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Ciclocross stagione 2026-2027 (topic generalista)
#1
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#2
Oggi si parte da Dendermonde.

Fuori dalla CdM e fuori dal periodo natalizio, senza la pioggia - come abbiamo visto l'anno scorso - rischia di essere molto poco selettivo.

Vandeputte inizia da qua una stagione che dovrebbe vederlo diventare il riferimento del ciclocross in contumacia dei campioni multidisciplinari.

Ma ci sono anche i soliti Vanth e Sweeck e poi Nieuwenhuis, Ronhaar, Kamp, Wyseure.

Tra le donne subito Brand e Ceylin, mentre rinuncia alla partecipazione - all'ultimo minuto - la rivelazione della scorsa stagione Amandine Fouquenet, che ancora non è pronta dopo essersi rotta lo scafoide in estate.

Van der Heijden e van Alphen - a inizio stagione e su un tracciato asciutto - potrebbero essere dalla partita.

La mia terza incomoda, però, è Kristyna Zemanova, che ha già esordito e vinto a Chynov, in Janev Cup.

Occhio a Betsema che se da un lato è vero che nell'ultimo biennio è apparsa in fase calante, dall'altro ha già fatto cinque gare quest'anno, vincendone quattro.

Italia che potrebbe essere protagonista con Rebecca Gariboldi e Lucia Bramati, ambedue già protagoniste in queste prime gare. Bramati ha addirittura vinto a Illnau in Svizzera.

Poi una notizia buona e una cattiva.

La cattiva è che il (presunto) 19enne etiope Tofik Beshir - dominatore del Trek USCX Cyclocross series - ha subito un bruttissimo incidente e temo che non lo vedremo per un bel po'.

La bella è che Filippo Grigolini - secondo all'ultimo Mondiale Junior, perso tragicamente a causa di una scivolata nel finale - ha esordito vincendo coi grandi a Tarvisio.
 
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#3
Come da previsione, una Dendermonde autunnale ha proposto una gara veloce e muscolare, contraddistinta da un fondo secco che esalta la potenza a discapito della tecnica.

Tra gli uomini i padroni di casa della Pauwels fanno subito la voce grossa.

Vince Vanthourenhout, che finalizza all'ultimo giro il grande lavoro di Kuypers e Corsus nelle tornate precedenti.

Solo Wyseure è sembrato all'altezza degli uomini di Mettepenningen.

E tatticamente l'iridato U23 di Fayettevile si è dimostrato il solito Califfo.

Wyseure ha saputo evadere tutte le trappole della Pauwels, ma ha dovuto arrendersi alla maggior brillantezza di Vanth.

Ancora imballato Vandeputte. Chiude 5° a ruota dei primi quattro. Ma il punch visto la scorsa stagione a Gullegem o St. Niklaas ancora non c'è.

Tra le donne è subito Brand su Alvarado.

Un po' troppo attendista la caraibica nell'ultimo giro. Non ha mai provato a prendere la testa nella tornata conclusiva e, così, ha dovuto subire il forcing decisivo dell'iridata sull'ultima scalinata.

Sorprende - ma fino a un certo punto, dato che ha già corso e vinto tanto - Denise Betsema, arrivata a ruota delle prime due.

Il cambio di casacca pare aver dato nuova linfa alla neerlandese, che oggi sembrava quella che, un lustro fa, rivaleggiava con Brand.

In casa Italia eccellente 8° posto ed eccellente ultimo giro - nel quale ha superato due come Worst e H. Clauzel - per Lucia Bramati.

Dopo la vittoria in Svizzera a Illnau, arriva un altro indizio che la figlia d'arte potrebbe essere alla stagione della svolta.
 
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#4
Kuypers in volata su Meeussen ad Ardooie, mentre tra le donne vince Brand per distacco su Schreiber e Betsema.

Sabato si corre il Berencross di Meulebeke dove ci sarà il ritorno - dopo un anno di ritiro - di Fem van Empel.
 
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#5
Oggi ultimo appuntamento con quella che potremmo definire la "pre-season del ciclocross".

Settimana prossima, infatti, si inizia a fare davvero sul serio con Overijse.

La notizia del weekend - come scritto in precedenza - è il ritorno di Fem van Empel dopo un anno di ritiro.

Si preannuncia, quindi, la prima sfida tra Lucinda Brand e Van Empel dai Mondiali di Lievin del 2025.

Formalmente ci sarebbe stato il Koppenbergcross dell'anno scorso, ma van Empel quella gara non la concluse.

Alvarado, comunque, è più di un terzo incomodo, ad oggi.

In più rispetto a Dendermonde ci sarà anche Marie Schreiber, seconda ieri ad Ardooie, dietro a Brand, ma davanti alla rinata Betsema.

Inge van der Heijden ci arriva da campionessa in carica, ma l'anno scorso non c'erano le big.

Chi ha dimostrato un grande passo a Dendermonde è Aniek van Alphen, ma la startlist sembra troppo affollata perché possa puntare al bersaglio grosso.

Tra gli uomini, al momento, la Pauwels sembra avere tutto per fare la voce grossa.

Vanthourenhout, che vanta anche tre vittorie a Meulebeke proprio come van der Poel, è ovviamente la carta principale dei suoi. Ma occhio anche a Corsus e Kuypers.

Wyseure - campione uscente - è l'uomo con più chance di scardinare il dominio Pauwels.

Vediamo se la Crelan - che ad Ardooie ha trovato un grande Witse Meussen - riuscirà a supportarlo meglio rispetto a domenica scorsa.

Purtroppo per loro, Lollo Sweeck è alle prime gare post infortunio e ci vorrà un po' perché riesca a ingranare.
 
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#6
Subito una bella gara tra le donne a Meulebeke.

Schreiber vince e convince. Impressionante in salita.

Van Alphen conferma le belle sensazioni di settimana scorsa, con un eccellente secondo posto.

Lucinda sfortunata. Ma rimonta imperiosa.

Van Empel un po' arrugginita. Ma chiude bene e arriva al traguardo con un'Alvarado un po' opaca (partita troppo male, peraltro).

Sfortunata Betsema, ma temo avesse comunque esagerato nei primi giri.
 
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#7
Vanth di puro mestiere tra gli uomini, ma cosa ha buttato Jente Michels.

Gamba paurosa, un Vandeputte pronto a coprirlo, e non ha avuto il coraggio di attaccare nel finale.

Male male.
 
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#8
Appunti dal mondo del ciclocross parte 1

Ieri sera, avvolta nella suggestiva cornice della Koeiemart, una fiera del bestiame nata nel 1410 e oggi patrimonio culturale dei Paesi Bassi, si è svolta la Nacht van Woerden.

È una manifestazione che colpisce prima di tutto dal punto di vista scenografico.

I colori dell'autunno si mescolano con le luci del Luna Park.

Il fascino antico di Torenwal e Hoge Wal, terrapieni che fungevano da strutture difensive, si mescola con la modernità delle giostre.

Ma quello di Woerden è anche un circuito impegnativo, molto tecnico, un autentico campo minato.

Non a caso, del resto, sorge sull'Exercitieveld, un terreno di esercitazione militare.

Tra le donne abbiamo avuto la conferma di quanto visto a Meulebeke.

Maria Schreiber è la più in forma del momento...e quando ha deciso di andarsene, nessuna ha potuto opporre resistenza.

La campionessa del Mondo Lucinda Brand, invece, ha fatto fatica su un tracciato privo di tratti in cui potesse sfogare tutta la sua potenza.

L'iridata ha sofferto le numerose sezioni tecniche e si è dovuta accontentare del terzo posto, preceduta anche da una brillantissima Aniek van Alphen.

In casa Italia continuano le buone notizie.

Bramati 8a e addirittura Gariboldi 6a a pochi secondi dal 5° posto di Zemanova.

Tra gli uomini vittoria all'esordio stagionale per Joris Nieuwenhuis, che già a metà gara spezza la morsa del duo Alpecin Vandeputte-Michels e se ne va da solo.

Felipe Orts, alla prima in maglia Euskaltel Euskadi, si inserisce nella lotta per il podio e conquista la terza piazza.

Vandeputte, secondo, appare in crescita rispetto alle gare precedenti, ma ancora non ha la brillantezza di gennaio-febbraio 2026.

Spenti, invece, diversi big. Kamp e Ronhaar lontanissimi dai primi e Sweeck è ancora lontano dalla forma dei giorni migliori.
 
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#9
Appunti dal mondo del ciclocross parte 2

E' un'Italia che convince quella ammirata in queste prime battute della stagione ciclocrossistica.

Un ragazzo, tra tutti, per ora si è preso la copertina: Francesco Dell'Olio.

Junior secondo anno, Francesco non è certo un nome nuovo per i più attenti.

L'anno scorso, infatti, fu tra i migliori esordienti della categoria.

6° a Dendermonde, 4° a Diegem, 3° ai Nazionali di Brugherio e 10° ai Mondiali di Hulst.

Da sottolineare, inoltre, che alla rassegna iridata fu l'unico 2009 in top-10 insieme al vincitore Delano Heeren.

Una convincente estate su strada, ad ogni modo, sembra aver permesso a Dell'Olio di fare un ulteriore salto di qualità.

Il suo score, al momento, è perfetto: tre gare e tre vittorie.

Le prime due sono arrivate in patria, a Tarvisio e a Osoppo.

La più eclatante, però, è quella di settimana scorsa: l'Alperosequer Schneisingen, seconda tappa di Swiss Cyclocross Cup.

Quello di Schneisingen - piccolo comune del Canton Argovia - è un tracciato che rispecchia perfettamente la tradizione elvetica.

Un circuito di montagna vero, con tante salite, dove chi ha le gambe può dettare la legge del più forte.

Francesco lo aveva conosciuto già l'anno scorso, quando salì sulla piazza d'onore alle spalle di Patrik Pezzo Rosola.

Con un anno di esperienza in più, Dell'Olio non ha fatto prigionieri.

35 avversari piegati al suo volere, con il secondo che ha chiuso a più di 40 secondi.

Il quarto appuntamento della stagione di Dell'Olio dovrebbe essere un'altra tappa della Swiss Cup: il Radquer-Mettmenstetten che si terrà questa domenica.

Un nuovo test importante, in attesa dell'esordio in Belgio e del confronto con Heeren e gli altri astri nascenti del BeNe.
 
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#10
Appunti dal mondo del ciclocross n.3

C'è stato un tempo in cui la Svizzera non era una nazione qualsiasi nel ciclocross.

Anzi, era il riferimento della disciplina.

Parliamo dei gloriosi anni '70 di Peter Frischknecht, Gilles Blaser e soprattutto di sua maestà Albert Zweifel.

Zweifel fu il re incontrastato del ciclocross dal 1976 al 1979.

Quattro titoli iridati consecutivi. E il quarto - nella palude di Saccolongo - ne decretò definitivamente la grandezza.

Il secondo, il connazionale Blaser, prese più di 4'. Il settimo arrivò a 17'.

Zweifel è stato il totem del ciclocross degli assoluti.

Sapeva solo stravincere e neanche il ciclocross tattico e veloce dei primi anni '80 lo piegò.

Tanto che all'alba dei 37 anni, a dieci anni dalla prima volta, tornò sul trono iridato in casa dei Belgi: a Lembeek.

Ma quel giorno a Lembeek era nata un'altra stella.

Pascal Richard aveva ventuno anni quando salì sulla piazza d'onore alla rassegna iridata che celebrò la grandezza del suo connazionale Zweifel.

E incarnava perfettamente la tradizione elvetica.

Era un uomo da tracciati duri, fortissimo a piedi. Con pioggia e fango, aveva un'altra marcia.

Due anni più tardi arrivò la consacrazione in uno dei Mondiali più iconici della storia della disciplina: Hagendorf.

Una gara così dura da costringere l'UCI a cambiare le regole.

Richard surclassò due dei corridori multidisciplinari più forti del suo tempo - Adrie van der Poel e Beat Breu - in una gara di un'ora e venti.

E quel giorno mise la parola fine all'era di Zweifel, Liboton e Stamsnijder...relegati, tutti e tre, a diversi minuti di distacco.

Richard, però, rappresenta anche una prima crepa.

Perché le sirene della strada - che poteva garantirgli cose che il ciclocross non gli avrebbe mai dato - furono troppo forti.

E dopo il titolo iridato, il suo impegno nella disciplina calò notevolmente.

Negli anni '90 la Svizzera restò centrale nell'universo del ciclocross.

Aveva i suoi tracciati nella competizione più importante dell'epoca, il Superprestige.

Wetzikon ed Eschenbach.

E aveva campioni come Thomas Frischknecht, Beat Wabel e Dieter Runkel.

Fu proprio a Eschenbach, nel gennaio 1995, che Runkel regalò alla Svizzera il suo ultimo titolo iridato tra gli Elite.

Due anni più tardi, a Monaco, l'argento di Thomas Frischknecht sarà l'ultima medaglia mondiale nella massima categoria della storia elvetica.

Le Olimpiadi di Atlanta celebrarono indirettamente il ciclocross elvetico e ne decretarono direttamente la fine.

Richard vinse l'oro su strada. Frischknecht fu argento nell'XCO.

E l'immagine che resta è una: strada e XCO garantiscono una prospettiva olimpica, il cross no.

In breve tempo l'attenzione di federazione, atleti e tifosi si spostò verso l'XCO.

La Svizzera divenne una potenza della mountain bike, capace di sfornare campioni come Nino Schurter e Jolanda Neff.

E il ciclocross finì in un angolo, praticato da pochi irriducibili.

Già nel 2008 il quotidiano Le Temps parlava di un calendario nazionale che da quaranta prove era sceso a dieci.

E da quel momento, la situazione non è mai realmente migliorata.

Peerò...il weekend che ci siamo lasciati appena lasciati alle spalle ci ha detto qualcosa di nuovo.

Un'ambiziosa squadra tedesca con una visione trasversale del ciclocross e un nuovo sistema di punteggio multidisciplinare introdotto dall'UCI potrebbero stare cambiando le cose.

Finn Treudler è una delle più grandi promesse dell'XCO. Tra gli U23 ha vinto tutto.

Il cross, per lui, invece, è sempre stata una disciplina di allenamento.

Fino all'anno scorso, almeno.

Un mese fa, ancora non aveva mai vinto tra gli Elite. Dal 27 settembre, però, si è preso Illnau, Steinmaur e Mettmenstetten.

Tre vittorie su quattro gare disputate.

L'unica sconfitta è arrivata a Schneisingen, per mano del connazionale e compagno alla Heizomat-Cube Kevin Kuhn.

Lo stesso Kuhn che ieri, mentre Treudler dominava a Mettmenstetten, ha disputato una delle migliori prove della carriera in Belgio, al Druivencross di Overijse.

Il quinto posto a Overijse non rappresenta il miglior risultato di Kuhn nelle challenge - nel 2022 fu addirittura terzo in Val di Sole - ma è il suo top piazzamento in una gara belga.

E, a volte, il piazzamento finale non dice nemmeno tutto.

Perché ieri Kuhn ha fatto una gara incredibile per generosità e personalità.

E senza un problema all'aggancio del pedale che lo ha penalizzato nell'ultimo giro, avrebbe potuto addirittura conquistare il podio.

Lo score tra Kuhn e Treudler, al momento, dice uno pari.

Perché nel primo confronto, a Steinmaur, aveva prevalso il biker.

E questo, unito alla prova di Kuhn a Overijse, ci restituisce un contesto svizzero non ancora prossimo a una rinascita, ma quantomeno tornato allenante.
 
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