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Elisa Longo Borghini
#1
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#2
L'intervista: «La maglia bianca un punto di partenza» - Elisa Longo Borghini, il Giro ed il futuro

Timida ed estroversa, riservata ed aperta al mondo, determinata e così modesta, spesso terribilmente umile. Elisa Longo Borghini è così, prendere o lasciare. In lei c'è il bianco ed il nero, la battuta scherzosa ed il momento serio. Eppure dopo il Giro d'Italia c'è davvero molto più bianco che nero in casa Longo Borghini: una maglia conquistata dopo tre tappe e portata sino alla fine, lottando con le migliori (ma lei non l'ammetterà mai), restando con le più forti, correndo da leader, o da battitore libero, che dir si voglia, era lì davanti. Alla fine arriva anche un 9° posto nella generale per colei che insieme a Rossella Ratto rappresenta il futuro dell'Italia, o almeno una grandissima e molto concreta speranza, nelle gare a tappe. Rielaborato il fatto di essere stata la miglior giovane della corsa rosa, Elisa ci racconta il suo Giro. E non solo quello.

Domanda semplice semplice: come si vince una maglia bianca al Giro?

«All'inizio volevo semplicemente testarmi, tutto qui. Emma Johansson avrebbe preparato le Olimpiadi e quindi non era intenzionata a fare classifica. Tutte noi perciò avremmo avuto carta bianca ed io ho provato a stare con le prime».

Hai conquistato quasi subito la bianca, a Castiglione dei Pepoli, e non l'hai più mollata.
«È vero, ma anche perché la mia diretta avversaria, Alena Amialiusik, è incappata in una caduta a Montecatini ed ha perso molto tempo».

Già a Castiglione dei Pepoli però l'avevi staccata e non di poco.
«Di due minuti e mezzo, sì. È stata una brava avversaria ma è uscita troppo presto dalla lotta per la maglia. Nonostante ciò io non ero sicura di portare a casa questo primato. Soltanto quando ho tagliato il traguardo di Bergamo ne sono stata certa».

Insomma, parti per testarti e torni come miglior giovane.
«Sì, essendo libera da troppi compiti di gregariato nei confronti di Emma volevo provare davvero a capire dove sarei potuta arrivare. A Castiglione dei Pepoli ho avuto la consapevolezza di poter stare con le prime. Magari non con le prime tre della classifica ma con le immediate inseguitrici. Il giorno dopo, a Montecatini, mi son sentita ancora meglio. E una volta che ho conquistato la maglia bianca mi sono detta: 'Beh, siamo in ballo. Balliamo'. E così l'ho difesa fino alla fine».

Cosa rappresenta per te la maglia bianca?
«Un punto di partenza... Un punto di partenza per lavorare e migliorare ancora negli anni a venire, anche se so che non sarà facile. E mi dà tanta voglia di fare, ecco».

Chi ti segue assiduamente nota che quest'anno sei davvero più forte dell'anno scorso.
«È vero, mi sento cresciuta e non di poco. Nel 2011 ho corso più che altro per imparare e devo ringraziare la Top Girls di Lucio Rigato che mi ha permesso di prender parte alle gare del calendario internazionale. Quest'anno con l'Hitec ho acquisito una visione tattica migliore, ad esempio, e dovendo aiutare Emma Johansson, portarla davanti nelle fasi cruciali della gara, sono obbligata a stare in prima fila su quasi ogni terreno. A volte sembra che mi riesca in modo facile ma di certo in gara non si è mai tranquilli».

Miglioramenti anche a cronometro. Hai fatto seconda agli italiani, ad esempio.
«Già, mentre l'anno scorso gli italiani a crono non li avevo nemmeno disputati. Invece anche l'Hitec, che sulle crono lavora molto, mi ha spinto a testarmi, come del resto ha fatto con ogni singola ragazza. Con il mio preparatore Paolo Slongo, che mi segue sempre ed in modo davvero ineccepibile, abbiamo discusso molto del fattore cronometro».

E cosa avete concluso?

«Che valeva la pena applicarsi di più in questa disciplina che come ho sempre detto non mi piace e forse non mi piacerà mai. Però può risultare davvero utile e nelle corse a tappe è talvolta determinante. Quindi nei giorni in cui dovevo fare il medio uscivo con la bici da cronometro ed anche a Livigno, nel ritiro con la Nazionale, me la son portata, svolgendo i miei lavori».

Appena conclusa una corsa a tappe di nove giorni quali sono le tue sensazioni?
«Rispetto all'anno scorso sono molto migliori. Logico, nei giorni immediatamente successivi alla corsa non ho fatto asssolutamente nulla ma già ora sento di esserne uscita meglio e di essermi stancata dopo. Ovviamente ciò va rapportato anche ad un Giro meno complicato rispetto a quello del 2011».

Senza cime mitiche ma non certo facilissimo.
«Sì, mancavano le vette dai nomi altisonanti ma le salite le abbiamo trovate ed il ritmo, sin dalla partenza, è stato elevato in ogni tappa. Insomma, era un Giro light ma non semplice, eppure ne esco meglio. Mi sono stancata dopo. Prendiamo un'altra corsa come paragone, l'Emakumeen Bira 2011: dopo due o tre tappe ero veramente affaticata, quest'anno non ho corso nei Paesi Baschi ma al Giro mi sono gestita bene e la stanchezza s'è fatta sentire più tardi. E mi sento migliorata anche nel recupero».

Ossia?

«Niente di particolare; dormivo meglio la notte, mi svegliavo più rilassata. Sono tutte piccole cose che hanno una grande importanza nei dieci giorni di gara».

Hai mai avuto una giornata no o una estremamente positiva in questo Giro?
«Partiamo dalla giornata no: all'ultima tappa, nei primissimi chilometri, non mi sentivo bene, avevo mal di stomaco. Poi ho digerito, le gambe hanno iniziato a girare bene ed ho anche chiuso settima. La giornata migliore invece è stata senza dubbio quella in cui ho capito che potevo restare con le migliori, quindi la terza tappa, a Castiglione dei Pepoli».

Secondo te cosa dovresti migliorare per primeggiare nelle corse a tappe?
«Penso che l'età giochi molto in una corsa a tappe. Prendiamo Rossella Ratto: a soli 18 anni ha corso il suo primo Giro, chiudendo al 14° posto, eppure è una prova molto buona, migliorabile con il tempo. Innegabile, in una corsa a tappe ci vuole costanza, me ne sto rendendo conto quest'anno. Per i miei progressi credo che la maturità fisica sarà la chiave di volta per fare davvero bene nelle gare a tappe. E poi devo migliorare negli sprint...»

Sulle volate torneremo. Per quanto riguarda la maturità fisica invece a che livello ti senti?
«Direi ad un 75%. C'è ancora molto da fare. Per esempio, in questo 25% che mi manca c'è da perdere qualche chilo di troppo. Non sarò mai una scalatrice, questo lo so, però è una cosa che potrebbe facilitarmi in salita».

Tu sei una che sale di potenza.
«Di disperazione, più che altro...»

Incomincian le dolenti note: gli sprint. Qualche miglioramento in un anno s'è visto.
«Qualcosa sì. Anzitutto li affronto con maggior grinta, che non guasta mai. Inoltre in inverno ho svolto alcuni lavori specifici: partenze da ferma, volate, giusto per migliorare il mio spunto. Sta funzionando ma so che devo ancora lavorarci».

Da lunedì il Thüringen Rundfahrt ed un percorso che ti si addice.

«Ci sono due crono, per il resto sono quasi tutte tappe con salite brevi, talvolta ripetute. Sulla carta è un percorso adatto a me ma in un grande giro a tappe ci sono mille variabili che possono condizionare la tua prestazione».

Seguiranno gli Europei ed i Mondiali.

«Piano, piano. Dei Mondiali non s'è ancora parlato con il CT Salvoldi, anche se il percorso mi piace molto e l'abbiamo in parte affrontato nello scorso Holland Ladies Tour. Gli Europei invece li correrò».

Dovrebbe essere un piattone ventoso. Le condizioni dell'Olanda sembrano esserti favorevoli.
«Non so, io ho corso di più in Belgio dove il clima è diverso. In nessuna gara ho mai trovato troppo vento e percorsi pianeggianti. Però ho corso in Olanda l'anno scorso, all'Holland Ladies Tour, e sono riuscita a rimanere nel secondo gruppo. Bisognerà vedere come si svolgerà la corsa, perché non sempre un tracciato semplice è sinonimo di corsa semplice. Il vento olandese poi è particolare, spesso molto forte, è facile rimanere nei ventagli».

Hai visionato anche il tracciato olimpico. Sarai riserva ma cosa ci puoi dire?

«Sarò riserva, già, ma all'Olimpiade andranno quattro atlete meritevoli, esperte, all'altezza, insomma. Il tracciato è molto ondulato e correre su un percorso così in 75 non è la stessa cosa che gareggiarvi in 120, anche questo giocherà molto. La Box Hill non è troppo impegnativa, chi vorrà provare ad attaccare lì non guadagnerà più di 20". Vedendo però come va la Vos in discesa o la Arndt in pianura non escludo che il gruppo si possa spaccare proprio là. Per me, che dire. Correre sulle strade che assegneranno delle medaglie olimpiche è stato un onore ed ho imparato il percorso metro per metro. Casomai ci fossi dovuta tornare a fine luglio...»

Chi ci sarà è invece la tua capitana Emma Johansson. Sembrate molto unite.
«È vero. Stimavo Emma già prima di venire all'Hitec ma qui ho scoperto una persona che, oltre a dare il 110% in ogni gara, sa sempre consigliarti bene. Ad inizio anno le chiesi come andare sul pavé e lei rispose: 'Che problema c'è? Spingi, spingi e quando fai fatica spingi ancora di più'. È stato un consiglio saggio ed abbastanza divertente. Per le corse a tappe mi ha suggerito tante cose che già mio fratello Paolo mi aveva detto. Piccole cose, come bere molto durante e dopo la tappa, riposare il più possibile. Quei dieci minuti di sonno durante il trasferimento, ad esempio, possono fare la differenza. Insomma, oltre ad andare davvero forte Emma è sempre pronta a darti un consiglio».

Ultimamente hai parlato di arrivare al livello delle primissime. Ma questa Vos si può battere?
«La Vos si batte. Come? Con il tempo e con i pedali, andando più forte di lei e tagliando per prima il traguardo. Sembra non avere punti deboli ma quest'anno ha dimostrato di faticare un po' di più in salita. Veniva da un infortunio recente, d'accordo, però sono convinta che tra un po' di tempo sarà battibile. Lo spero per noi ragazze, almeno».

Per te il suo dominio ammazza il movimento femminile oppure è uno stimolo a migliorarsi?
«Non l'ammazza, il movimento. Anzi, è un modello per tutte noi; di organizzazione, di allenamento, di costanza. Atlete come lei non si possono che ammirare».

Per concludere, nel tuo percorso di crescita hai mai dubitato di poter arrivare al livello delle prime?
«No, mai! Ho ben chiaro in testa il mio obiettivo, la mia meta. Di conseguenza ci ho sempre creduto e ci credo tuttora».

Francesco Sulas

cicloweb.it
 
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#3
Elisa Longo Borghini e il Trofeo Binda a "Novanta Minuti"
In diretta questo pomeriggio alle ore 17

TV | Appuntamento stasera su Raisport 1 per tutti gli appassionati di ciclismo femminile; Elisa Longo Borghini, vincitrice del trofeo Alfredo Binda 2013, e Mario Minervino, presidente della Cycling Sport Promotion che organizza l’evento valido per l’assegnazione della Coppa del Mondo donne, saranno ospiti della trasmissione televisiva Novanta Minuti in onda in presa diretta a partire dalle ore 17. Elisa Longo Borghini, che dopo il successo nel trofeo Binda si è classificata quarta nel Giro delle Fiandre, sarà in collegamento dagli studi di Milano mentre Minervino sarà ospite negli studi di Saxa Rubra. Si parlerà non solo del successo organizzativo della Coppa del Mondo e dell’entusiasmo che la Longo Borghini sta suscitando in questo momento ma anche del prossimo impegno organizzativo della Cycling Sport Promotion e di Mario Minervino; il campionato italiano donne elite in programma domenica 23 giugno in provincia di Varese.
tuttobiciweb.it
 
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#4
Elisa Longo Borghini, stagione finita
Frattura alla cresta iliaca per la piemontese

Il 2013 ciclistico di Elisa Longo Borghini è già finito. Sulle stesse strade sulle quali aveva colto a marzo il suo successo prestigioso - sempre sotto l'acqua, fuga vincente nel Trofeo Binda - la piemontese della HiTec è stata vittima ieiri di una brutta caduta in discesa, nella quale è finita sotto il guardrail di bordo strada. Ricoverata all'Ospedale di Circolo di Varese con una profonda ferita all'addome lunga 20 centimetri, Elisa è stata poi sottoposta a radiografie che hanno evidenziato per lei la frattura della cresta iliaca. Addio GiroRosa, dove fra l'altro l'attendeva una tappa sulle strade di casa, e addio secondo parte di stagione. Forza Elisa, ti aspettiamo presto.

tuttobiciweb.it
 
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#5
Gp Plumelec e Gooik- Geraardsbergen- Gooik
02/06/2014 / elisalongob

Il mio ultimo week end è stato pareccho intenso: due gare, tre aerei – uno dei quali perso – e nove ore di auto.

Sabato ho corso in Bretagna il GP Morhiban- Plumelec, a casa della mia compagna Audrey Cordon e nella regione più ciclistica di tutta la Francia dove il tifo è stato a dir poco spettacolare. La salita finale era un carnevale di bandiere bianconere bretoni e un coro di incitamenti alla “mia” francese preferita. E’ stato bellissimo, soprattutto perchè dopo un ottimo lavoro di squadra siamo arrivate al traguardo insieme io ed Audrey. Oltre ad una vittoria di tutto il team è stata una soddisfazione immensa per me vedere un’amica così felice e fiera di aver vinto di fronte al suo pubblico, alla sua famiglia e a tutti i suoi amici.


Appena finita la gara siamo saltate in ammiraglia e ci siamo dirette in Belgio, dove siamo state chiamate all’ultimo per correre la Gooik- Geraardsbergen- Gooik, una delle gare che conosco meglio in assoluto perchè si svolge nell’area di Ninove dove passo la maggior parte della primavera. Nel percorso erano inseriti il Muur e il Bosberg – che spero vengano presto rimessi al Giro delle Fiandre- e proprio in quei due punti si è decisa la gara. Siamo rimaste prima in cinque: Vos, Johansson, Gunnewijk, la mia compagna Ashleigh Moolman ed io. Il finale invece è stato a tre e la vittoria è stata di Marianne Vos davanti ad Emma Johansson e me. Come sempre mi sono dimostrata un’ottima sprinter (almeno mi sono consolata con i GPM!). Anche domenica la nostra squadra è stata molto attiva e oltre al mio terzo posto abbiamo raccolto una quinta posizione con Ashleigh che ha preceduto di pochi secondi il gruppo regolata dalla “cangura” Chloe Hosking, ottima sesta.

Il post gara è stato caotico perchè dopo il podio, l’antidoping e la corsa in aeroporto per non perdere il volo, ho scoperto di non essere tra la lista dei passeggeri per Linate. Dopo una litigata con l’impiegato della Brussels Airlines, mi sono arresa al mio destino e ho raggiunto in albergo le altre mie compagne per poi prendere un altro aereo questa mattina. Adesso mi concentro per il campionato italiano a cronometro di sabato a Povegliano, in provincia di Treviso.

elisalongoborghini.wordpress.com
 
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#6
Un anno. Dodici mesi. Trecentosessantacinque giorni dopo.
21/06/2014 / elisalongob

E’ passato un anno.

Mi ritrovo a guardare la mia cicatrice sulla pancia. E’ lì tranquilla, quasi bianca. Mi sembra quasi impossibile che quella “cosa” lì fosse un taglio che faceva un male tremendo mentre cercavo inutilmente di rialzarmi per salire in bici e riprendere la mia gara.

Dodici mesi.

Me l’hanno detto subito quel giorno al pronto soccorso: “Elisa, sei proprio una persona fortunata. Non sappiamo come tu abbia fatto a non aprirti in due”. Ma a me che importa? Sono tutta arrabbiata perchè sono caduta, non posso muovermi e non so se posso tornare a correre entro la fine della stagione. A me proprio non frega un accidente di essere stata fortunata o meno, di aver rischiato di spezzarmi in due come un Oro Saiwa. A me girano le scatole a mille perchè sono al pronto soccorso e non sul podio del campionato italiano.

Trecentosessantacinque giorni.

Una fotografia su “La Gazzetta dello Sport” e un articolino in cui si dice che mi sono spatasciata contro un guardrail e che la mia stagione è finita. Ciao Giro, ciao Mondiali, ciao 2013. Ma sono proprio io quella ragazza tutta storta attaccata al paracarro? Ho ben capito perchè non riuscivo a sfilarmi da là sotto, sarà 20cm di altezza! Ma come ho fatto ad infilarmici? Manco un geometra. Ho proprio fatto un lavoro certosino, è vero che le cose o si fanno bene o non si fanno. Si deve avere stile. A parte questo, mi infastidisco. La mia stagione non è finita e ho appena iniziato una sfida con me stessa: il mondiale di Firenze deve essere corso. Devo guarire, mica stare in ospedale o nel letto, oh!

Adesso.Mi ritrovo a guardare la mia cicatrice sulla pancia. E’ lì tranquilla, quasi bianca. “Elisa, sei proprio una persona fortunata”. E stavolta mi rendo conto che è vero. Lo sono. Potevo aprirmi veramente in due ma Qualcuno ha deciso che mi sarei tagliata, ma fino ad un certo punto. Quel che basta per mettermi alla prova e per farmi affrontare una situazione difficile, che non è un esame all’Università o staccarsi in salita. Per farmi crescere. Per comprendere cos’è davvero soffrire, che non è il male alle gambe in una cronometro. Per accettare la sconfitta ed interpretarla come un momento di riflessione sui propri sbagli, come un nuovo inizio e non un punto morto al quale si è arrivati. Per farmi capire quanto sia davvero fortunata a vivere come vivo, a fare quello che faccio, ad avere quello che ho.

La mia cicatrice è lì tranquilla, quasi bianca. Ci ho litigato quasi un anno; in tanti mi hanno detto di toglierla facendo una plastica e ammetto di aver desiderato di farlo per parecchio tempo, ma alla fine ho iniziato ad andarci d’accordo perchè è parte di me: è quello che ero, quello che sono diventata e quello che sarò. E’ la MIA cicatrice e quando mi lamento di qualcosa lei è lì a ricordarmi che sono una ragazza fortunata.

Sono stata fin troppo profonda per i miei gusti, vorrei solo ricordarvi che il 29 correrò il Campionato Italiano a Varese e cercherò di non sdraiarmi. Inoltre so di aver messo il post prima del compleanno della mia cicatrice, ma oggi è il giorno di riposo e quindi mi sono messa ad aggiornare questo povero blog che inizia già ad essere trascurato!

Elisa


http://elisalongoborghini.wordpress.com
 
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#7
visto che vi avevo accennato l'altro giorno e che Nibali oggi ha parlato di strisce verticali-orizzontali, ecco qua la maglia di campionessa italiana di Longo Borghini

[Immagine: 2vxr3hg.jpg]
(lastampa.it)
 
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#8
è brutta lo stesso sta maglia eh
 
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#9
Doveva vincerla qualcuna dell'Estado de Mexico (una a caso Asd ), che ci sarebbe andata di lusso Sese Asd
 
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#10
Quella in linea l'ha vinta una della Estado de Mexico Sweat
Il problema è che se vince anche gli europei il tricolore mi sa che non lo si vedrà proprio quest'anno
 
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#11
Brutta parecchio pure questa eh, cambia solo il verso....
 
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#12
(07-07-2014, 10:03 AM)BidoneJack Ha scritto: Quella in linea l'ha vinta una della Estado de Mexico Sweat

Io guardavo solo la Ratto Asd
 
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#13
Elena Cecchini c'aveva la maglia delle Fiamme Azzurre ai Campionati Italiani
 
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#14
Elisa Longo Borghini: “Il movimento femminile cresce”
La piemontese è una delle nostre leader a soli 22 anni: “Si è alzato il livello generale, ma solo le prime 15 del mondo possono vivere di ciclismo. Io cambio squadra, avevo bisogno di nuovi stimoli”


Sul suo profilo Twitter, oltre all’invito “don’t curse the darkness, light a candle” (non imprecare contro l’oscurità, accendi una candela), appare il profilo “Italian girl who aims to become a cyclist” (ragazza italiana che aspira a diventare una ciclista). L’aspirante è Elisa Longo Borghini, 22 anni, professionista dal 2012, campionessa italiana crono 2014, bronzo ai Mondiali 2012 su strada e agli Europei crono 2012. Peccatrice in modestia.

Elisa, sei vittorie nel 2014. Voto?
«Un anno duro ma positivo. Cominciato con un po’ di stress fisico e mentale, concluso risentendomi quella di sempre. Anche ai Mondiali di Ponferrada, che però mi hanno lasciata perplessa: nel finale, davanti, non potevo fare nulla se non aspettare chi veniva da dietro. Aspettare e frenare non sono nella mia natura. Infine doppiamente dispiaciuta perché il quarto posto di Giorgia Bronzini ci ha lasciato vuote».

Nuova squadra: la Wiggle Honda.
«Dopo tre anni nello stesso club, la Hitec, era ora di cambiare aria e cercare nuovi stimoli. Voglio migliorarmi. Qui ci saranno ragazze più forti ed esperte, e lavorerò di più per la squadra, ma quando potrò fare io la corsa, avrò più aiuto e sostegno».

Obiettivi?
«Il Giro d’Italia. Magari la Freccia Vallone, che delle classiche è quella che più mi affascina. Altra storia sarà il Mondiale: il percorso di Richmond, negli Stati Uniti, a occhio mi si addice».

Nuova squadra, nuovo preparatore?
«No, con Paolo Slongo ci sono accordo e sintonia. La preparazione – carichi e scarichi, altura e gare - sarà calibrata in base agli obiettivi. Ricomincerò a metà novembre. Ma stare ferma è un problema: a me piace muovermi. Per non andare in bici, me la devono portare via. E’ proprio una questione di piacere. Pedalo anche per il solo gusto di andare, guardare, respirare».

Elisa, il movimento femminile?
«Si va avanti non solo a parole ma anche a fatti, a corse, a squadre. Dopo il Tour de France, che nel 2014, e lo ripeterà nel 2015, aveva organizzato la Course ai Campi Elisi a Parigi, il prossimo anno lo farà anche la Vuelta, a Madrid. La Rcs propone le Strade Bianche e il Tour of California dedicherà tre giorni soltanto per noi. La direzione è quella giusta. Il prossimo obiettivo potrebbero essere la Sanremo e il Lombardia: sarebbero una vetrina importantissima».

Si vedono molte più donne, in bici, sulle strade, anche quelle italiane.
«Non è una novità, ma una tendenza, anzi, un fenomeno sempre più forte».

Ma quante donne possono vivere di ciclismo?
«Poche. Direi le prime 15 della classifica mondiale, fra cui Giorgia e io».

A proposito di classifica, è la Vos che è stata ridimensionata o è la nuova campionessa mondiale Ferrand-Prevot che è un’altra Vos?
«Marianne Vos è fantastica. Ma è il livello generale che si è alzato. Ci sono altre olandesi. E altre francesi. E ci siamo anche noi».

Marco Pastonesi, gazzetta.it
 
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#15
Obiettivo Freccia Vallone per Elisa Longo Borghini

Intervistata da Piergiorgio Severini su Raisport 2 Elisa Longo Borghini ha dichiarato che il primo obbiettivo nel 2015 sarà la Freccia Vallone, corsa che ha detto di gradire particolarmente e che proverà a vincere dopo due podi consecutivi.

Per la prossima stagione l'ornavassese prevede la Wiggle Honda, sua nuova formazione, in grado di contrastare il dominio di Rabo Liv insieme con la Boels e la Bigla che pure si sono rinforzate notevolmente.
 
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#16
Longo Borghini: "Il Fiandre? Ho vinto 1.218 euro"
La piemontese torna in gruppo domenica e punta alla Freccia Vallone del 22: " Noi donne meritiamo di più"

Ancora una valigia da preparare. È il suo destino. Elisa Longo Borghini, vincitrice il 5 aprile del Giro delle Fiandre, torna in gara domenica nella Ronde Van Gelderland, in Olanda, e poi mercoledì 22 tenterà il bis in Coppa del Mondo alla Freccia Vallone. La 23enne piemontese di Ornavasso è la più internazionale delle nostre atlete, non solo perché parla inglese e si arrangia discretamente in olandese, francese, spagnolo, tedesco. Si è conquistata infatti il ruolo di ambasciatrice del movimento femminile che da un decennio miete successi ovunque. Intelligente, forte e determinata: Elisa in tre aggettivi è così. Ma qualche parola in più può aiutare a conoscere meglio la figlia di Guidina Dal Sasso, ex fondista azzurra, e sorella di Paolo, l'ex professionista.
coppa del mondo

Perché il Nord ciclistico è diventato la sua seconda casa?
"Dopo il primo anno alla Fassa Bortolo, sono passata alla norvegese Hitec (ora è al primo anno alla Wiggle Honda targata Wiggins, ndr) e facevamo base in Belgio, a Ninove. Un bed and breakfast carinissimo gestito da Ann. Avevamo i nostri mini appartamenti, in 2 o in 3 al massimo per ciascuna. Se non avessi fatto questo passo, mai sarei diventata l'atleta che sono adesso".

Che cosa le piace e che cosa non le piace di quelle zone?
"Per il ciclismo non hanno passione, ma dedizione. In ogni casa c'è una bici e non da passeggio, da corsa! E per i ciclisti si fanno in quattro. Non mi piace il clima. Guardavo il cielo nuvoloso, dicevo 'ancora una brutta giornata' e mi rispondevano 'guarda che è buona', solo perché non pioveva... Anche sull'alimentazione bisogna stare attenti. All'inizio mangiavo tanto pane, ero diventata un autobus! Poi ho imparato".

Lei è allenata da sempre da Paolo Slongo, l'allenatore di Nibali. Che rapporto avete?
"Ottimo. L'avevo conosciuto in Fassa. Paolo segue tanti atleti ma trova sempre il tempo anche per me, mi allena con attenzione e professionalità. È bravo e disponibile".

In corsa a volte dice di pensare troppo. Anche nella vita di tutti i giorni è così?
"Sì, sono molto riflessiva, introspettiva. Analizzo le situazioni sotto ogni aspetto, e mentre lo faccio magari l'occasione se ne va".

Per vincere è quasi condannata ad attaccare, visto che è debole allo sprint. Come la vive?
"Mi arrabbio un po', non mi piace essere più lenta di quasi tutte. Per questo sono sempre stata molto costante, ma ho vinto relativamente poco. Ne devo prendere atto, e cercare di inventare. Come al Fiandre".

Ci parli di quell'incidente al campionato italiano del giugno 2013 che le stava costando caro...
"Sì, ho rischiato la vita contro il guard-rail. È stato un momento molto difficile, ma allo stesso tempo sono cresciuta. Se rischi la pelle non fai più i capricci per cose banali. E poi la mia famiglia. Già l'adoravo, ho capito quanto fosse importante averla vicino".

In che condizioni è il movimento femminile? Le immagini della sua vittoria al Fiandre non sono andate in diretta...
"Stiamo crescendo, il livello sale. Quello delle immagini è la prima cosa da risolvere, perché attirerebbe sponsor. Almeno gli ultimi 25 chilometri delle gare di Coppa devono essere mostrate. Penso sia meglio vedere 10 ragazze forti che si prendono a sberle piuttosto che una fuga di ragazzi a 150 chilometri dal traguardo che vanno a 50 all'ora con il gruppo che va a 40. E poi, le squadre principali dovrebbero avere un team di donne".

Quanti soldi si guadagnano vincendo il Fiandre?
"Lo stesso che per ogni prova di Coppa del Mondo, cioè 1218 euro. Ora, è possibile che una donna guadagni lo stesso del ventesimo tra gli uomini? Nel 2015? Non è regolare".

La campionessa del mondo, la francese Pauline Ferrand Prevot, ci aveva detto che essere una numero uno non significa rinunciare alla propria femminilità. Che cosa ne pensa?
"Ha ragione. Prima che essere atlete, siamo donne. E sappiamo fare spettacolo. Venite alle gare o guardatele in televisione, sperando che si possa fare sempre più spesso. Le donne non deludono".

Ciro Scognamiglio, Gazzetta.it
 
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#17
la nuova Colnago V1-r di Longo Borghini per i campionati del mondo

 
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