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W le partenze all'estero
#1
W le partenze all'estero
Il Giro torna in Italia, c’è almeno un innegabile vantaggio: si chiude il piagnisteo patetico e demagogico di quelli che “come fa il Giro d’Italia a partire in Danimarca?”. In tutti questi giorni ci hanno rotto le scatole con le loro domande fintamente ingenue – “se si chiama Giro d’Italia, perché andare all’estero?” – e con i loro pistolotti moralisti, del tipo “è finita la visione romantica della corsa rosa, ormai domina il business”.
Ma tu pensa la scoperta. Ma tu pensa l’indignazione. Viviamo in un mondo e in un’era (glaciale) dove contano solo denari e interessi, la gente vende tranquillamente madri e figlie per un minimo guadagno, e proprio in mezzo a questo bel mondo evoluto soltanto il Giro d’Italia dovrebbe vivere di poesie e candori. Ma che vadano al diavolo, queste anime belle dal cervello seppiato. Non prendiamoci in giro, non raccontiamoci favolette: all’estero, quanto meno a Groeningen, ad Amsterdam, a Herning, restando agli ultimi tre sconfinamenti rosa, il Giro ha trovato sempre quello che in Italia fa sempre più fatica a trovare. Cioè calore umano di folle festanti, passione degli amministratori locali, finanziamenti cospicui, certi e puntuali. Soltanto quest’ultimo capitolo, ultimamente, non è cosa da poco: lo sanno tutti che tanti comuni italiani dei Giri passati ancora non hanno pagato il concordato, e chissà quando mai si decideranno a farlo, con i tempi che corrono. Passando poi al ramo passione popolare e festa rosa, non c’è proprio gara: le partenze in questi Paesi ciclofili è qualcosa che resta nel cuore e nella memoria. Tutte le comunità in strada, bandiere rosa ovunque, rosa le fontane, rosa le aiuole, rosa i capelli e le guance dei meravigliosi bambini biondi.
Questa è la partenza del Giro all’estero, là dove il Giro è ancora un evento storico. Un successone clamoroso e toccante. Dentro i nostri confini non si può sempre dire lo stesso. Ricordo alcune partenze gelide e imbarazzanti. Ricordo vigili incazzati come bisce perché devono lavorare agli incroci, automobilisti sclerati pronti a fare stragi di ciclisti, passanti che chiedono infastiditi quando saranno rimosse le transenne. Ostilità e tuttalpiù sopportazione, questi gli ingredienti umani di troppe partenze rosa. E più la località è grande, più è palpabile il disgusto. Io mi sono fatto una mia teoria, sull’impietoso confronto: all’estero non vedono l’ora che il Giro arrivi, in Italia non vedono l’ora che se ne vada. Questa la vera differenza.
Quanto poi alla domanda idiota – “se è un Giro d’Italia, perché portarlo all’estero” – non c’è bisogno di sprecare troppo tempo. Cerchiamo di esportare macchine sportive, moda, gastronomia, piastrelle, scarpe e borsette, perché mai non dovremmo esportare anche questa griffe sportiva, una delle ultime eccellenze che ci restano, soprattutto là dove la amano così tanto e dove ce la pagano così bene?
Lo confesso: sono solo felice di ricominciare a vagare per città, borghi e vallate del mio amatissimo Paese, il più bel Paese del mondo nonostante le devastazioni ottuse e palancaie dei suoi abitanti. Però questo non contrasta minimamente con il ricordo bellissimo di queste partenze emigranti: per qualche giorno, abbiamo riprovato il gusto e l’orgoglio di sentirci italiani, invidiati e applauditi da intere popolazioni. Per simili emozioni dovremmo pagare noi, invece ci pagano pure loro.

di Cristiano Gatti per tuttobiciweb.it
 
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#2
non si può che quotare per una volta

da fastidio che per partire all'estero poi non ci siano tappe al sud (cose che in realtà non si escludono l'un l'altra) però è un passaggio necessario per rendere il Giro più importante
 
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#3
Siamo anche seri, al Sud l'interesse per il ciclismo è di gran lunga inferiore che al nord.
Inoltre l'articolo coraggioso dice il resto, nulla da aggiungere!
 
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#4
Qui ti devo parzialmente correggere, è vero che al Sud il ciclismo è poco praticato e non ci sono corse, quando passa il Giro però le strade si riempiono di pubblico molto più che al nord, per lo meno riguardo all'aspetto "festaiolo" legato al Giro il pubblico del Sud non ha nulla da invidiare ai belgi o ai francesi
 
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#5
(09-05-2012, 12:33 PM)BidoneJack Ha scritto: Qui ti devo parzialmente correggere, è vero che al Sud il ciclismo è poco praticato e non ci sono corse, quando passa il Giro però le strade si riempiono di pubblico molto più che al nord, per lo meno riguardo all'aspetto "festaiolo" legato al Giro il pubblico del Sud non ha nulla da invidiare ai belgi o ai francesi

Chiedo scusa allora, io ho sempre sentito e letto che al Sud non ci fosse la passione per il ciclismo... Mmm anche a livello di ciclisti e corse...
 
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#6
quello che forse manca al sud sono forse giustappunto le corse

è facile innamorarsi del ciclismo se vedi passare ogni anno la Milano Sanremo, il Lombardia, il Giro

più difficile quando il Giro passa davanti casa ogni morte di papa


comunque secondo me gli appassionati sono ben distribuiti ovunque, nord sud centro
così come sono ben distrubuiti quelli che odiano il ciclismo citati nell'articolo
Citazione:Ricordo vigili incazzati come bisce perché devono lavorare agli incroci, automobilisti sclerati pronti a fare stragi di ciclisti, passanti che chiedono infastiditi quando saranno rimosse le transenne. Ostilità e tuttalpiù sopportazione, questi gli ingredienti umani di troppe partenze rosa. E più la località è grande, più è palpabile il disgusto.
 
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#7
(09-05-2012, 11:25 PM)Zelk Ha scritto: quello che forse manca al sud sono forse giustappunto le corse

è facile innamorarsi del ciclismo se vedi passare ogni anno la Milano Sanremo, il Lombardia, il Giro

più difficile quando il Giro passa davanti casa ogni morte di papa


comunque secondo me gli appassionati sono ben distribuiti ovunque, nord sud centro

Mah, non son tanto d'accordo. Io la mi prima corsa dal vivo mi pare d'averla vista nel 2004 o nel 2005, eppure non è che fino ad allora del ciclismo non me ne fregasse nulla: son sicuro che il Giro lo seguo da quando andavo alle elementari, visto che ogni giorno mi sentivo con un mi amico di scuola (che alle medie non era poi più in classe con me) e si chiacchierava - tra le altre cose - della tappa che si era appena disputata.
Per me è più un fatto culturale della terra in cui uno vive, un fatto che uno si porta dentro e che si porta dietro. Certo, se si vuol coinvolgere maggiormente il Sud nella passione per il ciclismo farci passar qualche tappa del Giro o organizzare qualche corsa in più non sarebbe male, ma non è detto che la cosa funzioni eh, soprattutto se fatta in maniera estemporanea.
E se scende tanta gente in strada non vuol dire che tutta 'sta gente sia per forza appassionata di ciclismo:quando passa il Giro ce n'è d'infiltrati che si mettono alle transenne solo per curiosità o comunque solo per fare un po' di casino :D. Ricordiamoci che il Giro è - era? - prima di tutto una manifestazione popolare e in seconda battuta una manifestazione sportiva...

Sulla distribuzione non saprei dire: quel che ti posso assicurare è che qui in Toscana siam abbastanza malati, e se in tutta Italia ci fosse la stessa passione per la bici che ci s'ha qui son sicuro che la situazione sarebbe ben diversa...
 
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#8
(08-05-2012, 10:10 PM)SarriTheBest Ha scritto: Non prendiamoci in giro, non raccontiamoci favolette: all’estero, quanto meno a Groeningen, ad Amsterdam, a Herning, restando agli ultimi tre sconfinamenti rosa, il Giro ha trovato sempre quello che in Italia fa sempre più fatica a trovare. Cioè calore umano di folle festanti.

Ma mi faccia il piacere... (cit.)
 
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