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Alessandro De Marchi
#1
Pagina del corridore Alessandro De Marchi: biografia, squadre, palmares, vittorie, foto, video, social, facebook, twitter, 2015.

Alessandro De Marchi





 
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#2
DE MARCHI, IL ROSSO D'ITALIA
Alessandro raccontato dal suo mentore, Roberto Bressan

Si è affermato come il Rosso di Buja, ma abbiamo voluto ribattezzarlo il Rosso d’Italia. Alessandro De Marchi è stato il migliore azzurro al campionato del Mondo di Ponferrada per come ha affrontato la corsa, per quanta passione e abnegazione ha messo per il raggiungimento dell’obiettivo, che è stato solo sfiorato.
Rosso come la Ferrari, rosso come la Ducati, rosso come l’Alfa Romeo: colore nazionale dei motori. Rosso come il sangue dei caduti, rosso come uno dei tre colori della nostra bandiera che vuole tornare sul tetto del mondo ciclistico da cui manca da sei anni, quando Alessandro Ballan vestì l’iride a Varese 2008.
Corridore super combattivo dell’edizione 101 del Tour de France, premiato con il numero rosso (neanche a farlo apposta), vincitore di tappa ad Alcaudete nella Vuelta a España, la corsa rossa per eccellenza, protagonista della sfida iridata e, siamo pronti a scommetterci, lo sarà al Lombardia, classica con cui chiuderà la sua stagione migliore in assoluto. Alessandro lascerà la maglia verde della Cannondale per cambiare pelle come un camaleonte, il suo animale preferito, e vestirsi di rosso (guarda un po’) e nero, dall’anno prossimo lo vedremo infatti con la maglia della BMC. Si sta affermando nell’elite del ciclismo, definirlo un semplice attaccante o un gregario inizia ad essere riduttivo, e pensare che per trovare uno straccio di contratto ha dovuto fare i salti mortali. Non lo voleva nessuno. Non è un eufemismo.
«Se sono arrivato dove sono lo devo a tante persone, ma a una in particolare. È Roberto Bressan, presidente del Team Friuli, la squadra in cui sono cresciuto da dilettante. Se non ci fosse stato lui io mi sarei perso. Mi ha dato metodo. È grazie a lui che ho scoperto la pista: una disciplina che mi ha permesso di farmi notare e accrescere la mia autostima. Poi, sempre grazie a lui, sono arrivato alla Androni di Gianni Savio».
Alessandro De Marchi ha un fratello minore che si chiama Francesco, ma è come se ne avesse un altro, più grande, che rappresenta il suo punto di riferimento. Roberto Bressan è come un fratello maggiore per il Rosso di Buja a cui deve il salto di qualità nelle categorie minori e l’approdo nella massima categoria dopo ben sei anni tra i dilettanti.
Bressan, 54 anni friulano di Udine, è stato professionista dal 1982 al 1985, due anni con l’Atala e una stagione rispettivamente con la Murella Rossin e la Santini Krups, dopodiché si è impegnato per far crescere, pedalando, i giovani della sua zona tra i quali ha scovato il Rosso di Buja, pardon d’Italia.
«Ho corso nella massima categoria dai 21 ai 25 anni, ho partecipato al Giro dell’84 vinto da Moser e al Tour de France ‘85 vinto da Hinault, una corsa davvero “dura impestata”. La mia avventura tra i pro’ non è durata a lungo per problemi fisici, all’ultimo anno ho contratto l’epatite alla Grande Boucle e ho dovuto alzare bandiera bianca. All’epoca l’alimentazione non era controllata come oggi... Il ciclismo è una scuola di vita incredibile, ti allena a soffrire, ti prepara al futuro, a me ha insegnato tutto».
Discreto e modesto com’è Bressan non lo direbbe mai ma, lo dice Alessandro, è stato lo scopritore di questo ragazzo alto e magro dai capelli rossi che nessuno voleva in squadra e che quest’anno ha dimostrato di meritarsi, eccome, una chance nella massima categoria.

Come possiamo definirti in relazione ad Alessandro?
«Guarda io non voglio apparire, sinceramente non vorrei neanche rispondere a queste domande perché non mi importa vantarmi di quello che sono stato e sono per lui. Lui lo sa e lo so io, mi basta questo».

Però se ti cita in ogni intervista significa che hai un ruolo importante per lui.
«Diciamo che ho visto in lui quello che non hanno visto gli altri. Ho creduto in lui quando non ci credeva nessuno. Ho lottato per lui e ne vado fiero».

Per quanto tempo Alessandro è stato tra le tue fila?
«Ho tentato di prenderlo al primo anno da dilettante perchè l’avevo già notato da junior. Mi aveva colpito la sua grande resistenza, era sempre in fuga, non si risparmiava mai. Era il primo anno che mi ero messo in proprio, lui scelse un’altra squadra così ho continuato a seguirlo da lontano buttandogli un occhio alle varie gare in cui ci incontravamo. Al suo secondo anno tra gli Under 23 ho iniziato a dargli qualche consiglio e lui ha iniziato ad ascoltarmi. Così è iniziato un rapporto di amicizia, per 4 anni ha corso alla Bibanese e io mi sono limitato a dargli qualche dritta, in primis quella di andare in pista, e, collaborando all’epoca con la nazionale, ho cercato di fargli fare qualche esperienza in maglia azzurra. Non lo allenavo, non sono mia entrato nei meccanismi della sua società, gli ho solo indicato la strada che doveva intraprendere e mi ha creduto. Passato Elite è venuto da me e per 2 anni ha difeso i colori del Cycling Team Friuli».

Cosa è successo tra il 2009 e il 2010?
«Abbiamo impostato la sua carriera attraverso un passaggio per me fondamentale: la pista. L’unica certezza che avevo era che doveva passare da lì per migliorare e così è stato. La svolta è avvenuta nel velodromo, in occasione di un Campionato Italiano. Abbiamo quasi rubato uno stage all’Androni perchè non c’era nè un procuratore nè una società che mi credeva. Non vinceva e tanti purtroppo si limitano ai soli risultati, ma dopo lunghe fughe lui riusciva comunque sempre a piazzarsi tra i primi. Questo volevo dire che era un corridore, non me l’ero immaginato in sogno. Il problema del nostro professionismo è proprio questo: passa chi vince 10 corse all’anno, non si tiene conto delle qualità».

Ha faticato parecchio per passare professionista.
«Moltissimo, ma oggi possiamo dire che ne è valsa la pena. Nella massima categoria all’Androni Venezuela prima e alla Cannondale poi è cresciuto molto, grazie al lavoro con il preparatore Cristiano Valoppi, che ha iniziato a seguirlo quando era tecnico delle Fiamme Azzurre e continua anche ora che si occupa della nazionale argentina. Quest’anno ha fatto quel salto di qualità che non ci aspettavamo neanche noi arrivasse così presto, pensavamo gli servisse un altro anno per maturare così tanto. Alessandro ha 28 anni, non è giovanissimo, ma nelle ultime stagioni ha fatto passi da gigante».

Che corridore può diventare?
«Il futuro è tutto suo. Per quanto ha dimostrato è giusto che parta come spalla di un capitano importante e sfrutti le giornate libere che gli vengono concesse. Non è ancora un leader che può assumersi la responsabilità della squadra, ma magari lo diventerà. Per qualcuno non sarà un vincente, ma se gli si concedono due giornate libere in un grande giro ha dimostrato che una tappa la vince. Al fianco di Nibali l’avrei visto bene perchè è un corridore di un’affidabilità micidiale. È serio, in tutti i sensi, non tradisce, non è un chiacchierone. La squadra che l’ha preso ha fatto un buon affare».

Che impressione hai avuto quando l’hai incontrato la prima volta?
«Ho subito pensato che avesse un caratteraccio di prima categoria. Diciamo che al primo impatto ho capito che il carattere c’era. Spesso è scontroso, è molto permaloso e puntiglioso, ma è un ragazzo di cuore. Ce lo mette sempre al 100%. Come detto è serio e leale. Io gli avrò insegnato qualcosina, ma il merito è tutto di chi l’ha cresciuto: mamma Enrica e papà Renzo. Ormai lo conoscete anche voi, sapete com’è. Non serve che io aggiunga altro».

Che effetto ti fa vederlo correre tra i migliori ciclisti al mondo?
«Sono felicissimo per lui e un po’ anche per me. Solo io ci ho creduto che ce l’avrebbe fatta. Non sai quante volte mi sono sentito dire che non era un corridore, che non era un vincente, che non sarebbe arrivato da nessuna parte, che avevo scommesso sul cavallo sbagliato. Quante volte ho ingioiato il rospo, sentito l’amaro in bocca, ma avevo ragione io. Avete visto che razza di corridore è venuto fuori? Si sono ricreduti tutti, li abbiamo obbligati a farlo».

Come prosegue l’attività del Cycling Team Friuli, la culla in cui è cresciuto Alessandro De Marchi?
«Bene, abbiamo appena concluso i Campionati Italiani su Pista e ora ci accingiamo a chiudere questa stagione con le ultime corse in calendario. Per l’anno prossimo abbiamo deciso che rinnoveremo totalmente la squadra evitando la doppia attività, è troppo dispendioso dividere la squadra su più gare. Manterremo 4-5 giovani che sono già tesserati con noi e avremo in totale 10-12 corridori invece che 18 come quest’anno. Il nostro non è uno squadrone blasonato che conta 20-30 atleti e vince 50 corse l’anno, noi scopriamo talenti. Non abbiamo possibilità economiche come Zalf, Trevigiani e compagnia bella ma offriamo ai nostri ragazzi un calendario importante che permette loro di confrontarsi all’estero con le Continental. Solo così i nostri giovani possono davvero crescere. Non mi interessano i numeri, ma gli uomini. Non è un caso che la nostra società è quella che conta più laureati in assoluto. Ai ragazzi su cui investo mi interessa offrire un percorso che li porterà ad essere pronti per il futuro, sia che continuino nel ciclismo che si realizzino in un altro campo. Mi vengono in mente tanti ragazzi dell’età di Alessandro che nelle categorie minori vincevano 10-15 corse all’anno e ora non si sa che fine abbiano fatto... Sai l’anno in cui Alessandro è passato professionista quante gare aveva vinto? Una appena, ma guarda dove è arrivato». E chissà dove arriverà il Rosso d’Italia.

di Giulia De Maio, da tuttoBICI di ottobre
http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...73532&tp=n
 
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#3
Alessandro De Marchi: «Un virus mi ha fatto perdere 3 kg»
Doveva correre in Oman, ma è rientrato oggi in Italia

Una caduta nella prima tappa del Qatar (nella foto) che gli è costata tre punti di sutura sotto il mento, ora un brutto virus che gli ha procurato una violenta gastroenterite che l’ha costretto a saltare il Giro dell’Oman: per Alessandro De Marchi, la nuova stagione con la maglia rossonera della BMC è iniziata un po’ in salita.
«C’è di peggio – spiega a tuttobiciweb.it il corridore friulano, autentica rivelazione nella scorsa stagione, appena atterrto in Italia -. Mi sono sentito male sabato, quando dal Qatar ci siamo trasferiti in Oman. Ho preso un virus terribile, che mi ha svuotato come poche volte mi era capitato. In un solo giorno ho perso 3 kg e il medico della nostra squadra mi ha consigliato di tornare a casa. L’importante è recuperare bene in vista delle prossime corse».

A proposito di corse, come è il tuo programma?
«Strade Bianche, poi Tirreno-Adriatico e Sanremo. A quel punto faremo il punto per il prosieguo di stagione. La cosa però importante è che adesso sto già molto meglio e il problema è stato superato. Come si dice in questi casi, meglio che mi sia successo ora che più avanti, quando il gioco si farà più duro». E i duri, come Alessandro, saranno chiamati a giocare.

tuttobiciweb.it
 
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#4
Alessandro De Marchi, il suo tallone d'Achille? La tendinite
Fermo da tre settimane, il rosso di Buia pensa al rientro

È fermo ai box, da alcune settimane. Alessandro De Marchi non può dire di essere ultimamente molto fortunato. Come dice lui «per cinque anni non ho mai avuto un raffreddore, ora sto pagando qualche arretrato con la sorte».

Il «rosso di Buia», che da quest’anno veste la maglia rossonera della Bmc, è alle prese con una fastidiosissima tendinite al tendine d’Achille del piede destro. «Tutto è incominciato dopo la Sanremo, quando stava arrivando il mio momento, quelle delle classiche del nord – spiega a tuttobiciweb.it il corridore friulano -. Invece, a causa di questo problema, che inizialmente sembrava di poco conto, mi sono dovuto fermare. Prima sette giorni, poi, visto il persistere del problema, altre due settimane ricche di terapie di ogni genere».

Ma quale può essere la causa di questo problema? «È difficile dirlo con precisione – spiega il friulano -, probabilmente una vecchia storta sulla stessa caviglia rimediata a dicembre. Sembrava tutto risolto, invece probabilmente è rimasta una botta latente».

Devi farti però benedire…
«Invece io mi considero molto fortunato, perché sono in una grande squadra, che ha preso subito molto seriamente il problema. Il dottor Massimo Testa è il mio punto di riferimento, così come il nostro osteopata belga, David Bombeke. Da lui sono rientrato qualche giorno fa, dopo aver sostenuto nel suo centro di riabilitazione nei pressi di Anversa, alcune terapie».

Quando pensi di tornare in bicicletta?
«Prima devo finire il ciclo di tecarterapia, ma venerdì provo a verificare come stanno andando le cose con un giro in bicicletta. Se il test dovesse andare bene, allora si comincerebbe a ragionare».

Programma di rientro?
«Devo discuterne con Valerio Piva e Fabio Baldato, ma devo prima verificare se il problema è stato risolto. In ogni caso dovrò rimboccarmi le maniche e mettermi poi al lavoro per recuperare il tempo perso, l’obiettivo è uno e uno solo, farsi trovare pronto e a puntino per il prossimo Tour de France. Ma prima fatemi verificare come vanno le cose. Entro la fine di questa settimana ne saprò certamente qualcosa di più anch’io».

tuttobiciweb.it
 
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#5
De Marchi: «Oggi ho fatto un giretto in bici, speriamo bene»
Il corridore friulano è fermo da mesi per un problema al tendine

Oggi ha fatto il suo primo giretto in bicicletta. Un ora di sella, per provare quel tallone d’Achille che l’ha messo davvero in ginocchio. Alessandro De Marchi non stappa prosecco ma incrocia le dita. «Speriamo che sia la fine di un incubo e l’inizio di una storia che io ho lasciato a metà – spiega a tuttobiciweb.it il rosso di Buia -. Questa infiammazione, probabilmente trascurata, mi ha fatto davvero penare ma ora spero proprio che il peggio sia alle spalle. L’infiammazione è risolta, ora devo solo stare attento a non forzare la situazione. Devo avere pazienza, anche se per uno come me, piuttosto insofferente all’inattività, non è assolutamente cosa facile».

Come ebbe modo di dirci lui qualche settimana fa, nel pieno del suo problema «per cinque anni non ho mai avuto un raffreddore, ora sto pagando qualche arretrato con la sorte». E il rosso della Bmc ricorda: «Tutto è incominciato dopo la Sanremo, quando stava arrivando il mio momento, quelle delle classiche del nord. Invece, a causa di questo problema, che inizialmente sembrava di poco conto, mi sono dovuto fermare. Prima sette giorni, poi, visto il persistere del problema, altre due settimane ricche di terapie di ogni genere. Di settimana in settimana, sono arrivato ad oggi, con un Giro finito e un Tour che è alle porte. Se ci penso mi viene da piangere».

La domanda è sempre la stessa: quale è stata la causa di tutto questo? «È difficile dirlo con precisione – spiega il friulano -, probabilmente una vecchia storta sulla stessa caviglia rimediata a dicembre. Sembrava tutto risolto, invece probabilmente è rimasta una botta latente. Una cosa però è certa e ci tengo a dirlo senza tanti giri di parole: le scarpette non c’entrano assolutamente».

Se gli si chiede quando pensa di tornare alle competizioni, lui sospira… «Intanto speriamo che tutto vada per il meglio. A questo punto è necessario guarire bene, non posso forzare prima del tempo. Sarei comunque contento di rientrare alle corse a metà luglio, anche solo per riassaporare il gusto del gruppo e sentire il vento in faccia. Poi, l’obiettivo è essere al via della Vuelta, ma a questo punto, dopo tanti patemi, non ho voglia di fare programmi. Calma e sangue freddo e già che ci sono incrocio le dita».

tuttobiciweb.it
 
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#6
De Marchi: incubo terminato, giovedì torna a correre
Il friulano è fermo dalla Sanremo per una tendinite

L'incubo finalmente sta per finire: Alessandro De Marchi è in partenza per il Belgio e giovedì disputerà il Gp Pino Cerami. Sarà un momento importante per il "rosso di Buja" che non corre dalla Sanremo a causa di una tendinite al tendine d'Achille.
Un mese fa, De Marchi aveva detto a tuttobiciweb: «È necessario guarire bene, non posso forzare prima del tempo. Sarei comunque contento di rientrare alle corse a metà luglio, anche solo per riassaporare il gusto del gruppo e sentire il vento in faccia. Poi, l’obiettivo è essere al via della Vuelta, ma a questo punto, dopo tanti patemi, non ho voglia di fare programmi».
Il programma è stato rispettato, ora aspettiamo il friulano della BMC ad una grande seconda parte di stagione.

tuttobiciweb.it
 
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#7
Oggi il cugino piccolo di De Marchi ha vinto la quarta tappa del Giro della Boemia dopo una fuga di 170 km. Buon sangue non mente Nono
 
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#8
De Marchi, il rosso di Buja è tornato
«Anno difficile, ma ho imparato molto. E nel 2016...»

«Ma il ragazzo continuava a pensare al tesoro. Quanto più si avvicinava al proprio sogno, tanto più le cose diventavano difficili. Non funzionava più quella che il vecchio re aveva definito come la “fortuna del principiante”. Quello che valeva adesso, e lui lo sapeva, era la prova della perseveranza e del coraggio di colui che ricerca la propria Leggenda Personale. “Non esser impaziente”, si ripeté il ragazzo. “Come ha detto il cammelliere, man­gia quando è l’ora di mangiare. E cammina quando è l’ora di camminare”.

Alessandro De Marchi ha letto più e più volte questo passo de L’alchimista di Paulo Coelho, uno dei libri che gli hanno tenuto compagnia nel periodo di stop forzato. Per uno come lui, piuttosto insofferente all’inattività, non è sta­to assolutamente facile stare a casa, fermo, ad aspettare che l’infiammazione al tallone d’Achille guarisse perché se è vero che ci vuole un gran fisico per correre dietro ai sogni, a volte serve anche un pochino di pazienza. Il Rosso di Buja l’ha avuta ed è riuscito a cogliere anche gli aspetti positivi dell’infortunio che gli ha condizionato la prima metà abbondante della stagione, per poi tornare in gara più forte di prima.

Quattordicesima tappa della Vuelta, vittoria di De Marchi.
«La più bella e importante della mia carriera. Una bella sorpresa perché non mi aspettavo di essere così pimpante dopo poco tempo dal rientro alle corse. Non mi aspettavo di raccogliere subito soddisfazioni così grandi, anche se sapevo di aver fatto il massimo nel poco tempo avuto per farmi trovare pronto all’ultimo grande giro di stagione. Ho vinto più di testa che di gambe, non credo fossi il più forte quel giorno, ma mi serviva una svolta in un’annata fino ad allora storta. Dico che questo successo ha un valore maggiore rispetto a quello di Alcaudete di un anno fa e degli altri traguardi raggiunti, perché mi ha dato la consapevolezza di essere tornato ai livelli che avevo raggiunto un anno fa, cosa che non era affatto scontata visto che dal 1° aprile al 10 giugno praticamente non avevo potuto salire in bici».

Un rientro poderoso, che non è valso però il biglietto aereo per Richmond.
«Onestamente mi ha stupito la reazione della gente quando il Ct Cassani ha ufficializzato i nomi degli azzurri, io avevo già parlato con Davide e intuito la sua idea, perciò non mi ha sorpreso e non mi sento di criticare le sue scelte tecniche. Mi aveva detto che il percorso era troppo semplice per un corridore delle mie caratteristiche e che, per come voleva impostare la corsa, aveva bisogno di uomini che facessero un lavoro diverso da quello che potevo mettere sul piatto io. Non avermi convocato ci sta, ancor più dopo la stagione tribolata che ho vissuto. Ora è vero che sto bene ma i risultati che ho ottenuto sono arrivati tutti in montagna. La squadra schierata ha dimostrato il suo valore, non ha senso spendere altre parole. L’Olimpiade di Rio? Quello sì è un appuntamento a cui tengo. Sarà che vengo dalla pista, disciplina per cui i Giochi Olimpici sono importantissimi, ma i cinque cerchi hanno sempre avuto un grande fascino ai miei occhi. A maggior ragione se il percorso della prova in linea è impegnativo come dicono: cercherò di farmi trovare pronto, anche perché la data post Tour de France è congeniale. Davide sa come corro e cosa posso dare quando sono al cento per cento».

Il bilancio del tuo 2015?
«Agonisticamente parlando ho perso metà stagione perché ho buttato via parecchi mesi dietro a questa famigerata tendinite. Tutto è incominciato dopo la Sanremo, quando stava arrivando il mio momento, quello delle classiche del nord. Invece, a causa di una infiammazione al tendine d’Achille del piede destro, che inizialmente sembrava di poco conto, mi sono dovuto fermare. Prima sette giorni, poi, visto il persistere del problema, altre due settimane ricche di terapie di ogni genere. Di settimana in settimana, sono arrivato a guardare sia il Giro che il Tour in tv. Probabilmente il tutto è stato causato dal sommarsi di due fattori: una vecchia storta sulla stessa caviglia rimediata a dicembre quando mi stavo allenando con la bici da crono e ad un problema ai denti del giudizio, che mi ha causato stress a livello del collo e della schiena, che si è sfogato nel mio punto debole, il tendine d’Achille appunto. Una cosa però è certa e ci tengo a ribadirla senza tanti giri di parole: le scarpette non c’entrano assolutamente».

È stato un anno da buttare?
«No, assolutamente. Questo infortunio mi ha portato indubbiamente cose negative, mi ha fatto perdere giorni di allenamento e gare, che sono fondamentali per noi corridori, però mi ha permesso in tre mesi di riassaporare le cose importanti della vita: lo stare con la mia famiglia (mamma Enrica, papà Renzo e il fratello minore Francesco, ndr), al mio paese, a casa. Dietro alla mia vittoria alla Vuelta c’è anche questo. In fondo possono capitare problemi ben peggiori, il mio stop è stato lungo ma non doloroso. Questa pausa mi è servita molto, mi ha insegnato che ci sono persone su cui posso contare sempre nel bene o nel male, che tengono a me davvero e non solo perché sono salito sul podio di Parigi come corridore più combattivo del Tour de France. A chi devo dire grazie? In primis alla BMC che mi ha assistito come meglio non potevo desiderare, ha avuto pazienza nell’aspettarmi e mi ha assecondato nel gestire il problema e in generale a chi mi è sempre stato vicino. Alla mia famiglia: ho iniziato a correre da G1, quando dopo aver partecipato a una gim­­kana promozionale organizzata a scuola, mi sono innamorato delle due ruote e senza i miei genitori già allora non sarei andato lontano. Dico grazie alle tante persone dell’ambiente delle due ruote, a chi mi segue negli allenamenti, ai fisioterapisti che mi hanno rimesso a nuovo e a tutti coloro che mi hanno supportato e per me, dopo quest’esperienza, sono diventati ancora più importanti».

E per l’anno prossimo cosa hai in mente?
«I punti cardini del mio 2016 vorrei fossero il Giro, il Tour e l’Olimpiade. La corsa rosa torna in Friuli, con una bella tappa, la tredicesima da Palmanova a Cividale, che passa vicino a casa e sembra tosta come piace a me. Ho partecipato alla corsa rosa solo al mio primo anno nella massima categoria, nel 2011 quando militavo all’Androni. Ai tempi della Cannondale la “corsa più dura del mondo nel paese più bello del mondo” passava giusto davanti a casa mia mentre io ero in Norvegia a gareggiare. Enzo Cainero, responsabile delle tappe friulane, me l’ha perdonata solo perché al Tour andai bene, mi sono salvato in corner con il numero rosso (ride, ndr). La Grande Boucle è indescrivibile, non si può paragonare a nulla però da italiano avverto il Giro come la “nostra” corsa, dopo anni di Tour e Vuelta provo il desiderio di tornare a disputare la corsa rosa. Mi piacerebbe godermi la tappa di casa per vivere quest’esperienza. Impazzirei di gioia a passare con il Giro d’Italia tra la mia gente».

Giulia De Maio, da tuttoBICI di ottobre
http://www.tuttobiciweb.it/index.php?pag...&cod=84464
 
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#9
Alessandro De Marchi rinnova con la BMC
Il 2017 sarà la terza stagione di Alessandro De Marchi in maglia BMC Racing Team. Il corridore friulano, che proprio ieri è convolato a nozze con la fidanzata Alessandra, continuerà dunque a militare per la compagine statunitense diretta da Jim Ochowicz.

Proprio il general manager del team ha dichiarato: «Alessandro è uno dei corridori fondamentali nei grandi giri per supportare i capitani e per andare alla ricerca dei successi di tappa. È esattamente il tipo di corridore che ci piace».

Dal canto suo il “Rosso di Buja” ha aggiunto: «È un piacere per me continuare a correre e a crescere in una realtà importante come questa. Sono convinto di essere nel team giusto e spero di poter dare ancora di più alla causa comune nella prossima stagione».

Nei giorni scorsi il team aveva annunciato il rinnovo dello statunitense Joey Rosskopf, recentemente protagonista al Tour du Limousin.

cicloweb.it
 
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#10
A sapere prima del matrimonio provavo ad "infiltrarmi" dato che ero a due passi da li  Asd
C'era pure Viviani e la Cecchini
 
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