954: Tappa di Terni alla Roma-Napoli-Roma. 1956: Circuito di Muggia. <br />
I suoi piazzamenti di rilievo. 1949: 3° al Giro del Lazio; 2° al Trofeo Baracchi con Bevilacqua; 3° nella tappa di Torino al Giro d'Italia; 3° nella tappa di Cannes al Tour de France. 1950: 2° nella tappa di Napoli al Giro d'Italia; 1951: 2° nella Roma-Napoli-Roma; 3° nella tappa Alassio al Giro d'Italia. 1952: 3° nella tappa di Siena al Giro d'Italia; 3° nella tappa di Sanremo al Giro d'Italia. 1953: 2° nella tappa di Abano Terme al Giro d'Italia; 3° nella Bordeaux-Parigi. 1954: 2° nella tappa di Grado al Giro d'Italia; 2° nella 3 Giorni di Anversa. 1956: 3° nel Giro di Toscana; 3° nella tappa di Mantova al Giro d'Italia. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Luciano Maggini</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16397815541325Maggini,Luciano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16397815541325Maggini,Luciano.jpg]" /><br />
Nato il 16 maggio 1925 a Seano (FI), ed ivi deceduto il 24 gennaio 2012. Velocista. Alto 1,71 per 67 kg. Professionista dal 1947 al 1957 con 31 vittorie. Un corridore tenace e grintoso, ottimo velocista, con un buon palmares che, per le sue caratteristiche, in epoca odierna lo farebbe campione di segno positivo anche nelle corse a tappe. Già, perché in Luciano, che passa alla storia come un velocista e che ebbe nelle corse di un giorno il suo apice, ci sono anche piazzamenti significativi al Giro, come il 5° posto nell'edizione del 1950. Domanda delle "cento pistole": sarebbero capaci le odierne ruote veloci, di fare tanto? E poi, ci sono in gruppo oggi dei Coppi, dei Bartali e dei Magni nei Giri? I conformisti direbbero: "ognuno ha la sua epoca!". Mah... Resta il fatto che nel palmares di questo corridore recentemente scomparso c'è un po' di tutto e c'è pure la constatazione che, spesso, le sue polveri giunsero bagnate al traguardo, per il grande lavoro o per i tentativi di fuga a monte, senza l'appoggio dei faticatori gregari. Luciano Maggini, iniziò a correre Il 30 agosto 1942, a 17 anni, prendendo la bicicletta del fratello Sergio, poi professionista discreto pure lui, anche se di valore inferiore, che, al tempo, era soldato in Grecia. Luciano vinse quella corsa da allievo, andando in fuga, recuperando per le forature, fino al tentativo decisivo e solitario che lo portò al traguardo con più di tre minuti sugli altri. Passò dilettante nel '45 e nel '46 vinse 17 corse, guadagnandosi l'azzurro per i Mondiali di Zurigo, dove chiuse 9°. Poco prima del Lombardia '47, passò tra i prof ,dove si distinse eccome, segnando la sua epoca come un corridore di primo piano a livello nazionale. Uniche pecche: la non partecipazione al Tour e le poche gare, nel complesso (anche se con vittorie) all'estero. Nel suo palmares spiccano sette tappe al Giro d'Italia e diverse classiche italiane. Vestì due volte la maglia azzurra ai Mondiali su strada, risultando il migliore degli italiani, nella famosa edizione di Valkenburg '48, 4°, e nel 1949 a Copenaghen, dove finì 17°. In carriera ha corso per la Benotto (1947), la Willier Triestina (1948-'49), la Taurea (1950), l'Atala (1951-'52-'53-'54-'55-'56) e la <span style="font-weight: bold;">Girardengo (1957). <br />
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<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. </span><br />
<span style="font-weight: bold;">1947:</span> tappa di Reggio Emilia al Giro d'Italia; tappa di Bagno Casciana al Giro d'Italia; Gran Premio Nizza; Circuito di Reggio Emilia. <span style="font-weight: bold;">1948:</span> tappa di Parma al Giro d'Italia; Giro Campania; Giro del Veneto; Criterium Neuchatel; Circuito di Verona; Circuito di Cascina (PI). <span style="font-weight: bold;">1949:</span> tappa di Sanremo al Giro d'Italia; Gran Premio Induslria e Commercio; Circuito di Ostia; Circuito di Verona; Circuito di Cascina (Pi); Circuito di Firenze; Circuito di Castelfranco Veneto.<span style="font-weight: bold;"> 1950:</span> tappa di Brescia al Giro d'Italia; tappa di Arezzo al Giro d'Italia; Giro dell'Emilia. <span style="font-weight: bold;">1951:</span> tappa di Bologna al Giro d'Italia; Giro della Provincia di Reggio Calabria; Giro dell'Emilia.<span style="font-weight: bold;"> 1952:</span> Tappa Frosinone al GP Ciclomotoristico; Giro di Romagna; Gran Premio Industria e Commercio. 1953: Milano-Torino; Giro della Provincia di Reggio Calabria; Gran Premio Massaua-Fossati; Circuito Irnola. <span style="font-weight: bold;">1954:</span> Giro del Veneto. <br />
<span style="font-weight: bold;">I suoi migliori piazzamenti. </span><br />
<span style="font-weight: bold;">1948:</span> 2° nel Giro di Toscana; 2° nella Sassari-Cagliari; 3° nel Campionato Italiano. <span style="font-weight: bold;">1949:</span> 2° nel Campionato Italiano; 3° Milano-Modena; 3° nella tappa di Cosenza al Giro d'Italia; 3° nella tappa di Pesaro al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1950:</span> 2° nel Giro del Lazio; 2° nella tappa si l'Aquila al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1951:</span> 2° nel Giro del Veneto; 3° nella tappa di Roma al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1952:</span> 2° nel Giro del Piemonte; 2° nella tappa di Milano al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1953:</span> 2° nel Giro del Veneto; 2° nel GP Industria e Commercio; 2° nella tappa di Roma al Giro d'Italia; 2° nella tappa di Milano al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1954:</span> 3° nella Milano-Torino. <span style="font-weight: bold;">1955:</span> 3° nella Coppa Bernocchi. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Josè Mateo Gil (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1285913295MATEOGILJose.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1285913295MATEOGILJose.jpg]" /><br />
Nato a Figols (Catalogna) il 16 maggio 1928, deceduto ad Olesa de Montserrat (Caalogna) il 27 agosto 2019. Passista veloce. Professionista dal 1950 e il 1957 con 7 vittorie. <br />
Un discreto corridore catalano in voga nella fase precedente la “esplosione” del ciclismo spagnolo, fatto di buoni scalatori e di team che hanno segnato la storia come la Kas. Un ciclismo che pagò non poco quel franchismo che aveva messo in ginocchio, tanto l’economia, quanto la società intera. <br />
Josè Mateo Gil, era un discreto velocista che seppe pure battere Miguel Poblet, ma aveva bisogno che a monte della volata decisiva ci fosse stata lotta e con salite non lunghissime. Ed era pure un corridore lunatico, capace appunto di battere un Poblet allo sprint, oppure improvvisare delle fughe solitarie da ciclismo eroico. <br />
Si segnalò nel 1950, quando in maglia CC Barcellona, vinse proprio con una fuga solitaria lunghissima e oltre 24 minuti di vantaggio al traguardo, in quel di Santarem, l’11esima tappa del Giro del Portogallo. L’anno seguente, fece sua con un volatone, la Figueras-Barcellona, terza tappa del Giro di Catalogna. Nel 1952 e ‘53 vinse il Campionato di Barcellona e tornò ad una vittoria di peso nazionale ed internazionale nel 1955, quando in maglia Mariota s’aggiudicò la Mataro-Perpignan, quarta tappa del Giro di Catalogna, ancora in solitudine, dopo essere uscito nel finale da un drappello in fuga da un centinaio di chilometri. L’anno seguente passò alla Mobylette e vinse, ancora in solitudine, la prima tappa della Vuelta dei Pirenei, che si concludeva a Gerona. Chiuse poi al 2° posto quella corsa a tappe, battuto per soli 21”, dal regolarista Gelabert. L’ultima sua vittoria, pochi giorni dopo la Vuelta dei Pirenei, in volata, nel GP Catalunya. Chiuse la carriera, l’anno dopo.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gustaaf Van Roosbroeck (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16488283253538vanroosbroeckg75.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16488283253538vanroosbroeckg75.jpg]" /><br />
Nato a Hulshout il 16 maggio 1948. Passista veloce. Professionista dal 1969 al 1981 con 75 vittorie. <br />
Uno di quei corridori che c'era sempre, ma non vincendo gare da leggenda, molti lo han dimenticato. Eppure, di fronte a Gustaaf Van Roosbroeck, è necessario togliersi il cappello ed inchinarsi. Ha corso dodici anni nell'elite del ciclismo, ha vinto tantissimo facendo finire nel proprio palmares delle buonissime manifestazioni e non ha mai gareggiato da capitano unico. Soprattutto, non s'è mai tirato indietro e le corse le faceva, anche se gli va mosso l'appunto di essere stato, per lunghi tratti di carriera, troppo legato al territorio del Benelux. Già da dilettante si pose in grande evidenza, vincendo tappe del Giro del Belgio, dell'Olympia's Tour (in Olanda), la classica Bruxelles-Opwij, nonché giungendo 3° al Campionato del Mondo di Brno, dietro Mortensen e il connazionale Monsere. <br />
Passato professionista dieci giorni dopo la gara iridata, il 3 settembre, all'interno della francese Mercier BP, in quel breve lasso di stagione, fece in tempo a rompere il ghiaccio, trionfando per distacco nel GP Heultje. Veloce, ma non velocissimo, si determinò finisseur vivendo sulla linea-distinguo di uscire negli ultimi chilometri, possibilmente da piccoli drappelli in avanscoperta. Gran parte dei suoi successi si sono concretizzati così. Fra le 75 vittorie del suo palmares le più importanti furono: il GP della Schelda, la Freccia Rebecquoise (una semiclassica che nelle sue otto edizioni ha salutato vincenti solo ottimi corridori) e una tappa del Giro del Belgio nel 1971 (anno in cui vinse 11 corse); la Kuurne-Bruxelles-Kuurne e la Putte-Kapellen (dove arrivò con Merckx e lo batté in volata) nel '72; la tappa di Strasburgo al Giro d'Italia, una tappa al Giro di Svizzera e nuovamente la Putte-Kapellen nel '73; una tappa del Giro di Romandia nel '74; la Wezembeek-Oppem nel '75; il Giro delle Tre Provincie e la Sint-Martens-Lierde nel '76; Il Giro del Belgio Centrale nel '78; la Tre Giorni di La Panne e l'Attraverso il Belgio nel '79; la Erembodegem-Terjoden e una tappa della Tre Giorni di La Panne nel 1980. Chiuse la carriera a metà 1981, vincendo il Crite-rium di Bruxelles. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Guido De Santi</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16081254003538DeSanti55.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16081254003538DeSanti55.jpg]" /><br />
Nato il 16 maggio 1923 a Trieste, ed ivi deceduto il 30 ottobre 1998. Passista veloce, alto m. 1,75 per 73 kg. Professionista dal 1947 al 1957, con 15 vittorie. Poteva vincere di più, per le sue notevoli doti sul passo, a cui aggiungeva un ottimo spunto veloce, ma si tarpò diverse volte le ali, a causa di iniziative di fuga tanto anticipate, spesso praticamente in partenza, così dispendiose da fargli bagnare le polveri nelle fasi finali. Questa caratteristica, gli valse il nomignolo di "Fuggitivo pazzo" e qualche antipatia in gruppo. Comunque, questo atleta triestino dal fisico compatto e così combattivo, è stato un ottimo corridore, tanto popolare, quanto tangibile. Fra le sue vittorie spiccano tappe al Giro d'Italia, il Giro di Germania, ancora tappe alla Roma-Napoli-Roma in versione ciclomotoristica, di cuoi fui grande animatore, nonché classiche come la Tre Valli Varesine e la Milano Modena. Buoni anche i suoi piazzamenti, fra i quali spicca il 3° posto alla Bordeaux-Parigi nel 1953. In carriera partecipò a 9 Giro d'Italia che concluse sempre col miglior piazzamento nel 1953, 8°, edizione nella quale vesti per tre giorni la Maglia Rosa. Con la Nazionale fu allo start del Tour de France per tre volte, con compiti di gregariato, per Bartali e Coppi. Delle tre partecipazioni, ne concluse solo una, nel '49 dove finì 55°. Fu azzurro ai Mondiali di Varese nel '51, che chiuse 23°. Corse per la Wilier Triestina (1947-'48), l'Atala (1949-'50), la Benotto (1951-'52-'53), la Bottecchia (1954), la Chlorodont (1955) e l'Ignis (1956-'57). <br />
Tutte le sue vittorie. 1949: Tappa Cosenza al Giro d'Italia; Milano-Modena; Circuito di Rieti. 1950: Circuito di Serravalle Sesia. 1951: Tappa di Firenze al Giro d'Italia; Giro di Germania, Tappa di Oberschenzberg al Giro di Germania; Tre Valli Varesine;Tappa di Salerno alla Roma-Napoli-Roma; Circuito di Lanciano. 1953: Tappa di Terni alla Roma-Napoli-Roma; Circuito di Hulm; Circuito di Schwenningen; 1954: Tappa di Terni alla Roma-Napoli-Roma. 1956: Circuito di Muggia. <br />
I suoi piazzamenti di rilievo. 1949: 3° al Giro del Lazio; 2° al Trofeo Baracchi con Bevilacqua; 3° nella tappa di Torino al Giro d'Italia; 3° nella tappa di Cannes al Tour de France. 1950: 2° nella tappa di Napoli al Giro d'Italia; 1951: 2° nella Roma-Napoli-Roma; 3° nella tappa Alassio al Giro d'Italia. 1952: 3° nella tappa di Siena al Giro d'Italia; 3° nella tappa di Sanremo al Giro d'Italia. 1953: 2° nella tappa di Abano Terme al Giro d'Italia; 3° nella Bordeaux-Parigi. 1954: 2° nella tappa di Grado al Giro d'Italia; 2° nella 3 Giorni di Anversa. 1956: 3° nel Giro di Toscana; 3° nella tappa di Mantova al Giro d'Italia. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Luciano Maggini</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16397815541325Maggini,Luciano.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16397815541325Maggini,Luciano.jpg]" /><br />
Nato il 16 maggio 1925 a Seano (FI), ed ivi deceduto il 24 gennaio 2012. Velocista. Alto 1,71 per 67 kg. Professionista dal 1947 al 1957 con 31 vittorie. Un corridore tenace e grintoso, ottimo velocista, con un buon palmares che, per le sue caratteristiche, in epoca odierna lo farebbe campione di segno positivo anche nelle corse a tappe. Già, perché in Luciano, che passa alla storia come un velocista e che ebbe nelle corse di un giorno il suo apice, ci sono anche piazzamenti significativi al Giro, come il 5° posto nell'edizione del 1950. Domanda delle "cento pistole": sarebbero capaci le odierne ruote veloci, di fare tanto? E poi, ci sono in gruppo oggi dei Coppi, dei Bartali e dei Magni nei Giri? I conformisti direbbero: "ognuno ha la sua epoca!". Mah... Resta il fatto che nel palmares di questo corridore recentemente scomparso c'è un po' di tutto e c'è pure la constatazione che, spesso, le sue polveri giunsero bagnate al traguardo, per il grande lavoro o per i tentativi di fuga a monte, senza l'appoggio dei faticatori gregari. Luciano Maggini, iniziò a correre Il 30 agosto 1942, a 17 anni, prendendo la bicicletta del fratello Sergio, poi professionista discreto pure lui, anche se di valore inferiore, che, al tempo, era soldato in Grecia. Luciano vinse quella corsa da allievo, andando in fuga, recuperando per le forature, fino al tentativo decisivo e solitario che lo portò al traguardo con più di tre minuti sugli altri. Passò dilettante nel '45 e nel '46 vinse 17 corse, guadagnandosi l'azzurro per i Mondiali di Zurigo, dove chiuse 9°. Poco prima del Lombardia '47, passò tra i prof ,dove si distinse eccome, segnando la sua epoca come un corridore di primo piano a livello nazionale. Uniche pecche: la non partecipazione al Tour e le poche gare, nel complesso (anche se con vittorie) all'estero. Nel suo palmares spiccano sette tappe al Giro d'Italia e diverse classiche italiane. Vestì due volte la maglia azzurra ai Mondiali su strada, risultando il migliore degli italiani, nella famosa edizione di Valkenburg '48, 4°, e nel 1949 a Copenaghen, dove finì 17°. In carriera ha corso per la Benotto (1947), la Willier Triestina (1948-'49), la Taurea (1950), l'Atala (1951-'52-'53-'54-'55-'56) e la <span style="font-weight: bold;">Girardengo (1957). <br />
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<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. </span><br />
<span style="font-weight: bold;">1947:</span> tappa di Reggio Emilia al Giro d'Italia; tappa di Bagno Casciana al Giro d'Italia; Gran Premio Nizza; Circuito di Reggio Emilia. <span style="font-weight: bold;">1948:</span> tappa di Parma al Giro d'Italia; Giro Campania; Giro del Veneto; Criterium Neuchatel; Circuito di Verona; Circuito di Cascina (PI). <span style="font-weight: bold;">1949:</span> tappa di Sanremo al Giro d'Italia; Gran Premio Induslria e Commercio; Circuito di Ostia; Circuito di Verona; Circuito di Cascina (Pi); Circuito di Firenze; Circuito di Castelfranco Veneto.<span style="font-weight: bold;"> 1950:</span> tappa di Brescia al Giro d'Italia; tappa di Arezzo al Giro d'Italia; Giro dell'Emilia. <span style="font-weight: bold;">1951:</span> tappa di Bologna al Giro d'Italia; Giro della Provincia di Reggio Calabria; Giro dell'Emilia.<span style="font-weight: bold;"> 1952:</span> Tappa Frosinone al GP Ciclomotoristico; Giro di Romagna; Gran Premio Industria e Commercio. 1953: Milano-Torino; Giro della Provincia di Reggio Calabria; Gran Premio Massaua-Fossati; Circuito Irnola. <span style="font-weight: bold;">1954:</span> Giro del Veneto. <br />
<span style="font-weight: bold;">I suoi migliori piazzamenti. </span><br />
<span style="font-weight: bold;">1948:</span> 2° nel Giro di Toscana; 2° nella Sassari-Cagliari; 3° nel Campionato Italiano. <span style="font-weight: bold;">1949:</span> 2° nel Campionato Italiano; 3° Milano-Modena; 3° nella tappa di Cosenza al Giro d'Italia; 3° nella tappa di Pesaro al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1950:</span> 2° nel Giro del Lazio; 2° nella tappa si l'Aquila al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1951:</span> 2° nel Giro del Veneto; 3° nella tappa di Roma al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1952:</span> 2° nel Giro del Piemonte; 2° nella tappa di Milano al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1953:</span> 2° nel Giro del Veneto; 2° nel GP Industria e Commercio; 2° nella tappa di Roma al Giro d'Italia; 2° nella tappa di Milano al Giro d'Italia. <span style="font-weight: bold;">1954:</span> 3° nella Milano-Torino. <span style="font-weight: bold;">1955:</span> 3° nella Coppa Bernocchi. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Josè Mateo Gil (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1285913295MATEOGILJose.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1285913295MATEOGILJose.jpg]" /><br />
Nato a Figols (Catalogna) il 16 maggio 1928, deceduto ad Olesa de Montserrat (Caalogna) il 27 agosto 2019. Passista veloce. Professionista dal 1950 e il 1957 con 7 vittorie. <br />
Un discreto corridore catalano in voga nella fase precedente la “esplosione” del ciclismo spagnolo, fatto di buoni scalatori e di team che hanno segnato la storia come la Kas. Un ciclismo che pagò non poco quel franchismo che aveva messo in ginocchio, tanto l’economia, quanto la società intera. <br />
Josè Mateo Gil, era un discreto velocista che seppe pure battere Miguel Poblet, ma aveva bisogno che a monte della volata decisiva ci fosse stata lotta e con salite non lunghissime. Ed era pure un corridore lunatico, capace appunto di battere un Poblet allo sprint, oppure improvvisare delle fughe solitarie da ciclismo eroico. <br />
Si segnalò nel 1950, quando in maglia CC Barcellona, vinse proprio con una fuga solitaria lunghissima e oltre 24 minuti di vantaggio al traguardo, in quel di Santarem, l’11esima tappa del Giro del Portogallo. L’anno seguente, fece sua con un volatone, la Figueras-Barcellona, terza tappa del Giro di Catalogna. Nel 1952 e ‘53 vinse il Campionato di Barcellona e tornò ad una vittoria di peso nazionale ed internazionale nel 1955, quando in maglia Mariota s’aggiudicò la Mataro-Perpignan, quarta tappa del Giro di Catalogna, ancora in solitudine, dopo essere uscito nel finale da un drappello in fuga da un centinaio di chilometri. L’anno seguente passò alla Mobylette e vinse, ancora in solitudine, la prima tappa della Vuelta dei Pirenei, che si concludeva a Gerona. Chiuse poi al 2° posto quella corsa a tappe, battuto per soli 21”, dal regolarista Gelabert. L’ultima sua vittoria, pochi giorni dopo la Vuelta dei Pirenei, in volata, nel GP Catalunya. Chiuse la carriera, l’anno dopo.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gustaaf Van Roosbroeck (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16488283253538vanroosbroeckg75.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16488283253538vanroosbroeckg75.jpg]" /><br />
Nato a Hulshout il 16 maggio 1948. Passista veloce. Professionista dal 1969 al 1981 con 75 vittorie. <br />
Uno di quei corridori che c'era sempre, ma non vincendo gare da leggenda, molti lo han dimenticato. Eppure, di fronte a Gustaaf Van Roosbroeck, è necessario togliersi il cappello ed inchinarsi. Ha corso dodici anni nell'elite del ciclismo, ha vinto tantissimo facendo finire nel proprio palmares delle buonissime manifestazioni e non ha mai gareggiato da capitano unico. Soprattutto, non s'è mai tirato indietro e le corse le faceva, anche se gli va mosso l'appunto di essere stato, per lunghi tratti di carriera, troppo legato al territorio del Benelux. Già da dilettante si pose in grande evidenza, vincendo tappe del Giro del Belgio, dell'Olympia's Tour (in Olanda), la classica Bruxelles-Opwij, nonché giungendo 3° al Campionato del Mondo di Brno, dietro Mortensen e il connazionale Monsere. <br />
Passato professionista dieci giorni dopo la gara iridata, il 3 settembre, all'interno della francese Mercier BP, in quel breve lasso di stagione, fece in tempo a rompere il ghiaccio, trionfando per distacco nel GP Heultje. Veloce, ma non velocissimo, si determinò finisseur vivendo sulla linea-distinguo di uscire negli ultimi chilometri, possibilmente da piccoli drappelli in avanscoperta. Gran parte dei suoi successi si sono concretizzati così. Fra le 75 vittorie del suo palmares le più importanti furono: il GP della Schelda, la Freccia Rebecquoise (una semiclassica che nelle sue otto edizioni ha salutato vincenti solo ottimi corridori) e una tappa del Giro del Belgio nel 1971 (anno in cui vinse 11 corse); la Kuurne-Bruxelles-Kuurne e la Putte-Kapellen (dove arrivò con Merckx e lo batté in volata) nel '72; la tappa di Strasburgo al Giro d'Italia, una tappa al Giro di Svizzera e nuovamente la Putte-Kapellen nel '73; una tappa del Giro di Romandia nel '74; la Wezembeek-Oppem nel '75; il Giro delle Tre Provincie e la Sint-Martens-Lierde nel '76; Il Giro del Belgio Centrale nel '78; la Tre Giorni di La Panne e l'Attraverso il Belgio nel '79; la Erembodegem-Terjoden e una tappa della Tre Giorni di La Panne nel 1980. Chiuse la carriera a metà 1981, vincendo il Crite-rium di Bruxelles. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 15 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-15-maggio</link>
			<pubDate>Mon, 15 May 2023 00:00:51 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-15-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Pio Caimmi</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1263284331CAIMMIPio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1263284331CAIMMIPio.jpg]" /><br />
Nato il 15 maggio 1905 a Cesenatico ed ivi deceduto il 2 aprile 1968. Passista veloce. Professionista indipendente nel 1927 e professionista dal 1929 al 1934 con 7 vittorie.<br />
Chi conosce bene la storia del ciclismo e dei suoi interpreti, definirebbe Pio Caimmi un ciclista tipo Romeo Venturelli, Raffaele Di Paco (nonostante costui abbia vinto tanto) e, per taluni aspetti, i belgi Willy Vannitsen e Fons De Wolf. Certo, con mezzi inferiori ai citati, ma comunque simile negli approcci alla disciplina e nella traduzione finale, lautamente inferiore al possibile. Una famosa affermazione del cesenaticense, lo riassume perfettamente: “Una vittoria non vale la fatica spesa per conquistarla”. Fatto sta che il “mattacchione” della riviera romagnola, scansate le fatiche mentali del dovere, era capace di battere i campioni dell’epoca con un quinto degli allenamenti e della professionalità a monte. E non certo perché era frenato dalla fame della miseria che lo costringeva ad altro. In altre parole, viveva sull’onda di quel minimo indispensabile che metteva al primo posto il divertimento e che diveniva estro perentorio, al contatto coi segni della convinzione nello sport della bicicletta, nonché calamita luminosa, soprattutto d’estate, per le belle turiste che gravitavano sulle sue spiagge. E, di lì, ore piccole, alcol, fumo, e sonno consumato dove si poteva, con tutta la parzialità del caso. Era insomma quel viveur romagnolo che tante zolle di considerazione e verità ha lasciato, ed ancora lascia, nella cultura italiana, nonostante lo spessore fattivo, lavorativo ed umano che trasuda nelle realtà dei più veri distinguo della nostra terra. Ed il ciclista Caimmi che ha fatto?<br />
Cresciuto fra gli allievi della Renato Serra di Cesena, imparò subito a gestire la miglior convenienza del suo essere: i pochi sacrifici o allenamenti, consigliavano inconsciamente di stare coperto per quel massimo che i tempi e le strade del tempo consentivano, per poi esplodere quel “ben di dio” che la natura gli aveva dato o allo sprint o ad affondi poi definiti da finisseur. Le corse insomma lo avevano eletto subito protagonista. Nel 1924, divenuto dilettante passò alla Forti e Liberi di Forlì, non ancora forzatamente divenuta Associazione Sportiva Forlì, e l’atteggiamento di Pio Caimmi non cambiò, come del resto le risultanze nelle corse. Nel 1925 fu 2° sui 212 chilometri del Campionato Italiano che si concludeva a Milano, anticipato dal torinese Giovanni Balla, che s’avvalse al meglio della sua esperienza (aveva già 25 anni) e furbizia. Quella corsa comunque, é passata alla storia, per la morte a causa di una caduta nell’attraversamento del Parco di Monza, del giovane (19enne) Andrea De Rigo. Caimmi continuò il suo trend anche nel ’26 e l’anno seguente passò fra gli indipendenti, correndo in parte con la già famosa “Gloria” ed in parte con l’Aliprandi. Vinse quattro corse: la Coppa Turati, il Gran Criterium Sannita, la Coppa Farinacci e il Giro delle Caramiche, fu 2° nel Campionato Italiano Indipendenti a punti, 2° nella Coppa Del Grande e 3° nella Coppa Bernocchi. Ottimo quindi il suo ruolino nelle corse di un giorno, pessimo quello delle corse a tappe. Già, perché il Caimmi, partì per il Giro d’Italia, ma si ritirò molto presto, praticamente alle prime asperità. D’altronde una simile corsa, cozzava più di ogni altra, col suo essere “spirito libero”. Nel 1928 segnò per lui un passo indietro, perché la commissione tecnica dell’UVI, decise di riqualificarlo dilettante per portarlo al Mondiale di Budapest. E qui Pio s’impegnò, ma la dea bendata forse per fargli pagare tutte le sue evasioni, si mise in mezzo: il cesenaticense forò, insegui solitario e riuscì a rientrare sui primi, forò un’altra volta e nel veemente inseguimento, forse per un animale non mai definito, cadde rovinosamente, al punto d’esser costretto al ritiro. Nel 1929 passò professionista in seno all’Olympia. Fu subito 3° alla Milano Sanremo, anticipato dai singoli arrivi solitari di Binda che vinse e di Frascarelli. Poi il mattacchione cesenaticense si eclissò. Nel 1930, invece, tornato alla Gloria, fece la sua migliore stagione. Fu 2° alla Sanremo anticipato dal solo Michele Mara, ma davanti a tutti gli assi. Vinse il Giro di Toscana da autentico campione, vinse la Roma Ascoli anche qui da gran corridore e finì 4° nel Campionato Italiano. Solita nota stonata, il Giro d’Italia, con ennesimo anticipatissimo ritiro. Si mantenne nelle migliori posizioni del ciclismo italiano l’anno seguente. Vinse la Coppa delle Terre d’Alfonsine, fu 2° nel Giro della Provincia di Reggio Calabria, 5° nel GP di Torino, 6° nella Sanremo e 7° nel Campionato Italiano. Ovvio ritiro al Giro. Il 1932, invece, col passaggio in Maino, segnò l’inizio della sua ormai compiuta “cottura”, con un pieno anonimato agonistico, a cui fecero seguito quello del ’33 (l’unica notizia lo scontato ritiro al Giro) e quello definitivo del 1934. Si chiuse dunque mestamente la carriera di questo profeta del …“è meglio divertirsi”.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gustaaf Desmet (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16705346351325Desmet,Gustaaf.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16705346351325Desmet,Gustaaf.jpg]" /><br />
Nato a Mariakerke il 14 maggio 1935. Passista veloce. Professionista dal 1957 al 1969 con 75 vittorie.<br />
Doveva essere un crack, ma non mantenne le promesse, anche se vinse tantissimo. Un corridore elegante e di classe, che tra i dilettanti fu autore di un crescendo impressionante, capace di portarlo, nel 1956, a vincere dapprima la Gand Wevelgen e poi il Giro delle Fiandre riservati alla categoria. A fine anno, fu la punta di diamante della squadra belga su strada e del quartetto di inseguimento su pista, ma in entrambe le prove deluse. Sul tracciato di Melbourne, l'attacco dell'italiano Pambianco, che preparò quello vincente del connazionale Baldini, disintegrò la squadra belga e nella prova su pista, Desmet andò incontro ad una prestazione altrettanto incolore. Ridimensionato, passò professionista, ma le sue difficoltà di concentrazione e la scarsa determinazione lo frenarono a lungo. Solo dal 1960, già venticinquenne, iniziò a crescere nelle risultanze, guadagnandosi comunque un posto di evidenza nell'ambito del ricco ciclismo belga. Vinse parecchio, ma non conquistò mai delle classiche di primaria grandezza e nemmeno un posto nella nazionale ai mondiali. <br />
Nel suo palmares, comunque, finirono quelle belle corse che, nel ciclismo decadente di oggi, trasformerebbero la carriera del buon Gustaaf Desmet, in quella di un campione al limite del fuoriclasse. Fra i suoi 74 successi, notevoli furono: la Coppa Sels nel '60; il Giro del Belgio Centrale nel '61; il Giro delle Ardenne Fiamminghe e il GP Denain nel '63, il Giro delle Regioni Fiamminghe e il Campionato delle Fiandre nel '64; la Quattro Giorni di Dunkerque e 4 tappe della stessa, il GP della Banca di Roeselare e il GP Rousies nel '65; la Kuurne-Bruxelles-Kuurne nel '66; il Giro delle Ardenne Fiamminghe, il GP Flandria, il GP Burst e il Campionato delle Fiandre Orientali nel '67; la Bruxelles-Bievene nel '68. Chiusa la carriera, fece fruttare gli studi e divenne insegnante di Educazione Fisica. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Gianfranco Gallon</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2011/1307137926GianfrancoGallon.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1307137926GianfrancoGallon.jpg]" /><br />
Nato a Monfalcone (Trieste) il 15 maggio 1942. Alto m. 1,77 per kg. 75. Professionista dal 1967 al 1968. Non ha ottenuto vittorie. <br />
Atleta dal fisico compatto, uno che oggi, secondo i dettami dei "teorici dell'anoressia", sarebbe da "definire obeso" per il ciclismo su strada. Ma i suoi erano tempi più umani, naturali e decisamente meno "inquinati" e lui poté farsi gran dilettante. Già, perché il difetto o la sfortuna di Gallon, fu quella di passare fra i professionisti dopo i venticinque anni, quando aveva già profuso quelle tante fatiche che oggi non esistono nel pedale degli Under e...degli stessi professionisti. Uno dei tantissimi, insomma, che ha lasciato il meglio di sé quando non si faceva leggenda. Da "puro", vinse fra le altre corse, traguardi come il Giro del Casentino nel '61, il GP Comune di Cerreto Guidi nel '63, il Giro del Belvedere nel 1964 e l'anno seguente il GP Pretola e, soprattutto il Giro di Sachsen, nell'allora DDR, dove andò a sfidare e battere i "professionisti di stato" dell'Europa dell'est. Ingaggiato dalla già prestigiosa Filotex diretta da Valdemaro Bartolozzi, passò prof nel '67, ma non si mise in evidenza ed a fine stagione fu lasciato libero. Accasatosi alla Kelvinator corse un '68 all'insegna dell'anonimato ed a fine anno decise di smettere. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Jorgen Marcussen (Den)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16813075463538Marcussen76.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16813075463538Marcussen76.jpg]" /><br />
Nato a Hillerod, in Danimarca, il 15 maggio 1950, Jorgen è stato uno dei corridori più strani, per non dire incredibili, fra quelli che ho potuto vedere. Longevo come pochi nella storia del ciclismo, mai fortissimo, ma dotato di ottimo talento. Arrivato più che maturo al ciclismo che conta, Marcussen rappresentava uno stereotipo del corridore nordico: biondissimo, perticone sulla bici, fortissimo sul passo. La sua variabile particolare: una predisposizione verso la salita, tanto rarissima quanto eccellente. Fu proprio in una di queste sue giornate d'ispirazione verso le pendenze, a staccare il biglietto delle convinzioni necessarie per arrivare al professionismo.<br />
Nel 1976, a 26 anni, vinse infatti da "puro" la Bologna-Raticosa, una classica della categoria dal percorso breve, ma quasi totalmente in salita. Jorgen era arrivato tardi alla convinzione che il ciclismo potesse divenire per lui un mestiere e, per provarci, aveva scelto proprio l'Italia come trampolino. Sulle ali di quel successo, passò immediatamente fra i prof con la Furzi Vibor, giusto in tempo per correre il Giro d'Italia. Qui, fu subito autore di una grande prestazione giungendo 2° nella crono di Arcore, a soli 19" da Bruyere, ma davanti a Moser e Merckx!<br />
Il '77, corso sempre con la Vibor, fu però contraddittorio: al G.P. di Castrocaro, contro le di solito amiche lancette finì 4°, ma da lui ci si aspettava di più; concluse poi il Giro all'88° posto senza mettersi mai in luce, salvo un 4° posto nella crono di Binago, ma nel caldo orrido del G.P. Nazioni, conquistò un prestigioso podio (3°), ed impegnò allo spasimo Hinault e Zoetemelk.<br />
A fine anno lasciò l'Italia per correre con la belga "Avia Groene Leeuw". Anche il '78 fu però contraddittorio: solo discreto nella primavera, una parte centrale da dimenticare e poi il grande acuto ai Mondiali di Adenau, sul Nurburgring, dove giunse terzo, a 20" da Knetemann e Moser.<br />
Il piazzamento raggiunto nella gara iridata, lo riportò in Italia l'anno successivo, nelle file della Magniflex, ma la stagione di Marcussen fu grigia, salvo uno strepitoso G.P. di Castrocaro, dove fu autore di un duello sul filo dei secondi con l'olandese Roy Schuiten. Fu sconfitto per dodici secondi, un'inezia se si considera la lunghezza di quella prova.<br />
Convintosi di non poter ambire troppo a ruoli personali, il danese accettò così di fungere da spalla a Battaglin in seno alla Inoxpran. E il 1980, finalmente, diede un segno compiuto delle sue qualità. Vinse la cronotappa di Pisa al Giro d'Italia, lasciando a bocca asciutta i superspecialisti Hinault e Knudsen. Finì poi la corsa rosa al 33° posto e per tutto l'anno fu un valido luogotenente di Battaglin.<br />
L'anno seguente, fu un grande protagonista alla Vuelta di Spagna, vinta dal suo capitano. A lungo secondo in classifica, a soli 2" dalla maglia amarillo, grazie ad una delle sue giornate di tenuta in salita, finì poi al quarto posto la corsa. Fu poi bravissimo al Giro, quando, impegnandosi come mai aveva dimostrato di saper fare, fu decisivo nella ulteriore grande vittoria di Battaglin e, nonostante il grande lavoro, chiuse la corsa rosa al 17° posto.<br />
Nel 1982, dopo aver dimostrato di saper fare il gregario di lusso, decise di rigiocarsi le proprie carte, accettando l'offerta della Termolan, una formazione italiana di minori ambizioni, ma fu ancora una delusione. Ormai trentatreenne, tornò in patria, diradando l'attività e correndo come isolato con piccoli sponsor personali. Si dedicò (anche qui senza successi) alle Sei Giorni, e su strada ebbe modo di distinguersi nel 1983, quando giunse 2° nel Giro di Danimarca.<br />
Si riaffacciò al ciclismo più importante nel 1985, correndo qualche gara con la francese Peugeot. L'anno seguente, già trentaseienne, tornò incredibilmente a correre a tempo pieno in Italia, ingaggiato dalla Murella-Fanini e, fra lo stupore generale, ritrovò il miglior colpo di pedale, arrivando a vincere in solitudine il Trofeo Matteotti. Era stato capace di resistere all'altimetria e al caldo, fino ad emergere su un cast di gran rispetto. Nel 1987, in maglia Pepsi Cola, trionfò nel G.P. Sanson a Conegliano, ancora una volta giungendo solo. Finì poi secondo nel campionato danese.<br />
Continuò a correre, sempre con la Pepsi Cola Fanini, anche nell'88 e nell'89, cogliendo ancora degli importanti piazzamenti. Notevole il 2° posto sempre al Trofeo Matteotti nel 1988. Agli albori degli anni '90, chiuse finalmente il suo lungo rapporto col ciclismo pedalato, divenendo direttore sportivo e Manager. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Pio Caimmi</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1263284331CAIMMIPio.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1263284331CAIMMIPio.jpg]" /><br />
Nato il 15 maggio 1905 a Cesenatico ed ivi deceduto il 2 aprile 1968. Passista veloce. Professionista indipendente nel 1927 e professionista dal 1929 al 1934 con 7 vittorie.<br />
Chi conosce bene la storia del ciclismo e dei suoi interpreti, definirebbe Pio Caimmi un ciclista tipo Romeo Venturelli, Raffaele Di Paco (nonostante costui abbia vinto tanto) e, per taluni aspetti, i belgi Willy Vannitsen e Fons De Wolf. Certo, con mezzi inferiori ai citati, ma comunque simile negli approcci alla disciplina e nella traduzione finale, lautamente inferiore al possibile. Una famosa affermazione del cesenaticense, lo riassume perfettamente: “Una vittoria non vale la fatica spesa per conquistarla”. Fatto sta che il “mattacchione” della riviera romagnola, scansate le fatiche mentali del dovere, era capace di battere i campioni dell’epoca con un quinto degli allenamenti e della professionalità a monte. E non certo perché era frenato dalla fame della miseria che lo costringeva ad altro. In altre parole, viveva sull’onda di quel minimo indispensabile che metteva al primo posto il divertimento e che diveniva estro perentorio, al contatto coi segni della convinzione nello sport della bicicletta, nonché calamita luminosa, soprattutto d’estate, per le belle turiste che gravitavano sulle sue spiagge. E, di lì, ore piccole, alcol, fumo, e sonno consumato dove si poteva, con tutta la parzialità del caso. Era insomma quel viveur romagnolo che tante zolle di considerazione e verità ha lasciato, ed ancora lascia, nella cultura italiana, nonostante lo spessore fattivo, lavorativo ed umano che trasuda nelle realtà dei più veri distinguo della nostra terra. Ed il ciclista Caimmi che ha fatto?<br />
Cresciuto fra gli allievi della Renato Serra di Cesena, imparò subito a gestire la miglior convenienza del suo essere: i pochi sacrifici o allenamenti, consigliavano inconsciamente di stare coperto per quel massimo che i tempi e le strade del tempo consentivano, per poi esplodere quel “ben di dio” che la natura gli aveva dato o allo sprint o ad affondi poi definiti da finisseur. Le corse insomma lo avevano eletto subito protagonista. Nel 1924, divenuto dilettante passò alla Forti e Liberi di Forlì, non ancora forzatamente divenuta Associazione Sportiva Forlì, e l’atteggiamento di Pio Caimmi non cambiò, come del resto le risultanze nelle corse. Nel 1925 fu 2° sui 212 chilometri del Campionato Italiano che si concludeva a Milano, anticipato dal torinese Giovanni Balla, che s’avvalse al meglio della sua esperienza (aveva già 25 anni) e furbizia. Quella corsa comunque, é passata alla storia, per la morte a causa di una caduta nell’attraversamento del Parco di Monza, del giovane (19enne) Andrea De Rigo. Caimmi continuò il suo trend anche nel ’26 e l’anno seguente passò fra gli indipendenti, correndo in parte con la già famosa “Gloria” ed in parte con l’Aliprandi. Vinse quattro corse: la Coppa Turati, il Gran Criterium Sannita, la Coppa Farinacci e il Giro delle Caramiche, fu 2° nel Campionato Italiano Indipendenti a punti, 2° nella Coppa Del Grande e 3° nella Coppa Bernocchi. Ottimo quindi il suo ruolino nelle corse di un giorno, pessimo quello delle corse a tappe. Già, perché il Caimmi, partì per il Giro d’Italia, ma si ritirò molto presto, praticamente alle prime asperità. D’altronde una simile corsa, cozzava più di ogni altra, col suo essere “spirito libero”. Nel 1928 segnò per lui un passo indietro, perché la commissione tecnica dell’UVI, decise di riqualificarlo dilettante per portarlo al Mondiale di Budapest. E qui Pio s’impegnò, ma la dea bendata forse per fargli pagare tutte le sue evasioni, si mise in mezzo: il cesenaticense forò, insegui solitario e riuscì a rientrare sui primi, forò un’altra volta e nel veemente inseguimento, forse per un animale non mai definito, cadde rovinosamente, al punto d’esser costretto al ritiro. Nel 1929 passò professionista in seno all’Olympia. Fu subito 3° alla Milano Sanremo, anticipato dai singoli arrivi solitari di Binda che vinse e di Frascarelli. Poi il mattacchione cesenaticense si eclissò. Nel 1930, invece, tornato alla Gloria, fece la sua migliore stagione. Fu 2° alla Sanremo anticipato dal solo Michele Mara, ma davanti a tutti gli assi. Vinse il Giro di Toscana da autentico campione, vinse la Roma Ascoli anche qui da gran corridore e finì 4° nel Campionato Italiano. Solita nota stonata, il Giro d’Italia, con ennesimo anticipatissimo ritiro. Si mantenne nelle migliori posizioni del ciclismo italiano l’anno seguente. Vinse la Coppa delle Terre d’Alfonsine, fu 2° nel Giro della Provincia di Reggio Calabria, 5° nel GP di Torino, 6° nella Sanremo e 7° nel Campionato Italiano. Ovvio ritiro al Giro. Il 1932, invece, col passaggio in Maino, segnò l’inizio della sua ormai compiuta “cottura”, con un pieno anonimato agonistico, a cui fecero seguito quello del ’33 (l’unica notizia lo scontato ritiro al Giro) e quello definitivo del 1934. Si chiuse dunque mestamente la carriera di questo profeta del …“è meglio divertirsi”.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Gustaaf Desmet (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16705346351325Desmet,Gustaaf.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16705346351325Desmet,Gustaaf.jpg]" /><br />
Nato a Mariakerke il 14 maggio 1935. Passista veloce. Professionista dal 1957 al 1969 con 75 vittorie.<br />
Doveva essere un crack, ma non mantenne le promesse, anche se vinse tantissimo. Un corridore elegante e di classe, che tra i dilettanti fu autore di un crescendo impressionante, capace di portarlo, nel 1956, a vincere dapprima la Gand Wevelgen e poi il Giro delle Fiandre riservati alla categoria. A fine anno, fu la punta di diamante della squadra belga su strada e del quartetto di inseguimento su pista, ma in entrambe le prove deluse. Sul tracciato di Melbourne, l'attacco dell'italiano Pambianco, che preparò quello vincente del connazionale Baldini, disintegrò la squadra belga e nella prova su pista, Desmet andò incontro ad una prestazione altrettanto incolore. Ridimensionato, passò professionista, ma le sue difficoltà di concentrazione e la scarsa determinazione lo frenarono a lungo. Solo dal 1960, già venticinquenne, iniziò a crescere nelle risultanze, guadagnandosi comunque un posto di evidenza nell'ambito del ricco ciclismo belga. Vinse parecchio, ma non conquistò mai delle classiche di primaria grandezza e nemmeno un posto nella nazionale ai mondiali. <br />
Nel suo palmares, comunque, finirono quelle belle corse che, nel ciclismo decadente di oggi, trasformerebbero la carriera del buon Gustaaf Desmet, in quella di un campione al limite del fuoriclasse. Fra i suoi 74 successi, notevoli furono: la Coppa Sels nel '60; il Giro del Belgio Centrale nel '61; il Giro delle Ardenne Fiamminghe e il GP Denain nel '63, il Giro delle Regioni Fiamminghe e il Campionato delle Fiandre nel '64; la Quattro Giorni di Dunkerque e 4 tappe della stessa, il GP della Banca di Roeselare e il GP Rousies nel '65; la Kuurne-Bruxelles-Kuurne nel '66; il Giro delle Ardenne Fiamminghe, il GP Flandria, il GP Burst e il Campionato delle Fiandre Orientali nel '67; la Bruxelles-Bievene nel '68. Chiusa la carriera, fece fruttare gli studi e divenne insegnante di Educazione Fisica. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Gianfranco Gallon</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2011/1307137926GianfrancoGallon.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1307137926GianfrancoGallon.jpg]" /><br />
Nato a Monfalcone (Trieste) il 15 maggio 1942. Alto m. 1,77 per kg. 75. Professionista dal 1967 al 1968. Non ha ottenuto vittorie. <br />
Atleta dal fisico compatto, uno che oggi, secondo i dettami dei "teorici dell'anoressia", sarebbe da "definire obeso" per il ciclismo su strada. Ma i suoi erano tempi più umani, naturali e decisamente meno "inquinati" e lui poté farsi gran dilettante. Già, perché il difetto o la sfortuna di Gallon, fu quella di passare fra i professionisti dopo i venticinque anni, quando aveva già profuso quelle tante fatiche che oggi non esistono nel pedale degli Under e...degli stessi professionisti. Uno dei tantissimi, insomma, che ha lasciato il meglio di sé quando non si faceva leggenda. Da "puro", vinse fra le altre corse, traguardi come il Giro del Casentino nel '61, il GP Comune di Cerreto Guidi nel '63, il Giro del Belvedere nel 1964 e l'anno seguente il GP Pretola e, soprattutto il Giro di Sachsen, nell'allora DDR, dove andò a sfidare e battere i "professionisti di stato" dell'Europa dell'est. Ingaggiato dalla già prestigiosa Filotex diretta da Valdemaro Bartolozzi, passò prof nel '67, ma non si mise in evidenza ed a fine stagione fu lasciato libero. Accasatosi alla Kelvinator corse un '68 all'insegna dell'anonimato ed a fine anno decise di smettere. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Jorgen Marcussen (Den)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16813075463538Marcussen76.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16813075463538Marcussen76.jpg]" /><br />
Nato a Hillerod, in Danimarca, il 15 maggio 1950, Jorgen è stato uno dei corridori più strani, per non dire incredibili, fra quelli che ho potuto vedere. Longevo come pochi nella storia del ciclismo, mai fortissimo, ma dotato di ottimo talento. Arrivato più che maturo al ciclismo che conta, Marcussen rappresentava uno stereotipo del corridore nordico: biondissimo, perticone sulla bici, fortissimo sul passo. La sua variabile particolare: una predisposizione verso la salita, tanto rarissima quanto eccellente. Fu proprio in una di queste sue giornate d'ispirazione verso le pendenze, a staccare il biglietto delle convinzioni necessarie per arrivare al professionismo.<br />
Nel 1976, a 26 anni, vinse infatti da "puro" la Bologna-Raticosa, una classica della categoria dal percorso breve, ma quasi totalmente in salita. Jorgen era arrivato tardi alla convinzione che il ciclismo potesse divenire per lui un mestiere e, per provarci, aveva scelto proprio l'Italia come trampolino. Sulle ali di quel successo, passò immediatamente fra i prof con la Furzi Vibor, giusto in tempo per correre il Giro d'Italia. Qui, fu subito autore di una grande prestazione giungendo 2° nella crono di Arcore, a soli 19" da Bruyere, ma davanti a Moser e Merckx!<br />
Il '77, corso sempre con la Vibor, fu però contraddittorio: al G.P. di Castrocaro, contro le di solito amiche lancette finì 4°, ma da lui ci si aspettava di più; concluse poi il Giro all'88° posto senza mettersi mai in luce, salvo un 4° posto nella crono di Binago, ma nel caldo orrido del G.P. Nazioni, conquistò un prestigioso podio (3°), ed impegnò allo spasimo Hinault e Zoetemelk.<br />
A fine anno lasciò l'Italia per correre con la belga "Avia Groene Leeuw". Anche il '78 fu però contraddittorio: solo discreto nella primavera, una parte centrale da dimenticare e poi il grande acuto ai Mondiali di Adenau, sul Nurburgring, dove giunse terzo, a 20" da Knetemann e Moser.<br />
Il piazzamento raggiunto nella gara iridata, lo riportò in Italia l'anno successivo, nelle file della Magniflex, ma la stagione di Marcussen fu grigia, salvo uno strepitoso G.P. di Castrocaro, dove fu autore di un duello sul filo dei secondi con l'olandese Roy Schuiten. Fu sconfitto per dodici secondi, un'inezia se si considera la lunghezza di quella prova.<br />
Convintosi di non poter ambire troppo a ruoli personali, il danese accettò così di fungere da spalla a Battaglin in seno alla Inoxpran. E il 1980, finalmente, diede un segno compiuto delle sue qualità. Vinse la cronotappa di Pisa al Giro d'Italia, lasciando a bocca asciutta i superspecialisti Hinault e Knudsen. Finì poi la corsa rosa al 33° posto e per tutto l'anno fu un valido luogotenente di Battaglin.<br />
L'anno seguente, fu un grande protagonista alla Vuelta di Spagna, vinta dal suo capitano. A lungo secondo in classifica, a soli 2" dalla maglia amarillo, grazie ad una delle sue giornate di tenuta in salita, finì poi al quarto posto la corsa. Fu poi bravissimo al Giro, quando, impegnandosi come mai aveva dimostrato di saper fare, fu decisivo nella ulteriore grande vittoria di Battaglin e, nonostante il grande lavoro, chiuse la corsa rosa al 17° posto.<br />
Nel 1982, dopo aver dimostrato di saper fare il gregario di lusso, decise di rigiocarsi le proprie carte, accettando l'offerta della Termolan, una formazione italiana di minori ambizioni, ma fu ancora una delusione. Ormai trentatreenne, tornò in patria, diradando l'attività e correndo come isolato con piccoli sponsor personali. Si dedicò (anche qui senza successi) alle Sei Giorni, e su strada ebbe modo di distinguersi nel 1983, quando giunse 2° nel Giro di Danimarca.<br />
Si riaffacciò al ciclismo più importante nel 1985, correndo qualche gara con la francese Peugeot. L'anno seguente, già trentaseienne, tornò incredibilmente a correre a tempo pieno in Italia, ingaggiato dalla Murella-Fanini e, fra lo stupore generale, ritrovò il miglior colpo di pedale, arrivando a vincere in solitudine il Trofeo Matteotti. Era stato capace di resistere all'altimetria e al caldo, fino ad emergere su un cast di gran rispetto. Nel 1987, in maglia Pepsi Cola, trionfò nel G.P. Sanson a Conegliano, ancora una volta giungendo solo. Finì poi secondo nel campionato danese.<br />
Continuò a correre, sempre con la Pepsi Cola Fanini, anche nell'88 e nell'89, cogliendo ancora degli importanti piazzamenti. Notevole il 2° posto sempre al Trofeo Matteotti nel 1988. Agli albori degli anni '90, chiuse finalmente il suo lungo rapporto col ciclismo pedalato, divenendo direttore sportivo e Manager. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 14 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-14-maggio</link>
			<pubDate>Sun, 14 May 2023 08:31:56 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-14-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Roberto Ballini</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16049513691325Ballini,Roberto.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16049513691325Ballini,Roberto.jpg]" /><br />
Nato a Camajore (Lucca) il 14 maggio 1944. Completo, alto m. 1,78 per kg. 68. Professionista dal 1966 al 1972 con 2 vittorie. Un buon corridore, decisamente superiore al raccolto di carriera, a causa di un persistente malanno alla gamba sinistra che ne ha limitato a lungo il rendimento e gli accorciato la carriera. Inoltre, essendosi trovato a correre al cospetto della più forte generazione della storia, con capitani idrovore, ha pagato quegli umani pregi, con un esagerato ruolo di gregariato. Già perché Roberto di doti ne aveva ed era completo. <br />
Nato a Camaiore, dove la famiglia era sfollata a causa della guerra, dopo la consueta trafila tra le categorie giovanili dove fu Campione d’Italia Esordienti, passò dilettante vestendo la maglia della S.C. Mignini Ponte. Qui continuò a mietere successi in tutti i modi, ed a vent’anni colse, fra i tanti successi, il prestigioso GP Vivaisti Cenaiesi. Sempre nel 1964, arrivò secondo nella tappa più dura, del Giro della Valle d’Aosta. La stagione seguente continuò il suo solito ruolino e al passaggio al professionismo, avvenuto nel 1966 in seno alla Filotex di Franco Bitossi e di Valdemaro Bartolozzi sull’ammiraglia, i primi posti colti fin lì da Roberto Ballini erano un’ottantina. Carattere solare e sempre pronto alla chiacchiera, Ballini su fece subito ben volere da tutti i colleghi. Nella stagione d’esordio fu 3° nel GP Industria e Commercio e 5° nella tappa di Vittorio Veneto al Giro d’Italia che chiuse al 58° posto. L’anno seguente fu 2° al Giro del Piemonte, 3° nel GP di Camaiore e 3° nella quarta tappa del Giro di Romandia che si concludeva a Sainte Croix. Nel 1968 passò alla <br />
Max Mayer di Nencini e nella stagione fi 2° al GP di Camaiore, 2° al Giro dell’Appennino, 3° nella Coppa Bernocchi e 3° nella Crono-staffetta. Pur non avendo ancora vinto, l’anno dopo passò alla GBC, che puntava su di lui per vincere qualcosa di importante su strada. La stagione partì bene per Ballini, che finì terzo nella tappa di Pescasseroli alla Tirreno Adriatico e venti giorni dopo conquistò finalmente il suo primo successo da professionista, facendo sua la Coppa Placci davanti a Roger Kindt ed al veneto Gianfranco Bianchin. Dopo il 3° posto nel GP di Montelupo, arrivò la vittoria più bella, il primo giugno, al Giro d’Italia. La tappa che da Parma si concludeva a Savona lo vide superlativo nel sorprendere i velocisti, conquistando la vittoria davanti a Basso e Reybroeck. Fu un giorno particolare però, che offuscò parzialmente il suo successo: Eddy Merckx, Maglia Rosa, fu trovato positivo al controllo antidoping e costretto ad abbandonare la corsa, fra furiose polemiche. Roberto concluse il Giro 73° e l’anno col 9° posto nella Coppa Sabatini. Era stata la sua stagione migliore, ma un paio di cose cominciarono a preoccuparlo: la paga, pur migliorata era sempre poca roca roba per pensare al futuro, ed in più quel malanno alla gamba sinistra, che già da alcuni mesi lo tormentava, s’era fatto più fastidioso. Strinse ulteriormente i denti e, nel 1970, la Dreher lo mise sotto contratto con una cifra superiore alle precedenti, ma sempre inadeguata per eventuali progetti. Nell’anno colse il miglior risultato col 3° posto nella tappa di Cagliari al Giro di Sardegna, dietro a Merckx e Polidori, mentre al Giro d’Italia pur con un dolore più intenso alla gamba, riuscì a finirlo 88°. L’anno successivo passò alla Ferretti, con chiari compiti di spalla, ma fu lui uno dei primi protagonisti della squadra, giungendo 4° nella Milano-Sanremo vinta da Merckx. Il resto della stagione fu grigio. Il ’72 fu la sua ultima annata tra i professionisti. Partecipò per la prima volta al Tour de France che riuscì a concludere, nonostante i suoi problemi alla gamba sinistra, al 92° posto. Appena appesa la bicicletta al chiodo, Roberto Ballini si dedicò all’apicultura, entrata in lui per caso e dove poté sfruttare appieno quel talento che non era sbocciato per vari motivi nello sport del pedale. L’osservazione e l’acutezza di pensiero, lo portarono a divenire un autentico maestro nella prodizione di quel miele che era stato tanto quando correva, ed è diventato un angelo custode di quegli insetti così generosi ed importanti per l’uomo. Un autentico riferimento per chi ricerca sulle api, muovendo l’interesse degli stessi scienziati. Il tutto è nato e s’è dimensionato nell’Isola d’Elba, terra d’origine della famiglia di Roberto. Lì, ha costruito un’azienda capace di produrre anche più di 200 quintali di miele l’anno, oggi gestita dai figli, e lì, con l’arrivo della pensione, è divenuto custode e giardiniere di quell’Orto dei Semplici Elbano, famoso non solo per le piante curate all’interno, ma, soprattutto, per l’area dedicata allo studio delle api, dove l’ex ciclista è, ormai, una sorta di campione del mondo.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Marcel Dussault (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16291887291325Dussault,Marcel.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16291887291325Dussault,Marcel.jpg]" /><br />
Nato il 14 maggio 1926 a Le Chatre (Indre), deceduto a Chateauroux (Indre) il 19 settembre 2014. Passista scalatore. Professionista dal 1947 al 1959 con 22 vittorie. <br />
Corridore compatto e battagliero, con talento sufficiente per emergere con una buona continuità nonché capace di svolgere altrettanto bene il compito di spalla. Seppe divenire una leggenda per il territorio dell’Indre. Uno che ha amato la bicicletta fino all’ultimo dei suoi giorni possibili, ovvero fono ai suoi 75 anni, prima che un incidente glielo impedisse. Nel dopo incidente idealmente continuava a correre e pedalare raccontando, proprio fino agli 88 anni quando lasciò la residenza terrena in quel di Chateauroux dove si era trasferito nel 1950 con la moglie Jacqueline. Divenuto professionista nel 1947, Dussault si segnalò subito vincendo, fra le altre, due edizioni della Parigi Bourges nel ’48 e ’49 anno nel quale partecipò al suo primo Tour de France, vincendo subito la prima tappa, da Parigi a Reims e vestendo contemporaneamente la Maglia Gialla con le iniziali di Henri Desgranges. Partecipò poi a cinque Tour, correndo coi grandi nomi del ciclismo dell'epoca: Coppi, Bartali, Koblet, Kubler, Ockers, Bobet e Geminiani, tra gli altri. Nel 1950 vinse la prestigiosa tappa da Bordeaux a Pau e, nel 1954, vinse la frazione da Lille a Rouen. Dopo dodici anni di corse professionistiche rese meno frequenti negli ultimi anni a causa di vari malanni lascò l’agonismo, ma come detto, non l’uso cicloturistico del tanto amato pedale. Il Tour de France dopo il suo ritirò, gli ha reso omaggio diverse volte, arrivando o partendo davanti alla sua casa, in Avenue de La Chatre. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1947-Individuale (1)</span>: GP du Libre Poitou. <span style="font-weight: bold;">1948 – Stella Dunlop (2): </span>Parigi-Bourges, GP des Industriels du cycle. <span style="font-weight: bold;">1949 – Stella Dunlop (9):</span> 1a Tappa Tour de France, Parigi-Bourges, 3a e 4a Tappa Tour de l’Ouest, GP de Nantes,  GP Gozet, Circuit des 2 Ponts à Montluçon, GP de l’Equipe (Crono-squadre), Circuit Boussaquin. <span style="font-weight: bold;">1950 – Stella Dunlop (3):</span> 10a Tappa del Tour de France, GP d'Aubusson, G.P du Libre Poitou. <span style="font-weight: bold;">1951 – Alcyon Dunlop (1):</span> Circuit Boussaquin. 1953 – Terrot Hutchinson (2): Criterium d'Auzances, 3a Tappa Tour de Sud-Est. <span style="font-weight: bold;">1954 – Terrot Hutchinson (2):</span> 3° Tappa Tour de France, Prix Camille Danguillaume. <span style="font-weight: bold;">1955 – Rochet Dunlop (1): </span>Criterium de Rabastens. <span style="font-weight: bold;">1958 – Liberia</span><span style="font-weight: bold;"> Hutchinson (1):</span> 2a Tappa Tour de l'Oise.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Marino Lejarreta Arrizabalaga (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16301292221325LejarretaMarino.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16301292221325LejarretaMarino.jpg]" /><br />
Nato a Berriz il 14 maggio 1957. Scalatore. Professionista dal 1979 al 1992 con 70 vittorie. <br />
Arrivò al ciclismo in parte per passione, ed in parte per emulare il fratello maggiore Ismael, anch'egli poi divenuto professionista e suo compagno di squadra per un lustro. Marino si fece notare subito per le sue doti di scalatore e di uomo di fondo, fino a divenire una tappa obbligata nella storia del ciclismo della penisola spagnola. Non ha fatto grandi cose, le ha solo sfiorate, ma è sempre rimasto un evidente. E la sua carriera poteva essere ancor più tangibile se non si fosse ritrovata mozzata di un successo ampiamente meritato e che non giunse per quelle pagine poco belle che il ciclismo, purtroppo, possiede. Accadde alla Vuelta 1983, quando Marino al pari del fratello Ismael era emigrato in San Marino a difendere i colori dell'Alfa Lum. Aveva già vinto la più importante corsa del suo Paese nel 1982, ma era stato un successo che non lo aveva soddisfatto appieno, come sempre succede in questi casi: era arrivato secondo, ma il primo, il connazionale Arroyo, era stato declassato perché positivo all'antidoping. Nell'83 invece, la Vuelta lo vide dominatore sulle montagne, vincere tre tappe e darle di santa ragione ad un certo Bernard Hinault. Costui però, con atteggiamenti da simil padrino, si avvalse di un'alleanza internazionale tra le più macroscopiche e brutte che si ricordi, ed alla fine, riuscì a spuntarla. Per evitare la sconfitta del bretone, lavorarono non poco personaggi come Hennie Kuiper e Giuseppe Saronni, oltre al giovane ma già talentuosissimo gregario Laurent Fignon. Davvero una brutta pagina. Marino Lejarreta seppe far bene anche al Giro d'Italia: 6° nell'83, 4° nell'84 (vincendo la tappa di Selva di Val Gardena), 5° nell'85, 7° nel '90 e 5° nel '91 (con una tappa). Bene anche al Tour de France dove fu 5° sia nell'89 che nel '90 (una vittoria di tappa). Le altre vittorie più importanti del suo palmares sono state: il Giro di Catalogna '80 e '89, il Giro di Castiglia, il Giro della Cantabria e della Roja nell'82, il Giro di Burgos nell'86, '87, '88 e '90 fra le prove a tappe e, in linea, il G.P. di Villafranca '81, '88, '89, il G.P. di San Sebastian '81, '82 e '87. Nel suo ruolino anche un bel numero di prove in salita, sia a cronometro che in linea.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Cesare Olmi</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/4062.jpg" border="0" alt="[Immagine: 4062.jpg]" /><br />
Nato il 14 maggio 1925 a Chari (BS) ed ivi deceduto il 3 febbraio 1982. Passista scalatore. Alto 1,71 m. per 68 kg. Professionista dall'ottobre 1950 al 1956 con 2 vittorie. <br />
Per lui il ciclismo divenne da subito una professione, ed anche quando corse fra i dilettanti il termine poteva essere quello. Capì presto di non essere un campione e da umile gregario si comportò, ancor prima che lo determinassero le risultanze e l'osservatorio. Quando ad ottobre del '50 la "Stucchi" gli offrì il gran salto, lui sapeva bene cosa fare. In quello scorcio di stagione finì 8° al Giro delle Dolomiti e 33° nel Giro di Lombardia. Nel 1951, vinse un paio di corse di buon livello come la Torino-Biella e la prova di Ceprano del Trofeo UVI e continuò a piazzarsi dopo aver lavorato per i compagni. Finì 35° il suo primo Giro d'Italia. L'anno seguente colse il 2° posto, sia al Giro della Valle del Liri che del GP Massaua Fossati, il 3° nella Bolzano-Trento il 6° nel GP Pontremoli ed una serie d'altri che testimoniavano il suo protagonismo anche correndo più per i compagni, Fornara in particolare, che per se stesso. Finì 68° il Giro d'Italia. Nel 1953 continuò a piazzarsi e concluse 63° il Giro d'Italia, ma iniziò a segnare una flessione che si dischiuse nel '54, anche se nella stagione finì 5° al Giro delle Alpi Apuane, 6° nel GP Pontremoli e 9° nel Trofeo Fenaroli. Non partecipò alla grande "Corsa Rosa". Nel 1955, si legò a qualche squadra occasionalmente (con lo status di indipendente lo poteva fare), ma concluse poche corse (il piazzamento migliore al Giro di Romagna, 45°!). Staccò la licenza anche nel '56, ma era un ex, ed a fine stagione lo sancì. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Roberto Ballini</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16049513691325Ballini,Roberto.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16049513691325Ballini,Roberto.jpg]" /><br />
Nato a Camajore (Lucca) il 14 maggio 1944. Completo, alto m. 1,78 per kg. 68. Professionista dal 1966 al 1972 con 2 vittorie. Un buon corridore, decisamente superiore al raccolto di carriera, a causa di un persistente malanno alla gamba sinistra che ne ha limitato a lungo il rendimento e gli accorciato la carriera. Inoltre, essendosi trovato a correre al cospetto della più forte generazione della storia, con capitani idrovore, ha pagato quegli umani pregi, con un esagerato ruolo di gregariato. Già perché Roberto di doti ne aveva ed era completo. <br />
Nato a Camaiore, dove la famiglia era sfollata a causa della guerra, dopo la consueta trafila tra le categorie giovanili dove fu Campione d’Italia Esordienti, passò dilettante vestendo la maglia della S.C. Mignini Ponte. Qui continuò a mietere successi in tutti i modi, ed a vent’anni colse, fra i tanti successi, il prestigioso GP Vivaisti Cenaiesi. Sempre nel 1964, arrivò secondo nella tappa più dura, del Giro della Valle d’Aosta. La stagione seguente continuò il suo solito ruolino e al passaggio al professionismo, avvenuto nel 1966 in seno alla Filotex di Franco Bitossi e di Valdemaro Bartolozzi sull’ammiraglia, i primi posti colti fin lì da Roberto Ballini erano un’ottantina. Carattere solare e sempre pronto alla chiacchiera, Ballini su fece subito ben volere da tutti i colleghi. Nella stagione d’esordio fu 3° nel GP Industria e Commercio e 5° nella tappa di Vittorio Veneto al Giro d’Italia che chiuse al 58° posto. L’anno seguente fu 2° al Giro del Piemonte, 3° nel GP di Camaiore e 3° nella quarta tappa del Giro di Romandia che si concludeva a Sainte Croix. Nel 1968 passò alla <br />
Max Mayer di Nencini e nella stagione fi 2° al GP di Camaiore, 2° al Giro dell’Appennino, 3° nella Coppa Bernocchi e 3° nella Crono-staffetta. Pur non avendo ancora vinto, l’anno dopo passò alla GBC, che puntava su di lui per vincere qualcosa di importante su strada. La stagione partì bene per Ballini, che finì terzo nella tappa di Pescasseroli alla Tirreno Adriatico e venti giorni dopo conquistò finalmente il suo primo successo da professionista, facendo sua la Coppa Placci davanti a Roger Kindt ed al veneto Gianfranco Bianchin. Dopo il 3° posto nel GP di Montelupo, arrivò la vittoria più bella, il primo giugno, al Giro d’Italia. La tappa che da Parma si concludeva a Savona lo vide superlativo nel sorprendere i velocisti, conquistando la vittoria davanti a Basso e Reybroeck. Fu un giorno particolare però, che offuscò parzialmente il suo successo: Eddy Merckx, Maglia Rosa, fu trovato positivo al controllo antidoping e costretto ad abbandonare la corsa, fra furiose polemiche. Roberto concluse il Giro 73° e l’anno col 9° posto nella Coppa Sabatini. Era stata la sua stagione migliore, ma un paio di cose cominciarono a preoccuparlo: la paga, pur migliorata era sempre poca roca roba per pensare al futuro, ed in più quel malanno alla gamba sinistra, che già da alcuni mesi lo tormentava, s’era fatto più fastidioso. Strinse ulteriormente i denti e, nel 1970, la Dreher lo mise sotto contratto con una cifra superiore alle precedenti, ma sempre inadeguata per eventuali progetti. Nell’anno colse il miglior risultato col 3° posto nella tappa di Cagliari al Giro di Sardegna, dietro a Merckx e Polidori, mentre al Giro d’Italia pur con un dolore più intenso alla gamba, riuscì a finirlo 88°. L’anno successivo passò alla Ferretti, con chiari compiti di spalla, ma fu lui uno dei primi protagonisti della squadra, giungendo 4° nella Milano-Sanremo vinta da Merckx. Il resto della stagione fu grigio. Il ’72 fu la sua ultima annata tra i professionisti. Partecipò per la prima volta al Tour de France che riuscì a concludere, nonostante i suoi problemi alla gamba sinistra, al 92° posto. Appena appesa la bicicletta al chiodo, Roberto Ballini si dedicò all’apicultura, entrata in lui per caso e dove poté sfruttare appieno quel talento che non era sbocciato per vari motivi nello sport del pedale. L’osservazione e l’acutezza di pensiero, lo portarono a divenire un autentico maestro nella prodizione di quel miele che era stato tanto quando correva, ed è diventato un angelo custode di quegli insetti così generosi ed importanti per l’uomo. Un autentico riferimento per chi ricerca sulle api, muovendo l’interesse degli stessi scienziati. Il tutto è nato e s’è dimensionato nell’Isola d’Elba, terra d’origine della famiglia di Roberto. Lì, ha costruito un’azienda capace di produrre anche più di 200 quintali di miele l’anno, oggi gestita dai figli, e lì, con l’arrivo della pensione, è divenuto custode e giardiniere di quell’Orto dei Semplici Elbano, famoso non solo per le piante curate all’interno, ma, soprattutto, per l’area dedicata allo studio delle api, dove l’ex ciclista è, ormai, una sorta di campione del mondo.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Marcel Dussault (Fra)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16291887291325Dussault,Marcel.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16291887291325Dussault,Marcel.jpg]" /><br />
Nato il 14 maggio 1926 a Le Chatre (Indre), deceduto a Chateauroux (Indre) il 19 settembre 2014. Passista scalatore. Professionista dal 1947 al 1959 con 22 vittorie. <br />
Corridore compatto e battagliero, con talento sufficiente per emergere con una buona continuità nonché capace di svolgere altrettanto bene il compito di spalla. Seppe divenire una leggenda per il territorio dell’Indre. Uno che ha amato la bicicletta fino all’ultimo dei suoi giorni possibili, ovvero fono ai suoi 75 anni, prima che un incidente glielo impedisse. Nel dopo incidente idealmente continuava a correre e pedalare raccontando, proprio fino agli 88 anni quando lasciò la residenza terrena in quel di Chateauroux dove si era trasferito nel 1950 con la moglie Jacqueline. Divenuto professionista nel 1947, Dussault si segnalò subito vincendo, fra le altre, due edizioni della Parigi Bourges nel ’48 e ’49 anno nel quale partecipò al suo primo Tour de France, vincendo subito la prima tappa, da Parigi a Reims e vestendo contemporaneamente la Maglia Gialla con le iniziali di Henri Desgranges. Partecipò poi a cinque Tour, correndo coi grandi nomi del ciclismo dell'epoca: Coppi, Bartali, Koblet, Kubler, Ockers, Bobet e Geminiani, tra gli altri. Nel 1950 vinse la prestigiosa tappa da Bordeaux a Pau e, nel 1954, vinse la frazione da Lille a Rouen. Dopo dodici anni di corse professionistiche rese meno frequenti negli ultimi anni a causa di vari malanni lascò l’agonismo, ma come detto, non l’uso cicloturistico del tanto amato pedale. Il Tour de France dopo il suo ritirò, gli ha reso omaggio diverse volte, arrivando o partendo davanti alla sua casa, in Avenue de La Chatre. <br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1947-Individuale (1)</span>: GP du Libre Poitou. <span style="font-weight: bold;">1948 – Stella Dunlop (2): </span>Parigi-Bourges, GP des Industriels du cycle. <span style="font-weight: bold;">1949 – Stella Dunlop (9):</span> 1a Tappa Tour de France, Parigi-Bourges, 3a e 4a Tappa Tour de l’Ouest, GP de Nantes,  GP Gozet, Circuit des 2 Ponts à Montluçon, GP de l’Equipe (Crono-squadre), Circuit Boussaquin. <span style="font-weight: bold;">1950 – Stella Dunlop (3):</span> 10a Tappa del Tour de France, GP d'Aubusson, G.P du Libre Poitou. <span style="font-weight: bold;">1951 – Alcyon Dunlop (1):</span> Circuit Boussaquin. 1953 – Terrot Hutchinson (2): Criterium d'Auzances, 3a Tappa Tour de Sud-Est. <span style="font-weight: bold;">1954 – Terrot Hutchinson (2):</span> 3° Tappa Tour de France, Prix Camille Danguillaume. <span style="font-weight: bold;">1955 – Rochet Dunlop (1): </span>Criterium de Rabastens. <span style="font-weight: bold;">1958 – Liberia</span><span style="font-weight: bold;"> Hutchinson (1):</span> 2a Tappa Tour de l'Oise.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Marino Lejarreta Arrizabalaga (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16301292221325LejarretaMarino.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16301292221325LejarretaMarino.jpg]" /><br />
Nato a Berriz il 14 maggio 1957. Scalatore. Professionista dal 1979 al 1992 con 70 vittorie. <br />
Arrivò al ciclismo in parte per passione, ed in parte per emulare il fratello maggiore Ismael, anch'egli poi divenuto professionista e suo compagno di squadra per un lustro. Marino si fece notare subito per le sue doti di scalatore e di uomo di fondo, fino a divenire una tappa obbligata nella storia del ciclismo della penisola spagnola. Non ha fatto grandi cose, le ha solo sfiorate, ma è sempre rimasto un evidente. E la sua carriera poteva essere ancor più tangibile se non si fosse ritrovata mozzata di un successo ampiamente meritato e che non giunse per quelle pagine poco belle che il ciclismo, purtroppo, possiede. Accadde alla Vuelta 1983, quando Marino al pari del fratello Ismael era emigrato in San Marino a difendere i colori dell'Alfa Lum. Aveva già vinto la più importante corsa del suo Paese nel 1982, ma era stato un successo che non lo aveva soddisfatto appieno, come sempre succede in questi casi: era arrivato secondo, ma il primo, il connazionale Arroyo, era stato declassato perché positivo all'antidoping. Nell'83 invece, la Vuelta lo vide dominatore sulle montagne, vincere tre tappe e darle di santa ragione ad un certo Bernard Hinault. Costui però, con atteggiamenti da simil padrino, si avvalse di un'alleanza internazionale tra le più macroscopiche e brutte che si ricordi, ed alla fine, riuscì a spuntarla. Per evitare la sconfitta del bretone, lavorarono non poco personaggi come Hennie Kuiper e Giuseppe Saronni, oltre al giovane ma già talentuosissimo gregario Laurent Fignon. Davvero una brutta pagina. Marino Lejarreta seppe far bene anche al Giro d'Italia: 6° nell'83, 4° nell'84 (vincendo la tappa di Selva di Val Gardena), 5° nell'85, 7° nel '90 e 5° nel '91 (con una tappa). Bene anche al Tour de France dove fu 5° sia nell'89 che nel '90 (una vittoria di tappa). Le altre vittorie più importanti del suo palmares sono state: il Giro di Catalogna '80 e '89, il Giro di Castiglia, il Giro della Cantabria e della Roja nell'82, il Giro di Burgos nell'86, '87, '88 e '90 fra le prove a tappe e, in linea, il G.P. di Villafranca '81, '88, '89, il G.P. di San Sebastian '81, '82 e '87. Nel suo ruolino anche un bel numero di prove in salita, sia a cronometro che in linea.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Cesare Olmi</span><br />
<img src="http://www.museociclismo.it/media/fotociclisti200/4062.jpg" border="0" alt="[Immagine: 4062.jpg]" /><br />
Nato il 14 maggio 1925 a Chari (BS) ed ivi deceduto il 3 febbraio 1982. Passista scalatore. Alto 1,71 m. per 68 kg. Professionista dall'ottobre 1950 al 1956 con 2 vittorie. <br />
Per lui il ciclismo divenne da subito una professione, ed anche quando corse fra i dilettanti il termine poteva essere quello. Capì presto di non essere un campione e da umile gregario si comportò, ancor prima che lo determinassero le risultanze e l'osservatorio. Quando ad ottobre del '50 la "Stucchi" gli offrì il gran salto, lui sapeva bene cosa fare. In quello scorcio di stagione finì 8° al Giro delle Dolomiti e 33° nel Giro di Lombardia. Nel 1951, vinse un paio di corse di buon livello come la Torino-Biella e la prova di Ceprano del Trofeo UVI e continuò a piazzarsi dopo aver lavorato per i compagni. Finì 35° il suo primo Giro d'Italia. L'anno seguente colse il 2° posto, sia al Giro della Valle del Liri che del GP Massaua Fossati, il 3° nella Bolzano-Trento il 6° nel GP Pontremoli ed una serie d'altri che testimoniavano il suo protagonismo anche correndo più per i compagni, Fornara in particolare, che per se stesso. Finì 68° il Giro d'Italia. Nel 1953 continuò a piazzarsi e concluse 63° il Giro d'Italia, ma iniziò a segnare una flessione che si dischiuse nel '54, anche se nella stagione finì 5° al Giro delle Alpi Apuane, 6° nel GP Pontremoli e 9° nel Trofeo Fenaroli. Non partecipò alla grande "Corsa Rosa". Nel 1955, si legò a qualche squadra occasionalmente (con lo status di indipendente lo poteva fare), ma concluse poche corse (il piazzamento migliore al Giro di Romagna, 45°!). Staccò la licenza anche nel '56, ma era un ex, ed a fine stagione lo sancì. <br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 13 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-13-maggio</link>
			<pubDate>Sat, 13 May 2023 09:26:13 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-13-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Mario Di Fausto</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2011/1308952501DIFAUSTOMario.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1308952501DIFAUSTOMario.jpg]" /><br />
Nato a Frattocchie (Roma) il 13 maggio 1940. Passista. Alto m. 1,74 per 73 kg. Professionista nel 1962 e nel '63, senza ottenere vittorie.<br />
Un piazzato fra i dilettanti al quale, Alfredo Sivocci, nocchiero e direttore sportivo dell'Atala, pensò di poter concedere una opportunità nel professionismo. A convincere il vecchio faro del sodalizio grigioblu, il bel comportamento di Mario Di Fausto nel Gran Premio Liberazione 1961, quando salì sul terzo gradino del podio, nonché per la sua giovanissima età. L'esordio nell'elite del ciclismo a febbraio 1962 del ragazzo di Frattocchie, avvenne dunque in seno all'Atala, ma gli auspici dell'intero sodalizio non si concretizzarono. Di Fausto, infatti, schierato al Giro d'Italia, si ritirò nella famosa tappa della neve, con l'arrivo anticipato al Passo Rolle, potremmo dire in buona compagnia, perché furono ben 55 ad abbandonare. La delusione, dunque, non fu lì, bensì nelle 13 tappe precedenti, che si consumarono tutte senza cenni di protagonismo da parte del corridore laziale. Anche nel resto di stagione non si distinse, ed a fine anno l'Atala lo lasciò libero. Con molta fatica s'accasò alla Springoil-Fuchs, ma la sua stagione fu incolore, anche a causa di vari malanni. Ed a soli 23 anni, decise di smettere. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Edoardo Severgnini</span><br />
<a href="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16396872681325Severgnini,Eduardo4.jpg" target="_blank">http://www.dewielersite.net/db2/wielersi...uardo4.jpg</a><br />
Nato a Milano il 13 maggio 1904. Deceduto a Milano il 7 febbraio 1969. Velocista e stayer. Professionista dal 1929 al 1939 con 7 vittorie titolate ed una trentina di valore minore.<br />
Bella e valente figura di pistard dell'ultimo decennio anteguerra. Dotato di buone fibre sia bianche che rosse, fu un esempio tra i non certo tanti che, partendo dalla velocità, riuscirono poi ad emergere nel mezzofondo, o gli stayer, come erano già definiti i corridori che gareggiavano dietro moto. Da dilettante si segnalò nel 1927, vincendo il Titolo Italiano della velocità. Titolo che bissò l'anno seguente, quando riuscì pure a raggiungere le semifinali (4°) ai Campionati del Mondo. Sempre nella velocità, partecipò alle Olimpiadi di Amsterdam, dove però fu eliminato nelle batterie. Nel '29 entrò nella elite del ciclismo, vincendo il Tricolore fra i professionisti junior, finendo terzo a livello assoluto. L'anno seguente finì secondo agli Italiani e provò qualcosa di diverso andando in Francia a correre la "Corsa della Cote di Nizza", una prova con salita che chiuse secondo. Capì che su pista poteva indirizzarsi verso prove più lunghe e di minor potenza. Nel 1932, in piena metamorfosi agonistica, andò negli Stati Uniti a correre la Sei Giorni di Philadelphia, che vinse, in coppia con l'americano Grimm. In patria giunse terzo ai Tricolori della velocità, ma sempre più deciso ad abbandonare questa specialità. Ed infatti, nel 1933, iniziò a gareggiare fra gli stayer. L'anno successivo arrivarono le conferme che attendeva: vinse il Titolo Italiano di Mezzofondo e finì 3° ai Campionati del Mondo della specialità. Queste risultanze lo elessero richiamo delle tante riunioni a livello internazionale degli stayer. Nel '35 finì 5° nella prova iridata, così come nel '36, anno nel quale tornò a vincere il Tricolore. Migliore il suo 1937: di nuovo Campione Italiano e 4° al Mondiale. Ancora migliore l'anno successivo, quando al "solito" Tricolore aggiunse il podio iridato (3°). Nel 1939, partì lanciatissimo, rivinse il Campionato Italiano ed ai Mondiali guadagnò la finale in grande scioltezza. Ma quella gara sulla quale aveva puntato tantissimo, non si disputò a causa della sospensione per gli eventi bellici. Con l'inizio della guerra, ebbe pure fine la sua carriera. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Eugeen Van Roosbroeck (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2/1208450821Vanroosbroeck%20Eugene%202.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1208450821Vanroosbroeck%20Eugene%202.jpg]" /><br />
Nato a Noorderwijk (Anversa) il 13 maggio 1928, deceduto a Westerlo (Anversa) il 28 marzo 2018. Passista veloce e pistard. Professionista dal 1949 al 1957 con 11 vittorie. <br />
Sessantadue anni dopo il suo trionfo alle Olimpiadi di Londra, Eugeen Van Roosbroeck ha ricevuto la sua Medaglia d'Oro dal presidente del CIO Jacques Rogge. Si trattava dell’Oro nella Classifica a Squadre che altri non era che la proiezione dei tempi della prova individuale, fra i primi tre componenti arrivati, di ogni squadra nazionale. Van Roosbroeck era arrivato nono nella competizione individuale, ma insieme al terzo posto di Lode Wouters e al quarto posto di Leon de Lathouwer, i tre belgi erano arrivati nettamente primi nella Classifica della prova a squadre. “L'abbiamo saputo solo dopo", disse Van Roosbroeck. "Nessuno aveva pensato di andare a prendere la sua medaglia". Attraverso i media, Eugeen era venuto a conoscenza che l'ex marinaio André Nelis aveva ricevuto copie di medaglie perdute e, conseguentemente, anche lui, al pari dei compagni, iniziò ad interessarsi di quella Medaglia dimenticata.<br />
Van Roosbroeck dopo esser stato un buon dilettante, forte soprattutto sul passo e discreto in volata, divenne professionista con l’Alcyon Dunlop nel 1949. Nella prima stagione professionistica, vinse il Tour di Hinaut e finì 3° nella Schelde-Dender-Leie. Dopo un ’50 avaro di soddisfazioni, tornò al successo nel ’51, conquistando il Gp Noorderwijk e, soprattutto, chiudendo 2° la Roubaix Huy e, 3° la Ronde van Haspengouw. <br />
La stagione 1952 fu la migliore della sua carriera, in quanto colse cinque successi, tre su strada e due su pista. Vinse l’Omloop der Vlaamse Gewesten, una allora semiclassica di 275 chilometri, il Gp Tessenderlo ed Gp Overpelt, mentre su pista l’Eliminazione e la Corsa a Punti a Zwartberg. L’anno seguente fece suo il Gp Tremelo e colse diversi piazzamenti, mentre nel 1954, vinse la Freccia Haspengouwse e fra le tante piazze ottenute anche il 3° posto alla Anversa-Liegi-Anversa.<br />
Nel ’55 conquistò due belle vittorie in corse lunghe e difficili come la Anversa-Herselt e la Drielandentrofee, nonché il 3° posto nella Kessel-Lier. Fu quella l’ultima positiva stagione della sua carriera, anche se la prolungò fino al 1957.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Maarten Wynants (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1454306791PortraitMaartenWynants1_thumbnail.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1454306791PortraitMaartenWynants1_thumbnail.jpg]" /><br />
Nato ad Hasselt il 13 maggio 1982. Passista su strada e mountain biker, alto 1,90 x 74 kg. Professionista dal 2005 al 2021 con 6 vittorie (5 cronosquadre e una corsa open).<br />
Una carriera lunga, senza mai una concreta occasione di poter vincere una gara che non fosse una crono-squadre o una gara semiprofessionistica. Uno stereotipo di ciclista del pedale odierno, fatto e deciso dall’ammiraglia dove operano direttori sportivi secondini o figli essi stessi di figure trasversali, più mediche che preparatrici per conoscenze fisico atletiche senza figurati camici bianchi, ma tutte più o meno vinte da prospettive e visioni da catena di montaggio. Tutto ciò ha prodotto corridori che se sono brillanti e di un certo valore, ma con fisici non idonei al credo settario del gruppo ammiraglia, rischiano di rovinarsi carriere, oppure divengono metaforici muli di servizio a tattiche di squadra noiose e scaccia-spettatori sul video nonché qualitativamente sempre più scadenti. In questo marasma, il singolo corridore, nato fuoriclasse (che oggi fortunatamente ci sono), può ugualmente emergere, ma chi ha qualità medie o discrete ed un fisico riconosciuto legale da chi comanda, corre il rischio di fare una carriera da “mulo”, senza provare mai la gioia di un personale acuto. Proprio come Maarten Wynants, a cui poco han detti piccole fughe in Mountain Bike, dove peraltro possedeva meno talento che su strada. Non ha caso, coronò la sua positiva parentesi da dilettante con la vittoria nel 2004 nel Campionato belga su strada, a livello under 23. Un titolo, questo, partorito dal Paese che vive il ciclismo più sentito e monumentale che ci sia al mondo. Non è perciò blasfemo considerarlo di peso superiore. Wynants diventò professionista nel 2005, con la squadra “Chocolade Jacques-Capri Sonne”, con la quale corse un paio d’anni, partecipando alle prime classiche e dove vinse, nel 2006, l’unica gara individuale della sua carriera: a Ninove, il GP Beeckman-De Caluwè, gara open.  <br />
Nel 2007 si trasferì tra le file della Quick Step, rimanendovi per quattro anni ed iniziò lì il suo lavoro di gregariato sine die. Nel 2008 vinse la crono-squadre al Tour di Doha e nel 2009 partecipò alla Vuelta a España, arrivando 113º. L'anno successivo si classificò 117º nel Tour de France. Qui visse però un’altra pagina da menzionare, perché ebbe la possibilità di giocarsi un disperato tentativo individuale. Accadde in occasione della prima tappa la Rotterdam-Bruxelles di 223 km.<br />
Qui, alla partenza, Maarten partì assieme a Boom e lo spagnolo Perez Lezaun, verso una improbabile fuga. Per duecento chilometri, tirando quasi sempre lui, il tentativo restò in piedi (punta massima di vantaggio 4 minuti), poi, quando il gruppo tramite le radioline dei diesse azionò il veemente inseguimento, Wynants si rese conto di avere probabilità pressoché nulle. Tentò così un disperato assolo e staccò i due compagni d’avventura. Dal gruppo nel frattempo era uscito il russo Pliuschin che lo raggiunse, ma entrambi videro il sogno di arrivare, svanire a poco più di 5 chilometri dal termine. A frazione chiusa, a Wynants andò il Premio della Combattività. Nel 2011 entro nelle file della Rabobank, rinominata successivamente Blanco, Belkin, Lotto NL e Jumbo Visma nelle stagioni successive, fino alla chiusura di carriera nel 2021. Con la maglia del team olandese, Wynants prese parte al Giro d’Italia 2013, dove si ritirò alla 16esimatappa e, nuovamente parte al Tour de France, piazzandosi 132º nel 2013, 117º nel 2014 e 138º nel 2016. Nelle corse classiche a svettare nel ruolino di Maarten è stato il comportamento nella Parigi Roubaix dove fu 4 volte fra i primi 15 (10° nel 2012). Nel lasso finale di carriera vinse le Crono-squadre della Tirreno Adriatico a Marina di Carrara nel 2011, al Tour de Britain nel 2018 e, nel 2019, nell’Hammer Stavanger in Norvegia, dove al successo di frazione si aggiunse la Classifica Finale a Squadre.<br />
Non ha mai partecipato ad un Mondiale. Insomma un corridore che valeva di più di quel che s’è visto, perfetto figlio del ciclismo targato idrovora Uci e relativi Assistenti.  Oggi Maaerten Wynants è un aiuto diesse alla Jumbo Visma.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Mario Di Fausto</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2011/1308952501DIFAUSTOMario.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1308952501DIFAUSTOMario.jpg]" /><br />
Nato a Frattocchie (Roma) il 13 maggio 1940. Passista. Alto m. 1,74 per 73 kg. Professionista nel 1962 e nel '63, senza ottenere vittorie.<br />
Un piazzato fra i dilettanti al quale, Alfredo Sivocci, nocchiero e direttore sportivo dell'Atala, pensò di poter concedere una opportunità nel professionismo. A convincere il vecchio faro del sodalizio grigioblu, il bel comportamento di Mario Di Fausto nel Gran Premio Liberazione 1961, quando salì sul terzo gradino del podio, nonché per la sua giovanissima età. L'esordio nell'elite del ciclismo a febbraio 1962 del ragazzo di Frattocchie, avvenne dunque in seno all'Atala, ma gli auspici dell'intero sodalizio non si concretizzarono. Di Fausto, infatti, schierato al Giro d'Italia, si ritirò nella famosa tappa della neve, con l'arrivo anticipato al Passo Rolle, potremmo dire in buona compagnia, perché furono ben 55 ad abbandonare. La delusione, dunque, non fu lì, bensì nelle 13 tappe precedenti, che si consumarono tutte senza cenni di protagonismo da parte del corridore laziale. Anche nel resto di stagione non si distinse, ed a fine anno l'Atala lo lasciò libero. Con molta fatica s'accasò alla Springoil-Fuchs, ma la sua stagione fu incolore, anche a causa di vari malanni. Ed a soli 23 anni, decise di smettere. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Edoardo Severgnini</span><br />
<a href="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16396872681325Severgnini,Eduardo4.jpg" target="_blank">http://www.dewielersite.net/db2/wielersi...uardo4.jpg</a><br />
Nato a Milano il 13 maggio 1904. Deceduto a Milano il 7 febbraio 1969. Velocista e stayer. Professionista dal 1929 al 1939 con 7 vittorie titolate ed una trentina di valore minore.<br />
Bella e valente figura di pistard dell'ultimo decennio anteguerra. Dotato di buone fibre sia bianche che rosse, fu un esempio tra i non certo tanti che, partendo dalla velocità, riuscirono poi ad emergere nel mezzofondo, o gli stayer, come erano già definiti i corridori che gareggiavano dietro moto. Da dilettante si segnalò nel 1927, vincendo il Titolo Italiano della velocità. Titolo che bissò l'anno seguente, quando riuscì pure a raggiungere le semifinali (4°) ai Campionati del Mondo. Sempre nella velocità, partecipò alle Olimpiadi di Amsterdam, dove però fu eliminato nelle batterie. Nel '29 entrò nella elite del ciclismo, vincendo il Tricolore fra i professionisti junior, finendo terzo a livello assoluto. L'anno seguente finì secondo agli Italiani e provò qualcosa di diverso andando in Francia a correre la "Corsa della Cote di Nizza", una prova con salita che chiuse secondo. Capì che su pista poteva indirizzarsi verso prove più lunghe e di minor potenza. Nel 1932, in piena metamorfosi agonistica, andò negli Stati Uniti a correre la Sei Giorni di Philadelphia, che vinse, in coppia con l'americano Grimm. In patria giunse terzo ai Tricolori della velocità, ma sempre più deciso ad abbandonare questa specialità. Ed infatti, nel 1933, iniziò a gareggiare fra gli stayer. L'anno successivo arrivarono le conferme che attendeva: vinse il Titolo Italiano di Mezzofondo e finì 3° ai Campionati del Mondo della specialità. Queste risultanze lo elessero richiamo delle tante riunioni a livello internazionale degli stayer. Nel '35 finì 5° nella prova iridata, così come nel '36, anno nel quale tornò a vincere il Tricolore. Migliore il suo 1937: di nuovo Campione Italiano e 4° al Mondiale. Ancora migliore l'anno successivo, quando al "solito" Tricolore aggiunse il podio iridato (3°). Nel 1939, partì lanciatissimo, rivinse il Campionato Italiano ed ai Mondiali guadagnò la finale in grande scioltezza. Ma quella gara sulla quale aveva puntato tantissimo, non si disputò a causa della sospensione per gli eventi bellici. Con l'inizio della guerra, ebbe pure fine la sua carriera. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Eugeen Van Roosbroeck (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2/1208450821Vanroosbroeck%20Eugene%202.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1208450821Vanroosbroeck%20Eugene%202.jpg]" /><br />
Nato a Noorderwijk (Anversa) il 13 maggio 1928, deceduto a Westerlo (Anversa) il 28 marzo 2018. Passista veloce e pistard. Professionista dal 1949 al 1957 con 11 vittorie. <br />
Sessantadue anni dopo il suo trionfo alle Olimpiadi di Londra, Eugeen Van Roosbroeck ha ricevuto la sua Medaglia d'Oro dal presidente del CIO Jacques Rogge. Si trattava dell’Oro nella Classifica a Squadre che altri non era che la proiezione dei tempi della prova individuale, fra i primi tre componenti arrivati, di ogni squadra nazionale. Van Roosbroeck era arrivato nono nella competizione individuale, ma insieme al terzo posto di Lode Wouters e al quarto posto di Leon de Lathouwer, i tre belgi erano arrivati nettamente primi nella Classifica della prova a squadre. “L'abbiamo saputo solo dopo", disse Van Roosbroeck. "Nessuno aveva pensato di andare a prendere la sua medaglia". Attraverso i media, Eugeen era venuto a conoscenza che l'ex marinaio André Nelis aveva ricevuto copie di medaglie perdute e, conseguentemente, anche lui, al pari dei compagni, iniziò ad interessarsi di quella Medaglia dimenticata.<br />
Van Roosbroeck dopo esser stato un buon dilettante, forte soprattutto sul passo e discreto in volata, divenne professionista con l’Alcyon Dunlop nel 1949. Nella prima stagione professionistica, vinse il Tour di Hinaut e finì 3° nella Schelde-Dender-Leie. Dopo un ’50 avaro di soddisfazioni, tornò al successo nel ’51, conquistando il Gp Noorderwijk e, soprattutto, chiudendo 2° la Roubaix Huy e, 3° la Ronde van Haspengouw. <br />
La stagione 1952 fu la migliore della sua carriera, in quanto colse cinque successi, tre su strada e due su pista. Vinse l’Omloop der Vlaamse Gewesten, una allora semiclassica di 275 chilometri, il Gp Tessenderlo ed Gp Overpelt, mentre su pista l’Eliminazione e la Corsa a Punti a Zwartberg. L’anno seguente fece suo il Gp Tremelo e colse diversi piazzamenti, mentre nel 1954, vinse la Freccia Haspengouwse e fra le tante piazze ottenute anche il 3° posto alla Anversa-Liegi-Anversa.<br />
Nel ’55 conquistò due belle vittorie in corse lunghe e difficili come la Anversa-Herselt e la Drielandentrofee, nonché il 3° posto nella Kessel-Lier. Fu quella l’ultima positiva stagione della sua carriera, anche se la prolungò fino al 1957.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Maarten Wynants (Bel)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1454306791PortraitMaartenWynants1_thumbnail.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1454306791PortraitMaartenWynants1_thumbnail.jpg]" /><br />
Nato ad Hasselt il 13 maggio 1982. Passista su strada e mountain biker, alto 1,90 x 74 kg. Professionista dal 2005 al 2021 con 6 vittorie (5 cronosquadre e una corsa open).<br />
Una carriera lunga, senza mai una concreta occasione di poter vincere una gara che non fosse una crono-squadre o una gara semiprofessionistica. Uno stereotipo di ciclista del pedale odierno, fatto e deciso dall’ammiraglia dove operano direttori sportivi secondini o figli essi stessi di figure trasversali, più mediche che preparatrici per conoscenze fisico atletiche senza figurati camici bianchi, ma tutte più o meno vinte da prospettive e visioni da catena di montaggio. Tutto ciò ha prodotto corridori che se sono brillanti e di un certo valore, ma con fisici non idonei al credo settario del gruppo ammiraglia, rischiano di rovinarsi carriere, oppure divengono metaforici muli di servizio a tattiche di squadra noiose e scaccia-spettatori sul video nonché qualitativamente sempre più scadenti. In questo marasma, il singolo corridore, nato fuoriclasse (che oggi fortunatamente ci sono), può ugualmente emergere, ma chi ha qualità medie o discrete ed un fisico riconosciuto legale da chi comanda, corre il rischio di fare una carriera da “mulo”, senza provare mai la gioia di un personale acuto. Proprio come Maarten Wynants, a cui poco han detti piccole fughe in Mountain Bike, dove peraltro possedeva meno talento che su strada. Non ha caso, coronò la sua positiva parentesi da dilettante con la vittoria nel 2004 nel Campionato belga su strada, a livello under 23. Un titolo, questo, partorito dal Paese che vive il ciclismo più sentito e monumentale che ci sia al mondo. Non è perciò blasfemo considerarlo di peso superiore. Wynants diventò professionista nel 2005, con la squadra “Chocolade Jacques-Capri Sonne”, con la quale corse un paio d’anni, partecipando alle prime classiche e dove vinse, nel 2006, l’unica gara individuale della sua carriera: a Ninove, il GP Beeckman-De Caluwè, gara open.  <br />
Nel 2007 si trasferì tra le file della Quick Step, rimanendovi per quattro anni ed iniziò lì il suo lavoro di gregariato sine die. Nel 2008 vinse la crono-squadre al Tour di Doha e nel 2009 partecipò alla Vuelta a España, arrivando 113º. L'anno successivo si classificò 117º nel Tour de France. Qui visse però un’altra pagina da menzionare, perché ebbe la possibilità di giocarsi un disperato tentativo individuale. Accadde in occasione della prima tappa la Rotterdam-Bruxelles di 223 km.<br />
Qui, alla partenza, Maarten partì assieme a Boom e lo spagnolo Perez Lezaun, verso una improbabile fuga. Per duecento chilometri, tirando quasi sempre lui, il tentativo restò in piedi (punta massima di vantaggio 4 minuti), poi, quando il gruppo tramite le radioline dei diesse azionò il veemente inseguimento, Wynants si rese conto di avere probabilità pressoché nulle. Tentò così un disperato assolo e staccò i due compagni d’avventura. Dal gruppo nel frattempo era uscito il russo Pliuschin che lo raggiunse, ma entrambi videro il sogno di arrivare, svanire a poco più di 5 chilometri dal termine. A frazione chiusa, a Wynants andò il Premio della Combattività. Nel 2011 entro nelle file della Rabobank, rinominata successivamente Blanco, Belkin, Lotto NL e Jumbo Visma nelle stagioni successive, fino alla chiusura di carriera nel 2021. Con la maglia del team olandese, Wynants prese parte al Giro d’Italia 2013, dove si ritirò alla 16esimatappa e, nuovamente parte al Tour de France, piazzandosi 132º nel 2013, 117º nel 2014 e 138º nel 2016. Nelle corse classiche a svettare nel ruolino di Maarten è stato il comportamento nella Parigi Roubaix dove fu 4 volte fra i primi 15 (10° nel 2012). Nel lasso finale di carriera vinse le Crono-squadre della Tirreno Adriatico a Marina di Carrara nel 2011, al Tour de Britain nel 2018 e, nel 2019, nell’Hammer Stavanger in Norvegia, dove al successo di frazione si aggiunse la Classifica Finale a Squadre.<br />
Non ha mai partecipato ad un Mondiale. Insomma un corridore che valeva di più di quel che s’è visto, perfetto figlio del ciclismo targato idrovora Uci e relativi Assistenti.  Oggi Maaerten Wynants è un aiuto diesse alla Jumbo Visma.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Qualche zoom sui ciclisti nati oggi 12 maggio]]></title>
			<link>https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-12-maggio</link>
			<pubDate>Fri, 12 May 2023 10:19:23 +0200</pubDate>
			<guid isPermaLink="false">https://www.ilnuovociclismo.com/forum/Thread-Qualche-zoom-sui-ciclisti-nati-oggi-12-maggio</guid>
			<description><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Graziano Battistini</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16680227411325Battistini,Graziano6.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16680227411325Battistini,Graziano6.jpg]" /><br />
Nato il 12 maggio 1936 a Pulica di Fosdinovo (Massa Carrara). Deceduto a Baccano di Arcola il 22 gennaio 1994. Passista scalatore. Professionista dal 1958 al 1968 con 7 vittorie. Per due anni ha iscritto il suo nome al rango dei papabili per le grandi corse a tappe. Poi, invece, s'è ritagliato uno spazio come corridore tenace, adatto alle giornate di tregenda e con una discreta regolarità complessiva. Forse, quando da lui si attendeva il salto verso i grandi traguardi, gli è pure mancata la presenza in squadra di un corridore di lunga esperienza e ancora birra in corpo, capace di equilibrarlo nei momenti di sbandamento. Che Graziano Battistini avesse particolari attitudini per le corse a tappe, lo si era visto già fra i dilettanti, dove vinse con sicurezza le maggiori prove di tal tipo per i "puri" di allora, ovvero la Ruota d'Oro e la San Pellegrino. Ed al passaggio fra i prof nel 1959, in seno alla Legnano, riuscì a confermarle, giungendo 7° in un Giro d'Italia dal grande cast e dove si piazzò 2° nella tappa di Vasto e terzo nella "storica" di Courmayeur. La sua grande stagione fu quella del 1960. Vinse tanto, collezionò diversi piazzamenti, ed entrò nell'olimpo dei podi del Tour. <br />
Dopo la vittoria nella prima prova del Trofeo UVI a Lugagnano Val D'Arda e un Giro d'Italia sotto le aspettative (giunse 2° nella tappa di Belluno), si guadagnò la fiducia di Alfredo Binda e fu inserito nella Nazionale che partecipò alla Grande Boucle. Qui, esplose ben aldilà del 2° posto finale e delle vittorie di tappa ad Angers e nella "mitica" Briancon. Diede soprattutto segni di un grande futuro possibile. Futuro che parve confermarsi con la vittoria nella Coppa Sabatini e, per quello che potevano valere, nei circuiti di Borgomanero e della Brianza. <br />
Partecipò poi al mondiale di Hohenstein, finendo 13°. Atteso ad un grande '61, vinse subito la dura frazione di Campobasso, della Roma-Napoli-Roma, ma poi dal Giro, chiuso al 12esimo posto e dal Tour, dove si ritirò all'undicesima tappa, arrivarono solo piazzamenti. Nel 1962, vincendo la tappa di Sestri Levante al Giro d'Italia, provò per la prima volta l'ebbrezza di portare la maglia rosa e quando, dopo la frazione della neve sul Passo Rolle, la riconquistò, parve riassaporare l'arrivo all'olimpo. Ma fu una gioia che si incrinò assai a Casale Monferrato e si sciolse definitivamente sulle Balconate Valdostane. Fra malanni e problemi vari, s'avviò ad un lento declino attenuato da qualche piazzamento. Tornò a ruggire nel 1965, vincendo fra la neve, sul Passo dello Stelvio, una tappa del Giro d'Italia che passerà alla storia: fu infatti quella salita la prima ad essere insignita del titolo di "Cima Coppi". <br />
Graziano corse fino al '68, ma il suo '60 è ancora là che si chiede dei "perché". Terminata la carriera si impegnò nel proselitismo, poi, nel '94, un male incurabile se l'è portato via. <br />
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<span style="font-weight: bold;">Pierre Brambilla </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1257671796BRAMBILLAPierre-2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1257671796BRAMBILLAPierre-2.jpg]" /><br />
Nato a Villarbeney (Sui) il 12 maggio 1919, deceduto a Saint-Martin-le-Vinoux (Fra) il 13 febbraio 1984. Scalatore. Professionista dal 1939 al 1952, con 20 vittorie.<br />
Una storia particolare la sua. Nato in Svizzera ma di nazionalità italiana (tra l’altro nipote di Cesare Brambilla buon corridore brianzolo fra i professionisti nella prima decade del secolo), poi francese per vita residenza ed incarichi. Uno che ebbe un gran momento di fama in Italia, perché stava vincendo, quando era ancora italiano, il primo Tour de France del dopoguerra, prima che una “alleanza potremmo dire di stato”, ad un passo da Parigi, portasse Robic al trionfo e lo relegò al terzo posto finale. Ciclisticamente un buon scalatore, ma incompleto su tanti altri aspetti. Le sue vittorie comunque sono state belle e di discreto spessore qualitativo. <br />
Una crescita sportiva avvenuta totalmente in Francia, che ebbe il suo primo botto con la vittoria, a soli 20 anni, nella Lione-Grenoble-Lione. Di lì il suo crescendo divenne notevole negli anni di guerrà quandò andò a vincere la tappa di Reinosa alla Vuelta di Spagna ’42 e, nel ’43, le scalate del Mont Chauve, del Mont Ventoux e nel Tour de la Haute-Savoie in Francia<br />
Nel 1947 partecipò con la nazionale italiana al Tour de France: Maglia Gialla prima dell'ultima tappa, 269 chilometri da Caen a Parigi, fu vittima di una piccola crisi e dell'attacco unito Robic-Fachleitner-Teisseire, terminò trentaquattresimo e scese al terzo posto della generale. Gli rioase la consolazione, oltre al podio, di vincere la Classifica degli Scalatori. Dopo quel Tour il suo rendimento calò e, nel 1949, grazie ad un decreto presidenziale poté acquisire la cittadinanza francese. Chiusa l’attività agonistica nel 1952, quattro anni dopo divenne direttore sportivo della Liberia Hutchinson, poi Liberia Grammont e restò in carica fino al 1961.<br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1939 (2):</span> Classifica Generale Finale e prima Tappa Lyon-Grenoble-Lyon. <span style="font-weight: bold;">1941 (1):</span> Critérium du Centre a Montlucon. <span style="font-weight: bold;">1942 (4):</span> 11esima Tappa Vuelta di Spagna, Classifica GPM Circuit de France, seconda Tappa 4 Giorni de la Route du Dauphinois, prioma Tappa Circuit des Villes d'eaux d'Auvergne. <span style="font-weight: bold;">1943 (6): </span>Circuit du Mont Ventoux, GP de Haute-Savoie, Course du Mont Chauve, GP du Midi a Carcassonne, GP d'Espéraza, GP de Perpignan. <span style="font-weight: bold;">1944 (1): </span>Classifica per équipes Paris-Dijon (con Louviot, Gauthier e Villar). <span style="font-weight: bold;">1945 (1):</span> Annecy-Grenoble-Annecy. <span style="font-weight: bold;">1946 (1):</span> Tour de l'Ouest. <span style="font-weight: bold;">1947 (2):</span> Paris-Clermont Ferrand, Classifica GPM Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1949 (1): </span>GP Cahors. <span style="font-weight: bold;">1950 (1): </span>quarta Tappa Circuit de la Cote d'Or.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Ramon Gonzales Arrieta (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16538262941325GonzalezArrieta,Ramon.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16538262941325GonzalezArrieta,Ramon.jpg]" /><br />
Nato a Bilbao il 12 maggio 1967. Passista scalatore. Professionista da 1990 al 2001 con tre vittorie. <br />
Un corridore di grande sostanza, votato al gregariato, ma in possesso di ottime qualità di scalatore. Uno che ha sempre anteposto il proprio capitano o le esigenze di squadra alle sue risultanze. Silenzioso, ma pure grintoso e con una volontà ferrea nel perseguire gli obiettivi. Ramon Gonzales Arrieta è il marito, all’epoca agonistica il fidanzato di Joana Sommariba vincitrice di due Giri d’Italia e tre Tour de France ed è stato confuso sovente col compagno di squadra in Banesto Josè Luis Arrieta. Ramon ha militato sempre in grandi team come Lotus Festina, Banesto ed Euskaltel Euskadi ed è stato a lungo uno dei gregari più fidati e forti di Miguel Indurain. A livello personale ha vinto il Criterium Basauri nel 1994, la Classica delle Alpi nel 1995, e la Classifica GPM all’Euskal Bizikleta nel 1999. In carriera ha corso 2 Giri d’Italia (miglior piazzamento 16esimo nel ’92), 4 Tour de France (miglior piazzamento 32esimo nel ‘93 e ’94) 6 Vuelta di Spagna (miglior piazzamento 26esimo nel ’96). È stato Nazionale spagnolo ai Campionato del Mondo in due occasioni, nel 1995 a Duitama, quando si ritirò dopo aver terminato il proprio compito e l’anno seguente a Lugano, dove chiuse 25esimo. Si ritirò a fine del 2001 per seguire direttamente la Somarriba fino alla fine della carriera. In quel lasso la sia consorte vinse 2 Tour de France, il Mondiale a cronometro, l’Emakumen Bira e il Trophée d’Or.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Giuseppe Martano</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16364858861325Martano,Giuseppe.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16364858861325Martano,Giuseppe.jpg]" /><br />
Nato a Savona il 12 maggio 1910. Deceduto a Torino il 2 settembre 1994. Passista scalatore. Professionista dal mese di ottobre 1930 al 31 dicembre 1931, dal 1933 al 1939 e nel 1948, con 16 vittorie. <br />
Può considerarsi per taluni, anche se una disamina attenta lo nega, come l’incompiuto forse maggiore del ciclismo italiano fra le due guerre. Un corridore formidabile fra i dilettanti dove riuscì a vincere, oltre al Titolo Tricolore, due volte il Campionato del Mondo su strada, nel 1930 e nel ’32, primato che divide col tedesco orientale Adolf Schur, che l’accoppiata la fece nel 1958-’59. Sulle risultanze iridate di entrambi, comunque, pesano le constatazioni di vittorie non da “puri”, come per anni furono definiti i dilettanti: per il tedesco il professionismo era nelle cose, anche se coperto dallo Stato, mentre per Martano, ci fu la non certo edificante manovra degli organismi sportivi italiani del tempo che, dopo il 1931 passato fra i prof (con non eccelsi risultati tra l’altro), fu appositamente riqualificato dilettante affinché potesse vincere il mondiale della categoria. Nato in Liguria, ma a tutti gli effetti piemontese di Giaveno, a due passi da Torino, Giuseppe Martano passò poi totalmente al professionismo nel 1933. Qui, quella brillante completezza che lo aveva spinto ad essere un grande vincente da dilettante, si trasformò in una regolarità di livello notevole, ma senza quel brio che l’avrebbe portato ai traguardi di storia. Fu subito grande e promettente al Tour de France, dove fu il primo degli individuali e il terzo assoluto, dietro Speicher e Guerra, mentre nel 1934 si classificò addirittura 2°, alle spalle di Antonin Magne, vincendo pure la tappa di Gap. Non si ripeté nelle altre tre partecipazioni ('35, '37, '38). Al Giro d'Italia fu 2° nel 1935, dietro Bergamaschi, ma davanti a Gepin Olmo e Learco Guerra. Vinse buone ed importanti corse, come il Giro del Lazio, la Milano Torino e il GP di Cannes, ma non riuscì a cogliere mai quel grande risultato a cui era atteso dopo le grandi promesse da dilettante.<br />
 Dopo la Seconda Guerra Mondiale tornò a correre, ma nel più pieno anonimato e, ben presto, avviò a Torino una attività di costruttore di cerchi per biciclette. <span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie da professionista. 1931:</span> GP Roma; Coppa Fatigati; Coppa Pegazzini. <span style="font-weight: bold;">1932:</span> Giro del Lazio; Giro del Piemonte. <span style="font-weight: bold;">1934:</span> 8a tappa del Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1935:</span> Giro del Lazio e 1a tappa dello stesso; Giro delle Quattro Province e 2a tappa dello stesso; Criterium degli Assi; Circuito di Sandrina. <span style="font-weight: bold;">1937:</span> Milano-Torino; GP Cannes; 3a e 4a tappa della Parigi Nizza.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<span style="font-weight: bold;">Graziano Battistini</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16680227411325Battistini,Graziano6.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16680227411325Battistini,Graziano6.jpg]" /><br />
Nato il 12 maggio 1936 a Pulica di Fosdinovo (Massa Carrara). Deceduto a Baccano di Arcola il 22 gennaio 1994. Passista scalatore. Professionista dal 1958 al 1968 con 7 vittorie. Per due anni ha iscritto il suo nome al rango dei papabili per le grandi corse a tappe. Poi, invece, s'è ritagliato uno spazio come corridore tenace, adatto alle giornate di tregenda e con una discreta regolarità complessiva. Forse, quando da lui si attendeva il salto verso i grandi traguardi, gli è pure mancata la presenza in squadra di un corridore di lunga esperienza e ancora birra in corpo, capace di equilibrarlo nei momenti di sbandamento. Che Graziano Battistini avesse particolari attitudini per le corse a tappe, lo si era visto già fra i dilettanti, dove vinse con sicurezza le maggiori prove di tal tipo per i "puri" di allora, ovvero la Ruota d'Oro e la San Pellegrino. Ed al passaggio fra i prof nel 1959, in seno alla Legnano, riuscì a confermarle, giungendo 7° in un Giro d'Italia dal grande cast e dove si piazzò 2° nella tappa di Vasto e terzo nella "storica" di Courmayeur. La sua grande stagione fu quella del 1960. Vinse tanto, collezionò diversi piazzamenti, ed entrò nell'olimpo dei podi del Tour. <br />
Dopo la vittoria nella prima prova del Trofeo UVI a Lugagnano Val D'Arda e un Giro d'Italia sotto le aspettative (giunse 2° nella tappa di Belluno), si guadagnò la fiducia di Alfredo Binda e fu inserito nella Nazionale che partecipò alla Grande Boucle. Qui, esplose ben aldilà del 2° posto finale e delle vittorie di tappa ad Angers e nella "mitica" Briancon. Diede soprattutto segni di un grande futuro possibile. Futuro che parve confermarsi con la vittoria nella Coppa Sabatini e, per quello che potevano valere, nei circuiti di Borgomanero e della Brianza. <br />
Partecipò poi al mondiale di Hohenstein, finendo 13°. Atteso ad un grande '61, vinse subito la dura frazione di Campobasso, della Roma-Napoli-Roma, ma poi dal Giro, chiuso al 12esimo posto e dal Tour, dove si ritirò all'undicesima tappa, arrivarono solo piazzamenti. Nel 1962, vincendo la tappa di Sestri Levante al Giro d'Italia, provò per la prima volta l'ebbrezza di portare la maglia rosa e quando, dopo la frazione della neve sul Passo Rolle, la riconquistò, parve riassaporare l'arrivo all'olimpo. Ma fu una gioia che si incrinò assai a Casale Monferrato e si sciolse definitivamente sulle Balconate Valdostane. Fra malanni e problemi vari, s'avviò ad un lento declino attenuato da qualche piazzamento. Tornò a ruggire nel 1965, vincendo fra la neve, sul Passo dello Stelvio, una tappa del Giro d'Italia che passerà alla storia: fu infatti quella salita la prima ad essere insignita del titolo di "Cima Coppi". <br />
Graziano corse fino al '68, ma il suo '60 è ancora là che si chiede dei "perché". Terminata la carriera si impegnò nel proselitismo, poi, nel '94, un male incurabile se l'è portato via. <br />
<br />
<span style="font-weight: bold;">Pierre Brambilla </span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank/1257671796BRAMBILLAPierre-2.jpg" border="0" alt="[Immagine: 1257671796BRAMBILLAPierre-2.jpg]" /><br />
Nato a Villarbeney (Sui) il 12 maggio 1919, deceduto a Saint-Martin-le-Vinoux (Fra) il 13 febbraio 1984. Scalatore. Professionista dal 1939 al 1952, con 20 vittorie.<br />
Una storia particolare la sua. Nato in Svizzera ma di nazionalità italiana (tra l’altro nipote di Cesare Brambilla buon corridore brianzolo fra i professionisti nella prima decade del secolo), poi francese per vita residenza ed incarichi. Uno che ebbe un gran momento di fama in Italia, perché stava vincendo, quando era ancora italiano, il primo Tour de France del dopoguerra, prima che una “alleanza potremmo dire di stato”, ad un passo da Parigi, portasse Robic al trionfo e lo relegò al terzo posto finale. Ciclisticamente un buon scalatore, ma incompleto su tanti altri aspetti. Le sue vittorie comunque sono state belle e di discreto spessore qualitativo. <br />
Una crescita sportiva avvenuta totalmente in Francia, che ebbe il suo primo botto con la vittoria, a soli 20 anni, nella Lione-Grenoble-Lione. Di lì il suo crescendo divenne notevole negli anni di guerrà quandò andò a vincere la tappa di Reinosa alla Vuelta di Spagna ’42 e, nel ’43, le scalate del Mont Chauve, del Mont Ventoux e nel Tour de la Haute-Savoie in Francia<br />
Nel 1947 partecipò con la nazionale italiana al Tour de France: Maglia Gialla prima dell'ultima tappa, 269 chilometri da Caen a Parigi, fu vittima di una piccola crisi e dell'attacco unito Robic-Fachleitner-Teisseire, terminò trentaquattresimo e scese al terzo posto della generale. Gli rioase la consolazione, oltre al podio, di vincere la Classifica degli Scalatori. Dopo quel Tour il suo rendimento calò e, nel 1949, grazie ad un decreto presidenziale poté acquisire la cittadinanza francese. Chiusa l’attività agonistica nel 1952, quattro anni dopo divenne direttore sportivo della Liberia Hutchinson, poi Liberia Grammont e restò in carica fino al 1961.<br />
<span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie. 1939 (2):</span> Classifica Generale Finale e prima Tappa Lyon-Grenoble-Lyon. <span style="font-weight: bold;">1941 (1):</span> Critérium du Centre a Montlucon. <span style="font-weight: bold;">1942 (4):</span> 11esima Tappa Vuelta di Spagna, Classifica GPM Circuit de France, seconda Tappa 4 Giorni de la Route du Dauphinois, prioma Tappa Circuit des Villes d'eaux d'Auvergne. <span style="font-weight: bold;">1943 (6): </span>Circuit du Mont Ventoux, GP de Haute-Savoie, Course du Mont Chauve, GP du Midi a Carcassonne, GP d'Espéraza, GP de Perpignan. <span style="font-weight: bold;">1944 (1): </span>Classifica per équipes Paris-Dijon (con Louviot, Gauthier e Villar). <span style="font-weight: bold;">1945 (1):</span> Annecy-Grenoble-Annecy. <span style="font-weight: bold;">1946 (1):</span> Tour de l'Ouest. <span style="font-weight: bold;">1947 (2):</span> Paris-Clermont Ferrand, Classifica GPM Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1949 (1): </span>GP Cahors. <span style="font-weight: bold;">1950 (1): </span>quarta Tappa Circuit de la Cote d'Or.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Ramon Gonzales Arrieta (Esp)</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16538262941325GonzalezArrieta,Ramon.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16538262941325GonzalezArrieta,Ramon.jpg]" /><br />
Nato a Bilbao il 12 maggio 1967. Passista scalatore. Professionista da 1990 al 2001 con tre vittorie. <br />
Un corridore di grande sostanza, votato al gregariato, ma in possesso di ottime qualità di scalatore. Uno che ha sempre anteposto il proprio capitano o le esigenze di squadra alle sue risultanze. Silenzioso, ma pure grintoso e con una volontà ferrea nel perseguire gli obiettivi. Ramon Gonzales Arrieta è il marito, all’epoca agonistica il fidanzato di Joana Sommariba vincitrice di due Giri d’Italia e tre Tour de France ed è stato confuso sovente col compagno di squadra in Banesto Josè Luis Arrieta. Ramon ha militato sempre in grandi team come Lotus Festina, Banesto ed Euskaltel Euskadi ed è stato a lungo uno dei gregari più fidati e forti di Miguel Indurain. A livello personale ha vinto il Criterium Basauri nel 1994, la Classica delle Alpi nel 1995, e la Classifica GPM all’Euskal Bizikleta nel 1999. In carriera ha corso 2 Giri d’Italia (miglior piazzamento 16esimo nel ’92), 4 Tour de France (miglior piazzamento 32esimo nel ‘93 e ’94) 6 Vuelta di Spagna (miglior piazzamento 26esimo nel ’96). È stato Nazionale spagnolo ai Campionato del Mondo in due occasioni, nel 1995 a Duitama, quando si ritirò dopo aver terminato il proprio compito e l’anno seguente a Lugano, dove chiuse 25esimo. Si ritirò a fine del 2001 per seguire direttamente la Somarriba fino alla fine della carriera. In quel lasso la sia consorte vinse 2 Tour de France, il Mondiale a cronometro, l’Emakumen Bira e il Trophée d’Or.<br />
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<span style="font-weight: bold;">Giuseppe Martano</span><br />
<img src="http://www.dewielersite.net/db2/wielersite/beeldbank2020/16364858861325Martano,Giuseppe.jpg" border="0" alt="[Immagine: 16364858861325Martano,Giuseppe.jpg]" /><br />
Nato a Savona il 12 maggio 1910. Deceduto a Torino il 2 settembre 1994. Passista scalatore. Professionista dal mese di ottobre 1930 al 31 dicembre 1931, dal 1933 al 1939 e nel 1948, con 16 vittorie. <br />
Può considerarsi per taluni, anche se una disamina attenta lo nega, come l’incompiuto forse maggiore del ciclismo italiano fra le due guerre. Un corridore formidabile fra i dilettanti dove riuscì a vincere, oltre al Titolo Tricolore, due volte il Campionato del Mondo su strada, nel 1930 e nel ’32, primato che divide col tedesco orientale Adolf Schur, che l’accoppiata la fece nel 1958-’59. Sulle risultanze iridate di entrambi, comunque, pesano le constatazioni di vittorie non da “puri”, come per anni furono definiti i dilettanti: per il tedesco il professionismo era nelle cose, anche se coperto dallo Stato, mentre per Martano, ci fu la non certo edificante manovra degli organismi sportivi italiani del tempo che, dopo il 1931 passato fra i prof (con non eccelsi risultati tra l’altro), fu appositamente riqualificato dilettante affinché potesse vincere il mondiale della categoria. Nato in Liguria, ma a tutti gli effetti piemontese di Giaveno, a due passi da Torino, Giuseppe Martano passò poi totalmente al professionismo nel 1933. Qui, quella brillante completezza che lo aveva spinto ad essere un grande vincente da dilettante, si trasformò in una regolarità di livello notevole, ma senza quel brio che l’avrebbe portato ai traguardi di storia. Fu subito grande e promettente al Tour de France, dove fu il primo degli individuali e il terzo assoluto, dietro Speicher e Guerra, mentre nel 1934 si classificò addirittura 2°, alle spalle di Antonin Magne, vincendo pure la tappa di Gap. Non si ripeté nelle altre tre partecipazioni ('35, '37, '38). Al Giro d'Italia fu 2° nel 1935, dietro Bergamaschi, ma davanti a Gepin Olmo e Learco Guerra. Vinse buone ed importanti corse, come il Giro del Lazio, la Milano Torino e il GP di Cannes, ma non riuscì a cogliere mai quel grande risultato a cui era atteso dopo le grandi promesse da dilettante.<br />
 Dopo la Seconda Guerra Mondiale tornò a correre, ma nel più pieno anonimato e, ben presto, avviò a Torino una attività di costruttore di cerchi per biciclette. <span style="font-weight: bold;">Tutte le sue vittorie da professionista. 1931:</span> GP Roma; Coppa Fatigati; Coppa Pegazzini. <span style="font-weight: bold;">1932:</span> Giro del Lazio; Giro del Piemonte. <span style="font-weight: bold;">1934:</span> 8a tappa del Tour de France. <span style="font-weight: bold;">1935:</span> Giro del Lazio e 1a tappa dello stesso; Giro delle Quattro Province e 2a tappa dello stesso; Criterium degli Assi; Circuito di Sandrina. <span style="font-weight: bold;">1937:</span> Milano-Torino; GP Cannes; 3a e 4a tappa della Parigi Nizza.<br />
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Maurizio Ricci detto Morris]]></content:encoded>
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