9 ore fa
Appunti dal mondo del ciclocross n.4
Una delle notizie più calde di questo inizio di stagione ciclocrossistica è sicuramente l'entrata della Red Bull - Bora nella disciplina.
Il team tedesco ha le idee chiare e vede nel ciclocross - innanzitutto - una palestra per i giovani.
Il ciclocross, del resto, permette di allenare la guida nello stretto e su superfici accidentate, la reattività, l'esplosività e la capacità di andare a tutta per un'ora di gara.
Molteplici sono stati i grandi stradisti che, in giovane età, hanno fatto cross.
Non solo van der Poel, Van Aert o Merlier...ma anche Seixas, Del Toro o, per citare un paio di campioni da poco ritirati, Sagan e Alaphilippe.
Dietro al progetto ciclocross della Red Bull, ovviamente, c'è Sven Vanthourenhout.
La storia di Sven Vanth, peraltro, è particolarmente interessante.
Ottimo ciclocrossista cresciuto fianco a fianco con Sven Nys e Bart Wellens, ha poi fatto un'impressionante scalata da tecnico federale che lo ha portato a essere CT della nazionale belga su strada.
In sostanza, è uno dei profili più adatti a cui affidare un progetto del genere, perché conosce, dall'interno, sia la strada che il cross.
La qualità del progetto Red Bull e della sua pur appena nata struttura si vede, soprattutto, dai reclutamenti.
Il nome di spicco del team - se non altro perché è il campione iridato in carica della categoria juniores - è Delano Heeren.
Per capire la portata del talento Heeren, vi basti pensare che, prima di lui, solo van der Poel e Ben Tulett hanno vinto il Mondiale al primo anno junior.
Oltre a Heeren, gli altri reclutamenti sono tre ragazzi al primo anno juniores, di cui due sono stati tra gli allievi più promettenti della passata stagione anche su strada e XCO.
Parliamo di Lars Peers - già vincitore a Overijse - e del nostro Matteo Jacopo Gualtieri.
Il terzo rappresentante è il tedesco Benjamin Huber, che ha ben figurato in Svizzera in questo inizio di annata crossistica.
C'è poi anche un U23, Michiel Mouris, stradista-crossista che da junior ha vinto crono Mondiale e Parigi-Roubaix di categoria.
Nei reclutamenti, però, oltre alla bontà del progetto Red Bull si scorge anche un'altra cosa.
La struttura di Ralph Denk e Sven Vanthourenhout sta forse arrivando prima di tanti altri su quello che sarà il ciclismo del futuro.
Infatti - come abbiamo potuto notare - non ha messo mano tanto su ciclopratisti da "esportare" anche su strada, quanto su atleti multidisciplinari che hanno sposato la causa tedesca proprio perché garantisce loro la possibilità di spaziare tra strada e cross.
E in un ciclismo in cui sono i corridori stessi a chiedere di non rinunciare al ciclocross per la strada, questo sta già dando alla Red Bull - Bora un vantaggio importante nella sempre più spietata corsa ai giovani talenti delle due ruote.
Poi - chiaramente - sorge spontanea una domanda: da "grandi" continueranno a fare cross?
Una risposta non si può dare, anche se il fatto che Red Bull permetterà - durante questo inverno - a Gianni Vermeersch di fare qualche gara è sicuramente un indizio positivo.
Una delle notizie più calde di questo inizio di stagione ciclocrossistica è sicuramente l'entrata della Red Bull - Bora nella disciplina.
Il team tedesco ha le idee chiare e vede nel ciclocross - innanzitutto - una palestra per i giovani.
Il ciclocross, del resto, permette di allenare la guida nello stretto e su superfici accidentate, la reattività, l'esplosività e la capacità di andare a tutta per un'ora di gara.
Molteplici sono stati i grandi stradisti che, in giovane età, hanno fatto cross.
Non solo van der Poel, Van Aert o Merlier...ma anche Seixas, Del Toro o, per citare un paio di campioni da poco ritirati, Sagan e Alaphilippe.
Dietro al progetto ciclocross della Red Bull, ovviamente, c'è Sven Vanthourenhout.
La storia di Sven Vanth, peraltro, è particolarmente interessante.
Ottimo ciclocrossista cresciuto fianco a fianco con Sven Nys e Bart Wellens, ha poi fatto un'impressionante scalata da tecnico federale che lo ha portato a essere CT della nazionale belga su strada.
In sostanza, è uno dei profili più adatti a cui affidare un progetto del genere, perché conosce, dall'interno, sia la strada che il cross.
La qualità del progetto Red Bull e della sua pur appena nata struttura si vede, soprattutto, dai reclutamenti.
Il nome di spicco del team - se non altro perché è il campione iridato in carica della categoria juniores - è Delano Heeren.
Per capire la portata del talento Heeren, vi basti pensare che, prima di lui, solo van der Poel e Ben Tulett hanno vinto il Mondiale al primo anno junior.
Oltre a Heeren, gli altri reclutamenti sono tre ragazzi al primo anno juniores, di cui due sono stati tra gli allievi più promettenti della passata stagione anche su strada e XCO.
Parliamo di Lars Peers - già vincitore a Overijse - e del nostro Matteo Jacopo Gualtieri.
Il terzo rappresentante è il tedesco Benjamin Huber, che ha ben figurato in Svizzera in questo inizio di annata crossistica.
C'è poi anche un U23, Michiel Mouris, stradista-crossista che da junior ha vinto crono Mondiale e Parigi-Roubaix di categoria.
Nei reclutamenti, però, oltre alla bontà del progetto Red Bull si scorge anche un'altra cosa.
La struttura di Ralph Denk e Sven Vanthourenhout sta forse arrivando prima di tanti altri su quello che sarà il ciclismo del futuro.
Infatti - come abbiamo potuto notare - non ha messo mano tanto su ciclopratisti da "esportare" anche su strada, quanto su atleti multidisciplinari che hanno sposato la causa tedesca proprio perché garantisce loro la possibilità di spaziare tra strada e cross.
E in un ciclismo in cui sono i corridori stessi a chiedere di non rinunciare al ciclocross per la strada, questo sta già dando alla Red Bull - Bora un vantaggio importante nella sempre più spietata corsa ai giovani talenti delle due ruote.
Poi - chiaramente - sorge spontanea una domanda: da "grandi" continueranno a fare cross?
Una risposta non si può dare, anche se il fatto che Red Bull permetterà - durante questo inverno - a Gianni Vermeersch di fare qualche gara è sicuramente un indizio positivo.


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