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Michele Scarponi
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#2
tuttoBICI. Scarponi e la voglia di crescere ancora
La sua stagione non è da lamette ai polsi, ma certamente è ricca di rimpianti. Michele Scarponi però non si straccia le vesti e tantomeno impreca la malasorte: lui, l’aquila di Filottrano, sorride soddisfatto. «Perché dovrei essere triste? - ci dice subito dopo aver corso Il Lombardia da autentico protagonista -: sono stato in pista da gennaio ad ottobre a grandi livelli, ho raccolto grandi risultati. Ci ho provato fino alla fine. Forse ho raccolto meno di quanto potessi e dovessi, ma io sono felice anche così, perché so che il prossimo anno sarò ancora più agguerrito».

Michele Scarponi lo incontriamo al Cen­tro Mapei di Castellanza dove, assieme ai suoi nuovi compagni di squadra della Lampre-ISD, ha sostenuto i primi test in vista della prossima stagione. È sereno, disponibile, con quel suo volto che sprigiona simpatia a prima vista. Parlata sciolta, occhi veloci come le sue gambe, senso della battuta degna di un cabarettista di Zelig.
«Sai cosa c’è, che ci si prende troppo sul serio. Io il mio lavoro lo adoro. Per la bicicletta mi piego dalla fatica, poi però torno con i piedi per terra e so an­che comprendere quali sono le priorità della vita: salute e famiglia. Quindi calma: ho perso il Lombardia, non c’è nulla di irreparabile. Sono arrivato secondo, un giorno arriverò primo».

Quest’anno Michele avrebbe potuto vincere per il secondo anno consecutivo la Tirreno-Adriatico, invece l’ha persa “ai punti”: 180 a 205 per Stefano Garzelli. Anche se questa volta, chi ha fatto meno punti ha vinto. Per 13” (tredici), non è salito sul podio del Giro d‘Italia. Infine, Il Lombardia, sfumato sul più bello, quando Philippe Gilbert l’ha lasciato sul posto e al marchigiano è rimasto solo il sapore acre del secondo posto.
«Però contano anche i piazzamenti. Sia ben chiaro, io corro sempre per vincere, ma alla fine uno deve anche prendere atto della forza degli avversari e comprendere fino in fondo quello che si è fatto. Io quel giorno sulle strade del Lombardia ho dato tutto: non mi rimprovero di nulla. Cosa ci posso fare se sono finito contro il corridore più forte nelle corse di un giorno? Cosa posso farci se Gilbert è davvero un fenomeno? Con tutto il rispetto per Thor Hushovd, che tra le altre cose oltre ad essere un grande corridore è anche un ragazzo adorabile, ma l’uomo più forte di Geelong è stato Philippe. Se non si fosse trovato nel finale un vento contrario che soffiava ad oltre 40 km/h sarebbe arrivato al traguardo. È stato il più forte e al Piemonte e al Lombardia l’ha dimostrato abbondantemente».

A proposito di Mondiale: tra i rimpianti anche la mancata convocazione azzurra?
«Se ti dicessi di no sarei un bugiardo. Un anno fa a Mendrisio mi resi utile alla causa, speravo e pensavo di poter rientrare anche quest’anno nei piani. Mi è spiaciuto essere completamente escluso dal progetto, ma come ti ho detto io non faccio mai drammi: oggi non mi hanno visto? Domani farò in modo di farmi vedere. Peccato solo che dopo il Mondiale ho dimostrato di essere tra gli uomini più in forma in assoluto: terzo al Giro dell’Emilia e secondo al Lombardia. Non si può dire che sia andato piano».

Come consideri la tua stagione?
«Per me è stata molto buona. Ho raccolto solo quattro vittorie, ma sono sempre stato protagonista. Ho vinto la tappa dell’Aprica al Giro d’Italia, ho sfiorato il podio, penso di aver dimostrato di essere un corridore affidabile sia nelle corse di un giorno che in quelle a tappe. Certo, mi è mancato un pizzico di fortuna, quel “quid” che spesso ti fa fare la differenza. Alla Tirreno, nella tappa di Macerata, Michael Rogers mi ha ostacolato e quell’incidente mi è costato la corsa: Garzelli ha guadagnato secondi, e io ho perso ai punti. Al Giro, senza la cronosquadre me la giocavo anche con Arroyo».

Come sul San Fermo, al Lombardia: cade la catena e la frittata è fatta…
«La frittata sarebbe stata fatta comunque: io ho sbagliato a cambiare, ma Philippe era di un altro pianeta».

In ogni caso un bel modo di salutare la tua vecchia squadra…
«Io corro sempre per far bene, ma è innegabile che dentro di me c’era anche il desiderio di lasciare la Androni Giocattoli con un grande risultato. Mario Androni, il nostro patron, è un vero appassionato, una persona davvero speciale: pane al pane, vino al vino. Un grande. Gianni Savio un manager che meriterebbe forse molto di più, forse un po’ come il sottoscritto. È innegabile, a Gianni devo davvero tantissimo. Marco Bellini invece è come un fratello: peccato che nella crono di Borgomanero, il giorno dopo il Lombardia, non sia stato in grado di reggere il mio ritmo e alla fine ci siamo dovuti accontentare del terzo posto. Un terzo posto che ancora oggi mi brucia… A parte gli scherzi, io alla Androni devo davvero tanto e penso e spero di averli ripagati con dei buonissimi risultati. Il prossimo anno sono in un team più grande, di ProTour, e le responsabilità aumenteranno. Io sono pronto».

Pronto per inseguire il successo pieno al Giro d’Italia?
«La Lampre mi ha preso per questo e io ci conto parecchio. Quest’anno sono arrivato quarto, il prossimo anno parto per puntare al bersaglio grosso».

Torniamo per un attimo al Lombardia: quando hai capito che con Gilbert c’era poco da fare?
«Fin da subito. Quando ho visto i suoi compagni di squadra correre in quel modo, ho capito che Phi­lippe era in grande condizione. Io ci ho provato, sia sul Ghisallo che sulla Col­ma di Sor­mano, ma era in stato di gra­zia e c’era po­co da fa­re».

Quest’anno chi ti ha impressionato?
«Nibali su tutti. Ho sempre ritenuto Vincenzo un grandissimo corridore, un talento purissimo, ma quest’anno mi ha davvero stupito. Poi il Gilbert del Lombar­dia mi ha lasciato senza pa­role, e non solo per il gelo e la fatica. A proposito: mai corso una gara così dura».

Il prossimo anno correrai al fianco di Damiano Cunego…
«Io sono sicuro che saremo una bellissima coppia. Entrambi abbiamo buoni motivi per darci una mano e cercare di portare a casa qualcosa di importante. Quest’anno Damiano ha corso tanto e lottato come pochi: è stato solo molto sfortunato. Io sono sicuro che l’unione fa la forza e la Lampre ha tanti corridori forti, in grado di far davvero bene».

Ti aspettavi un ritorno così da parte di Ivan Basso?
«Io sì, perché Ivan è un fuoriclasse. Ha un motore molto buono e una testa che pochi hanno. L’anno scorso l’hanno criticato, ma nessuno ha messo in giusta evidenza il fatto che aveva corso due Grandi Giri e si è piazzato in entrambi tra i primi cinque. Quest’anno si è sbloccato. Sullo Zoncolan ha compiuto una vera impresa e francamente sono felice per lui».

Pensi che possa tornare ad essere competitivo anche al Tour de France?
«Se saprà scegliere tra Giro o Tour, sì. Ivan è un corridore di spessore internazionale. Se prepara la Grande Boucle come si deve, lui è lì a lottare per la vittoria».

Il prossimo anno al Giro potrebbe esserci anche Riccardo Riccò…
«Se ci sarà saranno dolori per tutti, perché Riccardo è un corridore pericolosissimo».

Ti è simpatico?
«Non mi è antipatico…».

Tornerà anche Danilo Di Luca…
«E saranno di nuovo dolori… Sono tutti corridori che hanno un loro perché».

Cosa pensi delle dichiarazioni del capo della Procura dell’Antidoping Ettore Torri?
«Un po’ fuori luogo. Nella sua posizione non può permettersi di dire certe cose, anche perché non è vero. Basti sentire cosa dicono gli esperti dell’Uci: i corridori non sono tutti dopati. I dati dei passaporti biologici sono più che confortanti. Quindi…».

Quindi?...
«Quindi si deve andare avanti senza timori nella lotta al doping, ma non è nemmeno giusto generalizzare».

Cosa pensi della radiazione?
«Ti rispondo così: capisco perfettamente che noi corridori non possiamo più sbagliare, perché la misura è colma. Perché gli appassionati e non solo loro ne hanno le scatole piene, ma per quanto riguarda la radiazione non so. Potrebbe essere una strada…».

Vacanze?
«“On the road”. Dal 30 ottobre in giro in macchina dalla mia Filottrano a Parigi: andata e ritorno. Equipaggio: io, mia moglie Anna (sposata nel 2006, ndr) e la nostra cagnolina Lamù. Dodici giorni in giro come tre innamorati. Bello, no?».

Bellissimo. A proposito di famiglia: bimbi in arrivo?
«Ci stiamo lavorando con cura, non avere fretta».

Quando sei a casa, come ami occupare il tuo tempo?
«Tormento Anna, me la godo più che posso e poi sono un motoperpeuto. Io amo stare in compagnia. Se c’è da far baldoria, io ci sono. Amo seguire la mia squadra del cuore, l’Inter, e poi faccio quello che per dieci mesi non posso fare. Mi concedo qualche piccolo stravizio, soprattutto culinario, con i miei amici storici. Quelli con i quali è sempre bello fare baracca».

Pensi mai al futuro?
«Sempre».

Cosa ti piacerebbe fare una volta sceso di sella?
«Ma quello non è futuro, per me è ancora fantascienza. Ho solo 31 anni, ho tutta una vita davanti. Ho tantissimi progetti da realizzare. Ti faccio due esempi: uno si chiama Giro d’Italia, l’altro Giro di Lombardia. In mezzo un bimbo o una bimba per poter raccontare tra qualche anno quanto sono stato figo in bicicletta. Insomma, di cose da fare ne ho ancora tante. Per il dopo ciclismo ci penseremo tra dieci anni. I miei modelli agonistici sono Noé e Bertolini».

Scusami Michele: ti pesa ancora il tuo passato?
«Il passato è passato. Punto». Punto.

Pier Augusto Stagi
da tuttoBICI di Novembre 2010
 
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#3
Michele Scarponi prepara il volo
Anche un'aquila ha fatto il suo ingresso nel Giardino d'Inverno blu-fucsia: si tratta dell'Aquila di Filottrano, al secolo Michele Scarponi.
Il simpatico ciclista marchigiano ha vissuto, in occasione del raduno di Darfo Boario Terme, la prima esperienza all'interno della squadra del general manager Saronni.

Quale è stata la prima impressione sulla tua nuova squadra?
"Sicuramente buona, ho subito pensato che potrò realizzare ottime cose con la nuova maglia. Professionalità e cordialità sono la cifra distintiva sia dei membri dello staff, che dei miei compagni".

Con quale condizione di forma ti sei presentato in ritiro?
"Come da programmi, non ho ancora ripreso a pedalare. Durante la sosta invernale mi sono concesso venti giorni di inattività totale, per poi riprendere a muovere i muscoli con esercizi in palestra e alcune bracciate in piscina. Ah, senza dimenticare una sorta di maratona che ho corso a Parigi".

Puoi spiegare meglio?
"Sono stato a Parigi in vacanza con mia moglie e il nostro cane, girando praticamente tutta la città a piedi: potete capire che ho totalizzato un numero di chilometri percorsi ben superiore a una maratona!
D'altra parte, non avevo scelta: non sono abituato a utilizzare la metropolitana, a Filottrano non l'abbiamo!".

Come giudichi l'inizio dell'esperienza di collaborazione con il Centro Mapei?
"Ritengo che la professionalità della struttura dia ai corridori un ulteriore stimolo sotto il profilo dell'impegno e consenta di impostare il lavoro su basi di alto valore scientifico. Proprio ieri ho svolto a Castellanza due test di valutazione e sui risultati potrò pianificare i primi lavori di ripresa degli allenamenti".

Quando ti potremo quindi rivedere in sella alla bici?
"Presto, già settimana prossima ho intenzione di montare in sella per affondare le prime pedalate di una stagione per me importantissima.
Devo però rivelare un segreto: ho già utilizzato la bicicletta durante la pausa, esercitandomi all'infinito con la leva del cambio. Voglio evitare di fare brutte figure come quella del Giro di Lombardia!".

comunicato stampa Lampre ISD
 
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#4
Scarponi, no alle classiche "Così potrò vincere il Giro"
Il marchigiano, passato alla Lampre, è reduce da una buona stagione dove ha avuto anche parecchia sfortuna: "Quest'anno sono entrato in forma troppo presto, ma l'obiettivo del 2011 è la corsa rosa. Farò una preparazione mirata, anche se mi pesa rinunciare alla Liegi"

Sempre allegro, battuta pronta e risata fragorosa. Non erano in pochi ad avere di Michele Scarponi l’immagine stereotipata di un simpatico mezzo corridore, di quelli che appartengono più al folclore del ciclismo che agli ordini d’arrivo. Invece i risultati delle ultime due annate in maglia Androni (8 vittorie, con una Tirreno-Adriatico e 3 tappe al Giro), hanno dimostrato che il marchigiano è un fior di corridore: non a caso la Lampre l’ha scelto come leader per le grandi corse a tappe.

Scarponi, nel 2010 ha vinto quattro corse. Ma ha perso la Tirreno per i piazzamenti, il podio al Giro è sfumato per 13" e ha chiuso 2° il Lombardia dopo un salto di catena. Sfortuna o errori?
"Verrebbe da dire sfortuna. Ma ho commesso anche degli errori. La catena cade sempre per colpa del corridore: al Lombardia, Gilbert, che forse neppure si è accorto, ha fatto bene ad andarsene. Al Giro il podio è sfuggito perché siamo andati piano nella cronosquadre. Ma l’errore più grande è legato alla Tirreno. Dopo quello che mi ha fatto, dovevo dare una sberla a Rogers. Nella penultima tappa mi ha chiuso in volata e quasi mi faceva cadere. Io lì ho perso la corsa. E lui manco mi ha chiesto scusa"

Lei va forte in salita e si difende molto bene a crono. Allora che cosa le manca per vincere un grande giro?
"Non lo so. Mi viene da dire che non mi manca nulla. Ma forse quest’anno ho sbagliato qualcosa nella preparazione".

Cioè?
"Sono andato in forma un po’ presto. Già a febbraio-marzo andavo forte: anche a livello mentale, costa fatica. Ho iniziato il Giro troppo in condizione e nell’ultima settimana, nonostante la vittoria di tappa (all’Aprica, ndr), ho sofferto".

Quindi?
"Cambierà il mio programma. Debutto al Sardegna, poi Tirreno-Adriatico, Paesi Baschi e Trentino prima del Giro".

Il 3° posto all’Emilia e il 2° al Lombardia dimostrano che lei potrebbe lottare per la vittoria anche nelle classiche. Come mai non sono nel suo programma?
"La prima parte del 2011 è tutta centrata sul Giro, quindi niente Ardenne che pure sono corse che mi stimolano molto e in cui ho già dimostrato di andar forte. La Liegi è il mio pallino ma per quest’anno meglio sacrificarla".

E negli allenamenti che cosa ha cambiato?
"Volete proprio sapere tutti i segreti, eh? Ho inserito i lavori col rapporto fisso, 2-3 uscite la settimana. Mai fatto prima".

Avere le responsabilità di una squadra sulle spalle pesa?
"No, mi galvanizza. Ho l’esperienza giusta per sapere gestire la situazione".

Con Cunego come la mettiamo?
"Bella domanda. Al Giro spero possa darmi una mano per la classifica e poi prendersi qualche soddisfazione personale".

Proviamo a fare le carte al 2011. Che cosa si aspetta?
"Pellizotti saprà prendersi una giusta rivincita. Per Nibali ci sarà la conferma: e lui sarà l’avversario da battere al Giro. Petacchi continuerà a vincere e ci sarà l’esplosione di Kreuziger dopo un’annata non al top: il passaggio dalla Liquigas all’Astana gli farà bene. Ma mi aspetto anche Ginanni. E tra le sorprese vedo il mio amico Stortoni".

Da simpatico a vincente. Non c’è il rischio che poi qualcuno la consideri antipatico?
Sorride. "Intanto spero di vincere. E se ora sono in questa squadra, con queste ambizioni, il merito è anche di un gentiluomo come Gianni Savio che negli ultimi due anni ha saputo credere in me".

gazzetta.it
 
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#5
L'ho letta sulla Gazzetta l'altro giorno. Beh, condivido la sua scelta: un po' la preparazione che aveva progettato, lo scorso anno, Pellizotti. Forza Michè!
 
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#6
Un paio di perle dall'intervista di Scarponi che Pastonesi ha realizzato per la Gazzetta dello Sport

Se fosse un artigiano?
"Sarei finito. A casa fa tutto mia moglie, anche sostituire una lampadina. Io non so fare nulla. A parte il pedalare, neanche con la bici. Se salta la catena, devo chiamare un meccanico."

Se fosse uno sport invernale?
"Discesa no, perchè io sono forte in salita. Fondo neanche, perchè è come il ciclismo, troppo faticoso. Il salto dal trampolino neppure, perchè sotto non c'è mica una piscina piena d'acqua. Meglio il curling. Perchè - si può dire? - si scopa parecchio."

Ave Ave Ave
 
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#7
[Immagine: 2_0082934_1_thumb2.jpg]
bettiniphoto.net

Ave Ave Ave
 
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#8
Finito il Giro, Michele Scarponi ha deciso di staccare per un po' e di riposarsi, per poi ritornare a correre al Giro di Polonia in Agosto, per potersi preparare per quelli che saranno i suoi 2 obbiettivi nel finale di stagione, ossia Vuelta e Giro di Lombardia.
(Velo-Club.net)
 
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#9
Non pensavo volesse fare la Vuelta, sia perchè la Vuelta dovrà, per forza di cose, correrla per vincerla, sia perchè la Lampre aveva detto che il capitano sarebbe stato Kache (che finora non ha fatto niente quest'anno).
Beh, speriamo sia il successore di Nibali a 'sto punto! :D Di sicuro, a fine stagione, sarà uno dei big con pù km nelle gambe... Sisi
 
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#10
Anche Joaquim Rodriguez non scherza...
Ardenne Giro Delfinato Tour e forse Vuelta Confuso
 
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